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Brambilla promossa ministro del Turismo. Il Governo cresce, Letta frena

Michela Vittoria Brambill

“Presto verranno nominati un nuovo ministro e tre vice”. L’annuncio di un upgrade nella squadra di Palazzo Chigi arriva al termine del Cdm, poco prima di mezzogiorno. È il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli a dare la notizia, riferendo quanto anticipato dal premier Silvio Berlusconi durante la riunione di governo.
Un annuncio giudicato intempestivo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Che infatti si è affretta a smentire, in occasione di un incontro a Palazzo Chigi con il Niaf per la raccolta fondi a favore dell’Abruzzo. “Noi all’inizio” aggiunge “abbiamo rispettato la legge sul numero dei ministri. Berlusconi ora chiederà un appuntamento a Napolitano”. Il sottosegretario ha inoltre spiegato che “oggi il presidente del Consiglio non ha fatto alcun nome” durante il Cdm su eventuali nuovi ministri. In realtà una nomina il Consiglio dei ministri l’ha ufficializzata: quella a sottosegretario allo Sviluppo economico del presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Stefano Saglia, al posto dello scomparso Ugo Martinat.

E comunque da fonti governative (e da rumors che ormai si inseguono da tempo) si è appreso che la promozione riguarderà Paolo Romani, attuale sottosegretario alle Comunicazioni (che diventerà vice nell’ambito del dicastero dello Svilupo economico, guidato da Claudio Scaiola) e il leghista Roberto Castelli (che ricopre la carica di sottosegretario alle Infrastrutture). E “vice” diventerà anche al Commercio con l’estero anche Adolfo Urso (An).
Come ministro, invece, si appresta ad entrare nell’esecutivo anche la rossa Michela Brambilla, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al turismo e presidente dei Circoli della libertà.

Quanto ai tempi degli “innesti”, i tre o quattro sottosegretari potrebbero essere promossi vice ministri già la prossima settimana in occasione del Cdm, mentre la nomina del neo-ministro sarebbe successiva, perché richiede una modifica legislativa ad hoc e il calendario dei lavori parlamentari fa presumere che se ne parlerà dopo le europee, tenendo conto anche dei nuovi equilibri politici interni. Anche per questo il sottosegretario Letta di è precipitato a frenare le indiscrezioni: “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiederà un appuntamento al capo dello Stato per parlare con lui della struttura di Governo: ministri e viceministri”.

Lontano dal sisma, ma colpiti lo stesso: ad Ascoli Piceno si contano i danni

stato di emergenza nelle Marche

Non si è fermato in Abruzzo. Senza fare vittime, senza portare morti, tragedia e paura, il “mostro” sotterraneo, che la notte del 6 aprile scorso ha stritolato L’Aquila e i suoi dintorni, ha colpito di riflesso anche Ascoli Piceno e la sua provincia marchigiana. Per questo motivo, il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha chiesto al Governo di estendere anche a quest’area lo stato di emergenza. Secondo Spacca, al momento sono quasi 300 gli immobili danneggiati; 450 i sopralluoghi effettuati fino al 26 aprile da vigili del fuoco, Regione ed enti locali. Alla stessa data erano giunte 1.417 richieste di sopralluoghi, di cui 450 per edifici privati e 150 per edifici pubblici, con “molte segnalazioni che riguardavano immobili del patrimonio storico – artistico”. Calcinacci sono caduti da alcuni palazzi del centro storico di San Benedetto del Tronto (come dimostrano le immagini raccolte da Panorama.it), a Offida, a Grottammare, mentre ad Ascoli è stata chiusa in maniera precauzionale la Pinacoteca civile e alcune scuole sono soggette a controlli da parte della Protezione civile. Molta la gente che ha dormito per strada nei giorni successivi alla drammatica scossa della notte del 6 aprile, che ha fatto quasi 300 morti nell’aquilano. Secondo quanto apprende Panorama.it, anche se non esiste al momento una comunicazione ufficiale, il Governo starebbe valutando la possibilità di emanare un decreto che stanzi 30 milioni di euro per le province di Ascoli e di Teramo. Una promessa in tal senso, sarebbe stata strappata dal presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Massimo Rossi, e dall’assessore regionale alla Protezione civile, Sandro Donati. Secondo il governatore marchigiano sono riconducibili alle conseguenze del terremoto, aggravate dalla pioggia dei giorni scorsi, altre due emergenze: la situazione di pericolo a Trisungo, dove è stata chiusa la statale “Salaria”, che collega le Marche a Roma, per un masso pericolante, che ieri è stato fatto esplodere, e il movimento franoso che ha interrotto la strada provinciale 70, lasciando isolate quattro frazioni di Acquasanta Terme, paese a una ventina di chilometri dal capoluogo piceno.
Intanto, è passato all’Abruzzo il coordinamento degli aiuti delle Regioni per il terremoto, che il capo della protezione civile Guido Bertolaso, lo scorso 9 aprile, aveva assegnato al responsabile della protezione civile delle Marche, Roberto Oreficini. “Dal 25 aprile la Regione Abruzzo, superata la fase della primissima emergenza, è stata in grado di organizzarsi per svolgere questa importantissima attività di raccordo istituzionale e operativo”, dice Spacca. Che poi ricorda l’esperienza della sua regione nel terremoto del 1997, che colpì anche molte zone dell’Umbria. “Nelle Marche la gestione del terremoto e della successiva ricostruzione è stata subito assunta dalla Regione e dagli enti locali, senza contrapposizioni politiche, tanto che tutti gli atti sono stati adottati all’unanimità, in nome del bene comune”, sostiene il presidente. “Per l’Abruzzo, invece, è possibile che ci sia una tendenza neo centralista”.
Oltre ai danni strutturali, il Piceno deve affrontare anche una numerosa serie di disdette per l’imminente stagione turistica. La “Riviera picena delle Palme” era già pronta a ricevere i tanti turisti che avevano dato vita ad un vero e proprio boom di prenotazioni e che adesso, stando alle associazioni degli albergatori, stanno rinunciando per paura. Le prime analisi di aprile parlano di un calo di presenze e anche maggio non si presenta sotto i migliori auspici, complice anche il maltempo che imperversa su tutta l’Italia e non risparmia le Marche. La Provincia di Ascoli chiede il sostegno della regione per una grande operazione di comunicazione. Il presidente Rossi suggerisce di riaprire, anche parzialmente, la pinacoteca, “un segnale di grande valore simbolico per far sapere a tutti che l’offerta culturale e turistica di Ascoli e del Piceno è intatta e soprattutto che è fruibile senza alcun rischio”.

La mafia all’assalto dell’Italia sana

Mafia

Nel 1929, durante la Grande crisi che colpì l’America, la stella di Al Capone, il più famoso mafioso di tutti i tempi, non si eclissò, anzi. Dal suo quartier generale, l’hotel Lexington di Chicago, vide crescere i suoi affari e la sua fama: da una parte offriva, nei propri ristoranti, pasti caldi ai bisognosi, impoveriti dalla recessione, dall’altra incrementava gli affari illeciti. Ottant’anni dopo tocca ai suoi eredi, le mafie di tutto il mondo, arricchirsi entrando con valigie colme di denaro nei mercati sull’orlo del crac. In particolare nel mondo dell’impresa e nel settore creditizio. Un problema che non risparmia l’Italia.

Nelle scorse settimane il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha inviato una relazione al Parlamento, intitolata “L’infiltrazione mafiosa nell’economia legale e l’attuale fase di recessione economica”. Per il magistrato l’espansione degli affari della criminalità organizzara prende il via dalla sua “permanente, enorme, illimitata liquidità finanziaria”. Un patrimonio accumulato in gran parte grazie al narcotraffico, un business che non conosce crisi. A questi denari vanno aggiunti quelli derivanti dalle estorsioni, molti milioni di euro che ogni giorno, ricorda la Confesercenti, passano dalle tasche di commercianti e imprenditori a quelle dei boss. Ben diversa la realtà dell’economia legale, dove, sottolinea la Direzione nazionale antimafia (Dna), le banche “non sono disponibili a concedere mutui né alle imprese né ai privati”.
Conseguenza? “Il ricorso a prestiti usurari”, al sistema creditizio abusivo gestito dalla criminalità organizzata. Nel 2008, in Italia, ci sono stati 956 procedimenti per usura con 4.809 indagati. In una recente relazione dello Scico (il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza) si legge che “per le associazioni mafiose l’interesse usurario (…) è quasi sempre strumentale all’acquisizione delle imprese e si configura come canale di riciclaggio di proventi di altre attività illegali”.

Saldi e concorrenza sleale
La recessione favorisce il ricorso a denaro di dubbia provenienza. Anche al Nord. “Certe aziende” denuncia Gian Gaetano Bellavia, consulente di numerose procure e responsabile del servizio antiriciclaggio dell’ordine dei commercialisti di Milano, “non si preoccupano di chi si nasconda dietro le finanziarie lussemburghesi, olandesi o inglesi, possedute da holding domiciliate nei paradisi dove è garantito l’anonimato societario, e che, attraverso banche svizzere, immettono denaro fresco nelle loro casse”. Aumenti di capitale che permettono alle cosche, come evidenzia anche la Dna, di diventare, con il tempo, soci di maggioranza di aziende “pulite”.
Che l’imprenditoria mafiosa sia in espansione lo confermano i dati dell’ufficio del commissario straordinario del governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati: in Italia nel 2008 sono passate definitivamente allo Stato 1.139 imprese (161 in Lombardia, superata in questa classifica solo da Sicilia e Campania). Un dato che racconta l’infiltrazione della criminalità organizzata nel libero mercato. “Purtroppo, quando vengono sequestrate e riemergono dall’illegalità gran parte di queste aziende non sono in grado di camminare sulle loro gambe” nota Antonio Maruccia, magistrato e commissario per i beni confiscati. Infatti le cosche non sottostanno alle regole dei concorrenti. Non pagano tasse e ritenute, né contributi per la manodopera, per lo più straniera, intimidita e vessata. Una gestione che prevede quasi solo utili. Anche se difficilmente i boss imprenditori presentano bilanci.
Chi lo fa, magari per partecipare a gare pubbliche, in realtà continua a evadere il fisco. “Il problema è che in Italia i controlli non funzionano e i padrini lo sanno” sottolinea Bellavia. Per questo tengono in piedi le società per 3 o 4 anni, prima di essere scoperti dall’anagrafe tributaria. A quel punto hanno già trasferito le commesse a imprese collegate e messo in liquidazione le proprie.

“Le sedi legali vengono trasferite al Sud, i liquidatori solitamente sono vecchietti o pregiudicati, persone per cui un’accusa di bancarotta è meno traumatica. La documentazione contabile viene fatta sparire e le esecuzioni fallimentari sono praticamente impossibili o inutili”. Non basta. Per far crescere i profitti le imprese delle cosche ricorrono alle false fatturazioni, mettendo in conto uscite inesistenti. Carte intestate fasulle, partite iva di soggetti ignari, consulenti e collaboratori fantasma, un labirinto di documenti falsi in cui spesso la burocrazia non si addentra. Il tutto indicando importi inferiori a quelli che farebbero scattare i controlli antimafia.
Oltre a questi sistemi i padrini utilizzano pure tradizionali metodi come l’intimidazione, anche al Nord. L’ultimo esempio arriva da Cologno Monzese (Milano): qui il calabrese Marcello Paparo, 45 anni, arrestato nei giorni scorsi, era riuscito a entrare con il suo consorzio di cooperative (trasporti, movimento terra e facchinaggio le principali attività) nei cantieri dell’alta velocità e della A4. Un obiettivo raggiunto a colpi di pistola, per ammorbidire sindacalisti e concorrenti. Motivo per cui il pm milanese Mario Venditti lo ha accusato anche di concorrenza sleale. Un reato che sta piegando gli imprenditori onesti.

Scatole vuote per grandi appalti
L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha stilato una mappa sull’assegnazione degli appalti. Al Sud il 90 per cento delle aziende che si aggiudica le gare è meridionale. Praticamente impossibile, per usare un termine calcistico, vincere fuori casa. Il coefficiente di impermeabilità del mercato scende nel Nord-Est (85 per cento), Isole (80,5) e Nord-Ovest (78,1). Il Centro, dalla Toscana al Lazio, è più aperto: qui “solo” il 71 per cento degli appalti finisce a imprese locali. Chi vince la classifica degli affari in trasferta? Ancora una volta le aziende del Mezzogiorno, che ottengono commesse soprattutto in Centro Italia (20,5 per cento). Uno scenario che rischia di essere superato da un mercato sempre più magmatico e intossicato.

“Le ultime indagini rivelano che aumentano le aziende del Nord che vanno a lavorare al Sud” sottolinea il tenente colonnello Daniele Galimberti del servizio centrale del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri. “Ma se una volta la spiegazione era la specializzazione, ora è la cooptazione da parte di gruppi meridionali”. Il fenomeno, molto diffuso, spesso riguarda società per azioni. “Un’emergenza che stiamo registrando soprattutto nel settore edile e in quello dello smaltimento dei rifiuti” continua Galimberti. In questo quadro la Direzione investigativa antimafia (Dia) sta aumentando i controlli nei grandi cantieri: nella seconda metà del 2008 sono passati da 22 a 25. Le imprese subappaltanti esaminate sono aumentate da 310 a 370, i lavoratori da 1.227 a 1.900. Numeri che possono sembrare insufficienti. “Si tratta di verifiche particolarmente impegnative e per cui servono le autorizzazioni delle prefetture” spiegano alla Dia.
Il mercato in fibrillazione non aiuta i controlli antimafia: variano assetti societari, nomi, ragioni sociali. “Senza contare che è sempre più facile trovare prestanome” continuano alla Dia. In Italia nel 2008 sono nate 410 mila nuove imprese, molte in settori delicati come le costruzioni (65 mila, 12.600 solo in Lombardia, 7 mila in Piemonte, 6.600 in Emilia-Romagna), l’immobiliare (32.600, più di metà nel Settentrione), l’intermediazione monetaria e finanziaria (7.900, quasi un terzo in Lombardia e Lazio). Un mare magnum in cui è facile mimetizzarsi. Anche perché molte di queste società possono restare in sonno per anni. Così, quando serviranno, saranno già radicate nel territorio da conquistare. In particolare al Nord.
Per esempio, nell’inchiesta milanese su Paparo gli inquirenti hanno scoperto un reticolo di cooperative, di cui molte inattive. “Quello delle scatole vuote è un sistema che dobbiamo monitorare” conferma Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia. “È facile ipotizzare che molte imprese costituite in questi mesi verranno utilizzate per partecipare alle gare delle grandi opere, dalla costruzione del ponte sullo Stretto all’Expo del 2015. Per non parlare dei progetti che le cosche conoscono in anticipo grazie a un capillare lavoro di insider trading”.

Mattone che passione
In tempo di saldi, nello shopping delle cosche non rientrano solo le aziende. In Italia nel 2008 sono stati confiscati 8.446 immobili, tra cui 1.184 appartamenti, 277 case indipendenti, 93 ville, 207 box, nove alberghi e un campo sportivo. Nella sua relazione Grasso scrive: “Diminuiscono i prezzi delle materie prime, degli immobili, i valori dei titoli e delle azioni. È possibile quindi acquistare tali beni a prezzi di svendita”. Quasi contemporaneamente il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, ha dichiarato: “La mafia si sta mangiando interi quartieri della città”. Per esempio nei caruggi un siciliano incensurato sta facendo incetta di appartamenti, utilizzati poi come alcove per la prostituzione. “’Ndrangheta e mafia stanno comprando nei vicoli e nelle nostre riviere soprattutto attraverso società immobiliari con base a Milano” spiega Christian Abbondanza, presidente dell’associazione La casa della legalità.
Ai nuovi palazzinari i soldi non fanno difetto. “A settembre, in un comune del Ponente ligure, un personaggio molto discusso, a fronte di una richiesta di 1 milione 200 mila euro di oneri di urbanizzazione, per ottenere una concessione ne ha messi sul piatto 5″. Nel monopoli dei boss non ci sono solo le piazze storiche di Milano, Roma o Torino: in Emilia-Romagna il responsabile della direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bologna, Silverio Piro, ha confermato l’allarme lanciato da Roberto Saviano sugli affari della camorra a Parma. E nel Triveneto, a quanto risulta a Panorama, in provincia di Gorizia i carabinieri avrebbero intercettato diverse telefonate di familiari dei fratelli Brusca pronti a riciclare denaro nell’acquisto di ristoranti e alberghi padovani. La Dda cittadina avrebbe aperto un fascicolo.

Finanza mafiosa
Tutti questi investimenti sono resi possibili da una classe di colletti bianchi sempre più qualificata. Un esercito di consulenti ed esperti: nel 2008 sono state indagate per riciclaggio 9.261 persone (nell’ambito di 1.627 procedimenti: 270 a Roma, 237 a Milano e 207 a Napoli) e 3.330 sono state iscritte per “impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita” (533 procedimenti). Lo scorso anno l’Unità di informazione finanziaria Uif) presso la Banca d’Italia ha ricevuto (in particolare dagli istituti di credito) 13.367 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette (una ogni sei riguardava versamenti in contanti); 270 sono state prese in carico dalla Dia per indagini.

I casi di malafinanza sono numerosi. A gennaio, su richiesta della Dda di Palermo, è stato arrestato con l’accusa di riciclaggio un noto avvocato bolognese; pochi mesi prima, nell’ambito della stessa inchiesta, era toccato a un banchiere italosvizzero, membro di un’associazione elvetica impegnata nella lotta al riciclaggio. A fine 2008 la Guardia di finanza milanese ha scoperchiato due finanziarie con sede a Zurigo utilizzate come lavanderie di denaro sporco: dietro a due prestanome locali si nascondeva una cosca crotonese ramificata in Lombardia tra Varese e Ponte Tresa. In estate sono finiti in manette padre e figlio siciliani: acquistavano finanziarie in difficoltà o ne costituivano di nuove per emettere fideiussioni e incassare le provvigioni.
“Queste società abusive o prive dei necessari requisiti spesso fanno da garanti per l’erogazione dei finanziamenti pubblici” avverte il tenente colonnello Gianluca Campana, capo ufficio operazioni del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza. Contributi comunitari e nazionali che la criminalità organizzata cerca di intercettare in un momento in cui i governi aprono le borse per contrastare la crisi.
Purtroppo gli enti eroganti (per lo più banche) si accorgono che le fideiussioni sono carta straccia quando ormai i beneficiari sono irrintracciabili. A volte la malafinanza alligna anche dentro ai grandi istituti di credito: a Milano, nel 2008, è stata arrestata la responsabile dell’ufficio fidi di una filiale di una banca italiana accusata di emettere fideiussioni a uomini legati ai clan calabresi senza richiedere le necessarie garanzie. Quello della donna non è certo un caso unico: le indagini, come ha denunciato la Dna, hanno smascherato diversi funzionari di banca infedeli che rifiutano fidi e mutui ai clienti in difficoltà per poi segnalarne i nomi alle cosche.

“In questo momento per gli imprenditori onesti è difficilissimo accedere al credito e non c’è da stupirsi se un’azienda in crisi non guarda la fedina di chi le offre sostegno finanziario” dichiara Claudio De Albertis, presidente dell’Assimpredil Ance, l’associazione territoriale dei costruttori italiani che a settembre ha acquistato diverse pagine sui quotidiani per sollevare la questione. “Il rischio di infiltrazione nel settore edile è acuito sia da motivi contingenti, come i ribassi anomali nelle gare o la lentezza nei pagamenti della pubblica amministrazione, sia da ragioni strutturali, come la frammentazione delle imprese e la loro bassa capitalizzazione”. La possibile soluzione? La propone il pm della Dna Cisterna: “Bisognerebbe istituire una ‘white list’ per le aziende. Chi aderisce deve assicurare di utilizzare metodi legali, una specie di autocertificazione. Ma per chi sgarra punizioni esemplari e la radiazione dal mercato del lavoro legale”.

Regione per Regione, gli immobili e le aziende confiscati alle organizzazioni criminali nel 2008. La Lombardia è terza, dopo Sicilia e Campania.
Sequestri-antimafia

Querelle nella maggioranza per i due nuovi ministri, il gelo di An

Michela Vittoria Brambilla

La promozione a ministro di Michela Vittoria Brambilla e Ferruccio Fazio (rispettivamente al Turismo e alla Sanità) scuote la maggioranza. Berlusconi è intenzionato a portare a termine il rimpasto di governo il più in fretta possibile, perchè nei due settori “c’è bisogno di un coordinamento centrale”. Per questo i due sottosegretari saranno fatti ministro.
Questo è l’unico cambiamento che si prospetta nella squadra di governo, “di cui sono molto contento”, dice il premier. Ma le rassicurazioni di Berlusconi non convincono le altre componenti della maggioranza. L’altolà della Lega è giunto per bocca di Roberto Calderoli che sabato aveva stoppato la proposta di Berlusconi. Inaspettatamente, però, un secondo stop alla nomina di Fazio e Brambilla, entrambi di Forza Italia, arriva dal capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri (di An) secondo cui le nomine sarebbero una manovra che “costringerebbe a riaprire il manuale Cencelli e a ridiscutere tutto. Sarebbe una lotteria. Meglio evitare”.

Marcello Dell’Utri, uno degli uomini più vicini al presidente del Consiglio, dà per certa la “promozione” di Fazio e della Brambilla: “Nella maggioranza non ci sono malumori” assicura il senatore di Forza Italia al quotidiano online Affaritaliani.it “è solo un pò di dialettica interna. Berlusconi ha annunciato da tempo che quelle due posizioni, la Sanità e il Turismo, sono molto importanti. Macché malumore della Lega… e poi non è che Alleanza Nazionale può pensare di avere una contropartita. C’è solo il Popolo della Libertà. Punto e basta. Poi una contropartita dove? Al Commercio con l’Estero… su dai. Non esiste”. Ma le certezze di Dell’Utri non convincono i leader di An che ribadiscono le loro perplessità sulla nomina di due nuovi ministri.
Nulla da dire sulle persone candidate alla promozione, Fazio e Brambilla, ma un eventuale ritocco comporterebbe un riequilibrio complessivo della squadra di palazzo Chigi, fanno sapere da via della Scrofa. Andrea Ronchi, ministro per le Politiche europee, ribadisce che “la leadership di Berlusconi non è in discussione, ma se fossero nominati due nuovi ministri, allora si dovrà tener conto dell’equilibrio complessivo del governo”. Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl, sottolinea che “per fare dei nuovi ministri ci vuole una legge. E per fare una legge, ci vuole una proposta del governo. Allo stato, non c’e niente in questo senso. Se ci sarà, allora vorrà dire che ne discuteranno in primo luogo al Consiglio dei ministri”. In quella sede, spiega, ci sono ministri che rappresentano An, e “ognuni dirà la sua. Ma, al momento, non c’è nulla”.
Anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ripete che l’arrivo di nuovi innesti comporterebbe necessariamente “una ridiscussione di tutto l’impianto” dell’esecutivo. “Se si vogliono nominare due nuovi ministri -precisa- non ci sono problemi, ma è evidente che non si può svincolare questo dalla discussione di un impianto generale”. L’ipotesi di allargare la squadra del governo non piace neppure alla Lega Nord. Calderoli si dice “perplesso” su nuovi ingressi al governo perchè “più ministri a Roma si traduce in meno ministri sul territorio”. In particolare, a preoccupare la Lega è la promozione di Fazio al dicastero della Salute che rappresenterebbe una “minaccia” per il federalismo fiscale. “Sanità e turismo” precisa infatti il coordinatore delle segreterie leghiste “sono materie di competenza regionale e” avverte ancora Calderoli “nel momento in cui si fa il federalismo non si possono accentrare due materie come queste”.

Arriva la “Carta del turista”: manuale di autodifesa per l’estate

Le spiagge della Versilia

Turista fai-da-te o da villaggio all inclusive? Avventuroso o in cerca di relax?

Al di là della risposta, occhio alla fregatura: è sempre dietro l’angolo. Ed è in grado di rovinare una vacanza e trascinarsi in inutili e costosi strascichi legali una volta tornati a casa. Uno strumento utile per evitare tutto ciò può rivelarsi la “Carta dei diritti del turista” presentata oggi sul sito del Movimento dei consumatori: un documento di 54 pagine scaricabile gratuitamente qui.
“Vuole essere una guida aggiornata ai principali diritti e doveri di chi viaggia. Con l’auspicio che possa risultare uno strumento utile a prevenire situazioni negative e a orientare in quelle che non è stato possibile evitare” spiega Lorenzo Miozzi presidente dell’associazione.
Nella guida viene fornita una panoramica sulla normativa nazionale e regionale con un elenco dettagliato regione per regione. L’associazione, da sempre sensibile alla tutela dei diritti del turista, negli anni scorsi, oltre alle precedenti edizioni della Carta, ha realizzato una guida informatica (“A practical guide for tourists in Europe”) in collaborazione con l’UE; ha partecipato, in tema di turismo, alle consultazioni per il “Codice del Consumo”; ha sviluppato, con i propri sportelli, una rete “SOS Turista” sul territorio nazionale.
Quali sono i casi più frequenti di “sole” per chi si mette in viaggio?

Il Movimento dei consumatori propone qualche esempio: “l’albergo ”vista mare” come da catalogo del tour operator, si trova in realtà in una landa desolata a due chilometri dalla spiaggia più vicina; la valigia che avete scrupolosamente preparato è arrivata a destinazione una settimana dopo di voi e la compagnia aerea rifiuta di risarcivi il danno subito; il noleggiatore dell’auto si rifiuta di restituirvi la caparra accampando dei presunti danni da voi causati; a causa dell’overbooking vi negano l’imbarco e la compagnia aerea rifiuta di rimborsarvi i costi della notte imprevista in albergo”.

E via elencando una serie di sfighe o soprusi di cui almeno uno è capitato a ogni turista che si rispetti.

Napoli, ultima fermata: punta tutto sul turismo

Rifiuti, emergenza continua in Campania

Le dimensioni del disastro sono apparse improvvisamente chiare con l’arrivo della bella stagione. L’emergenza rifiuti a Napoli era quasi diventata la norma, finché non si sono visti i primi effetti negativi sul turismo in Campania: meno 20 per cento di presenze negli hotel e nelle città. E sono soprattutto gli stranieri a fuggire lontano da una destinazione dove temono di trovare degrado, sporcizia e rischi per la salute.

L’Ente provinciale per il turismo cerca di correre ai ripari con una campagna pubblicitaria sui principali quotidiani. Un annuncio a tutta pagina, che promuove l’iniziativa “Easy Napoli“, un pacchetto di sconti su servizi e iniziative. “L’attuale stato di emergenza del settore turistico campano”, si legge nella descrizione del progetto, “rende necessario un intervento di ’sistema’ al fine di definire e promuovere iniziative in grado di fronteggiare il momento di crisi e rilanciare il comparto. Easy Napoli mira a proporre ed attuare strategie e politiche di incentivazione alla commercializzazione del ‘prodotto turistico Napoli’ e sarà offerto dall’Ente Provinciale per il turismo di Napoli agli operatori del settore (agenzie di viaggio, tour operator e strutture ricettive) ad una tariffa ‘confidenziale’ affinché questi possano commercializzarlo sul mercato ad un prezzo competitivo”.

C’è anche un sito Internet, che in realtà è una semplice pagina-vetrina. Un manifesto “affisso” sul web con uno slogan, tre immagini e poche righe di descrizione delle offerte. Senza pagine interne né approfondimenti. Magari sarà un flop, ma almeno non sarà costato quanto il celebre e fallimentare Italia.it, chiuso dopo meno di un anno e 7 milioni di spesa. Si spera.

Turismo in ginocchio sull’immondizia

Le incredibili foto che testimoniano l'insostenibile emergenza rifiuti a Napoli.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
di Stefania Berbenni

Sulla cartina geografica i 180 chilometri che separano Napoli da Roma sono poco più di un centimetro. Un niente per gli americani abituati alle grandi distanze, poco anche per tedeschi, inglesi e francesi. Così, per toponomastica percezione, le montagne di spazzatura partenopee finiscono per fare ombra anche alla capitale, e più su fino a Firenze, svuotando ovunque alberghi e spezzando le gambe al turismo.
Succede, per esempio, che la catena Baglioni, alberghi di lusso a 5 stelle, registri nel Nord Italia il tutto esaurito mentre l’hotel romano, per la prima volta, è in affanno. Lo ammette amareggiato Luca Magni, il vicepresidente del gruppo: «Gli stranieri hanno paura per la propria salute. Così evitano Roma, rimandano la gita a tempi migliori, senza timori di diossina o altro. E non siamo i soli ad avere l’hotel mezzo vuoto. Il marchio Italia ha avuto il colpo di grazia con la vicenda rifiuti, che si somma all’instabilità generale, all’Alitalia in forse, alla scarsa qualità di aeroporti e servizi. Ma l’aspetto più grave è che non ci sono segnali che facciano pensare di sapere e potere gestire i problemi».
Alcuni tour operator hanno aggirato l’ostacolo: fanno dormire gli stranieri a Firenze, li portano in giornata a Roma, con il pullman.
«Il 2007 si è chiuso con meno 30 per cento e prevediamo un 2008 ancora più nero» lamenta Mario Pagliari dell’hotel San Francesco al Monte di Napoli, un gioiello a quattro stelle ricavato da un ex convento. «Prima il calo turistico era causato dalla camorra, poi dalla microcriminalità, adesso dalla spazzatura. Alibi, solo alibi per non affrontare il vero problema: Napoli langue, la si svende abbassando le tariffe mentre dovrebbe essere affrontata una vera politica di rilancio».
Non basta cioè farne una città low cost, né inventarsi iniziative come «Easy Napoli»: sconti per musei, mezzi di trasporto e facilitazioni varie dal 15 marzo a fine luglio. Né funziona la furbata di tenere puliti il centro e le strade di collegamento dall’aeroporto all’imbarcadero. Persino il filmato di una turista tedesca in giro per la città, messo in rete, sembra poca cosa rispetto alla paura della diossina e all’effetto spazzatura.
Dei 500 partecipanti al prossimo congresso di ingegneri australiani (20-22 marzo), 400 hanno disdetto. A gennaio e febbraio molti convegni sono stati annullati. E pensare che i ristoranti del borgo marinaro, enclave romantica a pochi passi dai grandi hotel, si erano consorziati per fare fronte a cene congressuali con 700-800 partecipanti. Problema superato come spiega Elvira Ghiosi, della Bersagliera, storico ristorante: «Sono stati annullati anche i futuri congressi di settembre e ottobre. È dura. Un gruppo culturale ha disdetto la sua visita a Napoli temendo l’assalto al loro pullman, dopo aver visto la fine che aveva fatto l’automezzo dei vigili del fuoco».
«Vorrei evitare la fatidica spirale della profezia che si autoavvera. C’è crisi, la situazione è problematica, ma tutto questo catastrofismo non aiuta. A me risulta che il calo turistico sia fra il 15 e il 20 per cento, mentre sento cifre fra il 30 e il 50» ribatte Claudio Velardi, da 15 giorni assessore al Turismo e ai beni culturali. Nelle sue mani una bella patata bollente (rilanciare l’immagine della città) e 2,5 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania: «Sono stati destinati, ma ora bisogna recuperare le risorse… ci vuole tempo, non è cosa fatta».
Se a Napoli ’a nuttata ha da passa’ e sembra infinita, in Costiera, e di fronte, a Capri e Ischia, l’olezzo nefasto non arriva. Molti hotel non aprono a Pasqua, ma solo per questioni di calendario: cade troppo presto. Per pochi giorni di lavoro andrebbe contabilizzato un mese di costi vivi. «Capri fa storia a sé, forse perché è un’isola, forse perché comunica un’immagine di qualità e pulizia» argomenta Tonino Cacace, padrone del Capri Palace, cinque stelle lusso, la miglior spa medicale al mondo secondo la rivista Traveller Uk, con clientela internazionale, Harrison Ford e Julia Roberts compresi. «Del resto ad Anacapri raggiungiamo il 60 per cento di raccolta differenziata».
Niente pattume per le strade anche a Positano, dove Virginia Attanasio, «personaggio» della Costiera, gestisce il San Pietro, altro cinque stelle lusso, con liste d’attesa di mesi per una camera. Virginia Attanasio parla con la concretezza e la genuinità dei suoi piatti famosi: «Siamo sinceri, appena ci sono state avvisaglie del pericolo spazzatura attorno a Sorrento, si è subito provveduto. I rifiuti sono spariti. E dal 5 aprile il sindaco di Positano farà una campagna per aumentare la raccolta differenziata, ora ferma al 25 per cento. Non possiamo perderci gli stranieri per la spazzatura. Non possiamo proprio».

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Castelfalfi, quelle colline tosco-tedesche dove si sperimenta la cittadinanza attiva

Castelfalfi, Comune di Montaione (Fi).<br /> Credits: letneo su flickr
I tedeschi hanno sempre adorato le colline toscane, luogo di villeggiatura e relax ideale, verde a perdita d’occhio dove respirare a pieni polmoni e mangiare bene.
Ma sulle splendide colline di Castelfalfi, nel Comune di Montaione, che hanno fatto da sfondo ad alcune scene del Pinocchio di Benigni oltre che al reality show La fattoria, il turismo tedesco va oltre. Il colosso multinazionale tedesco del turismo Tui ha acquistato la tenuta di Castelfalfi e ne ha fatto un hotel con piscina e campo da golf da 18 buche. E ha un progetto più grandioso. Quanto grandioso? 250 milioni di euro, per la costruzione di un villaggio vacanze da 430 posti letto, un albergo per 240 ospiti, e quattro ulteriori borghi nello stile di quello esistente con il raddoppio del campo da golf.
Così come è ora, il borgo di Castelfalfi è morto. Questo sembrano pensarlo tutti, ed è questa considerazione sullo stato di abbandono del nucleo medievale che lascia spazio a nuovi progetti. Il sindaco di Montaione Paola Rossetti ha visto nella proposta di Tui un modo per recuperare e valorizzare il paesaggio che potrebbe dare anche una spinta propulsiva all’economia locale. Wwf, Italia nostra, Legambiente sono preoccupate per lo snaturamento del territorio e per l’impatto choccante, sociale, culturale e ambientale che il progetto potrebbe avere sulla comunità locale, ad esempio pensando alle già scarse risorse idriche.
Nulla è deciso, ancora, e il sindaco Rossetti si dice serena, perché “nessuna decisione è stata presa nel Palazzo comunale. Stiamo valutando gli elementi di forza e i rischi del progetto insieme alle persone. Abbiamo aperto un dibattito pubblico, come vuole la legge toscana: i cittadini discutono insieme, avendo a loro disposizione tutte le informazioni necessarie a prendere una posizione”. È stato nominato un garante della comunicazione, Massimo Morisi, e sono state organizzate cinque assemblee pubbliche, aperte a chiunque sia interessato e naturalmente anche alle associazioni ambientaliste, c’è un sito dove si può anche vedere un film-documentario sullo stato attuale di Castelfalfi, un forum ed è stata stampata una guida, distribuita agli abitanti.
Alla fine del dibattito il garante consegnerà all’amministrazione e alla società Tui un rapporto, con eventuali proposte di modifica. Alla luce di questo il Comune dovrà fare la sua scelta.
I dolci declivi toscani si stanno trasformando nello scenario perfetto per un laboratorio di cittadinanza attiva, a spese della società tedesca. Solo il tempo sentenzierà se questo piccolo, grande esperimento di democrazia diretta avrà dato buoni frutti.

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