Aperture, seppur caute, e spirito di tolleranza su due argomenti che per la Chiesa rappresentano dei pilastri irremovibili della morale cattolica: il tradimento coniugale e la procreazione medicalmente assistita. Nel nome di quell’altro pilastro che è la famiglia tradizionale e che ultimamente soffre di una crisi profonda. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nella sua lettera pastorale 2008-2009 ribadisce che amare significa essere sempre fedeli. Ma invita anche al perdono e, in nome dell’unità familiare, a chiudere un occhio in caso di tradimento.
Nella lettera alla Diocesi, riportata dal Secolo XIX, Bagnasco ammette che “le occasioni di altre sponde disponibili che promettono emozioni nuove sono presenti ovunque” e che prima di decidere per una separazione è bene pensare alla tolleranza. L’unità della famiglia, quindi, sembra essere più importante della fedeltà .
In tema di bioetica invece interviene un documento della Congregazione per la dottrina della fede intitolato Dignitas personae che aggiorna un precedente documento, Donum vitae (1987) in base ai progressi scientifici degli ultimi anni. Il Vaticano sottolinea che l’embrione ha fin dall’inizio la dignità propria della persona umana e conferma il no a ogni uso terapeutico delle cellule staminali embrionali.
“Il prelievo di cellule staminali embrionali dall’umano vivente”, si legge nel documento, “causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito”. Anche utilizzare staminali embrionali fornite da altri ricercatori “pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo”. Si tratta di un documento del magistero ecclesiastico ordinario, spiega il segretario monsignor Luis Ladaria Ferrer, e “come tale deve essere accolto dai fedeli con l’assenso religioso del loro spirito. Questo è l’obbligo che ha il fedele: di accogliere questi documenti magisteriali”.
No quindi alla fecondazione assistita sia omologa sia eterologa, no alla eliminazione volontaria degli embrioni nel contesto delle tecniche di fecondazione in vitro, no a quella variante della fecondazione in vitro che è la Intra Cytoplasmic Sperm Injection (Icsi), no al congelamento di embrioni, no al congelamento di ovociti, no alla riduzione embrionale, forti dubbi sulla diagnosi pre-impiantatoria per le evidenti ricadute eugenetiche, no alle forme di intercezione (spirale e pillola del giorno dopo) e contragestazione (Ru 486) che “rientrano nel peccato di aborto e sono gravemente immorali”, no alle proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano, no alla clonazione, no ai tentativi di ibridazione, no all’uso delle staminali embrionali a fini di ricerca, no all’uso per la ricerca di “materiale biologico” umano di origine illecita, cioè embrioni o linee cellulari che sono “il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano”.
Circa la fecondazione in vitro il documento osserva che “tutte queste tecniche si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule. Il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà ”, argomenta il testo, “è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuali di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione”.
Il Vaticano osserva inoltre con preoccupazione che “sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli” e esprime forti dubbi sulla “tecnica del trasferimento multiplo degli embrioni. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate perché si presuppone che l’embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare”. Ma questo “è del tutto deprecabile”.
Tuttavia, dopo aver ricordato che la Chiesa è spesso accusata di porre “divieti” e dire molti “no”, si afferma che “dietro ogni ‘no’ rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande ’sì’ al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo e irripetibile essere umano chiamato all’esistenza”. Nel campo della procreazione assistita “sono lecite tutte le tecniche che rispettano il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano, l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro e i valori specificamente umani della sessualità , che esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi”.
Il documento rappresenta in questo senso un’apertura rispetto alla precedente Donum Vitae del 1987 e dichiarava di fatto illecite tutte le tecniche di procreazione assistita. Oggi sono disponibili nuove tecniche che “si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità ”, nelle quali cioè “l’intervento medico è rispettoso della dignità delle persone”, in quanto “mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto”.
Ai fedeli il testo chiede di impegnarsi “con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di questa Istruzione con l’assenso religioso del loro spirito tutti gli uomini di buona volontà , in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità ” chiede di saper “comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell’essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana”.
- Venerdì 12 Dicembre 2008

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