
Una toga ripiegata su una sedia vuota in tribunale
La giustizia italiana batte ogni record (in negativo): un numero di tribunali spropositato, 1.300, che ci costa ogni anno quasi 4 miliardi di euro. Lo ha ricordato il portavoce del ministro Brunetta, pochi giorni fa a Milano.
Una cifra astronomica, se confrontata con quella dei nostri partner europei e, soprattutto, se si considera l’inefficienza del sistema giudiziario italiano, tra i più lenti nel vecchio continente. Continua
Dopo averli messi a Palazzo Chigi, dopo averli adottati al ministero della Funzione pubblica, adesso Renato Brunetta ha un altro obiettivo per rendere più efficiente e trasparente il mondo della P.A.: i tornelli anche per i magistrati. La proposta-provocazione arriva dai microfoni di Radio Rtl 102.5 che ha stamani ospitato un intervento del ministro, che ha parlato anche di contratti, di rottamazione e della manifestazione di ieri al Circo Massimo. Rispondendo alla critiche di quanti pensano che il governo, dopo aver ’aiutatò l’Alitalia, possa mettere mano agli aiuti per la Fiat e le banche Brunetta taglia corto: «I soldi alla Fiat sono stati dati l’ultima volta 3 anni fa e io in quell’occasione mi opposi. Questo - assicura - sarà il mio atteggiamento anche adesso. Di aiuti alla Fiat non se ne parla».
Quanto alle banche “vorrei ricordare che, allo stato, non abbiamo dato un euro. Abbiamo solo messo in piedi un sistema di garanzie in caso di emergenza che spero non si attivi mai perchè abbiamo un sistema bancario solido”.
“I veri investimenti sono semmai necessari per il welfare, la scuola, l’università , ma prima bisogna fare un po’ di pulizia nei conti. Pesate che noi paghiamo piu’ di 100 miliardi l’anno solo per la sanità e di questi tutti concordano nel ritenere che almeno il 20% è frutto di inefficienze e sprechi”.
Ma non c’è solo la sanità ” incalza Brunetta, “ci sono i baroni universitari, i corsi universitari per appena 10 studenti e così via. Riguarda anche i magistrati, molte magistrati che lavorano solo 2-3 giorni a settimane, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa. Ecco - propone provocatoriamente Brunetta - vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati. Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi, nel mio ministero e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti”.
Non gliene dice di tutti i colori, ma reagisce subito l’Associazione magistrati. “Invece dei tornelli” replica il presidente dell’Anm, Luca Palamara di Unicost, “servono aule e uffici. Il ministro, evidentemente, non ha cognizione di quella che è la realtà degli uffici giudiziari. Più che pensare ai tornelli sarebbe importante rimediare ai tagli ai fondi per le spese di giustizia e alle riduzioni del personale amministrativo”. Quindi, precisa Palamara a La Stampa: “Lavoriamo da casa perché in tribunale mancano gli uffici”.
Antonangelo Racanelli, membro del Comitato direttivo dell’Anm per Magistratura Indipendente e pm a Roma, prende quella di Brunetta per una battuta e risponde con un’altra: “Se ci mettessero i tornelli e un orario di lavoro ci guadagneremmo: lavoreremmo e produrremmo meno, perché il senso medio di responsabilità dei magistrati li porta a fare in genere molto più di quanto richiesto”. Poi aggiunge: “Ci mettano piuttosto in condizioni di lavorare meglio, perché con gli ultimi tagli al personale amministrativo siamo rimasti soli”.
Eppure, l’articolo 11 della riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario dice che quattro sono i parametri per la valutazione di professionalità che ogni quattro anni deve stabilire se un magistrato può progredire in carriera: capacità , laboriosità , impegno e diligenza. Quest’ultima riguarda proprio “l’assiduità e puntualità di presenza in ufficio nelle udienze e nei giorni stabiliti” e anche il rispetto dei termini nella redazione dei provvedimenti e nel deposito delle sentenze. Insomma, non c’è orario di lavoro, ma la puntualità nelle occasioni stabilite è prescritta.
Fa il segno di vittoria, mentre simbolicamente attraversa i tornelli di Palazzo Chigi che da questa mattina sono entrati ufficialmente in funzione. E gongola il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Perché? “Non era mai successo nella storia di Palazzo Chigi che ci fossero i controlli in entrata e in uscita per i dipendenti”, spiega il ministro anti sprechi mentre mostra ai fotografi il badge con il quale dirigenti, funzionari e impiegati del Palazzo potranno accedere al posto di lavoro.
Ecco perché del segno di vittoria: arriva a compimento un percorso iniziato in estate quando i tornelli, dei varchi in vetro sul modello di quelli utilizzati nelle stazione della metropolitana, furono sistemati all’ingresso degli uffici della Presidenza del Consiglio di via Po, via della Mercede, di via della Ferratella e negli uffici di Palazzo Colonna.
“Si è aperta una nuova stagione di responsabilità e trasparenza nella Pubblica amministrazione. In questo modo” ha spiega Brunetta “puntiamo ad avere più produttività , più presenza degli impiegati e garantendo più servizi ai cittadini”. Il ministro della Funzione pubblica spiega che queste iniziative rientrano “in una politica riformista” e chi le deride “lo fa perchè non ha la coscienza pulita”. A chi gli chiede, citando la battuta del presidente del Consiglio Berlusconi sui mancati guadagni dei bar della zona, Brunetta si limita a dire: “Se ne faranno una ragione”.
Il segretario generale della Presidenza del Consiglio, Mauro Masi, assicura che “la decisione di mettere dei tornelli all’ ingresso è stata presa in stretta collaborazione con le associazioni dei lavoratori”. Tra i dipendenti di Palazzo Chigi bocche cucite. In pochi si fermano a parlare, molti sono semplicemente incuriositi dalla presenza di giornalisti e fotografi. “È una scelta moderna” spiega un impiegato che vuole restare anonimo “un segnale importante ma qui, tornelli o no, si è sempre lavorato molto: non credo che si tratti di una scelta punitiva”.
Intorno al Palazzo, nei tanti bar presenti in zona, come tutti i lunedì è una giornata di inteso lavoro. In pochi sono a conoscenza dei tornelli. “Li hanno messi anche lì? Ci potevano pensare prima” afferma Antonio, barista alla Tazza d’oro, storica caffetteria a due passi dal Pantheon. “Abbiamo molti clienti che lavorano a Palazzo Chigi e, posso assicurarlo, i furbi ci sono sempre. Non credo che la pausa caffè sia in pericolo, un modo per uscire la troveranno di sicuro”. Poco più in là nell’affollatissimo Caffè Chigi c’è chi resta scettico: “Vediamo cosa accade nei prossimi giorni. Non credo, comunque, che i nostri affari ne risentiranno”, dice Luca, barista.
Ma la rivoluzione ideata, annunciata (e ribadita anche nell’ultima intervista rilasciata a Panorama, qui il .pdf) e attuata dal ministro, non resta chiusa dietro i tornelli di Palazzo Chigi.
Anzi, varca addirittura i confini nazionali. Già , perché il ministro - lo ha annunciato nel corso di una conferenza internazionale presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione - sta per mettere in piedi un “Erasmus di massa” per i dipendenti della pubblica amministrazione. Cioè un piano di mobilità formativa nella P.A. a livello internazionale: “Quello che vivono i nostri ragazzi a livello universitario” ha spiegato il ministro “dovrebbero viverlo anche i nostri dipendenti”. Nello specifico la riforma della pubblica amministrazione dovrebbe prevedere che “Ciascun dirigente facesse almeno sei mesi all’estero per ogni passaggio di carriera” ha spiegato il ministro. “Così nell’arco di 5, 10 anni i dirigenti pubblici non solo avranno imparato una lingua ma anche costruito un network di rapporti con i colleghi europei”. La Pubblica amministrazione per Brunetta non deve essere più “la palla al piede dell’economia italiana ed europea, la povera gente, i cittadini ci chiedono efficienza e qualità ”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: Amato, calcio, decreto, Filippo-Raciti, Polizia, scontri, Senato, sicurezza, stadio, tifosi, tornelli, ultrà , violenza
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E adesso chi lo spiega alla vedova e ai figli di Filippo Raciti che tutto deve tornare come prima. Che lo stadio Massimino, davanti al quale, solo due mesi fa, l’ispettore capo è stato ucciso dalla furia di un ultras (ecco il video), potrà essere riaperto ai tifosi. Il Tar di Catania, a meno di 24 ore dall’approvazione “forzata” in Senato del decreto legge antiviolenza, ha deciso così: basta partite a porte chiuse per la squadra etnea, annullata pure la squalifica dello stadio (che però rimarrà sbarrato perché non risponde alle norme di sicurezza fissate dal decreto Amato).
Il colpo di spugna del Tar di Catania è totale: il decreto cautelare d’urgenza emesso ieri, ha sospeso “con effetto immediato tutti gli atti” del giudice sportivo, della Commissione disciplinare e della Caf che avevano deciso di usare la mano pesante contro il tifo violento e i vertici del Catania. Hanno vinto insomma quegli 82 supporter rossazzurri, fra cui due avvocati “in qualità di tifosi e possessori di abbonamenti”, che avevano fatto ricorso, chiedendo anche alla federcalcio “il rimborso della quota non usufruita per la squalifica del campo e i danni morali ed esistenziali”.
A meno di colpi di scena quindi (l’udienza per la camera di consiglio e la definitiva pronuncia sul ricorso si terrà il 13 aprile), sabato prossimo il Catania giocherà contro la Roma nel campo neutro di Lecce con il sostegno dei suoi tifosi.
I motivi che hanno indotto il giudice Campanella a dare ragione ai tifosi risiedono nella considerazione che il “principio della responsabilità oggettiva” applicato dalla giustizia sportiva è contrario a quello “dell’ordinamento giuridico vigente”. In altri termini, una sanzione deve essere applicata a chi ha commesso l’illecito, e non alla collettività . Principio giusto, sacrosanto. Ma che stona con le immagini di due mesi fa e con i discorsi (e non solo dei degli addetti ai lavori) su tornelli, telecamere, zone di pre-filtraggio… L’ad della società catanese, Pietro Lo Monaco, si dice contento: “Mi sento lo stomaco sotto sopra, è una notizia che mi emoziona, una bella notizia”.
Lo stomaco sotto sopra non è soltanto il suo. La notizia ha il sapore di una beffa, come quando si perde una partita nei minuti di recupero. Una sensazione che prende tutti, collettivamente, non solo la famiglia di Raciti.
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