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Treviso

Treviso, una dodicenne vende scatti hard per comprare abiti griffati

Scatti hard per finanziare lo shopping di lusso. Si fotografava nuda nei bagni della scuola e vendeva le foto ai compagni per comprarsi abiti firmati. Così una “bambina” di 12 anni trevigiana aveva pensato di aggirare il divieto dei genitori di acquistare vestiti griffati finendo però per essere scoperta. A rendere pubblica la vicenda è stata la direttrice dell’Ufficio Scolastico di Treviso Maria Giuliana Bigardi. La giovane è stata sorpresa sul “set” e avrebbe ammesso il traffico di mms, le immagini realizzate con il cellulare, che la riguardavano. Foto vendute per pochi euro, come indicano alcuni quotidiani locali, per dar modo a tutti i compagni di acquistarle. Il nuovo guardaroba entra in casa della giovanissima con grande sorpresa dei genitori che allertano la scuola. Ora la ragazzina è in vacanza, cambierà scuola e avrà più di un colloquio con una psicologa.

Treviso, tenta il suicidio anche la vicina di casa della poliziotta che si è sparata

L'ambulanza che ha soccorso la poliziotta che si è sparata sabato pomeriggio fuori dallo stadio durante la partita Treviso-Grosseto |foto Ansa

Una tragica coincidenza o un gesto estremo causato da un avvenimento choccante? Sembra che siano legati tra loro il tentato suicidio di Luciana Callegher, la poliziotta che sabato scorso allo stadio Tenni di Treviso si è sparata un colpo alla testa, e quello della sua vicina di casa, che ieri ha cercato di togliersi la vita. Scossa dalla notizia la donna, R.B., 43 anni (come riportano alcuni giornali) ha aperto il gas nell’appartamento che si trova a fianco di quello della poliziotta, con la quale pare avesse avuto parecchi litigi per via del cane. Qualcuno ha sentito l’odore e ha chiamato i vigili del fuoco, che l’hanno salvata. La donna è ricoverata all’ospedale Ca’ Foncello, ma le sue condizioni non sono gravi.

I motivi del gesto della 43enne non sono ancora chiari, ma a spingerla potrebbe essere stato il “senso di colpa” per le liti con la poliziotta che pare mal sopportasse il cane della vicina. La relazione dei vigili del fuoco, che hanno salvato la donna trascinandola fuori dall’appartamento invaso dal gas, e quella della polizia non indicano possibili legami tra i due episodi. Ma secondo alcuni conoscenti, pare che la vicina di casa di Luciana Callegher sia rimasta particolarmente scossa dal tentato suicidio dell’agente. La donna, tuttavia, viene descritta come una persona con molte fragilità, manifestate in altre circostanze, e quindi più vulnerabile di altri rispetto al dramma della sua vicina. Per gli inquirenti però, le voci di dissidi tra le due per problemi condominiali e di conseguenza che il gesto di R.B sia stato dettato dal rimorso sarebbero prive di peso.

Intanto le condizioni di Luciana Callegher, 42 anni, sono stazionarie ma sempre gravissime. Il proiettile ha danneggiato una parte del cervello e la donna, subito dopo il ricovero, era stata sottoposta a un lungo intervento chirurgico all’ospedale. Ora è in coma nel reparto di terapia intensiva neurochirurgica. Le sue condizioni sono definite, nel bollettino medico, stazionarie “con costante stabilità delle funzioni vitali, senza segni di evoluzione delle lesioni”.

Secondo il direttore sanitario dell’ospedale Michele Tesserin, occorreranno almeno altri quattro o cinque giorni prima di poter ottenere dei dati tali da consentire previsioni sull’evoluzione delle condizioni della poliziotta. Luciana Callegher è assistita dai familiari - ieri a Treviso sarebbe giunta anche l’anziana madre - e da colleghi della questura che con costanza seguono direttamente lo sviluppo del suo stato di salute.

Il questore di Treviso Filippo Lapi ha dichiarato che potrebbero essere state le tensioni legate a una serie di litigi con i vicini della sua casa di Sorriva di Sopramonte (Belluno) a far decidere alla poliziotta di compiere il tragico gesto. Il dirigente di polizia ha sottolineato che la donna aveva confidato sia ai parenti che alla stessa collega che ha tentato di bloccarla, l’angoscia per i problemi di confine che interessavano l’abitazione dove ancora vivono i genitori. Il questore per ora tende a escludere motivazioni legate a problemi sul lavoro ma non nega che si stiano svolgendo accertamenti in questa direzione. Lapi conferma che sino a questo momento non sono state trovate lettere o biglietti in cui l’agente motivasse il gesto.

Treviso, una poliziotta si spara durante una partita di calcio

La polizia al campo nomadi dietro la stazione ferroviaria Tor Di Quinto dove risiedeva il rumeno arrestato con l'accusa di aver ucciso Giovanna Reggiani | Ansa
Si è sparata un colpo di pistola fuori dallo stadio Tenni, durante la partita Treviso-Grosseto: ora una poliziotta della Questura di 42 anni lotta tra la vita e la morte nell’ospedale della città veneta. È in coma, e i sanitari sottolineano che le sue condizioni sono critiche. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il proiettile è entrato da una mandibola e fuoriuscito dalla parte alta del cranio. Una collega della donna ha tentato di impedirle il gesto, ma è a sua volta rimasta ferita in modo non grave: vista la poliziotta con l’arma in mano, avrebbe cercato disperatamente di correrle incontro, gridandole di fermarsi. Ma è riuscita solo a sfiorarla, probabilmente deviando la traiettoria del colpo, prima di cadere a terra.
Non vi sono invece ancora ipotesi sulle cause del gesto dell’agente, di origine bellunese e residente a Treviso da alcuni anni. Era in servizio come ‘poliziotto di quartiere’, ma non aveva mai manifestato problemi legati al suo lavoro. La partita di calcio è stata sospesa: l’arbitro aveva fermato l’incontro al ventesimo minuto del primo tempo con il Grosseto in vantaggio per 1-0.

“Sono molto addolorato, ho il morale sotto i tacchi, stiamo cercando tutti di capire come possa essere successo” spiega il questore di Treviso Filippo Lapi, sottolineando che è “inutile tirare conclusioni affrettate”. Lapi afferma che la donna, in servizio come poliziotta di quartiere, non aveva mai manifestato problemi in ordine al suo lavoro. “Nelle carte non c’è nulla” prosegue il questore “e quindi dovremo approfondire la situazione”. Non era del resto questa la prima volta che la donna svolgeva servizio di ordine pubblico all’esterno dello stadio.

E alle primarie del Pd a Treviso votano più bengalesi che italiani

Sono ben 200 i bengalesi che sono andati a votare su meno di 400 elettori: è questo l’imprevisto esito delle elezioni primarie per il Pd di Treviso che si sono svolte ieri a Pieve di Soligo e che hanno fatto indispettire il segretario provvisorio, Enrico Quarello, aderente alla linea di Rosy Bindi.
Secondo Quarello, infatti, il ”pressante invito” ai bengalesi di recarsi alle urne sarebbe partito dai coordinatori delle correnti contrarie alla sua riconferma durante la consultazione provinciale prevista tra pochi giorni. ”Il 14 ottobre scorso - osserva il segretario provvisorio - gli stranieri che andarono a votare per il Pd sono stati appena qualche unità in tutto e di più nazionalità. Che ieri a Pieve di Soligo alle urne si siano recati 200 bengalesi e non più di 180 italiani è un episodio che mi fa sorgere qualche dubbio. Va bene cercare di integrare gli stranieri anche nei processi di elezione democratica, ma io non mi sono mai permesso di sollecitare un loro voto a favore della componente che mi sostiene”.
Secondo le informazioni raccolte da Quarello dopo i risultati del voto, pubblicati oggi dal Gazzettino, vi sarebbe stato un tam-tam innescato da alcuni appartenenti alla corrente veltroniana che avrebbe avuto un effetto superiore alle loro stesse aspettative, sia a Pieve, sia nel vicino comune di Farra di Soligo. ”Se fosse confermato - commenta Quarello - si tratterebbe di una strumentalizzazione gravissima”. Interpretazione però fermamente rigettata da uno dei presunti responsabili della cooptazione forzata sospettata da Quarello: ”Stupiscono i commenti del coordinatore provinciale del Pd trevigiano - dice Giancarlo Vettori, esponente dell’area veltroniana - Anziché felicitarsi dell’accaduto, non trova di meglio che ipotizzare strumentalizzazioni e scorrettezze, offendendo tutti gli stranieri che ieri a Pieve di Soligo hanno dimostrato di accogliere l’invito che il Partito Democratico ha rivolto a tutti loro, nonostante alcune azioni di intimidazione in altri Comuni che, nei giorni scorsi avevano causato il ritiro di alcune candidature”.

Il Dna incastra i killer di Treviso: erano fuori con l’indulto

Nella foto combinata, Guido Pellicciardi e Lucia Comin, i due anziani assassinati nella villa che custodivano a Gorgo al Monticano (Treviso).
Hanno lasciato tracce di cocaina e macchie del proprio sangue sul luogo del delitto. In pratica la loro firma biologica. E così sono finiti in trappola. Un cittadino rumeno di 20 anni e due albanesi di circa 30, sono stati fermati dai carabinieri di Treviso, guidati dal colonnello Paolo Nardone, con un’accusa pesantissima: essere i presunti assassini dei due anziani custodi di Gorgo al Monticano (Treviso), Guido Pellicciardi e Lucia Comin, trucidati il 21 agosto nella loro casa. Il rumeno, che viveva a Motta di Livenza (Treviso), era il basista: faceva l’operaio presso l’azienda del proprietario della villa in cui i malviventi hanno provato a entrare (accontentandosi, poi, dei pochi risparmi dei Pellicciardi). Dopo l’omicidio, il giovane è stato fotografato dalla telecamera di una banca mentre tentava di utilizzare il bancomat dei coniugi. I due cittadini albanesi, invece, a quanto risulta a «Panorama.it», erano irregolari ed erano usciti dal carcere grazie all’indulto: avevano precedenti per violenza sessuale e rapina.

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Treviso, i coniugi uccisi: è solo l’ultimo caso di rapina in villa con stupro

Il sopralluogo della polizia a Gorgo al Monticano, vicino a Treviso

Spietati, giovani e drogati. Soprattutto stranieri. Ormai in Italia l’emergenza Arancia meccanica è un allarme concreto e diffuso. La violenza bestiale con cui sono stati trucidati il 21 agosto a Gorgo al Monticano (Treviso) i coniugi Guido Pellicciardi e Lucia Comin, 68 e 62 anni, è un caso estremo, ma anche emblematico. Infatti le cosiddette rapine in villa sempre più spesso degenerano in stupri e sevizie.
Gli ultimi dati del ministero dell’Interno del Rapporto sulla criminalità in Italia dicono che le rapine in abitazione sono circa 2,8 ogni 100 mila abitanti, che gli aggressori hanno soprattutto tra i 18 e i 35 anni e le vittime più di 45, con un picco tra gli over 63. La fotografia, però, non specifica in quanti casi si siano verificati abusi e torture. Numeri che, spesso, non vengono pubblicizzati per sopire l’allarme.
Proprio a Treviso, nei mesi scorsi, nel corso di alcuni furti, svariate donne sono state narcotizzate e hanno poi subito molestie e violenze sessuali. Casi che sono rimasti riservati perché le vittime hanno preferito non denunciarli per non subire altre umiliazioni. Ancora più grave un episodio avvenuto a Conegliano Veneto (Treviso), dove un cittadino africano ha violentato un’ottantenne. Senza contare le numerose prostitute stuprate e depredate nella zona.
«Purtroppo ci troviamo di fronte a una criminalità nuova, internazionalizzata, che ha codici e comportamenti diversi da quelli a cui eravamo abituati» prova a spiegare il procuratore capo di Treviso Antonio Fojadelli. Slavi, albanesi, romeni, nordafricani, un melting-pot della delinquenza che scatena gare di sadismo, anche all’interno di una stessa gang, per conquistare la leadership del gruppo. Un’invasione di bestie feroci, soprattutto al Nord: «L’aumento del livello di violenza non è casuale» accusa Fojadelli. «Più di un delinquente ci ha spiegato che conviene commettere reati in Italia perché la risposta preventiva, repressiva e punitiva del nostro Paese è più morbida che in altri stati».
Però, secondo Francesco De Cicco, direttore della seconda divisione del servizio centrale operativo della Polizia di stato, questi criminali non sono imbattibili: «Molti sono inesperti e ignorano, al contrario dei colleghi italiani, le nostre tecniche investigative». Per esempio viaggiano con i cellulari, lasciando la scia del loro passaggio. Eppure questo, in molti casi, non basta a scovare gli autori. E così i rapinatori continuano a portarsi via dalle case tutto quello che invidiano: compresa la serenità familiare, che ghermiscono con furia animale.
Il 21 agosto in provincia di Treviso si sono superati. Hanno ucciso con una brutalità da manuale di psichiatria criminale due anziani custodi, senza ombre nel passato. Tre o più criminali sono entrati nella loro casa e hanno macellato i loro corpi sul letto coniugale. Li hanno seviziati, senza legarli, con decine di colpi di coltello dati con perizia per allungare la sofferenza e, forse, estorcere le chiavi della villa padronale. La lama ha attraversato braccia e piedi da parte a parte, ha istoriato i corpi.
La coppia è stata tenuta in vita almeno per mezz’ora. I criminali hanno infierito sulle parti intime della donna con una sbarra d’acciaio, davanti agli occhi del marito. Poi l’hanno uccisa a sprangate sulla nuca, quindi hanno eliminato l’uomo spezzandogli il collo.
«Non mi ero mai imbattuto in tanta crudeltà» dice il procuratore Fojadelli. Un pensiero condiviso dagli investigatori che, guidati dal colonnello dei carabinieri Paolo Nardone, ex comandante del Gis (i reparti speciali dell’Arma), sono sulle tracce degli assassini. La pista è quella di una banda che ha già colpito in zona negli ultimi mesi segnalandosi per l’aggressività sanguinaria.
Purtroppo in Italia non degenerano in violenze e sevizie solo le rapine in casa, ma anche quelle in strada o in negozio. In marzo a Magnago (Milano) alcuni cittadini romeni sono entrati in un bar tabacchi e hanno malmenato una settantenne. La figlia quarantacinquenne ha provato a fermarli, subendo in cambio una violenza di gruppo. A luglio, a Bologna, un rapinatore marocchino ha violentato una ventottenne sulla strada. A giugno una venticinquenne di Falconara Marittima (Ancona) è stata stuprata in casa da una banda di nordafricani, rimanendo incinta.
In passato aveva suscitato emozione e protesta la notizia di una violenza carnale in una villa di Reggio Emilia da parte di un cittadino albanese. La padrona di casa venne violentata con una pistola puntata alla tempia, mentre la figlia di 5 anni dormiva al suo fianco.
Anche più numerosi i casi di sevizie. Un esempio per tutti: l’anno scorso a Torino è stata condannata una banda di romeni che torturava le vittime delle rapine con un ferro da stiro rovente.
A cosa si deve tanta ferocia? Spesso alla droga. Come informa Furio Ravera, psichiatra milanese, esperto di dipendenze: «L’uso di cocaina rende sadici, elimina i freni inibitori, scatena una specie di narcisismo maligno e artificiale che rende tutto lecito». Ma per il criminologo Massimo Picozzi ad alterare le coscienze dei criminali non sono solo droga e alcol: «Disturbi psicologici e inesperienza possono essere altri fattori scatenanti. Senza dimenticare le differenze culturali: alcuni rapinatori provengono da paesi dove il valore della vita è molto basso».
Per Ravera le guerre balcaniche hanno segnato una generazione: «Mentre loro morivano, nel resto d’Europa la vita procedeva tranquilla. Per questo al desiderio di ricostruzione possono aver sostituito quello di appropriazione e rivalsa».
Tanta cattiveria può avere un contraltare positivo: «La violenza gratuita aumenta il rischio di lasciare tracce sulla scena del crimine» conclude Picozzi. La cosiddetta firma, che può portare all’arresto dei criminali. La stessa che hanno lasciato le bestie di Treviso.
Nella foto combinata, Guido Pellicciardi e Lucia Comin, i due anziani assassinati nella villa che custodivano a Gorgo al Monticano (Treviso).

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