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Coppia di sposi in piazza San Pietro a Roma in una foto di archivio
Va a finire che il trasgressivo è quello che si sposa. Se lo fa in chiesa poi, e magari rimane fedele per più di qualche anno, diventa persino un caso. Una storia di cui parlare al cinema. Come nell’ultimo film di Federico Moccia, Scusa ma ti voglio sposare, dove Raoul Bova interpreta Alex, un pubblicitario che alla soglia dei 40 anni decide che è ora di mettere la testa a posto e sposare la fidanzatina ventenne Niki, interpretata da Michela Quattrociocche. Continua

Matrimonio all’italiana? Da noi vince il bis.
E non tanto perché sia stata “buona la prima”. Anzi, proprio per il motivo contrario: pentiti del primo sbaglio, si vuole riprovare. La fotografia della vita di coppia viene dall’Istat, che ha registrato negli ultimi anni un incremento delle seconde nozze. Nel 2007 sono state infatti 33.070, contro i 31.846 dell’anno precedente, toccando il 13,2% del numero complessivo.
Secondo l’istituto di ricerca comunque “Si tratta di un’oscillazione congiunturale che da sola non permette di ipotizzare un’inversione di tendenza nella diminuzione delle nozze in atto dal 1972, anno in cui sono stati celebrati quasi 419 mila matrimoni (7,7 nozze per mille abitanti)”.
A diminuire invece sono i primi matrimoni, ovvero la quota più consistente del totale delle celebrazioni: le nozze tra celibi e nubili sono passate da quasi 392 mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a 217.290 nel 2007 (l’86,7% del totale).
Il rito civile è scelto sempre più spesso anche in occasione delle prime nozze: oltre un quarto è stato celebrato di fronte al sindaco nel 2007: una proporzione raddoppiata tra il 1992 e il 2007, i 15 anni presi in esame.
L’istituto di statistica nota poi che si conferma la rilevanza dei matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: nel 2007 ammontano a 34.559, pari al 13,8% del totale delle unioni.
Altro dato, i primi matrimoni sono sempre più tardivi: gli sposi alle prime nozze hanno in media 32,8 anni e le spose 29,7 anni.
Il calo delle prime nozze è il risultato della minore propensione delle coppie a sancire la loro unione con il vincolo del matrimonio: nel 2007 si sono registrati 524,5 primi matrimoni per mille celibi e 589,6 per mille nubili, valori di poco superiori a quelli del 2006 (rispettivamente 511,2 e 576,7) e pressoché dimezzati rispetto al 1972.
Il VIDEO servizio:
Escono allo scoperto i ministri Renato Brunetta (titolare della Pubblica amministrazione) e Gianfranco Rotondi (responsabile dell’attuazione del Programma) sulla loro proposta di regolamentazione delle unioni civili. Escono allo scoperto e si prendono le prime bordate: colpiti da fuoco amico. Perché che abbia o meno costi per lo Stato ogni proposta di regolarizzazione delle coppie di fatto pare destinata a spaccare le maggioranze. Era accaduto al governo Prodi e ora tocca alla maggioranza di centrodestra.
Pomo della discordia questa volta il progetto a firma del “laico” Renato Brunetta e del cattolico Gianfranco Rotondi e i loro “Di.do.re”, ovvero “Diritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi”. Per ora su quello che saranno i Didore si sa poco se non che dovrebbero essere a costo zero per lo Stato e che non dovrebbero prevedere welfare ma solo diritti individuali. Rassicurazioni che però non bastano alla Pdl, che, nel giro di poche ore, sul lavoro dei due ministri si spacca tra sostenitori e detrattori. Da Maurizio Gasparri ai teo-con, anche se non manca un gruppo di liberal favorevoli. Ma la maggioranza dei parlamentari tace in attesa del pronunciamento di Silvio Berlusconi. Il Pd per ora resta a guardare, anche se ci sono segnali di attenzione di qualche dirigente.
L’idea, ha spiegato Brunetta al Corriere della Sera, è quella di “un testo unico senza spese per lo Stato” che prevede “il diritto in caso di malattia, di visitare il convivente e di accudirlo, di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. E doveri: ad esempio, gli alimenti”. Si rimarrebbe, integra Rotondi, nella sfera del diritto privato: “Non ci saranno registri, o celebrazione pubbliche”.
Insomma, non ci sarà un nuovo istituto, un “piccolo matrimonio” a carattere pubblicistico. “Nel diritto italiano” osserva ancora il ministro Dc “c’è la famiglia e il condominio, ma in mezzo non c’è nulla. Forse può valer la pena regolamentare questa area”.
La bocciatura alla coppia di ministri (post)socialista e (neo)democristiano arriva subito dalla loro destra: “Rotondi vigili sul programma di governo anziché divagare sulle coppie di fatto”, ingiunge Maurizio Gasparri, che guida la foltissima truppa di senatori del Pdl. “La regolamentazione delle unioni civili non è nel programma di governo”, tuonano le teo-con Isabella Bertolini e Laura Bianconi, il leghista Massimo Polledri, vicino ai cattolici tradizionalisti, e Arturo Iannaccone, dell’Mpa. E poi Carlo Giovanardi, ex Udc e oggi ministro della Famiglia, s’interroga: “Non si capisce perchè i due ministri debbano risollevare a freddo la questione”: cioè: la questione non è nel programma, perché tirarla fuori? “Non facciamo gli errori della sinistra”, chiosa Gabriella Carlucci. Ben sapendo che proprio su quel tema si incrinò il patto della maggioranza Prodi tra cattolici e sinistra.
Il problema di fondo lo sottolinea Alessandro Zan, presidente della Lega Italiana Nuove famiglie (Linfa), che si chiede: “Esiste davvero una maggioranza disposta ad approvare i DiDoRe o sarà l’ennesimo annuncio che rischia di creare false aspettative?”. Rotondi spiega che non sarà un’iniziativa del governo, e nemmeno della maggioranza: “Presenteremo il testo a tutti i gruppi parlamentari e cercheremo di costruire un consenso ampio. La mia intenzione è di portare a casa la legge”. Esattamente la stessa che fece qualche mese fa il Professore: tenere separata la questione dei Dico dall’azione dell’esecutivo, facendola diventare tema parlamentare.
I contrari ai DiDoRe nel centrodestra non si fanno pregare per dichiararlo, ma ci sono anche i favorevoli, i ‘liberal’ del Pdl, come Adolfo Urso, Mario Pepe, Benedetto Della Vedova, o i liberi pensatori, come Alessandra Mussolini. Poi c’è la responsabile giustizia della Lega Carolina Lussana, che apre al confronto, purchè non si ripercorra la strada dei Dico o dei Pacs. Oggi hanno espresso il loro appoggio ma non sembrano sufficienti da soli. C’è la grande maggioranza dei parlamentari del Pdl che attende la decisione di Berlusconi.
Quand’anche il Cavaliere concedesse la libertà di coscienza, servirebbe la sponda del Pd, che al momento sta a guardare e manda segnali contrastanti. Rosy Bindi mostra scetticismo e spiega che i DiDoRe “non sono la mia principale preoccupazione”. Parole di attenzione arrivano dalla senatrice Vittoria Franco, ministro ombra per le pari opportunità: “Siamo disponibili al confronto su proposte concrete”. Da Barbara Pollastrini che fu ”madre” dei Dico, giunge invece una chiusura perché la proposta Brunetta-Rotondi “è troppo riduttiva”. Critiche all’insegna del “è troppo poco” ci sono anche dalla sinistra extraparlamentare (Manuela Palermi del Pdci o Giovanni Russo Spena del Prc).
Dunque la via è stretta, con una maggioranza trasversale da trovare in Parlamento. “In Italia” osserva Urso “tutte le leggi che hanno riguardato l’avanzamento dei diritti civili sono nate in questo modo. Questo permette ai parlamentari di votare con coscienza, autonomia e responsabilità”. “Sono un democristiano” dice sornione Rotondi “e sono abituato a mediare. Noi della Dc abbiamo mandato avanti l’Italia per quaranta anni unendo e non dividendo”.
E se fossero le compagnie assicurative a colmare i buchi del legislatore? Il secondo caso in pochi giorni è di ieri. E stavolta non c’è nessun Pacs (o Dico) di mezzo. Ma solo il riconoscimento del danno patito anche da chi ha un rapporto non incasellato giuridicamente con la persona danneggiata o scomparsa. Anche se è dello stesso sesso.
Dopo il caso del risarcimento da parte delle Generali al convivente omosessuale dell’ottantaduenne francese residente a Venezia investito da un’auto, (la loro unione era stata certificata da un “Pacs” in Francia), ieri è toccato alla convivente di una donna morta per le complicazioni di un errore medico. L’accordo è stato raggiunto in uno studio legale di Milano. Alla donna, 55 anni, italiana, sono stati riconosciuti i danni “affettivi e morali” derivanti dalla scomparsa della compagna. Un risarcimento “congruo” sostengono le due legali Elisabetta Arrigoni e Laura Granata che hanno seguito il caso. Si è trattato di un accordo extragiudiziale, tra privati. Ma è comunque una novità non da poco: le due donne convivevano da quasi vent’anni.
Un errore medico durante un’operazione ha portato alla morte della più anziana. L’ospedale ha riconosciuto l’errore, è partita una trattativa e l’assicurazione ha concesso il risarcimento. A parenti e compagna “di fatto”. Le due non erano unite da nessun documento: in Italia ancora non esiste niente di simile: non il “matrimonio gay” come in Spagna e nemmeno i fumosi e mai approvati Cus del governo Prodi.
In Italia, solo qualche comune (Padova, Bari ma non la Roma di quand’era sindaco Veltroni) ha introdotto un registro delle unioni civili, come testimonia la Mappa delle unioni civili nel mondo da Googlemaps.
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Rush finale tra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli per la carica di sindaco di Roma. Domenica e lunedì prossimo i cittadini romani (ma si vota anche per l’elezione dei presidenti di 5 province, dei sindaci di altri 42 comuni, di cui 6 capoluoghi di provincia) torneranno alle urne per il turno di ballottaggio.
L’ex leader della Margherita è forte del 45,77% incassato il 13 e 14 di aprile, mentre il colonnello di An riprende la sua scalata dal 40,74%. Rutelli sarà appoggiato ufficialmente da tre liste in più (Michele Baldi che aveva ottenuto lo 0,8% e da due formazioni dal nome calcistico “Forza Roma” e “Avanti Lazio” rispettivamente 0,3% e 0,1%) rispetto al primo turno con un peso elettorale complessivo di poco più di un punto percentuale. Ma dovrebbe avvantaggiarsi anche dei voti di Franco Grillini (0,8%) a cui ha rifiutato l’apparentamento perchè, spiegano i bene informati di cose capitoline, se Rutelli ce la fa, sarà “grazie ai voti che la Chiesa non gli farà mancare”.
Invariato invece lo schieramento che appoggerà il candidato del centrodestra. Pur senza apparentamenti si dovrebbe giovare dei voti de La Destra di Francesco Storace (3,3%) e di quelli di Mario Baccini (0,7%). La corteggiatissima Udc, che al primo turno ha schierato Luciano Ciocchetti (3,1%), ha lasciato libertà di voto.
Poi due endorsement che non ti aspetti: per Rutelli quello di Giuliano Ferrara e per Alemanno quello di Mario Capanna.
E stasera i due si scontrano in un duello tv da Giovanni Floris a Ballarò. Panorama.it li ha messi a confronto su alcune tematiche.
Sicurezza
La cronaca nera delle ultime settimane ha messo in primissimo piano la questione sicurezza. Rutelli ha sollevato un vespaio di polemiche con la sua idea del braccialetto elettronico per la richiesta di aiuto in caso di bisogno per le donne. Immediata la risposta di Alemanno che l’ha giudicato “umiliante per le donne perché rappresenta la resa da parte delle istituzioni incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini”.
Poi botta e risposta tra i due sulla gestione della sicurezza da sindaci. Rutelli ha detto che, qualora eletto, si avvarrà di un nuovo organismo: “la Commissione Consultiva per la Sicurezza Integrata (Csi), formata da personalità di alto profilo istituzionale e con provata esperienza nel campo della sicurezza”. E poi ha spiegato: “Roma è la vetrina del Paese e sarà la vetrina della sicurezza. Da sindaco guiderò le politiche per la sicurezza di competenza del Comune di Roma”, eliminando quindi l’apposito assessorato. Pronta la risposta di Alemanno: “Voglio trasformare la polizia municipale romana, oggi abbandonata, in una vera polizia locale come previsto nella Costituzione, una vera polizia di prossimità, armata, che sia destinata a fare la lotta al degrado”. E ancora: “Se sarò eletto sindaco, provvederò all’espulsione dei 20mila stranieri che hanno commesso reati, nomadi, immigrati o romeni che siano, non è una questione etnica”.
Alitalia
L’altra tematica calda della campagna elettorale è stata la questione Alitalia. Tema tanto più scottante a Roma dove i posti di lavoro nel settore sono tanti. E a rischio.
Il vicepremier Rutelli nelle settimane prima del voto per le politiche ha più volte criticato la posizione di Berlusconi sulla cordata italiana. E a proposito dell’abbandono di Air France ha spiegato: “Quello che sta succedendo in queste ore è una tragedia per Roma. Se Alitalia fallisce è un disastro, con decine di migliaia di persone che vanno per strada. Per noi è come la Fiat per Torino e forse di più”.
Alemanno, invece, prosegue nella linea adottata dal leader del Pdl, Berlusconi, di ricercare strade alternative: “Credo che una cordata italiana sia l’unica soluzione. Constatiamo con soddisfazione che Air France si è ritirata. Vogliamo mantenere la compagnia di bandiera in Italia e a Roma perché ci serve per il turismo e per mantenere elevato il livello internazionale”.
Grandi opere e traffico
Per il problema numero uno di Roma, il traffico, Alemanno punta sul potenziamento del trasporto pubblico sul ferro e sul decongestionamento del traffico. Secondo il candidato del centrodestra “è fallita la cura del ferro degli ultimi 15 anni di governo” della Capitale. Poi propone la realizzazione del secondo anello del Grande raccordo anulare e il completamento dell’anello ferroviario con un deciso aumento dei parcheggi.
Rutelli vuole proseguire con la cura del ferro già avviata con i lavori per la metro C, il prolungamento della metro B e la futura metro D. L’ex sindaco ha promesso più parcheggi di scambio, più offerta di trasporto pubblico, corsie preferenziali e la revisione del sistema tariffario della sosta differenziata a seconda delle zone. Ma spazio anche all’innovazione tecnologica: vendita di almeno un terzo dei biglietti del trasporto pubblico locale mediante pagamento on line e via sms.
Case e asili
Sulla questione casa il candidato del Pdl a sindaco di Roma ha ribadito di voler costruire “25 mila case nei prossimi anni”. Sugli asili nido, invece promette “10mila nuovi posti a Roma nel prossimo quinquennio”.
Rutelli per affrontare l’emergenza casa ha annunciato la realizzazione di 10mila case popolari, 10 mila case in affitto agevolato e 6 mila alloggi per studenti.
Unioni civili
I due candidati sono contrari alle unioni civili. Alemanno segue la linea del Pdl, che in materia di diritti prevede il pieno rispetto della Costituzione e quindi la tutela delle famiglie basate sull’unione tra uomo e donna.
Nel programma di Rutelli non c’è spazio per il Registro delle unioni civili (che già con Veltroni non ebbero successo). Saranno pero “garantite – si legge nel suo documento programmatico - pari opportunità alle persone che vivono in unioni di fatto. In tutti i regolamenti del Comune si dovrà fare riferimento alle risultanze delle convivenze anagrafiche, a prescindere dalle scelte sessuali liberamente adottate”.
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Enrico Boselli, leader del Partito Socialista e candidato premier, non sembra mostrare paura rispetto alla gara in solitaria che sta correndo. Anche se si lamenta per il trattamento mediatico che ritiene non sia adeguato.
Boselli, la ascoltiamo. Però ammetterà che non si gioca proprio il primo posto.
I sondaggi li prendo con le pinze. Perché due anni fa sballarono completamente. Veltroni parla di rimonta travolgente, ma ha 8 punti di distacco. Se lui parla di vittoria, anche io posso parlare di travolgente risultato che ci aspetta.
Diciamo che in termini calcistici lei si gioca il posto Uefa con la Santanchè. Ha dati diversi?
Credo che ci sia un uso politico dei sondaggi. Quello che so per certo è che c’è una gran parte di elettori che ancora non ha scelto e che noi possiamo arrivare tranquillamente al 5-6%.
I sondaggi dicono che state intorno al 2%.
Non lo considero uno scenario realistico.
Suvvia Boselli, il 5-6% è tanto.
Allora mettiamola così: è più facile che io prenda il 5% piuttosto che Veltroni vada a palazzo Chigi.
In molti si aspettavano che sarebbe andato al loft per pregare Veltroni di avere 5-6 deputati. Sarebbe stato più comodo, no?
I retroscena che disegnavano questa mia salita in ginocchio erano tutti suggeriti da Goffredo Bettini. Io vado da solo perché, come ha detto Emma Bonino, non sono un accattone.
Veltroni le aveva fatto una proposta?
La stessa umiliante proposta che ha fatto ai Radicali. Ma noi abbiamo una storia e una forza politica che non vogliamo far scomparire.
Pensa che Veltroni pagherà un prezzo con il Partito Socialista Europeo per non aver fatto l’alleanza con voi?
Veltroni non fa parte del Pse.
Però Massimo D’Alema è vicepresidente dell’Internazionale Socialista.
E la sua unica attività di vicepresidente la svolge non facendo l’accordo con i socialisti italiani.
Ha proprio il dente avvelenato con Pd…
Se per questo ne ho ancora.
Dica.
Uno che preferisce l’Idv di Antonio Di Pietro ai socialisti vuol dire che ha scelto un suo marchio di denominazione controllata.
Alcuni sostengono che voi abbiate scelto di andare da soli perché è politicamente sconveniente, ma economicamente redditizio: stando sopra l’1% incasserete diversi milioni di euro di rimborso elettorale.
Questa campagna ci costerà circa 4-5 milioni di euro. 2,4 ci arrivano direttamente dai 74mila iscritti che hanno pagato 30 euro ciascuno. Se avessimo accettato lo scioglimento che ci proponeva Veltroni, avremmo evitato queste spese.
Tre punti del programma del Partito Socialista diversi dagli altri?
Scuola pubblica. Vogliamo realizzare l’agenda di Lisbona e arrivare al 3% del Pil nella scuola e nell’università. Non è un no alla scuola privata, ma che se la paghi chi la frequenta. Le tasse, invece, devono finanziare la scuola dello Stato.
Poi?
Laicità e diritti. Noi la pensiamo come Zapatero. Vogliamo introdurre il divorzio breve, difendere la 194, approvare la legge sulle unioni civili e, soprattutto, rendere chiara la distinzione tra chiesa e Stato.
Terzo?
Applicare il libro bianco di Marco Biagi sul lavoro flessibile. Noi pensiamo che si possa fare un lavoro flessibile senza dover essere precari. Vogliamo difendere i 3,5 milioni di giovani che oggi sono precari.
La laicità sembra uno dei temi su cui spingete di più.
E non da oggi. Vogliamo vivere in un Paese dove i diritti aumentano.
E Veltroni non li aumenterebbe?
Da sindaco di Roma ha impedito il registro delle unioni civili. I suoi colleghi di Berlino, Parigi e Londra si vergognerebbero di lui.
A proposito di Roma: Sinistra Arcobaleno e Pd sono divisi alle politiche, ma uniti alle amministrative, mentre voi a Roma in polemica con Rutelli avete candidato Franco Grillini.
Rutelli farà peggio di Veltroni. Sulla laicità Rutelli ha un curriculum che somiglia piuttosto ad un libro nero. Con Grillini candidato ci sarà una campagna elettorale vera.
Boselli, scommetto che ne ha pure per il Papa che non ha detto nulla sul Tibet…
Stavolta la deludo: anche perché non è mai troppo tardi.

Non piacevano i Pacs (i Patti Civili di Solidarietà: leggi qui e qui), la prima ipotesi di regolamentazione delle coppie di fatto. Sgraditi anche i Dico (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), contro cui si era sollevata la crociata del popolo del Family day del 12 maggio scorso. Dispersi tra i faldoni delle proposte di legge del Parlamento anche i Cus, ovvero i contratti di unione solidale, secondo il testo presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (Sinistra Democratica), dovrebbero tornare alla ribalta nei primi mesi del 2008. Di fatto, finisce il 2007 e l’Italia ancora non riesce a dotarsi di una legge che regolamenti diritti e doveri delle coppie conviventi, non dello stesso sesso.
E non è detto che ci riesca nemmeno l’anno prossimo, almeno sentendo gli umori di maggioranza e opposizione, di cui si fa portavoce il ministro della Famiglia, Rosy Bindi: “I Cus, contratti di unione solidale, non troveranno la maggioranza in Parlamento, anche a causa di alcuni profili incostituzionali”. E non c’entra il risentimento della Bindi, che con la collega Barbara Pollastrini aveva buttato giù, l’8 febbraio scorso, il disegno di legge sui Dico ora sostituito dal testo Salvi. L’analisi è squisitamente politica: “Il Governo ha fatto il suo dovere, ma il Parlamento è sovrano”. Una lettura che non lascia scampo alle interpretazioni: da Palazzo Chigi il diktat è di “lavarsene le mani”, in modo che il disegno di legge (osteggiato dal Vaticano, dall’opposizione e da ampie fette cattoliche della maggioranza: i teodem confluiti nel Pd e i Mastellani del Campanile) non metta a repentaglio il già traballante esecutivo. Basta sentire il ministro della Giustizia, a proposito della clamorosa bocciatura al comune di Roma del registro per le unioni civili, per averne conferma: “La sinistra voleva dare uno schiaffo al Vaticano e pure ai cattolici ma non c’è riuscita. Erano in gioco dei valori, i nostri valori e dunque era necessario tenere il punto come abbiamo già fatto in Parlamento”.
Argomento buono per scaldare gli animi in campagna elettorale, i Cus (o Dico che dir si voglia) sono diventati un tema scomodo quando si è trattato di trovare maggioranze e convergenze attorno a una proposta in grado di superare gli attuali schieramenti parlamentari. Le ultime notizie che si hanno sulla proposta risalgono a inizio dicembre, quando i Cus di Salvi hanno superato lo scoglio del comitato ristretto della Commissione Giustizia e dei 1500 emendamenti. E nonostante le associazioni di omosessuali, i socialisti di Boselli, i radicali di Bonino, Sd, Rc, Pcdi, Verdi, una parte consistente del Pd abbiano già cantato vittoria, l’iter è ancora lungo e travagliato. Secondo lo stesso presidente Salvi: “È ragionevole prevedere che il Senato esaminerà i Cus all’inizio di febbraio”. E allora se ne vedranno delle belle: la maggioranza sui diritti dei conviventi rischia palesemente il divorzio. Esattamente come lo ha rischiato sui capitoli della Finanziaria, del pacchetto sicurezza e della riforma del welfare. Con la differenza che, arrivando in Aula dopo la verifica d’inizio anno chiesta a Prodi dalla Sinistra-Arcobaleno, e con la manciata di voti di vantaggio che il premier vanta a Palazzo Madama, il Prof. non potrà più lavarsene le mani e sperare nel senso di responsabilità degli alleati di sinistra.
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Walter Veltroni da premier ombra predica bene. Ma da sindaco di Roma razzola male. Una situazione esemplificata un po’ di tempo fa da Francesco Cossiga con un divertente aforisma irripetibile.
Il tema è quello delle unioni civili: Veltroni, alcune settimane fa durante la trasmissione di Giuliano Ferrara, Otto e Mezzo, aveva “rimproverato” il governo per essersi speso sul tema delle unioni civili con queste parole: “Il tema delle unioni civili è uno di quelli che dovrebbe essere discusso in Parlamento”.
Ma quando la situazione è toccata a lui… In questi giorni a Roma è in discussione in consiglio comunale una delibera sulle unioni civili. Per la precisione, una proposta di iniziativa popolare portata avanti dai Radicali e dalla Rosa nel Pugno che il consiglio comunale, a norma di regolamento capitolino, deve discutere per decidere se istituire un registro delle unioni civili presso il Campidoglio. Nelle settimane scorse il capogruppo del Pd, Pino Battaglia, si era detto a favore. Poi, Veltroni è andato oltre Tevere. In udienza dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato varicano. E tutto è cambiato.
È stato scritto da varie parti che i due non hanno parlato della comune passione juventina, ma al prelato Veltroni avrebbe dato assicurazione che delle unioni civili non se ne sarebbe fatto nulla. Affermazioni mai smentite dal Campidoglio. Sta di fatto che dopo la visita in Vaticano la linea del Pd capitolino è mutata completamente. Nei corridoi della politica romana si dice che anche l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, sia sceso in campo per dire ai suoi nel consiglio comunale di frenare sulle unioni civili. La linea di Veltroni, per i suoi nemici, è pilatesca: vuole che la soluzione si trovi in Parlamento. Salvo avere bloccato il proprio consiglio comunale.
La posizione del sindaco è attaccata dal leader del Partito Socialista, Enrico Boselli, che a Panorama.it dice: “Il silenzio sulla delibera che riguarda le unioni civili a Roma, (proposta mesi fa dal consigliere socialista Gianluca Quadrana) è un’ulteriore prova del deficit di laicità del Partito democratico”. Per Boselli, Roma è in sedicesimo l’Italia: “La vicenda riflette in piccolo quanto sta avvenendo in Parlamento sul disegno di legge sulle coppie di fatto. Ancora una volta dobbiamo constatare che le pressioni dei cattolici integralisti e del Vaticano hanno la meglio sui diritti delle persone. Veltroni, pur disponendo di un’ampia maggioranza in Campidoglio, ha dismesso i suoi panni da sindaco per indossare quelli di segretario del Pd e di premier ombra, privilegiando alle richieste dei cittadini e al rispetto del programma, i colloqui con il cardinal Bertone. Restare muti di fronte alle grandi questioni che riguardano i diritti civili equivale a costruire un Partito democratico che guarda più oltretevere che oltreatlantico dove i democratici americani sono avanti anni luce sui temi fondamentali delle libertà civili”.

Come ultima mediazione si è arrivati alla bozza Lucio D’Ubaldo (un assessore capitolino Pd di provenienza margheritina) che prevede un registro delle solidarietà civili, nel quale sarebbe possibile iscrivere tutti i conviventi della famiglia anagrafica. Una cosa che il Campidoglio già riconosce dal 1990 e che serve per stilare numerose graduatorie comunali. Insomma, una mediazione al ribasso.
Sempre in questi giorni due avvenimenti hanno intanto puntato ancor più i riflettori sulla vicenda. I Radicali, che sulla vicenda hanno fatto le barricate, hanno organizzato una fiaccolata (modesta nelle presenze) in Campidoglio. E la commissione Gustizia di palazzo Madama ha adottato il testo base sui Contratti di solidarietà (Cus). Adozione che ha prodotto ancora un caso di strabismo nel partito dell’Ulivo-tricolore: la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro ha commentato parlando di “una legge seria”, mentre proprio Veltroni, in Senato per discutere di riforme, ha rilasciato un secco “no comment”.