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Con il “rilancio” di Berlusconi, L’Aquila, in mezzo ai mille problemi provocati dal terremoto, ha cominciato a discutere sulla new town.
La Nuova Aquila è però un concetto che lascia perplesso Massimo Cialente, sindaco del Pd del capoluogo abruzzese che preferirebbe veder usate le risorse per rimettere in piedi il centro storico e per dare ordine alla periferia. Più possibilista, invece, il presidente della Regione Gianni Chiodi (Pdl) che però sottolinea l’importanza di non abbandonare il centro. Le perplessità derivano, fondamentalmente, da due motivi. Il primo è il timore per l’abbandono del centro storico.
Quella città fantasma che in questi giorni inquieta chi all’Aquila è nato e cresciuto è un incubo che tutti vogliono rimuovere. Cercando di far tornare a vivere in fretta quel centro storico che ha bisogno di immani lavori di ricostruzione e consolidamento. Il secondo è di natura ambientale e urbanistica: L’Aquila ha un territorio comunale vastissimo, ma ha avuto uno sviluppo un po’ disordinato nelle periferie, soprattutto ad ovest. E non è semplice individuare un’area abbastanza grande e con le caratteristiche necessarie a farci nascere un’Aquila Due, come ipotizzata da Berlusconi.
Per il momento nessuno si sbilancia sull’area in questione. Quella lanciata dal presidente del consiglio è un’ipotesi nata per rispondere all’emergenza e per utilizzare uno strumento previsto nel piano casa. A tre giorni dal sisma, nessuno ha fatto verifiche di fattibilità né elaborato programmi di massima. Una delle idee che balza in testa agli addetti ai lavori è Coppito, dove c’è la sede della Guardia di Finanza che in questi giorni serve da base operativa alla protezione civile, circa cinque chilometri dal capoluogo, verso nord ovest, non lontano dall’uscita dall’autostrada. Ma proprio quella è una delle aree urbanisticamente meno ordinate.
Fra quelli che, al momento, si dicono contrari a una Nuova Aquila c’è il sindaco Massimo Cialente. “La città” ha detto “ha la periferia particolarmente disordinata, costruita soprattutto per lottizzazioni. Questa è anche l’occasione per rimettere ordine. Noi dobbiamo ricostruire un tessuto urbanistico e coinvolgeremo in questa operazione anche grandi architetti. C’è poi il rischio di spopolare il centro”. “L’Aquila” ha aggiunto “vuole rinascere e trovarsi più bella di prima a partire proprio dal centro. Io non sono in contrapposizione con Berlusconi, trovo ad esempio molto interessanti i meccanismi di finanziamento. Ma la sua idea può funzionare in grandi città, qui è un problema. Possiamo invece pensare alla costruzione di una cittadella universitaria”.
Il presidente della Regione Giovanni Chiodi ha promosso l’idea di una new town, che deve andare di pari passo con il consolidamento del centro storico. Secondo Chiodi è necessario ricostruire il centro storico, ma la new town potrebbe essere una risposta efficace alle emergenze. Chiodi ritiene tuttavia che l’idea della new town e quella della riqualificazione del centro non debbano escludersi una con l’altra.
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Terza visita del premier dal lunedì della tragedia. Silvio Berlusconi è di nuovo tra i terremotati dell’Abruzzo. Con un elmetto dei Vigili del Fuoco, inizia un sopralluogo nel centro dell’Aquila. “Purtroppo questa è diventata una città fantasma”, commenta il premier giungendo a Piazza Duomo. “Il problema” ha aggiunto “è vedere come e dove sistemare chi è rimasto senza casa e che non può certamente tornare ad abitare qui”.
Intanto snocciola le cifre del dramma e della speranza: “Ci sono più di 8500 soccorritori tra uomini e donne. Ieri sera ci sono stati ulteriori danni che devono essere verificati e a cui bisogna dare immediata risposta. Abbiamo prodotto uno sforzo straordinario”.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha fatto il punto sui lavori di soccorso dopo il terremoto annunciando che “si è scatenata una gara di solidarietà straordinaria”. “L’indicazione che diamo a chi ha offerto queste offerte di trasformarle in soldi” ha invitato il premier “magari vendendo sul mercato ciò che è stato offerto e poi facendo pervenire i soldi”.
Berlusconi si è detto “commosso” per il lavoro sin qui fatto e ha ringraziato tutti gli uomini che, “nonostante il pericolo continuativo di ulteriori scosse, hanno messo in pericolo la propria vita”. “È un atteggiamento che ci essere ottimisti sul nostro popolo”, ha continuato Berlusconi spiegando che, ad oggi, si contano già 2962 tende per 17672 persone. “Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature, le brande, le coperte” ha assicurato Berlusconi “31 tendopoli in totale, e abbiamo installato 24 cucine da campo e 14 ambulatori già operativi”. Da oggi hanno, inoltre, cominciato a essere operativi i tecnici della Regione per la verifica del danno: sono oggi già centinaia e domani saranno oltre mille. In totale vi sono oltre 8.500 soccorritori, organizzati in 5 centri operativi. Il premier ha fatto sapere che “ne sarà aggiunto un sesto per le altre situazioni delle zone fuori dall’area di 600 chilometri quadrati sui quali la scossa di ieri sera ha prodotto ulteriori danni che devono essere verificati e ai quali va data risposta”. Sono stati, infine, recuperati 171 hotel per gli sfollati: “Sarà lo Stato a sostenere le spese e stiamo vedendo di avere lo sconto più alto possibile”. “Quindi” ha osservato Berlusconi “abbiamo in assistenza quasi 28mila persone”.
Per la ricostruzione si potrebbe anche intervenire con una “tecnica antisismica giapponese”. È quanto annucnia Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. “Non c’è terremoto che possa portare danno a una ricostruzione di questo modo. Stiamo ragionando su queste tecniche”, aggiunge il premier. “Stiamo lavorando ad un piano perchè c’è una richiesta elevata di giovani”. Silvio Berlusconi torna poi a parlare del progetto “new town”. “Mettiamo lo Stato in campo per realizzare abitazioni razionali”. Perché le new town che saranno costruite in Abruzzo non saranno “ghetti”, ma città “costruite in zone verdi”, dunque “nulla a che vedere con banlieu o ghetti di altri Paesi”.
Infine un’idea: elaborare cento progetti di ricostruzione a e affidarli alle Province. È questo il piano del presidente del Consiglio per far partire la ricostruzione delle terre colpite dal sisma. Potrebbe “essere una bella sfida per le province” che agirebbero sotto “la responsabilità centrale” della Protezione civile. E qualora “non rispettassero tempi certi e obbiettivi” loro assegnati “sarebbero additate al pubblico ludibrio”.
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La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città. Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.
E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.
Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.
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Marta dopo 23 ore, Eleonora dopo 42. Piccoli-grandi miracoli, storie incredibili dalla martoriata terra d’Abruzzo. Da L’Aquila, precisamente, che ha gran parte del contro storico distrutto.
La giovane riminese è stata estratta dalle macerie alle 21.30 di martedì sera dai Vigili del fuoco di Venezia e di Cuneo che l’avevano individuata dure ore prima mentre stavano cercando un’altra ragazza.
Eleonora è una ragazza sorda. Ma gli uomini di vigili del fuoco e in particolare Claudio lo speleologo di Venezia dello Urban Search Rescue, sono riusciti a raggiungerla individuando un buco dentro il quale calarsi dopo aver sentito la sua voce. Eleonora stava sotto la sua amica, che ha smesso di vivere alle 3:32 di domenica. In una nicchia, buia, che il destino le ha creato proprio per lei in un mare di cemento. L’odore della calce e della morte come sole compagne di viaggio: 43 ore è durato l’incubo per questa ragazza di vent’anni tra le macerie del centro storico dell’Aquila.
“Un salvataggio così vale sei mesi di lavoro gratis”, dice Claudio, il vigile del fuoco di Venezia, che prima l’ha vista, poi le ha parlato e poi ancora l’ha tirata fuori. Sbaglia, Claudio: un salvataggio così vale una vita. Quella di Eleonora Calesini, appunto. Studentessa nata sul mare, che ha rischiato di morire tra le montagne.
Quando domenica è arrivato il terremoto Eleonora era a casa con un’amica; una casa da studenti, mobili economici e via, sono altre le cose per cui val la pena di spendere i soldi. La scossa ha sbriciolato il palazzo di cinque piani dove viveva, in un istante. Chissà cosa ha pensato Eleonora, chissà cosa ha sentito, lei che aveva problemi di udito e utilizzava un apparecchio che l’aiutava a sentire meglio ma che toglieva quando andava a letto. Poi più niente; silenzio fuori e silenzio dentro. Paura, orrore. In quelle condizioni, con la gamba bloccata da una trave di cemento e un braccio schiacciato, soli e al buio, resistere un’ora è già difficile. Rimanere vivi per 43 ore è eroico.
Ma Eleonora ce l’ha fatta. L’hanno individuata alle 19 di martedì 7, in una nicchia tra il cemento. “Ero sceso là sotto e ho visto una ragazza morta, era in piedi travolta dalle macerie - racconta Claudio, il vigile del fuoco - poi ho visto un buco, un piccolo cunicolo. Mi ci sono infilato e lei era lì, e mi guardava. Mi si sono illuminati gli occhi. Ho urlato ’silenzio’”. “Abbiamo iniziato a puntellare tutto per evitare che ci cadessero addosso le macerie” aggiunge Bruno, un altro vigile del fuoco, di Venezia, che ha partecipato al salvataggio “Eleonora ci parlava ed era cosciente”.
Il vigile ed Eleonora si sono parlati a lungo mentre le operazioni di soccorso andavano avanti. Poi alle 21:30 finalmente la luce e il volo verso l’ospedale. A Mondaino, il paese della giovane, l’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia, per festeggiare. Un’altra famiglia a centinaia di chilometri di distanza, invece piange: sono i familiari di Enza, un’altra ragazza. Lei è ancora sotto quelle macerie.
Altra storia incredibile è quella di Maria D’Antuono, 98 anni, trovata viva dopo 30 ore, a Tempera. Quando le è stato chiesto cosa ha fatto tutto questo tempo, ha risposto: “Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto”. L’anziana, che è rimasta tra i calcinacci nel suo letto, è stata portata giù dai pompieri e soccorritori alle 8 di martedì mattina e ha mangiato qualche cracker. Maria, che è rimasta tra i calcinacci, nel suo letto, ha chiesto “Almeno fatemi pettinare!”.
Al di là del loro carattere miracoloso, le storie di Marta, Eleonora, Maria, dicono gli esperti, sono molto importanti: nel teatro di morte che il sisma ha disegnato, rappresentano un simbolo di speranza per le persone che aspettano di riabbracciare i loro cari dispersi o ancora sotto le macerie.
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Sale il numero dei morti e dei feriti. Inesorabilmente, l’ultimo bilancio della Protezione civile parla di 250 morti accertati per il terremoto che ha colpito l’Abruzzo. E ancora non si tratta di un numero definitivo. Undici corpi non sono stati ancora identificati.
Non definitivo purtroppo, neanche il numero delle scosse che continuano a far tremare la terra de L’Aquila e dintorni: molto forte quella di martedì sera, che alle 19:47 ha provocato nuovi danni, meno intense invece quelle registrate intorno alle 23:30 e dopo la mezzanotte. Secondi interminabili di di paura, e di brutti ricordi, per i 25 mila sfollati de L’Aquila, costretti sotto le tende all’ennesima notte d’angoscia. E di freddo: la temperatura è calata fino a 4-5 gradi. Troppo poco per chi è scappato di casa senza vestiti e sulla testa ha solo la tela delle tende montate in fretta e furia dai soccorritori.
I pochi che ancora hanno un tetto vero sotto cui vivere hanno preferito aspettare il giorno in macchina. La paura e il panico sono ancora troppo grandi per infilarsi di nuovo nell’uscio di casa. “La vede? È su da 100 anni e non ha subito nessun danno”, dice un uomo con la barba di tre giorni sul volto. “È una casa sicura, solida” aggiunge “e dentro potremmo dormire meglio. Ma come faccio a fidarmi dopo che quello che è successo?”. Dentro la sua auto, parcheggiata sul marciapiede davanti a casa all’inizio di via XX Settembre, ci sono la moglie, i figli e i genitori anziani. “Stiamo stretti” osserva riuscendo perfino a fare un mezzo sorriso “ma almeno ci scaldiamo”.
I soccorritori, che lavorano ormai da 48 ore, non li hanno dimenticati. Volontari della Protezione civile girano per la città e distribuiscono a queste persone una coperta, qualche bevanda calda e una parola di conforto quando i piedi tremano per le scosse dello sciame sismico. Più in alto, vicino al centro che ieri sera le forze dell’ordine hanno chiuso per precauzione, si continua a scavare. L’esempio di Eleonora Calesini, 20 anni, estratta viva dalle macerie dopo 42 ore, ha restituito un po’ di forza anche ai Vigili del fuoco che scavano alla ricerca dei quattro giorni dispersi sotto le macerie della Casa dello studente.
Ormai la grossa cesoia messa in funzione ieri pomeriggio ha finito di abbattere l’ala pericolante dell’edificio e tra poco si potrà riprendere a cercare. “Continuiamo a lavorare” dicono i pompieri “anche se le speranze si fanno sempre più flebili”.
Martedì 7 il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha indicato in 48 ore il termine delle ricerche. Poi i dispersi, ancora una trentina, andranno ad aggiungersi all’elenco delle vittime. Per loro, probabilmente venerdì alle 11, si svolgeranno i funerali di Stato.
L’ipotesi è ancora al vaglio di una riunione presieduta dal capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, in corso questa mattina nel capoluogo con i rappresentanti degli enti locali. “Quella di fare le esequie venerdì è un’ipotesi che stiamo valutando”, ha infatti detto la presidente della Provincia Stafania Pezzopane. Le esequie solenni si dovrebbero tenere alla presenza delle più alte cariche dello Sstato ed è molto probabile che si svolgano nel piazzale delle Armi della Scuola ispettori della GdF a L’Aquila, dove ora sono ospitate le salme delle vittime.
Dovrebbe esserci anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per i funerali delle vittime del terremoto. Il Capo dello Stato fin dal primo momento ha seguito l’evolversi della tragedia tenendosi in stretto contatto con tutte le autorità coinvolte e anche con i rappresentanti degli enti locali. La sua visita in Abruzzo è stata esclusa nell’imminenza della tragedia per evitare di intralciare i soccorsi ma in occasione dei funerali la sua presenza non mancherà.
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Sotto le macerie 235 corpi, le vittime accertate. Di questi pochi sono ancora senza nome. Il conto dei dispersi è sceso a 11. Una ragazza è stata recuperata viva dopo 42 ore sotto le macerie. Si scava ancora a L’Aquila e nei paesi vicini. A mani nude, dove si pensa ci possa essere ancora qualche superstite. Il lavoro di vigili del fuoco e volontari ha consentito di salvare 150 persone rimaste intrappolate dopo le violenti scosse sismiche. Si lavora invece con piccole ruspe per spostare detriti e macerie dai centri storici e dalle vie di comunicazione.
Poco dopo le 20 un’altra violenta scossa da 5,7 gradi della scala Richter ha scosso L’Aquila ed è stata avvertita anche a Roma, dove un uomo per lo spavento è morto di infarto e nelle Marche. Alcuni edifici già danneggiati sono ulteriormente crollati. “Morti i quattro studenti sotto le macerie della casa dello studente. È una tragedia”. Lo ha detto Ferdinando Di Orio, rettore dell’università dell’Aquila. “Mi hanno comunicato che i quattro ragazzi della casa dello studente, quelli ancora rimasti sotto, di fatto sono deceduti, devono trovare il modo di recuperarli” ha commentato. “È una tragedia: pensare a degli studenti che muoiono così è una sofferenza, mi creda, indicibile. E poi un ospedale inaugurato nel 1999 è clamoroso che sia così in difficoltà. Stiamo pagando un prezzo altissimo”. Erano gli ultimi quattro dispersi nel crollo totale della palazzina che ospitava la residenza universitaria.
E mentre ancora si scava, le zone colpite dal sisma tentano faticosamente di tornare alla vita “quotidiana”. A cominciare dalle reti infrastrutturali: se restano chiusi ai privati i tratti delle strade e delle autostrade che portano in Abruzzo (una misura di sicurezza per consentire le verifiche tecniche e, soprattutto, agevolare i soccorsi del dopo terremoto) è tornata alla normalità l’erogazione di luce e gas. Dopo i primi momenti di black-out i telefoni funzionano in modo regolare.
“Sono tutti sospesi i pagamenti di tasse locali e nazionali per i comuni coinvolti dal sisma”, ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervenendo a Radio City su Radio 1. Befera ha spiegato che intanto i pagamenti sono sospesi perché sono chiusi tutti gli uffici pubblici, e quindi anche quelli dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia. E che comunque la sospensione sarà formalizzata a breve in Consiglio dei Ministri, come ha detto oggi lo stesso premier, Silvio Berlusconi. “Ci sarà un decreto ministeriale” ha spiegato “e saranno sospesi tutti i pagamenti di imposte nazionali e locali per la provincia di l’Aquila e per tutti i comuni che hanno subito danni dal sisma. Attualmente sono chiusi tutti gli uffici pubblici e quindi, comunque, nessun pagamento è possibile e nessuna azione sarà fatta da parte di nessuno. Poi faremo il decreto per sospendere ogni pagamento finché un successivo provvedimento non riaprirà i termini. Ma ora i cittadini stiano tranquilli”.
Resta chiuso il tratto compreso tra Tornimparte e Assergi in entrambe le direzioni; A25 Roma-Pescara aperto alle sole auto il tratto compreso tra Sulmona e Bussi Popoli, dove in direzione di Pescara si transita attraverso uno scambio di carreggiata.
Il transito dei mezzi pesanti superiori alle 7,5 tonnellate è vietato sull’intera A24 e A25 e in particolare su quest’ultima autostrada il divieto è esteso anche ai veicoli superiori alle 3,5 tonnellate nel tratto Sulmona e Bussi Popoli.
I mezzi di soccorso possono percorrere regolarmente le autostrade ed il Gruppo autostrade per l’Italia sta supportando gli interventi della Protezione civile. Per agevolare i soccorsi, Autostrade per l’Italia invita a non mettersi in viaggio in direzione dell’Aquila e di lasciare le aree di Servizio Colle Tasso sud, Civita sud e Valle Aterno est e l’area di parcheggio Roviano sud a disposizione della Protezione Civile per l’accumulo dei mezzi di soccorso.
Nel pomeriggio di ieri è ripresa la circolazione dei treni fra L’Aquila e Terni. In aggiunta ai treni di servizio ordinario sono state messe a disposizione “8 automotrici leggere per un incremento dei servizi fra Terni e L’Aquila”. Resta ancora chiusa al passaggio dei treni, “per il completamento degli accertamenti tecnici”, la linea Sulmona-L’Aquila. Sulla linea Terni-L’Aquila il traffico ferroviario sarà gestito dalle 12 stazioni in quanto il fabbricato che a L’Aquila ospitava gli uffici per la gestione a distanza è stato gravemente lesionato dal sisma ed è completamente inagibile. Riattivato anche il traffico ferroviario sulla linea Roma-Sulmona.
È stato sempre regolare il traffico aereo da e per l’aeroporto d’Abruzzo, a Pescara. Mentre l’Ente per l’aviazione civile Enav ha chiuso lo spazio aereo nell’area più colpita, per un raggio di 25 miglia dall’epicentro del sisma e per una altezza di 3,3 chilometri, per evitare ostacoli agli elicotteri dei soccorsi.
Tutte le utenze elettriche dell’Aquilano sono state rialimentate fatta eccezione, per motivi di sicurezza, per quelle relative alle aree dei crolli. Sono state alimentate le tendopoli di Piazza d’Armi, Stadio del rugby, Caserma Pasquali, Via Piccinini, Paganica, Arischia, Fontecchio, San Gregorio, Villa Sant’Angelo, Poggio Picenze, S. Demetrio, Barisciano. Sulla rete gas è in corso la verifica della tenuta delle reti di media pressione, comunque per ora si esclude per ragioni di sicurezza il ritorno all’erogazione del gas nel centro del capoluogo. Enel Rete Gas provvede ad alimentare con carri bombolai il centro di coordinamento della Protezione Civile, quella parte residuale del sito ospedaliero attualmente ancora utilizzata.
Non c’è “nessun problema sulla rete di trasmissione ad alta tensione gestita da Terna”, in seguito al terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, ha assicurato l’amministratore delegato, Flavio Cattaneo, a margine di un’audizione al Senato. “Abbiamo messo, già da ieri, a disposizione della Protezione civile - spiega Cattaneo - i nostri mezzi, tra cui gru, mezzi pesanti e 20 persone. Stiamo supportando - aggiunge l’ad - la distribuzione che presenta qualche area su cui intervenire”.
Le centrali di Telecom Italia non hanno subito danni, né per la rete dei telefoni fissi né per i telefoni cellulari. In alcune centrali telefoniche è stato necessario mettere in funzione i gruppi elettrogeni per la mancanza di energia elettrica. Lo ha fatto anche Vodafone Italia, che ha ripristinato la piena regolarità delle comunicazioni già dalle prime ore del mattino, ed ha messo a disposizione della Protezione Civile tre antenne mobili che potranno essere eventualmente attivate in zone dove sia necessario rafforzare la rete di comunicazioni.
Cinque tir di Poste Italiane sono arrivati all’Aquila per consegnare migliaia di tende in cui ospitare i senzatetto. Da domani i dieci uffici postali mobili inviati nel capoluogo abruzzese e negli altri centri colpiti dal sisma saranno operativi nelle vicinanze delle tendopoli per offrire tutti i servizi ai cittadini rimasti privi del loro ufficio postale di riferimento.
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È tornato il premier. Silvio Berlusconi vuole stare vicino agli abruzzesi. E nel giro di 24 ore rieccolo sui luoghi sventrati dal sisma del 6 aprile.
“Al momento, ci sono 190 vittime identificate e 17 non ancora identificate e 15 dispersi che non sappiamo se siano morti o meno. Potrebbero essersi allontanati da casa senza aver detto nulla. Non lo sappiamo”, ha Berlusconi in una conferenza stampa all’Aquila, precisando che il lavoro di “ricerca dei superstiti continuerà per 48 ore da oggi”.
Drammatico anche il bilancio dei feriti: “Sono poco più di 1.000″ e di queste “100 in condizioni purtroppo difficili”. “Centosettantanove sono stati trasferiti in ospedali abruzzesi” in modo che possano stare vicini ai parenti.
Poi: “abbiamo avuto 150 persone estratte vive dalle macerie e questo è il fatto più positivo”, ha aggiunto il presidente del Consiglio, dopo un sopralluogo nelle zone colpite dal terremoto in Abruzzo. L’Italia ha ricevuto molte offerte di aiuto dagli Stati esteri, abbiamo detto “grazie” ma abbiamo chiesto di “non inviare i loro aiuti”. Berlusconi ha assicurato che “siamo in grado” di fare da soli. Le squadre di soccorso hanno allestito 20 tendopoli in grado di ospitare in tutto 14.500 persone. Sono 16 le cucine da campo attualmente in funzione nei centri di accoglienza che ospitano le persone rimaste senza tetto.
“La prima preoccupazione, il primo compito dello Stato è stare vicino ai cittadini in momenti come questo”, ha sottolineato il premier nella conferenza tenuta nella frazione di Coppito, presso la sede della Gdf. Il presidente del Consiglio ha aggiunto: “Uso uno slogan che avevo sentito in qualche campagna elettorale anglosassone, ‘people first’, per indicare la nostra filosofia di governo. Bisogna, cioè, stare vicino alla gente”. “C’è la gente prima di tutto - ha insistito Berlusconi -. Questa è la nostra filosofia per la crisi economica e per situazione come questa”.
E per rispondere efficacemente alle difficoltà cui andranno incontro tutti coloro che in conseguenza del terremoto hanno subito danni alle proprie imprese commerciali, il governo “sta studiando di comprendere tra gli ammortizzatori sociali anche i lavoratori autonomi che lamentino la perdita della propria attività. La filosofia del governo è molto chiara: economia sociale di mercato”. Quanto al piano casa, ha ribadito, “mi piacerebbe che dopo quello che è successo si potesse iniziare proprio da qui a fare la prima new town che abbiamo in mente di costruire”.
Ad ogni modo, il premier garantisce tempi “rapidi e certi” per la ricostruzione delle case danneggiate. Quanto allo stato attuale delle abitazioni, “si fa il possibile: non c’è una bacchetta magica che trasformi le costruzioni in case antisismiche. Le nuove costruzioni - ha osservato il premier - dovranno essere realizzate con tecniche antisismiche”.
Mentre un’analisi dei danni ai beni culturali provocati dal terremoto sarà fatto appena possibile, subito dopo la fase dei soccorsi. “Quando sarà possibile faremo l’inventario dei danni e immediatamente ci sarà un piano di interventi” ha assicurato Berlusconi. “Il ministro Sandro Bondi è in attesa di venire qui su domanda di Bertolaso. Ho chiesto al ministro di non venire subito per non congestionare gli interventi di soccorso”.
In conclusione, Berlusconi ha espresso apprezzamento per la rapida reazione messa in campo da tutte le organizzazioni coinvolte nei soccorsi: “Il bilancio della risposta alla tragedia è assolutamente positivo”. E “da domani ci sarà la fase di inventario di tutte le abitazioni, un inventario dei danni che riguarderà ogni stanza e ogni fessurazione”.
Conclusa la conferenza stampa presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppino, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è andato a fare un sopralluogo nelle zone più colpito dal terremoto. Berlusconi è arrivato a Bazzano, piccola frazione in provincia dell’Aquila, dove è stata allestita una tendopoli con 150 persone. “Non vi lasciamo soli” ha detto incontrando le persone sfollate “non vi preoccupate perchè la ricostruzione sarà rapida”.
E proprio durante una visita alla tendopoli di San Demetrio, Berlusconi ha raccontato di aver ricevuto “una lunga telefonata” dal presidente americano, Barack Obama. Al presidente Usa, il premier ha fatto una fotografia della situazione dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo: “Gli ho detto che se loro vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza, noi da domani faremo l’inventario delle cose da ricostruire. Se dunque gli Usa vorranno prendersi la responsabilità della ricostruzione di beni culturali e chiese, noi saremo lietissimi di avere questo sostegno, questo contributo alla ricostruzione”.
Obama ha apprezzato la proposta: i due leader ne parleranno quando si vedranno a Washington. Berlusconi ha anche ipotizzato che l’impegno possa riguardare un “piccolo quartiere di un paese o un borgo”.
Il leader del Pd, Dario Franceschini, ha comunque sollecitato l’esecutivo ad accettare gli aiuti internazionali: “Di fronte all’emergenza non ci deve essere nessuna polemica, perchè è il momento di unire tutte le forze del Paese”. Secondo Franceschini, è importante che “il Paese sia unito, perché ci sono ancora delle vite da salvare sotto le macerie e persone che hanno perso la casa e hanno bisogno di un tetto, di viveri, di assistenza medica”. Da qui l’invito di Franceschini al governo affinché “valuti con attenzione se non sia urgente accettare le offerte di aiuto che provengono da altri Paesi, che si sono detti pronti a mettere a disposizione le loro strutture di Protezione civile”.
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Purtroppo, inevitabilmente, ci sono anche loro, nell’apocalisse abruzzese: i bambini.
Alcuni morti, tanti feriti, molti sfollati, tutti traumatizzati a vita: anche questo terremoto, che ha raso al suolo interi paesini e messo in ginocchio una regione, ha avuto il suo tributo di vite giovani e giovanissime. Ancora non si conosce il numero esatto delle piccole vittime, ma sono già numerose. E per i bambini terremotati è subito scattata la gara della solidarietà.
Una delle scene più strazianti di questa tremenda giornata, e che probabilmente resterà impressa a lungo nell’immaginario collettivo legato al sisma in Abruzzo, è quella di una mamma che è morta abbracciando i due figlioletti, all’Aquila. I soccorritori li hanno trovati così, avvinghiati, sul letto della loro casa, in una palazzo che si è letteralmente sgretolato. Mamme e bambini morti sotto il crollo delle loro abitazioni anche nel centro storico di Poggio Picenze, un comune dell’aquilano: due mamme e tre bimbi, due dei quali di origine slava così come una delle madri.
All’ospedale dell’Aquila i medici hanno tentato invano di rianimare quattro bambini che erano rimasti soffocati da calcicacci e polvere. Una bimba morta anche a San Gregorio, frazione dell’Aquila, dove però sono tutti salvi altri 40 bambini ospiti di una casa famiglia gestita dalle suore. Vivi, ma feriti, cinque piccoli aquilani che sono stati ricoverati all’ospedale di Chieti. E ora le organizzazioni che si occupano di minori lanciano l’allarme: le vittime non sono solo quelle che muoiono o vengono ferite, bisogna occuparsi anche di tutti gli altri, perché se un terremoto può rivelarsi un’esperienza tremenda per un adulto, i più piccoli, che sono più vulnerabili, ne possono ricevere segni indelebili. Occorre perciò, come ha esortato Save the Children, aiutare psicologicamente i bambini sopravvissuti, alcuni dei quali hanno perso contatto con i propri genitori.
Telefono Azzurro ha messo a disposizione una task forze per aiutare bambini e adolescenti abruzzesi. Unicef Italia ha stanziato 100 mila euro per le esigenze primarie dei piccoli terremotati, auspicando che “il governo metta al primo posto dell’agenda degli interventi nelle zone terremotate i bambini, la loro assistenza e protezione”. E il governo, attraverso il ministero per le Pari Opportunità, sta predisponendo un centro di prima accoglienza medica e ludica a disposizione dei bambini e dei ragazzi colpiti dal terremoto.
Una equipe di medici di Salerno è in viaggio verso l’Aquila, altre ne seguiranno domani, quando il ministro Mara Carfagna sarà nel capoluogo abruzzese per attivare il presidio per i più piccoli, del quale faranno parte esperti di clownterapia, psichiatri e psicologi infantili che col sorriso aiuteranno i bimbi a rimuovere lo shock da terremoto. A disposizione per questa iniziativa 100 milioni di euro. Per i bambini si sono mosse anche le parlamentari, che su iniziativa di Barbara Saltamartini sono pronte ad accogliere anziani e bambini sfollati nelle loro case o, in alternativa, a ospitarli in strutture alberghiere.
Per Save the Children, “c’è bisogno di fornire ai bambini sfollati e alle loro famiglie tutti i generi di prima necessità e i servizi di base, ma ugualmente fondamentale è il supporto psicologico che genitori ed insegnati sono chiamati a fornire loro”. Per supportarli, Save the Children ha sviluppato il seguente decalogo, pubblicato sul sito internet dell’Organizzazione, usato in varie emergenze in tutto il mondo:
1. Niente tv. Continuare a veder immagini del disastro non aiuta i bambini a superare il trauma, perchè potrebbero non capire che si tratta di immagini registrate e pensare che l’evento catastrofico sia ancora in
corso.
2. Ascoltare attentamente i bambini. Prima di fornire loro informazioni, cercare di capire qual è la percezione dell’evento e quali i loro interrogativi in merito.
3. supporto psicologico. Rasserenarli spiegando loro quello che si sta facendo per proteggerli, nonché informarli che durante un’emergenza la cosa che si considera prioritaria è aiutarli, affinchè si sentano al sicuro.
4. Accettare l’aiuto di esperti.In caso di vittime in famiglia è importante considerare di rivolgersi a personale specializzato per aiutare sia i bambini che gli altri membri della famiglia a superare il trauma della perdita. Inoltre, anche se non hanno sperimentato direttamente questo shock, bisogna considerare che i bambini possono essere stati turbati da scene che hanno visto o storie che hanno ascoltato.
5. Aspettarsi di tutto - Non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo ad eventi traumatici e con lo sviluppo, le capacità intellettuali, fisiche ed emozionali dei bambini cambiano. Se i più piccoli dipendono dai propri genitori per avere la chiave d’interpretazione di quanto accaduto, quelli più grandi e gli adolescenti attingono informazioni da varie forze. Tener presente che soprattutto gli adolescenti possono essere maggiormente colpiti da queste storie proprio perchè in grado di capire meglio.
6. Dedicare tempo e attenzione - I bambini hanno bisogno di sentire che gli adulti di riferimento sono loro particolarmente vicini e di percepire che sono salvi e al sicuro. È fondamentale parlare, giocare con loro e soprattutto ascoltarli, trovare il tempo per svolgere apposite attività con i bambini di tutte le età, leggere loro storie o cantare l’abituale ninnananna per farli addormentare.
7. Essere un modello. I bambini imparano dai grandi come gestire le emergenze. Occorre essere attenti ad esprimere le proprie emozioni di fronte ai bambini a seconda della loro età.
8. Imparare dall’emergenza . Anche un evento catastrofico può essere un’opportunità di far capire ai bambini che tutti viviamo in un mondo dove possono accadere queste cose e che in questi momenti è essenziale aiutarsi l’un l’altro.
9. Aiutarli a tornare alle loro normali attività. Quasi sempre i bambini traggono beneficio dalla ripresa delle loro attività abituali, dal perseguire i propri obiettivi, dalla socialità. Quanto prima i bambini ritorneranno al loro ambiente abituale e meno si continuerà a parlare del sisma, più riusciranno a superare velocemente il trauma.
10. Incoraggiarli a dare una mano . Aiutare gli altri può contribuire a dare ai bambini un senso di sicurezza e controllo sugli eventi. Soprattutto gli adolescenti possono sentirsi artefici di un cambiamento positivo.