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Casini, l’eterno corteggiato in Parlamento

Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (ANSA/PIETRO CROCCHIONI)

Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (ANSA/PIETRO CROCCHIONI)

Ma cos’ha l’Udc di Pier Ferdinando Casini di così tanto speciale? Difficile non chiederselo visto che negli ultimi mesi è il partito più corteggiato d’Italia. Continua

Casini, il nuovo responsabile

Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini alla Camera dei Deputati (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini alla Camera dei Deputati (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini ha cambiato idea sull’attuale governo? Probabilemente no, anche se di certo ha preso le distanze dal Pd e dall’IdV, ai quali si era avvicinato negli scorsi mesi.  Continua

Federalismo fiscale: che cosa vuole l’Udc

Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini

Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini

Claudia Daconto«Se il governo terrà conto delle proposte dell’Udc per un federalismo sostenibile, potremmo valutare un voto di astensione e far passare i decreti».

Alla vigilia del via al confronto in Bicamerale sui decreti attuativi del federalismo fiscale, il responsabile delle riforme istituzionali dell’Unione di Centro, Pierluigi Mantini, detta le proposte centriste, a partire dal quoziente familiare, da porre in discussione per un’eventuale collaborazione con l’esecutivo.

Tra i nodi al centro del braccio di ferro tra forze politiche, la cosiddetta cedolare secca al 20% sugli affitti, l’idea del finiano Baldassarri, accolta dal ministro leghista Calderoli, di rendere possibile a chi è in affitto la detrazione di una parte del canone per invogliare i contratti regolari, l’introduzione di un’imposta municipale unica in cui confluirebbero le imposte catastale e ipotecaria che oggi si pagano quando si compra o si eredita una casa, l’Ici e l’Irpef sulle seconde case.

A rendere incerta l’approvazione dell’intero pacchetto di misure, l’esiguità dei numeri a disposizione della maggioranza non solo a Montecitorio ma anche nelle commissioni competenti. Numeri che stanno costringendo Bossi e il governo a trattare con   i finiani e Udc.

On. Mantini, domani comincia il confronto in Commissione bicamerale. Come si annuncia il cammino?
Il cammino si annuncia incerto perché manca la certezza di quelli che saranno gli effetti sui bilanci comunali del cosiddetto federalismo municipale. Il rischio di conseguenze sperequative è alto, ecco perché risulta necessario dover applicare un parametro concreto ai principi contenuti nella Legge 42 sul federalismo che si traduca in una clausola di salvaguardia per i comuni, in modo che, almeno nei primi anni, nessuno di essi riceva meno del 10-20% rispetto ad oggi.

E’ vero, dunque, che, senza una perequazione, per via dei diversi valori catastali degli immobili tra Nord e Sud, molti comuni rischiano di incassare con l’Imu, l’imposta unica municipale, molto meno di adesso?
Sì, il rischio è proprio questo. Da numerosi studi pilota sono emersi effetti molto sperequativi per cui, ribadisco, serve una clausola di salvaguardia.

Cedolare secca sugli affitti al 20%: l’erario può permettersi un calo di un miliardo nelle entrate?
Dunque, in linea generale noi siamo favorevoli alla cedolare secca, l’abbiamo anche proposta in passato, però chiediamo che questa misura, sicuramente utile a far emergere i contratti in nero e a rendere più disponibili gli alloggi esistenti per la locazione, non vada a pesare tutta sui bilanci dei comuni e che se ne faccia carico anche la fiscalità generale dello Stato.

Cosa ne pensa della proposta di Baldassarri, da cui dipendono i voti dei finiani e quindi della maggioranza, ossia di permettere anche a chi è in affitto di detrarre una parte del canone così da invogliare i contratti regolari?
Siamo d’accordo parzialmente. La nostra richiesta è quella di misure più specifiche per le giovani coppie che favoriscano le famiglie e la natalità.

La proposta qual è?
Che le coppie fino a 35 anni e con un reddito non superiore a 28mila euro possano dedurre il canone d’affitto della prima casa dal reddito imponibile.

La questione che sta più  a cuore all’Udc è proprio il quoziente familiare. Intanto le chiedo di tradurre in cosa consisterebbe oltre a quello che ha già detto.
In termini molto semplici il principio è che chi ha più figli paghi meno i servizi comunali come, ad esempio, la tassa sulla spazzatura o sull’acqua.

Nell’intervista di oggi al Corriere Casini ha detto che siete pronti a valutare un sì al federalismo anche senza il quoziente familiare. A quali altre condizioni allora?
Casini ha detto che tra il quoziente familiare come lo proponiamo noi, ossia quello secondo il modello Parma, e il nulla c’è una prateria. Ebbe noi vorremmo tentare di solcare questa prateria attraverso misure che vadano verso l’applicazione di un federalismo sostenibile per le famiglie e che, in tal modo, favorisca anche una ripresa dei consumi e quindi dell’economia. Se su queste misure vi fosse una convergenza, ebbene, l’Udc potrebbe valutare un voto di astensione.

E’ questo, dunque, che intende Casini quando parla di un “patto di pacificazione”?
I capitoli federalismo e fisco sono decisamente importanti ma non sono gli unici. In ballo c’è il sostegno ai giovani sul fronte del lavoro, la revisione della legge elettorale, le riforme istituzionali che vadano verso il superamento del bicameralismo perfetto all’italiana. Chiediamo un punto d’incontro, un dialogo su questi temi. In cambio non si tratta di salvare Berlusconi, ma di dare al Paese un contributo utile in un momento di grande difficoltà.

Ma secondo lei, Berlusconi, comunque si salverà? Riuscirà ad allargare il perimetro della maggioranza e far votare il federalismo al quale Bossi ha legato la sopravvivenza di questa legislatura?
Se segue la nostra proposta i numeri li avrà. Se invece gli interessa solo la sopravvivenza di un governo Berlusconi-Razzi-Scilipoti, allora noi non ci siamo e sappia che, seguendo ancora Bossi, dovrà prima o poi assumersi la responsabilità di dichiarare il fallimento del proprio governo dinanzi alla crisi del Paese.

Il pallino però  resta sempre in mano al leader leghista…
Sì, ma se il governo cade e il federalismo non passa, allora Bossi dovrà a sua volta assumersi la responsabilità di spiegare a chi da anni aspira a questo a cosa sono serviti 16 anni di permanenza nei palazzi romani.

Berlusconi: appello per ricompattare i moderati

Il premier Silvio Berlusconi durante l'intervento al Senato il 13 dicembre 2010 (FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO)

Il premier Silvio Berlusconi durante l'intervento al Senato il 13 dicembre 2010 (FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO)

Toni pacati, concilianti. Così il premier Silvio Berlusconi si è presentato stamane al Senato per riferire sulla situazione generale del governo, prima del voto di domani sulla mozione di “sostegno” al Senato e di sfiducia alla Camera. Il filo conduttore del suo discorso? Ricompattare il polo dei moderati, ricostruire quella che dieci anni fa era la Casa della libertà e che potrebbe comprendere oggi il PdL, una parte dei transfughi di Fli, l’Udc e la Lega, come saldo alleato. Continua

Adornato, Udc: «Non faremo da tappabuchi per nessuno»

Ferdinando Adornato

Tra profezie, minacce e scongiuri l’Udc sembra sempre più il partito di Nostradamus. Se oggi, infatti, Pierferdinando Casini prevede guai grossi per il governo che - è convinto - a settembre andrà sotto con i numeri,  già quasi tre anni anni fa qualcun altro profetizzava l’attuale catastrofe. Trattasi del suo compagno di partito Ferdinando Adornato Continua

Il sogno del terzo Polo. Intervista a Bruno Tabacci

Bruno Tabacci, portavoce dell'Alleanza per l'Italia

Bruno Tabacci, portavoce dell'Alleanza per l'Italia

Lo aveva detto: Ghe pensi mi. E lo ha fatto: da oggi la situazione è di nuovo nelle sue mani. Silvio Berlusconi ordina a Brancher di duimettersi e il ministro, ormai ex ministro per il Federalismo, lo fa. “Dimissioni irrevocabili” le ha definite questa mattina in Tribunale al processo per la scalata di Bpi ad Antonveneta.

Un problema è risolto. Adesso gliene restano sul tavolo altri tre-quattro: il ddl intercettazioni, i rapporti col Colle, la manovra finanziaria. Ma se davvero riuscisse a liberarsi di Fini il centrodestra con la Lega si ritroverebbe ad avere una maggioranza comunque risicata. Tra gli scenari possibili, le elezioni anticipate, come tutto sommato converrebbe a Berlusconi e chiede l’Italia dei Valori, o un governo di unità nazionale, come forse piacerebbe a Fini, Udc e parte del Pd. Ne parliamo con Bruno Tabacci, deputato democristiano di lungo corso e oggi portavoce di Alleanza per l’Italia, il gruppo guidato da Francesco Rutelli che punta a creare un “terzo polo” di centro che superi il bipolarismo degli ultimi quindici anni. Continua

Rocco Buttiglione: Sì, siamo pronti a fare la nostra parte

Rocco Buttiglione durante la sfilata del Family Day

Rocco Buttiglione durante la sfilata del Family Day

Da che parte sta, o intende stare, l’Udc? A seguire ultime dichiarazioni di vari esponenti del partito di Casini, l’impressione è che la questione del collocamento dei centristi non sia ancora chiara. A meno che siano vere le indiscrezioni su presunte trattative in corso con il Pdl che vorrebbe, sempre secondo le indiscrezioni, blindare una maggioranza scossa dal terremoto “appaltopoli”.

Il segretario Lorenzo Cesa plaude all’uscita di Dario Franceschini, Pd, che invoca un governo d’emergenza senza Berlusconi. Interpellato da noi, Franceschini ha detto che non vuole parlare, sta aspettando qualche reazione. Ma c’è da notare che è con lo stesso Berlusconi che, secondo i rumors, Casini potrebbe allearsi. La Lega non ci sta. Umberto Bossi lo ha detto chiaramente “Casini è come Fini: combina solo pasticci”. Anche il ministro Roberto Calderoli esclude del tutto l’ipotesi “L’Udc non entrerà mai nel governo”. Il senatore Udc Giampiero D’Alia cita Esopo: “La lega è come la volpe che non arriva all’uva”. Continua

Regionali, l’Udc va meglio se si allea con il centrodestra

Il leader dell'Udc Pierferdinando Casini (Ansa)

Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini (Ansa)

Gli elettori moderati e cattolici non hanno apprezzato la politica dei due forni di Pierferdinando Casini alle regionali di fine marzo: l’Udc è calata del 15 per cento rispetto a quelle del 2005. Continua

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