
Il Sottosegretario al Lavoro, Michel Martone (Credits: Ansa)

Il giovane viceministro al Lavoro l’ha presa male. Sul suo blog Michel Martone risponde puntuto alle insinuazioni giornalistiche che fotografano una carriera accademica dalla velocità ultrasonica: dottorando a 23 anni, ricercatore a 26, associato a 27, ordinario a 29.
Mezza Italia l’ha criticato per avere dato degli «sfigati» a quelli che a 28 anni bazzicano ancora in facoltà: tu quoque, figlio del potente ex avvocato generale della Cassazione, Antonio. Insomma, dietro occhialini e capigliatura gramsciani si nasconderebbe il più raccomandato tra i raccomandati. Lui nega decisamente. Continua

Il Presidente del Consiglio, Mario Monti (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)
E se il professor Monti facesse sul serio? Ci sono elementi che fanno ben sperare, a patto che la forza propulsiva del governo nella direzione delle liberalizzazioni non si esaurisca o non venga annacquata in Parlamento, e che prima o poi Monti si decida anche a fare tagli alla spesa pubblica, a sprechi e privilegi. Ecco i tre segnali positivi.
1. Il progetto di abolire il valore legale del titolo di studio, se Monti avesse il coraggio di portarlo avanti, costituirebbe un’autentica rivoluzione culturale liberale. Oggi la laurea è già carta straccia. È piena l’Italia di laureati che non sanno cosa farsene del titolo di studio, titolo inflazionato che ha un valore solo burocratico ma è privo di peso specifico effettivo. Nell’arena globale le lauree non hanno tutte lo stesso valore. Ci sono quelle che contano, conseguite in Università e Facoltà universalmente riconosciute come le migliori, e quelle che non contano. Continua

Lorenzo Ornaghi, ministro dei Beni Culturali. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
C’era un convitato di pietra alla riunione del comitato permanente dell’Istituto Toniolo il 17 dicembre: il cardinale Angelo Scola che nei prossimi mesi assumerà la guida della «cassaforte dell’Università Cattolica». Il comitato (composto da 11 membri e tutt’ora presieduto dal cardinale Dionigi Tettamanzi) ha fissato la road map per una più chiara distinzione patrimoniale e gestionale tra l’Università e il Policlinico Gemelli, alle prese con una pesante crisi di liquidità e con il rischio di dover risarcire i neonati contagiati dalla tbc. Continua


Un momento della manifestazione degli studenti contro il ddl Gelmini a Milano, il 30 novembre 2010 (ANSA/daniele.mascolo)
Qualcosa non torna. Perché si punta il dito contro il calo degli iscritti nelle università italiane, se poi continuano ad aumentare i senza lavoro tra i neolaureati? Continua

Un momenti delle manifestazioni di ieri nel centro di Roma
«E’ ancora molto complicato oggi riuscire a razionalizzare quanto accaduto ieri».
All’indomani dei violentissimi scontri che per ore hanno tenuto in ostaggio l’intero centro di Roma, a Panorama.it parla uno dei giovani che si trovava in piazza a manifestare mentre alla Camera il governo Berlusconi riceveva la fiducia. «Una manifestazione pacifica – racconta Tiziano, studente di Scienze Politiche, una delle facoltà della Sapienza mobilitate contro il ddl Gelmini – fino a quando è successo qualcosa che nemmeno noi ci aspettavamo». Che non si aspettavano i manifestanti pacifici e che nessuno avrebbe voluto vedere, soprattutto i cittadini di Roma costretti ad assistere alla devastazione dei luoghi, delle vie, delle piazze simbolo della loro città e in particolare di tutta la zona del cosiddetto “Tridente”, ossia l’area tra Via del Corso e Piazza del Popolo trasformata in un vero e proprio campo di battaglia. Continua

Mariastella Gelmini (Foto: LaPresse)
Bisognerà attendere il voto di fiducia del 14 dicembre 2010 per sapere quando sarà calendarizzata la discussione sulla riforma universitaria al Senato. «Ammesso - ha detto un’esultante Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd - che il governo sia ancora nelle sue funzioni». È proprio questo il punto. Benché la decisione non sia proprio un fulmine a ciel sereno, la decisione odierna dei capigruppo di Palazzo Madama, avversata dal PdL che avrebbe voluto la discussione della riforma in Senato entro la prossima settimana, rischia di far saltare tutto il banco. Esultano, non a caso, gli studenti di Ateneiinrivolta.org, uno dei siti più seguiti del movimento schierato contro il DdL Gelmini, che con giovanile baldanza e un po’ di imprudenza titolano «Abbiamo vinto!». Continua

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Ansa/Danilo Schiavella)
Con 307 sì e 252 no la Camera dei deputati ha dato il via libera al ddl sulla riforma dell’università.
Hanno votato a favore Pdl, Lega, Futuro e Libertà e alcune componenti del Gruppo misto. Contrati Pd, Idv e Udc mentre l’Api si è astenuto.
Nelle dichiarazioni finali il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha sottolineato che questa riforma recupera rigore, serietà ed economicità per il mondo dell’università. Il Pd, con Dario Franceschini ha invece parlato di una riforma che è “un elenco di tagli” e annunciato che il tema dell’università sarà al centro della manifestazione dei Democratici dell’11 dicembre a Roma.
È finita così la giornata più lunga dell’anno. La più lunga per studenti, ricercatori e docenti che da mesi protestano contro la riforma; la più lunga per il governo che per ben due volte è stato battuto su alcuni emendamenti che hanno ricevuto il voto favorevole e determinante dei finiani.
Il primo ko è arrivato proprio su una modifica proposta dal gruppo di Futuro e Libertà all’articolo 19 relativo agli assegni di ricerca. La seconda volta, invece, il governo è andato sotto su tre emendamenti identici di Fli, Api e Pd che prevedono la soppressione della “clausola di salvaguardia” sulle riduzioni di spesa in caso di scostamenti rispetto alle previsioni.
Tra gli altri voti collegati al ddl anche il via libera bipartisan alla cosiddetta norma “anti-parentopoli”. Contraria solo l’Idv, che pure ha presentato un emendamento sullo stessa questione ma con una formulazione diversa. Continua

Napoli: proteste studentesche
Roma, Palermo, Milano, Napoli, Venezia, Torino, Genova, Pisa, Firenze, Bari. La rivolta degli studenti e dei ricercatori universitari contro la legge Gelmini si è estesa a tutte le principali città italiane. Persino a L’Aquila, dove nemmeno la neve ha impedito l’occupazione delle facoltà (Scienze, Ingegneria, Lettere e Filosofia), un evento che, nel capoluogo abruzzese, non si verificava da quindici anni.
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