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Le mani dei boss sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. Questo ciò che emerge dall’inchiesta che ha portato gli inquirenti a scoprire un patto tra fedelissimi del super latitante Matteo Messina Denaro, politici, burocrati e imprenditori siciliani, campani e trentini per speculare sull’affare dell’energia pulita in Sicilia.
Si tratta di otto provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, Piero Padova e Gino Cartosio. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Reparto operativo di Trapani e dagli agenti della polizia di Stato in servizio alla Squadra mobile di Trapani.
L’indagine mette in luce le dinamiche politiche e imprenditoriali che si sarebbero formate in questi anni per la realizzazione di “parchi eolici” in Sicilia, in particolare nel trapanese.
L’operazione antimafia che stamani ha portato all’arresto di otto persone, fra cui un imprenditore di Trento, si basa sui risultati delle indagini condotte da polizia e carabinieri di Trapani su una serie di progetti per la realizzazione di vari impianti eolici nel Trapanese. L’indagine é stata denominata “Eolo”, ed analizza le dinamiche politiche e imprenditoriali che, in particolare, hanno spinto l’amministrazione comunale di Mazara del Vallo (ma anche altre amministrazioni locali) ad optare per un programma di progressiva espansione dell’energia eolica.
Alla base dell’inchiesta vi è un’imponente attività d’intercettazione. Il risultato più rilevante consiste nell’aver appurato che l’attività illegale di imprenditori e politici avrebbe avuto un imprimatur mafioso. I boss avrebbero controllato gli affari sull’energia alternativa, anche mediante l’affidamento dei lavori necessari per la realizzazione degli impianti eolici (scavi, movimento terra, fornitura di cemento e di inerti) per un affare di centinaia di milioni di euro ai quali si aggiungono, per la stessa entità , gli ingenti finanziamenti regionali di cui le imprese hanno beneficiato.
Piera Maggio, mamma di Denise Pipitone
“Sono sicura che mia figlia è ancora viva. Questo mi dà la forza di continuare a sperare e a lottare affinché un giorno possa ritornare a casa” questa è la frase che Piera Maggio, mamma coraggio, non si stanca di ripetere dal 1 settembre 2004, giorno in cui la figlia Denise Pipitone scomparve mentre giocava davanti a casa in via la Bruna a Mazara del Vallo (Trapani). Oggi, nel giorno del quarto anniversario della scomparsa di Denise, la madre Piera comincerà uno sciopero della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dei bambini scomparsi. La donna, attraverso l’onorevole Barbara Mannucci (Pdl), chiede al governo di avviare la riforma della legge sul sequestro dei minori. E per oggi ha organizzato una manifestazione a cui “possono intervenire tutti (bambini e adulti) che sono invitati a preparare anticipatamente un messaggio o un disegno che saranno legati ad un pallone lasciato poi volare” spiega Piera, perchè, “anche se solo idealmente, possa arrivare a Denise un messaggio di amore”.
Continua a protestare la mamma di Denise e a sottolineare l’urgenza di una riforma legislativa che garantisca un maggiore potere investigativo per gli inquirenti nei casi di bambini scomparsi, in modo da favorirne le ricerche.
Oggi a Mazara, dopo una messa per pregare per Denise e per tutti i bambini scomparsi, nella chiesa Madonna del Paradiso, ci sarà un incontro con tutti coloro che vorranno partecipare alla giornata, davanti alla casa di Denise. Qui saranno poi lanciati i palloncini con i messaggi e alle 12 Piera Maggio leggerà un messaggio, ma anticipa: “Oggi è la giornata del ricordo e della speranza. Non voglio parlare di carenze nelle ricerche o nelle indagini sulla scomparsa di mia figlia. Per le polemiche e le critiche ci sarà spazio da domani” .
Per cercare Denise, che il prossimo 26 ottobre compirà otto anni e di cui non si sa più nulla da quel primo settembre 2004, la procura marsalese ha battuto numerose piste: dal sequestro da parte di un gruppo di nomadi, all’allontanamento volontario terminato tragicamente con un incidente, alle controversie familiari che vedevano come principale indagata la sorellastra della bimba (la figlia del padre). Nell’inchiesta però non sono servite a fare chiarezza le dichiarazioni di un sedicente collaboratore che ha detto che Denise venne rapita e poi morì a causa di una massiccia dose di tranquillanti. L’uomo accusò anche la zia di Denise e altri familiari ma il suo racconto non ha portato sinora a risultati investigativi.
Quattro anni di ricerche, indagini, avvistamenti, segnalazioni, smentite, ma nessuna traccia concreta che potesse davvero portare al ritrovamento della bambina.
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La parola d’ordine era insabbiare. Ritardare i processi degli “amici degli amici”. Tangenti e pressioni per ingolfare i procedimenti giudiziari a carico di alcuni boss mafiosi, sfruttando i ritardi e i disservizi della Giustizia. Di questo si occupavano, secondo le accuse, otto persone arrestate oggi in diverse città nell’ambito dell’inchiesta “Hiram”, che vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e alcuni iscritti a logge massoniche. L’indagine è stata condotta dai carabinieri dei comandi provinciali di Trapani e Agrigento, coordinati dalla procura di Palermo.
Gli otto arrestati sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d’ufficio. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, su richiesta del procuratore Francesco Messineo, dell’aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto della Dda, Paolo Guido.
Le indagini sono state avviate dai carabinieri nel 2006. Hanno preso il via da accertamenti svolti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, in provincia di Trapani. Nel corso dei due anni hanno portato alla scoperta dei presunti intrecci fra boss e massoni, scambi di favori, azioni dirette a ritardare i processi di alcuni affiliati alle cosche mafiose. Questa mattina, oltre agli arresti, i pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidati dal procuratore Francesco Messineo, insieme ai carabinieri di Agrigento e Trapani, hanno perquisito in alcuni uffici della Cassazione a Roma. Secondo indiscrezioni, anche un impiegato del ministero della Giustizia in servizio in una cancelleria della Cassazione sarebbe tra gli arrestati, insieme a un agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio a una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto.
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In attesa che arrivi il 27 maggio, occhi puntati, con curiosità e una certa attenzione, sul voto in Sicilia, Regione a Statuto speciale, dove le urne si aprono a partire da questo week end, domenica 13 e lunedì 14 maggio. Curiosità e attenzione non solo perché in programma c’è la grande disfida di Palermo: tra l’uscente sindaco Diego Cammarata e il redivivo Leoluca Orlando (furioso con gli alleati).
Ma anche perché l’isola siciliana è da sempre considerata territorio politico di grandi mutamenti e di spregiudicate prove di laboratorio. Come quella che, per singolari alchimie, ha portato l’Udeur e i Ds di Agrigento ad allearsi contro il resto dell’Unione a sostegno dell’ex segretario provinciale dell’Udc, la Quercia di Cefalù ad unirsi al partito di Casini e la prima apparizione della sinistra mussiana fuoriuscita dai Ds che corre apparentata a Prc-Verdi-Pdci alla provincia di Ragusa.
Questioni locali? Non proprio: con il proliferare di cantieri aperti in entrambi gli angoli di destra e sinistra della politica italiana, l’orientamento dei 2 milioni e 200 mila elettori (la metà del corpo elettorale siciliano) non è un dato da sottovalutare. Per capire cosa potrebbe accadere due settimane dopo nel resto d’Italia.
Sono 156 i Comuni della Sicilia (di cui 35 con più di diecimila abitanti) chiamati al voto. Le amministrative riguardano anche la Provincia di Ragusa e sedici consigli circoscrizionali. I capoluoghi in cui si vota per il sindaco sono tre: Palermo, Agrigento e Trapani.
Si dice che nel duello di Palermo, a contare, non saranno tanto le benedizioni dei big politici nazionali (si sono mossi un po’ tutti per la sfida nel capoluogo: da Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini a Piero Fassino). Quanto il peso di migliaia di “aspiranti rappresentanti” del popolo (un esercito di 3.962 persone), certo desiderosi di portare voti al proprio candidato (e al proprio partito) ma anche di continuare (o di intraprendere) una carriera politica che, oggi più che mai, in Sicilia vale quanto un lavoro sicuro, ben retribuito e a tempo indeterminato. Così in tutta l’isola ci sono 18.413 uomini e donne pronti a contendersi tutte le poltrone possibili: 156 scranni da sindaco, uno da presidente della Provincia di Ragusa, 2.567 seggi di consigliere comunale, 25 di consigliere provinciale, e 174 di consigliere circoscrizionale.
Va da sé che la guerra per conquistare le postazioni di rendita è combattuta con tutti i mezzi e senza badare a spese: solo per Palermo, dicono le stime, sono stati bruciati in campagna elettorale nove milioni di euro.
Liste e candidati nei capoluoghi
Sono cinque i candidati a sindaco di Palermo e 32 le liste presentate alla scadenza dei termini per le comunali nel capoluogo siciliano.
- Diego Cammarata (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc, Movimento per l’Autonomia, Azzurri per Palermo, Nuova Sicilia, Vizzini per Palermo, Palermo per l’autonomia, Donne giovani di centro, Autonomia e Libertà , Mis, De Gregorio-Italiani nel mondo, Rappresentare Palermo, Dc)
- Leoluca Orlando (Verdi, Idv, Dl, Ds, Sinistra europea, Nuova Italia unita, Palermo libera per Orlando sindaco, Sindaco Orlando, Sicilia democratica-Fronte nazionale siciliano, Sicilia federale, Pdci, I riformisti, Grande Palermo con Orlando sindaco, Udeur)
- Andrea Piraino (Italia di Mezzo, Salviamo Palermo)
- Massimo Costa (Movimento politico per i siciliani)
- Giovanni battista zampardi (Forza Nuova)
Sei i candidati a sindaco di Agrigento e 19 le liste presentate per le comunali nella città dei Templi.
- Enzo Camilleri (FI, Udc, An, Mpa, Italiani nel mondo, Pri, Nuovo Psi, Ama Agrigento)
- Marco Zambuto (Udeur, Ds, Marco Zambuto sindaco, Agrigento biancazzurra, Nuova Agrigento).
- Nello Hamel (Città Futura, Dl)
- Calogero Miccichè (Uniti per Miccichè sindaco - la lista comprende Verdi e Idv)
- Rosalda Passarello (L’Unione - la lista comprende Sdi, Prc, Pdci)
- Antonio Calamita (Nuovi Orizzonti)
I candidati a sindaco di Trapani per le elezioni del 13 e 14 maggio sono sette.
- Domenico Fazio (Fazio sindaco, FI, An, Mpa, Udc, Democrazia per le autonomie)
- Mario Buscaino (Ds, Dl-Udeur, Sdi, Buscaino sindaco, Buscaino giovani, Trapani nuova)
- Giuseppe ortisi (A sinistra, Uniti per Trapani)
- Natale Salvo (Partito umanista)
- Carlo Foderà (Autonomia e libertà )
- Vito Mannina (I moderati-Italiani nel mondo)
- Giuseppe Vultaggio (Dc)
Sono sei i candidati alla presidenza della Provincia di Ragusa per le elezioni del 13 e 14 maggio.
- Franco Antoci (Fi, An, Udc, Mpa, Pri, Nuovo Psi-Alleanza popolare, As, Dc)
- Giuseppe Barone (Ds, Dl, L’altra Provincia)
- Giuseppe Di Natale (Idv-Verdi, Pdci-Socialismo e libertà , Prc)
- Pasquale Ferrara (Sdi, I socialisti)
- Mario Coco (Insieme per la Sicilia)
- Giuseppe Caldarera (Udeur).