“Credo che in Italia sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c’è in vari paesi europei rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea quale strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazi-fascismo.
Da Helsinki, nella sua seconda giornata della visita di Stato, il presidente prima di lasciare la Finlandia, ha risposto alle domande dei giornalisti. Quando gli è stato chiesto di chiarire l’affermazione secondo la quale rimangono nel nostro Paese ”questioni aperte per quello che riguarda la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutte le componenti della società nei principi e nei valori della Costituzione Repubblicana”, Napolitano ha risposto : “Non ho detto che in Italia manchi più che in altri paesi la tensione per l’integrazione europea. Come ho ribadito tante volte in questi giorni, nella stessa chiave, ho ribadito per l’Italia l’esigenza di un forte moto di patriottismo costituzionale.
Penso che ci siano tutte le condizioni”, ha aggiunto,”perché si vada verso questo comune riconoscimento dei valori e dei principi della nostra Costituzione. Questo discorso”, ha chiarito, “non ha nulla a che vedere con quello che riguarda le possibili, necessarie e concertate modifiche della seconda parte della Costituzione. Quindi ho considerato con grande favore il fatto che nelle scuole primarie fra gli insegnamenti si introduca la disciplina ‘Cittadinanza e Costituzione”’.
”Mi auguro” ha concluso “sia l’inizio di uno sforzo maggiore della cultura, della politica, dell’informazione. Non so se nel celebrare il 60esimo anniversario della Costituzione si sia fatto abbastanza per mantenere gli impegni. Prima di chiudere l’anno non dobbiamo ancora considerarci pienamente soddisfatti”.
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Al Trattato d’Europa ha detto sì anche l’Italia. O meglio: il suo Parlamento. L’ultimo pass doveva venire (ed è avvenuto) stamattina dalla Camera, dopo che il documento era già passato al Senato.
Anche la Lega ratifica, ma non partecipa all’applauso corale di Montecitorio. Ma dopo le minacce dei minsitri Bossi e Calderoli nei giorni scorsi, al momento del voto i brindisi con birra Guinness e gli scetticismi antieuropei dei leghisti sono rientrati nei ranghi. E deputati e senatori del Carroccio hanno seguito le indicazioni del premier Berlusconi. Nonostante avessero festeggiato per la bocciatura del testo nel referendum irlandese.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha commentato: “Con il voto unanime della Camera, che si aggiunge a quello altrettanto unanime del Senato, oggi c’è l’espressione di una bella pagina dell’antica tradizione parlamentare del nostro Paese che è cofondatore dell’Unione europea”. Fini aveva manifestato il “piacere di unirsi all’applauso corale dell’aula” quando Emanuele Fiano del Pd ha urlato: “Ma quale corale: la Lega non ha applaudito”. Da qui la scelta di Fini di dirsi soddisfatto per “l’approvazione unanime”.
Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha espresso a nome del Governo grande soddisfazione per il voto all’unanimità della Camera. “Si tratta” ha detto Berlusconi “di un risultato particolarmente importante che ha visto tutto il Parlamento e il Governo uniti a sostegno di un progetto di grande rilevanza. È il contributo dell’Italia al rilancio dell’Europa che sta attraversando una fase di difficoltá. L’auspicio è che il voto di oggi possa servire anche agli altri Paesi che ancora devono completare l’iter parlamentare”.
Soddisfatto anche il presidente della Repubblica: “L’approvazione unanime della legge di ratifica del Trattato di Lisbona” ha detto in una nota Giorgio Napolitano “rappresenta un titolo d’onore per il parlamento italiano e un fattore di rinnovato prestigio per il ruolo europeo del nostro paese”. Il presidente ha poi lodato l’unità del parlamento in un momento “cruciale per l’avvenire del paese”.
Anche se è l’avvenire del trattato stesso a essere incerto: nelle clausole con cui era stato predisposto si prevedeva che dovesse essere approvato da tutti i 27 stati Ue. Con la bocciatura irlandese, però, si sono aperti nuovi scenari.”Mi auguro” ha concluso Napolitano “che il voto italiano stimoli il completamento del processo di ratifica prima dell’avvio della consultazione elettorale per il Parlamento europeo”.
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Varata la Finanziaria in nove minuti e mezzo, il Cavaliere oggi va in Europa, al Consiglio Europeo per darle un “drizzone”.
Questa è la parola usata dal premier, Silvio Berlusconi, intervenendo all’assemblea annuale di Confcommercio. Per il premier l’Europa “dove torno oggi dopo due anni ha fatto un passo indietro. È arretrata”. Quindi ha spiegato le motivazioni che per lui sono di leadership: “C’era un gruppo di persone, Tony Blair, Aznar, Chirac, Schroeder”. Che oggi non ci sono più: insomma, l’Europa rischia di essere quella dei burocrati.
Ed è questa la motivazione ha aggiunto Berlusconi che ha portato l’Irlanda a respingere il Trattato di Lisbona a cui il premier ribadisce l’importanza: “Daremo indicazioni di approvare il Trattato di Lisbona” ha detto Berlusconi davanti all’Assemblea di Confcommercio “così avremo 26 approvazioni mentre l’Irlanda dovrà dare una sua diversa valutazione”.
Parole che potrebbero essere un problema con l’alleato Lega che nei giorni scorsi aveva festeggiato per il no irlandese al trattato di Lisbona? Il senatore Sergio Divina a proposito della Ue manda subito una nota: “La perdita di sovranità, che scaturisce dai trattati messi a punto dai tecnocrati di Bruxelles si potrebbe anche accettare, se come contraltare ci fosse una ‘federazione europea’ riconosciuta e in grado di rispondere efficacemente alle esigenze dei vari popoli. Ma - rileva il vicepresidente della commissione esteri - poiché così non è, non ci possiamo scagliare contro quei Paesi che col referendum hanno fatto sentire la loro vera opinione. Pertanto - aggiunge Divina - chi accusa la Lega di scarso senso europeista ha come risposta che la Lega sarà sempre dalla parte dei popoli”.
Un’Europa dei popoli che anche Berlusconi sostiene: “Con il referendum irlandese si è verificato quello che temevamo: l’Unione è sentita come l’Europa delle burocrazie. Per noi va approvato il Trattato di Lisbona da tutti e 26 i Paesi, ma poi bisogna andare verso un’Europa dei popoli e della gente, cosa che oggi non è assolutamente”.
Insomma il Cavaliere dopo lo slogan vincente della campagna elettorale di aprile, scende in campo per “Rialzati, Europa”. Una mission che Berlusconi dice di poter svolgere tranquillo, visto che in Italia “c’è un governo, una squadra composta di persone giovani e competenti, che rappresenta la classe dirigente del futuro”.
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Sì, ma con riserva. Il sì è del consiglio dei minsitri; la riserva è della Lega. Il tema: il disegno di legge per la ratifica del Trattato di Lisbona, che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea.
A riferire tutte le perplessità del Carroccio è il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, lasciando Palazzo Chigi al termine della riunione. Il ministro pur ammettendo che il nuovo trattato risulti “notevolmente migliorato” rispetto al testo originario varato dalla Convenzione parla di “una cessione di sovranità pesante”. E pertanto il Carroccio pensa ad una legge costituzionale “ad hoc” che consenta al popolo italiano di esprimersi attraverso un referendum.
Esattamente come succederà in Irlanda il 12 giugno prossimo: un appuntamento da molti considerato l’incognita più grande sul completamento del processo di ratifica del trattato. Nonché l’unica, sicura, consultazione popolare rimasta sulla strada del trattato capace di tenere tutti con il fiato sospeso: nel 2005 il “no” dei cittadini francesi prima e quello degli olandesi poi affossarono in maniera irreversibile il trattato costituzionale.
Eppure le perplessità leghiste sono state subito additate dagli esponenti dell’opposizione: “La destra che ha vinto (le elezioni di aprile, ndr) non è un’invincibile armata; ci sono contraddizioni rilevanti tra Lega Nord e Pdl. E il loro progetto non è all’altezza dei bisogni dell’Italia”, ha fatto notare il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd). Mentre il leader Udc Lorenzo Cesa valuta che la Lega Nord “mette a repentaglio la politica estera del Paese”.
Ci sono voluti circa due anni e una maratona negoziale memorabile, svoltasi in occasione del Consiglio europeo del giugno 2007, per ridare all’Europa, attraverso il trattato di Lisbona, la prospettiva di realizzare quelle riforme istituzionali necessarie per rispondere alle nuove sfide dell’allargamento dei confini dell’Unione e a quelle che devono essere fronteggiate sui fronti della politica estera, dell’economia e dell’immigrazione.
Il primo Paese ad aver ratificato il nuovo trattato è stata l’Ungheria, seguita a ruota dalla Slovenia, Paese che detiene, fino al 30 giugno, la presidenza di turno dell’Ue. Alcuni degli altri partner dell’Unione ad aver già aderito a Lisbona sono: Malta, Romania, Bulgaria, Polonia, Slovacchia, Portogallo, Danimarca, Austria, Lettonia e Lituania.
La Gran Bretagna, che in sede di negoziato ha ottenuto diverse, importanti esenzioni (opting out) rispetto alle disposizioni previste dal nuovo trattato, deve ancora ratificarlo, ma il rischio che l’approvazione venga subordinata allo svolgimento di un referendum è stato definitivamente disinnescato.
Il trattato di Lisbona dovrebbe entrare in vigore all’inizio dell’anno prossimo e, sebbene depotenziato - almeno nominalmente - rispetto alla precedente progetto di Costituzione, prevede l’introduzione di importanti novità. Come l’istituzione della figura del presidente permanente dell’Ue che resterà in carica per due anni e mezzo e potrà essere riconfermato per un secondo mandato. E il potenziamento delle funzioni dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza (il cosiddetto PESC), che sarà anche vicepresidente della Commissione europea. Previsto poi un marcato ampliamento delle materie sulle quali il Consiglio dei ministri Ue potrà decidere a maggioranza e non più all’unanimità e un potenziamento dei ruoli del Parlamento europeo e di quelli nazionali.