

C’era una volta, verso la metà degli anni Quaranta del secolo scorso, un giornalista napoletano di nome Guglielmo Giannini. Era sufficientemente spregiudicato e anticonformista da avere l’intuizione di dare retta e sfogo a moti di pancia molto diffusi tra gli italiani: la frustrazione, l’invidia e la sfiducia verso il sistema. Per questo fondò un agile settimanale, chiamato L’Uomo qualunque contro il fascismo, il comunismo, e un movimento a esso collegato, Il Fronte dell’uomo qualunque. Entrambi si nutrivano della diffidenza, dell’indignazione, dell’ostilità , del disprezzo piccoloborghese per la cultura, la democrazia, la politica, le nuove caste del potere. In un paese distrutto e disorientato dalla guerra mondiale e civile, Giannini s’inventò il mito dell’antipolitica ed ebbe un certo successo anche alle elezioni. Ma poi il sistema dei partiti di massa come la Democrazia cristiana, i comunisti e i socialisti, si presero la rivincita, se lo ingoiarono in un boccone e la sua parabola da duro e puro inevitabilmente sprofondò nell’imperdonabile fossa dell’ingenuità . Continua
- Giovedì 22 Luglio 2010

Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati













