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Una forte stretta di mano e un “How are you?”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha accolto George W. Bush al Quirinale (qui il VIDEO) poco dopo mezzogiorno nella Sala del Bronzino. Bush, in completo scuro e cravatta verde, ha scambiato alcune battute in inglese con il capo dello Stato. Poi sono state presentate le rispettive delegazioni. I due presidenti si sono quindi ritirati nello Studio alla Vetrata per un colloquio: 40 minuti tra i due capi di Stato, serviti a Napolitano per esprimere a Bush la convinzione che nella nuova situazione creatasi con le elezioni di aprile si consoliderà la condivisione degli indirizzi fondamentali della politica estera, anche grazie ad un clima più costruttivo nella vita politica italiana. I due presidenti hanno parlato anche della situazione economica internazionale, in vista del G8 che si terrà il prossimo anno proprio in Italia, del processo di pace in Medio Oriente e del recente vertice Fao. Al termine i due presidenti, accompagnati dalle rispettive delegazioni, si sono recati nella sala degli Specchi per il pranzo offerto dalla presidenza della Repubblica (menù tutto italiano, ma non a base di pesce, secondo le indiscrezioni).
È la terza volta che il Capo di Stato italiano e il presidene Usa si incontrano da quando è iniziato il settennato di Napolitano: la prima volta fu il 9 giugno dell’anno scorso quando Bush venne a Roma; poi, a dicembre, per la visita di Napolitano a New York e Washington. Infine oggi per l’ultima visita in Italia di George W. Bush da presidente degli Stati Uniti d’America.
La giornata romana di George W. Bush è cominciata con una visita all’American Academy, a Villa Aurelia, dove ha incontrato una decina di borsisti italiani del Fulbright Best, un programma di studi che li porterà a fare un apprendistato di 5 mesi nelle aziende della Silicon Valley. Nell’occasione il presidente Usa ha fatto un breve discorso sull’ospitalità e lo spirito imprenditoriale americani: “C’è molta disinformazione e propaganda sul nostro Paese: in realtà siamo un Paese solidale, aperto e abbiamo a cuore i destini delle persone” ha detto. Nella platea era presente il sindaco di Milano Letizia Moratti, frequentatrice della moglie di Bush, Laura. Il presidente le ha fatto l’occhiolino.
C’è aria di vacanza nello staff presidenziale in questo suo “tour d’addio” in Europa. La sala stampa allestita in un salone del Palazzo Aldrovandi è praticamente deserta, con giornalisti e funzionari della Casa Bianca impegnati in una mattinata di turismo e di shopping romano. Una mattinata che invece è stata difficile per i romani, alle prese con il traffico creato dalla visita illustre e dalla pioggia.
Ma i momenti clou della giornata di oggi sono gli incontri con i vertici istituzionali italiani: oltre a quello con il presidente della Repubblica, attualmente in corso, è previsto nel pomeriggio, quello con il premier Silvio Berlusconi, a cui è legato anche da rapporti di amicizia e con cui verrà affrontata, tra l’altro, la questione del nucleare iraniano. Anche la cena di lavoro col presidente del consiglio, in programma a Villa Madama, dopo un primo colloquio e una conferenza stampa, avverrà ad un’ora insolitamente avanzata per l’inquilino della Casa Bianca, che sarà impegnato almeno fino alle 22 di questa sera. Per le abitudini di Bush, che spesso a quell’ora è già a letto, tanto da essersi meritato lo scherzoso soprannome di “mister excitement” dalla moglie, è sicuramente uno strappo alle regole.
Al di là di ciò che si diranno Berlusconi e Bush, le decisioni diplomatiche sembrano già segnate da ieri: nonostante la simpatia personale tra i due leader, l’opposizione della Germania all’entrata dell’Italia nel gruppo di Paesi negoziatori con l’Iran (il cosiddetto 5+1) avrà la meglio. Il presidente americano invece otterrà un maggiore impegno per le truppe italiane in Afghanistan, con la revisione dei caveat, ma non un aumento dei soldati.
Oggi il capo della Casa Bianca sarà raggiunto in Italia dalla moglie Laura. E con lei, domani, sarà ricevuto in udienza da papa Benedetto XVI.
Il VIDEO servizio:
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23 reati da scontare con 20 anni di carcere ognuno. Risultato? Più di quattro secoli e mezzo di galera. Attenzione: non si tratta della somma delle pene da scontare da un plotone di assassini, ma di quello che rischia Sonny Vleisides, genio americano dei raggiri, arrestato a Firenze, mentre sorseggiava un drink in un lussuoso albergo del centro.
I giudici americani hanno infatti chiesto ai colleghi italiani l’estradizione: è accusato di undici frodi postali e di una decina di reati di riciclaggio per una maxi truffa durata in tutto una quindicina d’anni.
Secondo le accuse, il raggiro di Sonny nasceva da un’idea semplice, eppure difficilissima da attuare. Insieme ad alcuni complici, organizzava una serie di lotterie false. Con lettere di incoraggiamento, scriveva a migliaia di cittadini americani, promettendogli premi di ogni tipo. Buona parte di essi rispondeva, e inviava la propria quota di partecipazione, tramite assegni e carte di credito, alle ricevitorie postali che Vleisides indicava nelle missive. Il denaro raccolto sarebbe in buona parte finito nelle tasche dell’americano, ad eccezione della somma che sarebbe stata reinvestita per ripetere l’affaire, e per far vincere alcuni dei concorrenti in modo da fugare ogni sospetto.
Negli Usa, dove non esiste l’istituto del cumulo della pena e il limite massimo di 30 anni di pena come in Italia, adesso rischia quasi mezzo millennio di detenzione.
Ecco perché i giudici fiorentini chiedono chiarimenti ai loro parigrado americani, sostenendo che la pena “non può dirsi conforme ai principi costituzionali”.
Toccherà ai magistrati della Corte d’Appello di Firenze e della Cassazione a decidere se dare il via libera all’estradizione. Ma il caso Vleisides non è di certo il primo a creare divergenze giuridiche tra i due paesi alleati. Mario Lozano, il marines che uccise in Iraq Nicolò Calipari e di cui in un primo momento l’Italia aveva chiesto l’estradizione, è l’episodio più noto, ma sono moltissimi gli imputati “contesi” e negati nelle relazioni italo-americane.
Tra gli ultimi condannati, il più celebre è il boss Rosario Gambino, rimasto nelle carceri americane dopo le richieste di rientro in Italia. L’ottobre scorso, un giudice di Los Angeles aveva posto il veto alla consegna alle autorità italiane. Essendo un noto mafioso, sarebbe stato a rischio di carcere duro, definito dal giudice “un trattamento simile alla tortura”.
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La toccata e fuga di Bush in Italia si è aperta rumorosamente e si è chiusa con altrettanto rumore. In occasione di questa veloce sortita tricolore avevamo chiesto ai lettori di Panorama.it, in un apposito forum, di porre le loro domande al presidente americano. Ne abbiamo selezionate dieci. Sergio Romano, storico e diplomatico italiano, spiega quali sono, di fatto, le risposte.
1) Il suo mandato presidenziale s’avvia al termine, ma rimangono in campo molti problemi internazionali di vitale importanza per l’Occidente e gli USA, quale il terrorismo. Come pensa che il suo successore agirà in questo campo e quale può essere il destino dell’umanità e degli USA se dovesse prendere una via diversa dalla sua? Come vede il nostro futuro se ci sarà una deviazione politica fondamentale dalla lotta al terrorismo?
Bush ha scatenato la guerra al terrorismo perché riteneva fosse il mezzo migliore per sconfiggerlo. Ciò che è accaduto, soprattutto in Iraq, dimostra che il terrorismo può esser distrutto solo con una lunga e paziente azione di polizia, grazie a strumenti di indagine anche finanziaria.
2) Perché ha attaccato militarmente e in rapida successione l’Afghanistan e l’Iraq, allorquando il commando suicida delle Torri gemelle non era composto da alcun soggetto delle suddette nazionalità, bensì da sauditi e nordafricani? come mai, a distanza di ben 4 anni, non sono state ancora ritrovate le cosiddette “armi di distruzione di massa” in possesso di Saddam, che a quanto pare erano classificate quale “piatto forte” per giustificare l’invasione (rivelatasi criminale) di uno stato sovrano come l’Iraq, seppur guidato da un dittatore?
L’attacco all’Afghanistan fu giustificato dalla presenza in quel paese di un forte gruppo di militanti di al Qaeda (secondo alcuni osservatori non meno di diecimila). L’Iraq invece fu attaccato con argomenti che si rivelarono infondati perché la presidenza Bush aveva deciso da tempo che l’eliminazione del regime di Saddam Hussein avrebbe favorito la trasformazione politica del Medio Oriente: una previsione che si rivelò sbagliata.
3) Signor Presidente, pensa Lei che prima dell’anno di grazia 2020 i soldati americani di stanza in Iraq (almeno quelli che avranno la fortuna di sopravvivere) potranno tornare a casa?
Anche quando gli Stati Uniti avranno ritirato il corpo di spedizione, rimarranno probabilmente in Afghanistan, con un’importante base americana, e cercheranno di restarci il più a lungo possibile.
4) Come la mette con la questione dei suoi forti legami con la famiglia Bin Laden?
I rapporti delle famiglie sono giustificati dagli interessi economici che hanno legato per molto tempo gli Stati Uniti all’Arabia Saudita, ma i rapporti di Osama con la sua famiglia sono probabilmente da molti anni pressoché inesistenti.
5) Vorrei chiedere a Bush, di cui ammiro il coraggio e la strategia che sta adottando, cosa farà con l’Iran prima di lasciare la Casa Bianca, nel caso in cui il programma nucleare si intensificasse? magari con un attacco metterebbe in difficoltà il prossimo presidente?
Non credo che il presidente Bush possa permettersi dopo quanto accaduto in Iraq un’azione militare contro l’Iran.
6) Sta pensando ad altre fonti energetiche piuttosto che rubare il petrolio in Medio Oriente?
Gli Stati Uniti non rubano il petrolio in Medio Oriente, lo comprano, con vantaggio reciproco del venditore e del compratore. Ma è certamente vero che gli americani vorrebbero ridurre il loro grado di dipendenza dai Paesi petroliferi del Golfo. Vi riusciranno probabilmente con il ricorso all’etanolo e soprattutto all’energia nucleare.
7) Alle primarie Usa, per quale candidato repubblicano voterà? Cosa pensa dei candidati repubblicani?
Credo che il vertice del partito repubblicano chiederà a Bush di non indicare il suo successore. La popolarità del presidente Bush è stata fortemente intaccata dagli avvenimenti iracheni e una sua designazione potrebbe nuocere al candidato.
8) Tra i democratici secondo lei chi vincerà, Obama o la Clinton? E chi è meglio che vinca? Cosa pensa di Hillary Clinton?
Credo che Bush eviterà di pronunciarsi sulle candidature del partito democratico.
9) Se lei fosse un cittadino italiano, per quale partito voterebbe?
Il presidente degli Stati Uniti ha certamente delle preferenze ma farebbe bene a non dichiararle.
10) Pur comprendendo le necessità politiche, gli interessi commerciali, le convenienze che implicano l’accettazione di situazioni che normalmente, nei quotidiani rapporti di vita, ben diversamente sarebbero trattate, le chiedo perché non pensa di “congelare” i rapporti con quegli stati che perseguono politiche internazionali ambigue rispetto alle alleanze in essere (predicano bene ma razzolano molto male)?
Se lei allude per esempio all’Italia, tenga presente che gli Usa in questo momento hanno bisogno di tutti i loro alleati e non possono permettersi, come accadde invece nel 2003, di litigare con alcuni di essi.

George Bush il 9 maggio è in visita a Roma, in una città presidiata. Per motivi di sicurezza la tappa a Trastevere per incontrare la Comunità di Sant’Egidio è saltata: meglio come luogo del meeting la sede dell’ambasciata americana. La partenza l’indomani, nel giorno del Corpus Domini: ma il presidente americano si perderà la processione, volandosene via in mattinata.
In occasione di questa rumorosa toccata e fuga, Panorama.it ha invitato i suoi lettori a porre le loro domande a Bush in un apposito forum. Ne abbiamo selezionate dieci. Eccole:
1) Il suo mandato presidenziale s’avvia al termine, ma rimangono in campo molti problemi internazionali di vitale importanza per l’Occidente e gli USA, quale il terrorismo. Come pensa che il suo successore agirà in questo campo e quale può essere il destino dell’umanità e degli USA se dovesse prendere una via diversa dalla sua? Come vede il nostro futuro se ci sarà una deviazione politica fondamentale dalla lotta al terrorismo?
(da tarivorto)
2) Perché ha attaccato militarmente e in rapida successione l’Afghanistan e l’Iraq, allorquando il commando suicida delle Torri gemelle non era composto da alcun soggetto delle suddette nazionalità, bensì da sauditi e nordafricani? come mai, a distanza di ben 4 anni, non sono state ancora ritrovate le cosiddette “armi di distruzione di massa” in possesso di Saddam, che a quanto pare erano classificate quale “piatto forte” per giustificare l’invasione (rivelatasi criminale) di uno stato sovrano come l’Iraq, seppur guidato da un dittatore?
(da castigamatti)
3) Signor Presidente, pensa Lei che prima dell’anno di grazia 2020 i soldati americani di stanza in Iraq (almeno quelli che avranno la fortuna di sopravvivere) potranno tornare a casa? (da Idenio)
4) Come la mette con la questione dei suoi forti legami con la famiglia Bin Laden?
(da Fox_Mulder)
5) Vorrei chiedere a Bush, di cui ammiro il coraggio e la strategia che sta adottando, cosa farà con l’Iran prima di lasciare la Casa Bianca, nel caso in cui il programma nucleare si intensificasse? magari con un attacco metterebbe in difficoltà il prossimo presidente?
(da giulio)
6) Sta pensando ad altre fonti energetiche piuttosto che rubare il petrolio in Medio Oriente?
(da Fox_Mulder)
7) Alle primarie USA, per quale candidato repubblicano voterà? Cosa pensa dei candidati repubblicani?
(da gustaveflaubert e alessandro laurenzi)
8) Tra i democratici secondo lei chi vincerà, Obama o la Clinton? e chi è meglio che vinca? Cosa pensa di Hillary Clinton?
(da gustaveflaubert e alessandro laurenzi)
9) Se lei fosse un cittadino italiano, per quale partito voterebbe?
(da gustaveflaubert)
10) Pur comprendendo le necessità politiche, gli interessi commerciali, le convenienze che implicano l’accettazione di situazioni che normalmente, nei quotidiani rapporti di vita, ben diversamente sarebbero trattate, le chiedo perché non pensa di “congelare” i rapporti con quegli stati che perseguono politiche internazionali ambigue rispetto alle alleanze in essere (predicano bene ma razzolano molto male)?
(da gek)
GUARDA LA GALLERY: Roma blindata per la visita del presidente americano

A darti il benvenuto, dopo strade polverose e fichi d’India, non è la bandiera a stelle e strisce ma una scritta gigantesca, «Rent a car», che si palesa all’improvviso dietro una curva, avanguardia d’America nel cuore della Sicilia profonda. Basta poco a capire che sei arrivato. E che quel cancello, di fronte al noleggio delle auto, segna l’ingresso a Sigonella, la più grande base Usa nel Mediterraneo con le sue 5 mila presenze tra militari e civili.
Una città di 145 mila metri quadrati con scuole, ospedale, piscina, teatro, campi da baseball, supermarket, luoghi di culto cristiani e islamici, bancomat che erogano soltanto dollari, un calendario di feste multietnico che annovera il Capodanno cinese del 18 febbraio e il Thanksgiving, quando i tacchini vanno a ruba.
Un pezzo di America precipitato a 16 chilometri da Catania (ma in provincia di Siracusa), alla latitudine di Tunisi, come il monolite di 2001 Odissea nello spazio. Varcare l’ingresso è un viaggio nel ventre degli States, nel loro orgoglio e nelle loro paure, proprio quando la protesta sull’allargamento della base di Vicenza risveglia le polemiche sulla presenza yankee in Italia. E investe anche Sigonella.
Che aria si respira dentro la cittadella della marina Usa? Come si vive? Panorama è andato a scoprirlo, trovando come cartolina di presentazione della base una macchina scassata al centro della piazza di Nas (Naval air station) 1, stazione riservata alle attività civili, a 10 chilometri da Nas 2, dove si concentrano quelle militari.
Tutti pazzi questi americani? «Niente affatto» spiegano «esponiamo le auto distrutte come monito: fa parte della nostra campagna per la sicurezza stradale». Poco lontano appare il cartellone traffic numbers che tiene il conto degli incidenti, con tanto di morti e feriti. Tra gli italiani la mano correrebbe a cornetti rossi o a più carnali attributi scaramantici. L’ammonimento brutale sembra funzionare: si è passati dai 574 incidenti del 2004 ai 323 del 2006.
Ma non si abbassa la guardia, tanto che una faccetta stilizzata è la prima immagine che appare ogni mattina all’accensione dei computer della base: sorridente se la notte è passata liscia, con gli angoli della bocca in giù se un incrocio ha tradito qualche ragazzo abituato alle strade lunghe e dritte dell’Arizona o del Kansas.
E magari un po’ sbronzo, a giudicare dalle riunioni degli Alcolisti anonimi che si ripetono tre volte alla settimana alle 7 di sera nello spazio multiconfessionale, luogo di culto dove si alternano messe cristiane, cerimonie islamiche, preghiere indù o buddiste. Basta premere un pulsante e il crocifisso viene issato sul tetto, l’altare scompare, i banchi dei fedeli fanno posto agli inchini verso la Mecca della minoranza islamica.
La stessa insistenza sulla sicurezza stradale, insieme con le ubique previsioni del tempo, governa la televisione interna, Afn (American forces network), dove speaker in divisa raccontano ai Sigonellans che cosa succede negli Usa e che cosa qui. Molto Iraq, molto terrorismo internazionale, molte cronache dalla base su gare sportive e feste tradizionali nei paesi dei dintorni, poco o niente sulle polemiche italiane, sulla marcia di Vicenza, su Romano Prodi stretto all’angolo dalla sinistra radicale.
In questo pezzo di Sicilia gli americani sono visti più o meno come i loro padri sbarcati mezzo secolo fa a liberare l’Europa, a portare il cioccolato, il boogie-woogie e i dollari. Tanto che i comuni fanno a gara per accaparrarseli, approvando modifiche ai piani regolatori che convincano i militari a costruire residence, a portare gente e ricchezza. Glieli presentano su un piatto d’argento, i progetti edilizi già autorizzati.
«Magari decidessero davvero di allargare la base» dice Antonino Santagati, sindaco di Motta Sant’Anastasia, la cittadina più vicina. «Il nostro comune è cresciuto grazie a Sigonella. Negli anni Settanta, mentre nel circondario donne e uomini erano ammantati di nero, qui c’erano già i discopub e i nightclub. Un balzo in avanti non solo economico, ma anche culturale».
È un indipendente di centro Santagati, eletto con l’appoggio della sinistra, e proprio non capisce le polemiche contro la base: «L’integrazione con gli americani è antica e si consolida al ritmo di dieci matrimoni all’anno tra siciliani e militari Usa. Invito chiunque a venire per vedere come viviamo». Tempi d’oro gli anni Settanta, quando nel territorio di Motta abitavano migliaia di americani, prima che fossero costruiti i complessi edilizi Usa e finisse la pacchia delle locazioni.
Adesso per le strade del paese, dalle insegne bilingui, solo 700 ospiti scelgono di stare nei «temporary lodging apartments», gli alloggi affittati in centro, in campagna, al mare. La maggior parte delle famiglie è distribuita tra le villette interne a Nas 1 e i due residence: dei Marinai, di fronte a Nas 2, e degli Aranci, nel comune di Mineo, villette standard che sembrano uscite da un fumetto di Topolino, dove si vive per la patria e il cheesecake.

Il sindaco di Lentini ha appena lanciato l’ultima esca, dando semaforo verde alla costruzione di 1.300 alloggi per 6.800 militari, notizia che ha gettato benzina sul fuoco della crisi di Vicenza, facendo parlare di prossimo allargamento anche della base siciliana e di scempio ambientale. «Nessuna variazione sull’entità del personale militare, solo nuove sistemazioni alloggiative» ha tagliato corto il ministero della Difesa. «Un’autonoma iniziativa del comune» ha rincarato gelidamente il comando di Sigonella.
Un gioco delle parti, secondo i pacifisti, i quali sostengono che George W. Bush abbia stanziato 675 milioni di dollari per la sola base siciliana e fanno quadrare il cerchio con la notizia (pubblicata dal quotidiano spagnolo El País) secondo cui il presidio sarà elevato a «postazione avanzata» di fronte all’islamismo radicale, insieme a quella navale di Cadice. I militari fanno spallucce: «L’unica verità è che il contingente negli ultimi anni si è costantemente ridotto».
E gli effetti sull’indotto a Motta Sant’Anastasia si sono fatti sentire. «Dei 300 che lavoravano stabilmente a Sigonella» lamenta il sindaco «hanno già perso il lavoro in 70 e sono finiti nelle liste di mobilità». Qui li vogliono, eccome, gli americani. E anche loro non si sottraggono al fascino dell’isola. «Tutto bello, vorrei restarci sempre» sospira John Selbyg, stangone di origini norvegesi che a Sigonella fa l’oculista. «Vado al mare anche adesso, a febbraio, e mi diverto a guardare la gente che mi fissa con gli occhi sgranati: per me fa sempre caldo».
Sembra un set di «E.R.» l’ospedale a tre piani nato nel 1993 che ogni anno assicura 68 mila visite e oltre 600 ricoveri. Una clinica ostetrica dove nel 2006 la cicogna è arrivata 160 volte, un reparto di ortopedia, un avanzato centro radiologico che in pochi giorni dalla richiesta garantisce tac, ecografie, mammografie.
Ma dietro quest’aria da clinica familiare, con i medici sorridenti e le sale d’aspetto colorate, si nasconde un ruolo strategico: l’ospedale è stato pensato come deposito di 6 mila sacche di sangue per le esigenze di tutta Europa, e da qui dipendono i presidi sanitari di Souda Bay, a Creta, e del Bahrein.
A girare tra gli edifici da Disneyland della base, con i pompieri dalle divise gialle e rosse che sembrano usciti da Happy days, con il rassicurante patrolman Andrew Dalessandro (una sorta di vigile urbano in bicicletta) che governa il traffico all’uscita da scuola, quasi ti dimentichi che al di là di qualche muro, nella Naval air station 2, ci sono le due piste di atterraggio da 250 metri in grado di garantire l’operatività di 80 fra aerei da trasporto, cacciabombardieri, pattugliatori.
Ti dimentichi, passeggiando tra la piscina e il supermarket che è un inno al colesterolo, che questa è una base militare a un tiro di schioppo dal mondo arabo e da Israele, una piattaforma proiettata su uno scenario internazionale diventato incandescente. Le preoccupazioni economiche non sono però solo dei siciliani. L’effetto di un americano che piange miseria vicino a Catania è surreale, ma tant’è: l’euro si è fatto sentire anche sui militari pagati in dollari, nell’immaginario sempre ricchi e con il sigaro.
Anche se i Sigonellans godono di una serie di agevolazioni fiscali e finanziarie, quelle che fanno gridare allo scandalo gli antimilitaristi, i quali calcolano che l’Italia aiuti le forze armate Usa presenti nel nostro Paese con 320 milioni di dollari l’anno, non in contanti ma in sgravi. In gergo si chiama «burden sharing», letteralmente condivisione dell’onere.
Di certo c’è che il carburante costa ai militari Usa circa 40 centesimi al litro. Ma non solo. A supporto dei Sigonellans è stata creata una fitta rete di servizi per scacciare la nostalgia di casa: palestra, sala delle slot machine, cinema, biglietti per il vicino campo da golf Il Picciolo, gare canore, concorsi da ballo, spettacoli di varietà, corsi di cucina, passeggiate per i paesini del circondario.
Un mondo di offerte che spazia dalla consulenza per risparmiare («Spendi più di ciò che guadagni? Hai bisogno di un aiuto?») al corso per combattere la sindrome da shopping compulsivo, ai programmi per dimagrire. Per ogni bisogno una soluzione: pratica, concreta, tangibile. La forza e l’utopia degli americani portate anche qui, sul pianoro polveroso di Sigonella. Così, quando esci dalla base e ti passa davanti un carretto siciliano stracolmo di carciofi, ti senti catapultata giù da un missile spazio-temporale. In pochi secondi, un altro mondo.