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Caso Sandri, 6 anni a Spaccarotella. On line la rivolta ultrà: “Gabbo come Carlo Giuliani”

Uno striscione contro la sentenza sull'omicidio di Gabriele Sandri

La GALLERY sulla sentenza del caso Sandri

Sdegno, rabbia, vergogna. E, purtroppo, soprattutto “vendetta”. Vola su internet l’amarezza di amici, ultrà e semplici simpatizzanti di Gabriele “Gabbo” Sandri per la sentenza di ieri della Corte di Assise di Arezzo che ha condannato a sei anni l’agente di Polizia Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre 2007 sparò da un’area di servizio all’altra dell’autostrada del Sole e uccise il tifoso della Lazio Gabriele Sandri, 26 anni.

Se l’è “cavata” - così almeno la pensano la famiglia, i parenti e gli amici della vittima - con una sentenza di condanna per omicidio colposo: sei anni di reclusione. È l’epilogo amaro per una sentenza che non piace a familiari e amici di Gabbo. Che scelgono la rete per sfogare rabbia, dolore e delusione. Al pari degli ultrà che postano tantissimi messaggi sui forum vicini ai tifosi laziali, sui blog e soprattutto sul sito dedicato al dj morto. Proprio navigando sul portale gabrielesandri.it che si concentra l’ira degli internauti per la sentenza, inondato già da ieri sera da decine di post (non firmati).
“Viva l’Italia: sei un altra vittima della giustizia italiana, come Carlo Giuliani”, si legge, “Spaccarotella: sei un uomo di m… piangi di gioia… in questo paese bisogna farsi giustizia da soli…”. E ancora: “Mettiamoci una divisa anche noi e iniziamo a sparare contro Spaccarotella…”. “Vergogna: dicano chiaramente che se uno porta una divisa da poliziotto può permettersi di sparare senza motivo e ammazzare una persona”, scrive qualcuno, mentre un altro attacca ancora l’agente: “Maledetto infame, spero che soffrirai come stai facendo soffrire la famiglia Sandri”.

Giorgio Sandri, il padre di Gabbo, anche lui visibilmente provato e indignato, annuncia di voler chiedere “spiegazioni ai ministri Maroni e Alfano e al capo della polizia Manganelli. Mio figlio è stato assassinato dallo Sato e ora lo Sato mi deve giustizia”. Poi prova a sedare gli animi: “È una vergogna, come per l’omicidio Aldovrandi a Ferrara, non c’è giustizia. Adesso però è il momento di stare calmi, non dobbiamo offrire il fianco passando dalla parte del torto”.
E come lui il fratello del ragazzo ucciso, che invita alla calma. Ma è difficile placare la furia degli ultrà per quella che considerano una sentenza contro tutti loro. Nella notte infatti si sono già verificati i primi attacchi alle forze dell’ordine, con alcune decine di tifosi che a Roma hanno assaltato la stazione dei Carabinieri di Ponte Milvio.
Ancora Giorgio Sandri: “Evidentemente la divisa paga”. Ed è quello che devono aver pensato anche gli amici (ultrà e non) di Gabbo, presenti in aula, alla lettura della sentenza da parte del presidente della corte d’assise di Arezzo, Mauro Bilancetti. Diversa invece la reazione della difesa, fra sorrisi e pacche sulle spalle. Mentre una ragazza, subito dietro gli avvocati, sembra stupirsi della reazione violenta degli amici di Sandri.

Le reazioni degli Ultrà

Sui siti degli Ultrà, intanto, si rincorrono rabbia e sconforto nei confronti della sentenza, di Spaccarotella e delle forze dell’ordine in generale.
Sul forum di LazioCity, luogo di ritrovo dei tifosi della squadra, ci provano a mantenere i toni bassi, ad invitare a seguire “lo stile che la famiglia di Gabriele ha sempre dimostrato”. Ma è difficile, e c’è anche chi spera che “la giustizia divina, quella vera, sia lenta e dolorosa per lui [Spaccarotella, NdR] e per i suoi cari”. Anche per i suoi cari, colpevoli solo di non essere andati contro il proprio figlio, padre, marito.
Vergogna e richieste di giustizia anche sul blog degli Irriducibili: “La giustizia terrena non esiste, preghiamo per quella divina! Spaccarotella pezzo di merda! (Manuel A.)”, “Che amarezza…non per spirito di vendetta ma per ingiustizia sociale, 2 pesi 2 misure, la legge non è uguale per tutti in italia. (dandoHC)”.
Su Forum Lazio ultras, Vince si vergogna “di essere un simile di coloro che ti hanno ucciso”, E.R.B. è “senza parole” e per Irridux67 “oggi t’hanno ucciso per la seconda volta”. “Cercano rifugio in improbabili sentenze” scrive invece Folketto “Gabriè, la tua famiglia non lascerà che passi sotto silenzio tutto questo e noi con loro”. “Vedrai che prima o poi verrà fatta giustizia”, conclude Contea.
Tutti a chiedersi cosa fare, concretamente. E non solo i tifosi della Lazio, ma anche quelli della Roma, del Milan, dell’Inter. Il richiamo della famiglia (papà Sandri ha ipotizzato una grande manifestazione di piazza) non conosce infatti confini di fede (calcistica) e colori: “Parteciperemo alla manifestazione organizzata dalla famiglia Sandri, ma sono sicuro che se si farà di domenica si fermerà anche il campionato perché le tifoserie di tutta Italia saranno presenti”, dice afferma uno dei leader storici dei tifosi romanisti, “Peppone”. “Del resto, dopo una sentenza del genere” aggiunge “è tutto inutile: o fai la rivoluzione o te ne stai a casa. Siccome non c’è gente per fare la rivoluzione, ce ne stiamo a casa”. Un’atmosfera di attesa pesante che potrebbe sfociare in nuove violenze, quando (fra poco più di un mese) comincerà il campionato 2009/10 di Serie A.

Le opinioni della Rete

La Rete nel frattempo si divide. C’è chi è contrario alla sentenza, tout-court, e lamenta la solita ingiustizia nei confronti delle vittime delle Forze dell’Ordine. E chi, invece, ricorda che Sandri apparteneva pur sempre a una frangia violenta della tifoseria laziale, e parla di una scelta - quella della corte - dovuta. Ecco alcune opinioni.

I favorevoli alla sentenza…

“Purtroppo già lo sappiamo che per molti, in questo strano paese, basta indossare una divisa per essere già colpevole, per passare dalla parte del violento, dell’arrogante. [...] Lo spazio è dato per gridare all’ingiustizia di una sentenza. Per urlare allo Stato che si deve vergognare per le sentenze che nei processi non fanno la giustizia voluta. Anzi, è una occasione in più per scatenare di nuovo rabbia e violenza per le strade.”

Daw » Il solito vizio tutto italiano

“Aggiungo solo che la sentenza è giusta, e sono convinto che siano degli autentici sciagurati quei giornalisti/opinionisti che stanno pompando il disagio tra menti sicuramente poco avvezze alla civiltà (i tifosi/teppisti, si sa, non hanno un grande QI). Ribadisco, però: in Italia quando si tratta di poliziotti si respira sempre una bruttissima aria. A sinistra c’è l’antico vizio di isolarli ed insultarli, sempre e comunque; a destra, invece, di manipolarli strumentalmente.”

minimAL » Spaccarotella 2

…e i contrari

“Nel caso di Federico [Aldrovandi, NdR] abbiamo visto che che se fosse stato richiesto il volontario o il preterintenzionale non si sarebbe neppure arrivati ad ottenere che i quattro fossero processati… In entrambi i casi abbiamo a che fare con poliziotti, comunque colpevoli, ma appartenenti alla categoria degli intoccabili. Fa male pensare così ma è quello che succede sempre e che mi fa veramente credere che la cosa sia ormai generalizzata.”

L’incommensurabile » Patty Gli intoccabili

“La Legge Uguale per Tutti rischia di trasformarsi in un motto in cui credere più per atto di fede verso le Istutizioni piuttosto che per la loro capacità endogena di garantire giustizia ed equità. Ecco perché ora, nel rinnovato dolore della famiglia, nella rabbia degli amici e dei tifosi, nella strisciante e pericolosa voglia di vendetta che già monta tra i siti internet dei tifosi e nelle prese di posizioni di molti ultras, viene da chiedersi: cosa accadrà?”

Ultrasblog » Lo Stato ha perso

“Nun è omicidio noooo, mica l’ha fatto apposta, tutto sto casino per attaccare lo Stato attraverso le sue istituzioni, però noi semo ugualmente inflessibili, 6 anni ma in galera non ci vai, derubricato il reato, l’avvocato che esulta, la famiglia dell’assassino commossa che si stringe intorno alla guardia trionfante. Questo è il Paese in cui viviamo, questa l’Italia che probabilmente abbiamo creato anche noi. [...] Ci faremmo una risata gigantesca se non fosse per il dolore e il rispetto che nutriamo per papà Sandri e il resto della famiglia. A voi il più profondo e sentito abbraccio, saremo in piazza quando ci chiamerete.”

C’è solo l’A.S. Roma » Ingiustizia è fatta

Il VIDEO con la lettura della Sentenza: 6 anni a Spaccarotella

Il VIDEO con la ricostruzione dell’omicidio di Gabbo Sandri:

Coppa e spada, per la finale di Champions è allarme ultrà

Scontri tra polizia e tifosi del Manchester

Quando 10 giorni fa, al 93° minuto, nello stadio Stamford Bridge di Londra, Andrés Iniesta ha segnato il gol che spediva il Barcellona a Roma, per la finale di Champions league del 27 maggio, al posto del Chelsea, i funzionari della Uefa hanno tirato un sospiro di sollievo. Secondo i dati diffusi a settembre nella riunione annuale sulla coppa organizzata dal ministero dell’Interno olandese, i tifosi del club inglese hanno un poco invidiato primato: nella scorsa stagione sono stati gli ultrà che hanno causato più problemi all’estero, una trentina di episodi, risse nei pub comprese. Al secondo posto proprio i supporter dell’altra squadra finalista di Roma: il Manchester United (28 incidenti). Quindi la rete del Barcellona ha evitato che le due tifoserie più turbolente d’Europa si dessero appuntamento sotto il Colosseo per sei giorni di bagordi (le manifestazioni collegate alla finale cominceranno il 22 maggio). Senza contare che nella graduatoria degli ultrà più cattivi della stagione 2007-08 non figurano spagnoli: terzi quelli dei Glasgow Rangers, poi i sostenitori di Liverpool, Ajax, Anderlecht, Arsenal e, con meno di dieci episodi a testa, quelli di Milan, Roma e Inter.
A preoccupare i responsabili della sicurezza, dalla Digos, guidata da Lamberto Giannini, al Centro nazionale d’informazione sulle manifestazioni sportive (Cnims) del ministero dell’Interno, è il cortocircuito che potrebbe crearsi nell’incontro tra le due tifoserie locali (in particolare quella romanista) con quella inglese. E magari un’alleanza dei Boixos nois del Barcellona (gruppo di estrema destra) con i romanisti (i laziali, invece, sono alleati dei madridisti) contro i Men in black dello United, già protagonisti di scontri nella capitale due anni fa, compreso l’assalto a un pullman dell’Esercito.
I giornali britannici nelle scorse settimane hanno definito Roma “la città dei coltelli” per la vandalica abitudine di certi ultrà di segnare il territorio con la “puncicata”, un rito che consiste nel ferire superficialmente con la punta di un’arma da taglio il “nemico”, preferibilmente nei glutei o nelle gambe. La coltellata solitamente non è preannunciata da scontri di piazza, arriva vigliaccamente ed è diventata una scuola di pensiero che le frange estreme del tifo giallorosso riassumono nel motto: “Basta infami, solo lame”.
In questura spiegano che la tifoseria organizzata stigmatizza sempre più spesso la puncicata e il problema va circoscritto a 30-40 persone, ma ammettono anche che nella capitale si sta diffondendo la moda di girare con una lama in tasca, aumentando i rischi di gesti estemporanei. Per i media britannici 14 supporter del Liverpool (nel 2001), tre del Middlesbrough (2006) e 16 del Manchester (2007) avrebbero ricevuto questo benvenuto.
I dati del Cnims, che Panorama pubblica in esclusiva, sono diversi ma non migliori: negli ultimi 3 anni, a Roma sono stati feriti 25 tifosi inglesi, di cui otto del Manchester (almeno tre le puncicate), 14 del Middlesbrough e uno dell’Arsenal (colpito da alcuni vetri).
Il bollettino della guerra fra ultrà giallorossi e hooligan inglesi non si ferma qui: nel dicembre 2001 gli italiani hanno colpito alle gambe quattro tifosi del Liverpool, a febbraio dello stesso anno altri sei e nel marzo 2000 era stato “tagliato” un sostenitore del Leeds.
A Roma, negli ultimi anni, le puncicate sono state moltissime. Secondo i dati dell’archivio del Cnims, dal 2002 sono state denunciate più di 110 coltellate in una cinquantina di partite (circa quaranta dei giallorossi e quattro derby). Negli ultimi due lustri il bilancio sale a 130 coltellate. E nel conto mancano i tifosi che non denunciano l’aggressione e quelli che nei verbali di polizia vengono genericamente inseriti tra i feriti senza specificare l’uso dell’arma da taglio.
“Ma nell’ultimo anno abbiamo avuto solo tre casi e l’unico che si è verificato dentro lo stadio ha portato all’immediato arresto del feritore” avverte Roberto Massucci, direttore dell’Osservatorio.
I luoghi degli agguati sono quasi sempre gli stessi (grafico in alto) e per la finale della Champions league saranno particolarmente presidiati. Per esempio, il ponte Duca d’Aosta sarà zona off limits, un punto di osservazione per le forze dell’ordine. I tifosi del Barcellona, radunati in piazza Cipro, non dovranno oltrepassare il Tevere per raggiungere lo stadio; quelli del Manchester utilizzeranno ponte Milvio, quello dei lucchetti. In tutto i tifosi stranieri saranno circa 50 mila (60 per cento inglesi), di cui, si stima, circa 10 mila non organizzati da società e agenzie di viaggio. Il problema sarà controllarli soprattutto nel centro città.
Le polizie inglese e spagnola stimano che le vere teste calde non saranno più di 80, 50 al seguito dei Red devils e 30 dei blaugrana. Per cercare di arginarli atterreranno a Roma 26 funzionari dei due paesi, equamente divisi, tra cui due analisti, due ufficiali di collegamento, quattro bobby e altrettanti uomini dei Mossos d’esquadra catalani.
Le autorità di sicurezza italiane, per scongiurare i rischi di ordine pubblico, hanno coinvolto i colleghi di tutta Europa nell’organizzazione della finale. “Stiamo collaborando con inglesi e spagnoli come se fossero italiani, c’è una grande condivisione di responsabilità” conclude Massucci. L’obiettivo è completare un “progetto unico” per la gestione di tutte le grandi manifestazioni sportive, partendo dalle esperienze di chi ha organizzato le ultime tre finali. Purtroppo tutto questo rischia di essere vanificato da qualche irresponsabile, magari un “cane sciolto” (i più temuti dagli investigatori) che potrebbe usare la puncicata per conquistare le prime pagine dei giornali internazionali.
Ferendo più di tutto l’onorabilità, oltre che la vivibilità, di Roma.

Stadio-Olimpico

Caso Sandri, alla sbarra l’agente che uccise Gabbo. No al rito abbreviato

sandri

È in corso davanti alla Corte di Assise di Arezzo il processo all’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, l’uomo accusato di aver ucciso l’11 novembre del 2007 Gabriele Sandri, tifoso laziale, nell’area di servizio di Badia Alpino. Per la prima volta i familiari del tifoso si sono trovatti faccia a faccia con Spaccarotella. L’agente, accusato di omicidio volontario, è arrivato in aula dopo che la Corte d’Assise ha respinto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai suoi difensori. Spaccarotella si è diretto verso la sua postazione, senza guardare i genitori e il fratello di Gabriele Sandri. I tre, papà Giorgio, la mamma Daniela e Cristiano, lo hanno seguito con lo sguardo, in silenzio, finchè l’agente non si è seduto. I familiari di Sandri sono seduti sulle panche della fila di sinistra; l’agente è invece sulla fila di destra in posizione avanzata rispetto ai Sandri. I familiari hanno continuato a guardarlo per alcuni secondi, si sono scambiati fra di loro sguardi e qualche parola.
“Vedrò in faccia l’assassino di mio figlio per la prima volta. Immaginate le mie sensazioni” aveva detto in precedenza Giorgio Sandri, padre di Gabriele. L’agente è entrato in aula all’avvio del dibattimento, dopo che telecamere e fotografi sono stati fatti uscire. “Voglio solo giustizia per Gabriele” ha detto Daniela, la madre del tifoso ucciso “io penso solo a mio figlio che non c’è più”. In aula anche Cristiano, il fratello maggiore di Gabriele: “Vedremo le sembianze di chi ha ucciso mio fratello”. A chi gli chiedevano sulla deviazione del proiettile da parte della rete metallica che separa l’area di servizio dalla carreggiata, su cui punta la difesa di Spaccarotella, Cristiano Sandri ha risposto: “Secondo i nostri consulenti la deviazione non c’è stata”.
Per l’avvocato Federico Bagattini, uno dei due legali che difende Luigi Spaccarotella, “il dolore del mio assistito è il dolore della famiglia”. Ai giornalisti che gli domandano come sta, Bagattini ha risposto: “Sta male, male, come sta una persona accusata di omicidio volontario sapendo che non lo ha commesso, essendo un membro della Polizia di Stato”.
Oggi, al processo, è prevista anche la presenza di tifosi della Lazio amici di Sandri. Spaccarotella, nei giorni scorsi ha detto di temere ritorsioni nei confronti suoi e della sua famiglia da parte degli ultras biancoazzurri. Decisive, per l’esito del processo, saranno anche le perizie; secondo una fatta da esperti nominati dalla difesa, il proiettile che ha colpito Gabbo sarebbe stato deviato dalla rete metallica che separa l’area di servizio dell’autostrada dalla carreggiata.

Qui il VIDEO della ricostruzione al computer quanto accadde l’11 novembre del 2007 nell’area di servizio di Badia del Pino, quando l’agente della stradale Luigi Spaccarotella sparò e uccise il giovane Gabriele Sandri.

Ultrà all’assalto dopo la morte di Sandri, il video

Bergamo

Un arresto per droga e obbligo di firma per sette giovani appartenenti alla tifoseria organizzata interista sono il risultato delle dieci perquisizioni domiciliari eseguite questa mattina dai carabinieri del Nucleo informativo di Milano, nell’ambito dell’indagine sugli incidenti scoppiati nel corso della manifestazione non autorizzata di Milano dell’11 novembre 2007, dopo l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri.

Dei sette, tutti nati tra il 1971 e il 1987, quattro hanno precedenti penali e tra loro c’è un ragazzo di Genova denunciato allo stadio di Bergamo domenica scorsa per aver lanciato un petardo contro i tifosi atalantini. Uno degli ultras, un ragazzo di 21 anni, è stato arrestato perché nella sua abitazione sono state trovate alcune bustine di cocaina. Altri ancora erano stati fermati in passato a bordo di un pullman di tifosi dopo aver assaltato e svaligiato un autogrill.

I fatti risalgono all’11 novembre 2007, quando a Milano (oltre che a Roma e Bergamo) centinaia di ultras scesero in piazza dopo la notizia della morte di Sandri. Una trentina di tifosi di Inter e Lazio, staccatisi dal corteo di oltre 500 persone che si stava spostando dallo stadio di San Siro a piazza Duomo, aveva percorso le vie cittadine compiendo atti vandalici contro un commissariato di polizia, la sede Rai di corso Sempione e la caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti. Le accuse sono di adunata sediziosa, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato e porto di strumenti atti ad offendere.

Nel corso delle perquisizioni, cinque a Milano e le altre a Genova, Busto Arsizio (Varese), Mariano Comense (Como), Bresso (Milano) e Burago di Molgora (Milano), i carabinieri del Nucleo informativo del Comando provinciale di Milano hanno rinvenuto due grandi bandiere con la croce celtica e la svastica nazista, coltelli, tirapugni, manganelli (uno con l’effige del Duce e la scritta “Dux Mussolini”), spranghe di ferro, una mazza ferrata e diversi petardi e fumogeni.

Alcuni di questi oggetti sono stati sequestrati dai carabinieri all’interno di un magazzino dove la tifoseria organizzata custodiva le bandiere e i suoi striscioni, alcuni dei quali sono stati portati in caserma. Per i sette tifosi, tutti gravitanti in movimenti neofascisti e tra cui alcuni capipopolo del gruppo ultras “Irriducibili”, il pm Piero Basilone, che ha coordinato le indagini, aveva chiesto l’arresto, ma il gip Gloria Gambitta non è stata dello stesso avviso e ha stabilito l’obbligo di firma.

Il VIDEO dell’assalto alla caserma dei carabinieri:

Così morì Gabbo. Un video dei pm ricostruisce l’uccisione di Sandri

Una foto di Gabriele Sandri

Un filmato della Procura di Arezzo (qui le IMMAGINI) ha ricostruito la dinamica dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri nel novembre 2007 nell’area di servizio di Badia del Pino. Nella simulazione, il poliziotto Luigi Spaccarotella, tenendo con due mani la pistola d’ordinanza, mira e spara contro l’auto sulla quale viaggiava. Il proiettile dopo aver urtato contro una rete metallica colpisce il finestrino anteriore e, poi, il 28enne romano.

Il filmato, della durata di 1 minuto e 37 secondi, è stato realizzato in base alle dichiarazioni di quattro testimoni. La notizia è riportata dal quotidiano La Repubblica. La simulazione, elaborata dai professori Domenico Compagnini e Paolo Russo, è alla base dell’imputazione di omicidio volontario contestata dal pm, Giuseppe Ledda, all’agente che, venerdì 16 gennaio, comparirà davanti al gup di Arezzo. Il giudice dovrà decidere se confermare l’accusa nei suoi confronti.
La ricostruzione, racconta Repubblica, mostra le varie fasi dell’omicidio: la sirena della Polstrada azionata per disperdere i tifosi di Lazio e Juventus che si stavano azzuffando, la fuga degli ultà, l’agente Spaccarotella (posizionato in un’area di servizio di fronte a quella del tafferuglio) che spara un colpo di intimidazione in aria e poi rincorre l’auto dei ragazzi, sulla quale viaggiava anche Sandri, e poi spara un colpo ad altezza uomo con la sua calibro 9 di ordinanza.

I legali dell’agente, Francesco Molino e Giampiero Renzo, hanno intenzione di chiedere un nuovo sopralluogo nell’area di servizio e nuove perizie, convinti di poter demolire l’accusa di omicidio volontario. “Spaccarotella ha sparato in aria mentre un gruppo di incappucciati aggrediva uno juventino” hanno ribadito i difensori “poi nella corsa è partito un colpo accidentale, che oltretutto ha subito una deviazione decisiva”.
“Quattro testimoni affermano il contrario” incalza l’avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco “La verità è che Spaccarotella mirò e sparò ad altezza d’uomo”.

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In coma farmacologico per una sciarpa della Juve

Tifosi della Juventu

Il giornalista, scrittore e tifoso bianconero Giampiero Mughini ha preferito non commentare. Dagli studi di Controcampo, alla notizia dell’aggressione di un sostenitore juventino da parte di alcuni ultrà del Bologna, ha provocatoriamente chiesto: “Volete un commento? Forse mi occupo di bestie?”
Insomma, l’ennesimo atto di violenza legato al calcio è avvenuto nel dopopartita di Bologna-Juve che i bianconeri hanno vinto per 2-1. Un risultato maturato senza contestazioni.
Un modenese di 44 anni, supporter della Juventus, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi dopo essere stato colpito alla testa da una sassata. La premessa del ferimento, in via della Certosa, la strada vicino allo stadio che scorre lungo il cimitero monumentale.
L’uomo stava tornando verso la propria automobile camminando al fianco del figlio sedicenne, che portava al collo una sciarpa bianconera. Una colpa da punire o un trofeo da conquistare nella logica della tifoseria violenta: un gruppetto di “sostenitori” del Bologna ha cercato di strappare quella sciarpa e il padre è intervenuto per difendere il figlio. Ne è nato uno scontro, al termine del quale l’uomo, colpito alla testa, si è accasciato al suolo.
I primi a soccorrere il ferito sono stati gli agenti della Polizia municipale che hanno poi fatto intervenire il personale del 118. Nella notte un’ambulanza è corsa all’ospedale Maggiore è l’intervento è stato classificato in “codice 3″ quello che segnala una condizione di gravità. Una testimonianza ha riferito che il ferito era intubato e non cosciente.
L’uomo è poi stato ricoverato in prognosi riservata e consegnato alle cure dei medici mentre i cronisti sono stati trattenuti nell’atrio. A loro è sembrato di capire che non ci fosse pericolo di vita.
In ospedale anche la Polizia per acquisire altri elementi utili alle indagini scattate subito nella caccia ai violenti che rischiano l’arresto in base alle nuove norme sulla flagranza differita. E dopo questo fatto tanto pericoloso quanto stupido potrebbe rischiare divieti pure la tifoseria del Bologna.
Paradossale perchè la partita è filata via liscia in campo e sugli spalti, senza gli episodi contesati che negli anni scorsi avevano infiammato gli animi rossoblù. I soliti cori offensivi e uno scontro verbale in tribuna i soli episodi focosi di una serata controllata senza problemi da un robusto servizio di ordine pubblico. Ma l’assenza di polemiche e la vittoria tranquilla di una Juve che ha più che altro sfruttato la modestia degli avversari non sono bastate a calmare i cervelli di chi ha pensato di strappare la sciarpa a un ragazzo di 16 anni e che poi ha colpito il padre sotto i suoi occhi.

Ultras Italia, tifosi a destra da anni in lotta “per la Nazione”

cappello ultra

Adesso la Figc mostra il pugno duro: “Non chiederemo più biglietti per le partite dell’Italia all’estero”, dice il presidente della Figc, Giancarlo Abete. È questa la misura che la federazione adotterà dopo i disordini che hanno accompagnato la trasferta azzurra a Sofia. “Dispiace, perché molte persone tra le 144 presenti allo stadio di Sofia non hanno nulla a che fare con i disordini. Ritengo che chi ha esibito le croci celtiche a Sofia possa essere individuato, visti i mezzi tecnologici oggi a disposizione”, aggiunge il responsabile della Federcalcio, riferendosi agli episodi di sabato. “Non si tratta di tifosi, ma di persone che hanno una propensione a delinquere con l’intenzione di danneggiare l’immagine del calcio e del nostro paese”. L’Italia torna in campo mercoledì: a Lecce, la selezione di Lippi ospita il Montenegro. E la Figc tradisce la sua preoccupazione: “Ci stiamo organizzando con il ministero” dell’Interno “e con i responsabili della sicurezza. Alla federazione del Montenegro sono stati inviati 100 biglietti. Nel giorno della partita verranno messi in vendita altri 500 tagliandi per i tifosi ospiti, a cui sarà destinato un settore”, dice il numero uno della Federazione.
Adesso la Figc mostra il suo volto determinato. Anche se sono sei anni che gli ultrà neofascisti tentano di organizzarsi intorno alla Nazionale. In realtà all’inizio anche polizia e servizi la consideravano un’iniziativa fallita. Un gruppo di ultrà, nato nel cuore più nero delle curve italiane, dedicato alle trasferte degli Azzurri. Ora, dopo la notte di Sofia, gli scontri, i saluti romani, i cori fascisti, la bandiera bulgara bruciata sugli spalti, tutti s’interrogano sulla crescita esponenziale del fenomeno Ultras Italia.

I dati dell’intelligence dicono che il loro numero varia da 500 a 700, vengono da tutta Italia, non sono “un gruppo organizzato con un capo e un portavoce”, come dice Giovanni Adami, avvocato udinese specializzato nella difesa dei ragazzi colpiti da Daspo. E l’identificazione con l’estrema destra delle curve è assodata. Sono gli stessi ultrà che, alla vigilia del Mondiale 2006 in Germania, annunciavano: “Siamo pronti a scontrarci con tutti”. Speravano di trasformare la Coppa del mondo in un revival neonazista, ma furono tenuti a bada dalla polizia tedesca.
Ma la storia inizia ancora prima. È il 2003 quando una relazione dell’intelligence scrive: “Un’iniziativa” che ha, tra l’altro, registrato una scarsissima adesione “è stata quella della costituzione di un club di tifosi denominato ‘Viking Italia’, disposti a seguire la nazionale italiana durante le trasferte”. I Viking Italia nascono nel 2000, mettendo insieme le frange più accese delle tifoserie (anche di altri sport, come il basket) e trovando una sponda spagnola nell’Orgullo Vikingo Real Madrid.
“Dopo varie esperienze da singoli, decidemmo dopo alcune riunioni che era giunto il momento di schierarsi ufficialmente: con tanto di striscione, al fianco della nazionale”, è la spiegazione su degli Ultrà di Angri, uno dei nuclei forti. Perché anche se non esiste un capo - ma solo persone di riferimento - il coordinamento tra Nord e Sud c’è.

L’embrione del progetto è dei “duri” della curva del Verona durante gli Europei del 2000 e viene subito raccolto dagli ultrà della Triestina, dell’Udinese, del Treviso, ai quali si aggiungono gli Irriducibili della Lazio, i più “neri” tra i supporter della Roma e altre frange minoritarie degli stadi del Sud. Al ritorno in Italia si svolge un summit dove si decide la linea: sostenere la nazionale come una squadra di club, con coreografie, trasferte organizzate e una mappa di tifosi amici e nemici. In quell’occasione nasce il nome: Ultras Italia.
I nomi della maggior parte dei componenti - tutti ragazzi tra i 18 e i 30 anni - sono noti al Viminale. E proprio dalle indagini in corso, Viminale e Figc si aspettano un riscontro: c’erano davvero allo stadio di Sofia, come si sospetta, persone diverse da coloro che avevano acquistato il biglietto in Italia tramite la Federcalcio? Nulla di più facile, vista l’assenza di tornelli al Levski Stadium e il carattere non nominale dei controlli bulgari.
Ma non ci sono solo ultrà di destra, anche perché nelle curve i gruppi si confondono, la “liquidità” dell’organizzazione non consente identificazioni certe. Certificati invece i gemellaggi con le tifoserie di destra, quella di Lione ad esempio, o quella del Levski Sofia. Con la quale pure sabato gli italiani presenti a Sofia si sono incontrati: braccia tese nella curva tricolore, svastiche in quella bulgara.
Iconografia e simboli, d’altra parte, sono riconoscibilissimi. Basta andare su E-Bay per trovare un negozio virtuale a nome Ultras Italia: felpe modello Diabolik Ninja o Origini Italiche Dux, stemmi Fascismo Savoia Ultras, addirittura la cintura “Campioni del mondo”, con importante specifica: fibbia in metallo. Ci sono poi anche semplici felpe Italia Campioni del Mondo. Perché l’organizzazione nasce prima del 2006, ma il mondiale vinto in Germania ha dato paradossalmente l’impulso. E ha creato un merchandising parallelo, ancorché non ufficiale.

Insomma: sono anni che gli ultrà neofascisti si sono ritrovati intorno agli Azzurri. E la serata di Sofia, per chi conosce il retroscena delle cose, non può rappresentare una sorpresa.

Il VIDEO servizio:

Sofia, fermati e rilasciati 3 ultrà italiani. La Russa: cori fascisti vergognosi

I tifosi

Sono stati rilasciati i tre ultrà italiani arrestati ieri a Sofia dopo gli incidenti prima di Bulgaria-Italia. Lo ha reso noto dalla capitale bulgara l’avvocato che li assiste, Giovanni Adami:  “I miei tre assistiti” ha spiegato il legale “sono stati rilasciati questa sera anche per il terzo ragazzo, il pm bulgaro ha derubricato la posizione da indagato a persona informata dei fatti. Il giudice ha riconosciuto che non c’erano prove, l’inchiesta prosegue contro ignoti”. Anche l’ambasciata italiana in Bulgaria segue il caso.

Sul comportamento di alcuni tifosi italiani, che hanno dato vita tra l’altro a marce e cori di ispirazione fascista, è intervenuto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Se fossi stato lì”, spiega, “mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari”.

È una vergogna del calcio, anzi dello sport italiano, ma non la caratterizzerei in maniera politica” aveva detto in precedenza Rocco Crimi, sottosegretario con delega allo sport. Per Crimi la connotazione politica dei tifosi è “irrilevante. Perché la verità è che ci sono tifosi violenti di destra, di centro e di sinistra che cercano solo di sfruttare la ribalta mediatica del calcio. Occorre isolarli”, conclude Crimi, “e il ministro dell’Interno Maroni sta facendo il massimo. Ma il problema non è semplice anche perché stiamo svuotando gli stadi e la conseguenza è anche in uno spettacolo privato di parte del suo fascino”.

La pessima serata dei tifosi italiani era iniziata prima del match, con una rissa in un bar centralissimo di Sofia con alcuni supporter della squadra di calcio bulgara del Cska. Circa 30-40 persone di nazionalità italiana si sono improvvisamente alzate dal cortile del bar in cui erano sedute trascinando con loro sedie ed altri oggetti e si sono scagliate correndo contro un gruppo di altre persone di nazionalità bulgara. La Polizia presente sul luogo (a un passo dalla sede del Parlamento bulgaro) è intervenuta a separare i facinorosi. Uno degli italiani coinvolti, di circa 30 anni, ha spiegato ad Apcom: “Siamo un gruppo misto, proveniente da tutta Italia, sempre al seguito della Nazionale”. A motivazione della rissa ha spiegato: “Ce la prendiamo con quelli del Cska perché sono comunisti, noi invece siamo fascisti e siamo amici del Levski”. I cori dedicati al Duce sono poi continuati all’interno dello stadio.

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