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Sulla strada delle vacanze: dove i cantieri non vanno mai in ferie

Un cantiere sull'Autostrada

di Antonio Rossitto

Ormai lo chiamano mestamente “il chilometro 131″. Era il 1975: a Roma Benigno Zaccagnini veniva eletto segretario della Dc, a Londra nascevano i Sex Pistols e in Basilicata il Monte Sirino franava sulla Salerno-Reggio Calabria. La bretella provvisoria a doppia esse sta ancora lì, unico tratto dell’autostrada rimasto a una corsia.

Ma c’è ancora speranza. I lavori per risolvere l’inghippo sono partiti da qualche mese: 33 anni dopo. Nel mentre, al chilometro 131 si è visto di tutto: incidenti mortali, automobili ferme per giorni, lavori interminabili. Quanto è successo ai piedi del Sirino è l’esemplificazione di come possano diventare sciagurati i cantieri stradali in Italia. Appalti eterni, varianti fatte e rifatte, gallerie che si sbriciolano come biscotti. Così, da Nord a Sud, i disagi crescono: anno dopo anno, estate dopo estate. Per verificare, basta mettersi in macchina. E armarsi di pazienza.
Il viaggio parte da Milano, destinazione le spiagge liguri. L’intoppo arriva prima dell’uscita per Casei Gerola. Le corsie diventano due: a lato, da anni, si sta costruendo la terza. Venerdì sera, per attraversare questi 20 chilometri, ci vuole anche più di un’ora. Gli automobilisti si ritrovano in fila, imprecanti e iperagitati. Si voltano a destra, poi a sinistra: ruspe abbandonate, nessun operaio nei paraggi.
Una veduta diventata ormai abituale. Così come la domanda conseguente: perché in Italia servono tempi biblici per finire una corsia, perdipiù in pianura e in una zona poco abitata?

Sull’A7 (1) i lavori dovevano cominciare nel 2000. Sono partiti, invece, il 6 giugno del 2005. Il colossale ritardo si giustifica con il continuo ricambio dei vertici della Milano-Serravalle: ossequio ai furibondi scontri tra gli azionisti pubblici e il costruttore Marcellino Gavio. Sulla stessa autostrada, andando però verso il capoluogo lombardo, c’è il perenne inciampo di Bolzaneto: la galleria Montegalletto. Negli ultimi tre anni è rimasta chiusa a singhiozzo, prevalentemente di notte, causando disagi inenarrabili. Ora i lavori di consolidamento sono finiti. Ma partiranno quelli per aumentare l’altezza del tunnel. Un’odissea.
La stessa che sono costretti a patire gli automobilisti sull’Autosole (2). I guai cominciano dopo Bologna. Da Casalecchio a Sasso Marconi si prepara la terza corsia. Se ne parla da tempo immemore. Nel 1999 sembrava cosa fatta. Invece, approvato il progetto definitivo, è cominciato il calvario: 20 mesi per il parere del ministero dei Beni culturali, 11 per quello dell’Ambiente, 7 per il nuovo disegno, quasi tre anni per l’accordo tra Autostrade per l’Italia ed enti locali. Conclusione: i lavori sono partiti solo a maggio del 2006. “Purtroppo da noi le grandi opere hanno tempi lunghissimi” si giustifica Gennarino Tozzi, direttore dello Sviluppo rete per la società Autostrade. “I capricci di un comune minuscolo possono bloccare tutto per anni. E poi l’iter autorizzativo: estenuante…”. Simone Gamberini, sindaco di Casalecchio di Reno, obietta: “Per evitare lungaggini bastava prevedere le barriere antirumore fin dall’inizio”.
In Maremma ci si gingilla, invece, da vent’anni sulla Siena-Grosseto (3): la superstrada che dal Chianti porta, per dirne una, a Capalbio. Una vecchia strada a due corsie fu completata negli anni Settanta. Un percorso bizzarro. “Inizialmente si pensava a un tracciato lineare” racconta Sergio Bovicelli, assessore ai Trasporti della Provincia di Grosseto. “Poi il parroco di Civitella Marittima, stretto amico di Amintore Fanfani, ottenne che la superstrada passasse dal suo paesino. Servirono nuovi viadotti e gallerie e, ovviamente, un sacco di soldi in più”.
Poco tempo dopo l’inaugurazione ci si rese però conto che era già inadeguata: servivano due corsie per senso di marcia. I progettisti si rimisero all’opera. E gli anni passarono. “Solo che qui non ci sono stati ostacoli né da parte degli enti locali né dei privati” dice Bovicelli, un omone con baffi da zapatista e l’effigie di Che Guevara sul cellulare. L’Anas sostiene che, se lo Stato avesse elargito a dovere, la superstrada sarebbe finita da un pezzo. Sarà pure così, ma anche i lavori appaltati non è che procedano speditamente. Su 60 chilometri, ne restano da fare la metà. Per i primi 11 ci sono voluti quattro anni. A Roselle, nel 2004, venne trovata una villa romana. La sovrintendenza obbligò l’impresa a costruire un cavalcavia per tutelare il “bene prezioso”. Costò 10 milioni di euro. Utilità? Dubbia. “Più che una villa romana è un rudere di nessun pregio” schernisce Bovicelli.
Per i secondi 9 chilometri della superstrada sono serviti invece cinque anni: lo svincolo di Paganico costruito accanto a un fiumiciattolo. Al primo diluvio finì a catafascio: nuove planimetrie e altri soldi.

I cantieri al nord

Quanto però a lire ed euro volatilizzati il primato indiscusso è della Salerno-Reggio Calabria (4), i 443 chilometri più sventurati d’Italia. Salvo imprevisti, alla fine, costerà 9 miliardi di euro. La ristrutturazione è cominciata nel 1998. Per conoscere la data in cui terminerà non basterebbero le sibille cumane al completo, che pure qui intorno, vicino al Lago d’Averno, si trovavano per oracolare. L’Anas però giura e spergiura che l’incubo avrà fine nel 2012. Intanto, anche quest’estate, i disagi saranno enormi: 62,5 chilometri a unica corsia, il doppio dell’anno scorso, sono la metafora di un Paese in cui rammodernare un’autostrada può diventare disperante.
C’è dunque il famigerato chilometro 131. Il vecchio percorso è diventato uno sgangherato slargo pendente a sinistra in cui stazionano i controllori dell’Anas. Arrivano su una Panda bianca nel tardo pomeriggio. Uno è pelato e fuma il sigaro. L’altro è tarchiato, con i capelli grigi: “La domenica pomeriggio qua è una tragedia” racconta. Snocciola l’elenco degli incidenti mortali: l’impiegato del ministero, la famiglia siciliana, la coppietta in vacanza. Dopo la frana del 1975, l’Anas ha fatto e rifatto almeno tre progetti per questo tratto, lungo 800 metri. Il penultimo nel 2001. “I lavori sono cominciati nel 2004″ spiega Antonio Filardi, sindaco di Nemoli. “Ma si sono fermati poco dopo. Il tracciato era sbagliato: il rischio idrogeologico restava”. Ricapitolando: il tratto era stato costruito nuovamente sulla stessa frana. Ora i lavori sono ripartiti, su un altro progetto ovviamente, lo scorso marzo. “Ci vorranno almeno 4 anni” ammette Filardi. “Ma sembra un miracolo vedere operai per qualche mese di seguito”. Visione non proprio frequente sulla Salerno-Reggio Calabria. Non si ha l’impressione che i lavori fervano. Tra Tarsia e Altomonte, per esempio, si viaggia a corsia unica per più di 10 chilometri. A lato il cantiere è deserto.
Di certo, non è facile rifare le strade in Calabria. La commissione parlamentare Antimafia ha ricostruito tutte le infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti. Ne è venuta fuori la mappa della spartizione: una rigida suddivisione, cosca per cosca, di come la criminalità controlla ogni centimetro d’asfalto.
Così va anche dall’altra parte della costa. La 106 Ionica (6) è l’angusta strada statale che arriva a Taranto: 491 chilometri, di cui appena 65 rifatti. Molti cantieri sono fermi. Partendo dal capoluogo reggino, a una sessantina di chilometri una brusca deviazione segnala i lavori per la variante di Palizzi (6). È lunga 5 chilometri. Quattro gallerie sono scavate. Ma della prima ormai resta poco. È crollata lo scorso dicembre: ci sono mucchi di sabbia e pietre sotto il tunnel, una fioca luce appesa in alto, tubi di gomma, arnesi arrugginiti.
Le indagini della procura reggina hanno chiarito le cause del cedimento. Il cemento era pessimo: acqua e sabbia in abbondanza, ma pochissimo calcestruzzo. Per i magistrati i lavori erano diretti dalla ’ndrangheta, tramite due società. Entrambe, secondo le indagini, dipendevano dalla cosca di Africo Nuovo, capeggiata da Giuseppe Morabito, “’u tiradrittu”, in carcere da 20 anni. Il cantiere è sotto sequestro, sorvegliato da due carabinieri. “Bisogna ripartire al più presto. Non deve finire come a Bova Marina, dove per qualche chilometro ci hanno messo 20 anni” dice Giovanni Nocera, sindaco di Palizzi, mentre da una collina indica avvilito pilastri che sorreggono aria e gallerie che sbucano sul niente.
A 70 chilometri e due ore di viaggio da Palizzi c’è Roccella Ionica, sovrastata da un bel castello medioevale. La 106 taglia in due il paese. In estate ci vuole anche un’ora per fare qualche chilometro. Pure qui l’Anas stava realizzando una variante lunga più di 8 chilometri. Un’altra saga dai contorni epici. I lavori cominciano nel 1985. Dieci anni dopo, una frana fa cedere una galleria. Comincia uno scaricabarile tra l’Anas e l’impresa durato un decennio. Nel 2006 si ricomincia. Ma dopo alcuni attentati, la magistratura sequestra tutto. Il sindaco Sisinio Zito, ex sottosegretario socialista in epoca craxiana, spiega: “I mafiosi fanno intendere: o le cose si fanno alle nostre condizioni o niente. E tutto si blocca. Una sconfitta inaccettabile per lo Stato. La magistratura si deve muovere. E l’Anas trovare nuove soluzioni”.
Un immobilismo che, passato lo stretto, i siciliani conoscono alla perfezione. Per vedere completata la Palermo-Messina ci sono voluti quarant’anni. Ma c’è poco da festeggiare. Prima dello svincolo di Castelbuono (7), una deviazione aggira la galleria Langenia. Il passaggio, lungo un chilometro, è sbarrato dal 26 aprile 2006, giorno in cui un autocarro ha preso fuoco. “I danni sono stati ridicoli, ma è già chiusa da oltre due anni” dice Mario Cicero, sindaco di Castelbuono. “I lavori non sono mai cominciati. In compenso però tre operai sono rimasti per mesi davanti all’ingresso della galleria tutto il giorno”. Il tunnel è abbandonato.

Qualche decina di chilometri più avanti, tra Milazzo e Rometta, da sette anni sono inservibili due gallerie. Due agenti della stradale stazionano nei dintorni: usano lo spazio sgombro per piazzarci l’autovelox. “Mai visto un operaio” dice il più vecchio, un cinquantenne barbuto e laconico.
Non va meglio in Val di Noto, terra di palazzi color oro e spiagge bianche. I lavori dell’autostrada Siracusa-Gela (8) sono iniziati quarant’anni fa. Ma sono stati completati appena una trentina di chilometri. E solo fino a Noto. La continuazione per Rosolini (8) è pronta dal 2006. Eviterebbe file di turisti indemoniati. Manca però l’illuminazione e la segnaletica che, nel mentre, si è scolorita. L’autostrada è gestita dal Consorzio per le autostrade siciliano (Cas), rimasto commissariato per sette anni, fino al 2007. Il nuovo consiglio d’amministrazione, ovviamente, annuncia incisività e solerzia. Il tratto però è stato sequestrato dalla magistratura: dopo tutta l’attesa, c’erano avvallamenti, fenditure e cedimenti sull’asfalto. Ora i lavori sono ripresi sotto la guida dei periti della procura. Finiranno a settembre, assicura il Cas. Allora le cose miglioreranno. Fino a un certo punto, però. Il progetto non ha mai contemplato di raggiungere il lembo più a sud d’Italia. “Fu una barzelletta” ricorda Fernando Cammisuli, sindaco di Portopalo e fresco membro del cda del Cas. “Nel 2000 l’Anas, durante i lavori, si rese conto di aver dimenticato lo svincolo per Pachino”.

In Italia però un rimedio si trova sempre. E la Sicilia, quanto a varianti in corso d’opera, non è mai stata seconda a nessuno. Alla provinciale per Pachino si arriverà dunque con una bretella. Costerà 21,4 milioni di euro. Una sbadataggine, ci mancherebbe. Ma piuttosto cara.
I cantieri al sud

Vacanze onorevoli: tutti al mare purché made in Italy

Giorgio Napolitano

È il mare la meta più gettonata per le vacanze dei politici per la pausa estiva in vista della ripresa dell’attività parlamentare.Spiagge, scogli e onde per le tre più alte cariche dello Stato, Giorgio Napolitano, Renato Schifani, Gianfranco Fini e per il premier Silvio Berlusconi che sarà al lavoro fino al 10 agosto, ma poi si concederà un po’ di riposo in Sardegna a Villa Certosa, tra le sue amate piante esotiche. Altro che incrocerà da quelli parti sarà Massimo D’Alema con il suo “veliero” Ikarus.
Il capo dello Stato tornerà prima nell’amata Stromboli, anche se solo per cinque o sei giorni e poi trascorrerà qualche giorno all’Ammiragliato della Maddalena. Insomma, mare doc per il presidente della Repubblica. Il presidente del Senato Schifani non sarà da meno: per lui, prima del viaggio in Terrasanta (in pellegrinaggio insieme al vice presidente della Camera Maurizio Lupi e alla teodem Paola Binetti), qualche giorno nella “sua” Sicilia, alle Eolie, e poi una settimana alle Cicladi, in Grecia.
Gianfranco Fini, invece, lascia Anzio dopo venti anni e si trasferisce sull’Argentario, ad Ansedonia, dove trascorrerà le ferie estive con la compagna Elisabetta Tulliani e la figlia Carolina, nata lo scorso dicembre. Grande appassionato di immersioni subacquee, Fini potrà esplorare i fondali dell’isola del Giglio e di Giannutri.
Il leader del Pd Walter Veltroni, vero cultore della vacanza “on the road” negli States, quest’anno si dovrà accontentare di trascorrere le ferie agostane a Sabaudia, anche perché Vittoria, la figlia più piccola, deve studiare. Mare anche per lui, quindi, come per il presidente del Copasir Francesco Rutelli che non rinuncerà alla consueta puntatina in quel di Capalbio sulla sabbia dell”Ultima spiaggia’, in passato meta d’obbligo per l’intellighenzia di sinistra.
Sarà per la depressione economica o per un’umiltà tattica dopo i processi alla Casta, ma la politica nel 2008 accenna a preferire la battigia nostrana alla vacanza chic, un rifugio vicino alle esagerazioni tropicali, una sorta di esilio intimo, low profile. E c’è chi si affretta a precisare, come il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che anche in vacanza, per carità, si lavora (tra Todi e Ravello). Spiaggia e ombrellone per il ministro dell’attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, che resterà entro i confini nazionali. Andrà a Pineto degli Abruzzi. “È la mia meta da circa 40 anni, in attesa che diventi una località ‘alla moda’: per ora ci vado solo io…”, rivela.
Al mare pure il ministro della Difesa Ignazio La Russa: prima in Liguria, poi nella casa di famiglia alle pendici dell’Etna e poi alle Eolie. A Ferragosto, però, “pausa” di lavoro: La Russa sarà a bordo di un aereo da ricognizione della Marina militare per sorvolare Lampedusa e verificare il servizio di avvistamento di gommoni e barconi degli immigrati.
Sulle spiagge siciliane anche il capogruppo del Pdl a palazzo Madama Maurizio Gasparri che, come di consueto, sarà con la famiglia a Marettimo, nelle isole Egadi. Il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, invece, ha scelto Cipro.
Mare anche per il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che sarà a Otranto con la famiglia, in spiaggia soprattutto per giocare con i figli: “Mi immergo totalmente nel loro mondo. Gioco con le Winx, anzi - ha rivelato il leader centrista in una recente intervista ad un settimanale - posso dire di sapere tutto di Aisha, Flora, Bloom e Stella… Spesso mi travesto da Bella Addormentata per far felice Caterina, insieme mettiamo in scena le favole, anche quella di Peter Pan”.
Ha scelto le onde anche Ermete Realacci, ministro dell’Ambiente del governo ombra del Pd. Andrà in Corsica, a Galeria, “Negli stessi posti dove sono andato per la prima volta in campeggio un quarto di secolo fa…”, dice. L’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini ama i viaggi avventurosi, meno relax forse, ma più adrenalina: quest’anno andrà in Madagascar. Anche l’ex segretario del Partito socialista Enrico Boselli ha optato per una vacanza ‘dinamica’: il suo tour, quest’anno, prevede una trasferta in Messico, tra Acapulco e lo Yucatan.
Passioni più casalinghe per Anna Serafini Fassino e Daniela Santanché, che d’estate amano soprattutto mettersi a cucinare per gli amici, fosse anche un semplice piatto di spaghetti col pomodoro fresco.

I “montanari” sembrano in netta minoranza, comunque ci sono. A cominciare dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, grande appassionato di montagna, capace di scalare il K2, nel 2004, come capo spedizione nel cinquantenario della conquista italiana alla seconda vetta del mondo.
In montagna, ma ad altitudini ben più modeste, andrà anche Enrico Letta, ministro del Welfare del governo ombra del Pd, in attesa dell’arrivo del terzo figlio. Lo aspetta il fresco Tirolo. Sui monti anche il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota: anche per lui tranquillità e temperature più miti in Trentino, nella Val di Sole.
In montagna, sulle Dolomiti, pure il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi e per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (a Lorenzago di Cadore)
Estate in Lombardia per i ministri della Lega: Roberto Calderoli a Bergamo per architettare un nuovo taglio di leggi, Umberto Bossi per passare il ferragosto nell’amata Ponte di Legno. Sulla costa settentrionale della Toscana sono già stati visti i ministri Bondi e Matteoli, che lascerà la sua terra solo per dieci giorni alla volta del Portogallo. Del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna si sa che trascorrerà le vacanze “più al mare che in montagna” e leggerà Balzac, Papà Goriot e La signora delle Camelie di Alexandre Dumas.
Sarà un’estate lunga, perché alla Camera le prime commissioni si riuniranno l’8 settembre, l’Aula il 16. Più di un mese, quindi, per “staccare” e mettersi in riflessione, cominciando dai libri: Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci entrerà nelle valigie del ministro dei beni Culturali Sandro Bondi e del presidente del Senato Renato Schifani, mentre il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto si immergerà nella Recherche di Proust. Per Veltroni un autore americano: Cormac Mc Carthy con il best seller La strada.

Il VIDEO servizio:

Arriva la “Carta del turista”: manuale di autodifesa per l’estate

Le spiagge della Versilia

Turista fai-da-te o da villaggio all inclusive? Avventuroso o in cerca di relax?

Al di là della risposta, occhio alla fregatura: è sempre dietro l’angolo. Ed è in grado di rovinare una vacanza e trascinarsi in inutili e costosi strascichi legali una volta tornati a casa. Uno strumento utile per evitare tutto ciò può rivelarsi la “Carta dei diritti del turista” presentata oggi sul sito del Movimento dei consumatori: un documento di 54 pagine scaricabile gratuitamente qui.
“Vuole essere una guida aggiornata ai principali diritti e doveri di chi viaggia. Con l’auspicio che possa risultare uno strumento utile a prevenire situazioni negative e a orientare in quelle che non è stato possibile evitare” spiega Lorenzo Miozzi presidente dell’associazione.
Nella guida viene fornita una panoramica sulla normativa nazionale e regionale con un elenco dettagliato regione per regione. L’associazione, da sempre sensibile alla tutela dei diritti del turista, negli anni scorsi, oltre alle precedenti edizioni della Carta, ha realizzato una guida informatica (“A practical guide for tourists in Europe”) in collaborazione con l’UE; ha partecipato, in tema di turismo, alle consultazioni per il “Codice del Consumo”; ha sviluppato, con i propri sportelli, una rete “SOS Turista” sul territorio nazionale.
Quali sono i casi più frequenti di “sole” per chi si mette in viaggio?

Il Movimento dei consumatori propone qualche esempio: “l’albergo ”vista mare” come da catalogo del tour operator, si trova in realtà in una landa desolata a due chilometri dalla spiaggia più vicina; la valigia che avete scrupolosamente preparato è arrivata a destinazione una settimana dopo di voi e la compagnia aerea rifiuta di risarcivi il danno subito; il noleggiatore dell’auto si rifiuta di restituirvi la caparra accampando dei presunti danni da voi causati; a causa dell’overbooking vi negano l’imbarco e la compagnia aerea rifiuta di rimborsarvi i costi della notte imprevista in albergo”.

E via elencando una serie di sfighe o soprusi di cui almeno uno è capitato a ogni turista che si rispetti.

Renato Brunetta: “Vorrei fare il fannullone, ma non ci riesco”

brunetta

Il suo idolo è un macellaio. Detta così sembra irriverente o stridente rispetto alla serietà del personaggio: ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, nonché professore di economia del lavoro, autore di decine di saggi. E invece Renato Brunetta, veneziano, 58 anni, adora Fabrizio Nonis, macellaio verace, prestato alla tv (In punta di coltello). Quando, casualmente, i due si incontrarono, Brunetta esplose: “Ma lei è il mio mito”, e l’altro: “No, lo è lei per me”.
Lo sa che è il ministro più popolare del nuovo governo?
Non posso più camminare per strada: la gente mi ferma, mi dice: “Abbiamo fiducia in lei”, “Vada avanti”. Quelli che lavorano sono tutti dalla mia parte. È un consenso bipartisan. Molti di loro sono pubblici dipendenti. Nelle prime settimane di governo ricevevo telefonate di colleghi, del seguente tenore: “Sei proprio sicuro?”, “non stai esagerando, non è pericoloso?”. Finite.
Perché le sue norme antifannulloni sono popolari. E un po’ populiste, sinceramente…
La gente non ne può più. È questo il clima culturale e io lo sto cogliendo.
Quando comincia a fare il fannullone lei? Parliamo delle sue vacanze.
Seconda settimana d’agosto. Dovrei cominciarle intorno a quella data, se tutto va bene.
Meta?
Ravello e Todi, dove ho casa. Non ho più voglia di girare. Per 9 anni ho fatto il pendolare fra Roma, Bruxelles, Venezia. Adoro stare a casa.
E ora si gode le sue case, sparse per l’Italia. Una anche a Venezia, un’altra a Roma. Da ragazzo vivevate in nove in 90 metri quadrati.
Ho tanti mutui. Le case sono anche il mio riscatto rispetto al passato. E mi danno sicurezza.
La giornata tipo di Brunetta in versione fannullone?
Mi sveglio comunque presto, proprio non ce la faccio a non far nulla. Alle 7 sono in piedi, lettura dei giornali la mattina, pomeriggio lavoro o studio.
E la chiama vacanza?
Non so nuotare, non so guidare, sciare, andare in barca. Non so fare niente. Nella mia giovinezza ho solo studiato e lavorato. È un po’ da libro Cuore, ma è così. La mia era una famiglia piccolo piccolo borghese, se non proletaria. «Chi non lavora non mangia» mi ripeteva mia madre. Da ragazzo ti arrabbi a vedere i tuoi amici che vanno in vacanza mentre tu vai a vendere gondolette con tuo padre, ambulante. Lui apriva il banchetto 2 ore prima degli altri, alle 6 di mattina, per beccare le coppiette di sposi meridionali in partenza, che facevano gli ultimi acquisti di souvenir. «Ho già fatto la giornata» mi diceva orgoglioso mentre i suoi colleghi arrivavano.
Si capisce di più la sua crociata antifannulloni.
Vede, la mia prima vacanza seria l’ho fatta a Todi, nell’83, avevo 33 anni. E mi ha salvato la vita, perché ero finito nel mirino delle Brigate rosse. È da allora che vivo sotto scorta.
Parliamo delle prossime vacanze. Se Silvio Berlusconi la invitasse in Sardegna, accetterebbe?
Non sono mai stato invitato dal presidente, ma se succedesse ci andrei ben volentieri.
E con il meno amato Giulio Tremonti passerebbe giorni insieme?
Va a Lorenzago di Cadore, nel mio Veneto. Se c’è bisogno di lavorare insieme, perché no?
E con un sindacalista andrebbe in vacanza?
Forse con Renata Polverini, primo perché è donna e dunque più piacevole, poi perché è da scoprire, la conosco poco. Con gli altri ho già dato, Epifani, Baroni, Bonanni. Sarebbe una noia mortale. Ho colleghi che lo fanno. Forse sono più perversi di me o masochisti.
Un politico da vacanza?
Fausto Bertinotti, sa prendersi in giro, è piacevole. Aspetto un suo invito.
Berlusconi, Bertinotti… Il terzo invito da chi lo vuole?
Da Andrea Pamparana, mi piacciono i suoi libri su santi e filosofi, è curioso, intelligente.
Non nuota, non dorme fino a tardi. Insomma cosa fa nelle tre settimane di stacco?
Mi piace mangiare bene, stare con gli amici, leggere. Unica concessione: il riposino. Sono fatto così, il primo giorno di vacanza me lo godo, il secondo mi sento già in colpa.
Letture?
Saggistica. Non amo i romanzi e purtroppo non mi piace la poesia. Vorrei, ma proprio non mi piace.
Ha mai pensato di scrivere qualcosa che non sia un trattato di economia?
L’ho in testa da molti anni, c’è già anche il titolo, Lista di Spagna. È un romanzo, non ci crederà. Ma non riesco a scriverlo.
Perché?
Lista di Spagna è il nome della strada dove avevamo la bancarella, dai miei 13 anni fino alla laurea sono stato lì quando non ero a scuola o a studiare. Quel vicolo è il luogo della mia formazione: 10 anni in cui sono successe cose dentro di me, e fuori. Ma sono ancora troppo emotivamente coinvolto per metterle sulla carta.
Lei ama stare ai fornelli, vero?
Ho imparato a cucinare da ragazzino, quando le giornate di studio erano lunghe. Così, ogni ora, mi alzavo dai libri per andare in cucina ad aiutare mia madre. Quei momenti sono il ricordo più dolce che ho di lei. Pulivo il pollo, preparavo un soffrittino, aggiungevo il brodo. Ho imparato i fondamentali.
I piatti forti dello chef antilavativi?
Pasta e fagioli, ragù, sugo. Bene arrosti e pesce. Benissimo il brodo e la pasta, fatta in casa da me medesimo. Amo i lessi da morire. Se arrivano 15 amici all’improvviso, svuoto il frigo e li metto a tavola in poco tempo. Sono debole sui dolci.
Ha un altro punto debole, se permette: la privacy. Non vuol far sapere chi è la sua fidanzata, donna chic, Titti di nome, arredatrice di professione. Dica dell’altro…
La privacy è per me un valore assoluto. Una dimensione invidiabile. Non saprà nulla.
Confessi almeno se si è offeso quando l’hanno definita “miniministro”.
Sono abituato alle battute, è 58 anni che me le fanno. Ho metabolizzato. Però stavolta ho provato pena per chi ha usato questo misero giochino, Eugenio Scalfari e Furio Colombo. Mi dispiace di avere avuto per loro tanta stima, sono stati due punti di riferimento. Se questa è la sinistra, noi governeremo per i prossimi 200 anni. Spero che la sinistra, quella vera di Walter Veltroni, sia un’altra cosa.
Perché si è dato un anno di tempo per cambiare le cose?
O si dà il colpo subito o non si fa più. Ci sarà un monitoraggio presso la clientela, che poi è il cittadino.
Finora non ha perso tempo: crociata antifannulloni, denuncia delle consulenze d’oro, trasparenza… I 3 milioni e 650 mila dipendenti pubblici faranno un’estate da thriller immaginandola sulla terrazza di Ravello a inventarsene una al giorno. Altro che vacanze.
La maggioranza dei lavoratori se ne infischia. Spero di non essere l’ossessione di nessuno. E comunque i dipendenti pubblici sono i primi a voler essere percepiti in un modo diverso. La colpa non è loro, ma del datore di lavoro, che è l’uomo politico: non si può essere dei manager del settore pubblico cercando il consenso anziché profitto ed efficienza.
Suona come un discorso anticasta, molto in voga anche questo…
Io sono un pezzo della casta. E comunque guadagno la metà di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori del libro.
Bastone e carota: punizioni a chi ruba lo stipendio, premi a chi lavora bene. L’ha chiamata “Rivoluzione”.
In questo paese pazzo i rivoluzionari sono dei riformisti. Ma le cose si possono cambiare. Pensi a Napoleone: quando lui entra in scena sembrava tutto perduto e invece quel piccoletto corso cambia la storia e il mondo.
Più di una volta amici e nemici hanno detto: «Brunetta si crede Napoleone». È il nostro Bonaparte? Vuole cambiare la pubblica amministrazione dopo decenni di clientelismo e immobilismo?
Non solo.
Cos’altro?
La storia di questo Paese.
Allora è davvero Napoleone…
L’Italia deve ritornare bella, felice, generosa, solidale, è un paese benedetto da Dio, maledetto dagli uomini.
Pensi a cosa sta succedendo a Napoli.
Io ce l’ho con la borghesia napoletana che non fa, non dice. Nulla è perduto. Bisogna darsi da fare.
Ottimista. E se alla fine la esiliassero, se Ravello diventasse la sua Sant’Elena?
Napoleone era in esilio, io sarei agli arresti domiciliari.

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Pasqua, italiani in vacanza tra pioggia e traffico


Nell’uovo di Pasqua, la sgradita sorpresa del maltempo per i milioni di italiani in viaggio sulle strade dell’esodo. Vento, pioggia, freddo e neve hanno infatti caratterizzato - specie al Centro e al Sud - questo lungo ponte.
Fin dalla mattina di oggi, dunque, automobilisti in moto per raggiungere il luogo di vacanza. I flussi più elevati di traffico si sono registrati sull’Autosole lungo la direttrice Nord-Sud, tra Milano e Lodi, tra Piacenza e Fidenza, nel tratto fiorentino ed in uscita da Roma verso Napoli, oltre che ai valichi di frontiera. Il traffico è proseguito poi in modo consistente nel pomeriggio, agevolato dallo stop ai mezzi pesanti dalle 16 alle 22.
Per coordinare i servizi di vigilanza sull’esodo si è riunito ieri pomeriggio al Viminale il Centro di coordinamento nazionale per la viabilità. Sono 1.600 al giorno le pattuglie della Polizia stradale attive per queste vacanze, la metà delle quali sulle autostrade. Agenti in borghese sono presenti negli autogrill, mentre i dispositivi di prevenzione e controllo come tutor, sorpassometri, autovelox, sono impiegati al massimo delle potenzialità. Il Centro di coordinamento tornerà a riunirsi il giorno di Pasquetta, altra data da “bollino rosso”.

Ed il tempo non allieterà i vacanzieri. La Protezione civile ha infatti prolungato a partire dalla serata di oggi e per le prossime 24-36 ore l’allerta meteo emessa ieri. Sulle regioni centrali e meridionali, ci saranno piogge e temporali, neve sull’Appennino centrale oltre gli ottocento metri, venti molto forti lungo le coste tirreniche: la perturbazione proveniente dal Mare del Nord che già in questi giorni ha portato un generale abbassamento delle temperature, non lascerà l’Italia nelle prossime ore e, anzi, andrà intensificandosi fino al giorno di Pasqua. Problemi anche per il mare mosso: Linosa è isolata ed è dovuto intervenire un elicottero della Protezione civile per sbarcare sull’isola 34 persone. Mareggiate sono attese in Versilia. Un miglioramento delle condizioni meteo è previsto, però, per Pasquetta, il giorno delle gite fuori porta.

Scuola, il calendario del rientro in classe


È il nord a ritornare per primo sui banchi di scuola. Possono invece concedersi qualche altro giorno di mare gli studenti del centro-sud, eccezion fatta per i molisani.
Tocca infatti a Lombardia, Piemonte, Veneto, Valle d’Aosta, Provincia di Bolzano e Molise inaugurare l’anno scolastico 2007-2008, riprendendo le lezioni il 10 settembre. Seguono, il 12 settembre, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento, e il 13 Toscana, Lazio (ma nelle scuole per l’infanzia la riapertura è il 12) e Basilicata.
I siciliani sono quelli a potersela prendere più comoda, magari approfittandone per ultimare i compiti delle vacanze. Per loro i battenti riaprono il 18 settembre. Per tutti gli altri il 17. L’anno scolastico si chiuderà in quasi tutte le regioni il 7 giugno (il 30 nelle materne). Gli ultimi ad andarsene in vacanza saranno gli abruzzesi, che dovranno “patire” fino al 14 giugno.
I singoli istituti scolastici però, nell’esercizio della loro autonomia, per particolari esigenze possono aver adattato il calendario scolastico regionale, modificando la fine e l’inizio, nonché le sospensioni intermedie, ovvero le vacanze (sempre rimanendo però nel vincolo di almeno 200 giorni di lezione). Per i ragazzi è quindi consigliabile consultare la segreteria o il sito del proprio istituto.

Una data unisce invece tutte le scuole italiane, quella degli esami di maturità, che avranno la prima prova scritta il 18 giugno.

Qui, sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione, i calendari scolastici regionali, in pdf.

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Ma che vacanze sono mai queste?

[i](Credits: Corbis)[/i]
Se ci state leggendo è probabile che siate uno degli otto italiani su dieci che quest’estate non staccano la spina.
Telefonini, internet, computer portatili e palmari. Più la tecnologia è tascabile, più la vacanza è rovinata. E su una giornata di 24 ore, gli italiano ne perdono fino a quattro di ad esempio nella disperata ricerca di un internet café da cui scaricare la posta elettronica, o tra una telefonata di lavoro e il tentativo di risolvere a distanza il pagamento delle bollette, o l’iscrizione a scuola dei figli.
I dati arrivano da un’indagine promossa da MetaComunicazione, che ha coinvolto 50 psicologi e sociologi e circa 120 persone appartenenti alle diverse tipologie di vacanzieri. E che dipinge le vacanze come un periodo addirittura più stressante della routine quotidiana: per sei esperti su dieci, infatti, ”la maggior parte degli italiani tornerà in città carica d’ansia e di aggressività”. Se per l’84% degli italiani coinvolti nello studio l’obiettivo, al momento della partenza, era quello di ”dare un taglio netto a tutto ciò che riguarda il resto dell’anno”, solo il 9% dice di farcela. Di tutti gli altri, il 21% spreca almeno un’ora e mezza al giorno per gestire telefonate legate al lavoro o questioni lasciate in sospeso in città’; per il 43% si arriva a due ore al giorno, mentre per un vacanziero su tre (31%) il tempo sottratto alle vacanze arriva addirittura a quattro ore.

E non va certo meglio a coloro che sognano di “sparire” per qualche giorno: il 79% degli intervistati pensa che in vacanza sia ”impossibile avere un po’ di privacy”, a causa del dilagare delle telecamere di controllo nei luoghi pubblici, ma anche per la possibilità di ”rintracciare chiunque utilizzi carte elettroniche per i pagamenti”. Il 37%, inoltre, dice di ”avere spesso l’impressione di essere osservato e controllato”, mentre il 28% del campione ammette ”che ormai sono pochissimi i luoghi dove ci si sente veramente liberi”.
Il quadro, per gli esperti, è ”catastrofico: sta infatti venendo meno la funzione fisica e psicologica della vacanza”, mentre ”il continuo senso di oppressione e di essere sempre sotto controllo” fa vivere gli italiani in un continuo stato di ansia. E voi, come state?
[i](Credits: Corbis)[/i]

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Sicurezza sulla strade: l’Aci fa la classifica di quelle più pericolose

Il soccorso stradale dell'ACI rimuove un'automobile coinvolta in un incidente

Nettunense, Romea, Via del Mare, Pontina, Jonica. Attenzione massima se passate di qui: queste sono le strade delle vacanze più pericolose d’Italia, con una media di incidenti 7 volte superiore rispetto al resto del Paese. Qui, stando alle statistiche Aci, si registrano infatti fino a 5 incidenti per chilometro, contro una media nazionale di 0,70.
Perché a differenza di quanto pensino in molti, il 17% degli incidenti avviene sulle strade extraurbane, il 77% in città, contro il 6% delle autostrade.
Stilando la triste classifica delle 10 strade statali che, durante il periodo estivo soprattutto, presentano i maggiori rischi per i viaggiatori, l’Aci non risparmia critiche alle infrastrutture italiane, soprattutto sul fronte della sicurezza: “quasi tutti gli incidenti mortali si concentra su appena il 3,2% della rete delle strade italiane” dichiara l’Aci “le cui condizioni rappresentano, oggi, un forte elemento di rischio”. A causa della scarsa manutenzione dell’asfalto e della segnaletica, in condizioni “critiche, preoccupanti ed estremamente pericolose”. La piaga degli incidenti, però, non si può imputare unicamente allo stato delle strade - prosegue l’Automobile club d’Italia - visto il ruolo fondamentale che rivestono gli automobilisti, e considerata l’azione di prevenzione, educazione e repressione dei comportamenti sbagliati a cui sono tenute tutte le forze dell’ordine. Per questo, associandosi al monito del Capo dello Stato che ha recentemente invitato gli automobilisti ad una guida più responsabile, l’Aci ha dato il via alla campagna: “Non versare sangue sulle strade delle vacanze” (qui l’immagine), in cui un volto di donna dolcissimo e sereno è rigato da due lacrime di sangue. Una foto choc che dovrebbe spingere il milione di soci Aci al rispetto del Codice della strada e con l’obiettivo, fissato dall’Unione Europea, di dimezzare entro i prossimi tre anni le vittime degli incidenti stradali.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
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L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
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