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Esodo: dicesi di popolo in movimento, migrazione, trasferimento da un posto ad un altro. Ma si può ancora parlare di “esodo” natalizio per le vacanze, in tempo di crisi?
Pare di sì, nonostante qualche calo. Che sia nella tranquillità famigliare o sulle piste da sci, in una località esotica o in una città d’arte, gli italiani non rinunciano a viaggiare durante le feste. Anche a costo di indebitarsi, sottoporsi a blitz più stressanti di una strigliata del capoufficio, affrontare code in autostrada, cancellazioni di aerei e ritardi dei treni. La prima grossa ondata di partenze è attesa per stasera, in concomitanza del ponte natalizio. Ma le stime su quanti saranno i nostri connazionali in movimento sono contrastanti:
Per l’Isnart (l’Istituto nazionale per le ricerche turistiche), le partenze sono in calo: sono poco oltre sette milioni gli italiani che hanno pianificato una vacanza a dicembre, pari al 14,9% della popolazione, cui si aggiungeranno probabilmente, all’ultimo momento, il 7,5% di indecisi. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso l’Isnart registra una contrazione del 14%, con un milione in meno di partenze. Il motivo sta nella congiuntura sfavorevole che sta attraversando l’Italia: il 42,9% degli italiani non andrà infatti in vacanza per motivi economici. Secondo un’indagine Confesercenti-PublicaRes-Swg sulle intenzioni dei consumatori invece saranno circa 15 milioni gli italiani in viaggio per le festività natalizie, due milioni in più rispetto al 2007. E spenderanno circa 9 miliardi di euro (1,3 miliardi in più dello scorso anno).
Viaggiare sì, ma dove? Sempre secondo l’Isnart chi si permetterà un viaggio privilegerà soprattutto il l’Italia (dove si concentreranno il 72,1% dei flussi) e in modo particolare Trentino (11,3%) seguito da Toscana (7,7%) e da Lombardia (6,8%). Per quanto riguarda le destinazioni estere, l’Isnart segnala il primo posto della Francia con il 4%, seguita da Austria (3,2%) e Spagna (3,1%). L’ associazione dei consumatori Telefono blu parla di un calo del 20 per cento delle richieste sull’ estero e del 15 sulle località italiane mentre le agenzie di viaggio stimano un dieci per cento in meno, sperando in un recupero sul Capodanno.
Sarà un Natale casalingo e familiare, insomma, più per economia che per scelta. La stima degli addetti del settore è che tra viaggi “di piacere” e di “ricongiungimento familiare” alla fine si muoveranno 4 italiani su 10.
Se molti devono rinunciare alla settimana bianca, sono almeno altrettanti quelli che si concederanno una vacanza a cinque stelle: le prenotazioni in agenzie di viaggio per i resort di lusso non hanno registrato cali. E anche nelle località più modaiole del turismo invernale la crisi non ha colpito duro: Cortina d’Ampezzo si presenta con il suo tradizionale ”tutto esaurito”. Negli alberghi della conca, ormai tutti aperti, è difficile trovare un posto letto per le prossime notti. Segnalato in crescita il turismo rurale: con circa il 7 per cento dei vacanzieri che per Natale e/o Capodanno alloggerà in agriturismo la previsione è per un aumento della vacanza in campagna favorita anche dai prezzi che sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Lo afferma la Coldiretti sulla base dell’indagine Confesercenti-Swg. Ma la percentuale che salirà di più sarà quella di chi alloggerà presso amici e parenti (30%), seguita da un 25% che sceglierà come soluzione l’albergo o la pensione. Cresce dell’11% il numero degli italiani che si affideranno ai bed and breakfast.
Natale con i tuoi: più riposo e relax che voglia d’evasione, questo si aspetta la maggioranza dei vacanzieri, ma attenzione, questo scenario soporifero non è del tutto veritiero, se SpeedVacanze.it, il primo tour operator specializzato in viaggi per cuori solitari, ha fatto registare un aumento delle prenotazioni del 28% rispetto al 2007.
Ma come si muoveranno i viaggiatori natalizi? Già assegnate renne e slitta, rimangono tre opzioni: treno, auto e aereo.
TRENI - Le Ferrovie dello Stato, in vista della mobilità straordinaria di Natale, hanno intanto potenziato i servizi di assistenza nelle principali stazioni ferroviarie e tutti i presidi delle sale operative centrali e territoriali. In un comunicato, Trenitalia stima in 6 milioni il numero di italiani che sceglieranno il treno per spostarsi: “boom di viaggiatori sull’Alta Velocità Roma - Milano, stazioni affollate soprattutto a Roma, Firenze, Napoli e Bari, traffico ferroviario regolare, 70 treni speciali fino all’Epifania”. L’offerta ordinaria rispetto allo scorso anno vede aumentate del 50% le corse lungo la dorsale Milano-Roma-Napoli, dove viaggiano oggi 50 treni al giorno ad Alta Velocità e sono stati introdotti nuovi servizi veloci tra Roma e Genova, Venezia, Verona, Bari, Lamezia. E sarebbe proprio l’Alta Velocità tra Roma e Milano, in questo periodo natalizio, spiega Trenitalia, a segnare un vero boom di prenotazioni. Da novembre l’aumento medio di viaggiatori tra Roma e Milano è stato di circa il 30%, con la crescita più significativa in prima classe, dove l’aumento ha toccato punte del 35%. Sono stati infatti oltre 63.000 i passeggeri che a Roma e a Milano, dal 14 dicembre, sono saliti a bordo del Frecciarossa e 25.000 quelli che, ad oggi, hanno già prenotato un posto sugli AV Fast, i treni no-stop Roma - Milano, fino ai primi di gennaio.
AEREI - La crescita del treno per i viaggi nella penisola si spiega anche con l’incertezza che ormai accompagna il nome “Alitalia“ nei pensieri di chi si accinge a organizzare un viaggio: dopo l’ennesima giornata nera di ieri, con quasi 80 voli cancellati a Roma-Fiumicino, oggi la situazione resta tesa: le incertezze e gli errori di Cai nelle assunzioni per la nuova compagnia hanno messo sul piede di guerra i lavoratori di terra. La conseguenza? Assemblee fiume, ritardi, bagagli ammucchiati e voli cancellati. La promessa del presidente dell’Enac Vito Riggio è che entro oggi tutti i passeggeri rimasti bloccati a Fiumicino dovrebbero riuscire a rimettersi in viaggio. Non si segnalano al momento particolari disagi in altri aeroporti e con altri operatori.
AUTO - Il calo del prezzo della benzina può aver convinto molti a mettersi alla guida per gli spostamenti prenatalizi. Il flusso massimo è atteso tra stasera e domani. Al momento sul sito di Autostrade sono segnalate code in uscita da Milano in direzione Venezia, traffico congestionato sulla Milano-Napoli tra Roma e il capoluogo campano, rallentamenti intorno a Firenze e in uscita da Bologna. Le grandi città si svuotano lentamente. Autostrade raccomanda cautela per la nebbia in pianura Padana.
Sì, viaggiare. Anche in tempi di magra. Anche per il Meteo dovrebbe favorire gli spostamenti della vigilia. Il bel tempo di questi giorni sembra sia destinato a uscire di scena proprio in concomitanza del Natale. Il 25 infatti secondo le previsioni si avrà un generale peggioramento delle condizioni atmosferiche in concomitanza con l’arrivo di un fronte freddo continentale, accompagnato da temperature in sensibile calo e precipitazioni sparse, più probabili ed intense lungo il settore adriatico. Al Nord il tempo risulterà prevalentemente soleggiato, con alcune nevicate sporadiche. Precipitazioni più intense invece al centro e al sud, ma non si dovrebbero raggiungere i livelli delle scorse settimane. Un parziale miglioramento è atteso per domenica 28. Sperando che l’inizio del 2009 sia baciato dal sole.
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È tornata la neve.
Il maltempo sta interessando circa settecento chilometri di autostrade in Piemonte, Liguria e Lombardia e, secondo una nota di Autostrade per l’Italia, i disagi alla limitazione sarebbero per ora limitati. Milano, si è svegliata sotto un manto bianco di circa cinque centimetri. La neve è iniziata a cadere intorno a mezzanotte circa e alle 7 le circonvallazioni erano già intasate dai numerosi automobilisti che hanno deciso di muoversi prima del solito. Sulle strade le auto procedono a passo di marcia. Una trentina gli interventi dei vigili del fuoco, soprattutto per alberi caduti.
Le intense nevicate stanno riguardando più in generale circa 700 chilometri di autostrade in Piemonte, Liguria e Lombardia. La perturbazione sta interessando principalmente la A6 Torino - Savona, la A26 Genova Voltri - Gravellona Toce, la A7 Genova - Serravalle, la A8 Milano - Varese, la A9 Linate - Como Chiasso. Nevica debolmente anche sull’Autostrada del Sole, tra Milano e Parma, sulla A4 Milano - Brescia, sulla A24 Roma-L’Aquila tra Carsoli e Assergi e sulla A25 dall’allacciamento con l’A24 e Avezzano. Si registra inoltre nevischio sulla A10 tra Celle Ligure e Savona e sulla A12 tra l’allacciamento con l’A7 e Genova Nervi. Al momento viene attuato il fermo temporaneo dei mezzi pesanti sulla A6, sulla A7 e sulla A26 , con successivo servizio di “navetta” dei mezzi pesanti da parte dei mezzi sgombraneve. La situazione, in autostrada, appare però abbastanza tranquilla.
E il maltempo sta causando disagi anche in alcuni aeroporti.
Operativi, ma con gli inevitabili disagi causati dalla abbondante nevicata, gli scali milanesi di Linate e Malpensa. La necessità di ripulire continuamente le piste provoca ritardi, ma al momento - assicurano alla Sea - non c’è stata nessuna cancellazione, solo sospensioni e ritardi. Che a Linate - dove quattro voli in arrivo sono stati dirottati su Malpensa - sono più consistenti visto che lo scalo dispone di una sola pista. Più contenuti invece a Malpensa, provvista di due piste che possono funzionare alternativamente. Per fronteggiare l’emergenza, Sea ha messo all’opera una vera e propria task force: oltre 100 uomini e altrettanti mezzi a Linate e 750 uomini e 273 mezzi a Malpensa.
Passeggeri infuriati all’aeroporto torinese di Caselle. A causa della neve, il volo AP6347 diretto a Roma delle 6.45 è stato posticipato perché, secondo il racconto fornito dalla società ai passeggeri, il comandante è bloccato a casa, a San Carlo Canavese, dalla neve.
Ecco le previsioni fino alle 24. Al Nord: cielo molto nuvoloso o coperto con precipitazioni diffuse, a carattere nevoso a quote basse su Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Emilia e Trentino-Alto Adige, ma con tendenza ad aumento della quota neve. Dal primo pomeriggio le precipitazioni si intensificheranno sulle regioni di nord-est risultando più abbondanti su Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Al Centro e sulla Sardegna: molto nuvoloso o coperto con precipitazioni diffuse, a carattere temporalesco sull’isola e sulle regioni tirreniche. Le piogge risulteranno di forte intensità su Toscana e Lazio. Al Sud e sulla Sicilia: molto nuvoloso ovunque con precipitazioni sparse a carattere di rovescio o temporale sul versante tirrenico, più intense su Campania e Calabria dal pomeriggio. Temperature: in diminuzione al nord, in aumento sia nei valori minimi che massimi al centro-sud.
(Credits: Francesco Zedda)
Più di una volta su tre (ovvero nel 37% dei casi) i treni pendolari si fanno attendere per oltre cinque minuti. È quanto emerge dai risultati di un’indagine di Legambiente su oltre 1.400 treni pendolari in arrivo nelle stazioni di Milano, Torino, Verona, Genova, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Palermo.
Dall’11 al 14 novembre, nella fascia oraria 7-10, i volontari di Legambiente hanno controllato gli arrivi in stazione nell’ ambito di Pendolaria, campagna che punta i riflettori sui problemi di chi viaggia in treno e sulla necessità di un rilancio del trasporto ferroviario locale. I dati sono stati rilevati prendendo come orario d’arrivo l’effettiva discesa del passeggero dal treno, diversamente da quanto previsto dal criterio applicato in tutta Europa per cui è l’orario d’arrivo del treno sul marciapiede quello che conta.
Il rilevamento però, coerentemente con criteri condivisi dal Gruppo Ferrovie dello Stato con le Associazioni dei Consumatori nell’ambito di un apposito tavolo di confronto sulla puntualità, ha preso in considerazione solo i ritardi superiori ai cinque minuti.
Dei 1.438 treni monitorati, 534 sono arrivati con oltre cinque minuti di ritardo. Primato negativo a Palermo con il 48% dei convogli fuori orario, seguita da Napoli (47%), Milano (43%), Roma (42%) e Bologna (36,9%); nel fanalino di coda si posizionano Genova (36,33%), Verona (33,33%), Torino (29,03%) ed infine Bari (12,6%).
I sindacati hanno annunciato uno sciopero di tutti i ferrovieri per il 28 novembre prossimo, per protestare contro il licenziamento del macchinista delegato alla sicurezza, Dante De Angelis. “Il giorno di ferragosto” spiega una nota “è stato licenziato il macchinista, delegato alla sicurezza, Dante De Angelis, per aver rilasciato una ovvia e doverosa dichiarazione sui gravi incidenti accaduti ai treni Eurostar nei mesi precedenti. Il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, con due precettazioni del tutto pretestuose ci ha già costretto per ben due volte (il 26 settembre e il 29 ottobre) a rinviare lo sciopero contro questo provvedimento, nonostante fosse stato sempre proclamato nel pieno rispetto di tutte le regole. Ma, sempre nel rispetto delle regole, abbiamo differito ancora lo sciopero al 28 novembre per il reintegro immediato del nostro compagno di lavoro ingiustamente licenziato. Auspichiamo, per il prossimo futuro, un ministro meno accondiscendente alle deprecabili scelte del gruppo FS e di maggior garanzia istituzionale nel rispetto delle leggi e della Costituzione, anche nei confronti dei lavoratori”. Parlando del management di Fs la nota aggiunge: “Con la stessa cieca indifferenza autoritaria con cui sopprime treni e fermate, aumenta il prezzo dei biglietti, maltratta e querela i pendolari, la dirigenza persevera in un atteggiamento di totale chiusura e non intende ancora revocare un licenziamento, evidentemente ingiustificato, che da tutti, viaggiatori, forze politiche e sindacali, giuristi, organi di stampa e da una moltitudine di semplici cittadini, viene considerato un atto iniquo e persecutorio”.
Lo sciopero inizierà alle 9 per finire alle 17.
Via libera ai cani di taglia media e grande sui treni, se il padrone avrà con sé il certificato dell’anagrafe canina. L’allarme lanciato a fine settembre è rientrato in via definitiva e questa volta è ufficiale: i quattrozampe potranno continuare a viaggiare con i loro padroni sui treni. Ma alcuni cani resteranno ancora a terra, come i Bulldog, i Rottweiler e i Pitbull (in tutto 17 razze canine considerate pericolose): non potranno salire sui vagoni per evitare di creare disagio ai passeggeri non abituati alla convivenza con i cani “reattivi”, così come sono stati definiti nelle nuove norme.La nuova ordinanza entrerà in vigore il prossimo primo dicembre ed è stata presentata dal sottosegratario al Welfare Francesca Martini e dal sottosegretario al Turismo Michela Brambilla assieme ai dirigenti di Trenitalia. I cani di piccola stazza, i gatti e altri piccoli animali da compagnia dovranno viaggiare nei trasportini e avranno libero accesso a costo zero su tutti i treni esclusi gli Eurostar che raggiungono i 250 chilometri orari, perché giudicati non idonei alla salute dei piccoli animali (ammessi in questo caso solo i cani guida per non vedenti). Per quelli di taglia media e grande c’è l’obbligo della museruola, del guinzaglio e potranno salire pagando un biglietto di seconda classe ridotto del 50%. Per loro ci saranno degli spazi appositi per non creare disagio agli altri passeggeri: nell’ultima carrozza di seconda classe degli Ic Plus, degli Ic e degli Espressi. Le stesse regole valgono per i Regionali dove i cani saranno collocati sulla piattaforma dell’ultima carrozza e dove non si potranno portare i quattrozampe nelle ore di punta dei giorni feriali (dalle 7 alle 9). Trenitalia a ottobre aveva sospeso, grazie all’intressamento del sottosegratario Francesca Martini, l’ordinanza sul divieto di portare i cani di peso superiore ai 6 chili sui treni. Il rischio per il viaggiatore era di pagare una multa da 100 euro. Un provvedimento preso da Trenitalia per dare una risposta al problema delle pulci e delle zecche nei vagoni dei treni e ai numerosi reclami dai clienti sulla presenza dei cani nei treni.
I veterinari dell’Anmvi plaudono all’iniziativa di Trenitalia. “E’ un passo avanti rispetto all’ultima ordinanza di settembre – spiega Carlo Scotti presidente Anmvi – perché si riconosce che gli animali non sono merci. Con questo provvedimento si incentiva la mobilità dei cani tramite il trasporto ferroviario. Positiva anche la creazione di spazi appositi dedicati ai cani, che vanno a favore dei passeggeri che sono infastiditi dalle razze di taglia media e grande”. Ma c’è da risolvere ancora il nodo delle razze considerate pericolose. “Vogliamo ringraziare il lavoro del sottosegretario Francesca Martini che si è adoperata molto per venire incontro alle esigenze di chi ama gli animali. Ora – conclude Scotti - bisogna pensare alle razze canine considerate reattive: una definizione che discrimina le 17 razze cui è vietato salire sui vagoni. Il concetto di reattività infatti è molto soggettivo e dipende dai criteri di valutazione che si adottano”.
Da luglio stop di treni, aerei, bus e metro: i disagi per chi viaggia potrebbero verificarsi sin dal primo week end. I primi a fermarsi saranno i piloti di AirOne, che sabato 5 si asterranno dal lavoro dalle 10 alle 14. Domenica 6 luglio, difficoltà in vista per chi si sposta in treno: il personale del trasporto ferroviario sciopererà per 24 ore, dalle 21 del 6 alle 21 del giorno dopo. Lunedì 7 luglio, invece, disagi in arrivo anche per chi resta in città, con lo stop di 24 ore del personale del trasporto pubblico locale. Nello stesso giorno incroceranno le braccia per 24 ore il personale navigante di cabina di Airone e il personale navigante di cabina di piloti e assistenti di volo Airone Cityliner. Dalle 10 alle 14 saranno fermi anche i piloti di AirOne.
Il 18 luglio ad incrociare le braccia sarà invece il personale Enav, dalle 12 alle 16. Scioperi in vista anche nel settore delle telecomunicazioni: il 4 luglio è in programma un’astensione dei lavoratori Telecom Italia, mentre nella stessa giornata e’ previsto lo stop per l’intera giornata delle aziende pubbliche del settore dell’igiene ambientale. Un’intera giornata di sciopero per le agenzie delle dogane e’ stata infine già fissata per il 7 luglio.

di Daniele Martini
Nel Far West l’assalto al treno veniva condotto a cavallo, oggi in Italia si usano i pitbull. All’inizio di ottobre a Sarzana, al confine tra Liguria e Toscana, contro il macchinista Alfio Di Bella e il controllore Franco Risso è stato lanciato un cane di quella razza considerata pericolosa, aizzato da due energumeni. I ferrovieri si sono difesi come potevano, ma sono stati morsi e non solo sono dovuti scendere dal treno, ma feriti e malconci hanno dovuto lasciare il lavoro per alcune settimane. Da bravi cittadini e ligi dipendenti Fs sono andati alla Polizia ferroviaria di La Spezia per sporgere regolare denuncia, senza troppa convinzione, però, perché lo sanno tutti che gli autori delle aggressioni nove volte su dieci la fanno franca.
Sia per i ferrovieri sia per i viaggiatori muoversi in treno è diventata un’avventura e non nel senso bello e affascinante del termine. Casi come quello di Tor di Quinto a Roma, con una donna massacrata a pochi passi dai binari del trenino della società Metro, purtroppo possono capitare in quella specie di terra di nessuno in cui ormai si sono trasformate molte stazioni, scali merci e convogli lasciati in balìa di ogni tipo di delinquenza. Il numero di molestie, attacchi, furti, aggressioni sta crescendo a vista d’occhio, in controtendenza rispetto agli ultimi anni, come risulta non solo dalle statistiche ufficiali (vedere la tabella in basso), ma anche dai dati non ufficiali fatti circolare sottobanco negli uffici Fs come foglietti di propaganda sovversiva, e dai racconti di ferrovieri, passeggeri, sindacalisti e rappresentanti delle associazioni dei consumatori.
La linea imposta dall’alta dirigenza è tutt’altra: minimizzare e negare, e quando non è possibile, perché l’evidenza alla fine è più forte di tutto, buttarla in sociologia evocando i mali della società di cui le ferrovie sarebbero vittime al pari di tanti altri servizi pubblici. Una posizione che tutto sommato è una mezza verità, perché la mancanza di sicurezza non coinvolge di certo solo i binari e le stazioni. Ma qui è in aumento e sta diventando la norma. E la causa del peggioramento è semplice e disarmante: le Ferrovie hanno completamente tagliato la sorveglianza affidata ai privati.
Il fattaccio è così sempre in agguato su molte linee, soprattutto quelle dei pendolari, sulle quali le fermate si susseguono e per i delinquenti è più facile colpire, nascondendosi tra la folla per poi scendere alla prima occasione.
Sui convogli notturni, spesso totalmente incustoditi, soprattutto nelle tratte del Sud, dilaga invece la violenza organizzata da bande criminali, mentre i viaggiatori attanagliati dalla paura si difendono alla meglio barricandosi nei vagoni letto come fossero a Fort Alamo.
Negli scali merci e nei parchi, infine, i materiali ferroviari ammassati vengono razziati con una sistematica improntitudine che ormai sbalordisce.
Da gennaio a luglio i furti denunciati a bordo dei treni sono cresciuti di quasi il 24 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A fine 2007, secondo una proiezione del ministero dell’Interno, saranno almeno 6.600 i casi segnalati (quelli neanche segnalati saranno molti di più), con una media di 18 furti ogni 24 ore. Mentre se si considera il totale dei furti in ambito ferroviario, cioè se si sommano a quelli commessi sui convogli quelli effettuati nelle stazioni, si arriva alla strabiliante cifra di 30 mila episodi l’anno, 82 al giorno.
Negli anni passati le cose, invece, stavano migliorando: nei primi 6 mesi del 2005 e del 2006 il numero di casi era sceso rispettivamente del 14 e del 9 per cento e gli scippi e i borseggi complessivi si erano attestati su una soglia tra 22 e 25 mila all’anno.
La stessa brusca inversione si sta verificando per le aggressioni ai ferrovieri, soprattutto i controllori, diventati loro malgrado mezzi sceriffi e mezzi esattori da quando sono stati incaricati di applicare le multe ai senza biglietto. Secondo informazioni raccolte dal sindacato Unione generale del lavoro (Ugl), nel primo semestre di quest’anno le aggressioni denunciate dal personale Fs sono state 50 contro i 79 casi complessivi di tutto il 2006 e i 75 dell’anno precedente. Il coordinamento Marche, Umbria e Abruzzo dello stesso sindacato ha stilato un elenco di treni su cui «prestare servizio è potenzialmente pericoloso» e poi l’ha consegnato alla Polizia ferroviaria. Nonostante ciò, proprio su uno di quei convogli segnalati, l’espresso 926 Ancona-Bologna, alcuni giorni fa un viaggiatore è stato aggredito da un tizio che poi ha puntato un coltello a serramanico alla gola di una giovane capotreno e a Rimini è sparito.
Una situazione così preoccupante che ha portato, mercoledì 7 novembre, alla sigla di una convenzione fra il ministero dell’Interno e le Fs, che comporterà una maggiore sorveglianza nelle stazioni e a bordo dei treni più a rischio, a partire da quelli notturni e da quelli regionali e metropolitani.
Lo stato della sicurezza ferroviaria è peggiorato in concomitanza con l’arrivo alla guida del gruppo Fs del nuovo amministratore Mauro Moretti, voluto dal centrosinistra. Ex sindacalista Cgil legato con mille fili a Massimo D’Alema, Moretti, alle prese con un bilancio catastrofico, ha tagliato a destra e a manca, spesso quasi alla cieca, eliminando voci essenziali per il buon funzionamento del servizio e la tranquillità della clientela come, appunto, la sorveglianza. Fino ad allora la tutela della sicurezza era affidata al binomio pubblico-privato basato sulla collaborazione tra società di vigilantes e polizia ferroviaria.
Facendosi forte dei regolamenti in base ai quali la salvaguardia dell’ordine sui treni spetta in via prioritaria alla Polizia di Stato, Moretti ha cancellato dall’oggi al domani i contratti con cinque istituti privati. Una decisione che ha fatto risparmiare alle Ferrovie appena 1,5 milioni di euro per quanto riguarda i treni, ma che in compenso ha spalancato le porte alla delinquenza.
Da quel momento il peso di tutta la sicurezza, dai vagoni alle sale delle stazioni, ai parchi dove viene custodito il materiale rotabile, è ricaduto sulle spalle della Polizia ferroviaria che, evidentemente, da sola non ce la fa. Con 5.250 agenti la Polfer è da anni sotto organico e per di più opera con regolamenti abbastanza datati e un’organizzazione rigida. Considerato che il lavoro è suddiviso in cinque turni (quattro operativi più uno di riposo), in ogni turno non più di 1.000 agenti sono impegnati per la tutela dell’ordine in ambito ferroviario. Sui treni, poi, il numero di poliziotti impegnati si riduce fino a non più di un centinaio per turno, che diventano addirittura meno della metà durante la notte, proprio quando la delinquenza si scatena e i viaggiatori non possono far altro che affidarsi alla sorte.
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Nato a Roma nel 1941, è presidente di Ferrovie dello Stato e dell’Università di Trento. In precedenza lo era stato della casa editrice del Sole 24 Ore, di Ubs Italia corporate finance e Marzotto. Per dieci anni, dal 1990 al 2000, è stato direttore generale della Confindustria. Ha avuto incarichi di insegnamento all’Università La Sapienza di Roma, alla Luiss, alla Cesare Alfieri di Firenze e all’Università di Reggio Calabria. È responsabile scientifico della Fondazione Nord Est e socio di enti morali quali la Società italiana di statistica, l’Istituto Adriano Olivetti di studi per la gestione economica e dell’azienda, l’Istituto affari internazionali. Collabora anche al sito LaVoce.info. Autore di numerosi articoli scientifici e divulgativi, è cavaliere di Gran croce.
Dottor Cipolletta, da quanto tempo non prende un treno?
Ultimamente lo prendo spesso. L’altro giorno sono stato a Venezia e poi a Bologna. Non per una questione ideologica, ma perché è molto più comodo rispetto ad altri mezzi.
Scomodo (e impopolare), almeno per le tasche dei viaggiatori, è invece che aumentino ancora i biglietti (e le multe). Però lei su questo ci ha messo la faccia.
L’ho fatto per senso di realismo, abbiamo le tariffe più basse d’Europa. Senza aumenti non si risanano le Ferrovie. Voglio dire: gli aumenti da soli non bastano, ma sono parte fondamentale di una strategia di valorizzazione del prodotto.
Guardi che se li alzate ancora sarà più competitivo spostarsi in aereo. Già adesso il Milano-Roma con il low cost della Ryanair costa meno.
Quando avremo completato l’alta velocità anche le Ferrovie offriranno dei low cost sui propri treni, ovviamente non nelle ore di massimo traffico. Ma noi operiamo su un settore diverso, non inseguiamo le compagnie aeree.

Il povero Mario Schimberni diceva che nemmeno il Padreterno sarebbe stato capace di risanare le Ferrovie. Si vede che lei si sente un gradino più su.
Se è per questo anche Giulio Andreotti diceva che i manicomi sono pieni di chi si crede Napoleone e di chi vuol risanare le Ferrovie. Io faccio un servizio civile in un’azienda dove negli ultimi vent’anni molti hanno investito e lavorato bene. Speriamo di completare l’opera.
Non era meglio stare al Sole che all’ombra del parastato?
Non sono uscito dal Sole 24 Ore per mia volontà. Sarei voluto rimanere, essere il presidente che lo portava in borsa, poi me ne sarei andato. Ma ormai è acqua passata.
Tra lo zero e il sottozero a che livello metterebbe ora l’indice di gradimento delle Ferrovie?
Mi spiace deluderla, ma credo che stia tornando positivo. Io almeno lavoro per questo.
Lei è un uomo di sinistra. Immagino che voterà alle primarie del Partito democratico.
Penso di sì. Prima però devo capire bene come funziona.
Chi dei papabili: Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta?
Veltroni mi sembra oggettivamente quello che rappresenta di più tutti. Ma ho egual stima anche degli altri.
Migliaia di candidati, centinaia di liste e controliste che hanno fatto emergere screzi feroci e antipatie; non ha la sensazione che quella che voleva essere democrazia dal basso si sta trasformando in una caotica babele?
Non ho una grande competenza in materia, ma pensavo che si sarebbe votato solo per il leader. Ho scoperto dopo che c’era tutto questo ambaradan di cui tener conto.
Cosa farà il suo amico o ex amico Luca di Montezemolo dopo la Confindustria?
Amico, non ex. Sa, tra noi c’è un rapporto franco: quando qualcosa non va, glielo dico in faccia. E questa mi sembra amicizia vera. Detto questo, vedo per lui un possibile futuro nelle istituzioni, a far politica in senso lato. Ma non lo vedo certo alla guida di un movimento o di un nuovo partito.