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Uno dei vagoni coinvolti nell'incidente
UPDATE: Sono 9, non 11 come detto in precedenza, i morti causati dall’incidente ferroviario in Alto Adige
Sarebbero 11 9 i morti all’interno del treno deragliato in Alto Adige - lo ha detto il direttore della Ferrovia della Venosta Helmuth Moroder - e decine sono i feriti. Coinvolto il treno regionale R108 della societàdi trasporti Sad, gestita dalla provincia autonoma, che è deragliato nella zona di Merano, nel tratto della linea tra Castelbello e Laces, in un punto dove i binari attraversano una stretta gola. Il convoglio era partito da Malles alle 8.20 e sarebbe dovuto giungere a Merano alle 9.43. FOTO
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Visualizza Dopo Viareggio: i treni a rischio in una mappa di dimensioni maggioriLa strage ferroviaria di Viareggio occupa tutte le prime pagine. E dopo la cronaca arrivano le inevitabili polemiche. Il Corriere della Sera punta il dito sui nuovi pericoli. Ogni giorno ci sono 35 treni ad alto rischio. Trasportano gas, acido solforico, zolfo. Viaggiano sulla rete ordinaria, spesso di notte.
Anche Il Giornale punta l’attenzione sulla sicurezza. Sicurezza, il libro nero: tre anni di incidenti: si dà conto di motrici deragliate, vagoni di traverso, disastri sfiorati. Salta fuori un dossier elaborato dai macchinisti preposti al trasporto merci su rotaia: un elenco degli incidenti sconosciuti alla cronache e delle tratte più a rischio.
Nella sua edizione in edicola, Il Giornale pubblica anche un’infografica con le zone critiche della rete ferroviaria italiana. Ve la riproponiamo qui in una versione multimediale.
Repubblica mette l’accento sulle polemiche, i controlli mancati, le omissioni da individuare, il j’accuse del procuratore: “Un disastro non per caso”. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo e incendio colposo. Ora dovrà fare luce l’inchiesta aperta dalla procura di Lucca.
Il video un minuto dopo l’esplosione
Le tragedie sfiorate a giugno
Il disastro di Viareggio è stato preceduto, nel mese di giugno, da altri due incidenti avvenuti sempre in Toscana, che hanno bloccato a lungo la linea ferroviaria, sfiorando, in alcuni casi, la tragedia.
6 giugno: un cavo della linea elettrica aerea si stacca e colpisce il locomotore di un treno Intercity partito da Milano, rompendo uno dei finestrini anteriori. Le schegge feriscono al volto, lievemente, uno dei macchinisti. L’incidente succede nella galleria Val di Sambro, tra Bologna e Firenze, in una zona tristemente famosa per le stragi dell’Italicus (1974) e della vigilia di Natale (1984). L’Intercity riesce a uscire dal tunnel e ad arrivare alla stazione di Vernio (Prato), ma un altro treno rimane bloccato in galleria per due ore circa. Pesanti ripercussioni su tutto il traffico ferroviario.
22 giugno: due vagoni di un treno merci deragliano a Vaiano (Prato) urtando un Intercity regionale, ma senza conseguenze per i passeggeri. Uno dei vagoni era una cisterna piena di acido fluoridrico. Il traffico ferroviario rimane bloccato per più di 4 ore e riprende poi su un solo binario, con ritardi enormi.
Le informazioni per chi viaggia
Sono stati attivati tue numeri verdi per rispondere agli inevitabili disagi dei treni dopo l’esplosione a Viareggio. Il numero 800.892.021 attivato dalle Ferrovie dello Stato: informazioni sul servizio dei bus sostitutivi. Il numero verde regionale 800.570.530: informazioni sui ritardi e sui blocchi del traffico ferroviario. Il numero verde 800.732.911 è stato invece attivato dal Comune di Viareggio: qui è possibile avere informazioni “relative all’incidente ferroviario, danni, vittime, interventi”.

LA GALLERY
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Meno di 24 ore di campagna elettorale ed ecco un nuovo siluro contro il premier. Anche stavolta dalla stampa straniera. Il quotidiano spagnolo El Pais pubblica, in esclusiva, nell’edizione di venerdì 5, alcune delle foto scattate di nascosto in Sardegna e messe sotto sequestro. O meglio, scrive lo stesso giornale, “una selezione di fotografie delle feste del Cavaliere che sono state censurate in Italia dopo la denuncia del presidente del Consiglio” (qui l’articolo di Panorama sullo pseudoscoop di Villa Certosa).
Il premier: non ho paura, nessuno scandalo
Berlusconi reagisce subito e non senza sdegno: “Non ho nessuna paura, si tratta di foto innocenti, non c’è nessuno scandalo”, anzi. Poi sbotta: “Questa è una violazione del privato ed una aggressione scandalosa. Le foto ritraggono delle persone che fanno un bagno in una Jacuzzi all’interno di una casa privata destinata agli ospiti”. Insomma, aggiunge, “io ho ricevuto una delegazione della Repubblica Ceca e non è possibile che una persona a un chilometro di distanza pretenda di intromettersi in una situazione e prenda delle foto all’interno di un’abitazione. Il diritto alla privacy va tutelato soprattutto in presenza di ospiti illustri”. Così il presidente del Consiglio ai microfoni di Radio Anch’io.
Quanto al giudizio che potrebbe arrivare dalla Santa Sede nessun problema: “Se c’è un governo che è vicino ai cattolici” precisa subito Berlusconi “è questo, tanto che un alto esponente del Vaticano ha definito i rapporti tra il governo e la Santa Sede i migliori rispetto a tutti i precedenti governi”.
E come se non bastasse, il parlamentare del Pdl e legale del presidente del Consiglio, Niccolò Ghedini, annuncia una denuncia al quotidiano spagnolo. “Abbiamo dato mandato al professor Orazio Oliva” avverte “che sta già predisponendo gli atti e li depositerà nelle prossime ore”. E aggiunge: “Qui non è una questione di privacy, ci sono delle foto sequestrate perchè una procura sostiene che sono state acquisite illecitamente”.
Foto di El Paìs pixelate
I volti dei protagonisti delle immagini sono stati oscurati dall’autore tranne quello del premier. Sotto il titolo “Le foto vietate da Berlusconi” il giornale spagnolo pubblica alcuni scatti nei quali compare il Cavaliere in compagnia di alcune donne, poi due ragazze in topless che prendono il sole e ancora foto che ritraggono gli ospiti della villa in momenti di relax. El Pais nell’articolo scrive che Antonello Zappadu, 51 anni, “che fra il 2007 e il 2009 fotografò Villa Certosa, la splendida villa sarda di Berlusconi”, è diventato “il principale teste a carico” nella controversia innescata dalle dichiarazioni di Veronica Lario, che hanno “scatenato un terremoto politico”.
Berlusconi: siamo tra il 42 e il 45%
Tornando poi ai temi più di carattere elettorali, il premier si è detto: “Fiducioso che avremo successo su tutti i fronti. Ho fiducia negli italiani, la sinistra si è appalesata per come è, facendo una campagna basata su calunnie e gossip. Ho fiducia nell’intelligenza degli italiani e il voto sconfiggerà pesantemente” gli avversari. Questo il pronostico che fa Silvio Berlusconi, parlando a Unomattina. Il presidente del Consiglio aggiunge di non temere l’assenteismo “perché i cittadini hanno capito di avere un’occasione unica”. “Noi, in base agli ultimi sondaggi, siamo tra il 42 e il 45%, avremo il gruppo più importante all’interno del Ppe, che sarà decisivo per tutte le scelte determinanti Del Parlamento europeo. Quello delle Europee è un voto per l’Italia, il voto dato alla sinistra sarà” ha aggiunto “assolutamente ininfluente”.
Franceschini: il Cavaliere racconta balle da 15 anni
Per quanto riguarda invece Dario Franceschini, segretario del Pd, preferisce commentare la vicenda dei voli di stato: “Il lavoro della magistratura va rispettato e noi non parliamo mai di complotti come invece fa Berlusconi”. Dal palco di piazza Maggiore a Bologna, il segretario del Pd Dario Franceschini “alza la voce” contro il presidente del Consiglio. Che, dice, “racconta balle da 15 anni, promette cose mirabolanti prima delle elezioni per poi tradirle”. E via con l’elenco: Malpensa, oggi “un aeroporto fantasma”, il taglio delle risorse per il Sud come “ringraziamento per i voti” presi e l’annuncio dato nell’ultimo giorno della campagna elettorale dell’anno scorso sull’eliminazione del bollo auto. L’attacco non si ferma: “Non solo si raccontano balle prima e poi si fa scendere il silenzio”, dice, facendo riferimento alla vicenda dei rifiuti di Napoli (”che ci sono ancora”) e all’emergenza scoppiata in questi giorni a Palermo (”dove bruciano i cassonetti, ma siccome è una città governata dalla destra le telecamere non devono vedere”).
Quindi, secondo il segretario Pd: “È ora di voltare pagina, da quindici anni vediamo sempre le stesse cose, Berlusconi ha iniziato a fare lo stesso tipo di campagna elettorale quando chi oggi vota aveva 3 anni: promesse miracolose, odio, complotti”. Infine la chiamata “alle armi” elettorali: “Io penso che nel 2009 gli italiani debbano votare non in base alle convinzioni ideologiche ma misurando la capacità delle persone, ogni volta deve essere come la prima volta”, ha spiegato Franceschini lanciando un deciso appello contro l’astensionismo: “Non è il momento di astenersi, c’è da decidere un modello di società, se uno sta a casa e si astiene dà più forza a Berlusconi”.
Al comizio Pd il blitz della pornostar
A interrompere la requisitoria di Franceschini, solo lo show (qui le foto del blitz) della pornostar Laura Perego (nota per le sue incursioni alla Borsa di Milano e all’ultima edizione di Sanremo). La donna, in bikini nero, aveva sui seni le scritte “PDI 24%” e “PDL 43%”. Ha urlato “vergogna” e poi si è stesa a terra. Quindi è stata allontanata dalle forze dell’ordine, che hanno chiamato un’ambulanza. Franceschini si è fermato, ma poi intuendo che si trattava di una performance, ha ironizzato: “Ha avuto un momento di gloria anche lei”.
Guarda le FOTO del blitz di Laura Perego al comizio di Franceschini

Pene più severe per i writers, secondo quanto previsto nel decreto sicurezza in via di approvazione. D’ora in poi chi “imbratta” palazzi, stazioni, treni e autobus, pubblici o privati, rischia il carcere da uno a sei mesi o una multa da 300 a 1000 euro. Sanzione che aumenta se il graffito compare sopra monumenti o in aree di interesse artistico: la reclusione arriva fino a un anno e le multe vanno da 1000 a 3000 euro.
Non solo. Le nuove norme per il decoro urbano vanno a colpire la “fonte” del fenomeno graffiti, ossia le bombolette spray: chi vende quelle contenenti vernici non biodegradabili ai minorenni avrà una sanzione fino a 1000 euro. Un’indagine pilota, condotta nella provincia di Milano dall’Associazione nazionale antigraffiti, ha stimato infatti che l’82% delle bombolette spray vendute è destinato all’opera dei writers, circa 18 mila bombolette al mese il cui contenuto spesso viene spruzzato sulla facciata di un edificio o sulla fiancata di un mezzo pubblico. E le cifre per ripulire i muri e i treni da Bolzano a Palermo sono enormi: circa 750 milioni di euro, secondo le stime dell’Associazione nazionale antigraffiti, mentre i danni provocati dai writers si aggirano attorno a 80 milioni di euro che gravano sul bilancio di municipalizzate e comuni. Muri a rischio soprattutto in occasione di manifestazioni di massa o in occasioni di partite di calcio, responsabili del 30% dei graffiti.
Eppure alcuni comuni italiani hanno già “legalizzato” dalla fine degli anni novanta i murales, attraverso un protocollo che permette di dare in gestione una porzione di muro pubblica a un graffitaro per un determinato periodo di tempo. Ha iniziato il Comune di Torino nel 1999 con il progetto Murarte, poi ripreso da Bolzano, Scandicci (Firenze) e Orbassano (Torino), che offre la possibilità ai graffitari di colorare alcuni spazi urbani in piena legalità. “Oltre al bastone ci vuole la carota, che poi esisteva già da parecchi anni”, spiega a Panorama.it Luca Cianfriglia, ideatore e primo gestore del progetto Murarte di Torino. “Il Comune individua una superficie muraria, pubblica o privata, e la mette a disposizione dei giovani che, grazie a un tesserino e una lettera d’autorizzazione rilasciati dall’Ente, saranno considerati per un tempo minimo di quattro mesi i realizzatori e i gestori della porzione muraria a loro assegnata. L’idea nacque dieci anni fa quando un gruppo di ragazzi scrisse una lettera all’assessore alle Politiche giovanili di allora, Eleonora Artesio: coi tanti muri che avete perché non ce ne regalate qualcuno, dicevano i ragazzi. Così l’assessore non si è tirato indietro ed è nato il progetto. Inoltre, il nostro protocollo di 50 pagine permette a qualsiasi amministrazione di attivare un progetto analogo in un mese, come è riuscita a fare Bolzano, e con una spesa pressoché minima”.
Accanto alle città che hanno legalizzato definitivamente i graffiti, ci sono anche quelle che, pur non adottando un protocollo, a volte concedono degli spazi urbani da imbrattare liberamente e senza finire in manette. Come il Comune di Rimini che nel 2006 ha autorizzato la realizzazione di graffiti sul muro di cinta sopra il porto canale o la Regione Campania che ha autorizzato i graffiti nelle stazioni della ferrovia Circumvesuviana.
Il governo contro i graffitari: “Reato penale per chi imbratta i muri”. Siete d’accordo?
LEGGI ANCHE: Nasce il primo museo dei graffiti. Discutine sul FORUM
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Luigi Crespi, l’ex sondaggista un tempo più amato da Silvio Berlusconi, non ha alcun dubbio: ci sono in giro meno manifesti elettorali. Nonostante i costi si siano ridotti: “L’anno scorso viaggiavano sui 500 euro l’uno, oggi da 150 a 170 euro”, ha detto a Panorama. In effetti: “Non li ho mai visti così vuoti. Per la prima volta da 10 anni mancano i 3×6 con la faccia di Berlusconi. E sono pochissimi gli altri manifesti: malriusciti quelli del Pd, discutibili i poster di Pier Ferdinando Casini abbarbicato ai figli, di gusto anni Cinquanta, però efficaci sul target, i dipietristi”. Ma soprattutto: “Colpisce l’assenza totale delle nuove aggregazioni, dei nuovi marchi politici come Sinistra e libertà, o Destra-Lombardo-Pensionati-Pionati. Mancano 40 giorni al voto, dovrebbero essere già in pista per farsi conoscere”. E invece: missing, non pervenuti.
Guardandosi intorno si ha la conferma: sui muri delle città e negli spazi dedicati ci sono meno manifesti, Ma anche meno brochure, meno poster e meno “santini” elettorali: per la campagna elettorale che porterà i candidati al Parlamento europeo i partiti intensificano la presenza su internet e tendono a risparmiare sulle spese, complice la crisi economica che incide anche sulla macchina organizzativa delle formazioni politiche in vista del turno elettorale del 6 e 7 giugno prossimi.
Il Pdl cercherà di limitare al massimo la produzione di poster elettorali: il nostro miglior manifesto, dicono in Via dell’Umiltà, è ciò che sta facendo il governo per l’Abruzzo, un tema che con ogni probabilità sarà in primo piano nella lettera agli italiani che Berlusconi dovrebbe “spedire” a fine maggio. Intanto si lavora per “rafforzare” il sito internet del Pdl e il sito www.governoberlusconi.it, che è anche su Facebook, la nuova frontiera della comunicazione, anche politica. Ma il meccanismo delle preferenze della legge elettorale per le europee, e non delle liste bloccate come per le politiche, impone comunque al candidato una serie di spese: gli spazi pubblicitari da acquistare sui media, le cene elettorali da organizzare, le “cartoline” da inviare ai potenziali elettori ed altro ancora.
Anche il Pd cercherà di stringere i cordoni della borsa: la campagna elettorale dei candidati del centrosinistra sarà basata sull’autofinanziamento. Dal partito arriverà un sostegno sotto il profilo della comunicazione e dell’organizzazione di eventi durante la campagna elettorale. I candidati, comunque, dovranno presentare al partito una documentazione sui fondi raccolti e sulle spese sostenute.
Il partito guidato da Franceschini marcia in campagna elettorale su un doppio binario: da un lato il porta a porta capillare sul territorio, dall’altro, come del resto anche gli altri partiti sugli spot ospitati dai media. Anche per il Pd uno strumento valido in campagna elettorale sarà la rete. Ha cominciato l’ex leader Walter Veltroni, prima del voto dell’aprile 2008, sull’onda del successo che internet aveva fatto registrare nella campagna elettorale di Barack Obama per le presidenziali Usa. Da quel momento le iniziative si sono moltiplicate a livello locale e ora rappresentano un utile tam tam informatico a costi molto ridotti e dalle grandi potenzialità. Ai manifesti, comunque, il Pd non rinuncia: dopo la prima tranche con lo slogan ‘Ue! L’Europa si occupa di chi perde il lavoro. Berlusconi nò, si è passati alla fase dei cittadini-elettori che “spingono” fuori dal manifesto l’inquinamento, la disoccupazione, la povertà al grido di “più forti noi, più forte tu”. Poi, qualche giorno fa, è partito da Torino ed è arrivato a Venezia il “treno per l’Europa” di Franceschini. Parigi, Berlino, Praga le tappe per i 400 giovani a bordo.
E se Franceschini ha scelto il treno, la Lega punta sul camion: una cinquantina di automezzi con la “vela” verde veicoleranno soprattutto al Nord il messaggio elettorale del Carroccio e i suoi slogan. Ma ci saranno anche i gazebo a dare una mano ai candidati leghisti, visto che i manifesti 6×3 saranno dedicati ai big, primo fra tutti Umberto Bossi, capolista in tutte le circoscrizioni.
Dai camion della Lega al Tir dell’Udc di Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. Il bisonte della strada targato Udc porterà nelle piazze italiane il messaggio politico dei centristi e servirà da palco ambulante negli spostamenti più significativi dei due leader. Anche il partito dell’ex presidente della Camera opta per una campagna elettorale sobria sotto il profilo economico: il budget sarà ridotto di un terzo rispetto al passato. Ai manifesti, però, l’Udc non rinuncia. Ora in primo piano sono quelli con le foto in bianco e nero di Casini con i suoi figli e lo slogano “Un disegno comune” che utilizza le iniziali dell’acronimo del partito. La rete diventa una risorsa preziosa di comunicazione politica ed elettorale anche per l’Udc: Casini è già su Facebook ed in queste settimane pensa di intensificare la sua attività in rete. Più lavoro, in vista della doppia consultazione elettorale di inizio giugno anche per il sito del leader Udc, mentre i giovani centristi stanno anche loro aumentando il ritmo dell’attività online da bravi “navigatori-militanti” per diffondere contenuti e proposte del programma dell’Udc per Strasburgo.

Il Freccia Rossa su cui ha viaggiato Silvio Berlusconi in occasione della corsa inaugurale della nuova tratta appenninica è partito e arrivato in perfetto orario: Milano ore 12.00, Roma ore 15.00. Ha così coperto in sole tre ore la distanza tra il capoluogo lombardo e la Capitale. A ragione quindi il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, sul treno di prova sulla linea Alta Velocità Milano-Roma, ha potuto commentare: “Questo è un grande passo avanti per il sistema dei trasporti italiani”.
Ma i clienti di Trenitalia dovranno aspettare fino al prossimo 14 dicembre prima di poter apprezzare i vantaggi del collegamento superveloce tra Milano e Roma. “Ci è stato illustrato” ha proseguito Formigoni “come dopo gli ulteriori ammodernamenti che sono previsti in altre tratte, ci saranno riduzioni di percorrenza nei prossimi anni fino ad arrivare al tempo netto di 2 ore e 35 minuti, nel 2013, tra Milano e Roma”. I treni dell’Alta Velocità, nel tratto tra l’Emilia Romagna e la Toscana, cioè tra Bologna e Firenze, continuano infatti, per ora, a percorrere i vecchi binari e non il nuovo tratto (79 Km, dei quali 73 in galleria) . Perciò l’intero tragitto tra Milano e Roma è coperto oggi in circa tre ore e mezza.
“Si tratta di notizie positive per il nostro Paese, tanto più che è stata utilizzata tecnologia italiana e che, in occasione delle prove, il treno ha battuto i precedenti record di velocità raggiungendo i 362 Km all’ora”. Positive, secondo il presidente Formigoni, anche le impressioni di viaggio: “Si viaggia a 300 km all’ora senza scossoni, potendo leggere, lavorare, discorrere con i vicini o i propri collaboratori, riposare”.
“Il viaggio” ha aggiunto il governatore lombardo “è stata anche per me un’occasione per riaffrontare con l’ingegner Moretti il tema del trasporto pendolari in Lombardia che fa registrare le note sofferenze. La Lombardia da tempo è impegnata per realizzare condizioni migliori su tutte le tratte pendolari”. I colloqui, cui ha partecipato anche l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Raffaele Cattaneo, “hanno fatto registrare una svolta positiva” ha sottolineato Formigoni “che contiamo di trasformare in progetti precisi nei prossimi giorni di lavoro e nelle prossime settimane. Quello che è chiaro è che Regione Lombardia non sarà soddisfatta sino a quando il servizio pendolari non raggiungerà condizioni di puntualità e di comfort adeguate”.

“Abbiamo tutte le condizioni per guardare al futuro con fiducia”. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare della situazione economica alla Stazione Centrale di Milano dove ha preso il treno Freccia Rossa, inaugurando la tratta Milano-Roma in tre ore. Una “giornata storica per le Ferrovie”, ha detto il premier, che ha anche indossato un berretto da capotreno e ammesso: “Più facile guidare il Freccia Rossa che il Paese. Chi guida il treno” ha spiegato “ha il computer che lo aiuta, chi guida il Paese ha invece la sua personale autorevolezza politica perché tutto il potere è nelle mani del Parlamento”. La tratta, in tre ore e senza fermate intermedie, diventerà operativa dal prossimo 13 dicembre: “Un modo per tenere unita l’Italia facendo certo concorrenza ad Alitalia però questo è il bello del mercato”.
Sempre usando la metafora ferroviaria, per aver un’Italia ad alta velocità “bisognerebbe avere tutti la voglia di reagire e anche molta fiducia” ha spiegato Berlusconi “e magari anche lavorare di più reagendo a questa influenza americana che è come un virus che ha colpito un corpo sano. Noi abbiamo famiglie che risparmiano, l’83% degli italiani possiede una casa, e adesso chi ha una casa monofamiliare potrà espanderla mettendo in movimento dei soldi che altrimenti sono fermi in banca”.
“Abbiamo il sistema delle banche che è solido e dei piccoli e medi imprenditori che sono straordinari. Per affrontare questa crisi noi stiamo tentando come tutti una cura che è un po’ un’aspirina, ma tutti i Paesi sono nella stessa situazione e lo posso dire essendo stato per due giorni ad ascoltare i miei colleghi europei. L’Italia -ha concluso il premier- è quella che ha fatto prima e ha fatto di più”.
Tra le misure anti-crisi, Berlusconi cita il piano casa per aumentare le volumetrie e semplificare le procedure. “Oltre la metà degli italiani è favorevole” dice il premier. Che poi annuncia: “Abbiamo il progetto di fare una legge quadro attraverso un disegno di legge, ma per fare in fretta come ci chiedono molti cittadini dovremo fare un decreto» che sarà presentato venerdì. “Saranno poi le Regioni che si regoleranno” ha precisato il Presidente del Consiglio. Le Regioni che vogliono fare ricorso alla Corte Costituzionale si ricrederanno” ha concluso Berlusconi “anche sulla spinta dei loro cittadini”.
Il Cavaliere ha anche osservato che “ci sono tutti i presupposti perché il governo continui a fare bene, abbiamo una solida maggioranza che garantisce la governabilità e questo è importante proprio per uscire bene dalla crisi”.
Poi, “i sondaggi di ieri sono molto buoni per il presidente del Consiglio e per la formazione politica che è ormai una cosa reale e che fonderemo ufficilmente venerdì, sabato e domenica”.
E nel Pdl “spero che si formi una classe dirigente di giovani e quando accadrà il più felice sarò io”, ha detto rispondendo ad un cronista. “Non crederà mica che io pensi di essere immortale”. Quanto a Fini, “non vedo perché dovrei temerlo, l’ho chiamato dopo il suo discorso per fargli i complimenti e ringraziarlo. Sta facendo molto bene il presidente della Camera e si è immedesimato in questo ruolo in modo totale”.
Nelle parole del premier anche le notizie relative al suo reddito, reso pubblico ieri. “Le mie società avevano fatto nel 2007 delle vendite che avevano portato il mio reddito a essere dieci volte superiore a quello di quest’anno, un fatto che non si ripete. Ora siamo tornati alla normalità ed è una normalità che risente della crisi. Comunque non sono preoccupato”.
Guarda le IMMAGINI: Berlusconi sul Frecciarossa
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Ne è convinto il presidente della Camera Gianfranco Fini: il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali “non può compromettere oltremisura il godimento di altri diritti della persona ugualmente garantiti in Costituzione. Non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l’esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un’opera di bilanciamento che deve tenere conto dell’evoluzione sociale”.
Questo è il nocciolo dell’intervento del numero uno di Montecitorio alla presentazione della relazione annuale della Commissione di Garanzia sull’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. E i dati presentati da Antonio Martone, presidente della commissione di Garanzia, parlano chiaro: nel 2008 sono stati effettuati 856 scioperi tra nazionali e locali, oltre la metà dei quali nei trasporti; in crescita quindi rispetto ai 731 del 2007 è stata del 17%. Gli stop del lavoro con rilevanza nazionale sono stati 201, 77 dei quali nei trasporti.
Hanno scioperato soprattutto i lavoratori del trasporto aereo con 171 fermate nel complesso e 57 di rilevanza nazionale (quasi una ogni sei giorni) in forte crescita rispetto alle 39 del 2007 soprattutto a causa della vicenda Alitalia. Proprio questi ultimi casi, secondo Martone, mostrano “le anomalie e l’inadeguatezza” dell’attuale normativa sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La verifica potrebbe essere affidata alla stessa commissione di Garanzia e il referendum preventivo, analogamente a quanto proposto dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, “potrebbe essere previsto solo per le proclamazioni di sciopero da parte di organismi privi di una data rappresentatività”.
Parlando del caso Alitalia, Martone ha sottolineato come in questo settore “si sono verificati scioperi dove, pur essendo la percentuale di adesione estremamente bassa, si è verificata, nella stessa occasione, un’altissima percentuale di assenza dal servizio dei dipendenti e, di riflesso, la soppressione di centinaia di voli”. E lo stesso Martone ha citato il “caso emblematico” del 30 novembre 2007 “quando sono stati soppressi ben 220 voli, con nessuna adesione da parte dei lavoratori previsti in turno mentre risultavano assenti per altri motivi 263 sui 790 in turno e 749 assistenti di volo su 1.750 unità”. Secondo il presidente della Commissione di Garanzia: “questi esempi hanno dimostrato come, in particolare nel settore del trasporto aereo, la sola proclamazione dello sciopero in mancanza di attendibili previsioni sul grado di partecipazione, può incidere pesantemente sul servizio, indipendentemente dalla percentuale della concreta adesione” e “questa conseguenza è ancor più ingiustificata in caso di revoca quando l’informativa all’utenza si rivela di scarsa utilità”. Anche qu i dati: nel biennio 2007/08 sono arrivate alla Commissione oltre 4.000 dichiarazioni di sciopero (2.017 nel 2007 e 2.195 nel 2008) mentre gli scioperi effettivamente realizzati sono stati nel complesso 1.587, poco più di un terzo (731 nel 2007 e 856 nel 2008).
Per attenuare gli effetti negativi dell’effetto annuncio, bisognerebbe assicurare “la proporzionalità tra l’esercizio del diritto di sciopero e i danni agli utenti, in applicazione di criteri elaborati dalle stesse parti sociali, oltre che sulla base dei dati relativi a precedenti proclamazioni di sciopero da parte della medesima organizzazione”. Questa soluzione, per Martone, consentirebbe di poter prevedere il grado di partecipazione allo sciopero e “la tempestiva informativa all’utenza”. Martone, come il Governo nel ddl Sacconi, si detto favorevole allo sciopero virtuale.
Il provvedimento dovrebbe essere discusso nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdì. Stando a quanto ha precisato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato da Canale 5, nel prossimo futuro non sarà più possibile fare scioperi selvaggi nei servizi pubblici: “È nel testo di legge che probabilmente approveremo domani nel consiglio dei ministri presentato dal collega Sacconi che ha perfettamente ragione” ha detto l’esponente del governo. “Non è possibile che una minoranza tenga in ostaggio una maggioranza. Anche qui bisogna essere molto chiari. Lo sciopero è un diritto tutelato dalla Costituzione (all’articolo 40, ndr) ma anche la mobilità, la vita, il lavoro sono valori tutelati dalla Costituzione. Quando ci sono due valori tutelati dalla Costituzione che entrano in conflitto, cosa che può succedere, serve la regola, la regolazione, la legge e la legge deve definire la priorità. In questo caso la priorità è la vita, la mobilità, l’economia dei cittadini rispetto al diritto di sciopero che potrà essere comunque espletato secondo regole tali da non incidere nella libertà degli altri”. La Cgil ha già annunciato un parere negativo, ma Brunetta non sembra preoccuparsene: “Ce ne faremo una ragione”.