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Caso Eluana, il giudice: “Sentenza esecutiva”. A Udine sono pronti: “Morirà qui”.

Giuseppe Englaro mostra la foto di sua figlia Eluana in un'immagine di repertorio del 25 aprile 2002
A voler mettere una parola definitiva sul caso di Eluana, è il giudice della prima sezione civile della corte d’appello di Milano, Filippo Lamanna: “Il decreto (del luglio scorso, ndr) non ha bisogno di alcuna ulteriore certificazione di esecutività perchè la legge dice che tutte le volte che un provvedimento giudiziario non è più soggetto a impugnazione diventa definitivamente esecutivo”.

Sono parole dell’estensore della sentenza con cui Beppino Englaro era stato autorizzato a interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali che da quasi 17 anni tengono in vita la figlia, in stato vegetativo permanente.
Il giudice ha spiegato che, nel caso specifico, il decreto del 9 luglio era già esecutivo e che, dopo il provvedimento dello scorso 11 novembre della Cassazione, che ha dichiarato inammissibile l’impugnazione della Procura Generale, è diventato definitivamente esecutivo. Comunque i legali di Englaro, ha precisato il magistrato, eventualmente possono chiedere alla cancelleria della Corte d’appello una attestazione che il provvedimento non è più soggetto a impugnazione e, di conseguenza, è esecutivo.
La precisazione del magistrato è una risposta indiretta al ministro della Salute, Maurizio Sacconi, che aveva diramato un atto di indirizzo per impedire di fatto alle strutture sanitarie private di praticare l’interruzione della idratazione e della nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo. Un’azione, quella del ministro, che ha raccolto il plauso degli ambienti cattolici e delle forze politiche del centrodestra, ma che ha ricevuto critiche dal mondo laico e dai gruppi che si battono per i diritti civili. Lo stesso ministro è tornato ad intervenire dopo la diffusione delle parole di Lamanna da parte dei media, facendo presente che “certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili”.
Sacconi lo ha detto replicando da Bruxelles ai giornalisti gli chiedevano se la Casa di cura “Città Udine”, dove Eluana deve essere trasferita, rischia di perdere la convenzione con il servizio sanitario nazionale se esegue la sentenza della Cassazione per lo stop all’alimentazione forzata.

Infatti “Eluana Englaro morirà a Udine”, ha fatto sapere l’amministratore delegato della casa di cura , Claudio Riccobon. D’altronde la struttura si era detta disponibile ad “assistere” Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio in Friuli, come auspicato dalla famiglia. L’iter però sembrava dover subire un altro, doloroso, stop: “Avevamo indetto la conferenza stampa per questa mattina” ha detto Riccobon “perché a quest’ora avrei confermato il ricovero della signora Englaro, affinché quanto stabilito dall Corte d’appello di Milano fosse messo in atto. Come sapete, così non è avvenuto”. Però: “Abbiamo sospeso temporaneamente l’iter, in attesa che i legali che tutelano Eluana Englaro e la sua famiglia dimostrino che l’incursione del ministro Maurizio Sacconi non intacca la validità del decreto della Corte d’appello di Milano e della Corte di Cassazione”.
L’ad della casa di Cura di Udine ha comunque riferito che “è già pronta una equipe di 20-25 professionisti, tutti esterni alla strutturà, per assistere Eluana. Una equipe” ha concluso “che lavorerà su base volontaria e gratuitamente”. “Non appena il provvedimento del ministro Maurizio Sacconi si rivelerà inefficace, come i legali della famiglia Englaro ritengono, Eluana sarà trasferita a Udine”, ha aggiunto Riccobon. Nella struttura convenzionata con il servizio sanitario regionale, “saranno quindi prestate le cure richieste per quell’accompagnamento decoroso, ha aggiunto, stabilito dalla Corte d’Appello di Milano”.
Eluana Englaro, secondo quanto si è appreso a Udine, potrebbe lasciare la clinica di Lecco già entro la fine di questa settimana. Il decorso alla casa di cura di Udine, secondo alcune previsioni, potrebbe durare circa quindici giorni. “Ora la questione è legale, o meglio giuridica. Noi confermiamo la nostra disponibilita’ ma in un percorso chiaro dal punto di vista legale. Saranno i legali della famiglia a decidere quando. Noi siamo pronti”.

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Forleo, cacciata all’unanimità: il Csm decide il trasferimento

Il Gip di Milano, Clementina Forleo | Ansa
Tutto come previsto: la prima commissione del Csm ha aperto all’unanimità la procedura di trasferimento d’ufficio, per incompatibilità, nei confronti del Gip di Milano, Clementina Forleo.
Già nei giorni scorsi si era verificata “una convergenza di opinioni” tra i consiglieri del Csm a favore dell’avvio della procedura. E se il giudice milanese si era trincerata dietro un “niente da dire”, a parlare è stata la sua amica e legale Giulia Bongiorno, dicendosi certa “dell’assoluta correttezza” della sua assistita.
A spingere il Csm su questa strada sarebbe stato soprattutto l’impatto che hanno avuto nell’ambiente giudiziario le dichiarazioni di Forleo sul presunto complotto ai suoi danni. Denunce che non hanno trovato riscontro negli accertamenti compiuti dalla Prima Commissione che, oltre alla diretta interessata, ha ascoltato i vertici degli uffici giudiziari di Milano. Ma il problema non è solo l’assenza di riscontri.
“Le sue dichiarazioni, eccessive, forzate e gravissime, hanno creato preoccupazione negli ambienti giudiziari e sono state lesive dell’immagine dei magistrati di Milano, che si sono sentiti offesi”, ha spiegato la vicepresidente del Csm Letizia Vacca. Insomma, si è determinata una situazione di “disagio”, ma anche di “isolamento” del gip di Milano, a partire dal suo stesso ufficio. Sull’apertura della procedura potrebbero aver pesato anche - racconta un altro consigliere - i rapporti non facili persino con il personale amministrativo. “Il nostro problema è riportare la serenità negli uffici giudiziari di Milano. Lo spirito che ci muove non è certo persecutorio nei confronti di Forleo” assicura Vacca, che intanto però pronuncia un giudizio durissimo sul magistrato milanese e sul pm di Catanzaro Luigi De Magistris, anche lui, nei prossimi giorni, oggetto di una pronuncia della Prima Commissione: “Sono cattivi magistrati”. “Dire ‘ho fatto il nome di D’Alema e per questo mi perseguitano, non è un sillogismo che può valere. Questa non è una magistratura seria” incalza Vacca “e questi comportamenti sono devastanti. I magistrati devono fare le inchieste e non gli eroi; altrimenti sono figure negative”.
Nella scorsa settimana il Procuratore Generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, ha promosso nei suoi confronti l’azione disciplinare per i contenuti dell’ordinanza con cui il gip chiese alla Camera l’autorizzazione a utilizzare le telefonate tra parlamentari e alcuni indagati nell’inchiesta sulle scalate bancarie.

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