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Unità

La riconciliazione tra Fini e il Cav - TREND SUL WEB

fini-berlusconi


FINI - BERLUSCONI: DI NUOVO ASSIEME
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Lo suggeriscono da sinistra l’Unità.it e da destra Libero-news.it che riprendono le dichiarazioni fatte stamane dal presidente della Camera al Gr Parlamento: “Sono stato raggiunto al telefono da Letta al termine del colloquio tra Napolitano e Berlusconi. Devo dire che poteva limitarsi a dirmi delle dimissioni e invece mi ha passato Berlusconi, e mi ha detto che si è chiusa una fase e cerchiamo di ragionare per il prossimo futuro”. Mai dire mai. Continua

Bossi e la pernacchia al governo Monti - TREND SUL WEB

Il leader della Lega Nord, Umbero Bossi, alla festa della Lega a Capriata D'Orba (Alessandria), 21 agosto 2011 (ANSA/DINO FERRETTI)

Il leader della Lega Nord, Umbero Bossi, alla festa della Lega a Capriata D'Orba (Alessandria), 21 agosto 2011 (ANSA/DINO FERRETTI)

Dove navigano gli internauti? Panorama.it ha fatto una selezione delle notizie principali (e più curiose) comparse oggi pomeriggio sui siti online dei quotidiani italiani. Continua

Leader del centrosinistra: uno, nessuno, centomila


L'ex premier del centrosinistra Romano Prodi (ansa)

L'ex premier del centrosinistra Romano Prodi (Ansa)

Per capire come se la passi il centrosinistra basta leggere l’Unità di ieri che a pagina 24 e 25 pubblicava i risultati di un questionario realizzato tra gli studenti di Scienze Politiche dell’Università di Messina, a Modica, ai quali veniva chiesto - tra le altre cose- chi fosse il leader della coalizione di sinistra in Italia.   Continua

Storia di un declino: così finisce un Soru

Renato Soru

Doveva brillare come la stella del firmamento della sinistra, rischia di trasformarsi in un buco nero. La parabola di Renato Soru è di quelle che richiedono le cinture di sicurezza ben allacciate. Sparato come un missile nello spazio lunare della politica, s’è ritrovato senza carburante (i voti), sconfitto da una nave avversaria armata di raggio laser (Silvio Berlusconi) e senza neppure un vecchio Lem per fare l’atterraggio morbido. Risultato: un ritorno sulla Terra (ironia della sorte, nella sua Sardegna) segnato dal clangore della ferraglia. Crash. E ora?, si chiedevano a urne ancora calde i suoi adepti, interrogandosi sulla sorte dei mirabolanti piani del tycoon della Tiscali che avrebbe dovuto scalare la vetta del Pd e fare dell’Unità un grande giornale.
Immerso nelle rovine fumanti della caduta, Soru sulle prime aveva conservato l’aureola dell’imprenditore illuminato, ma già pochi giorni dopo il suo groppo in gola, gli occhi lucidi la sera della sconfitta e il suo silenzio sono divenuti un incubo per L’Unità e la Tiscali. Il Cavaliere aveva detto: “Soru è un fallito in tutto”. Di certo non naviga in buone acque. Il 19 marzo la Tiscali riunisce il suo consiglio d’amministrazione per approvare un bilancio annuale zavorrato dai debiti. Il 23 marzo L’Unità, se non trova nuovi capitali (e capitani), potrebbe cessare le pubblicazioni e portare i libri contabili in tribunale. Due date, pochi soldi da mettere sul piatto.

Il red carpet dell’”Unità. Partiamo dal giornale fondato da Antonio Gramsci. Soru nel maggio 2008 firma l’accordo con la Nie (società editrice dell’Unità), in giugno perfeziona il contratto e si impegna a gestire il quotidiano con una fondazione. Quanto sborsa davvero non si è mai capito. “Non era giusto che il giornale di Gramsci e di Enrico Berlinguer, che ha rappresentato tanto nella storia del nostro Paese, fosse trattato come una merce qualsiasi” si limita a pontificare il neoeditore gonfio d’orgoglio.
Respinto l’ingresso della famiglia Angelucci, editori di Libero e Il Riformista, la gestione Soru parte in quarta. La vecchia guardia dell’Unità viene rasa al suolo: il direttore Antonio Padellaro viene fatto accomodare ed entra, sotto gli auspici di Walter Veltroni, una firma della Repubblica, Concita De Gregorio. Grandi progetti, pubblicità osé firmata da Oliviero Toscani, assunzioni. Stile red carpet. I giornalisti passano da una settantina a un centinaio, il formato viene clonato dal quotidiano free press E-Polis (inventato da Nichi Grauso). Squilli di tromba, si parte. Otto mesi dopo L’Unità vende 47 mila copie. Meglio della gestione passata (+10 per cento), ma insufficienti per raggiungere il pareggio dei conti.
Cuore a sinistra, portafoglio a destra. La partita doppia diventa un problema quando Soru perde la partita politica. Addio presidenza della Regione Sardegna. Impossibile la scalata al Pd. E L’Unità? È una fornace, va ricapitalizzata, ma Soru, e lo annuncia personalmente a Piero Fassino, anticipandogli il suo smarcamento, non ha intenzione di scucire più un solo euro. Figurarsi i 4 milioni che servirebbero per arrivare senza acqua alla gola al consiglio d’amministrazione fissato per il 23 marzo, lunedì, giorno di San Turibio di Mogrovejo, difensore degli indios e nemico dei conquistadores.
Nella redazione dell’Unità l’inquietudine che aleggiava dopo la sconfitta elettorale si è materializzata pochi giorni fa davanti ai piani dell’amministratore: serve capitale fresco, bisogna contenere i costi. Traduzione: non si cercano solo nuovi soci (le voci parlano di un ingresso di Carlo Feltrinelli, Fassino sta facendo appello al movimento cooperativo e all’Unipol), bisogna chiudere alcune redazioni, ridurre le pagine e tagliare i contratti a termine. Via la cronaca di Roma e quella di Milano, la redazione ambrosiana (che segue l’economia) si sposta nella capitale, a casa una ventina di giornalisti con contratto a termine, riduzione degli stipendi con l’applicazione di un contratto di solidarietà.
Un piano di lacrime e sangue (tutto da discutere) che si specchia nella profonda crisi del mercato editoriale, ma anche nella delusione politica di Soru e nei travagli del suo gioiello di un tempo, la Tiscali.
Tiscali e il gorilla game. L’avventura su internet comincia nel 1998. La Tiscali offre carte telefoniche prepagate, parte il mito della new economy e l’anno dopo il piccolo provider sardo si quota al Nuovo mercato. Scatta l’euforia irrazionale, capitalizzazione di borsa superiore a quella della Fiat. Soru usa la sua abilità finanziaria e gioca a quello che gli americani chiamano “gorilla game”: diventare più grande di tutti per abbattere i concorrenti. Fa shopping globale, inghiotte la Worldonline: la Tiscali dalla pianura campidanese si erge fra i titani del mondo.
Il sogno dura poco: nel 2000 la bolla di internet fa bum, la capitalizzazione crolla, la Tiscali diventa il titolo che fa la gioia dei trader più scaltri e i dolori dei piccoli azionisti che, dopo aver comprato ai massimi, si ritrovano spennati. Otto anni dopo l’azienda di Soru come Crono si mangia i suoi figli. Partono un lungo rosario di dismissioni e un taglio annunciato di 250 posti di lavoro su 850 in Italia.
Oggi la Tiscali si dibatte in un mercato travolto dalla crisi e concentra i suoi sforzi su Regno Unito (68 per cento dei ricavi) e Italia (30 per cento dei ricavi). Secondo uno studio societario firmato dal Citigroup il 21 gennaio scorso, la società “brucia ancora cassa”; lo conferma il resoconto intermedio di gestione: “Al 30 settembre 2008, il gruppo Tiscali può contare su disponibilità liquide per 34,4 milioni di euro, a fronte di una posizione finanziaria netta alla stessa data negativa per 556,7 milioni di euro”.
Secondo gli analisti del Citi, “il nuovo business plan non è convincente”: è simile a quello di altre aziende del settore e “non c’è un chiaro vantaggio competitivo, se si escludono i prezzi bassi”.
Il tentativo di cedere il ramo delle attività inglesi alla BSkyB di Rupert Murdoch si è arenato di fronte al crollo delle borse e alla svalutazione del cambio con la sterlina. Il debito netto calcolato dagli analisti del Citi è di circa 605 milioni di euro, il ramo inglese vale 400 milioni, quello italiano 300 milioni. Risultato: il valore dell’attività Tiscali è di circa 100 milioni, cioè 15 centesimi di euro per azione.
La Banca Imi in novembre mostrava più fiducia: “Il business plan presentato dall’amministratore delegato Mario Rosso potrebbe generare positive sorprese”.
Intanto il vertice societario ha subito due perdite. Mauro Mariani, uno dei pionieri dell’azienda, l’11 novembre 2008 ha lasciato l’incarico di amministratore delegato della Tiscali Italia. E qualche giorno fa è uscito il consigliere Arnaldo Borghesi, esperto di finanza straordinaria. Ufficialmente nessun dissidio con Rosso, ma la sua sostituzione con Gabriele Racugno, il fiduciario del blind trust creato prima del voto per evitare le accuse di conflitto di interessi, è il segnale che Soru si sta blindando.
La Tiscali in Sardegna è una presenza importante, nella sede cagliaritana di Sa Illetta c’è preoccupazione. Soru giustamente si è sempre vantato di aver creato nell’isola centinaia di posti di lavoro e ora, ironia della sorte, il neopresidente della regione Ugo Cappellacci potrebbe essere costretto a occuparsi non solo della crisi della chimica, ma anche di quella della Tiscali.
In questo scenario all’Unità si interrogano: abbiamo respinto gli Angelucci, ma davvero era meglio Soru?

Rosso all’Unità: contro i tagli di Soru la redazione in sciopero

Concita de Gregorio

È già scattato, questa mattina, il primo dei 5 giorni di sciopero indetti dalla redazione dell’Unità contro il piano presentato dall’amministratore delegato, che prevede una drastica riduzione degli organici del giornale e il taglio delle cronache locali. Da stamattina è ferma per 24 ore unita.it, l’edizione on line del quotidiano, che domani non sarà in edicola.
Oggi doveva esserci un incontro con la proprietà, ma è slittato, di qualche giorno.

In un comunicato della redazione, pubblicato dall’Unità oggi in edicola, si dice che la decisione di attuare la giornata di sciopero è stata presa “all’unanimità dalle redazioni di Roma, Bologna, Firenze, Milano e dell’on line, per respingere l’ipotesi di drastico ridimensionamento aziendale prospettato dall’amministratore delegato”. Ridimensionamento “che provocherebbe gravissime ripercussioni sugli organici e sulla fisionomia stessa del prodotto. Tutto questo” continua la nota delle redazione “malgrado i positivi risultati di vendita e i piani di rilancio della testata messi in atto non più di quattro mesi fa”.
L’assemblea respinge, inoltre, “i tempi strettissimi della trattativa e, in particolare, ritiene inaccettabile la data ultimativa del 23 marzo, fissato come termine ultimo per la scongiurare lo stato di insolvenza”.

Una situazione precipitata in poco tempo, anche se - dopo l’esito delle elezioni sarde - qualcuno l’aveva temuto. L’editore Renato Soru, chiede una “cura drastica” per il quotidiano, rilanciato con la nuova direzione di Concita De Gregorio pochi mesi fa, con esiti soddisfacenti dal punto di vista della credibilità del progetto e delle vendite. A quanto scrive il quotidiano Italia Oggi, nel 2008 la perdita è stata di quasi 8 mln di euro, nel 2007 il rosso di 5 mln di euro, e poi -1,4 mln nel 2006, -1,1 mln nel 2005 e -248 mila euro nel 2004. E Soru non sarebbe pronto a ricapitalizzare l’azienda con 4 milioni di euro, come dovrebbe avvenire entro l’ormai prossimo 23 marzo.

Al momento si salverebbero le cronache locali di Bologna e di Firenze (tradizionali roccaforti, specie l’Emilia-Romagna delle vendite del quotidiano), ma ci sono timori per il dopo elezioni. Infatti a Bologna e Firenze si volta per il Comune e la chiusura potrebbe essere solo prorogata di qualche mese.

Soru Vs Cappellacci: voto a Cagliari, tsunami a Roma

 Renato Soru

di Romana Liuzzo

Sfida finale all’ultimo voto. Un milione 400 mila elettori sardi decidono il futuro governo regionale dell’isola fra due contendenti molto determinati: Ugo Cappellacci, ex assessore e commercialista dal sorriso aperto, e Renato Soru, ombroso editore dell’Unità, ribattezzato l’”Obama di Sanluri”.
Con il voto di domenica 15 e lunedì 16 febbraio in palio non c’è solo il governo dell’isola, ma anche, probabilmente, la leadership del Pd. Se Soru vince, prende tutto: la Sardegna e, con ogni probabilità, la poltrona di Walter Veltroni. Se Soru perde, perde tutto: la sua regione e il Pd.
La necessità di mettere alla prova la capacità del Partito democratico di raccogliere consensi e la curiosità di verificare il gradimento di Soru, in vista di una sua investitura nazionale, hanno così trasformato le elezioni regionali sarde in un test nazionale.
Ma non è solo questo: da tempo la segreteria di Veltroni è in discussione e la poltrona dell’ex sindaco di Roma fa gola a molti. Come anticipato da Panorama, il ministro ombra dell’economia, Pier Luigi Bersani, portabandiera dell’anima più riformista della sinistra, se nell’ottobre 2007 pressato dalla ragion di partito rinunciò alla sfida, oggi non pare più disposto a fermarsi. “C’è il problema di organizzare il partito, metterlo nella sua fisiologia. Bisogna arrivare a un meccanismo di corresponsabilità. E su questo il segretario per primo deve dare una mano. Anche nel suo interesse” ha detto Bersani.

Altro appuntamento cruciale sarà quello con l’election day. Si dovrà votare in moltissime città, ma si terranno anche le elezioni europee. Per questo in Italia le votazioni si svolgeranno in un’unica tornata: il 6 e il 7 giugno 2009. L’ipotesi più realistica, legata a un risultato deludente del Pd alle europee, è che al congresso di ottobre vengano presentate tre candidature: Veltroni, Bersani ed Enrico Letta.
E poi c’è l’incognita Soru. Su di lui puntano alcuni intellettuali, fra i quali spiccano i nomi di Oliviero Toscani, Massimiliano Fuksas, Achille Bonito Oliva. Nell’appello congiunto dicono: “Noi crediamo che il modello di governo che Renato Soru ha proposto per la Sardegna negli ultimi cinque anni, con risultati precisi e inconfutabili, e che ripropone per la prossima legislatura, possa diventare un modello di crescita per l’Italia”.

Proprio per l’importanza delle elezioni sarde a livello nazionale entrambi i contendenti, appaiati secondo i sondaggi, hanno partecipato alla campagna elettorale senza risparmiarsi. Piazze, paesini, teatri, discorsi, dibattiti e strette di mano: fin qui tutto nella norma. Ma si va oltre: Mr Tiscali è arrivato a sporgere denuncia contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il governatore dimissionario, indagato per un grosso contratto che avrebbe favorito alcuni suoi amici, non ha gradito alcune dichiarazioni del premier. Così, fedele all’annuncio, il 26 gennaio scorso ha varcato il portone del palazzo di giustizia a Cagliari.
L’offensiva di Cappellacci è partita con la presentazione di un dossier nel quale sono elencate “tutte le malefatte” dei quattro anni di presidenza di Soru. Gli viene rimproverato di avere spedito alle famiglie dell’isola un opuscolo intitolato Bilancio del governo della regione 2004-2008 dove elenca a uno a uno i propri meriti. “Un pamphlet pagato dai contribuenti farcito di cifre prive di riscontro. Non c’è un dato di fonte statistica. È un’autocertificazione” accusa Cappellacci.
Il candidato del Pdl ha terminato il tour de force nel palazzetto dello sport di Cagliari, di fronte a 4 mila persone, con una promessa: “Mi dispiace che la campagna elettorale sia stata così corta, perché desidero veramente parlare con ciascun sardo e ascoltarlo, guardandolo negli occhi. Cosa che continuerò a fare anche dopo il voto, comunque vadano le cose”. A sostenerlo sono il Partito sardo d’azione con il suo presidente, Giacomo Sanna, che dice a Panorama: “Soru è il più bugiardo del mondo. A partire dalla dichiarazione dei redditi: 180 mila euro di imponibile, con 97 mila euro di detrazioni. Mi sembra paradossale che uno degli uomini più ricchi d’Italia paghi tasse solo su 80 mila euro. In pratica, se non avesse più lo stipendio da consigliere regionale, risulterebbe nullatenente. Stiamo pensando a una raccolta di fondi, se dovesse andargli male”.

Nelle regionali del 2004 Soru, oggi anche editore dell’Unità, vinse con il 50,13 per cento, mentre il candidato del centrodestra Mauro Pili ottenne il 40,5. Ma il presidente del Consiglio non era sceso in campagna elettorale, come ha fatto in queste settimane al fianco di Ugo Cappellacci.
“E poi se lo conosci lo eviti” racconta a Panorama il guru della comunicazione Gavino Sanna, parafrasando uno slogan pubblicitario. Chi meglio di lui può giudicare i due avversari? Sanna è stato l’ideatore della campagna pubblicitaria per “Dr Jekyll e Mr Hyde (così il creativo definisce Soru, ndr), uno che prima ti usa e poi ti liquida con un sms nemmeno tanto garbato”. Aggiunge: “Soru è un padrone vestito da servo, è una vigliaccata verso la povera gente”. Ora, come uno scherzo del destino, Sanna si sta occupando dell’immagine di Cappellacci. Insomma, Sanna contro Sanna. Che effetto fa combattere contro se stesso? “Semplice, al mattino mi guardo allo specchio e mi dico: oggi sono più bravo di te”.
Ugo Cappellacci

Se 5 anni fa l’algherese guru della pubblicità tirava fuori dal cilindro lo slogan “Meglio Soru”, stavolta ha seguito l’uomo del Pdl, Cappellacci, con manifesti e gli slogan “Meglio di Soru”, “La Sardegna torna a sorridere”, “Sardegna fatti furba”.
E mentre il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, consiglia il suo ex braccio destro al Bilancio in tutte le sue mosse (”Ugo è stato un ottimo assessore”), non potevano mancare le polemiche delle ultime ore. Riguardano le schede elettorali, curate dalla regione. Piene di errori, confuse, sbagliate graficamente. A poche ore dalle elezioni è successo il parapiglia. Tutto risolto, così dicono, con scuse pubbliche ai cittadini da parte dell’amministrazione regionale.

Guerra per Liberazione: la testata “rossa” in crisi d’identità

Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale

Non c’è pace nella sinistra. E non si respira una bella aria a Liberazione. Il conflitto interno ruota attorno ad un nome: Luca Bonaccorsi, direttore editoriale del settimanale Left, interessato a rilevare il quotidiano guidato oggi da Piero Sansonetti. Apriti cielo, non se ne parla proprio, no allo “spauracchio di un compratore-choc”, non andremo mai con il “discepolo dello psicanalista Massimo Fagioli”, recita una nota del giornale.
Il cui direttore, ospitato da Repubblica, domenica si sfogava così: “Bonaccorsi accusa il manifesto di voler cancellare Liberazione, ma può essere lui il vero affondatore”. E ancora: “So che punta a una svolta a destra del quotidiano con una linea antifemminista e omofoba”. La soluzione migliore, per lui, poco gradito - diciamo così - al nuovo leader del partito, Paolo Ferrero, sarebbe un’altra: “Sto lavorando a un’associazione di chi lavora qui”, perché “possiamo prenderlo noi, il giornale”. Un’associazione che gestisca la testata, “insieme con un comitato di garanti, composto da figure illustri”.
Non si fa attendere la replica di Bonaccorsi: “Il comportamento di Sansonetti mi sembra inqualificabile e le sue affermazioni, che spero smentirà, gravissime. Io antifemminista e omofobo? Ormai siamo alle bugie palesi e alla diffamazione”. A questo punto, aggiunge, “è evidente che anche dentro Rifondazione c’è un caso Villari”. Cioè, Sansonetti rimane “aggrappato alla poltrona” pur “mettendo a rischio i lavoratori”.
A contendersi il quotidiano del Prc, ci sono insomma due diverse generazioni: quella del ‘68, guidata dal 60enne Sansonetti e quella che rifiuta il ‘68, pilotata dal 40enne Luca Bonaccorsi. “La mia battaglia la farò fino in fondo: posso vincere o perdere, ma non mi tiro indietro e spero che Ferrero consideri l’offerta formulata da me e altri colleghi alla pari con quella di Bonaccorsi”, dice Sansonetti. “Piero ha già perso, è l’unico che non se ne è ancora reso conto: la sua proposta d’acquisto? Come può essere credibile la proposta di risanamento fatta da chi ha portato Liberazione al disastro, a perdere 3,5 milioni di euro l’anno?”, nota Bonaccorsi vicino sia a Fausto Bertinotti che a Massimo Fagioli.

Non poteva mancare nel “dibattito” la voce del segretario del Prc. Sempre intervistato da Repubblica, Ferrero respinge le accuse dei suoi detrattori. Oggetto del contendere, il legame tra Bonaccorsi e lo psichiatra-guru Massimo Fagioli, “che debbo rispondere” attacca Ferrero “che siamo alla schizofrenia? Quanto è figo il guru Fagioli se Bertinotti va nella sua libreria ‘Amore e psiche’ nientemeno che ad aprire la campagna elettorale. Ma quanto è stronzo se invece incoraggia Bonaccorsi, che tratta con Ferrero per Liberazione”.
Ma l’ira di Ferrero non si ferma qui: “E non basta”, aggiunge. “Bonaccorsi” ricorda il leader del Prc “è l’editore di Alternative per il socialismo, la rivista di Bertinotti, bravissimo allora. Ha finanziato la riunione della minoranza, a Roma, a metà dicembre. Un grande. E fa Left, punto di riferimento per i vendoliani. Eccezionale. Poi, ne parlo io, e patatrac, tutti questi stessi compagni mi massacrano. Stalinista. Affossatore del giornale. Imbroglione”.
Ferrero non arretra nemmeno nel giudizio sull’attuale direzione del quotidiano, affidata a Piero Sansonetti, considerato un pasdaran dell’area Vendola: “Il buco di tre milioni e mezzo è già al netto del contributo per l’editoria”, sottolinea, e ricorda che “prima di Sansonetti del resto eravamo a diecimila copie. Ora circa a metà”.
Al di là di come andrà a finire, non è certo un bel viatico. Tanto più che ieri mattina, proprio sotto la redazione di viale del Policlinico, a dissentire sul progetto c’era pure la vincitrice dell’Isola dei famosi - osannata proprio per questo dal quotidiano del Prc - insieme al circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. “Bonaccorsi e Fagioli” attacca Luxuria “hanno criticato, tra l’altro, il fatto che Liberazione si sia occupata troppo di sesso. Non vorremmo ora essere costretti a rivolgerci all’Osservatore romano o all’Avvenire per parlare di questi temi, bensì continuare ad avere uno spazio su un giornale di sinistra, che ha sempre considerato la libertà sessuale come parte integrante della grande lotta per l’uguaglianza”.

Rivoluzione d’ottobre per Unità e Riformista

 Il nuovo direttore de l'Unità Concita De Gregorio
di Carlo Puca
Al Riformista due nuovi vicedirettori, Stefano Cappellini e Ubaldo Casotto, e nel domenicale curato da Guia Soncini lo storico “Bestiario” di Giampaolo Pansa. All’Unità, un solo vice entrante (Giovanni Maria Bellu) ma un secondo caporedattore centrale, Daniela Amenta.

Sono queste le principali novità nelle squadre di Antonio Polito e Concita De Gregorio, entrambi in procinto di sbarcare sul mercato con i loro quotidiani rivoluzionati. Lunedì 20 ottobre, da giornale di nicchia a otto pagine, Il Riformista si farà generalista, a 32 pagine. La linea editoriale di Polito è semplice: “Contro il gigantismo dei grandi giornali, in un mondo già saturo di notizie via tv e internet, il quotidiano deve informare di più e meglio”.

La settimana dopo toccherà all’Unità in formato tabloid, 64 pagine. Scommessa rischiosa: abdicando alla tradizione, De Gregorio ha intenzione di ridurre al minimo la politica per puntare “sul racconto del paese reale”. La sfida è aperta e non solo tra l’arancione del Riformista e il rosso dell’Unità. La partita è anzitutto contro il grigio della Repubblica, dove tutti e due i direttori hanno trascorso la loro meglio gioventù.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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