Leggi tutte le notizie su:
truffe
Vanna Marchi e la figlia Stefania Nobile sono state di nuovo arrestate. Oggi pomeriggio, secondo quanto riferisce la Questura di Milano, gli uomini della Squadra mobile le hanno accompagnate in carcere in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dalla quarta sezione penale della Corte d’appello. Le motivazioni della misura sono due: il pericolo che le due donne reiterassero il reato e la probabilità che scappassero all’estero.
La teleimbonitrice e la figlia sono imputate per truffa e associazione per delinquere nei confronti di oltre cento vittime. I giudici della quarta sezione d’Appello di Milano, nel processo che riuniva i due procedimenti di primo grado, hanno condannato lo scorso marzo Vanna Marchi a 9 anni e 6 mesi di reclusione e Stefania Nobile a 9 anni, 4 mesi e 9 giorni, contro i 12 anni e mezzo comminati dal Tribunale nell’aprile e nel maggio 2006.
“Solo la misura detentiva è in grado di prevenire lo svolgimento di attività o comunicazioni con l’esterno, anche tramite Internet o trasmissioni televisive”, si legge nell’ordinanza. Il legale delle imputate, l’avvocato Liborio Cataliotti, ha già annunciato che domani stesso presenterà un ricorso al Tribunale della libertà di Milano, per ottenere la revoca della misura.

I predoni delle strade italiane non smettono di inventare stratagemmi per colpire: tamponamenti che si trasformano in rapine, orologi rubati dal polso di chi rimette a posto lo specchietto, finti poliziotti che fermano turisti per svaligiarli… Non esistono dati ufficiali ma ogni anno sono più di 1.000 le denunce per furti e truffe presentate dagli automobilisti, per un danno totale che ammonta a centinaia di migliaia di euro.
A far salire il valore della refurtiva sono gli orologi di marca rubati a guidatori fermi nel traffico cittadino. Il trucco è sempre lo stesso: uno scooter passa accanto all’auto e il centauro chiude con un colpo lo specchietto dell’automobilista, che d’istinto tira fuori il braccio dal finestrino per rimetterlo a posto. Poi arriva il secondo scooter e strappa dal polso del malcapitato l’orologio. La vittima è scelta fra uomini a bordo di auto di grossa cilindrata: i rapinatori puntano sul binomio macchina di lusso-orologio. La scelta spesso è azzeccata e fa sì che i ladri portino a casa Rolex, Patek Philippe, Cartier per decine di migliaia di euro. Le bande degli orologi di solito agiscono a Roma e a Milano, con decine di colpi ogni mese. A Milano il 13 marzo gli agenti dei Falchi hanno arrestato un 46enne pregiudicato di Napoli. Sempre napoletani erano i componenti di una banda che dal quartiere di Forcella andava in trasferta a Bergamo.
Più pericolose sono le incursioni in autostrada, dove malviventi dell’Est Europa inducono gli automobilisti a fermarsi per poi picchiarli e rapinarli. Diversi episodi sono stati segnalati sulle strade a ridosso delle grandi città: la Roma-Fiumicino e il raccordo anulare nella capitale, la Milano-Bergamo e la Milano-Brescia in Lombardia, la Venezia-Trieste in Veneto, dove per scongiurare il fenomeno il cda della società concessionaria ha deciso di installare otto telecamere sulla A4. Provvedimento preso dopo l’ultimo assalto a un furgone blindato. In provincia di Padova una banda di iraniani agiva con travestimenti da poliziotto: rapina di turisti e tir.
Sull’Autosole e nelle arterie principali a Roma la nuova moda è questa: i delinquenti urtano l’auto per farla fermare, sostenendo di aver subito un danno. I ladri scelgono come vittime anziani e donne sole. Usano sistemi diversi: un braccio fuori per toccare lo specchietto oppure il lancio di oggetti. Tutto per far udire un rumore alla vittima facendole credere di aver provocato un danno, e chiedere poi un risarcimento in contanti, anche di 200 euro. “Se mi paghi subito” recitano i truffatori “non devi chiamare l’assicurazione che ti aumenterà di sicuro il premio”.
Per evitare questi raggiri la polizia consiglia di chiamare subito il 113: “Ci serve la collaborazione immediata della vittima” afferma Pasquale Mastrota, comandante della sottosezione Polstrada di Arezzo, “solo così siamo in grado di chiudere i caselli e fermare i truffatori”.
In Toscana la banda che agiva in autostrada lanciava biglie o pezzi di ferro contro le auto per far credere di essere stati urtati. A Roma la settimana scorsa è stato fermato persino un agente in borghese della squadra mobile. Il truffatore lo ha accusato di avergli spaccato lo specchietto e gli ha chiesto 200 euro. Il poliziotto ha retto il gioco e quando si è avvicinata una pattuglia della stradale il truffatore è fuggito a mani alzate gridando: “È tutto a posto, è colpa mia”.

Da quasi due anni rifilava indisturbato fregature a chi faceva acquisti online. Un centinaio le persone truffate che lo hanno querelato, le pratiche di 73 di loro sono arrivate sul tavolo della procura di Milano. Altre si erano rivolte a Striscia la notizia. La Polizia postale lo conosceva da tempo, ma non era mai riuscita a incastrarlo. Fino a ieri, quando gli agenti lo hanno arrestato mentre stava ritirando in un ufficio postale di Milano i soldi dell’ennesima vendita fasulla. M.G., 37 anni, conosciuto nell’ambiente delle discoteche come “Acidino Dj”, ha negato fino all’ultimo.
In realtà sapeva bene cosa stava facendo. Le vittime dei suoi raggiri telematici potrebbero essere molte di più di quelle uscite allo scoperto. In alcuni casi i suoi genitori le convincevano a ritirare la denuncia, restituendo i soldi. Nonostante le tante segnalazioni però, spesso è difficile arrivare all’arresto dei truffatori del web. Nel 2006 la Postale ha denunciato solo in Lombardia 1.725 persone, ne ha arrestate 63, ma ha ricevuto 9.023 denunce di parti lese. L’anno successivo i denunciati sono stati 2.829, gli arrestati 80 e i truffati 14.369. In questo caso il numero di colpi messi a segno, che hanno fruttato al 37enne almeno 50 mila euro, ha aiutato gli investigatori. Insieme all’arresto in flagranza e alla perquisizione: l’uomo aveva le carte d’identità rubate di due ragazzi di Palermo, ignari di tutto, che utilizzava per incassare i vaglia postali.
La specialità di “Acidino” erano i biglietti per i concerti, ma anche tagliandi per le partite di calcio, strumenti musicali e attrezzature per dj. Ligabue, Vasco Rossi, Bruce Springteen: metteva su eBay, bakeka.it, kijiji.it, mercatinomusicale.it gli annunci di vendita, incassava i soldi e non spediva mai la merce. A quel punto i clienti rimanevano con nulla in mano e il portafogli alleggerito. Alcuni di loro hanno anche cercato, e trovato, M.G., che per un po’ ha usato i propri dati reali. Col tempo i blogger e gli utenti hanno cominciato a postare commenti negativi, ad avvertire della fregatura in agguato, a scrivere i cosiddetti feedback. E lui, per ripulire la propria reputazione virtuale, ha fatto di tutto. Ha preso in prestito i dati di suo padre, quelli delle due persone cui ha rubato i documenti e ha persino risposto a chi parlava male di lui, utilizzando il nome di un commissario della Postale.
“Quando le trattative avvengono tra privati”, spiega Fabiola Treffiletti, del Compartimento polizia postale e delle comunicazioni della Lombardia, “è fondamentale il nome che chi vende si fa nella Rete. L’arrestato si guadagnava la fiducia degli acquirenti mostrando la propria competenza in campo musicale e utilizzando indirizzi email accattivanti, come ‘lucignolo.italia1@…’”. In questi casi l’utente si può tutelare, facendo delle piccole indagini sul venditore in giro per il web. Leggendo tutti i riferimenti online sul suo conto, controllando se in corrispondenza del nome ci sono in blog e forum commenti e feedback negativi.
Comprare su Internet può essere molto conveniente ed è sostanzialmente sicuro a patto che, avvertono gli investigatori, si rispettino alcune regole fondamentali. “Prima di tutto diffidare dei prezzi troppo bassi”, elenca Fabiola Treffiletti, “potrebbe trattarsi di merce rubata o addirittura inesistente. Usare sempre sistemi di pagamento certificati e tracciabili, che assicurano un rimborso in caso di mancata consegna. Oppure pagare in contrassegno al momento del ritiro dell’articolo”.
Anche eBay ha scritto un decalogo per l’acquisto sicuro. “L’esempio del dj milanese è emblematico”, spiegano dalla casa d’aste online. “Di ciò che non va assolutamente fatto: pagare con carte di credito ricaricabili. Se l’utente segue le norme di sicurezza, gli garantiamo assistenza e rimborsi in caso di problemi. Se non le segue, può avere brutte sorprese indipendenti da noi”. Guardarsi dal phishing, conservare gelosamente le password, pagare con metodi sicuri, come PayPal, conti correnti postali o bonifici bancari: tutte le regole d’oro, nate dalla collaborazione tra Polizia postale e eBay, sono raccolte su www.compraconbuonsenso.it.

Migliaia di automobilisti si sono visti addebitare i costi di una rottamazione del proprio veicolo che, in realtà, non era mai avvenuta. La loro vecchia auto (Euro zero o Euro 1) anziché essere stata demolita, era stata spedita e rivenduta all’estero, in Bulgaria.
Un traffico internazionale di veicoli usati che venivano rottamati solo sulla carta per percepire gli incentivi della Finanziaria 2007, è stato scoperto dalla Guardia di Finanza e dal Corpo Forestale dello Stato di Ancona. Un’operazione che non ha precedenti per la vastità del raggiro.
Migliaia di auto venivano imbarcate nel porto della città dorica, raggiungevano la Bulgaria, dopo aver fatto scalo nel porto di Patrasso, in Grecia.
Una truffa ai danni dello Stato organizzata da 45 autodemolitori di nove regioni del centro e nord Italia che oltre ad aggirare la normativa Iva per le esportazioni, dopo aver denunciato l’avvenuta rottamazione del mezzo e lo smaltimento dei componenti delle auto (comprese le batterie, gomme e liquidi esausti) le spedivano nell’est Europa dove le rivendevano ad una cifra minima di 500 euro. Oltre alla Bulgaria, le auto venivano rivendute anche in Romania e in Polonia e una piccola parte commercializzata anche in Grecia.
Un giro d’affari milionario che ha visto imbarcare dal porto marchigiano, in soli due anni, 38 mila auto usate. “Per 5 mila di queste vetture - chiarisce il colonnello Fabrizio Cuneo, comandante della Guardia di Finanza di Ancona - i titolari delle officine di demolizione avevano già incassato gli incentivi governativi dopo averle radiate ‘ufficialmente’ dal Pubblico Registro Automobilistico”.
Sulla questione interviene anche l’Adiconsum: “I dati che sono emersi da questa operazione sono allarmanti- spiega Silvana Santinelli, responsabile Adiconsum Marche- e come associazione che tutela i consumatori monitoreremo ogni eventuale fatto futuro, che potrebbe derivare dalla circolazione del mezzo che invece doveva essere rottamato, e che potrebbe ricadere sul proprietario originario”.
Una truffa che non ha solo risvolti finanziari ma anche ambientali; “Non sono stati smaltiti regolarmente 6 milioni di chilogrammi di rifiuti speciali pericolosi- puntualizza Raffaele Velardocchia, comandante del Corpo Forestale dello Stato di Ancona- cifra che è stata denunciata dagli stessi autodemolitori in relazione alle false attestazioni di avvenuta rottamazione”. “Occorre considerare –conclude Velardocchia- che questi mezzi sono considerati inquinanti e che questa operazione di carattere transfrontaliero è stata finalizzata alla tutela della salute e della sicurezza dei cittadini italiani e dell’Unione Europea”.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_wireless02.jpg)
Quando Internet si trasforma in una giungla, può anche capitare che l’Istituto degli Innocenti di Firenze, che da sei secoli si occupa della tutela di famiglie e minori, diventi vittima di un caso di cybersquatting, il fenomeno che identifica l’utilizzo indebito di nomi di dominio corrispondenti a marchi altrui per sfruttarne la popolarità e i collegamenti sulla rete. Per una semplice “i” di troppo l’ente benefico si è visto sottrarre un gran numero di contatti, ma soprattutto è stato danneggiato nell’immagine, visto che il sito clone ha un chiaro intento commerciale, lontano anni luce dalle finalità dell’Istituto. “Il sito fasullo è www.istitutodegliinnocenti.it - spiega Carlo Toccaceli Blasi, che si occupa di comunicazione web per l’Istituto - e sfrutta la somiglianza con il vero vero dominio: www.istitutodeglinnocenti.it“.
Stando alle prime informazioni raccolte è stato registrato in Inghilterra, un’operazione che costa solo poche decine di euro, ma può fruttare molto di più: il sito fasullo, infatti, viene spesso rivenduto, la maggior parte delle volte proprio a chi ha subito i danni maggiori con la sua nascita.
E questa - forse - sarà la strada che dovrà percorrere anche l’ente fiorentino: “Stiamo pensando di fare un arbitrato - ammette Toccaceli Blasi - l’unica possibilità offerta dalla legislazione italiana. Tramite uno studio legale cercheremo un contatto, vedendo se è possibile trovare un accordo con la controparte”. Anche perché, in caso contrario, bisognerà rifarsi alla normativa sul diritto al nome, un iter molto più lungo e complesso. Insomma, sul web è necessario guardarsi le spalle (leggi i consigli della polizia Postale) e la fregatura può sempre essere a portata di clic.

La celebre scena in cui Totò prova a vendere la Fontana di Trevi dal film Tototruffa ‘62
Ma come si fa, verrebbe da chiedersi, ad affidare i propri soldi a uno sconosciuto o a un presunto ente che non si è mai sentito nominare? Nessuno può essere così ingenuo. Eppure le pagine dei giornali sono piene di storie come queste, soprattutto d’estate. Se tanta gente si fa fregare, non è solo colpa delle vittime sprovvedute ma anche “merito” dell’ingegno dei truffatori. Ecco alcune storie da film (ma vere), per imparare a stare un po’ più in guardia.
Falsi autovelox. Si appostavano sulla A4 e scattavano foto delle auto di passaggio ad alta velocità con degli autovelox fatti in casa. Attraverso la targa risalivano al proprietario, cui spedivano verbali contraffatti e bollettini postali per il pagamento della multa. Il numero di conto corrente, ovviamente, non era però quello della polizia ma il loro. Gli automobilisti, colpa della coda di paglia, preferivano pagare senza contestare la cifra tutto sommato modesta: 158 euro. Così hanno fatto le prime 300 esche, ma il 301esimo cittadino era sicuro di non aver superato i limiti e ha fatto ricorso. Permettendo alla Stradale di risalire ai quattro autori e di arrestarli. Avevano già incassato 11mila euro, ma avevano pronti migliaia di verbali falsi.
Il dottor De Santi e il dottor Tobler (come il Toblerone). Una messa in scena degna di Totò quella recitata da due pregiudicati campani. Le vittime erano sempre sacerdoti, preferibilmente di piccoli centri, sparsi per tutta Italia. Il dottor De Santi, così si faceva chiamare il primo truffatore, contattava il religioso e gli diceva che alla sua comunità era destinata l’ingente eredità di una cittadina appena deceduta. Se il prete ci cascava, veniva convocato dal falso medico, che con camice e tesserino (a casa i carabinieri gliene hanno poi trovati a decine), gli spiegava che per avere i beni era sufficiente pagare la parcella del notaio che doveva eseguire il rogito. A quel punto arrivava il dottor Tobler col suo accento svizzero e la sua offerta da filantropo. Aggiungeva al ricco piatto una donazione in vestiti e scarpe per i parrocchiani. Molti parroci non si sono fatti imbrogliare, ma tre di loro ci hanno rimesso 30 mila euro ciascuno. I due truffatori sono stati arrestati in Lombardia, dopo una carriera di tre anni.
Il Sovrano ordine di Malta e Cilicia. Un bel titolo onorifico e un attestato da appendere in salotto. Che però non valevano nulla. Li vendeva, a caro prezzo, un ex carabiniere di Genova diventato abile truffatore. Prometteva anche riconoscimenti da parte dell’Onu e raccontava alle sua vittime che il denaro era destinato a opere di beneficenza. Un barista gli ha consegnato 700 mila euro in cambio dell’assicurazione di riuscire a entrare nell’Arma grazie all’iscrizione al Sovrano ordine di Malta e Cilicia. Ma così non è stato e dalla sua denuncia sono partite le indagini che hanno portato all’arresto dell’ex militare. Solo dopo l’ultima trovata: l’imbroglione ha infatti querelato l’ufficiale che ha verbalizzato la denuncia del barista e ha anche falsificato una smentita di quest’ultimo.

Il cerotto che scioglie il grasso. “Questo cerotto miracoloso ha fatto perdere 12 chili in un mese a Chelsea Clinton”. Diceva così la pubblicità diffusa da un’azienda cinese. Ma i giornalisti della tv di Stato, la Cctv, hanno scoperto il doppio inganno. Il prodotto non era importato dagli Stati Uniti, come diceva lo spot, ma era prodotto a pochi chilometri da Pechino. Inoltre il meccanismo di dimagrimento non era proprio quello garantito. Secondo la pubblicità bastava applicare il cerotto sulla pancia e col calore del corpo il grasso cominciava a sciogliersi. Invece quello che usciva era dell’olio contenuto negli stessi cerotti. Grazie alla massiccia campagna pubblicitaria i produttori erano riusciti a guadagnare 20 milioni di euro.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_anziani-caldo-2.jpg)
Un uomo sui cinquant’anni, elegante e gentile, questa mattina ha bussato alla porta di Jolanda, 91 anni. Ha detto di essere un carabiniere, che ci sono in giro tanti poco di buono e di essere lì per controllare se era tutto a posto. L’anziana signora lo ha fatto entrare e mentre lui la distraeva, la sua complice ha rubato 400 euro.
Le denunce sono quotidiane. In estate, addirittura aumentano. A Milano nei primi 100 giorni di quest’anno i raggiri ai danni di anziani sono stati 92, in tutto il 2006 si è arrivati a 305 casi. Le forze dell’ordine cercano di limitare i danni e, ad esempio, nel capoluogo lombardo la polizia ha organizzato degli incontri nei commissariati dei vari quartieri dove viene spiegato come difendersi. Le regole da seguire e i consigli utili si trovano anche sul sito della Polizia di Stato, su quello dei carabinieri, su quello di Assoedilizia e sul portale della terza età, Intrage.
La prima precauzione è quella di non far mai entrare in casa sconosciuti, nel caso uno di loro bussi insistentemente, chiamare subito le forze dell’ordine o un vicino. Ricordarsi che gli operatori degli enti di fornitura di luce e gas non sono autorizzati a chiedere soldi e se uno di loro (o presunto tale) si presenta, fare sempre una telefonata di controllo all’azienda. Ma il consiglio più prezioso è quello di cercare di non restare troppo soli.

Se eBay fosse un Paese, sarebbe la quinta Nazione più popolata al mondo dopo Cina, India, Usa e Indonesia. Nel 2006 sul sito di aste on line è stato venduto un articolo di abbigliamento ogni 12 secondi, un cellulare al minuto, un’auto o una moto ogni 11 minuti. Dai fumetti alle bottiglie di vino, dagli orologi ai jet privati (è questo l’oggetto più costoso mai venduto su eBay, a 4,9 milioni di dollari), su internet si vende e si compra proprio tutto.
L’Italia, tuttavia, è ancora guardinga nei confronti dell’e-commerce, il commercio elettronico: solo il 29% della popolazione italiana di età superiore ai 16 anni acquista online, contro il 53% della media europea.
Ecco perché eBay, insieme alla Polizia postale e delle comunicazioni, ha lanciato la campagna “Buonsenso in tutti i sensi”. Nessuno ci ha insegnato a navigare, ma forse per essere sicuri di non cadere in qualche truffa telematica abbiamo bisogno di un po’ di aiuto. Il minisito compraconbuonsenso.it, appena nato, offre un corso accelerato su come comprare in sicurezza su internet.
Un esempio? La parola più utilizzata come password è “password”, appunto: troppo facilmente intuibile, meglio trovarne un’altra, lunga e composta di lettere maiuscole e minuscole e di simboli. Per comprare è bene scegliere solo metodi di spedizione tracciati, come raccomandate con ricevuta di ritorno o corriere, e pagare con modalità sicure, come il bonifico, la carta di credito, l’assegno. In fondo si tratta di regole di buonsenso, come recita lo slogan.
E se poi fiutate truffe o irregolarità, segnalatele al Commissariato online: è il sito che offre consigli e informazioni e che accoglie denunce. In un anno di esistenza ha raccolto 1731 segnalazioni di phishing, le false email che richiedono dati riservati.
Regola generale: le aziende serie non richiedono mai queste informazioni via mail.
Pensate di non aver bisogno di insegnamenti da nessuno? Verificate con il test che trovate nel sito, è il modo più efficace per capire se davvero navigate in sicurezza.