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Da quando Beppe Grillo ha inaugurato il suo blog (gennaio 2005) e si occupa di politica il diagramma del suo reddito è andato costantemente in salita (vedere la foto qui sopra). Infatti i suoi comizi (le serate del tour) sono a pagamento, come video e libri annessi. Dunque l’antipolitica fa bene alla popolarità e alle tasche dell’ex comico.
Ma ultimamente l’aria era cambiata. Sul blog i commenti al post del giorno stavano pericolosamente diminuendo (il 10 luglio sono stati poco meno di 700, 50 in più il giorno dopo: numeri lontanissimi dalla media di qualche mese fa) e anche i meet-up, i circoli dei grillini avevano un saldo negativo (oltre 500 nel 2008, 434 il 15 luglio 2009).
Come uscire da questa impasse e riprendere a fare crescere celebrità e fatturato? La risposta è semplice: il 12 luglio arriva l’autocandidatura a segretario del Pd (il partito ha rifiutato la sua iscrizione) e l’annuncio, sul sito, scatena l’entusiasmo del popolo grillino in letargo, raccogliendo quasi 5.700 commenti. Un’onda che non si arresta nei giorni successivi. Grillo, per restituire grinta alle sue truppe, gira il coltello nella piaga di un Pd in crisi di leadership. Assicura di essere l’unico candidato con un programma: “Io che sono un comico”.
E riconquista i titoli di testa di tv e giornali, una condizione indispensabile per i buoni affari della sua holding. Anche dietro l’ultimo colpo di scena, assicurano i bene informati, c’è la testa riccioluta di Gianroberto Casaleggio, spin doctor di Grillo, grande esperto di rete e inventore del fenomeno internettiano dell’ex comico. Nel 2008 per la rivista americana Forbes Grillo era la settima web-celebrity del pianeta, per Time il suo sito era il venticinquesimo più cliccato di internet e secondo il quotidiano inglese Observer l’uomo era tra i 50 blogger più influenti del pianeta. Technocrati, il sito che calcola autorevolezza e popolarità dei diari online in tempo reale, ultimamente aveva dato un giudizio meno entusiasmante: il blog è, all’incirca, il sessantacinquesimo più cliccato e traccheggia intorno alla millecinquecentesima posizione per “autorevolezza “.
Probabilmente Casaleggio si era accorto di questo calo di consensi ed è corso ai ripari. Si sa che, nel magico mondo di Grillo, il numero dei fan è direttamente proporzionale agli incassi degli spettacoli e del merchandising. Anche se il suo manager, Davide Marangoni, preferisce non diffondere dati ufficiali, la verità è che i fasti del tour Reset, quello del 2007, l’anno del Vaffa day (8 settembre) e dei 200 mila in piazza Maggiore a Bologna, sembrano irripetibili. Nel 2007 per 98 show sono stati staccati 318.972 biglietti (dati dell’Osservatorio sullo spettacolo della Siae), oltre 3 mila a spettacolo. Un trionfo che ha fatto schizzare il suo modello unico a 5.071.196 euro di reddito imponibile, di cui 4.673.478 derivanti dalle sue attività artistiche. Un risultato decisamente superiore a quello del 2006, quando girò l’Italia con lo spettacolo Incantesimi e dichiarò 4.388.367 euro (3.531.868 alla voce “arti e professioni”).
Ma Reset ha strabattuto pure l’ultimo tour, Delirio (qui un assaggio, in VIDEO di 10 min.), che aveva in agenda 58 date e che ha attirato nei primi 36 appuntamenti (sino a dicembre) 98.104 paganti (circa 2.700 di media). Un ottimo risultato, ma pur sempre una flessione. Basti un esempio: Grillo ha chiuso la tournée a marzo, nella sua città , Genova: un solo show, al Vaillant Palace (5 mila spettatori).
L’anno prima, con Reset, aveva riempito per due serate il Palasport (9 mila posti). Ma quelli erano i giorni dei V-day e quella di Grillo sembrava una marea montante. In quel periodo pareva che le liste civiche a “cinque stelle”, quelle che avevano ottenuto il suo imprimatur, dovessero fare incetta di scranni. Quasi 2 anni dopo l’esercito degli amministratori grillini è decisamente più sparuto del previsto: una quarantina consiglieri in circa 35 comuni. Probabilmente la gente dopo il secondo Vaffa day di Torino del 25 aprile 2008 ha iniziato ad assuefarsi un po’ al grillismo e alle sue provocazioni. Ma il masaniello genovese non sopporta il cono d’ombra. Per questo non si è perso d’animo e ha cercato di rimediare con performance sempre più contestate. Per esempio si è esibito in uno sproloquio televisivo lungo 20 minuti su La 7 costringendo la conduttrice, Ilaria D’Amico, a scusarsi con il pubblico.
Nel suo spettacolo Delirio, oltre ai soliti prodotti, come il libro digitale di una nota casa informatica o la palla ecologica per lavare i panni, ha iniziato a promuovere, in polemica con la campagna governativa contro la prostituzione di strada e in nome della libertà sessuale, anche siti hard come www.youporn.com.
Sul palco Grillo mostrava come navigarci, magari inviando propri video, senza preoccuparsi dell’imbarazzo del pubblico più anziano o delle signore. Non è chiaro se Grillo inserirà la pornocrociata nel suo programma di aspirante segretario pd. Non pago, l’11 giugno scorso ha cercato di attirare l’attenzione con uno show in commissione Affari costituzionali del Senato, dove ha dichiarato che in Parlamento ci sono “vecchi, antistorici e qualche zoccola”.
Volgarità in serie che non sono bastate a raddrizzare l’audience. Sino al colpo di scena del 12 luglio. Ora bisogna vedere se la segreteria del Pd è davvero il suo obiettivo o se è solo l’ennesima boutade per ottenere visibilità e prime pagine. Infatti in politica sino a oggi Grillo ha ondeggiato tra l’Italia dei valori e le sue liste civiche.
A Bologna, per esempio, durante la campagna elettorale per le ultime elezioni europee ha dovuto lasciare lontano dal palco i dipietristi Sonia Alfano e Luigi De Magistris, perché i ragazzi del Meetup e della Lista civica hanno preteso che non ci fossero commistioni con l’Idv. Anche perché nel programma dei grillini non sono ammessi gli inceneritori, accettati, invece, dal partito dell’ex pm. Per questi motivi i comitati Rifiuti zero hanno scritto a Grillo una lettera aperta di protesta (”Cosa c’azzecca con te quel Di Pietro?”) che al momento resta senza risposta. Non basta.
Christian Abbondanza, genovese, fondatore della Casa della legalità , associazione impegnata nella lotta alla mafia, ex collaboratore del blog e di diversi meet-up, solleva dubbi anche sulla carta di Firenze, praticamente il programma di governo delle liste civiche a “cinque stelle”: “Dobbiamo ancora capire perché tra i punti fondamentali non ci sia la questione dei controlli di legalità , trasparenza e correttezza delle amministrazioni pubbliche. Forse quell’argomento è stato dato in appalto a Di Pietro”.
Anche perché sono in molti a sospettare che, mentre all’ex pm interessano i voti veri, Beppe Grillo sia più attratto dai guadagni.
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La domanda, come diceva il sig. Mi manda Raitre, Antonio Lubrano, nasce spontanea: può entrare a far parte della schiera Democrats uno (cioè Grillo) che considera il Pd uguale (se non fosse per una elle) al Pdl, a sottolineare che al governo e all’opposizione i “chierichetti che cantano la stessa messa”?
Può uno (sempre Grillo) mettersi alla guida di compagni che con elevata vis polemica dipinge (sul blog, nelle piazze, nei suoi spettacoli e, come si suol dire, “in tempi non sospetti”, cioè molto tempo prima di annunciare l’Opa sul Pd) come macchiette da avanspettacolo?
Ripercorriamo le definizioni. Tipo: Walter Veltroni, alias “Walterloo: è stato il migliore alleato del Pdl. Se fossi Berlusconi lo farei vicepresidente del Consiglio”. E ancora: “Topo Gigio dice che vuole ritornare allo spirito del Lingotto. È come se Napoleone volesse ritornare a Waterloo”. Ma ce n’è per tutti: per Romano Valium Prodi, per Carlo De Benedetti “il termodistruttore dell’Olivetti, il più grande squalo della finanza italiana del dopoguerra”, per Napolitano “Morfeo”, Massimo Volpe-nel-deserto D’Alema “servo del padrone di Arcore”, e poi Dario Boccon-del-prete Franceschini, senza contare il temibile Bersanetor, lo sterminatore dei tassisti. Qaulcuno si salva dalla furia grillina? Neanche tra i volti nuovi? Macché: il nuovo sindaco di Firenze è “l’ebetino Rienzi, paladino degli inceneritori”.
Si dira: ma Grillo è un blogger, un comico. E, si sa, la satira è per antonomasia contro i potenti (di destra e di sinistra, di maggioranza e opposizione). Giusto. Tanto è vero che, in modo saggio e discreto, l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi su La Stampa commentava così la scelta di Grillo: ha “una professionalità nel campo della satira, ma non credo possa svolgere una funzione positiva e utile sul terreno squisitamente politico”. Di non essere “adatto”, anzi di non esere pazzo (a mettersi a fare politica), lo aveva ammesso lui stesson un’intervista alla Stampa: “Obama corre, corra anche lei. Altrimenti è troppo facile”, chiede il giornalista. Risposta: “Ma non saprei come gestirmi! Io non sono un politico… lo potrei fare solo se - ride - facessi una piccola dittatura, se mi dessero la possibilità di usare uno stadio per metterci dentro le 80-100mila persone che stanno facendo del male all’Italia”. Era il 26 gennaio 2009. Concetto ribadito sul blog, il 17 febbraio 2009: “Essere candidati dal PDmenoelle equivale a un suicidio politico, a un bacio della morte”.
E invece… alcuni mesi dopo, domenica 12 luglio il comico genovese ha deciso di candidarsi alle primarie del Pd. E quei giudizi mica li ha ritrattati. Anzi, ha costellato il suo annuncio di parole tutte contro il partito e la sua dirigenza. E così politici, e non solo quelli del centrodestra, e commentatori del Transatlantico sono in buona parte concordi su una battuta per sintetizzare l’affaire Beppe Grillo vs Partito Democratico: per tutti il Pd conferma a pieno la legge di Murphy: “Se qualcosa può andar male, lo farà ”.
A inquietare la truppa democratica c’è poi il programma che Grillo verga sul suo blog il 12 luglio: “Sarà quello dei Comuni a Cinque Stelle a livello nazionale la restituzione della dignità alla Repubblica con l’applicazione delle leggi popolari di Parlamento Pulito e un’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico, a partire da Silvio Berlusconi. Temi troppo duri per le delicate orecchie di un Rutelli e di un Chiamparino. Ci sono milioni di elettori del PDmenoelle che vorrebbero avere un PDcinquestelle. Con questo apparato affaristico e venduto non hanno alcuna speranza. Il PDmenoelle” conclude “è l’assicurazione sulla vita di Berlusconi, è arrivato il momento di non rinnovare più la polizza”.
Il giorno dopo, lunedì 13, Grillo annuncia di aver pagato la quota nella sezione di Arzachena. E che se “troveranno un comma per non farmi iscrivere ne pagheranno le conseguenze”. Il comma arriva. Disco rosso. Grillo non viene iscritto al partito. E lui, difeso dal leader Idv, Antonio Di Pietro – che il Pd vede come il mandante della candidatura del comico genovese – spara l’ennesima dichiarazione anti-pd sul suo blog: “La commissione di Garanzia del PD mi ha lanciato una fatwa: “Non è possibile la registrazione di Beppe Grillo nell’anagrafe del Pd poiché egli ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al PD. La delibera verrà resa nota sul sito nei prossimi giorni”.
In una sola frase hanno ammesso che: 1. esiste un movimento politico popolare; 2. tale movimento è “ostile” al PD; 3. se un cittadino può iscriversi o meno al PD (dove D sta per Democratico) lo decide una fantomatica commissione di Garanzia, non lo Statuto. Il “Movimento Politico Ostile” è ostile forse perché il suo programma è alternativo a quello del PDL? Mentre quello del PD è invece uguale a quello del PDL?
È il 16 luglio quando, intervistato da Gian Antonio Stella, su Il Corriere della Sera ha detto del partito che vuole guidare. “Non ho mai votato il Pd, ho votato per Di Pietro” e si candida perché “il Pd è il secondo partito del Paese. Ma è guidato da fossili che non danno risposte su niente. Vogliono l’acqua pubblica o quella privatizzata? La raccolta differenziata o gli inceneritori? Il nucleare o l’energia rinnovabile? Rispondano. Io mi rivolgo ai giovani che sono dentro il Pd. Sono loro che devono impossessarsi del partito”.
In realtà qualcuno che non ha messo il veto alla corsa di Grillo, tra i democratici, c’è stato: Ignazio Marino e Mario Adinolfi. Il cardiochiururgo non gli ha chiuso la porta: “Non conosco personalmente Beppe Grillo ma credo che in un Pd che sia un partito aperto, qualunque persona può con serietà prendere la tessera, raccogliere firme, scrivere un programma non su facce o correnti, ma sulle idee e se ha serie intenzioni di dare un contributo chiaro al dibattito sull’identità del partito, non può essere escluso a priori”.
Mentre per il blogger Adinolfi “Grillo è stato inurbano, ma la decisione di negargli la tessera è sbagliata”. E sulle motivazioni del no dice: “Si nega a Grillo la tessera perché ha presentato delle liste civiche. Una cosa che fa sorridere: visto che autorevolissimi esponenti come Marco Follini facevano i vicepresidenti del Consiglio di Berlusconi e non abbiamo avuto difficoltà ad accoglierli ai massimi livelli della dirigenza. Il paradosso è che in un partito normale la richiesta di un comico avrebbe preoccupato gli outsider, quelli come me, destinati a essere oscurati da un outsider più forte di loro. Nel Pd invece preoccupa i candidati potenzialmente più forti. Evidentemente hanno i piedi d’argilla”.
Questa è la storia di Grillo e della sua tentata conqista del Pd, nell’ultima settimana. Quindi, ritorna il quesito iniziale: invitereste a casa vostra un tale che di voi e della vostra famiglia ha detto peste e corna? Accetereste di buon grado che lo stesso tale, accusandovi di non avere un metodo educativo dei vostri figli, decida lui per voi come crescerli? Tradotto, fuor di metafora: date queste condizioni, è giusto o sbagliato che i democrats abbiano negato iscrizione e partecipazione alle primarie a Beppe Grillo?
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Il VIDEO su PDmenoelle inciuci e incompetenza
Il VIDEO di Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali, Senato
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Al solito suo. Con invettive, battute provocatorie, frasi al vetriolo e stile tranchant.
Beppe Grillo ha scagliato la bomba sul suo sito, domenica 12 luglio: si candida a segretario del Pd.
Da comico irriverente a blogger seguitissimo; da animatore della “società virtuale” (con battaglie per il Parlamento Pulito, il V-day, gli show dentro e fuori dal Parlamento, le partecipazioni all’assemblea Telecom) a difensore civico (aveva lanciato le liste con il bollino alle scorse elezioni): ora Grillo si chiama dentro personalmente.
Vuole essere il quinto (lui difetta nel conteggio e dice quarto), dopo il segretario Dario Franceschini, l’ex ministro Pierluigi Bersani, il senatore chirurgo Ignazio Marino e l’outsider Mario Adinolfi a correre per la leadership democratica: “Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un’alternativa al Nulla”, scrive Grillo. L’annuncio è subito rimbalzato su Facebook e sta raccogliendo molti commenti di sostenitori e contrari.
“Il 25 ottobre ci saranno le primarie del Pdmenoelle. Voterà ” scrive tra l’altro il comico genovese nell’annuncio “ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c’é il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra” dice Grillo “senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all’introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell’acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano”.
E a chi, come Piero Fassino (coordinatore della campagna di Franceschini), sostiene si tratti di una boutade (”Grillo non è iscritto al Pd e lo ha attaccato di continuo. La sua candidatura è una boutade un po’ provocatoria e non c’è alcuna ragione per considerarla una cosa seria. Bisogna vedere se noi accettiamo la sua iscrizione al partito e non penso che si possa accettare”), lui risponde secco. E serio: “È una cosa serissima, facciamo il bad Pd e il good Pd, come le bad company e le good company, come l’Alitalia. Le firme che servono più o meno sono quelle, le abbiamo già raccolte quasi tutte” spiega Grillo “continuiamo con le nostre liste civiche, vogliamo portare il Comune a Cinque Stelle (altra campagna nata sul suo blog, ndr) a livello nazionale”. “Voglio andare al congresso a parlare ai giovani del Pd, spiegare loro le nostre proposte e capire se le condividono” è la strategia di Grillo “sono le idee delle energie rinnovabili, della mobilità eco-compatibile, del wi-fi libero e gratuito, della raccolta differenziata porta a porta. Sono idee, non ideologie”.
Lo show man ammette di non avere esperienza: “Ho deciso sabato, per dare un senso a dieci anni di lavoro, per tornare a parlare di politica, per dare una mano ai giovani. Ma sono pronto a una nuova avventura ma ovviamente arrivando lì alla segreteria sarebbe tutto nuovo, non ho mai fatto il segretario, non ho nemmeno una segretaria” dice.
Con i candidati attuali non farebbe eventuali alleanze: “A parte la Debora Serracchiani non vedo altri” dice Grillo. “Debora mi piace molto e rappresenta milioni di ragazzi iscritti a quel partito che hanno creduto a dei sogni che non si sono mai realizzati. Noi abbiamo bisogno che vadano avanti queste persone, trentenni, che abbiamo studiato e che facciano parte di questa cultura, dei social network. Mi è venuto il magone a vedere come questi fossili hanno segato la povera Debora: aveva appena detto che condivide le cose che dico”.
Le proposte “forti” sono quelle di sempre: “Per prima cosa devono andarsene quelli che hanno più di due legislature, quelli che hanno disintegrato l’Italia insieme allo psiconano, quelli che sono l’altra faccia dello psiconano, cioè D’Alema, Rutelli eccetera…”.
Sorpresi, felici, confusi, spiazzati, anche delusi, ma soprattutto pronti a iscriversi in massa al Partito Democratico per votare Beppe Grillo, i “grillini” si sono precipitati sul blog del comico genovese per commentare l’annuncio della discesa in campo del loro guru. “Evvaiii Beppe!!!!” posta uno. “Siamo tutti con te!!! Iscriviti al Pd e prendi la tessera, 2mila firme le raccogliamo in 5 minuti, Adinolfi ti da il benvenuto”. Ma un altro: “Ma come, prima butti m… sul Pd e ora ti candidi con loro? Non era meglio fare un partito per conto tuo? Ah vero, avresti preso meno voti (= meno soldi). W la coerenza!!! deluso”, scrive Francesco.
La notizia ha fatto il giro dei siti dei principali quotidiani e ha scatenato anche lì le reazioni dei navigatori. Tre ore dopo la notizia il blog di Grillo era invaso da oltre 1.200 commenti e gli spunti dei blogger sconfinano anche nella fantapolitica: c’è chi sogna Marco Travaglio ministro della Giustizia e Milena Gabanelli agli Interni, chi corregge proponendo Di Pietro alla Giustizia e Travaglio direttore del Tg1.
A salutare come positiva la notizia ci pensano gli altri due candidati alle primarie dl 25 ottobre. Il “collega” blogger Mario Adinolfi, candidato alla segreteria del Pd e membro della direzione nazionale, commenta: “Se lo fa con serietà , se non è una boutade estiva, se conosce e accetta le regole e si sottopone al vaglio degli iscritti al Pd iscrivendosi lui stesso entro i termini stabiliti, a me viene da dire solo una cosa a Beppe Grillo: benvenuto tra noi”. Ma, continua Adinolfi, “Ho paura che tra qualche giorno scoprirà che le modalità di presentazione al congresso sono complesse e burocratiche, ma deve essere serio e evitare grida qualunquiste”. E a dire come la candidatura Grillo vada presa sul serio, una stoccata precongressuale: “Quando si chiede informazione seria per sé, bisogna anche offrirla. Sul suo blog Grillo si candida come ‘quarto’ candidato. È in realtà il quinto. Rispetti i candidati concorrenti e si ricordi che, comunque, è l’ultimo arrivato. Gli sarà utile, se fa sul serio”.
Anche il “terzo uomo” Ignazio Marino “esulta” per la discesa in campo del comico genovese: “Io prendo la canduidatura di Grillo come una buona notizia. Significa che avremo un tesserato in più”. Ecco la lapidaria risposta ad un giovane pugliese che, alla Festa dei giovani democratici, gli chiedeva di commentare la candidatura del comico genovese Beppe Grillo alla segreteria del Pd.
Ovviamente molto contento il “sodale” politico di Grillo, il leader Idv Antonio Di Pietro (e sono in tanti a chiedersi se dietro la scelta di Grillo, che ha “preferito” sparigliare le carte Pd, piuttosto che nel campo dell’Italia dei Valori, viste le molte affinità e le molte inziative comuni tra grillini e dipietristi, non ci sia proprio l’ex pm): “La candidatura di Grillo a segretario del Pd è una gran bella notizia, afferma Di Pietro. Così anche noi dell’Italia dei Valori potremmo avere interlocutori ai quali non fa schifo dialogare con la nostra forza politica, salvo poi cercare voti al momento delle elezioni come pretendono i notabili del Pd. Peccato che con una scusa o un’altra la candidatura di Grillo, come la mia delle precedenti primarie, verrà respinta perchè non si deve disturbare il manovratore”.

E dove non può il leader libico Muhammar Gheddafi (guarda le IMMAGINI del suo arrivo a Roma e della sua tenda a Villa Pamphili), potè il comico ligure Beppe Grillo.
Mentre Palazzo Madama dice no al discorso del Colonnello (per lui la conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso di trasferire l’incontro nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani), la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha ricevuto invece il blogger, che in cambio, con un discorso senza freni, ha rinfacciato al Parlamento di essere pieno di amici, avvocati e qualche zoccola e di non aver niente a che fare con la democrazia.
Giacca e cravatta scure, Grillo è stato ricevuto alle ore 14.30 di mercoledì 10 giugno per discutere della proposta di legge di iniziativa popolare “Parlamento Pulito” (la proposta, per intenderci, portata avanti grazie al V-day) che giace al Senato da 18 mesi (qui il testo del suo intervento).
Il VIDEO dell’intervento di Grillo in Senato:
Un ciclone di 20 minuti tra critiche e invettive
18,29 minuti di show, critiche, invettive: era da tempo che non se ne sentiva parlare. Ora, archiviate le elezioni, Grillo è tornato a farsi vivo in qualità di responsabile della proposta di iniziativa popolare per la nuova legge elettorale. Il comico genovese non ha perso tempo e, subito, ha tuonato contro il Palazzo. “Siete vecchi ed antistorici. Siete 20 e 18 di voi leggono i giornali. Voi andate da una parte e il mondo va dall’altra”. Queste parole non vengono gradite da Maria Teresa Incostante del Pd. “No senatrice non mi riferivo certo all’anagrafe. Voi” ha aggiunto Grillo “vi state informando sul Il Resto del Carlino questo è il simbolo del vostro essere vecchi, mentre io mi informo sulla rete”.
“Parlamentari vecchi, illegali, incostituzionali ed antidemocratici”
“Questa commissione” ha rincarato la dose Grillo, “questo parlamento, non hanno nulla a che fare con la democrazia. Cari membri della Commissione siete illegali, incostituzionali ed antidemocratici. Per rispetto a voi stessi e agli italiani dovreste dimettervi al più presto. Luigi De Magistris e Sonia Alfano sono due italiani per bene eletti da cittadini per bene. De Magistris ha avuto 450 mila voti, il secondo in Italia. La signora Alfano 165 mila voti, la prima donna in Italia, senza televisioni e senza giornali. Chi si è recato alle urne ha potuto sceglierli, perchè questo non deve essere possibile anche per il Parlamento italiano?
La politica non è un mestiere I partiti hanno occupato la democrazia. È tempo che tolgano il disturbo. La politica non è un mestiere, due legislature sono dieci anni, tempo sufficiente per servire il Paese poi si ritorna alla propria professione. Sapete che molti parlamentari hanno doppio stipendio come ‘ma va là Ghedini che prende lo stipendio come deputato e come avvocato del presidente del Consiglio”.
Contro Berlusconi, Andreotti e D’Alema. E quelle “zoccole elette”
“È uno scandalo” tuona ancora Grillo “che in Parlamento siano presenti 20 condannati in via definitiva e prescritti come Berlusconi, D’Alema, Andreotti. È uno schifo che 70 tra i nostri rappresentanti siano condannati in primo e secondo grado o indagati… Questa Commissione, questo Parlamento, non hanno nulla a che fare con la democrazia. Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore. Hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti”.
“Quasi due anni dopo la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare ‘Parlamento Pulito’” accusa Grillo “ho l’onore di essere ricevuto e ascoltato come primo firmatario della proposta di legge. Due anni per parlare alla Commissione Affari Costituzionali. Una Commissione che valuterà le tre richieste: nessun condannato in Parlamento, limite di due legislature per ogni parlamentare, elezione nominale del candidato. Due anni di attesa per una legge firmata da 350.000 persone. È uno scandalo che 350.000 cittadini italiani non siano stati neppure considerati per due anni”.
Disobbedienza civile contro il provvedimento sulle intercettazioni
Visto che si trova lì Grillo non trascura di fare le pulci al provvedimento sulle intercettazioni (sul quale ieri l’aula della Camera ha confermato la fiducia al governo con 325 sì, 246 no e due astenuti) contro il quale annuncia disobbedienza civile. “Sono incazzato come una bestia”, spiega parlando a margine dell’audizione. E alla domanda se pensa che saranno in molti a seguirlo nella disobbedienza civile, risponde: “Se saremo tanti, vedremo chi è che poi combina un reato se chi fa la disobbedienza o chi fa le leggi. Teniamo presente che noi abbiamo un centinaio di parlamentari che fanno le leggi ma loro sono dei fuorilegge”.
Lo show di Grillo, con il suo solito vocabolario, si conclude con un’intimazione alla commissione: “Datemi una data di quando sara’ discussa l’iniziativa popolare per l’elezione dei parlamentari, per lasciare fuori i condannati e scegliersi il parlamentare anziche’ trovarselo nominato, e mi manderete via contento”. Domanda destinata a rimanere senza risposta.
Passata l’onda d’urto dell’esternazione di Grillo, arriva il momento delle reazioni.
Ovvio che le parole del comico non potessero piacere ai senatori, a cominciare dal presidente di Palazzo Madama Renato Schifani. “Non ci si può rivolgere al Parlamento” commenta in aula, tra gli applausi dell’assemblea, l’amareggiato il presidente “e nello stesso tempo offenderne i componenti. L’offesa qualunquistica e volgare contro il Parlamento è già stata usata con esiti drammatici contro le istituzioni. Non dobbiamo assecondare istinti e pulsioni che nulla hanno a che fare con la tutela delle nostre istituzioni”.
Le parlamentari annunciano querela
Ma le più arrabbiate sono le donne. Apostrofate da Grillo con il termine “zoccole”, le senatrici di tutti i gruppi hanno deciso di procedere con una querela contro Grillo per le espressioni offensive usate nel corso della sua audizione. Si tratta di un’iniziativa trasversale alla quale le senatrici (tranne quelle dell’Idv) hanno dato vita per reagire alle espressioni pesanti usate da Grillo nei confronti dei parlamentari, ma delle donne deputate e senatrici in particolare, verso le quali il comico genovese ha usato il termine “zoccole”.

Dopo alcune settimane di silenzio mediatico, è tornato. Beppe Grillo, il comico fustigatore dei politici, il blogger aizza popolo del V Day, oggi ha messo in piedi un altro quadretto dei suoi. Per chi si fosse trovato in mattinata a Roma, lungo il tragitto che da via Zanardelli (a ridosso di Piazza Navona) giunge in via della Dogana Vecchia, il “lato B” di Palazzo Madama, lo avrebbe visto sfrecciare a bordo di un risciò, al grido di “il Paese riparte” e in compagnia di una trentina di “grillini”. Dopo aver “parcheggiato” davanti all’ingresso secondario del Senato, il genovese è entrato per “consegnare le firme per la legge popolare Parlamento Pulito al presidente Franco Marini”. E per chiedergli “di poter illustrare la legge popolare al più presto in Aula”. L’appuntamento è stato annunciato, come di consueto, dalle pagine del suo blog, dove Grillo ha riportato anche lo stralcio dell’articolo con cui il New York Times descrive l’Italia della “Life less dolce” (Una vita meno dolce). Un ritratto impietoso del Belpaese, quello fatto dal giornale americano: “Gli ultimi dati” si legge fra l’altro “fanno riferimento una nazione più vecchia e più povera, a tal punto che il suo vescovo più importante ha proposto di incrementare i pacchi cibo per i poveri. Il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vive a casa dei genitori, condannato a una adolescenza sempre più lunga e poco produttiva. Molti dei più brillanti, come i più poveri un secolo fa, lasciano l’Italia…”. Ecco, chiosa Grillo, come “ci vede il mondo. Tutte cose che chi frequenta il blog conosce da tempo, ma è confortante vederle scritte su un giornale di livello internazionale”.
Ma non contento, il comico, tra una battuta e l’altra, nel suo viaggio in risciò, ha trovato anche il modo e il tempo di polemizzare (e non è la prima volta) con il Presidente Giorgio Napolitano: “Ha detto che questa non è l’italia di Grillo. Meno male, mi ha tolto un peso, e ha ragione perché questa è l’Italia di Napolitano…”.
Grillo ha consegnato agli addetti del Senato i 18 scatoloni contenenti le 350 mila firme per il ddl d’iniziativa popolare che chiede la non candidabilità al Parlamento degli inquisiti e che il mandato parlamentare non superi le due legislature. Prima di incontrare il Presidente Marini, il comico ha ribadito: “Portiamo questo libretto nero, la proposta di legge popolare. Mi sembra carino, tutto rilegato. Ci manca sopra solo la croce”, ha aggiunto, sottolineando di voler dedicare la proposta “alle salme dei politici che sono in Parlamento”.
Ma le battute Grillo non le risparmia neanche all’informazione. A cominciare dall’ordine dei giornalisti: “Lo ha voluto Mussolini per controllare l’informazione”. Quindi va abolito, taglia corto. I giornali? “Uffici marketing dei partiti”. Colpi pesanti, assestati senza riguardo in vista del “V-day” del 25 aprile che porterà l’informazione agli onori (si fa per dire) del grillismo.
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Sono giovani. E molto incazzati: “Se non sei figlio di qualcuno in questo Paese non ce la fai” dice Andrea Palamara, 25 anni, neolaureato in scienze politiche di Erba e organizzatore lombardo dei “vaffa-boys”. “Mi impegno perché i politici sono di bassissimo livello. Non sono classe dirigente. E soprattutto perché sono tanto vecchi: non sanno cosa sia un blog o il meet up”. Proprio il meet up, cioè l’incontro in rete, è quello che ha trasformato il “Grillo-boy” in “vaffa-boy”. Il grillismo fino a un anno e mezzo fa era solo un blog di successo. Il salto di qualità è arrivato grazie all’utilizzo dello strumento “meet up”, con la possibilità per i fan del comico genovese di aggregarsi su siti propri, organizzati con un criterio territoriale. Così il giovane “grillino”, da lettore e commentatore del beppegrillo.it è diventato soggetto politico. Gli animatori dei meet up territoriali vanno a parlare con i sindaci, si muovono su piccoli obiettivi locali, dalla Tav all’emergenza rifiuti.
Mario Adinolfi, il 36enne blogger candidato alla segreteria del Partito democratico, spiega: “Già nel 2001 mi candidai con il simbolo della chiocciola internettiana a sindaco di Roma, perché si capiva che il web mobilita; ora Grillo e i grilliani scoprono che la rete non è solo uno strumento di comunicazione, ma un modello politico totalmente nuovo: la democrazia diretta. Che riesce a saltare la mediazione del politico di professione”.
Ma chi è il V-boy? Elio Veltri (qui il suo intervento al V-Day di Milano), che sta organizzando la discesa in campo della Lista civica nazionale per il 6 ottobre a Roma e che si sente un po’ la chioccia di questo movimento, sostiene che sono giovani dai 20 ai 35 anni, spesso con un lavoro precario, o cinquantenni che “sperano che l’Italia non sia ancora morta”. “Non ho raccomandazioni” dice ancora Palamara. “Mi cercherò un lavoro in una ditta di pulizie”.
Il V-boy è contro la legge Biagi. E ha due bibbie: il libro-testimonianza di Grillo Schiavi moderni, che in agosto ha ricevuto il plauso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (chissà se è pentito?), e quello di Michela Murgia, una giovane 34enne sarda, che in un best-seller agrodolce, Il mondo deve sapere, ha raccontato il dramma quotidiano, non privo di elementi grotteschi, di un lavoratore di un call center.
Il V-boy ama Oliviero Beha e Marco Travaglio, due giornalisti che sparano indifferentemente sia contro la destra sia contro la sinistra. Ed è molto deluso, come Palamara, dal presidente della Camera Fausto Bertinotti: “Uno che ha predicato la rivoluzione per trent’anni e poi è diventato presidente della Casta”. E proprio <em>La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, sono i due saggi che il grillino ben informato conosce quasi a memoria, e cita spesso.

Il V-boy odia i giornali “perché sono tutti uguali”, ma gli piace la rivista Internazionale “perché” scrivono nelle webdiscussioni “leggendo quello che avviene negli altri paesi capiamo che da noi è ora di cambiare” e preferisce andare direttamente sui siti internet a cercare informazioni, magari scambiando idee sui blog. È grande appassionato di Dagospia, sito tradizionalmente irriverente con il potere.
Pur facendo parte della generazione di internet non disdegna cinema, musica e teatro: gli piacciono Ligabue (definito “impegnato, ma ruspante”), i comici alla Sabina Guzzanti e l’iconoclasta della parola Alessandro Bergonzoni, ma pure i monologhi amari di Ascanio Celestini. Considera ormai vecchio e superato Nanni Moretti, legato all’archiviata e inconcludente stagione dei girotondi. E in televisione professa un vero culto per le inchieste della trasmissione Report, su Raitre, ideata da Milena Gabanelli.
- Tags: beppe-grillo, blog, elezioni, girotondini, grillini, Guglielmo-Giannini, palazzo, parlamentari-condannati, Pd, politica, privilegi, qualunquismo, Romano Prodi, satira, sinistra, Uomo-Qualunque, Vday, Walter Veltroni
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Un ciclone o una folata di vento, come dice il sociologo Giuseppe De Rita? Per ora i dati di fatto: il V-Day di Beppe Grillo (qui l’intervento a Bologna; qui tutti i video d chi c’era)) ha avuto successo; i Grillo-boys o grillini sono alcune centinaia di migliaia, soprattutto su internet; i partiti sono preoccupati, anche se non lo dicono. Da destra, ma soprattutto da sinistra, è tutto un susseguirsi di aperture e distinguo: “teniamone conto, “segnale importante e positivo, “purché non trionfi il qualunquismo e l’antipolitica”, ecc, in perfetto stile politichese.
La curiosità principale è: Beppe Grillo può far più male alla destra o alla sinistra? C’è un precedente lontano ma illuminante, quello dell’Uomo Qualunque, il partito populista-moderato fondato nel 1946 da Guglielmo Giannini, che all’Assemblea costituente ottenne il 5,3% dei voti, divenendo la quinta formazione nazionale. Benché dichiaratamente anticomunista, Giannini - che propugnava la rivolta fiscale e la pulizia nella “politica corrotta” - fu combattuto soprattutto dai politici di centrodestra, Dc in testa, ed anche dalla Confindustria. Temevano, a ragione, che sottraesse loro voti: alla fine Giannini accettò di appoggiare la Dc; poi i Qualunquisti confluirono nel Msi, a quei tempi fuori dai giochi di governo.
L’Uomo Qualunque lanciò il termine “qualunquista”, lo stesso appioppato oggi a Beppe Grillo. Ma le analogie non finiscono qui. Così come Giannini preoccupava la destra di allora, oggi è la sinistra ad avere più timori. Benché la piazza, virtuale e non, del comico genovese sia in grandissima parte orientata a sinistra, e benché le sue parole d’ordine, a cominciare da quelle sui precari e sulla legge Biagi (che sono costate al comico risentite polemiche) , siano tipiche della sinistra.
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Il fenomeno-Grillo rischia innanzi tutto di offuscare il lancio del Partito democratico. Tanto la piazza di Grillo si presenta spontanea e tutta all’insegna della partecipazione popolare, tanto il Pd appare, finora, un’operazione di palazzo, distante dalla gente. Non a caso tra i bersagli dei grillini c’è Walter Veltroni.
Secondo punto: nonostante il movimento si definisca trasversale, gran parte delle idee e delle parole d’ordine sembrano appartenere all’area della sinistra radicale, in una sorta di riedizione dei girotondini che tanto hanno bersagliato la nomenklatura diessina nei primi anni 2000.
Terzo: Beppe Grillo ce l’ha, magari confusamente, con la classe dirigente. E oggi, per il semplice fatto di essere al governo e al potere, la classe dirigente viene identificata con il centrosinistra. Non bastavano la case vip, i mutui regalati, le consulenze d’oro, insomma la casta. Ora c’è Grillo.
Il problema è: come e quanto si tradurrà il grillismo in termini elettorali? Molti prevedono un aumento dell’astensione. Che certamente, in parte, colpirebbe anche il centrodestra. Ma, come è dimostrato da alcune elezioni a questa parte, si diffonderebbe soprattutto tra i delusi e gli “incazzati” della sinistra. Si attende, a breve, un invito a Beppe Grillo da parte di qualche esponente del Pd, se non da Veltroni medesimo. A condizione che l’invitato accetti.
Guarda la GALLERY del V-DAY di Milano.
Il VIDEO con l’intervento di Elio Veltri:
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Giorni di gloria per il Grillo nazionale (popolare). Giorni di successi e di prime pagine. Per il suo blog, le sue iniziative, le sue battaglie. Quelle che lo showman genovese porta avanti con il piglio del politico e il fare del comico.
Con ordine. Due giorni fa, non senza sorpresa, la Corte dei Conti ha sostanzialmente sposato la proposta, pur definendola “un po’ forte, clamorosa”, di Grillo, che recentemente ha depositato alla Cassazione una richiesta di legge popolare per un “Parlamento pulito”.
Chi riveste una carica pubblica e viene condannato in via definitiva per “cattiva amministrazione”, non deve avere la possibilità di candidarsi di nuovo. Questo chiede la campagna di Grillo, questo di fatto ribadisce il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose. Che, prima della scadenza del suo mandato (il prossimo 27 agosto andrà in pensione), ha fatto per l’ultima volta i “conti in tasca” al Belpaese, e ha sollevato con una domanda il problema del cattivo comportamento di certi politici e funzionari pubblici: “Come è possibile che la maggior parte delle società pubbliche non producono mai utili?”. E non ha esitato a buttare sul tavolo un rimedio: “Vietare l’elezione in Parlamento dei politici condannati in via definitiva”. Tradotto, via per sempre i politici corrotti dal Parlamento (ultimo caso quello dell’ex ministro della giustizia e senatore ’sub judice’ Cesare Previti): niente meno che lo slogan che campeggia sul sito del genovese.
Martedì 17: la Cassazione, provocando un polverone di polemiche, dichiara, con sentenza n. 27966, che mandare a quel paese in modo volgare una persona, cioè dirgli pubblicamente “vaffanculo” (scusate, ma è questo il caso in giudizio) non è offensivo. Per il comico la sentenza cade a fagiolo: da mesi sta preparando, per l’8 settembre, il Vaffanculo day, o V-Day: una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Una giornata da passare nelle piazze d’Italia per ricordare “che dal 1943 non è cambiato niente”. Per lanciare la sua iniziativa, Grillo è andato persino al Europarlamento di Bruxelles e davanti ad una platea gremita di gente (qui il video), ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a promuovere il Vaffaday.
Mercoledì 18: nel giorno in cui i blog, compiono 10 anni, l’ultima classifica di BlogBabelitalia piazza il sito di Grillo al primo posto tra quelli dei Vip (davanti a una folta schiera di comici: Daniele Luttazzi, Jacopo Fo, Franca Rame, Dario Fo e Lino Banfi) e secondo nella classifica generale, dietro solo a Luca Conti, primo con il suo Pandemia
Insomma tre giorni di sovraesposizione mediatica da fare invidia al Veltroni del Lingotto. E a questo punto la domanda è: a quando la sfida tra i due? Poiché Grillo mena scudisciate sia a destra che a sinistra, sarebbe un bel duello: tra il sindaco che fa sognare e il fustigatore che fa indignare.