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Anarchici e Br, tra Umbria e Toscana si teme un’inedita alleanza per l’eversione

Un momento dell'operazione antiterrorismo dei carabinieri del Ros di Perugia, che ha portato all'arresto di cinque presunti terroristi che farebbero parte di una cellula anarco-insurrezionalista. L'indagine ha riguardato in particolare azioni subite da importanti rappresentanti delle istituzioni umbre, come quella della busta contenente un proiettile e alcune minacce recapitata l'estate scorsa alla presidente della Regione umbra Maria Rita Lorenzetti. Il programma criminoso della presunta struttura si inquadra - secondo i magistrati del capoluogo umbro - in un più ampio progetto sovversivo ideato e già avviato dalla Fai, Federazione anarchica informale.<br />
Coop/Fai, ovvero “Contro ogni ordine politico- Federazione Anarchica Informale”. Così si firmavano le cinque persone di una presunta cellula anarco-insurrezionalista che operava in Umbria portando avanti un programma criminoso e sovversivo, fermate oggi dal Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei carabinieri. Così rivendicavano attentati a cantieri edili, edifici pubblici, a carabinieri e a personaggi politici locali a cui non risparmiavano lettere minatorie.
Una lettera con minacce di morte e due proiettili calibro 38 sono stati fatti recapitare al presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti. Ma non solo. Nel documento inviato alla Lorenzetti, veniva sollecitato il compimento di azioni violente dirette al sovvertimento dell’ordine democratico attraverso anche la lotta armata. Nel mirino del gruppo anarchico anche il sindaco di Spoleto. Una organizzazione con ramificazioni in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Toscana dove sono scattate le perquisizioni ad una ragazza ventenne residente nel capoluogo. Ma la Toscana è una terra fertile per i movimenti eversivi tanto quanto si è dimostrato esserlo l’Umbria con questa operazione del Ros.
Le Cor (Cellule di Offensiva Rivoluzionaria) o Maf (Movimento anarchico fiorentino) sono solo le più conosciute sigle dei gruppi anarchico-insurrezionalisti che orbitano tra Pisa, Firenze e Pietrasanta, in provincia di Lucca.
Per un gruppo di giovani anarchici, proprio nei giorni scorsi è iniziato il processo al Tribunale di Pisa. Dovranno rispondere di attentati a esponenti toscani di Alleanza Nazionale, alla stazione dei carabinieri di Navacchio, Pisa, a tralicci e ripetitori di telefonia mobile. Ma le azioni e le intimidazioni di questi gruppi eversivi in queste settimane stanno lasciando spazio ad altre minacce e atti terroristici: quelle a firma Br. Due aree in passato molto distanti, che invece in Toscana, in questo momento, sembrano avvicinarsi e “spalleggiarsi” se non altro nelle forme di lotta, come nel caso recente delle rivendicazioni alla fabbrica Gkn alle porte di Firenze. Movimenti, quelli anarchici e quelli a firma Br, che stanno creando tensioni e paure sia nelle fabbriche che tra sindacalisti ed esponenti politici locali toscani.

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Il VIDEO servizio:

Brigate rosse, se riappare una colonna toscana

Oggi come trent’anni fa, la Toscana ritrova l’incubo terrorismo rosso. Dopo le consultazioni sul protocollo del Welfare, si sono susseguite scritte eversive, stelle a cinque punte e atti intimidatori a firma Brigate rosse: istituzioni, sindacati e forze dell’ordine non negano una forte preoccupazione. Dopo che nello stabilimento Piaggio di Pontedera in provincia di Pisa, furono trovate alcune schede per il referendum sul Welfare con la stella a cinque punte, altri episodi si sono verificati in fabbriche, aziende e università della Toscana.
Un manichino di cartone con in mano la sagoma di un mitra è stato fatto ritrovare da alcuni operai all’interno della Gkn di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze, azienda che fabbrica ricambi per auto. E sempre all’interno della Gkn sono apparse nelle toilette adiacenti l’area di assemblaggio e produzione, scritte minatorie nei confronti di delegati impegnati nella consultazione: “Addio ex sindacato” e “vittoria Br”. Messaggi e simbolo (la stella a cinque punte) anche nel Centro per lo Studio Prevenzione Oncologica (Cspo), nelle vicinanze del capoluogo toscano, al polo universitario di Novoli e ad una mostra organizzata dai giovani di Forza Italia. Questi non sono solo gli unici episodi che si sono verificati in queste settimane: su molti altri gli inquirenti non hanno lasciato trapelare notizie.
Mentre giunge una ferma condanna di quanto sta avvenendo dal mondo politico toscano e dal presidente del Consiglio regionale, Riccardo Nencini, cinque rappresentanti della Fiom Cgil della Gkn si sono dimessi. Un gesto che conferma il forte clima di difficoltà che sta vivendo il sindacato. “Non si tratta di debolezza” spiega Alessio Gramolati, segretario Cgil Regione Toscana “i delegati si sono dimessi non come atto di rinuncia ma di denuncia, vogliono denunciare la tensione e la poca serenità che si è creata in questi ultimi mesi all’interno dell’azienda”.
“Quanto è accaduto è un fatto inedito per il territorio” prosegue Gramolati “mai, neanche in passato, erano stati minacciati di morte delegati del sindacato”.
Gramolati conclude spiegando che adesso è importante cercare di ripristinare un dialogo tra lavoratori e sindacato all’interno delle fabbriche toscane, che possa costruire un argine che separi il buonsenso e il confronto dalle minacce e dalla violenza”.
Un’analisi non particolarmente rassicurante è stata tracciata anche da Giuseppe Valentini, ex dirigente della Digos di Pisa negli anni caldi tra il 1973 e l’84, adesso in pensione: “Anche all’epoca, proprio gli anni in cui furono fondate le Br, apparvero numerosi volantini e scritte alla Piaggio e alla Motofides” ricorda l’ex funzionario di poizia “e il clima di tensione che si avvertiva nasceva proprio da queste fabbriche e da quelle dell’hinterland fiorentino”.
“Oggi, con l’esperienza del passato e alla luce degli attentati e fatti firmati dalle nuove Br, occorre non sottovalutare i messaggi ritrovati all’interno di queste aziende” spiega Valentini “attraverso i quali è possibile fare un’analisi precisa del fenomeno e individuare soggetti e legami con il mondo dell’eversione”.
“Non dimentichiamo che Pisa e Firenze sono storicamente due province dove si è sempre coltivato il pensiero eversivo” conclude Giuseppe Valentini “dove si sono formati i personaggi e i protagonisti delle nuove Br che adesso sono alla ribalta delle nostre cronache”.

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