Leggi tutte le notizie su:
Unità
“La satira è sacrosanta. Bisogna evitare in materia le polemiche. Ma non si può non rilevare la pericolosa ambiguità della vignetta contro il ministro Brunetta pubblicata oggi nell’inserto satirico allegato all’Unità. Non so se il direttore del quotidiano l’ha vista prima che fosse pubblicata”. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, attacca duramente il quotidiano diretto da Concita De gregorio stigmatizzando duramente la vignetta contro il ministro della Pubblica amministrazione.
Sotto il titolo “Guerre giuste” appare oggi l’immagine di una persona che, puntando una pistola come il killer suicida finlandese che dieci giorni fa aveva ucciso dieci studenti della propria scuola, fa intendere che al ministro Brunetta si potrebbe anche sparare.
Sebbene, il ministro abbia più volte dimostrato grande sintonia con la satira istituendo addirittura un concorso per premiare la migliore vignetta a lui dedicata, in questo caso la “comicità” sembra aver superato il segno.
“Tutti dobbiamo accettare anche la più graffiante presa in giro” commenta Gasparri che più volte ha elogiato chi lo imita anche in maniera molto vistosa “ma una pistola puntata, pur se in una vignetta, non è un bel gioco”.
Continua la denuncia di Gasparri: “In un paese in cui violenza e terrorismo hanno una drammatica storia e forse radici non completamente recise, si scherzi su tutto, ma non con le armi e le pistole puntate. Sono certo” conclude “che il direttore dell’Unità, accortosi dell’errore, vorrà scusarsi con il ministro Brunetta”.
Discutine sul FORUM: Le vignette “satiriche” dell’Unità : una pistola per Brunetta
Da tempo si rincorrevano le voci, ora è ufficiale: Renato Soru ha posto la sua firma all’accordo preliminare d’acquisto de l’Unità. Sarà una fondazione promossa dallo stesso governatore della Sardegna (e fondatore di Tiscali) a rilevare e gestire la testata. A sancire l’intesa è un comunicato che spiega come i soci di Ad, la società che controlla il quotidiano, rappresentati da Marialina Marcucci, abbiano concordato con Renato Soru “l’impegno preliminare a cedere il controllo della società Ad a una Fondazione in corso di costituzione che avrà la responsabilità della gestione editoriale dell’Unità”. L’accordo sarà esecutivo nella prima settimana di giugno e prevede “il rilancio della testata fondata da Antonio Gramsci”.
“L’operazione” si legge nella nota “costituisce la prosecuzione della tradizione del giornale quale quotidiano politico dei partiti che, nel tempo, si sono riconosciuti nei valori di solidarietà sociale e di impegno che ne hanno caratterizzato la sua storia e il suo presente”.
Dopo la firma del contratto, il Comitato di redazione dell’Unità ha espresso soddisfazione: “In tutti questi mesi” dice Ninni Andriolo del Crd “ci siamo battuti perché i nuovi assetti dell’Unità fossero coerenti con la sua storia e il suo radicamento e garantissero prospettive di sviluppo certo al giornale. La soluzione che si è determinata risponde a queste richieste e ci soddisfa appieno”. “Verificheremo in concreto” assicurano al Cdr “i piani e le intenzioni della proprietà a partire dal comitato dei garanti e dalla Carta dei valori che abbiamo chiesto in questi mesi”. La rappresentanza sindacale ricorda “l’impegno della redazione, un esempio di dignità professionale e di legame con la testata”. Infine il ringraziamento ai vertici del Partito democratico i quali “si sono impegnati a fondo per un rilancio concreto e serio per il giornale”. Un grazie sentito infine anche a “tutti coloro che ci hanno aiutato a superare una fase estremamente difficile, a partire dalla Federazione nazionale della stampa e dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil”.
Sull’accordo è intervenuto anche il leader del Pd, Walter Veltroni (che del giornale è stato anche direttore, dal ‘92 al ‘96): “Si chiude così una lunga fase di incertezza finanziaria per il giornale segnata anche da momenti difficili e segnali allarmanti, spesso sottolineati dalla redazione e dalle organizzazioni sindacali dei giornalisti. Ora la compagine societaria è più forte e potrà sostenere una fase di rilancio del quotidiano che, per la sua storia e per il suo presente, è tanta parte delle battaglie civili e sociali per cambiare il nostro Paese”.
- Tags: An, Cl, Ds, feste, Forza-Italia, Idv, Liberazione, manifestazione, margherita, Meeting-di-Rimini, movimento, partito, Prc, Quercia, Udc, Udeur, Unità
-

Costi o non costi, rimborsi o finanziamenti pubblici, ai partiti piace trovarsi a far festa, prima della ripresa dell’attività politica istituzionale. E anche quest’anno, in pieno trend “anti casta”, è lunga la sfilza di kermesse politiche in giro per l’Italia. Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo c’è il Meeting di Rimini.
I giovani di Comunione e Liberazione stanno in questi giorni tenendo il loro 28esimo raduno (a Rimini, dal 19 al 25 agosto sul tema “La verità è il destino per il quale siamo stati fatti”). Una settimana intensa di dibattiti e incontri per la moderna falange della militanza di cattolici duri e puri (70 mila in Italia). I nipotini di don Giussani hanno voluto come ospiti un buon numero di ministri del governo dell’Unione (Bersani, De Castro, Damiano, Ferrero, Chiti, Nicolais); il leader dei Ds Fassino, l’immancabile amico Giulio Andreotti e l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Manca insomma un solo nome all’elenco: quello del premier Romano Prodi. Il motivo? Semplice: non è stato invitato. I giovanotti di CL non gli hanno sbattuto la porta in faccia: non gliel’hanno proprio aperta. E non è la prima volta. Lapidario Giancarlo Cesana fondatore della kermesse romagnola: “Prodi? Non abbiamo sentito il bisogno di invitarlo”.

Scendendo di un po’ la Penisola, a Telese (BN) la 9a Festa Nazionale dei Popolari Udeur (dal 27 agosto al 2 settembre). Clemente Mastella ha tenuto il Campanile aperto a tutti i big della politica italiana: ci saranno Francesco Rutelli e Rosy Bindi (il 28 agosto), Fausto Bertinotti (il 29), Silvio Berlusconi (il 30 ed è la prima volta), Franco Marini e Walter Veltroni (il 31) Massino D’Alema, Piero Fassino, Enrico Letta e Franco Giordano (il primo settembre). Ma la chiusura spetta al Guardasigilli, il 2 settembre. Il tema dell’incontro è “Il tempo delle scelte” e l’interrogativo è “Che fare?”: un dilemma di bolscevica memoria a cui tenterà di rispondere, a suo modo, una guest star d’eccezione, Roberto Benigni.
Poi, in attesa del Pd, dal 24 agosto la Festa dell’Unità. Tradizionalmente la più lunga: 22 giorni di incontri, dibattiti, concerti e spettacoli. E la più ricca (per ospiti e budget). E, da quest’anno, la più tormentata. Almeno per quella domanda che arrovella le centinaia di volontari che lavoreranno alla kermesse di Bologna, al Parco Nord, (in via Stalingrado: un nome, non più un programma) dal 24 agosto al 17 settembre: sarà l’ultima dei Ds o la prima del Pd? In attesa che le primarie sciolgano il dilemma, sono già stati fissati gli eventi clou della 62-esima festa nazionale del giornale della Quercia. Tra gli appuntamenti politici più significativi da segnalare il dibattito tra Pierferdinando Casini e il ministro D’Alema il 5 settembre, e sempre nella stessa data toccherà a Roberto Maroni e Antonio Bassolino. Tra i numerosi ospiti stranieri, tra gli altri ci saranno Ségoléne Royal il 9 settembre, Paul Rasmussen il 1 settembre e il 14 settembre di Martin Schulz. Il 30 agosto sarà la volta del segretario nazionale della Quercia Piero Fassino, il 1 settembre quella del ministro Bersani, Walter Veltroni il 2 settembre. Poi l’11 settembre sarà ospite il presidente della Margherita Francesco Rutelli, mentre il 12 arriverà il Presidente della Camera Fausto Bertinotti. Doppio l’appuntamento con il sindaco di Bologna, e padrone di casa, Sergio Cofferati, il 28 agosto e il 6 settembre.
Alla stanziale e mastodontica kermesse dei Ds, la Margherita risponde con un tour itinerante tra la costiera Amalfitana e il Cilento dal 3 all’8 settembre. Una festa più soft che toccherà varie località della provincia di Salerno, tra le quali Paestum. Apre il 3 settembre Francesco Rutelli, che lascerà spazio, il 4, al “suo” candidato Veltroni. Poi nei giorni successivi ci sarà spazio anche per Letta, Bindi, D’Alema e Fassino. Chiude di nuovo il vicepremier, il 9.
Per preparare l’autunno caldo, già promesso (o minacciato) al governo Prodi, i rossi di Rifondazione si trovano invece a Torino dal 30 agosto al 16 settembre, dopo aver già toccato Palermo (per parlare di pace e Mediterraneo), Roma (dove si è discusso di precarietà) e Firenze (con gli incontri su Beni comuni e Ambiente). Ma a Torino, città cara al presidente Fausto Bertinotti, è prevedibile che Franco Giordano e compagni toccheranno i più scottanti temi dell’attualità governativa, come le pensioni, la precarietà, le politiche redistributive e un nuovo welfare, in vista della manifestazione nazionale del 20 ottobre.
Chiude il tour delle feste della maggioranza il ministro delle Infrastrutture e leader dell’Italia dei Lavori, Antonio Di Pietro: l’appuntamento è dal 28 al 30 settembre a Vasto.
Data simbolo? No, ma la due giorni dell’ex pm sta scatenando un vespaio di polemiche nella piccola cittadina in provincia di Chieti: il 29 agosto è San Michele Arcangelo, il patrono della città. Ma visto che il secondo incontro nazionale dell’Idv ha per titolo “Dalla parte dei cittadini”, non dovrebbero esserci problemi.

Due soli giorni anche per l’Udc di Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. I centristi si ritroveranno a Chianciano dal 13 al 15 settembre. Un appuntamento veloce (anche perché il leader in quei giorni sarà impelagato nei preparativi per le nozze d’autunno con Azzurra Caltagirone) che servirà comunque organizzare l’iniziativa del partito in concomitanza con le primarie del Pd. Proprio per il 14 ottobre, infatti, quando si tiene l’election day per la leadership del Partito democratico, i centristi hanno convocato una Assemblea nazionale a Milano sul tema: “L’Udc e il partito dei moderati”.
Niente feste invece per Silvio Berlusconi. Il Cavaliere sarà tra i giovani del suo partito, a Gubbio, dove dal 6 all’8 settembre si svolgerà la sesta edizione del corso di formazione politica. Ci sarà tutto lo stato maggiore del movimento a discutere su “L’Italia che rappresentiamo. Il ruolo di Forza Italia, l’alternativa al governo Prodi e la prospettiva del partito della Libertà”. Il discorso conclusivo sarà di Silvio Berlusconi. Ma non sono in pochi a credere che in quei giorni si farà sentire anche Michela Vittoria Brambilla, l’incubo rosso di Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto e Ferdinando Adornato.
La Festa tricolore si svolgerà anche quest’anno a Mirabello dal 30 agosto al 9 settembre. Ma perché a discutere su come “Come licenziare Prodi” o “Contro le tasse” o a parlare del ” Futuro del centrodestra”, An non ha invitato il Cavalier Berlusconi?
- Tags: Antonio-Gramsci, Ds, giornale, inter, Massimo D'Alema, Massmo-Moratti, Milly-Moratti, Monte-dei-Paschi-di-Siena, partito-democratico, sinistra, Unità, Walter Veltroni
-

di Fabio Dal Boni
Doppietta di David Suazo, più Zlatan Ibrahimovic. Sono passate le 10 di sera del 1° agosto, l’Inter batte in amichevole il Manchester United all’Old Trafford. L’Unità a quell’ora ha già mandato in tipografia l’edizione dell’indomani. Lo sport non interessa più di tanto i suoi 359 mila lettori (ultima rilevazione Audipress). Ma questa volta li riguarda eccome: il giornale viene “ribattuto” per dare quella notizia. Che ne rivela un’altra ben più importante: nuovo proprietario del quotidiano fondato da Antonio Gramsci sarà Massimo Moratti, petroliere e presidente della squadra nerazzurra, marito dell’ulivista Milly, eterna aspirante sindaco di Milano, poltrona occupata dalla cognata polista Letizia, moglie di Gianmarco Moratti.
La questione, però, non si risolve solo in un duello di potere familiare. E, d’altra parte, appare tutt’altro che definita a dar retta alle (mezze) smentite di “Massimino”, come i tifosi chiamano il presidente. “Siamo stati contattati ma abbiamo fatto cadere il discorso” fa sapere a Panorama.
“L’accordo c’è, ma l’annuncio arriverà tra settembre e ottobre. In ballo c’è l’organo del Partito democratico, il nodo è interno ai Ds” spiega per contro uno degli attuali soci della Nuova iniziativa editoriale, che pubblica L’Unità. Il nocciolo azionario costruito sette anni fa dalla Mediobanca attorno a vari imprenditori, tra i quali Marialina Marcucci (presidente), Francesco D’Ettore, Giancarlo Giglio, Marco Boglione e Massimo Ponzellini, ha deciso di passare la mano.
Nelle settimane scorse si è parlato dell’interessamento dei costruttori romani Pierluigi e Claudio Toti, che paiono volersi fermare all’iniezione milionaria fatta nell’ultimo aumento di capitale della Nie, e si è scritto (lo scoop è di Dagospia) della discesa in campo morattiana, gli uni e gli altri legatissimi a Walter Veltroni, candidato segretario del Pd e strenuo promotore di un cambio della guardia al giornale.
Il sindaco di Roma, secondo fonti finanziarie, ha dapprima invitato Carlo Caracciolo a investire nelL’Unità ma ha ricevuto un educato diniego. Poi ha sollecitato l’unico istituto amico, il Monte dei Paschi di Siena, a intervenire, ma la banca ha risposto: sì all’editoria, soltanto con quote di minoranza. Quindi, si è accorto di avere nella lista dei 160 big firmatari per le primarie della sua Italia nuova anche Milly Moratti ed è salito in sella al cavallo nerazzurro.
Facendo un po’ troppo rumore nelle scuderie di Massimo D’Alema. Così, per dare stabilità alla scalata veltroniana, è spuntata l’idea di affidarsi a Guido Rossi, al tempo stesso consigliere personale del ministro degli Esteri e amico nerazzurro ritrovato (dopo gli strappi sul calcio malato) di Massimino. All’ex commissario della Fgci ed ex presidente Telecom, al di là di ricordare quanto il giornale renda meglio in edicola di fronte agli scivoloni di Romano Prodi, basterà pronunciare il nome di Rosy Bindi, anche lei in corsa per il Pd e sponsor della fusione tra L’Unità ed Europa, il foglio della Margherita, al motto “partito nuovo, giornale nuovo”. Criterio che il governo ha ricalcato nel ddl sull’editoria per stabilire i contributi alla stampa di partito. Alle brutte, dunque, L’Unità sarà meglio nerazzurra che fusa.
- Tags: Antonio Di Pietro, Ds, fax, Furio-Colombo, lettera, margherita, Massimo D'Alema, Pd, Piero-Fassino, premier, Romano Prodi, segretario, Ufficio-Tecnico-Amministrativo, Unità, Walter Veltroni
-

Meno uno, meno due, meno tre… Non è il conto alla rovescia per le primarie del Pd. Ma il numero dei candidati che lasciano la corsa, prima ancora che sia cominciata.
Dopo l’esclusione del “disturbatore” Pannella, quella del furioso Di Pietro, anche Furio Colombo non sarà ai nastri di partenza del 14 ottobre. Le sue firme erano state accettate “con riserva” dall’Ufficio Tecnico-Amministrativo del nascente Pd, presieduto dal fassiniano Nico Stumpo, perché raccolte via web e fax: “Burocrati”, accusa il senatore diessino, “non conoscono l’Italia delle autocertificazioni”. E anche un po’ smemorati di quel che successe nel ‘94. Dopo il trionfo di Silvio Berlusconi nel ‘94, Achille Occhetto fu costretto a uscire di scena. A raccoglierne lo scettro erano in due: Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Piero Fassino fu allora incaricato di preparare un referendum tra la base a colpi di fax pro e contro i due candidati: la gara fu vinta da Veltroni. Poi al congresso il risultato fu capovolto e D’Alema eletto.
Stavolta invece i fax a sostegno del compagno Colombo non sono stati accettati e lui ha scelto di farsi da parte, con una lettera (qui) a L’Unità, giornale che in un recente passato ha diretto e dalle colonne del quale aveva annunciato la sua discesa in campo.
In questi giorni se ne sono sentite tante sull’ancora non nato Pd. Di certo da già di sé un’immagine sfocata e traballante: la gara a sei per la leadership inizia tra regolamenti confusi, firme ballerine, candidati bocciati, candidati promossi e candidati che rinunciano, con abbondante contorno di polemiche, risse interne e veleni.
Come quello che Tonino Di Pietro ha sparso con un’intervista alla Stampa, sul Quartier Generale che lo ha tenuto fuori dalla porta: “La mia esclusione è politica: danno fastidio le mie posizioni sull’indulto, sulle intercettazioni, sull’autorizzazione a procedere per i parlamentari”. Evidentemente “la mia collaborazione con il centro-sinistra finirà con questa legislatura”.
Insomma, più avanti va il percorso del Pd, paradossalmente è a Palazzo Chigi che si sentono i più pericolosi scricchiolii: gli esclusi dalla casta Ds-Dl minacciano infatti di lasciare solo l’incolpevole Prodi.
- Tags: candidatura, centrosinistra, Enrico-Letta, Franceso-Rutelli, Furio-Colombo, leadership, Pd, primarie, Rosy-Bindi, Unione, Unità, Walter Veltroni
-

Crescono gli sfidanti di Veltroni nella corsa delle primarie del prossimo 14 ottobre. E Walter non si sente più il candidato unico alla segreteria del Pd. Sicuramente il più indicato per vincere, ma non il solo a correre.
Dopo Furio Colombo, anche Rosy Bindi rompe gli indugi e si candida alla segreteria del Pd, alle primarie del 14 ottobre. Lo ha annunciato lo stesso ministro della Famiglia attraverso una nota sul suo sito.
“Ho riflettuto a lungo e sono ormai convinta che la scelta più giusta e più utile sia quella di presentare la mia autonoma candidatura alla segreteria del nuovo partito”, afferma la Bindi. E ancora: “L’appuntamento del 14 ottobre ha risvegliato nel popolo dell’Ulivo, nuove attese e una grande speranza nel partito democratico. Queste attese e queste speranze non possono andare deluse. Anch’io, come tanti, sento la responsabilità di un impegno in prima persona”. “Con questa candidatura” sottolinea ancora quella che fu la pasionaria degli ultimi anni della Dc “assumo una responsabilità nuova ma non solitaria. È un percorso che richiederà molte energie, passione e dedizione. Sarà un impegno quotidiano, a tempo pieno”.
Essendo nota come “Sorella coraggio”, ed avendo cominciato a rompere le scatole a chi predica bene e razzola male già un bel po’ d’anni fa, nella sua Dc, quando segretario era un certo De Mita, il ministro della Famiglia non ha perso l’occasione di polemizzare con il Comitato dei saggi del Pd: “I 45 hanno approvato un regolamento elettorale che favorisce chi può contare su una forte organizzazione. Ds e Margherita, attraverso i loro più autorevoli esponenti, hanno già dichiarato di appoggiare la candidatura di Walter Veltroni”. “Nonostante questi limiti” ha continuato “sono convinta che in tantissimi, donne e uomini e soprattutto giovani e giovanissimi si aspettano e vogliono essere protagonisti di questa nuova stagione”.
Infine cinque ragioni e una sparata. Le prime sono le motivazioni per le quali la Bindi ha scelto di correre. Uno: perché il 14 ottobre “serve una vera competizione”; due: perché questo “è il momento delle donne”; tre: perché vuole “un partito per il bipolarismo e la laicità”; quattro: perché vuole “un’Italia più libera e giusta”; cinque: per dispetto ai saggi, perché “le persone sono più forti delle regole”.
La sparata? Eccola, alla faccia della scaramanzia: “Se sarò eletta rinuncerò a qualunque altro incarico”. L’importante è crederci.
LEGGI ANCHE: Colombo, uno sgambetto a Rutelli, contro Berlusconi
- Tags: candidatura, centrosinistra, Enrico-Letta, Franceso-Rutelli, Furio-Colombo, leadership, Marco-Follini, Massimo-Cacciari, Pd, primarie, Rosy-Bindi, Sergio-Chiamaprino, Unione, Unità, Walter Veltroni
-

Passato l’effetto mediatico Veltroni-Lingotto, è passata anche quella sorta di timore reverenziale nei confronti del candidato principe da (quasi) tutti sognato, aspettato e investito. Da giorni, si accavallano - nel centrosinistra - voci, volti e nomi nuovi nella corsa agli scranni alti del Pd.
Dopo quello dell’imprenditore Antonio Angelucci, smentito dal diretto interessato; dopo la vociferata candidatura di Anna Serafini, moglie di Piero Fassino e senatrice Ds; mentre il quarantenne Enrico Letta parla ai giovani del valore della competizione ma non si decide a metterla in pratica; mentre la pasionaria Rosy Bindi nicchia sulla sua campagna elettorale, annunciandola più nelle interviste sui quotidiani che ufficialmente… qualcuno concretamente si è deciso a giocare le proprie carte per le primarie del 14 ottobre.
Furio Colombo, classe 1931, giornalista di lungo corso, maestro di tutta una generazione di editorialisti, uomo Fiat in America e professore alla Columbia University. E, dalla scorsa legislatura, senatore ulivista (nella precedente era stato eletto ala Camera con i Ds).
“Intendo candidarmi alla segreteria del nascente Partito democratico. Questo, è chiaro, non è l’annuncio del giornale L’Unità, che resta libero e aperto a tutte le candidature (spero molte). È l’annuncio di un candidato”. Questo è chiaro non è un “endorsement (cioè quando i grandi quotidiani americani, sotto elezioni, dichiarano le loro scelte politiche ai lettori)”, ma un vero e proprio farsi avanti. Che l’ex direttore fa proprio dalla prima pagina del giornale diessino. E spiega: “Lo spirito della mia candidatura indipendente e laica è far sapere ai cittadini che in queste elezioni primarie si apprestano a scegliere tra veri candidati e vere proposte alternative”.
A pochi giorni dalla chiusura delle liste, e dopo la clamorosa rinuncia di Pierluigi Bersani, la candidatura di Colombo, affatto debole e scontata, rischia di accendere una lotta interna al movimento. Battaglia sana e naturale, necessaria per traghettare il nuovo partito verso i lidi del consenso. Ma soprattutto una sfida, par di capire, che l’ex direttore è pronto a lanciare, non certo contro l’amico Walter, al quale si sente vicino: i due hanno in comune molte cose (oltre all’esperienza da direttore del giornale dei Ds), a cominciare dall’attrazione nei confronti dell’America, del suo sistema politico e delle sue libertà. Il 66enne Colombo è deciso a incrociare la spada contro la cosiddetta “lista dei coraggiosi” di Rutelli-Chiamparino-Cacciari-Follini, ai quali dedica ben due quarti del proprio manifesto: “Userò il ‘manifesto’ Rutelli per indicare la diversità (e anche, se volete, l’estraneità) della mia candidatura”. E ancora: “Trovo strana e un po’ minacciosa, la frase finale (dunque, in senso retorico, la più importante) del manifesto: ‘La maggioranza che ha vinto deve governare i cambiamenti…’”. Perché, per Colombo è un errore sostenere. come hanno fatto i coraggiosi di Rutelli, che in Italia “è finita la lunga stagione in cui la coesione del centrosinistra è stata garantita dall’antagonismo verso Berlusconi”.
E via di questo tono. Ma a cosa punta l’ex direttore? “Propongo di battermi per un Partito Democratico meno gassoso e più fondato sulle cose”. E ancora: “Il mio modello sono i town meeting (assemblea di città o di villaggio) di Bill Clinton. S’intende che la decisione finale era responsabilità del presidente”.
Tra le cose da fare, per il Pd, il senatore mette dunque come priorità la lotta senza esclusione di colpi al Cavaliere: “In Italia Berlusconi è tutt’ora in grado di stare, come vuole e quando vuole, al centro della scena. È in grado di prendersi la ‘diretta’ e di incitare il Paese alla rivolta”.
Quindi: mettendosi a fianco di Veltroni e di traverso a Rutelli, la posizione dell’ex direttore dell’Unità è più o meno riassumibile così: “Antiberlusconiani di tutto il mondo uniamoci”.
- Tags: Anno-Zero, centrosinistra, circoli, Ds, E-polis, Europa, fondazioni, giornali, Liberazione, lobby, Manifesto, margherita, Maurizio-Mannoni, michele-santoro, Nicky-Grauso, partito-democratico, patrimonio, Pd, Piero-Marrazzo, Radio-radicale, Renato-Soru, Sandro-Ruotolo, Sinistra-critica, Unità, Vauro, Walter Veltroni
-
Sulla via che porta al Pd, non tutto fila liscio tra i compagni (o amici) di strada. Oltre ai nodi politici, ci sono anche quelli patrimoniali e di gestione di immobili, feste e giornali. Su quest’ultimo punto in particolare, pare che il Partito Democratico manterrà il regime del doppio quotidiano. Salvo ripensamenti, L’Unità guidata da Antonio Padellaro è destinata al ruolo di giornale di opinione, Europa di Stefano Menichini a farsi più generalista.
Ma i due fogli dovranno vedersela con una nuova lobby rossa. Non politica, ma free press. Il tentativo mai visto in natura prima è frutto dell’astuto editore sardo Nicky Grauso, che sta inondando la Penisola con le varie edizioni del suo giornale gratuito E polis. Frullato dell’Unità, di Liberazione, del Manifesto, del Tg3 e dei Santoro boys, E polis di Grauso è sostenuto, per esempio, dal governatore della Sardegna Renato Soru e da quello del Lazio Piero Marrazzo. E si offre al popolo rosso con le firme pop più amate dal suddetto.
C’è la lobby Tg3-Primo piano: editorialisti i conduttori Fabio Cortese, Maurizio Mannoni. C’è la lobby dell’Unità: scrive il meglio, Luca Bottura, Silvia Garambois, Valeria Parboni. C’è la colonna di Radio radicale con il suo direttore Massimo Bordin. C’è il filone Anno zero santoriano: Vauro il vignettista e l’alter ego di Michele, Sandro Ruotolo. C’è lo zampino di Rifondazione con il suo deputato Salvatore Cannavò dell’associazione Sinistra critica. E anche gli infiltrati di Giuliano Ferrara, con Ritanna Armeni e Stefano Di Michele.
E polis gode del plauso della famiglia Marrazzo: quando è uscita l’edizione romana il presidente della Regione Lazio Piero ha lodato l’iniziativa e sua moglie, la giornalista Roberta Serdoz, per esempio, il 14 aprile ha fatto la sua figura scrivendo il fondo della rubrica “A ruota libera”.