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Udine

Una classe multietnica: situazione sempre più comune in tutta Italia
Sulla parete dell’atrio un grande murale a tempera ricorda agli alunni che il loro è “un mondo di colori”. Il concetto è esteso al colore della pelle ed è sottolineato in ogni spazio fisico dell’edificio. Sulla porta della segreteria, per esempio, un disegno naïf raffigura un impiegato alla scrivania; sopra la scritta grande è in italiano, “Ufficio”, a fianco la traduzione in altre 10 lingue: albanese, arabo, cinese, croato, francese, friulano, tedesco, inglese, spagnolo e romeno.
Benvenuti alla scuola primaria di Manzano, un comune a 15 chilometri da Udine e a 10, tutti curve, dal confine con la Slovenia. Continua

Scattata all’alba in Veneto, Lombardia e Slovacchia, un’operazione internazionale (detta Goldfish 2), di Polizia è riuscita a smantellare una vasta organizzazione criminale con radici in Pakistan, Russia, Ucraina, Ungheria e Slovacchia, che gestiva il flusso di centinaia di immigrati clandestini da Pakistan e India in Europa. L’organizzazione, un vero e proprio network internazionale, è stata scoperta dalla Squadra Mobile della Questura di Udine in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, l’Interpol e la Polizia slovacca. Su richiesta del pm Maria Caterina Pace, il Gip di Udine ha emesso dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere per immigrazione clandestina nei riguardi dei presunti appartenenti a tale organizzazione. Due persone sono state arrestate nei giorni scorsi a Milano e a Terracina (Latina); gli altri otto ordini di cattura sono in corso di esecuzione. Le indagini hanno ricostruito il viaggio di oltre 300 clandestini da India e Pakistan in Friuli e, di qua, in altre regioni italiane, oltre che in Spagna, Francia, Belgio e Inghilterra.
Erano a Mosca e Bratislava (Slovacchia) le basi dei viaggi. Le rotte del traffico di clandestini sono state ricostruite dalla Squadra Mobile della Questura del capoluogo friulano con centinaia di intercettazioni telefoniche che hanno consentito di ricostruire l’organigramma dell’organizzazione e le sue modalità operative. I clandestini venivano reclutati soprattutto nel Punjab e venivano trasferiti (con visti regolari) a Mosca; sistemati in appartamenti, venivano poi portati in Ucraina, nel centro profughi di Mukacevo, da dove venivano smistati verso altri tre campi profughi (Debrecen, in Ungheria; Samcuta Mare, in Romania; e Gabcikovo, in Slovacchia) o in appartamenti di Bratislava gestiti dall’organizzazione. La terza parte del viaggio era affidata ai referenti dell’organizzazione a Bratislava, che avevano la possibilità di controllare e gestire decine di autisti slovacchi e cechi. Sono stati questi ultimi che, spesso in condizioni disumane e al limite della sopravvivenza, hanno portato i clandestini in Friuli da dove sono stati trasferiti prima a Brescia e poi in altre regioni italiane, oltre che in Spagna, Francia, Belgio e Inghilterra.
Sono migliaia i clandestini portati dall’India e dal Pakistan. Per oltre 300 di questi la polizia friulana ha ricostruito i viaggi con documenti e dovizia di particolari. Per gli altri gli investigatori hanno accertato tracce nell’attività dell’organizzazione. Le indagini sono cominciate nell’estate 2007 in seguito ai numerosi arrivi in Friuli di clandestini condotti, spesso in condizioni disumane, sempre da autisti slovacchi e cechi provenienti da Bratislava.
Una denuncia a carico di Beppino Englaro, per omicidio volontario, e una presa di posizione del presidente del Senato Renato Schifani sulla legge per il testamento biologico. Renato Schifani ritiene che l’esame del testo previsto in Aula per giovedì prossimo 5 marzo possa slittare.
La denuncia per omicidio volontario è stata inviata dall’associazione “Scienza e vita” alla Procura della Repubblica di Udine in relazione alla morte di Eluana Englaro, la donna deceduta il 9 febbraio scorso nella casa di riposo “La Quiete” del capoluogo friulano dopo 17 anni in stato vegetativo persistente.
In seguito alla denuncia il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi, quale atto dovuto indaga nei riguardi di quattordici persone, fra le quali il papà di Eluana, Beppino Englaro, l’anestesista Amato De Monte che ha guidato l’équipe medica che ha attuato il protocollo per il distacco del sondino della donna, e dodici componenti dell’associazione “Per Eluana”. I quattordici indagati sono stati ricevuti oggi dai carabinieri a Udine. Non sono stati interrogati, hanno dovuto nominare i difensori e di eleggere il proprio domicilio per gli atti dell’inchiesta, e sono stati informati di essere sottoposti a indagine. Il primo a presentarsi è stato l’anestesista De Monte. “Sono tranquillo, ma anche dispiaciuto perché avrei preferito investire in altro modo le mie energie e il mio tempo” ha detto Beppino Englaro. L’associazione aveva preso in carico la donna dalla clinica privata di Lecco, la notte del 2 febbraio scorso, per portarla alla casa di riposto “La Quiete” di Udine dove, sulla base del decreto della Corte d’appello di Milano, è stato attuato il protocollo per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione.
“Era un atto atteso solo che, forse, doveva giungere il giorno stesso della morte della donna” così Giuseppe Campeis, legale della famiglia Englaro, ha commentato l’imputazione di omicidio volontario aggravato. “Per noi non cambia nulla ora avremo modo di chiarire tutto in contraddittorio”. Secondo l’avvocato udinese, tuttavia, la Procura della Repubblica di Udine non ha ancora risolto il dubbio “se quanto avvenuto alla Quiete sia stato legittimo oppure no. Per questo che il procuratore sta lavorando su due fronti”.
Schifani invece ha dichiarato a proposito della legge sul testamento biologico che l’esame in aula potrebbe slittare. “Se si tratta”, afferma il presidente del Senato, “di dover lavorare qualche settimana in più in commissione per garantire ampiezza di dibattito e di confronto per l’elaborazione di un testo il più largamente condiviso, che approdi in Aula con il relatore, sarà fatto un bel lavoro”.
“Vi è stata un’intesa in Parlamento tra maggioranza e opposizione. L’opposizione si è impegnata perchè arrivi in Aula il testo base. Credo alla parola della presidente Finocchiaro, è una persona che mantiene gli impegni”, dice Schifani che apre alla possibilità di un maggior lavoro in Commissione per rasserenare il clima del confronto sul testamento biologico. “Non ci dobbiamo per forza fermare alla perentorietà del termine. Il tema è delicato, tocca le coscienze di tanti parlamentari e credo che si tratti di una materia che naturalmente sfugga alla logica delle coalizioni. Sono temi”, conclude il presidente del Senato, “che toccano le singole sensibilità dei vari parlamentari. Quindi daremo il massimo contributo perchè si lavori bene, in maniera composta e con ampio confronto”.
“Non dobbiamo avere paura dei temi difficili come la bioetica e non dobbiamo infilarci in fondamentalismi che la gente non capisce. Dobbiamo ascoltare il Paese perchè non sempre lo facciamo”, aggiunge il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta parlando del ddl sul testamento biologico. “Quello che serve”, prosegue, “è una legge flessibile, come si direbbe nel mondo anglosassone una ’soft law’, una legge che poi si può declinare intercettando gli umori della gente”.
Intanto ieri c’è stato lo stop al sequestro delle foto scattate a Eluana Englaro nella casa di riposo “La Quiete” di Udine il giorno prima della morte, il 9 febbraio scorso. Le immagini - poco più di una settantina - erano state acquisite dai Carabinieri del Reparto Investigativo di Udine con un provvedimento di sequestro probatorio d’iniziativa della Polizia Giudiziaria nell’ambito di indagini avviate dagli stessi Carabinieri relative alla presunta violazione del protocollo per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione di Eluana. Il pm Frezza ha ritenuto “inesistente in radice” l’ipotesi di reato formulata dai Carabinieri (inosservanza dei provvedimenti dell’autorità; art. 650 del Codice Penale) dal momento che, per lui, non esiste alcun provvedimento dell’autorità e il protocollo per l’interruzione di alimentazione e idratazione di Eluana è una scrittura privata.
Tutte le foto erano state scattate, con l’autorizzazione di Beppino Englaro il pomeriggio dell’8 febbraio quando nella stanza di Eluana sono entrati, su richiesta dello stesso padre, la giornalista della Rai Marinella Chirico e il fotogiornalista Francesco Bruni, accompagnati dall’anestesista Amato de Monte, dall’infermiera Cinzia Gori e dallo zio di Eluana, Armando Englaro.
Il video di Englaro ospite, a gennaio scorso, di Fabio Fazio

L’anestesista Amato De Monte è indagato dalla Procura della Repubblica di Udine in relazione ad alcune foto scattate ad Eluana Englaro durante la permanenza nella clinica “La Quiete” di Udine, dove la donna è morta il 9 febbraio scorso. Nei riguardi di De Monte, secondo quanto riferisce il Messaggero Veneto, la Procura ipotizza il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
A De Monte, che ha guidato l’equipe per l’attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione della donna in stato vegetativo persistente da 17 anni, i Carabinieri hanno notificato un’informazione di garanzia emessa dalla Procura. Secondo l’ipotesi degli investigatori, De Monte avrebbe scattato alcune fotografie a Eluana nonostante il divieto stabilito nel protocollo legale definito per l’attuazione del decreto dei giudici milanesi, che vietava l’uso di macchine fotografiche o apparecchi di ripresa nella stanza dove si trovava la donna.
Il legale di De Monte, Giuseppe Campeis, ha spiegato che le foto, di carattere clinico, sono state scattate per testimoniare l’attuazione del protocollo e che le regole sulla privacy sono state introdotte dalla famiglia Englaro nello stesso protocollo per tutelare la donna rispetto a terzi.
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“Non trasformate il dolore in spettacolo”. Forte il monito di don Tarcisio Puntel che nel
pomeriggio celebrerà i funerali di Eluana Englaro, morta - come recita l’autopsia - per “uno scompenso cardiorespiratorio” compatibile con il protocollo previsto per l’interruzione di alimentazione e idratazione.
L’invito del parroco sembra non in linea con l’andamento di tutta la vicenda Englaro: muovendosi all’interno della legge, portando avanti la propria battaglia civile per 17 anni, mettendo in piazza il suo dramma personale, è stato lo stesso Beppino Englaro a volere che il caso della figlia diventasse di dominio pubblico. Un concetto caro al professor Vittorino Andreoli, intervenuto ieri a Linea Notte del Tg3 per sottolineare che la questione è stata “giustamente resa pubblica”. Perché secondo lui è servita a utilizzare il caso Englaro per educare il pubblico alla morte. Quella cultura che, ha spiegato Andreoli, a noi manca, soprattutto tra i giovani: “Non l’affrontiamo mai, è sempre qualcosa che riguarda gli altri…”.
Molto probabilmente, non avrebbe voluto e non aveva previsto la famiglia, che sul quel dramma tutto familiare il Paese si spaccasse così ideologicamente, che la politica entrasse a piedi uniti, che i media costruissero le proprie prime pagine. E allora l’appello di don Puntel trova sbocco proprio qui: dice basta, chiede letteralmete un passo indietro, alla massa di giornalisti, fotografi e cineoperatori che da ieri pomeriggio ha invaso il tranquillo paesino di Paluzza, tra i monti della Carnia dove la famiglia Englaro ha le sue radici.
Al rito funebre, voluto dallo zio Armando, fratello di Beppino, non sono ammessi fotografi e cineoperatori. Perché la cerimonia “deve restare privata, come privato deve essere il dolore di questa famiglia che ben poco si è finora rispettato”, aggiunge il religioso ricordando che “a un funerale si va per pregare, meditare, riflettere, stare vicino a chi in quel momento soffre”. Un funerale, ha insistito il religioso, che “non è mai una festa in piazza: non ci sono giocolieri e clown, ma gente che soffre”.
Alle esequie parteciperanno poche persone, i parenti più stretti, forse un paio di amiche da Lecco. Un rito semplice, intimo “come semplice e intima è questa famiglia”. Don Tarcisio spera “di poter assecondare la sua volonta”. Non ci sarà papà Beppino che vuole evitare l’assalto mediatico; non ci sara’ mamma Saturna, obbligata a stare lontano da quel male che lentamente, inesorabilmente, da alcuni anni la sta divorando. Eluana Englaro, che non sarà cremata, sarà sepolta nel cimitero di San Daniele, accanto alla tomba dei nonni.
FORUM: È utile spettacolarizzare il dolore?

La causa della morte di Eluana Englaro è “uno scompenso cardiorespiratorio” compatibile con il protocollo previsto per l’interruzione di alimentazione e idratazione.
Questo ha detto il Procuratore Generale di Trieste, Beniamino Deidda, parlando con i giornalisti a Trieste dopo un incontro con il Procuratore della Repubblica di Udine, Antonio Biancardi. “Le conclusioni” ha detto Deidda incontrando i giornalisti per pochi minuti “non sono ancora ufficiali, ma possiamo dire allo stato che i periti nominati dal Procuratore della Repubblica di Udine hanno concluso per una causa di morte, indicata in uno scompenso cardiorespiratorio, compatibile con il protocollo previsto e citato nella perizia”. Ora si attendono i risultati degli esami chimico-tossicologici, che arriveranno tra alcuni giorni.
La procura di Udine intanto ha concesso il nulla osta per la sepoltura di Eluana. I funerali si svolgeranno giovedì o al massimo venerdì mattina con una cerimonia religiosa nel piccolo paesino di Paluzza, in Carnia, terra d’origine della famiglia Englaro. Il parroco di Paluzza, don Tarcisio Puntel, ha ricevuto l’autorizzazione dell’arcivescovo di Udine, monsignor Pietro Brollo, per il rito religioso, così come desiderava lo zio di Eluana, Armando, che si sta occupando delle pratiche delle esequie. Al funerale, però, la madre Saturna, gravemente malata, non sarà presente così come il padre Beppino. La decisione di non partecipare al rito funebre è stata presa per evitare l’assedio mediatico già in atto nel piccolo paese della Carnia.
Durante l’autopsia gli anatomopatologi hanno completato tutti i prelievi di campioni di tessuti e organi per le analisi di laboratorio, compresi campioni di tessuti cerebrali. L’esame autoptico è stato coordinato dal medico legale friulano Carlo Moreschi, perito nominato dalla procura insieme a Daniele Rodriguez, direttore della scuola di specializzazione in medicina Legale di Padova, e Rino Fraldi, docente di tossicologia forense di Macerata, la famiglia Englaro ha nominato propri consulenti il medico legale Stefano Pizzolitto di Udine e il chimico Nelia Malusà di Trieste.
Proprio a Paluzza Beppino Englaro, che ieri ha abbracciato per l’ultima volta Eluana nella cappella dell’ospedale di Udine, ha trascorso la notte, insieme alla moglie Saturna e al fratello Armando, che vive tuttora nella casa di famiglia nel piccolo paese della Carnia. “Lasciate” ha detto il papà di Eluana “che io viva il mio dolore da solo. So benissimo che la vicenda è pubblica, però, arrivati a questo punto desidero proprio che, visto l’epilogo, rientri il più possibile nella dimensione privata”.
E comunque Eluana non sarà cremata, fa sapere lo zio Armando Englaro: “Abbiamo deciso così. Quando sarà dato il nulla osta per la sepoltura, Eluana arriverà, qui, a Paluzza, e riposerà nel cimitero di San Daniele”. In un primo tempo la famiglia si era invece detta intenzionata a cremare la donna.
Il VIDEO servizio:
“Eluana non è morta di incidente, né di protocollo, ma di sentenza” ha dichiarato durante la trasmissione Ballarò il ministro della Giustizia Angelino Alfano. E ha aggiunto: “Non faccio attribuzione di responsabilità ai giudici. Io rispetto le sentenze e quella su Eluana è motivata secondo diritto”.
Dal punto di vista clinico, la morte di Eluana Englaro è avvenuta per arresto cardiocircolatorio dopo una crisi di natura elettrolitica conseguente a disidratazione: è uno dei risultati ai quali sono giunti i primi esami dell’autopsia eseguita martedì sera a Udine, nell’ospedale Santa Maria della Misericordia sul corpo della donna morta lunedì 9 febbraio sera nella casa di riposo “La Quiete” del capoluogo friulano.
Secondo tali risultati - dei quali si è saputo da fonti sanitarie friulane - la morte può essere compatibile con quanto previsto dal protocollo definito sulla base del decreto della Corte di Appello di Milano per l’interruzione della nutrizione di Eluana. La conferma potrà venire solo dalla relazione preliminare che i periti consegneranno oggi alla Procura della Repubblica di Udine che ha disposto l’autopsia e, in una seconda fase, dai risultati degli esami chimico-tossicologici, per i quali saranno necessari alcuni giorni o anche due-tre settimane.
Durante l’autopsia gli anatomopatologi hanno completato tutti i prelievi di campioni di tessuti e organi per le analisi di laboratorio, compresi campioni di tessuti cerebrali. L’esame autoptico è stato coordinato dal medico legale friulano Carlo Moreschi, perito nominato dalla Procura della Repubblica di Udine insieme a Daniele Rodriguez, direttore della Scuola di specializzazione in medicina Legale di Padova, e Rino Fraldi, docente di tossicologia forense di Macerata; la famiglia Englaro ha nominato propri consulenti il medico legale Stefano Pizzolitto di Udine e il chimico Nelia Malusà di Trieste.
Sempre per mercoledì è atteso il nulla osta del Procuratore della Repubblica, Antonio Biancardi, per il trasferimento del corpo di Eluana dall’obitorio dell’ospedale, dove è rimasto per tutta la notte, sorvegliato da guardie private, fino a Paluzza, il paese della Carnia di cui è originaria la famiglia Englaro e dove sarà sepolta Eluana.
Proprio a Paluzza Beppino Englaro, che ieri ha abbracciato per l’ultima volta Eluana nella cappella dell’ospedale di Udine, ha trascorso la notte, insieme alla moglie Saturna e al fratello Armando, che vive tuttora nella casa di famiglia nel piccolo paese della Carnia. “Lasciate” ha detto il papà di Eluana “che io viva il mio dolore da solo. So benissimo che la vicenda è pubblica, però, arrivati a questo punto desidero proprio che, visto l’epilogo, rientri il più possibile nella dimensione privata”. Entrambi i genitori hanno raggiunta a Udine, ma solo papà Beppino è entrato nell’obitorio per l’ultimo abbraccio.
E mentre la procura fa sapere che non esiste notizia di reato, l’Ordine dei Medici di Udine avvia una procedura istruttoria nei riguardi dei medici che hanno assistito Eluana. Un atto dovuto dopo il clamore della vicenda.
Per Eluana non ci saranno i funerali, ha fatto sapere la curatrice speciale della donna, Franca Alessio, ma solo una benedizione al cimitero di Paluzza, in provincia di Udine, dove verrà sepolta accanto al nonno Giobatta. La volontà del padre è quella di far cremare la figlia e, prima della sepoltura nel cimitero del paese di cui è originario, di farla benedire. Una funzione molto semplice in forma privatissima solo con i parenti e gli amici più cari. Lo specialista che segue l’autopsia , Carlo Moreschi, è stato il consulente della procura che nei giorni scorsi ha seguito l’attuazione del protocollo per l’interruzione della nutrizione di Eluana e su incarico del pm Biancardi ha verificato la corrispondenza fra quanto avveniva nella casa di riposo friulana e quanto previsto dal decreto della Corte di appello di Milano che autorizzava la sospensione di alimentazione e idratazione. In tutta Italia non si contano le iniziative per ricordare Eluana.
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L’occasione è la cerimonia per il “Giorno del Ricordo” sulle foibe, ma il pensiero è per Eluana. E non potrebbe essere altrimenti. Lo sa bene anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che infatti - dopo la nota di lunedì sera a pochi minuti dal decesso della donna - anticipa con un appello il suo discorso al Quirinale.
“Il momento di dolore e di turbamento nazionale” che l’Italia sta vivendo dopo l’epilogo del caso di Eluana Englaro deceduta nella serata di ieri, “può divenire anche un momento di sensibile e consapevole riflessione comune”.
Accanto al Capo dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, di esponenti parlamentari di maggioranza e opposizione come Piero Fassino, Rosy Bindi, Vannino Chiti, Carlo Vizzini e Sergio Cofferati.
Il silenzio, la riflessione, il passo indietro auspicati da Napolitano (e chiesti anche dal sottosegretario Letta: “È una giornata triste e di dolore, in cui forse il silenzio avrebbe reso più forte la celebrazione del Ricordo”) dovrebbero servire, nelle intenzioni del Capo dello Stato, per stemperare le grandi tensioni verificatesi nell’aula del Senato, sottoposto ad una corsa contro il tempo per approvare il disegno di legge su Eluana Englaro. Il Pdl si era scatenato in un crescendo di accuse e invettive che hanno investito il Pd ma anche il Quirinale, chiamato in causa da Maurizio Gasparri: “In questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe…”, era stato l’attacco indiretto a Napolitano il capogruppo del Pdl davanti alle telecamere.
Oggi è lo stesso Gasparri a smorzare la polemica. “Le mie parole non erano offensive per nessuno, tantomeno per il Presidente della Repubblica che rispetto. Ma se qualche istituzione si fosse ritenuta offesa, me ne scuso. Ma ripeto: non credo ci fosse nulla di offensivo nelle mie parole», assicura il capogruppo del Pdl. “Ieri è stata una giornata di emozioni forti, di tensioni, c’è chi ha pianto, e in queste giornate possono essere usate espressioni forti. Ammiro chi riesce a dominare le proprie emozioni…”, aggiunge. Quanto al durissimo giudizio nei suoi confronti del presidente della Camera Gianfranco Fini, Gasparri è netto: “Io rispetto la libertà di opinione, vale per me e vale anche per Fini”.
Ma le reazioni politiche non si sono finite lì: “Non si può non sentire tutta la pena per la morte di Eluana, per la fine del suo lunghissimo calvario. Il nostro primo pensiero va a lei, alla sua famiglia che da 17 anni condivide amore e dolore” scrive invece in una nota Walter Veltroni, segretario del Partito democratico. “Ora” auspica Veltroni “credo che la riflessione e il silenzio siano le uniche reazioni umane davanti a quello che è successo, lasciando lontane speculazioni e grida”, perché “questa drammatica vicenda dimostra come sia necessaria, in tempi brevi, una legge giusta sul testamento biologico che il nostro Paese attende da troppi anni”.
Successivamente il Senato ha approvato la mozione della maggioranza sul fine vita che esclude la possibilità di sospendere l’alimentazione e l’idratazione dei pazienti non in grado di provvedere a se stessi. La mozione, su richiesta di Francesco Rutelli (Pd), è stata votata per parti separate. La premessa ha avuto 159 voti a favore, 104 contrari, 3 astenuti. Il dispositivo ha raccolto 164 voti a favore, 100 contrari, un astenuto: a votare il dispositivo della mozione di maggioranza, sono stati anche i quattro senatori del Pd Francesco Rutelli, Lucio D’Ubaldo, Emanuela Baio e Claudio Gustavino. I quattro si sono invece astenuti sulle premesse del testo messo a punto dalla maggioranza ed hanno votato a favore del documento promosso dal loro gruppo.