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Sono iniziate ieri, e termineranno oggi pomeriggio, le consultazioni lampo al Quirinale per la formazione del nuovo governo. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha iniziato i suoi incontri ricevendo nello studio alla Vetrata il presidente del Senato, Renato Schifani. Quindi è stata la volta dell’inquilino di Montecitorio, Gianfranco Fini. I due neo presidenti non hanno rilasciato, come da prassi, alcuna dichiarazione al termine dei loro colloqui con il capo dello Stato. Poi Napolitano ha ricevuto i rappresentanti del gruppo Misto, delle Autonomie e delle minoranze linguistiche. Oggi giornata clou con tutti i maggiori gruppi parlamentari e gli ex presidenti della Repubblica.
Dal Quirinale filtra l’indiscrezione secondo cui non c’è, e non c’è mai stato, alcun veto affinché Roberto Calderoli possa vestire la grisaglia ministeriale, tanto che lo stesso esponente leghista ieri alla Camera aveva esclamato “l’accordo è stato raggiunto, la Lega avrà quattro ministri” e per lui ci sarà un “dicastero a sorpresa”, che dovrebbe essere una specie di ministero della delegificazione (per tagliare le leggi e semplificare la Pubblica Amministrazione).
La salita a sorpresa al Quirinale di Berlusconi (la telefonata di richiesta per salire al Colle è arrivata nella mattinata di ieri) è servita al Cavaliere per farsi forte con gli alleati di aver quasi chiuso la lista dei ministri di fronte al capo dello Stato. Berlusconi avrebbe inoltre rivelato alle persone più fidate “entro mercoledì mattina ogni casella sarà al suo posto”.
Le ultime ore saranno quelle decisive per sciogliere gli ultimi nodi sulla squadra di governo.
Di certo An non ha gradito le parole di Umberto Bossi, convinto del fatto che a Lega e An debba spettare lo stesso numero di ministeri. E allora, oltre a Ignazio La Russa alla Difesa e Altero Matteoli alle Infrastrutture, An sembra definitivamente orientata a mollare il Welfare. I due ministeri senza portafoglio spetterebbero invece a Giorgia Meloni (Politiche Giovanili) e Andrea Ronchi. Il quale, però, non disdegnerebbe un incarico da viceministrro degli Esteri. Fuori resterebbe un nome dato per certo da settimane, quello di Adriana Poli Bortone, la quale fra l’altro chiederebbe una poltrona da ministro per arrivare alle prossime elezioni regionali in Puglia con il massimo della visibilità. Della squadra pidiellina di An posto anche a tre viceministri, i nomi sono quelli di Alfredo Mantovano agli Interni e Adolfo Urso al Commercio Estero. Il terzo potrebbe essere quello di Mario Landolfi: An spinge per averlo alle Comunicazioni, in modo da superare le resistenze di chi in FI aveva lanciato la candidatura di Paolo Romani.
Tornando alla conversazione tra Berlusconi e Napolitano, è probabile che il premier in pectore abbia disegnato a Napolitano l’ormai pronta (salvo la casella della Giustizia) squadra di governo.
Dal Quirinale spiegano che l’incontro è servito per uno scambio di valutazioni sulla formazione del governo. Napolitano sarebbe orientato a dare l’incarico al Cavaliere in maniera veloce: addirittura nella serata di mercoledì 7 maggio, al termine delle consultazioni.
Nel pomeriggio di ieri si sono rincorse le voci secondo cui Napolitano avrebbe consigliato a Berlusconi di non mettere qualcuno di Forza Italia alla Giustizia. Più consono allo stile quirinalizio di Napolitano potrebbe esserci stato il consiglio a far ricoprire l’importante casella di Guardasigilli ad una persona esperta.
Nel colloquio tra Napolitano e Berlusconi si sarebbe affrontato anche il tema del cosiddetto spacchettamento dei ministeri. Un punto fermo per il Quirinale è il giuramento dei 12 ministri con portafoglio, più alcuni senza portafoglio. Dunque se Berlusconi vorrà affidare ulteriori cariche ministeriali non previste dalla legge Bassanini (che impone i dodici ministri con portafoglio) dovrà, attraverso un apposito decreto legge nel primo Cdm, spacchettare i ministeri e ripartire le deleghe.
Infine, sui tempi della risalita al Colle di Berlusconi per andare a sciogliere la riserva e accettare l’incarico c’è da tenere a mente che l’agenda del Quirinale prevede due impegni già fissati per Napolitano: giovedì mattina sarà a Torino alla Fiera del Libro e venerdì mattina sarà alle celebrazioni per la giornata in ricordo delle vittime del terrorismo (ricorre l’anniversario della morte di Aldo Moro).
Il VIDEO servizio:

Via libera di Alleanza Nazionale a Stefania Prestigiacomo al ministero del Welfare (che verrebbe affiancata da due vice ministri: il senatore di Forza Italia Maurizio Sacconi al Lavoro e il tecnico Ferruccio Fazio alla Salute). Dopo alcuni giorni di tensione tra i due maggiori azionisti del Pdl, oggi le nebbie sulla formazione del governo sembrano diradarsi. Anche se resta ancora un grande punto interrogativo sulla casella della Giustizia. Ministero dove sembra che nessuno voglia andare.
“Noi non abbiamo posto questioni legate alle caselle, in particolare a quella specifica del Welfare. Il nostro problema è solo quello del peso della componente di An all’interno della delegazione del Popolo della Libertà al governo. Quindi è un problema di natura politica e non di poltrone”, sono le parole del neo vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, che aprono la mattinata. A cui segue l’apertura verso l’esponente siciliano di Forza Italia: “Il nome della Prestigiacomo al Welfare è autorevolissimo e prestigioso”. Come verrà ripagata la destra, che per ora ha la certezza di Ignazio La Russa alla Difesa e Altero Matteoli alle Infrastrutture? Gli uomini di Fini sono irremovibili: vogliono 4 persone nel Consiglio dei ministri. Proprio come quattro, ed è notizia dell’ultima ora, saranno le poltrone leghiste nell’esecutivo. Almeno stando a quanto sostiene Roberto Calderoli: “La Lega avrà due ministeri con portafoglio, due senza e Castelli viceministro alle Infrastrutture; per me ci sarà un ministero a sorpresa”, che in molti hanno identificato nel dicastero per la semplificazione legislativa. Cioè la delega alla delegificazione, “alla semplicità” o “taglia leggi” come la definisce qualcuno. O come dice lui, a margine del faccia a faccia di circa 50 minuti tra il premier in pectore e il capo dello Stato, “il ministro della semplicità e del quieto vivere”.
Insomma, il Cavaliere potrebbe dare ad An due ministeri senza portafoglio. I nomi più ricorrenti sono quelli della giovane Giorgia Meloni alle Pari Opportunità e Adriana Poli Bortone alla Famiglia. O in alternativa, spiegano i bene informati, An potrebbe avere un viceministro in più al Viminale. Anche perché la casella della sicurezza è uno dei punti fermi della politica della destra.
Resta solo da sciogliere il rebus della Giustizia. Dopo l’affaire Clemente Mastella sembra che nessuno voglia andare ad impelagarsi al dicastero di via Arenula. Nelle ultime settimane i nomi per il ruolo di Guardasigilli sono stati tantissimi: da Marcello Pera ad Angelino Alfano, da Claudio Scajola a Giulia Bongiorno. Da Elio Vito all’ex Roberto Castelli. Radio governo pare vedere favorito oggi Alfano. L’ex coordinatore di Fi in Sicilia è considerato uno dei giovani emergenti del partito. Ma non è escluso che il Cavaliere voglia parlarne con il presidente della Repubblica e aspettare magari l’ultimo momento utile per decidere. D’altra parte la storia della Repubblica è piena di ministri chiamati a indossare la grisaglia pochi minuti prima di andare al Quirinale. E proprio questa mattina Berlusconi è salito al Quirinale per parlare con il capo dello Stato. I colloqui sono strettamente riservati, ma è probabile che il Cavaliere abbia prospettato a Giorgio Napolitano la squadra di governo. Intanto oggi pomeriggio alle 16 si aprono le consultazioni (con i presidenti del Parlamento, Renato Schifani e Gianfranco Fini), che complici i pochi gruppi parlamentari, saranno davvero brevi.
E l’incarico potrebbe venir conferito a Berlusconi tra mercoledì sera e giovedì mattina. Quindi il premier, ormai incaricato, potrebbe forse risalire al Quirinale già giovedì pomeriggio o al più tardi venerdì, per sciogliere la riserva e comunicare la lista dei ministri. Venerdì o sabato il giuramento dei ministri, la riunione del primo Consiglio dei ministri della nuova legislatura, la nomina dei viceministri e dei sottosegretari. Quindi il nuovo governo si presenterà alla Camera per chiedere la fiducia lunedì prossimo. E infine con il voto di palazzo Madama entrerà nella pienezza dei poteri.
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Almeno la quota rosa è al sicuro. Nel tira e molla tra Lega e Pdl sulla squadra di governo, una cosa è certa: come promesso, saranno quattro le donne nell’esecutivo governo di Berlusconi. Non tutte le caselle della nuova squadra sono state riempite, ma la presenza femminile sembra ormai assicurata per 2 signore tra i 12 ministri con portafoglio e altrettante tra i 4 o 6 senza portafoglio.
Insomma, mentre Bossi rilancia, incurante delle sorprese annunciate da Berlusconi (a lui le Riforme, a Maroni il Viminale, a Zaia l’agricoltura, con un ruolo di vicepremier di Calderoli e un posto da viceministro per le infrastrutture a Roberto Castelli, ha detto il Senatur), e il Cavaliere frena, i rumors che salgono dagli ambienti del Pdl indicano che la griglia in “rosa” è pronta.
Va solo deciso con quali nomi riempirla. Le candidate, in questo momento, sono 6 o 7 e molto dipenderà dal gioco di equilibri dei prossimi giorni. Nome sicuro, già più volte pronunciato dal premier in pectore, quello dell’azzurra Stefania Prestigiacomo. Già titolare delle Pari Opportunità dal 2001 al 2006, potrebbe tornare al suo posto, andare alla Salute o alle Politiche comunitarie. Potrebbe anche esserci il primo Guardasigilli al femminile, perché il dicastero della Giustizia, contesissimo da candidati uomini, potrebbe toccare alla penalista Giulia Bongiorno di An, o al giovane avvocato Mariastella Gelmini di Fi. Quest’ultima preferirebbe, però, la poltrona alle Politiche regionali, per la quale sarebbe in corsa anche Adriana Poli Bortone di An, già ministro dell’Agricoltura nel primo governo Berlusconi.
Altro nome molto accreditato è quello dell’azzurra Mara Carfagna, che potrebbe ottenere un dicastero senza portafoglio, Solidarietà sociale o Famiglia, contrazione dei ministeri permettendo. Negli ultimi giorni sarebbero salite le quotazioni anche della presidente dei Circoli della libertà, Michela Vittoria Brambilla. Se ne parlava come sottosegretario o viceministro all’Ambiente, ma potrebbe guadagnare la guida del dicastero.
Anche la Lega, reduce da un grande successo, non disdegnerebbe una rappresentanza femminile nell’esecutivo Berlusconi, magari al Lavoro: il nome più accreditato è quello di Rosi Mauro, fedelissima del leader del Carroccio e segretario del Sin.Pa, il Sindacato padano. A chiedere un posto però nel futuro esecutivo, c’è anche Alessandra Mussolini, leader di Azione Sociale e deputato del Popolo della Libertà. “A.A.A. laureata in medicina e chirurgia, pluriennale esperienza politica a livello europeo, nazionale e amministrativo, ottime e consolidate qualità relazionali, specializzata in tematiche sociali, temperamento combattivo, ottima conoscenza di inglese e francese, bella presenza, offresi per incarico di ministro, con o senza portafoglio. Esclusi perditempo. Trattative quasi riservate”. È questo il provocatorio “annuncio” che verrà “pubblicato sui principali quotidiani di Arcore”, con cui la Mussolini ha voluto buttarsi nella mischia delle papabili di un dicastero. Un messaggio indirizzato a Silvio Berlusconi, futuro premier, dopo le “ormai incontrollate e, talvolta, paradossali indiscrezioni sulla possibile formazione di Governo”.
Sarà la sorpresa che ha in mente il Cavaliere?

Il vertice domenicale di villa San Martino ad Arcore sembra aver ridisegnato la geografia del nascente esecutivo Berlusconi. E se Umberto Bossi prova a forzare la mano, il Cavaliere sembra resistere.
Il nuovo esecutivo però – la premessa è d’obbligo – nascerà non prima della seconda settimana di maggio. Ed è quindi soggetto ancora ai tanti, molti, giochini della politica. Manco a dirlo le difficoltà sono arrivate subito, questa mattina, con il grido della Dca di Gianfranco Rotondi: “Senza una presenza del partito in Consiglio dei ministri restiamo fuori dal governo e da tutti gli incarichi parlamentari”. Tanto che da Milano è intervenuto Berlusconi con uno stop and go: “Stiamo sentendo tutti. Ho ascoltato le richieste della Lega, nulla è deciso. La decisione la prenderò io negli ultimi giorni utili: non ci sono ancora cose definitive e certe, ma ci saranno sorprese”. Poi citando un suo cavallo di battaglia, Erasmo da Rotterdam, ha aggiunto: “In questi momenti serve una visionaria follia”.
I ministeri (con il portafoglio) previsti dalla legge Bassanini sono dodici. Poi possono essere previsti spacchettamenti delle competenze e la creazione di altri ministeri (che ricadrebbero sotto la presidenza del Consiglio), ma il numero dei ministeri di spesa deve restare fermo a dodici. Tre posti fondamentali – Esteri, Interni e Difesa – sembrano già assegnati: il primo all’azzurro Franco Frattini, il secondo al leghista Roberto Maroni, il terzo all’aennino Ignazio La Russa. Certo anche il ritorno all’Economia di Giulio Tremonti che oggi su Repubblica apre ai sindacati e alla concordia sociale.
Affollamento di candidature per il dicastero della Giustizia, infatti se Gianfranco Fini ha candidato l’avvocato (e deputata di An) palermitano, Giulia Bongiorno, si parla molto anche di un possibile ritorno di Roberto Castelli, di Marcello Pera o di Alfredo Mantovano. Nel vertice di ieri Arcore il Cavaliere avrebbe accettato, pare a malincuore, anche il vicepremierato per Roberto Calderoli che farebbe coppia con Gianni Letta. Mentre alle Politiche Agricole dovrebbe andare un altro esponente del Carroccio, Luca Zaia.
Gli uomini di Fini avrebbero accettato le richieste della Lega in cambio di due ministeri pesanti: il Welfare/Salute che attenderebbe Gianni Alemanno come paracdute in caso di sconfitta nel ballottaggio romano e le Infrastrutture per Altero Matteoli. Gli azzurri prenderebbero anche le Attività Produttive, con il trionfatore della Liguria, Claudio Scajola, la Pubblica Istruzione con Sandro Bondi e i Beni Culturali al fedelissimo del Cavaliere, Paolo Bonaiuti (che verrebbe sostituito nel suo ruolo di portavoce da Daniele Capezzone). I bene informati sostengono anche che Berlusconi vuole assolutamente una poltrona da ministro anche per la “rossa” Michela Vittoria Brambilla, che potrebbe finire all’Ambiente. Ma in campagna elettorale il leader del Pdl ha fatto il nome anche della siciliana Stefania Prestigiacomo. Che in questo momento sembrerebbe essere senza dicastero. Restando nell’isola dove il Pdl è fortissimo, la Sicilia, è dato per favoritissimo per la seconda carica dello Stato, Renato Schifani.
Mentre sulla poltrona più alta di Montecitorio resta saldo Gianfranco Fini. Per quanto riguarda i ministeri senza portafoglio, le Riforme andranno a Umberto Bossi; la Prestigiacomo potrebbe essere recuperata alle Pari opportunità; Elio Vito, che starebbe battagliando con Scajola per la presidenza del gruppo Pdl, potrebbe invece finire ai Rapporti con il Parlamento; Lucio Stanca all’innovazione tecnologica; Adriana Poli Bortone alle Politiche comunitarie e Mariastella Gelmini agli Affari Regionali.
Questa la squadra che si va delineando, a meno delle “sorprese” annunciate da Berlusconi stesso: “Non ci sono cose certe e definite. Tutto si concluderà quando avrò pronto l’intero panorama di 60 persone per la squadra di governo; credo che ci saranno sorprese”.
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