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I disordini legati alla partenza dei tifosi del Napoli per assistere alla partita con la Roma del 31 agosto scorso sono partiti a causa di un gruppo di 200 tifosi napoletani che è salito sul treno diretto alla Capitale eludendo i controlli. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nel corso di un’audizione alla commissione Affari Costituzionali del Senato, in cui ha ricostruito la gestione della vicenda da parte delle autorità di pubblica sicurezza. “Dalle verifiche fatte sui 3.096 tifosi napoletani che hanno acquistato il biglietto per la partita con la Roma”, ha spiegato Maroni, “si è scoperto che molti annoverano segnalazioni per più reati: in particolare, cinque per associazione a delinquere di stampo mafioso; 18 per associazione per delinquere; 260 per reati inerenti agli stupefacenti; 419 per reati contro il patrimonio; 218 per reati contro la persona e la pubblica amministrazione; 70 per esplosivi e armi; 71 per reati inerenti all’ordine e sicurezza pubblica; 74 per falso e 210 per reati minori. Sono stati poi identificati 206 soggetti trovati in compagnia di persone segnalate alla banca dati interforze per il reato di associazione mafiosa”.
“Se dovessero succedere episodi come quello di cui si sono resi protagonisti i tifosi del Napoli, le tifoserie saranno colpite allo stesso modo” ha detto Maroni. Che ha aggiunto che già dalla prossima giornata di campionato non si potrà più giocare negli stadi non completamente a norma.
Dopodomani partirà un’iniziativa straordinaria di comunicazione del ministero dell’Interno come risposta alla violenza dei tifosi. Maroni ha spiegato che “ci saranno spot su reti televisive in cui si utilizzeranno gli episodi di violenza dei tifosi contrapposti alle buone azioni calcistiche. Gli spot saranno on line sui siti delle società calcistiche e saranno proiettati sui maxischermi in occasione delle partite”.
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Dopo le violenze dei tifosi del Napoli che, in trasferta a Roma domenica scorsa, hanno trasformato il viaggio in treno in un’orda vandalica, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha minacciato la possibilità di decidere lo svolgimento di partite a porte chiuse: “Per il futuro abbiamo individuato partite a rischio sulla base della storia dei contrasti delle tifoserie nemiche. I prefetti – ha detto il responsabile del Viminale - potranno decidere se farle disputare con le due tifoserie, solo con quella di casa o anche a porte chiuse”.
L’Osservatorio sulle manifestazioni sportive oggi ha stabilito che nella seconda giornata di campionato gli incontri di serie A a rischio sono Genoa-Milan e Napoli-Fiorentina (insieme a tre gare di B). Sulla base della storia degli scontri tra le tifoserie e delle ruggini tra ultras, ecco evidenziale sul calendario le partite a rischio durante tutto il campionato.
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Ultras del Napoli
Il divieto di seguire la squadra di calcio in trasferta per i tifosi del Napoli. Questo il primo provvedimento deciso dal ministro dell’Interno Maroni dopo le riunioni dell’Osservatorio e del Comitato analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive del Viminale all’indomani degli incidenti di Napoli. Lo ha annunciato il ministro al Tg1. Il provvedimento durerà l’intero campionato. Il settore ospiti dello stadio in cui giocherà la squadra partenopea in trasferta sarà chiuso.
Maroni ha anche dichiarato che domani saranno inviati gli ispettori del ministero a Napoli per valutare quanto avvenuto domenica ed individuare eventuali responsabilità. Secondo Maroni c’è stata anche una errata valutazione degli avvenimenti da parte di prefettura e questura. Domani partirà inoltre una direttiva ai prefetti, per individuare tutti quelli che hanno partecipato al “mucchio selvaggio” di domenica, affinché i responsabili siano tenuti fuori dagli stadi per due anni e denunciati. Sarà infine effettuato un monitoraggio sulle partite più a rischio per prendere decisioni che potrebbero portare anche a svolgere partite a porte chiuse.
“Abbiamo assunto alcune valutazioni”, ha spiegato il ministro, “e mi accingo nella giornata di domani a mandare una direttiva ai prefetti che dispone dell’individuazione di tutti coloro che hanno partecipato al ‘mucchio selvaggio’ di domenica, perché siano colpiti dal provvedimento che impedirà loro di partecipare a manifestazioni sportive per i prossimi due anni. Saranno poi denunciati alla magistratura per associazione per delinquere”. Maroni ha poi annunciato il “divieto di trasferta delle tifoserie organizzate del Napoli Calcio per tutto il campionato. Terzo provvedimento, l’individuazione di alcune partite a rischio sulla base di precedenti gravi per le quali ci riserviamo di prendere provvedimenti che arrivano fino alla disputa a porte chiuse”.
“Indubbiamente quello che è successo ieri è stato grave, probabilmente una errata valutazione degli avvenimenti da parte anche della questura e della prefettura di Napoli, non me lo nascondo. Per questo domani mattina invierò gli ispettori del ministero a Napoli per valutare che cosa è successo e se ci sono responsabilità nella gestione di questo avvenimento. La decisione di rimettere in libertà questi delinquenti”, ha aggiunto Maroni, “è stata presa da un magistrato. Io li avrei lasciati in galera. Sono persone che devono essere punite e trattate per quello che sono, un’associazione per delinquere”.
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Dopo la morte di Nicola, intorno al gruppo responsabile del pestaggio si è ormai chiuso il cerchio. Nella notte, gli uomini della Digos hanno bloccato a Bergamo gli ultimi due presunti componenti del branco che ha picchiato a morte Nicola. Si tratta di Federico Perini, di 20 anni, e di Nicolò Veneri, di 19 anni, entrambi veronesi. I due saranno accompagnati nelle prossime ore nel carcere di Montorio, nella città scaligera.
Una volta a Verona, Perini e Veneri sono stati sentiti dal pm che ha coordinato l’inchiesta sulla tragica vicenda che, dopo cinque giorni di agonia, si è conclusa con la morte ieri pomeriggio del disegnatore industriale nell’ospedale di Verona. Le indagini, anche grazie alla visione delle immagini registrate di alcune telecamere presenti nella zona del pestaggio, si erano sin dai primi momenti indirizzate verso alcuni giovani simpatizzanti della destra più estrema.
L’aggressione di Tommasoli, però, non avrebbe avuto motivazioni politiche, ma semplicemente sarebbe stata legata al fatto che la vittima, assieme a due amici, aveva risposto negativamente a una richiesta di una sigaretta da parte dei componenti del gruppetto. Il primo ad essere stato bloccato dagli investigatori era stato Raffaele Delle Donne, 19 anni, studente, poi ieri la prima svolta delle indagini con il fermo di Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario.
All’appello mancavano gli ultimi due giovani, che risultavano fuggiti all’estero. Perini e Veneri sono rientrati all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo), con un volo giunto intorno alle 22.30. All’arrivo c’erano ad attenderli gli agenti della Digos di Verona ai quali i due si sono costituiti. Sono stati portati nel carcere di Montorio: “Hanno confessato davanti al pubblico ministero e sono stati portati in cella” spiega Luigi Iaccarino, dirigente della Digos veronese.
“Finalmente la partita è chiusa” ha detto Iaccarino intervenendo ad Unomattina su Raiuno “il cerchio che avevamo stretto a loro ormai era inesorabile, i ragazzi stessi, parliamo di persone appena adulte, ‘ragazzini appena cresciuti’, hanno capito che per loro non c’era scampo e che il loro girovagare per l’Europa doveva aver termine”. “Stanotte” ha aggiunto “quando un volo charter è atterrato da Londra all’aeroporto di Bergamo, noi eravamo lì sotto bordo e li abbiamo presi e portati in questura a Verona”.
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“Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente”. Così un amico di Nicola Tommasoli racconta la brutale aggressione di cui anche lui, insieme ad un terzo amico, è stato vittima a Verona: “C’erano i ragazzi noi stavamo passeggiando ci chiesero una sigaretta anche con un tono un po’ strano. Noi abbiamo risposto di no e abbiamo continuato a camminare per la nostra strada senza fermarci. Quando ho fatto per girarmi questo ce lo avevo già addosso e mi ha sferrato subito un pugno da lì è cominciato tutto” ha raccontato l’amico di Tommasoli nell’edizione delle 12,25 di Studio Aperto - due minuti di panico, faccio fatica adesso perché ho preso tante botte, mi tiravano per i capelli, sono caduto più volte, ho cercato di difendermi come potevo, per fortuna mi sono girato altrimenti potevo esser lì al posto del mio amico”.
“Cosa ci dicevano? No non ci dicevano insulti, no, ci davano le botte, non dicevano niente. Erano delle bestie, non c’è un motivo né niente, alle spalle, se Nicola si girava probabilmente non era lì, si poteva difendere, avrebbe avuto qualche botta ma essendo alle spalle non puoi proteggerti”, aggiunge il giovane che conclude: “È stata una brutta cosa, non so se mi riprenderò, era il mio migliore amico”. Affermazioni analoghe dalla terza vittima dell’aggressione: “Quasi senza accorgercene siamo stati aggrediti picchiavano in modo selvaggio come se sapessero che con queste azioni provavano gioia. Nicola era già svenuto, a terra ansimante, non dava segni di risposta. Lei ha mai visto un ragazzo morto? Per me è stata la prima volta”.

Si stringe il cerchio attorno ai cinque giovani di estrema destra protagonisti della brutale aggressione a Nicola Tommasoli, morto oggi pomeriggio all’ospedale Borgo Trento di Verona.
La Digos della Questura di Verona ha fermato altri due giovani che hanno già reso una piena confessione. Polizia e carabinieri hanno eseguito l’arresto dei giovani a Illasi un paesino non lontano da Verona: “Li abbiamo rintracciati nella notte in un paese dell’hinterland di Verona” spiegano gli investigatori durante la conferenza stampa in questura, “Entrambi hanno reso una piena confessione”. E anche sulle connotazioni politiche dell’aggressione gli uomini delle forze dell’ordine sfumano: “Più andiamo avanti con le indagini e più la motivazione appare chiara. Il pestaggio è stato compiuto proprio a causa di quella sigaretta negata”.
Secondo quanto illustrato dagli investigatori, quindi, a scatenare il pestaggio sarebbero stati motivi futili. La spiegazione della sigaretta negata ai cinque ultrà, ha chiarito il sostituto procuratore di Verona, Francesco Rombaldoni, è plausibile.
“Un fatto gravissimo di violenza e intolleranza, ma non premeditato o organizzato”. Così ambienti della polizia di prevenzione valutano l’aggressione al giovane veronese Nicola Tommasoli. L’antiterrorismo esclude una matrice politica al pestaggio, “frutto però di quella intolleranza e incitamento alla discriminazione propagandata dal ‘Veneto fronte skinheads’”, organizzazione di estrema destra “molto radicata sul territorio”. Gli arrestati fanno riferimento a questi ambienti naziskin e ultrà, prosegue la polizia di prevenzione, “che si nutrono di un substrato ideologico di violenza e razzismo” e proprio “un comportamento discriminatorio ha mosso la mano degli aggressori di Tommaselli”. “Un episodio efferato che - ribadisce l’antiterrorismo - non ha avuto però caratteristiche di premeditazione”.
All’appello mancano per ora gli altri due componenti del gruppo: sono ricercati ma già identificati. Conosciuti con i soprannomi di Peri e Tarabuio, risultano fuggiti all’estero, ma non è escluso che presto si costituiscano alla Digos veronese. “Mi auguro che si consegnino presto, liberandosi del peso come hanno fatto gli altri tre”, ha spiegato il vicequestore Vincenzo Stingone.
Gli investigatori ritengono infatti che le responsabilità dei componenti del quintetto siano le stesse per tutti. “Ancora dobbiamo ricostruire esattamente la dinamica dell’aggressione” ha detto il dirigente della Digos di Verona Luciano Iaccarino. “Questi ragazzi ammettono la partecipazione all’aggressione e ognuno fornisce la propria versione”. Per tutti l’accusa è di lesioni personali gravissime.
Nicola Tommasoli era stato ricoverato mercoledì notte presso l’Unità di Terapia Intensiva Neurochirurgica dell’Ospedale di Borgo Trento.
“Vorrei essere il padre della vittima anziché il padre di mio figlio” ha detto tra le lacrime il padre del primo giovane a costituirsi. L’uomo l’ha detto agli investigatori quando si sono presentati nella sua casa a San Giovanni Lupatoto per cercare il figlio. “Ci ha fornito subito la massima collaborazione” ha detto il dirigente della Digos, Luciano Iaccarino “e crediamo possa avere avuto un ruolo determinante nel convincere il figlio a costituirsi”.
Nel frattempo, il Veneto Fronte Skinheads, per voce del presidente Giordano Caracino, esclude che il primo dei ragazzi fermati a Verona per l’aggressione a Tommasoli faccia parte del proprio movimento. “Il ragazzo” afferma “dalle informazioni che abbiamo, non fa parte del Fvs, non lo conosciamo. Non basta avere i capelli corti, un bomber o avere certe idee per far parte del nostro movimento”. “Noi” aggiunge Caracino, “prendiamo le distanze in maniera categorica dall’accaduto e dalle persone che l’hanno compiuto. Si fa presto a mettere insieme due nomi e delle sigle per tirare in ballo la nostra associazione”.
Il VIDEO servizio:

Ha confessato l’ultras di estrema destra che con altri giovani ha picchiato la notte del primo maggio a Verona Nicola Tommasoli, un tecnico di 29 anni, per aver rifiutato di offrire una sigaretta. L’aggressore, ventenne, era già stato responsabile di episodi a sfondo razzista e di violenze negli stadi. La polizia ha individuato anche altri due giovani che hanno preso parte al pestaggio, ma sarebbero già fuggiti all’estero. Tommasoli ora è in coma e lotta contro la morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Borgo Trento: sono momenti di angoscia per i genitori al suo capezzale, chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio.
Il giovane ultras sarebbe di una famiglia benestante della città scaligera: si è costituito questa mattina presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. In passato era stato sottoposto al divieto di accedere a manifestazioni sportive (Daspo). La polizia è arrivata al ragazzo investigando su “ambienti politicizzati” della città, già oggetto di un’indagine pochi mesi fa. L’inchiesta aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 17 persone.
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Parte la nuova serie A in versione “stellare”. Ritornano Juventus-Napoli-Genoa, Antonio Cassano e migliaia di tifosi (come conferma la febbre da abbonamenti). Ma i problemi sono quelli di sempre. Infatti sabato 25 agosto, si giocheranno due anticipi (Juventus-Livorno e Lazio-Torino) ed entrambe le sfide sono state inserite nell’elenco dei match “pericolosi” dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. L’organo di monitoraggio (della violenza ultrà e delle carenze degli stadi) del ministero dell’Interno (ne fanno parte istituzioni sportive, forze dell’ordine e soggeti interessati come la società Autogrill), presieduto da Felice Ferlizzi, ha stilato ieri un elenco di sette partite a rischio.
Alla prima giornata la più temuta è l’attesissima Genoa-Milan (indice di pericolosità 4, il massimo); rischio 3 per Lazio-Torino, Napoli-Cagliari (i tifosi partenopei sono tra quelli tenuti maggiormente sotto osservazione dagli esperti del ministero dell’Interno) e Parma-Catania. I supporter etnei sono considerati ancora a rischio dopo l’uccisione dell’ispettore Filippo Raciti, nel febbraio scorso. Sono ritenute un po’ meno delicate, ma comunque “calde”, la sfida di Torino, Palermo-Roma e il derby toscano Fiorentina-Empoli.
A giugno il ministero dell’Interno aveva esultato per i risultati dell’applicazione del cosiddetto decreto Amato, emanato a febbraio (dopo l’uccisione di Raciti) e modificato in corsa. All’epoca si parlò di una diminuzione del 70 per cento delle partite con incidenti, di una riduzione dei feriti del 93 per cento tra le forze di polizia e del 44 per cento tra i tifosi. In realtà sul sito dell’Osservatorio si leggono dati un po’ più articolati: per esempio si nota che negli stadi di serie A i polizotti feriti nella stagione 2006-2007 sono saliti a 48, rispetto ai 15 del campionato precedente. Tra gli ultrà, i feriti censiti (molti, ovviamente, si sono fatti curare senza denunciare le cause reali dei ferimenti) sono sì scesi da 44 a 32, ma il dato resta negativo.
Ma se i tifosi continuano a preoccupare, quasi tutti gli stadi sono considerati a norma. Dopo aver analizzato i dati della commissione di controllo, l’Osservatorio, nella riunione del 23 agosto, ha promosso le strutture della serie A, rimandando, a causa delle ristrutturazioni in corso, gli stadi di Udine (si lavora sull’ampliamento della videosorveglianza e per rendere agevole la zona del prefiltraggio) e Catania (da completare i bagni delle due curve), che dovranno mettersi in regola entro il 2 settembre, pena la riduzione della capienza. In serie B non si sono ancora adeguati gli impianti di Avellino, Grosseto, La Spezia, Piacenza, Pisa, Ravenna, Rimini e Vicenza.

È realtà, invece, la novità degli steward, il personale (”incaricato di pubblico servizio”) addetto al controllo dei biglietti e del rispetto delle regole negli stadi. Il 23 agosto la Gazzetta ufficiale ha pubblicato il decreto che li riguarda. Saranno gestiti direttamente dalle società, non potranno avere armi e saranno obbligatori negli impianti con più di 7.500 spettatori. Poco per volta dovranno sostituire le forze dell’ordine all’interno dei campi, ma, non avendo poteri di polizia giudiziaria né di pubblica sicurezza, per eventuali fermi dovranno farsi supportare dalla polizia. In molte città si sono già svolti corsi di formazione specifici e altri ce ne saranno visto che si tratta di preparare centinaia di persone: uno per ogni 250 spettatori previsti (salvo richieste di rinforzi da parte di prefetti e questori). Per esempio in una partita da 50 mila tifosi non potranno essere meno di 200. Il decreto ne descrive mansioni e requisiti. Dovranno avere dai 18 ai 55 anni, almeno la licenza media, sapere una lingua straniera (possibilmente l’inglese), avere “prestanza fisica adeguata alle mansioni”. Dovranno preoccuparsi di controllare che lo stadio sia a norma prima dell’ingresso dei tifosi e poi regolarne l’afflusso e il deflusso. Il primo test ufficiale è stato quello per la Supercoppa italiana tra Inter e Roma di domenica 19 agosto: gli steward hanno vegliato sui festeggiamenti degli 8 mila tifosi giallorossi dentro a San Siro, raggiungendo un ottimo risultato: sul terreno di gioco non sono entrati invasori né poliziotti. Uno spettacolo molto british.