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Va-pensiero

Verdi contro Mameli: parla il sindaco leghista di Vedelago

Un giovane Umberto Bossi ascolta Il Và Pensiero

Un giovane Umberto Bossi ascolta Il Và Pensiero

Il Và Pensiero al posto dell’Inno d’Italia. La Lega ha scelto l’inaugurazione di una scuola primaria a Vedelago, provincia di Treviso, per lanciare la sua ultima provocazione. Dopo i cartelli stradali in dialetto, le liste di insegnanti solo padani, le disertazioni delle cerimonie del 2 giugno, sabato scorso, al momento del taglio del nastro della nuova scuola, invece dell’inno di Mameli, il coro della Polifonica di Salvarosa ha intonato l’aria di Verdi. Continua

La Lega di Bossi prepara un settembre verde shocking

Bossi e Balderoli

di Paola Sacchi

Dal generale agosto di democristiana memoria si è passati al guerriero agosto in camicia verde. Se nella Prima repubblica le vacanze del Palazzo venivano usate per sopire e troncare ogni polemica, la Lega nord ha deciso di indossare ad agosto l’armatura del guerriero Alberto da Giussano. Dal ritiro delle truppe in Afghanistan al dialetto a scuola, dalla proposta di affiancare al tricolore i vessilli locali alle gabbie salariali, o meglio salari territoriali.
Solo uscite agostane, le hanno bollate anche alcuni alleati come il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Invece no. Il guerriero agosto serve per gettare le basi di quello che sarà un autunno verde shocking. Sarà inaugurato il 13 settembre a Venezia alla festa dei popoli padani, dove è previsto quasi il doppio delle presenze.
La Lega sta scaldando i motori perché vede tante insidie sulla sua road map: ci sono innanzitutto il federalismo fiscale, madre di tutte le battaglie del Carroccio, da attuare con decreti, e il federalismo istituzionale da incanalare in Parlamento istituendo il Senato delle regioni. Tutte cose che, come la Lega non smette di ricordare, fanno parte del programma di governo, ma che ora sono asediate da una miriade di richieste dal Meridione. Fino a vagheggiare un partito del Sud. I mal di pancia di Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè (Pdl) sono bastati a far drizzare le antenne delle vedette lombarde.

E così si prepara un autunno all’insegna di una accentuata dialettica. Di sicuro c’è un’altra ragione che ha scatenato il guerriero leghista: la battaglia per l’egemonia del Nord che avrà l’epicentro alle elezioni regionali del 2010. Silvio Berlusconi aveva detto che Roberto Formigoni sarà presidente della Lombardia a vita e, in quell’occasione, Bossi aveva fatto buon viso a cattivo gioco. Ma pochi giorni dopo a un comizio serale, nel corso di una delle tante feste leghiste, ha rilanciato: “Vogliamo Lombardia e Veneto”. C’è chi dice che pur di prendere il Pirellone, e quindi la sua Lombardia, il ministro delle Riforme per il federalismo sarebbe persino disposto a cedere il Veneto. Per farlo sarebbe disposto anche a giocarsi pedine come il ministro dell’Interno Roberto Maroni o il viceministro delle Infrastrutture Roberto Castelli.
Ma, visto che entrambi occupano ruoli chiave, c’è chi non esclude che possa toccare a Giancarlo Giorgetti, leader della Lega lombarda e potente presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, quarantenne, bocconiano, di casa a Gemonio e fedelissimo del capo.
Ma il Sud cosa c’entra con il movimentismo leghista? La lady di ferro vicentina Manuela Dal Lago, vicecapogruppo alla Camera, è esplicita: “Credo che ci sia la volontà di ricordare i patti di governo sottoscritti perché con le uscite di alcuni esponenti del Pdl del Sud c’è il rischio che non vadano avanti le cose concordate “. Insomma, non è più la Lega che aveva puntato sulla secessione, semmai è un Carroccio che si pone l’obiettivo di “leghistizzare ” l’Italia.

Non a caso Giorgetti confidò a Panorama a giugno subito dopo il successo elettorale che il problema del partito nazionale se lo sarebbero posti subito dopo essersi rafforzati al Nord. La partita non è tra la vecchia Lega identitaria e un Sud da sganciare.
Almeno stando a quello che il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli dice a Panorama in una conversazione al telefono, dalla sua casa di Bergamo, interrotta dagli ululati dei suoi adorati e giganteschi pastori del Caucaso. Calderoli nega di aver voluto sparigliare per evitare che le richieste del Sud mettessero in discussione la road map leghista che parte con il federalismo. “Il punto vero è un altro: o si fa il federalismo e vengono attuate le nostre riforme, alle quali poi tutti gli altri vengono dietro, o implode il sistema paese. Quindi i secessionisti non siamo noi, ma chi bolla le nostre come uscite agostane. Insomma, a creare l’unità del Paese riconoscendo e valorizzando le diversità siamo proprio noi della Lega”.
Il programma autunnale in Parlamento prevede “una commissione bicamerale per i decreti attuativi del federalismo fiscale; è già uscito poi dal Consiglio dei ministri il codice delle autonomie”. Questo codice secondo la Lega è fondamentale per l’attuazione del federalismo: “Dovrà stabilire chi deve fare le cose, rimettere ordine insomma a quelle competenze già modificate con la riforma del titolo quinto della Costituzione”.
Dopo la “riforma territoriale anche lo Stato dovrà fare il suo passo con l’abolizione del bicameralismo perfetto. Ci saranno una Camera dello Stato e un Senato delle regioni“.

Altro punto nodale: il riequilibrio dei poteri dell’esecutivo e del legislativo. Spiega Calderoli: “È sacrosanto che un premier possa scegliere e revocare i ministri”. E subito si arriva all’eccesso di voti di fiducia e alla decretazione d’urgenza. “Oggi anche nella maggioranza c’è chi si trova un po’ spiazzato rispetto all’attività di governo che deve ricorrere a strumenti eccezionali. Quindi serve un riequilibrio dei poteri in cui nessuno prevarichi l’altro”.
Quanto ai salari territoriali, secondo Calderoli diminuendo il costo del lavoro al Sud si creerebbe un volano di sviluppo con la nascita di nuove imprese: “La commissione europea ha già invitato a tenere conto delle differenze del costo della vita nelle varie aree confermate dalla Banca d’Italia“. Insomma, altro che uscite agostane, si accalora il ministro. Non lo sono neppure quelle sul dialetto e sulle bandiere regionali: “Intanto nessuno negli atti parlamentari ha usato la parola dialetto ma radici regionali. Si tratta di attingere per gli insegnanti da albi regionali.

E poi vi sembra giusto che anche quest’anno la maggior parte delle lodi dei diplomati venga dal Sud? Da noi sono tutte bestie?”. Quanto al tricolore affiancato da inni e vessilli locali, “vorrei ricordare che l’articolo 114 del titolo quinto della Costituzione modificato stabilisce che la Repubblica è costituita da comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato. Avevamo già presentato questa proposta nel luglio del 2008 ma nessuno se ne è accorto. In ogni caso io onorerò di più il tricolore nel momento in cui il cittadino tornerà a essere un soggetto e non più un suddito”.
Il Sud, intanto, non dà tregua: “Io non parlo con i Miccichè, ma con Raffaele Lombardo che richieste di bottega e di potere non me ne fa” dice Calderoli. “E poi ho favorito proprio io l’incontro tra Lombardo e il ministro dell’Economia Tremonti che ha un po’ sbloccato la situazione. Anche se a Giulio ho detto che la parola Cassa del Mezzogiorno non mi è piaciuta”. Quanto ai Fas, sui finanziamenti per il Sud la Lega vigilerà perché vadano a progetti precisi, “non più a ospedali con 18 posti e 160 dipendenti. Con clientelismo e assistenzialismo non si fa fallire il federalismo, ma il Paese”.
Un sostenitore della Lega

Ma un’uscita leghista al giorno non rischia di togliere il governo di torno? “È una cavolata. Questo governo in 14 mesi ha fatto più di qualunque altro in una legislatura intera. Chi pensa di insinuare dubbi sulla sua tenuta è meglio che si ricreda. Perché questo governo sarà di legislatura e costituente: cambierà il Paese”. Una linea, questa, condivisa da tutti. “Questo governo durerà 5 anni” rincara il presidente dei deputati Roberto Cota. “Sarebbe ora di smetterla di pensare che quando la Lega esprime le proprie idee lo fa perché vuole creare tensioni”. E sul partito del Sud Cota è sicuro: “Non nascerà perché sarebbe una spaccatuta nel Pdl e Berlusconi è già riuscito a risolvere il problema “. E comunque ci sarà sempre la Lega a ricordarglielo.


Visualizza La calda estate della Lega. Le esternazioni del 2009 di Bossi &C. in una mappa di dimensioni maggiori

Da Ponte di Legno parole di fuoco: Bossi: “Mameli? Sconosciuto”. Da Calderoli la bozza sui dialetti

Bossi e Balderoli

“Quando cantiamo il nostro inno, il Va’ pensiero (qui il VIDEO del celebre coro del Nabucco di Verdi, ndr), tutti lo cantano perché tutti conoscono le parole, non come quello italiano che nessuno conosce“.

Ponte di legno, parole di fuoco
Il fortino è quello storico, quello delle esternazioni agostane del leader del Carroccio: Ponte di Legno. Negli ultimi tre lustri, nei suoi comizi di mezza estate dalla località turistica della Val Camonica, Umberto Bossi ha messo nel mirino tutto e tutti. Le cannonate estive sono una tradizione a cui il Senatùr non ha mai voluto rinunciare. E che hanno spesso puntato a obiettivi eccellenti, fin dal lontano 1994.
Anche stavolta le parole sono le solite, cioè appartenenti alla sfera delle affermazioni di fuoco. Neanche quest’anno il ministro delle Riforme rinuncia a far rumore, a sparare alto, a spingere per le riforme care al popolo leghista: l’autonomia delle regioni. In una sorta di competizione con i suoi colleghi (di partito e di maggioranza) a chi riesce a tenere più alta l’attenzione dei media con le rispettive uscite, dopo che, nei giorni scorsi, il Carroccio aveva presentato in Parlamento una proposta di legge per inserire nella Costituzione gli inni e le bandiere regionali.
Secondo il Senatùr, infatti, “il nuovo potere e il Barbarossa oggi abitano a Roma. Vogliamo lanciare un messaggio a Roma ladrona: non esagerare”.

Storiografia padana
Il messaggio, storico, è arrivato dopo la proiezione di un trailer sul film Barbarossa che verrà proiettato in anteprima il 2 ottobre al Castello Sforzesco di Milano. Bossi, che non ha nascosto la commozione per le scene delle battaglie, dal palco della festa della Lega ha invitato a partecipare alla prima del film: “Vi regaleranno un libro che metterete nel posto più bello della vostra casa e quella serata non la dimenticherete. Ci saranno ambasciatori, consoli e tanti personaggi che di solito vedete solo sui giornali. Resterete a bocca aperta”. “Vedrete” ha proseguito dopo un lungo racconto storico sulla Lega Lombarda” la storia del grande popolo padano che è sempre stato schiacciato dal dominio del centralismo romano”.
E dopo la parentesi di storiografia padana ecco il ritorno d’impeto dell’attualità. Stavolta Bossi lancia la sfida sull’inno nazionale e sui dialetti, con accenti che inducono diversi esponenti della maggioranza a prendere le distanze e a parlare di “dichiarazioni propagandistiche che indeboliscono il programma di governo”.
L’inno di Mameli? “Non lo conosce nessuno”. Secondo Bossi, il fatto che più gente conosca le parole del Va pensiero significa un maggiore attaccamento alla Lega “perché la gente ne ha piene le scatole”. E ancora: come Presidente della Repubblica: “Meglio Napolitano di Ciampi”. E infine: “La Lega non è nata solo per vincere le elezioni ma per liberare la nostra gente dal centralismo romano. Non andrò in pensione fino a quando non avremo liberato la nostra gente da Roma ladrona”.
Quella dell’inno è di sicuro una questione cara alla Lega e al suo leader (il 20 luglio di un anno fa, il Senatùr aveva maramaldeggiato contro il “Fratelli d’Italia” che chiede a tutt’Italia di essere “schiava di Roma” ). Ma Bossi approfitta anche di un’intervista a Sky Tg24 per lanciare la sua proposta su giovani e lavoro. Lo Stato, dice il numero uno del Carroccio, regali terreni ai giovani per renderli produttivi e dare un lavoro alle giovani generazioni. Una proposta, spiega Bossi, che è già stata illustrata al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ma non è ancora una bozza concreta. “In agricoltura mancano i giovani, sono tutti vecchi. I giovani qualche lavoro dovranno trovarlo. Se ci sono terreni agricoli che costano allo Stato ma non rendono” ha detto il Senatùr “allora è meglio darli ai giovani, che non li facciano costare li facciano rendere”.
Fin qui, il generale Bossi. Ma a Ponte di Legno è intervenuto anche un colonnello leghista, un altro ministro, Roberto Calderoli, che ha annunciato: “L’anno scorso a Ferragosto ho portato la bozza del federalismo fiscale che, in meno di un anno, è diventata legge. Oggi Bossi ha in mano la bozza di legge sui dialetti e vi garantisco che non durerà tanto di più per diventare legge”.

I freni della maggioranza
Due correnti di pensiero hanno accolto le uscite leghiste. Da una parte chi tende a derubricare le parole su inno e dialetti a classica “boutade estiva”. Dall’altra chi invita a prenderle sul serio. Ma sono queste seconde a prevalere nella maggioranza.
E se, appena tre giorni fa, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tornava a ribadire un pensiero già in altre occasioni espresso: “nessuna preoccupazione” per certe uscite di Bossi, dal momento che sono “messaggi politici” per i suoi elettori, oggi dal braccio destro, il ministro dei Beni Culturali e coordinatore del Pdl Sandro Bondi, trapela che qualche preoccupazione nel partito del premier esiste, e parte qualche avvertimento all’alleato: “Derubricare le dichiarazioni di Umberto Bossi a chiacchiere estive, amplificate da mezzi di informazione avidi di notizie clamorose, non sarebbe rispettoso dell’intelligenza politica e dell’umanità personale del leader della Lega”. “Mi chiedo piuttosto e desidererei chiedere agli amici della Lega” aggiunge Bondi “che rapporto vi sia tra i programmi di modernizzazione del Paese, che la Lega giustamente pone al centro della propria azione politica, e che costituiscono il nucleo fondamentale del programma di governo, e le ripetute dichiarazioni propagandistiche, ad uso dei militanti della Lega ma non solo, che indeboliscono e offuscano” sottolinea il ministro “un serio programma di cambiamento economico, sociale e istituzionale che tutte le forze politiche dell’attuale maggioranza sono impegnate a sostenere”.
Si spinge oltre Farefuturo, la fondazione presieduta da Gianfranco Fini: l’offensiva padana “necessita di una risposta alta ed innanzitutto sul piano culturale“, dice il segretario generale Adolfo Urso.
Sulla bozza per l’introduzione delle lingue locali nei programmi scolastici, il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, taglia corto: “Non fa parte del programma di governo” e “non ci sarà la nostra disponibilità a votarlo”. “Per i nostri giovani le ore di inglese” aggiunge il portavoce del Pdl Daniele Capezzone “sono molto piu’ utili di improbabili ore di bergamasco, viterbese, o avellinese”.
E il presidente de senatori del Pdl Maurizio Gasparri liquida la vicenda: “Non sopravvaluto le attività di tradizionale propaganda estiva di Bossi e della Lega. Nessuno cambierà l’inno nazionale“. Anche se il ‘Fratelli d’Italia’ di Goffredo Mameli non è previsto come inno ufficiale dello Stato da nessuna legge, Bocchino sottolinea che “è una cosa seria e non si sceglie con la hit parade”, da cui, aggiunge, uscirebbero “vincitrici piuttosto che il Va’ pensiero, le canzoni O sole mio e Volare“.

Umberto Bossi ha riacceso la polemica su Mameli. Sollevando un polverone all’interno della maggioranza, ha detto che dà più emozioni il “Va’ pensiero”. Gli ha risposto, per il Pdl, Italo Bocchino: l’inno “è una cosa seria e non si sceglie con la hit parade”. Per ipotesi, se poteste cambiare l’inno d’Italia, voi scegliereste:
  • Aggiungi un’opzione.
Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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