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Ugo-Cappellacci

Piccoli onorevoli, grandi privilegi

Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia

Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia

Antonio Rossitto Anche per i consiglieri regionali della Sardegna è giunto il tempo di memorabili sacrifici. Continua

Tempesta giudiziaria su Renato Soru

Renato Soru, ex presidente della Regione Sardegna - ANSA

Renato Soru, ex presidente della Regione Sardegna - ANSA

Di Emiliano Farina

Soltanto sei mesi fa stava festeggiando, impassibile, l’assoluzione dall’accusa di aver messo lo zampino nell’assegnazione dell’appalto da 56 milioni di euro per la pubblicità istituzionale della Regione Sardegna. Continua

Storia di un declino: così finisce un Soru

Renato Soru

Doveva brillare come la stella del firmamento della sinistra, rischia di trasformarsi in un buco nero. La parabola di Renato Soru è di quelle che richiedono le cinture di sicurezza ben allacciate. Sparato come un missile nello spazio lunare della politica, s’è ritrovato senza carburante (i voti), sconfitto da una nave avversaria armata di raggio laser (Silvio Berlusconi) e senza neppure un vecchio Lem per fare l’atterraggio morbido. Risultato: un ritorno sulla Terra (ironia della sorte, nella sua Sardegna) segnato dal clangore della ferraglia. Crash. E ora?, si chiedevano a urne ancora calde i suoi adepti, interrogandosi sulla sorte dei mirabolanti piani del tycoon della Tiscali che avrebbe dovuto scalare la vetta del Pd e fare dell’Unità un grande giornale.
Immerso nelle rovine fumanti della caduta, Soru sulle prime aveva conservato l’aureola dell’imprenditore illuminato, ma già pochi giorni dopo il suo groppo in gola, gli occhi lucidi la sera della sconfitta e il suo silenzio sono divenuti un incubo per L’Unità e la Tiscali. Il Cavaliere aveva detto: “Soru è un fallito in tutto”. Di certo non naviga in buone acque. Il 19 marzo la Tiscali riunisce il suo consiglio d’amministrazione per approvare un bilancio annuale zavorrato dai debiti. Il 23 marzo L’Unità, se non trova nuovi capitali (e capitani), potrebbe cessare le pubblicazioni e portare i libri contabili in tribunale. Due date, pochi soldi da mettere sul piatto.

Il red carpet dell’”Unità. Partiamo dal giornale fondato da Antonio Gramsci. Soru nel maggio 2008 firma l’accordo con la Nie (società editrice dell’Unità), in giugno perfeziona il contratto e si impegna a gestire il quotidiano con una fondazione. Quanto sborsa davvero non si è mai capito. “Non era giusto che il giornale di Gramsci e di Enrico Berlinguer, che ha rappresentato tanto nella storia del nostro Paese, fosse trattato come una merce qualsiasi” si limita a pontificare il neoeditore gonfio d’orgoglio.
Respinto l’ingresso della famiglia Angelucci, editori di Libero e Il Riformista, la gestione Soru parte in quarta. La vecchia guardia dell’Unità viene rasa al suolo: il direttore Antonio Padellaro viene fatto accomodare ed entra, sotto gli auspici di Walter Veltroni, una firma della Repubblica, Concita De Gregorio. Grandi progetti, pubblicità osé firmata da Oliviero Toscani, assunzioni. Stile red carpet. I giornalisti passano da una settantina a un centinaio, il formato viene clonato dal quotidiano free press E-Polis (inventato da Nichi Grauso). Squilli di tromba, si parte. Otto mesi dopo L’Unità vende 47 mila copie. Meglio della gestione passata (+10 per cento), ma insufficienti per raggiungere il pareggio dei conti.
Cuore a sinistra, portafoglio a destra. La partita doppia diventa un problema quando Soru perde la partita politica. Addio presidenza della Regione Sardegna. Impossibile la scalata al Pd. E L’Unità? È una fornace, va ricapitalizzata, ma Soru, e lo annuncia personalmente a Piero Fassino, anticipandogli il suo smarcamento, non ha intenzione di scucire più un solo euro. Figurarsi i 4 milioni che servirebbero per arrivare senza acqua alla gola al consiglio d’amministrazione fissato per il 23 marzo, lunedì, giorno di San Turibio di Mogrovejo, difensore degli indios e nemico dei conquistadores.
Nella redazione dell’Unità l’inquietudine che aleggiava dopo la sconfitta elettorale si è materializzata pochi giorni fa davanti ai piani dell’amministratore: serve capitale fresco, bisogna contenere i costi. Traduzione: non si cercano solo nuovi soci (le voci parlano di un ingresso di Carlo Feltrinelli, Fassino sta facendo appello al movimento cooperativo e all’Unipol), bisogna chiudere alcune redazioni, ridurre le pagine e tagliare i contratti a termine. Via la cronaca di Roma e quella di Milano, la redazione ambrosiana (che segue l’economia) si sposta nella capitale, a casa una ventina di giornalisti con contratto a termine, riduzione degli stipendi con l’applicazione di un contratto di solidarietà.
Un piano di lacrime e sangue (tutto da discutere) che si specchia nella profonda crisi del mercato editoriale, ma anche nella delusione politica di Soru e nei travagli del suo gioiello di un tempo, la Tiscali.
Tiscali e il gorilla game. L’avventura su internet comincia nel 1998. La Tiscali offre carte telefoniche prepagate, parte il mito della new economy e l’anno dopo il piccolo provider sardo si quota al Nuovo mercato. Scatta l’euforia irrazionale, capitalizzazione di borsa superiore a quella della Fiat. Soru usa la sua abilità finanziaria e gioca a quello che gli americani chiamano “gorilla game”: diventare più grande di tutti per abbattere i concorrenti. Fa shopping globale, inghiotte la Worldonline: la Tiscali dalla pianura campidanese si erge fra i titani del mondo.
Il sogno dura poco: nel 2000 la bolla di internet fa bum, la capitalizzazione crolla, la Tiscali diventa il titolo che fa la gioia dei trader più scaltri e i dolori dei piccoli azionisti che, dopo aver comprato ai massimi, si ritrovano spennati. Otto anni dopo l’azienda di Soru come Crono si mangia i suoi figli. Partono un lungo rosario di dismissioni e un taglio annunciato di 250 posti di lavoro su 850 in Italia.
Oggi la Tiscali si dibatte in un mercato travolto dalla crisi e concentra i suoi sforzi su Regno Unito (68 per cento dei ricavi) e Italia (30 per cento dei ricavi). Secondo uno studio societario firmato dal Citigroup il 21 gennaio scorso, la società “brucia ancora cassa”; lo conferma il resoconto intermedio di gestione: “Al 30 settembre 2008, il gruppo Tiscali può contare su disponibilità liquide per 34,4 milioni di euro, a fronte di una posizione finanziaria netta alla stessa data negativa per 556,7 milioni di euro”.
Secondo gli analisti del Citi, “il nuovo business plan non è convincente”: è simile a quello di altre aziende del settore e “non c’è un chiaro vantaggio competitivo, se si escludono i prezzi bassi”.
Il tentativo di cedere il ramo delle attività inglesi alla BSkyB di Rupert Murdoch si è arenato di fronte al crollo delle borse e alla svalutazione del cambio con la sterlina. Il debito netto calcolato dagli analisti del Citi è di circa 605 milioni di euro, il ramo inglese vale 400 milioni, quello italiano 300 milioni. Risultato: il valore dell’attività Tiscali è di circa 100 milioni, cioè 15 centesimi di euro per azione.
La Banca Imi in novembre mostrava più fiducia: “Il business plan presentato dall’amministratore delegato Mario Rosso potrebbe generare positive sorprese”.
Intanto il vertice societario ha subito due perdite. Mauro Mariani, uno dei pionieri dell’azienda, l’11 novembre 2008 ha lasciato l’incarico di amministratore delegato della Tiscali Italia. E qualche giorno fa è uscito il consigliere Arnaldo Borghesi, esperto di finanza straordinaria. Ufficialmente nessun dissidio con Rosso, ma la sua sostituzione con Gabriele Racugno, il fiduciario del blind trust creato prima del voto per evitare le accuse di conflitto di interessi, è il segnale che Soru si sta blindando.
La Tiscali in Sardegna è una presenza importante, nella sede cagliaritana di Sa Illetta c’è preoccupazione. Soru giustamente si è sempre vantato di aver creato nell’isola centinaia di posti di lavoro e ora, ironia della sorte, il neopresidente della regione Ugo Cappellacci potrebbe essere costretto a occuparsi non solo della crisi della chimica, ma anche di quella della Tiscali.
In questo scenario all’Unità si interrogano: abbiamo respinto gli Angelucci, ma davvero era meglio Soru?

Sardegna, Cappellacci il vincitore: la squadra in una settimana

Ugo Cappellacci

“Non so se Renato Soru vorrà adesso dedicare le sue energie al Pd nazionale. Posso solo augurarmelo, per il bene del Pdl”. Ecco l’unica battuta “cattiva” riservata dal neopresidente della Regione Autonoma della Sardegna all’avversario sconfitto.
Pronunciata col sorriso e con l’aria di voler finalmente cedere agli stimoli a “essere cattivo” che arrivavano dalle domande dei giornalisti presenti la frase è stata subito dopo stemperata dal rinnovato monito, soprattutto ai suoi sostenitori rumoreggianti, a mettere da parte le polemiche e cominciare a lavorare e a confrontarsi lealmente con gli avversari.
A proposito di lavoro: sarà una Giunta itinerante, che verrà costituita entro una settimana, ad occuparsi subito delle emergenze della Sardegna con provvedimenti immediati per arginare la disoccupazione e contrastare la povertà. È questa in sintesi è la linea d’azione del nuovo governatore Ugo Cappellacci che stamane, in una conferenza stampa, ha anticipato le priorità dei primi cento giorni di governo.
“Ho in mente una Giunta, fatta di teste pensanti e competenti, presente nei territori”, ha spiegato il nuovo presidente della Regione manifestando l’esigenza di assicurare più concertazione e maggior coinvolgimento degli amministratori locali nel tentativo di invertire la rotta rispetto al precedente esecutivo Soru soprattutto sul metodo. Già nelle prossime ore Cappellacci incontrerà gli alleati per costruire il nuovo esecutivo. “Sono convinto che ci siano ampi margini per gare ragionamenti costruttivi con gli alleati che hanno sostenuto lealmente questo progetto e che con il dialogo faremo un ottimo lavoro perchè la nostra coalizione ha dato un ottimo risultato in termini di coesione e unità”, ha aggiunto l’esponente dl PdL elogiando, in più passaggi della conferenza stampa, il “lavoro di squadra portato avanti insieme e non, invece, da un uomo solo”.
Riguardo i rapporti con il Governo, Cappellacci ha ribadito la volontà di richiamare l’attenzione del premier Berlusconi per un “confronto costante e quotidiano sui problemi dell’isola”. Dal centrosinistra, invece, il nuovo governatore si aspetta “un’opposizione seria, anche dura, a garanzia della democrazia”. Sul piano, invece dei rapporti con l’Udc, che nell’isola ha stretto un’alleanza programmatica con il Popolo delle Libertà diversamente dal quadro nazionale, raggiungendo quasi il 10% dei consensi, Cappellacci ha assicurato nella composizione della Giunta “un risultato equilibrato sul peso di ciascun componente della coalizione”.

La Sardegna va al centrodestra: Cappellacci esulta, Soru si congratula

Renato Soru

Ugo Cappellacci ha scelto di vivere l’attesa per il risultato finale sin dal primo pomeriggio nel quartiere generale di Palazzo Doglio, nel centro di Cagliari, circondato dagli esponenti del Pdl e tantissimi amici.
Renato Soru, invece, a Palazzo Chapel è arrivato poco prima delle 23: “Bisogna attendere la fine dello scrutinio” ha sottolineato, quando la vittoria sembrava ormai sfumare. “Qualunque cosa i sardi hanno deciso a me andrà bene e faccio gli auguri al nuovo presidente della Regione, chiunque esso sia”.
Due atmosfere completamente opposte, perché a parte le titubanze iniziali dovute ai primi dati che davano in vantaggio l’ex presidente della Regione, si è capito subito che in casa Pdl c’era aria di festa. Bastava guardare il sorriso del sindaco di Cagliari, Emilio Floris, che ha trascorso tutto il pomeriggio ad attendere i dati con la figlia Rosanna, candidata nel listino di Cappellacci. Intorno tantissima gente, con molti rimasti fuori, dove è stato allestito un maxi schermo. Sono arrivate, ad un certo punto, anche le zeppole (frittura dolce tipica del carnevale cagliaritano), per mangiare e brindare.
Nel quartier generale di Soru, intanto, ci si aggrappava al “testa a testa” dei primi dati. “Occorrerà attendere le prossime ore per capire cosa succede” ha commentato Achille Passoni, l’ex sindacalista e commissario del Pd mandato da Veltroni dopo i contrasti scoppiati l’anno scorso. “Dalle prime indicazioni mi pare che ci si stia incanalando verso una situazione in cui vi è Sassari e Nuoro da una parte e il Cagliaritano dall’altra”.

Nel frattempo la forbice a favore di Cappellacci - e soprattutto della sua coalizione - è andata allargandosi, tanto che a Palazzo Doglio un lungo applauso e il coro “Ugo, Ugo” ha accolto il candidato governatore del centrodestra. “Sono soddisfatto, certo, ma aspettiamo ancora. Ho sentito il presidente Berlusconi al telefono e anche lui è contento per come sta andando. Se sarò eletto tornerò in tutti i paesi della Sardegna che ho visitato durante la campagna elettorale per venire incontro ai disoccupati e ai più bisognosi”.
Alla fine, a certificargli ufficialmente la vittoria, anche la telefonata, verso l’una di notte - a metà scrutinio (902 seggi scrutinati su 1812) - dello sfidante Soru: “Ho chiamato Ugo Cappellacci” ha spiegato Soru in una breve conferenza stampa “per augurare buon lavoro a lui e alla Sardegna per i prossimi cinque anni”. E dal neo Governatore è arrivata subito un messaggio di distensione: “Mi auguro che da questa sconfitta possa trovare” ha detto, riferito allo sconfitto “una ragione per lasciare dietro alle spalle veleni, un atteggiamento di contrapposizione e anche la convenzione che la ragione sia solo da una parte”.
E se il nuovo presidente ha gia annunciato quelli che saranno i primi passi (”riunirò gli alleati per rimboccarci le maniche e iniziare a dare risposte ai giovani senza lavoro, ai poveri, ai cassaintegrati e ai territori abbandonati in questi anni”) quello uscente non si sbilancia sul suo futuro (”Cosa farò domani? verrò qui in sede e ci penserò”). Ma ribadisce di voler essere parte attiva del Pd (”ho messo tutto in questo progetto, mi sarebbe piaciuto essere ancora di più di aiuto e la vittoria avrebbe dato una mano in questo senso. Il Pd ha, comunque, un grande futuro davanti”).
Si è conclusa così, in piena notte, una giornata che era cominciata con un testa a testa, che col passare però delle ore si era trasformato in un trend positivo a favore di Ugo Cappellacci, dopo un clima di incertezza determinato dal “buco” di notizie, con i giornalisti che in sala stampa per almeno tre ore (dalle 15, orario di chiusura dei seggi, alle 18) cliccavano invano il tasto del “refresh” del pc alla ricerca di numeri che parevano inafferrabili.
A causare questo stato di incertezza erano soprattutto le indiscrezioni - che poi trovavano una parziale conferma - su difficoltà in molti seggi a districarsi nelle interpretazione delle norme sul voto disgiunto (preferenza a una candidato delle liste provinciali, ma voto al candidato presidente della coalizione avversaria). E a testimoniare, se non di possibili ricorsi quantomeno di polemiche, c’è il dato su quella che è stata già definita la “terza forza”, il partito delle schede nulle e bianche, che a metà spoglio erano più di 10 mila (di cui circa 8 mila nulle).
Intoppi a parte, quando, seppure molto lentamente, sono cominciati ad arrivare i dati, è emerso che le previsioni della vigilia e gli schemi che volevano Soru trainare la sua coalizione, sfruttando anche il presunto effetto boomerang di un Berlusconi che avrebbe oscurato Cappellacci, erano solo parzialmente attendibili. In sostanza, col consolidarsi del risultato si è delineata una situazione che ha visto sì il Governatore uscente premiato rispetto alle liste che lo sostenevano, ma non abbastanza da garantirgli la vittoria.

Voto in Sardegna: Cappellacci vola, Soru arranca. Il Pdl avanti sul Pd

elezioni

Sarà una lunga notte elettorale quella che darà alla regione sarda il suo nuovo presidente. Alle 21 su 1.812 sezioni solo 295 erano state scrutinate. E se sino alle 20.30 si parlava di un testa a testa, che vedeva uno scarto dello 0,6 per cento tra i due principali candidati, con il governatore uscente in vantaggio, dopo le 21 il sorpasso di Ugo Cappellacci ha visto il candidato del centro destra passare in testa con il 51,02 per cento (78.359 voti) contro Renato Soru (68.410, 44,5 per cento delle preferenze).
Dato confermato anche dopo la mezzanotte, quando 885 sezioni sono state scrutinate riaffermando il risultato positivo per il centro destra: 50,06 per cento in favore di Cappellacci (222.431 preferenze) contro un 44,68 per cento registrato a favore di Soru (198.497 voti).

Ancor più netto sembra il distacco a livello circoscrizionale dove la coalizione del Pdl è in testa con circa il 10 per cento di vantaggio. Anche a Fonni, Dorgali, Oliena, Orosei e Siniscola, Irgoli. Loculi, Sindia e Oniferi è in vantaggio il centro destra, un dato significativo visto che questi comuni del nuorese sono feudo del centro sinistra.
Il candidato presidente del Pdl Ugo Cappellacci davanti al sorpasso ha manifestato prudenza: “Prima di esultare occorre attendere almeno l’esito di 500 sezioni” ha risposto a chi voleva già una dichiarazione da presidente. Per avere infatti dati definitivi si dovrà aspettare le prime ore del mattino. Ma dopo le 500 sezioni scrutinate, Cappellacci si è lasciato andare a una dichiarazione da quasi neo presidente: “Siamo molto contenti, il risultato si sta consolidando e il finale appare scontato” ha dichiarato in diretta su Videolina.
Meno ottimista il presidente uscente Soru che, dopo un iniziale ritrosia a rilasciare dichiarazioni, davanti alle telecamere ha detto: “In questi anni ho servito la Sardegna al meglio delle mie capacità” e quasi a conferma dell’imminente sconfitta ha aggiunto “Faccio i migliori auguri al nuovo presidente della Sardegna, chiunque egli sia”.
Negativo per ora e non destinato a migliorare sembra il risultato del partito socialista che con il candidato Peppino Balia ha registrato solo l’1,71 per cento dei voti (7.594), sorpassato dalla lista indipendentista di Gavino Sale (Irs) che ha finora registrato il 2,98 per cento dei voti (13.261). Ultimo è Gianfranco Sollai che con il suo partito Unidade indipendentista si è fermato allo 0,56 per cento (2.488).

La Sardegna al voto: affluenza bassa, scrutinio a rilento

Ugo Cappellacci, Pdl

Urne chiuse: fino all 15 in Sardegna si votava. Gli elettori (circa 1 milione e mezzo) sono chiamati a scegliere il nuovo presidente della Regione e il Consiglio regionale. Ma non ci sono andati in tanti: solo il 67,58% ha votato fra ieri e questo pomeriggio alle 15 per l’elezione del presidente e del Consiglio regionale. Nelle precedenti consultazioni del 2004 l’affluenza alle urne era stata del 71,2%.
Il dato 2009 nelle 1.812 sezioni allestite nei 377 comuni della Sardegna registra quindi un calo del 3,62%, Secondo i dati diffusi dalla Regione, la provincia dove si è votato di più è Sassari con il 69,19 %. Quella con l’affluenza più bassa è stata Carbonia-Iglesias con il 64,50%. Nel Cagliaritano la percentuale è stata del 67,58%. Nel Medio Campidano ha votato il 64,96%, nel Nuorese il 69,54%, in Ogliastra il 67,14%, in Gallura il 68,85%, nell’Oristanese il 65,72%.
Nel 2004 le consultazioni isolane si svolsero in concomitanza con le europee e una tornata di amministrative, con i seggi aperti dalle 15 alle 22 di sabato 12 giugno e dalle 7 alle 22 di domenica 13. Lo scrutinio cominciò lunedì mattina con le europee e alle 14 per le regionali. Nel 2004 a chiusura dei seggi l’affluenza alla urne fu del 71,2%.

L’afflusso dei dati elettorali nel centro elaborazione dati della Regione Autonoma della Sardegna però sta procedendo con lentezza maggiore del previsto a causa di contestazioni nelle sezioni elettorali soprattutto per il voto disgiunto sul quale si sono avute accese discussioni e richieste di consultazioni “in diretta” con gli uffici elettorali dei comuni. In pratica stanno emergendo dubbi interpretativi, nonostante la Regione abbia distribuito in tutti i seggi un apposito vademecum con le varie ipotesi. Soprattutto quando - come prevede la legge - vi è un voto di preferenza per un candidato in una circorscrizione provinciale e un voto diverso per il presidente, cioè non allo stesso candidato governatore a cui è collegata la lista.
La sfida (con risvolti nazionali) è, notoriamente, tra il presidente uscente Renato Soru (”Lista Soru presidente” appoggiata da Pd, Prc, Pdci, Idv, La sinistra e Rossomori) e il candidato del Pdl, Ugo Cappellacci (Il popolo delle libertà sostenuto da Pdl, Udc, Mpa, Riformatori, Uds-Nuovo Psi e Psd’Az). Ma in corsa ci sono anche tre altri nomi: Peppino Balia (Partito Socialista); Gavino Sale (Irs Indipendentzia Repubrica de Sardigna); Gianfranco Sollai (Unidade indipendentista).
Per i votanti, la scheda di colore verde divisa in ogni metà da due colonne verticali: in una sono stampati i simboli delle coalizioni e i nomi dei candidati alla Presidenza, nell’altra i simboli delle liste presentate nelle 8 Circoscrizioni provinciali e disposte in maniera tale da evidenziare il loro collegamento al candidato presidente. L’elettore può esprimere una sola preferenza scrivendo il cognome del candidato consigliere e può indicare un solo candidato presidente. È ammesso il voto disgiunto, ossia non è necessario che fra le due indicazioni sia rispettato il collegamento tra la lista e la coalizione di riferimento.

Diventa presidente della Regione il candidato che in ambito regionale ottiene più voti, il candidato presidente del listino regionale che arriva secondo diventa consigliere regionale. Per l’attribuzione dei seggi il sistema è uguale a quello adottato per le Regioni a statuto ordinario, ma con diverse variabili (a cominciare dalla possibilità di esprimere un voto disgiunto) e con l’attribuzione di un eventuale premio di maggioranza che viene assegnato al presidente eletto per permettergli di governare.

Soru Vs Cappellacci: voto a Cagliari, tsunami a Roma

 Renato Soru

di Romana Liuzzo

Sfida finale all’ultimo voto. Un milione 400 mila elettori sardi decidono il futuro governo regionale dell’isola fra due contendenti molto determinati: Ugo Cappellacci, ex assessore e commercialista dal sorriso aperto, e Renato Soru, ombroso editore dell’Unità, ribattezzato l’”Obama di Sanluri”.
Con il voto di domenica 15 e lunedì 16 febbraio in palio non c’è solo il governo dell’isola, ma anche, probabilmente, la leadership del Pd. Se Soru vince, prende tutto: la Sardegna e, con ogni probabilità, la poltrona di Walter Veltroni. Se Soru perde, perde tutto: la sua regione e il Pd.
La necessità di mettere alla prova la capacità del Partito democratico di raccogliere consensi e la curiosità di verificare il gradimento di Soru, in vista di una sua investitura nazionale, hanno così trasformato le elezioni regionali sarde in un test nazionale.
Ma non è solo questo: da tempo la segreteria di Veltroni è in discussione e la poltrona dell’ex sindaco di Roma fa gola a molti. Come anticipato da Panorama, il ministro ombra dell’economia, Pier Luigi Bersani, portabandiera dell’anima più riformista della sinistra, se nell’ottobre 2007 pressato dalla ragion di partito rinunciò alla sfida, oggi non pare più disposto a fermarsi. “C’è il problema di organizzare il partito, metterlo nella sua fisiologia. Bisogna arrivare a un meccanismo di corresponsabilità. E su questo il segretario per primo deve dare una mano. Anche nel suo interesse” ha detto Bersani.

Altro appuntamento cruciale sarà quello con l’election day. Si dovrà votare in moltissime città, ma si terranno anche le elezioni europee. Per questo in Italia le votazioni si svolgeranno in un’unica tornata: il 6 e il 7 giugno 2009. L’ipotesi più realistica, legata a un risultato deludente del Pd alle europee, è che al congresso di ottobre vengano presentate tre candidature: Veltroni, Bersani ed Enrico Letta.
E poi c’è l’incognita Soru. Su di lui puntano alcuni intellettuali, fra i quali spiccano i nomi di Oliviero Toscani, Massimiliano Fuksas, Achille Bonito Oliva. Nell’appello congiunto dicono: “Noi crediamo che il modello di governo che Renato Soru ha proposto per la Sardegna negli ultimi cinque anni, con risultati precisi e inconfutabili, e che ripropone per la prossima legislatura, possa diventare un modello di crescita per l’Italia”.

Proprio per l’importanza delle elezioni sarde a livello nazionale entrambi i contendenti, appaiati secondo i sondaggi, hanno partecipato alla campagna elettorale senza risparmiarsi. Piazze, paesini, teatri, discorsi, dibattiti e strette di mano: fin qui tutto nella norma. Ma si va oltre: Mr Tiscali è arrivato a sporgere denuncia contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il governatore dimissionario, indagato per un grosso contratto che avrebbe favorito alcuni suoi amici, non ha gradito alcune dichiarazioni del premier. Così, fedele all’annuncio, il 26 gennaio scorso ha varcato il portone del palazzo di giustizia a Cagliari.
L’offensiva di Cappellacci è partita con la presentazione di un dossier nel quale sono elencate “tutte le malefatte” dei quattro anni di presidenza di Soru. Gli viene rimproverato di avere spedito alle famiglie dell’isola un opuscolo intitolato Bilancio del governo della regione 2004-2008 dove elenca a uno a uno i propri meriti. “Un pamphlet pagato dai contribuenti farcito di cifre prive di riscontro. Non c’è un dato di fonte statistica. È un’autocertificazione” accusa Cappellacci.
Il candidato del Pdl ha terminato il tour de force nel palazzetto dello sport di Cagliari, di fronte a 4 mila persone, con una promessa: “Mi dispiace che la campagna elettorale sia stata così corta, perché desidero veramente parlare con ciascun sardo e ascoltarlo, guardandolo negli occhi. Cosa che continuerò a fare anche dopo il voto, comunque vadano le cose”. A sostenerlo sono il Partito sardo d’azione con il suo presidente, Giacomo Sanna, che dice a Panorama: “Soru è il più bugiardo del mondo. A partire dalla dichiarazione dei redditi: 180 mila euro di imponibile, con 97 mila euro di detrazioni. Mi sembra paradossale che uno degli uomini più ricchi d’Italia paghi tasse solo su 80 mila euro. In pratica, se non avesse più lo stipendio da consigliere regionale, risulterebbe nullatenente. Stiamo pensando a una raccolta di fondi, se dovesse andargli male”.

Nelle regionali del 2004 Soru, oggi anche editore dell’Unità, vinse con il 50,13 per cento, mentre il candidato del centrodestra Mauro Pili ottenne il 40,5. Ma il presidente del Consiglio non era sceso in campagna elettorale, come ha fatto in queste settimane al fianco di Ugo Cappellacci.
“E poi se lo conosci lo eviti” racconta a Panorama il guru della comunicazione Gavino Sanna, parafrasando uno slogan pubblicitario. Chi meglio di lui può giudicare i due avversari? Sanna è stato l’ideatore della campagna pubblicitaria per “Dr Jekyll e Mr Hyde (così il creativo definisce Soru, ndr), uno che prima ti usa e poi ti liquida con un sms nemmeno tanto garbato”. Aggiunge: “Soru è un padrone vestito da servo, è una vigliaccata verso la povera gente”. Ora, come uno scherzo del destino, Sanna si sta occupando dell’immagine di Cappellacci. Insomma, Sanna contro Sanna. Che effetto fa combattere contro se stesso? “Semplice, al mattino mi guardo allo specchio e mi dico: oggi sono più bravo di te”.
Ugo Cappellacci

Se 5 anni fa l’algherese guru della pubblicità tirava fuori dal cilindro lo slogan “Meglio Soru”, stavolta ha seguito l’uomo del Pdl, Cappellacci, con manifesti e gli slogan “Meglio di Soru”, “La Sardegna torna a sorridere”, “Sardegna fatti furba”.
E mentre il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, consiglia il suo ex braccio destro al Bilancio in tutte le sue mosse (”Ugo è stato un ottimo assessore”), non potevano mancare le polemiche delle ultime ore. Riguardano le schede elettorali, curate dalla regione. Piene di errori, confuse, sbagliate graficamente. A poche ore dalle elezioni è successo il parapiglia. Tutto risolto, così dicono, con scuse pubbliche ai cittadini da parte dell’amministrazione regionale.

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