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Umberto-Veronesi

Il biotestamento è legittimo, lo dicono i giudici

Foto di repertorio di un'aula di un tribunale (Apcom)

Foto di repertorio di un'aula di un tribunale (Apcom)

Il tribunale di Firenze ha detto sì al biotestamento. Accogliendo il ricorso di un settantenne, tra l’altro in perfetta salute, ha stabilito infatti che la volontà del malato possa essere espressa da un “amministratore di sostegno”, ossia una sorte di tutore legale il quale, nel caso di perdita di coscienza, può a norma di legge impedire ai medici di procedere con la rianimazione o anche con alimentazione e idratazione artificiale. Continua

Veronesi, Granata e le epurazioni bipolari


6) Umberto Veronesi

Umberto Veronesi

Umberto Veronesi e Fabio Granata. Il “migliore” del Pd e il “rompiscatole” del PdL. Senatore lombardo della minoranza il primo, deputato siciliano della maggioranza il secondo. Ottantenne Veronesi, cinquantenne Granata. Due politici che provengono da esperienze politiche distanti anni luce, ma accumunati da un analogo destino: il rischio dell’epurazione. Continua

Redditi, la top ten dei parlamentari più ricchi - Foto

1) Silvio Berlusconi

Primo Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Il vero “Paperon de’ Paperoni” resta Silvio Berlusconi che, come prevedibile, fa un “grande slam” nelle classifiche basate sui redditi dei parlamentari. Il premier è il più ricco tra i componenti del Governo, tra i leader politici e, ovviamente, anche tra i parlamentari. LE FOTO

Un 2009 rosso garofano. L’onda lunga dei socialisti (tra Pdl e Pd) secondo Pasquino

Bettino Craxi, durante un congresso del Psi

Bettino Craxi, durante un congresso del Psi

Un autunno, anzi un anno intero, sotto il segno del Craxi revival. Con ordine. Leggi l’intervista

Veltroni bagno di pioggia e di folla a Milano: “Chi vince governa”

Sostenitori del Partito Democratico durante il comizio di Walter Veltroni in piazza Duomo, a Milano
“Le parole che arrivano (dall’altra parte, ndr) in questi giorni naturalmente non aiutano il dialogo, per quanto mi riguarda però non ho cambiato posizione. Chi vince governa, nessun inciucio, nessuna larga coalizione. Poi sulle riforme bisogna trovare un punto di convergenza”
È un Veltroni determinato quello che affronta la pioggia di Milano, piazza Duomo, per la chiusura milanese della campagna elettorale del Pd (con tanto di colpo hollywoodiano: un caffè “casuale” con George Clooney).
Il candidato premier del centrosinistra tenta il tutto per tutto, dalla videochat sul sito del Corriere allo spot internet che gli ha regalato Zapatero (”auguri, Walter”) fino al comizio sotto la Madonnina.
Difende il Pci (”non era un partito ideologico”) e il Quirinale (”Ciampi e Napolitano sono riferimento per tutta la nazione e meritano il rispetto di tutti”), attacca Berlusconi, come al solito, senza mai nominarlo: “Cerca la rissa come i bulli a scuola” e “C’è qualcosa di inquietante” nelle parole pronunciate da Berlusconi suli elettori di centrosinistra e su Francesco Totti per il suo sostegno a Rutelli, ha detto Veltroni. “In un Paese civile - ha detto il leader del Pd - gli avversari si rispettano, gli elettori si rispettano. Come si permette di dare dei ‘grulli’, e l’altra volta disse di peggio, a elettori che la pensano diversamente da lui?”. Veltroni ha criticato anche le parole di Berlusconi contro Francesco Totti: “Adesso se la prende anche con Totti, e vuol far fare anche a lui dei test mentali. L’unica cosa che, ammette l’ex sindaco, invidia al Cavaliere: “È Pato”.
Sul palco accanto a lui il capolista al Senato in Lombardia, Umberto Veronesi e il numero uno alla Camera, Matteo Colaninno. Veltroni però non si ferma : segue la linea e attacca il Carroccio e non solo per le “armature anacronistiche” che hanno fatto la scenografia di Pontida: “Se fossi un elettore leghista, e ho rispetto di loro, che ogni lunedì da vent’anni si sente dire che si fa la rivoluzione, comincerei ad avere qualche dubbio. Soprattutto se il martedì quando giri per Roma trovi le loro macchine blu davanti ai ristoranti…”.
L’aspirante premier mette un giù un vero e proprio programma elettorale dell’ultimo giorno. Dal palco di piazza Duomo (”siamo in centomila”) immagina di usare l’extragettito per offrire al Paese aumenti dei salari e delle pensioni. Promette “rapidamente” le unioni civili per coppie etero e gay (i Cus), esclude le larghe intese e qualsiasi condono. Annuncia le liberalizzazioni ma non si sbottona sulla lista degli eventuali ministri. D’Alema? Di Pietro? “Vedremo” se la cava evasivo e nomina solo Annamaria Artoni, industriale, “perché è super partes”.
Arriva l’elogio di Romano Prodi, il presidente del Consiglio che punta a sostituire a Palazzo Chigi: “Mi auguro che voglia rimanere presidente del Pd. È un uomo che ha grande senso dello Stato, che ha servito le istituzioni per quattro anni e ora ha deciso di non ricandidarsi. È un esempio unico di signorilità”.
Esclude le larghe intese e anche la possibilità di trovare un accordo con il leader del Pdl: “Il Veltrusconi è una cosa che non esiste. Quella copertina di Newsweek con metà della mia faccia e metà di quella del mio avversario mi fa orrore. Sarebbe una cosa innaturale”. D’altra parte Veltroni è sicuro che il pareggio sarà impossibile: “Anche di un solo voto ma qualcuno vincerà”. Lui dice di essere ottimista: “Un politico pessimista è come un commerciante che vuole vendere ghiaccioli in Alaska”.

Il VIDEO servizio:

Marianna Madia: sono la fanciulla del Pd. Ma non ho scalzato io De Mita

Marianna Madia, la capolista alla Camera nel Lazio per il Pd alle elezioni di aprile 2008, è nata nel 1980
Quando Marianna Madia, la neocapolista alla Camera nel Lazio per il Pd, nasceva nel 1980, Ciriaco De Mita era già alla sua quinta legislatura.

E questo è certamente uno dei motivi per cui il leader del Pd, Walter Veltroni ha deciso di essere secondo in lista dopo di lei. Molto vicina ad Enrico Letta (lavora all’Arel da alcuni anni), Marianna la nuova pulzella del Pd ha esordito in conferenza stampa nel loft stupendo i giornalisti: “Porterò tutta la mia straordinaria inesperienza”. Almeno all’esordio, non sono le solite parole. Manterrà le aspettative?
E allora Madia, che effetto le fa sapere che sarà una delle più giovani deputate del prossimo Parlamento?
Un effetto grandissimo. Questa è la prova di uno sconvolgimento che è in atto: di un grande progetto di rinnovamento che il Pd sta provando a mettere in pratica.
Il messaggio di Veltroni è chiaro: apriamo ai giovani e non solo “ai figli di” come Colaninno, denunciati da Montezemolo. Ma i blogger la criticano
Se una come me è stata chiamata per questo ruolo vuol dire che è in corso una rivoluzione. Una rivoluzione dolce.
Una 27enne entra, l’ottantenne De Mita viene congedato e un altro 82enne come Umberto Veronesi viene scelto come capolista per il Senato in Lombardia.
È una decisione che io, lo dico in senso bello, ho subìto. Non lo mando certo io a casa De Mita.
Di fatto lei, almeno mediaticamente, è in contrapposizione all’ex premier democristiano.
Non sento la responsabilità di questa scelta.
Lei ha detto di voler continuare l’eredità delle donne del passato. Sul tema caldo dell’aborto che ci dice?
Voglio andare controcorrente e non rispondere. È un tema troppo complicato e delicato per rispondere a caldo. Un tema a cui va restituita la complessità che merita perché ricordiamoci che stiamo parlando della vita: una complessità e una riflessione che purtroppo non vedo nel dibattito a cui assistiamo in questi giorni.
Che deve fare una donna in politica, secondo Marianna Madia?
Penso che non dobbiamo inseguire il modello maschile, ma portare il nostro valore aggiunto di femminilità.
Ha un modello a cui ispirarsi?
Certamente, Anna Finocchiaro. Il suo intervento all’Assemblea costituente del Pd, quando si è anche candidata alle regionali in Sicilia, è stato incisivo, denso di passione e senso di responsabilità. Non faccio mistero a dire che mi ha commossa.
Le tematica fondamentale che da deputata porterà avanti?
L’ambiente al primo posto. È il tema che accomuna le giovani generazioni e le nostre identità. È la nostra battaglia. Parlando di ambiente si può discutere di tutto: di economia, di modelli energetici, di giustizia sociale e di stili di vita.
Entra in Parlamento a 27 anni. E dopo che farà?
Non penso che la politica debba diventare una professione. È, e deve rimanere, un impegno sociale. Resterò finché ce ne sarà bisogno. Poi si vedrà.

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