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V-Day

Beppe Grillo: tutto il giro d’affari dell’antipolitica

Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna per il Vaffa-day

«Vaffa… a chi dice che l’onestà non paga». Sembra di sentirlo il ragionier Giuseppe Grillo, classe 1948, mentre gongola davanti al suo estratto conto e srotola la sua inconfondibile cantilena. Infatti, lui, l’instancabile fustigatore di furbetti e mariuoli, di privilegi e clientele, ha praticamente raddoppiato il suo reddito da quando indossa i panni scuri (rigorosamente oversize) del Savonarola «crossmediale» (la definizione è contenuta in un saggio recente), a cavallo tra la piazza virtuale di Internet e quelle reali dei «V-day» (venerdì 25 aprile l’appuntamento è a Torino per manifestare contro la «casta dei giornalisti» in nome di «una libera stampa in un libero Stato»). La svolta per le sue finanze arriva con l’apertura (il 26 gennaio 2005) del cliccatissimo blog internettiano e con il tour teatrale Beppegrillo.it (il primo caso di uno spettacolo che promuove l’indirizzo di un sito). Ma vediamo i dettagli. Panorama ha studiato le sue ultime dichiarazioni dei redditi e ha avuto conferma, innanzitutto, che Grillo paga le tasse. Molte. Visto che l’Istat non prevede l’attività di «predicatore online», il commercialista di Grillo, il genovese Stefano Cecchi, denuncia i guadagni del cliente alla voce «creazioni nel campo della recitazione». Come un comico o un attore qualsiasi. E anche gli introiti non sono quelli di un leader politico (più o meno virtuale): infatti Grillo ha dichiarato nel 2006 un reddito imponibile di 4.272.591 euro, venti volte superiore a quello dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi (217 mila euro nel 2006). Gli anni precedenti per Grillo («Un ragioniere che sa fare bene i suoi conti» lo definisce scherzando l’ex compagno di scuola Roby Carletta), senza sito e spettacolo tematico, erano stati meno remunerativi. Nel 2004 e nel 2003 gira l’Italia con lo show «Black out, facciamo luce» e dichiara rispettivamente 2.633.720 euro e 2.133.694; nel 2002 batte i teatri con il tour «Va tutto bene» e le entrate sono più o meno le stesse: 2.214.286. Insomma, sebbene la moglie di Grillo, la signora Parvin, a un’amica ha confidato che non si vive di soli «V-day», certo aiutano.
Dal gennaio 2005 Grillo elettrizza l’etere con il suo blog: il settimanale statunitense Time nel 2005 dichiara lo showman genovese uno degli «eroi europei» dell’anno e nel 2008 promuove il suo diario Internet tra i 25 più influenti del globo. Un palco virtuale da cui il neo tribuno arringa in media, si dice, 200 mila persone al giorno. Da qui spedisce sfratti a parlamentari e ministri, liquida i partiti, «licenzia» manager e impartisce lezioni ecologiste. Ma se le prediche e la discesa in campo, per ora, non hanno dato i risultati sperati a livello elettorale (alle recenti amministrative le nove liste di «amici di Grillo» presenti in regioni e capoluoghi di provincia hanno racimolato in tutto un deputato siciliano e un paio di consiglieri comunali), dal punto di vista economico si sono rivelate un trionfo.
Come ammette Aldo Marangoni, il manager che lo segue da circa trent’anni: «Da quando è partito il blog è stato un successo crescente». Una media di 5 mila spettatori per 80-90 date a tournée, quasi mezzo milione di persone pronte a pagare dai 20 ai 30 euro per ascoltarlo nei palasport. «Le date registrano il tutto esaurito in tempi sempre più brevi» aggiunge Marangoni. Che nel 2005 ha versato a Grillo 3.942.038 euro (cifra cresciuta negli anni successivi). E il resto della torta? Nella dichiarazione 2006, 512.132 euro provengono dalla Società italiana degli autori ed editori (la Siae); 69.784 dalla Casaleggio associati, l’agenzia che gestisce il suo blog (quell’anno all’esordio); 45.000 da Feltrinelli (con cui ha pubblicato Tutto il Grillo che conta); 15.500 dal settimanale Internazionale, per cui scrive. Gli fruttano anche gli investimenti fatti presso la banca Antonveneta che nel 2005 subiva la scalata della Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, arrestato a dicembre di quell’anno per aggiotaggio, insider trading, truffa aggravata e associazione per delinquere. Questa volta Grillo, al contrario di altre occasioni (per esempio nella vicenda Parmalat) non era riuscito a preconizzare quello che sarebbe accaduto.
Certo le apparenti contraddizioni non spaventano l’uomo. Lo sanno bene gli amici dell’infanzia, quelli che si radunavano in piazza Martinez per sfidarsi con le grette o nelle gare di sputi, o magari per organizzare scherzi feroci (una volta rischiarono di ustionare un barbone che dormiva). «Giuse, come lo chiamavamo» dice Carletta, cabarettista pure lui, «nel ‘68 non si interessava di politica. Tra di noi chi metteva l’eschimo lo faceva per cuccare ai festival dell’Unità». Mentre a scuola venivano organizzate le prime assemblee studentesche, Grillo scarabocchiava alla lavagna i testi delle canzoni di Celentano. All’impegno preferiva le vasche con gli amici in via Venti Settembre, il repertorio di Pippo Franco e Duilio Del Prete e le feste con paste secche e vermuth («Quando ballava guancia a guancia nella penombra era l’unico momento in cui lo vedevamo serio» ricorda ancora Carletta). Un giorno «porcellino» (il suo soprannome, vista la silohuette tondeggiante) corteggiò la ragazza del giovane sbagliato che in cambio gli spazzò via i denti con una testata. Quasi una fortuna visto che gli incisivi sporgenti erano poco telegenici. E che la politica non lo interessasse proprio lo conferma l’ex amico Orlando Portento: «Ha fatto spettacoli per tutti i partiti, ma non certo per motivi ideologici». All’epoca alla politica preferiva le macchine sportive e le belle donne, sebbene sia sempre stato accompagnato dalla fama di genovese parsimonioso: «Ricordo che a Nervi girava con una tuta senza tasche e io gli dicevo che era meglio pagare un caffè che un cardiologo» conclude Portento.
Nel 1990 cambia tutto, Grillo, scovato da Pippo Baudo in un cabaret milanese, viene cacciato dalla tv per una battuta sui socialisti: scopre così l’impegno e i teatri. Nel 1991, secondo un sondaggio Abacus è il comico più popolare. Iniziano i discorsi all’Umanità e le sue performance televisive entrano nel circuito dei programmi di culto. Sino alla scoperta del blog e della sua capacità di rilanciare temi e polemiche che incrementano il fenomeno commerciale. Un meccanismo esaminato nel saggio «Chi ha paura di Beppe Grillo?» pubblicato in questi giorni da Selene edizioni. I tre autori hanno tenuto sotto osservazione il sito per quasi tre anni. «Chi spera di trovare un blog in realtà entra in uno splendido negozio con un sistema di vendita che funziona benissimo» spiega Edoardo Fleischner, saggista e docente di Nuovi media e società all’università Statale di Milano.
Su Internet Grillo vende ogni genere di gadget. Basta cliccare sul sito www.beppegrillo.it per rendersene conto. Di fianco ai vari «comunicati politici» e agli aggiornamenti sul V2day, c’è un suk dove manca solo la boccetta con il fiato di Grillo: nel «catalogo» il video del Vday 2007 (l’offerta è libera, ma Grillo precisa: «Chi vuole la mia rovina economica e non verserà neppure un centesimo dovrà almeno pagare le spese di spedizione»), il dvd dello spettacolo Reset (10,20 euro), il libro Tutte le battaglie di Grillo (9,40). E molto altro. Non manca un’area riservata ai negozi. I librai non possono acquistare meno di 25 pezzi e non è previsto il «reso». Questa è la legge di Grillo. Che trasforma in palanche tutto quello che tocca. Persino le sezioni virtuali del partito fruttano. Chi vuole aprire un fan club deve collegarsi alla piattaforma statunitense meetup.com e pagare una quota: 19 dollari per un mese, scontati a 72 per chi prenota un semestre. Visto che i meetup segnalati sul sito sono 508 (per 360 città e 72 mila iscritti) i conti sono presto fatti: garantiscono un introito di almeno 73 mila euro l’anno. Non è chiaro se quei denari vengano incassati interamente dagli americani. Di certo iscriversi è facile: anche Panorama, utilizzando un solo indirizzo email, ha fondato tre «Beppe Grillo meetup»: «Libera stampa», «Mondadori» e «Segrate». In pochi minuti erano già prenotabili online (sul sito meetup.com) magliette (16,95 dollari), cappellini (11,95), tutine per neonati (16,95) e tazze (12,95) con i loghi dei nuovi gruppi.
Il sito di partenza è gestito dalla Casaleggio associati di Milano, società nata nel 2004 e specializzata nel far fruttare al massimo la Rete. Nel 2005 ha dichiarato un volume di affari di 40.525 euro e perdite per 66.833 euro, l’anno successivo, dopo il necessario rodaggio e l’incontro con Grillo, il fatturato è schizzato a 1.187.724 con un reddito imponibile di 380.505 euro. Il guru dell’agenzia è il perito informatico Gianroberto Casaleggio, 53 anni e riccioli alla Angelo Branduardi. Tra i suoi best-seller «Il Web è morto, viva il Web» e «Web ergo sum». Il merito della conversione a Internet di Grillo è suo (nel 2000 l’ex comico genovese apriva gli spettacoli spaccando computer con una mazza da baseball).

Nell’introduzione di un libro di Casaleggio, Beppe racconta il loro incontro in un camerino di un teatro livornese: «Cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo. (…) Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie a Internet». Le antenne di Grillo si alzarono subito, forse perché la vera specialità di Casaleggio e soci è trasformare l’etere in euro. Per esempio a marzo la sua società ha presentato un focus su «tendenze, strategie, numeri e opportunità dell’e-commerce in Italia». Così oltre a mettere in vendita i prodotti del V-ideologo, Casaleggio è diventato pure il suo editore.
Certo non tutte le idee rivoluzionarie di Casaleggio seducono Grillo. Per esempio non sembra averlo convinto la battaglia per l’abolizione del copyright, visto che nei mesi scorsi il predicatore di Sant’Ilario ha fatto un esposto contro la vendita su eBay dei dvd taroccati dei suoi spettacoli. Risultato: il vicentino Alessandro B., 19 anni, si è trovato la guardia di finanza in casa e il computer impacchettato.
Casaleggio non si è scoraggiato e ha trasformato il blog di Grillo in un laboratorio. Basta leggere sul sito della società: «L’obiettivo è sviluppare in Italia una cultura della Rete (…) con la creazione di gruppi di pensiero e di orientamento». E che cosa sono i grillini se non questo? Il marketing virale (il vecchio passaparola), uno dei cavalli di battaglia di Casaleggio, a settembre ha portato in piazza circa un milione di persone per il V-day. Secondo i ben informati Casaleggio direbbe la sua anche sui contenuti del sito oltre che sulle strategie. Fleischner è esplicito: «Grillo ha confessato che gli spunti sono suoi, ma che per la stesura dei suoi temutissimi articoli riceve degli aiutini».
Molte delle idee di Grillo, come la repentina (e ora un po’ sopita) passione per il mondo virtuale di Second life (trasmessa pure ad Antonio Di Pietro, altro cliente eccellente di Casaleggio) sono ispirate dal perito informatico milanese. Però la sua biografia non è quella del ribelle estraneo all’estabilishment. I biografi raccontano che alla fine degli anni 90 lavora all’Olivetti di Roberto Colanninno, poi diventa amministratore delegato di Webegg (società con 600 dipendenti), joint venture tra Olivetti e Telecom che si occupa di consulenza strategica per Internet. Nel 2000 siede con Michele Colaninno (il figlio minore di Roberto) nel consiglio di amministrazione di Netikos, un’altra agenzia internettiana. Nel 2004 Webegg viene ceduta aValue partners e Casaleggio insieme con altri fuoriusciti da Webegg si mette in proprio. Tutta gente che si muove bene ai piani alti del mondo finanziario, tanto che qualche maligno rilegge in filigrana alcune delle battaglie nell’agenda di Grillo.
Con la nascita del blog il reddito di Grillo improvvisamente raddoppia
Ma i cacciatori di pagliuzze rinfacciano al Beppe nazionale altre incoerenze: lo accusano di promuovere una legge per lasciare fuori dal parlamento i politici condannati in primo grado nonostante abbia una condanna definitiva per omicidio colposo in un incidente stradale. Gli appunti dei puristi non finiscono qui: nel 2003 la Gestimar, l’immobiliare di famiglia di cui Giuse è socio insieme con il fratello Andrea (nel 2006 hanno denunciato 12 appartamenti in provincia di Genova, per un reddito imponibile di 53.530 euro) ha usufruito del berlusconiano condono tombale, uno dei bersagli preferiti negli spettacoli di Grillo. Peccati veniali che non intaccano la fiducia dei fan. Anche perché le disavventure giudiziarie non risparmiano neppure loro. A Genova, la capitale del grillismo, uno degli organizzatori del V2-day, che ha presentato in questura il preavviso per la manifestazone del 25 aprile, nel 2007 è stato condannato (patteggiando) a 1 anno e 4 mesi per bancarotta fraudolenta. Ma questa è un’altra storia.

Il voto spiegato da Grillo: il trionfo di Berlusconi è colpa di Topo Gigio Veltroni

Beppe Grillo durante il suo intervento all'incontro pubblico a sostegno della Lista Civica Vicenza | Ansa
Tranne Sonia Alfano in Sicilia (70mila voti, 2 per cento e la possibilità di entrare nell’Assemblea regionale “grazie” alla preferenza di Anna Finocchiaro per il Senato), le liste civiche col suo bollino non hanno sfondato. A un immediato successo dei suoi fan, a dire il vero, non credeva neanche Grillo. E forse anche per questo il comico blogger non perde la sua vena polemica, nel day after delle politiche 2008. Dalle colonne del suo blog il genovese fa un’analisi del voto e se la prende con il leader sconfitto. Acido puro per il leader del Pd accusato di tutte le nefandezze possibili e immaginabili. “Veltroni (alias Topo Gigio, ndr) ha fatto il miracolo”, scrive. Quale miracolo? “Aver riesumato una salma politica”.
Certo, dice Grillo, Topo Gigio è stato il miglior alleato del Pdl. “Ha fatto cadere il Governo: lui, non Mastella. Ha perso le elezioni in modo disastroso. Ha cancellato la sinistra e i verdi. Si può fare. Se fossi Berlusconi lo farei vice presidente del Consiglio. Meglio comunque un vero nemico che un falso amico. L’indulto, Mastella alla Giustizia, la mancata cancellazione delle leggi ad personam, l’isolamento di De Magistris e della Forleo a chi li dobbiamo? Che differenza c’è stata tra il quinquennio berlusconiano e il biennio prodiano?”
Sembra di sentir parlare un “vecchio rifondarolo” deluso e arrabbiato contro la corsa solitaria dell’ex sindaco. Ma Grillo non si ferma: “La legge elettorale è incostituzionale. Ci hanno trattati come bestie che possono fare solo una X su un simbolo. E la X l’abbiamo messa lo stesso perché siamo condizionati da mezzi di informazione anti democratici. Rappresentano gruppi di interessi. Chi li controlla, controlla il Paese
Il punto di rottura sarà l’economia”.
Rottura di chi? Del governo o del paese civile? La risposta chiarisce il dubbio: “Ora cominciamo a giocare duro”: dice Grillo all’Ansa. E non è proprio, e solo, ua battuta. Il riferimento del comico è al prossimo V-day contro l’informazione: “Giocheremo duro con i nostri mezzi, con la rete in primo luogo, contro un’informazione che altera l’idea stessa e la percezione della democrazia”.
Secondo Grillo, in questa tornata elettorale tutto è andato come da copione ma ricorda anche quanto è accaduto in soli sei mesi: “Un periodo in cui è successo di tutto”. In particolare, pone l’accento sulla “scomparsa della sinistra” ma anche sulla pesante sconfitta di Veltroni e sulla nascita di due federalismi. “Il voto a Mpa e alla Lega” dice anche dal blog “è un segnale di si salvi chi può’. Ognuno per sé e Dio per tutti. Se Soru, per fare un esempio, avesse presentato una lista secessionista in Sardegna avrebbe vinto a mani basse”.

E alla fine Mastella ai grillini sibilò un inequivocabile “vaffa”

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella e la moglie Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale della Campania, alla Columbus Day Parade di  New York
Sembrava tornato il sereno tra Clemente e Beppe. Sembrava addirittura dovessero scrivere un libro insieme. Sembrava fosse scoppiato l’amore e invece…
Tra Mastella e Grillo (e i suoi sostenitori), siamo sempre lì: ai ferri corti. I fan (anzi, gli amici, appartenenti al “Beppe Grillo meetup Group“) del comico ligure hanno accolto il ministro a New York, mentre sfilava sulla 5th avenue, in occasione del Columbus Day, con una fascia di “honored guest” intorno al corpo, seduto su una Maserati Ghibli bianca, assieme alla moglie Sandra Lonardo.
E mai accoglienza fu più indigesta: prima i grillini hanno alzato cartelloni di sostegno al pm De Magistris (”E adesso trasferiteci tutti”) poi hanno cantato slogan a favore del giudice catanzarese (”De Magistris, De Magistris” hanno scandito ritmicamente), mentre i bersaglieri stavano intonando il “Va pensiero” e l’Inno italiano.
Poi hanno chiesto al ministro di dimettersi, urlando a voce alta per sovrastare il frastuono della banda e infine gli hanno “pregato” di dire qualcosa, di parlare, di fare una dichiarazione.

Mastella, fino ad allora sorridente tra un saluto e l’altro, si è scurito in volto e ha reagito. Ed è lì che i grillini lo hanno “beccato”, con la videocamera, mentre rispondeva ai suoi contestatori con la parola più alla moda del momento: “Pensavo foste 50 mila, invece siete cinque…”, avrebbe detto il ministro. Per poi sillabare (o sibilare) un inequivocabile “vaffa”.
E il filmato, manco a dirlo, è finito sul web. Per l’indignazione di molti ma soprattutto per le bacchettate che Grillo non ha mancato di mandargli.
In precedenza, Mastella era tornato sulle discusse dichiarazioni a proposito del rischio di un nuovo terrorismo legato al clima politico italiano. Scambiando alcune battute con i giornalisti prima dell’inizio della parata, il ministro aveva fatto riferimento al discorso che Aldo Moro pronunciò alla Camera il 18 novembre 1977. “Lui disse ‘non ci faremo processare sulle piazze’, io ripeto non ci lasceremo processare sulle piazze mediatiche o su qualsiasi piazza”.
Il ministro della Giustizia ha anche liquidato con una battuta le polemiche sui costi del volo che lo ha portato a New York. “Ogni anno viene qualcuno e non ci sono polemiche, quest’anno sono venuto io e ci sono state polemiche. La verità - ha concluso - è che me lo sono pagato io”: 8.800 euro per lui e per la moglie.
Ma anche questo a Grillo non basta. Dal suo blog, commentando la visita di Mastella al Columbus day, il Beppe nazionale ha scritto: “Il ministro in trasferta, scortato solo da quattro guardie del corpo, ha sfidato il terrorismo su una macchina scoperta (…). Il coraggio di Mastella di fronte ai terroristi che lo perseguitano in patria e all’estero va premiato. Il Consiglio dei ministri deve dotarlo di una ‘mastellamobile’ di proporzioni adeguate e vetri antiproiettile”.

Questo il VIDEO di YouTube col “vaffa” di Mastella:

Da Luttazzi a Vaccitu.com, tutti gli atolli anti Grillo nel mare del web


Il Beppe nazionale, in rete, continua a imperversare. Ma siccome il mare di internet è davvero magnum, qua e là, emergono piccoli atolli di dissenso. Va detto: il blog di Grillo resta comunque il più visitato e partecipato (2 mila commenti, di media, al giorno e 160 mila visitatori). Ma, insomma, non è poi così difficile trovare qualcuno che, usando lo stesso mezzo, dice no alle proposte del comico genovese, contesta le sue tesi, lo critica e lo sfotte.
Certo, lui continua a spararle grosse: l’ultima dal palco di Jesolo, lo scorso week end quando Grillo ha attaccato fin dentro le mura Vaticane dove, dice, c’è: “Un amministratore delegato tedesco che gestisce due milioni di lavoratori in nero”. Si riferisce a Joseph Ratzinger, e ai dipendenti della Santa Sede. Non si ferma, Grillo. Che sembra uscire ogni volta rinfrancato dalle critiche che gli piovono addosso da destra e da sinistra, dall’alto e dal basso.
E proprio da qui, dal basso (secondo la filosofia del web 2.0) c’è qualcuno - a parte le repliche quotidiane del ministro Mastella (rimbrottato a sua volta dal collega Antonio Di Pietro, schieratosi contro il collega e sostenitore delle campagne “grilline”) - che si è preso la briga di contrastare la battaglia antipartitica del Grillo furioso: è dalla rete - il regno del grillo-pensiero, il campo base usato dai suoi seguaci per ritrovarsi ed esprimersi - che qualche voce contro si sta alzando.
Recentemente, è stato un altro ministro, quello delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, a preoccuparsi di rispondere a Grillo, dal proprio blog. Snobisticamente: solo in un post scriptum. La risposta del ministro al comico, che lo accusa di non occuparsi di frequenze tv né di mandare Rete4 sul satellite, è questa: “C’è un tale che da qualche giorno impazza nelle tv Rai e Mediaset e se la piglia urlando pure con me perché… gioco a tennis con Ermete (Realacci, ambientalista nonché esponente della Margherita vicino, come Gentiloni, a Rutelli, ndr). Cose da pazzi, caro Ermete: non riusciamo a giocare da un anno, e quello lì ci sfotte pure”. Inevitabili e incattivite le risposte dei grillonauti, lesti a inondare il blog di Gentiloni di commenti talvolta irriferibili. E per la maggior parte vicini agli umori del V-Day dell’8 settembre scorso.
Non ha invece ancora sortito effetti (cioè zero commenti, per ora) l’idea dei moderati della rete che, impauriti dai toni del comico, di cui pure condividono parecchie proposte, hanno in questi giorni dato vita a Vacci tu, il sito (per ora in fase embrionale) che punta allo zoccolo riflessivo del popolo del V-day. “C’è la tentazione”, spiega Pier Domenico Garrone, motore dell’iniziativa “di passare con disinvoltura da piazza Venezia a piazzale Loreto, dimentichi dell’educazione, della tolleranza, del buon senso”. Vacci tu, continua Garrone nel post di presentazione “non è un’alternativa, ma una prosecuzione dell’8 settembre, un luogo di critica libera del potere”. Insomma, se il malcontento rimane, le armi si preannunciano diverse. Sulle iniziative, però, il programma è misterioso. Nessuna adunata di piazza all’orizzonte, nessuna proposta di legge in cantiere. Gli aspiranti megafoni dei centristi del web frenano nell’attesa che il sito decolli. Convinti che “la mossa di Grillo sia stata detonante, mentre questo è il momento di intervenire”. Ma senza fare la voce grossa.

Stessa sorte toccata al neo nato blog Abbassogrillo: sta passando sotto silenzio il vero e proprio “Manifesto dell’Anti - Grillismo”, messo on line da Frank Lopez con il “permesso di Costa”, uno dei blogger della squadra dei Mille, la lista di quarantenni che vede nel Pd “un rivoluzionario meccanismo di cambiamento e rinnovamento della politica e della società italiane”.
Stanno andando forte su YouTube i video d’annata dedicati al Grillo pre-tribuno: quello dell’88 in cui il comico si cimenta in uno spot per elogiare le virtù di uno yogurt e quello in cui Beppe il luddista fa strage di computer: era il 2000, e nel corso del Time Out Tour ne prendeva a mazzate uno a sera, davanti al suo pubblico di navigatori a venire
Sempre senza far troppo rumore stanno andando forte su YouTube i video d’annata dedicati al Grillo pre-tribuno: quello dell’88 in cui il comico si cimenta in uno spot per elogiare le virtù di uno yogurt e quello in cui Beppe il luddista fa strage di computer: era il 2000 e nel corso del Time Out Tour ne prendeva a mazzate uno a sera, davanti al suo pubblico di navigatori a venire. Ma si sa, solo gli stupidi non cambiano mai idea… Solo che la rete non conosce l’oblio. Esattamente come non tutti, ancora, conoscono la rete. Visto che, un sondaggio Eurisko commissionato da La Repubblica pone qualche dubbio sul successo che Grillo riscuote on line. Nel campione intervistato, solo l’1,5% frequenta regolarmente il suo blog e tra chi ha firmato le sue proposte di legge, almeno 1/4 non naviga.
Non che questa sia una mancanza, sostiene l’esperto di blog e comunicazione Massimo Mantellini, secondo il quale: “Il blog di Beppe Grillo, senza volerne sminuire il grande successo popolare, non fa parte di nessuna nuova dinamica comunicativa di rete. Grillo fa sul suo sito la stessa cosa che fa da un palco dei suoi tanti spettacoli in giro per l’Italia. Internet non aggiunge un grammo a queste modalità note e sperimentate”.
Daniele Luttazzi, come lui iscritto alla nazionale dei censurati Rai, gli riserva invece un commento pungente, alla sua maniera: “Grillo è ormai un tesoro nazionale… Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella”. La cosa, dice Luttazzi, è molto semplice: la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto le firme nel V-Day “fa acqua da tutte le parti”. E continua: “L’illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia”. Infine l’affondo: “Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica (satira e teatro sono politici da sempre), ma quella di ergersi a leader di un movimento politico volendo continuare a fare satira… La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira”.

Il VIDEO di YouTube: Beppe Grillo nello Spot Yomo, 1988

Grllo prende a martellate un computer:

Grillo, il comico che snobba la tv, va in onda a reti unificate

Beppe Grillo prima dell'incontro con il premier Prodi, in una immagine dell'8 giugno 2006 a Roma
Lunedì 17: da Vespa, su Rai Uno, il premier Romano Prodi era sovrastato dall’immagine di Grillo; la stessa sera sul Due, a La Storia siamo noi, Minoli proponeva un’inchiesta sul fenomeno legato a Grillo; stesso argomento anche nella puntata di Primo Piano sul Tre.

A 20 anni dalla sua cacciata dalla Rai, il ciclone Beppe si è preso la rivincita: è ricomparso sulla tv pubblica, a reti unificate: trattamento degno del capo dello Stato. E giovedì 20 si replica: alla ripresa del programma Anno Zero, Michele Santoro si occuperà ancora di lui e del suo V-Day. In realtà, la cavalcata mediatica di Grillo è cominciata nel 2005 (anno di apertura del suo cliccatissimo blog), quando acquistò una pagina sull’International Herald Tribune per rendere pubblico l’appello contro la rielezione di 23 deputati condannati in via definitiva per vari reati e quando il Time lo inserì tra gli eroi europei. Nel 2006 lanciò le primarie dei cittadini. Poi c’è stata l’apparizione all’assemblea dei soci Telecom (qui il video) dove bastonò tutti: “Il bilancio Telecom è roba da neuropsichiatria”. Da allora non si è più fermato, menando botte a destra e a manca, a colpi di satira, provocazioni, campagne, botte (verbali) ai politici e qualche insulto. Fino all’apoteosi dell’8 settembre, fatidico giorno del V-Day, del ri-lancio della campagna sul Parlamento pulito e della discesa in campo delle liste civiche comunali con il suo bollino. È da almeno 15 giorni che sui media italiani (oltre che nei bar) non si parla d’altro: che sia osannato come capo popolo liberatore o bollato come qualunquista è sempre lui l’argomento principale. Lui e il terremoto politico che, insieme ai suoi sostenitori, rappresenta.
Il suo blog, letteralmente preso d’assalto da milioni di lettori, sta dettando l’agenda dei politici (non passa giorno che il Guardasigilli Mastella non lo visiti e risponda dal suo sito, per le rime ma senza lo stesso successo); con le sue parole (soprattutto se forti come quelle su Prodi-Valium o Berlusconi lo Psiconano o infelici come Alzheimer-Prodi) i più importanti quotidiani ci aprono e riempiono le prime pagine; su di lui scorrono editoriali a fiumi. Solo oggi, ne parla il politologo Giovanni Sartori sulla prima del Corsera e il direttore di RaiDue, Maura Mazza, nell’edizione delle 13, ne denuncia, senza troppi giri di parole, la pericolosa deriva (”Cosa accadrebbe” si chiede Mazza “se un giorno all’improvviso un pazzo, uno squilibrato sentendo quelle accuse premesse il grilletto?”). Della carica antipolitica che incarna, si sono occupati, nel giro di 48 ore l’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi.
Chissà se questa sovraesposizione mediatica, questa smania famelica con cui tv e giornali si sono buttati sulla novità di un comico, che sfugge i luoghi classici del dibattito pubblico e usa il blog per le sue scomuniche, finirà quando le truppe dei grillanti si riuniranno nelle piazze italiane a celebrare il già promesso V-Day dell’informazione? Forse quel giorno in Rai si tornerà a trasmettere il Grillo: il marchese del film con Alberto Sordi…

LEGGI ANCHE: Blogger, precario e deluso da Bertinotti: ecco il V-boy - A chi fa male Beppe il Grillo parlante?

Qui i VIDEO più visti di Grillo: l’incontro con Romano Prodi

Il V-Day di Bologna:

Questo l’editoriale di Mauro Mazza al Tg2:


Ecco lo show di Grillo all’assemblea Telecom, video 1:

Il video 2:

E alla fine Grillo dice sì alle liste civiche per i Comuni


Beppe Grillo ha dato il via libera ufficiale: i suoi gruppi di sostenitori (i meetup) potranno creare liste civiche per i Comuni, perché “dai Comuni si deve ripartire per fare politica”. Liste che saranno garantite direttamente dal comico genovese attraverso la “certificazione di trasparenza” beppegrillo.it. Sono due i requisiti già noti per i candidati: essere incensurati e nessuna iscrizione ai partiti. È un progetto ancora in fase di costruzione, ma che vuole crescere rapidamente: le liste civiche di “grilliani” saranno collegate online attraverso una spazio comune sul sito di Grillo. Attraverso il web sarà più facile per tanti, piccoli gruppi dispersi sul territorio nazionale scambiarsi opinioni, idee e suggerimenti in tempi rapidi e a basso costo. Un’idea simile a quella di social network come Myspace o Facebook, che stanno ottenendo un successo crescente in rete, soprattutto tra i giovani.

Nel frattempo il dibattito su internet si è già acceso: i commenti al post con cui Beppe Grillo annuncia le liste civiche sono generalmente favorevoli, ma non mancano lettori indifferenti o perfino critici. Nell’ultima settimana l’animatore del V-day è stato citato più di 4mila volte nei diari online. E si moltiplicano i tentativi di comprendere un fenomeno che, partendo da un blog, ha portato in un solo giorno più di 300mila persone a sottoscrivere le proposte di leggi d’iniziativa popolare avanzate da Grillo e dal suo popolo.

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Se nel tuo comune si presentasse una lista civica con il bollino di Beppe Grillo, la voteresti?

Ichino: La legge Biagi? Certo non una svolta epocale

Il prof. Pietro Ichino, esperto di diritto del lavoro
Nato a Milano nel 1949, è stato dirigente sindacale della Fiom-Cgil dal 1969 al 1972; dal 1973 al 1979 è stato responsabile del Coordinamento servizi legali della Camera del lavoro di Milano. Nell’VIII legislatura (1979-1983) è stato membro della commissione Lavoro della Camera dei deputati, eletto nelle liste del Partito comunista italiano. Ricercatore dal 1983 all’Università statale di Milano, dal 1986 al 1991 è stato professore straordinario di Diritto del lavoro all’Università di Cagliari; dal 1991 è professore ordinario della stessa materia all’Università Statale di Milano. Nel 1985 ha assunto l’incarico di coordinatore della redazione della Rivista italiana di diritto del lavoro di cui è direttore responsabile dal 2002. Dal 1997 è editorialista del Corriere della sera.
L’8 settembre a Bologna Beppe Grillo l’ha mandata (per dirla eufemisticamente) a quel paese. Lei tace?
Preferisco ignorare gli insulti. Su alcune cose Grillo ha ragione. Sulla legge Biagi, invece, sbaglia clamorosamente il bersaglio. L’ho invitato a un confronto pubblico in televisione, ma lui ha rifiutato.
Non le pare che sulla Biagi ci sia troppo conformismo? Solo a parlarne si fa peccato.
È il risultato di un fenomeno di faziosità bipartisan. Ne hanno fatto un simbolo: a destra e a sinistra, come se quella legge avesse segnato una svolta epocale. Che invece non c’è stata affatto.
In fondo contro la legge non c’è solo la sinistra radicale. Ma anche qualche imprenditore che ha storto il naso perché complica il mercato del lavoro più che semplificarlo.
Per certi aspetti è così. Soprattutto, ma non soltanto, sui co.co.co.: qui la legge ha portato una restrizione drastica, tant’è vero che questi rapporti di lavoro precario si stanno riducendo.
Si fa un grande elogio della flessibilità. Ho paura che talvolta il termine sia il sinonimo alla moda di precariato.
La sicurezza è un bene della vita. Il problema è come conciliarla con la flessibilità del sistema produttivo. In altri paesi si sono fatte delle esperienze interessantissime su questo terreno.
Baratterebbe l’abolizione della legge Biagi con l’obbligo dell’assunzione a tempo indeterminato, ma con libertà di licenziare?
Baratterei volentieri tutti i rapporti di lavoro a termine, “a progetto”, e simili con un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato, nel quale l’imprenditore può licenziare per motivi economici pagando un indennizzo al lavoratore proporzionato all’anzianità di servizio e garantendogli un trattamento di disoccupazione efficiente e moderno. Al giudice solo il controllo sui licenziamenti disciplinari e quelli discriminatori.
A sinistra si esagera, e spesso si dicono infamie. Ma i comunisti non hanno tutti i torti a sostenere che nel programma dell’Ulivo c’era un esplicito impegno a modificare la legge.
Sì: era il frutto di una demonizzazione faziosa e disinformata. Altrimenti, nello stesso spirito, avrebbero dovuto parlare piuttosto di superamento della legge Treu del 1997. Ma questo non potevano farlo, perché la legge Treu era stata voluta da una coalizione di centro-sinistra di cui faceva parte anche Rifondazione, e sulla scorta di accordi firmati da tutti i sindacati, compresa la Cgil.
Marco Biagi, giuslavorista, il 19 marzo 2002 venne ucciso, a 51 anni, dalle Nuove BR, in un agguato a Bologna sotto casa sua
Sulla flessibilità a parole sono tutti d’accordo. Poi le varie indagini sociologiche sui giovani dicono che sognano ancora il posto fisso in banca o in un ministero.
Come dicevo prima, la sicurezza è un bene della vita. Ma costa, come costano tutte le polizze assicurative. I giovani italiani devono valutare questo costo; e rifiutarsi di pagarlo se è troppo alto.
In Italia (come in Europa) la disoccupazione è scesa. In percentuale, quanto è merito della Biagi e quanto della ripresa economica?
Non sono un economista. Però starei attento a individuare nella legge Biagi la causa di questa riduzione. La realtà è che le retribuzioni della fascia bassa si sono ridotte; e quando cala il prezzo aumenta la domanda.
Soddisfatto che i suoi reiterati appelli a licenziare i nullafacenti stiano cominciando a dare qualche frutto?
Soddisfatto è una parola grossa. C’è ancora molta strada da fare.
Alla fine hanno rimosso persino quell’insegnante campione di “fannullonismo” cui lei ha fatto riferimento in molti dei suoi interventi.
Rimosso, ma non licenziato. Prende ancora lo stipendio senza far nulla.

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