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velo

Per la Lega il burqa come il passamontagna delle Br

(Credits: Roberto Ponti/Ag. Sestini)

(Credits: Roberto Ponti/Ag. Sestini)

Il burqa pericoloso come il passamontagna usato dai brigatisti rossi. Simboli delle varie forme di terrorismo, secondo la Lega. Dell’integralismo islamico, il primo, e degli anni di piombo il secondo. Continua

Venezia, museo vietato a una musulmana: portava il velo

 Una donna islamica indossa il Niqab

Era entrata in un museo pagando regolarmente il biglietto ma dopo pochi metri, all’accesso delle sale del secondo piano, è stata fermata perché portava il velo. È successo a Venezia, all’ingresso di Ca’ Rezzonico, dove uno dei sorveglianti ha bloccato la donna che era accompagnata dal marito e dalla figlia. È stata allontanata perché indossava il niqab, velo che lascia scoperti solo gli occhi: più precisamente è stata invitata a togliersi il velo o a restare fuori, per motivi di sicurezza.
Il responsabile del Museo Ca’ Rezzonico, Filippo Pedrocco, definisce la vicenda come “un grave errore dei guardasala”. “Per questioni di sicurezza, persone con il volto coperto non hanno accesso alle sale espositive. Succede per esempio a Carnevale, durante il quale diverse persone entrano mascherate” dichiara Pedrocco “e in quel caso chiediamo gentilmente ai visitatori di scoprirsi il volto e solitamente non ci sono problemi”. “Sta al buon senso del personale capire in quali casi sia richiesto far vedere il viso” continua “in questo caso la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo e mi scuso per l’accaduto”.
Un brutto scherzo di carnevale fuori stagione, quindi? Piuttosto “Un tipico pasticciaccio all’italiana”, dice Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente della associazione degli Intellettuali musulmani. “Prima viene ammessa, poi fatta uscire”, ricorda Vincenzo dell’episodio, sottolineando che questo accade perché non c’è chiarezza sulle norme né sulla loro applicazione. Mentre “aumenta e dispiace” aggiunge “il clima di islamofobia”.
Se vi sono norme che impediscono di tenere coperto il volto in pubblico, secondo Vincenzo, non possono essere applicate senza distinguere caso per caso. “Se no” osserva “si dovrebbero vietare anche le mascherine antismog nelle strade”. Serve dunque elasticità da parte delle autorità, sostiene Vincenzo, che però chiede la stessa flessibilità anche al mondo musulmano: “La religione” sottolinea infatti “non impone alcun obbligo sul velo”.
Piuttosto, evidenzia, quello che manca è un quadro normativo generale che, attuando per l’Islam il principio costituzionale dell’intesa dello Stato con le diverse religioni, fornisca anche il contesto per un mutuo accordo sulle regole.

Santanchè: An addio, preferisco La Destra

daniela santanchè
Strappo in casa An: Daniela Santanché lascia per andare ne La Destra di Storace. La parlamentare stamattina ha consegnato la lettera di dimissioni a Gianfranco Fini e oggi pomeriggio sarà a Roma, all’Eur, per partecipare all’assemblea costituente che trasformerà il movimento politico de La Destra in un vero e proprio partito.
Secondo quanto risulta a Panorama, la Santanchè entra nella nuova forza politica con un ruolo da protagonista per assumere incarichi di primo piano.
Ancora da chiarire le motivazioni di questa improvvisa decisione, che però pare maturata dopo i numerosi scontri che hanno contrapposto la parlamentare ai vertici di An, che spesso non hanno digerito i suoi attacchi alla leadership, come quando fece riferimento agli “attributi di velluto” dei dirigenti.
Le tensioni si sono consumate soprattutto sul terreno delle pari opportunità e sul ruolo che le donne avrebbero dovuto ricoprire all’interno di An, un partito che spesso è parso andare stretto alla Santanchè. Ora resta da capire in che modo troverà spazio nella nuova forza politica, che si pone l’obiettivo di rinsaldare i valori tradizionali della destra offuscati, a detta del leader Storace, dalla svolta moderata di Fini. Che già in un’altra stagione, traumatica per An, aveva visto l’addio di Alessandra Mussolini.
Daniela Santanchè con Francesco Storace all'assemblea costituente de La Destra

Santanché: i maschi di An hanno le palle di lino


Dal sito dell’onorevole Santanché: “Sono nata a Cuneo, il 7 aprile 1961 sotto il segno dell’Ariete e dell’Ariete ho la caparbietà, la tenacia e la passione. Laureata in scienze politiche, un master alla Sda Bocconi. Ho iniziato il mio percorso in Alleanza nazionale con Ignazio La Russa dopo la svolta di Fiuggi del 1995. A giugno del 2001 sono stata eletta deputato nella circoscrizione elettorale Lombardia 3. Nel 2005, dopo aver ricoperto la presidenza del Comitato di controllo per la spesa pubblica presso la commissione Bilancio, sono stata nominata relatrice della Legge finanziaria 2006. Prima donna nella storia della Repubblica a ricoprire questo ruolo. Nel 2005 ho ricevuto anche l’incarico, da parte di Gianfranco Fini, di coordinatore nazionale del dipartimento pari opportunità di Alleanza nazionale”.

Se le donne nel Partito democratico non vanno di moda, in An ancora meno. Il suo segretario ne parla poco.
Gianfranco Fini resta il leader di un grande partito che ha un problema serio: perde pezzi, soprattutto fra i giovani e le donne. Una costante emorragia di persone e di risorse che non vengono rimpiazzate da nuovi ingressi, se non qualche ex socialista che si piazza nelle fondazioni.
Le fondazioni sono considerate il rifugio dove superare la vecchia forma partito. Le fanno tutti…
È vero. Oggi tutti copiano Massimo D’Alema che ha capito prima di altri come le fondazioni siano macchine perfette per coltivare il culto della personalità.
Dunque anche la sua di personalità, visto che lei si è fatta una fondazione, il Circolo D-Donna.
A differenza delle fondazioni i circoli sono formati da cittadini comuni, sono fatti per stare tra la gente e, invece di rendere, costano denaro, tempo e fatica. Non saranno in grado di elaborare raffinate teorie sul mondo, ma scaldano il cuore di chi ne fa parte.
E di cosa si discute nei suoi circoli?
Dei valori della destra, dall’identità nazionale alla sacralità della vita. Contro il Corano nelle scuole e l’ingresso della Turchia nella Ue.
Tempo fa ha dato del “palle di velluto” ai colonnelli troppo arrendevoli verso Fini. Pentita?
No, l’espressione è sempre di attualità. Solo che, vista l’emergenza caldo, la cambierei in “palle di lino”.
Anche Francesco Storace è un “palle di lino”?
Storace è cresciuto all’interno di questa classe dirigente, ma è allergico al velluto e anche al lino. Per questo chiede con forza e a ragione un congresso così da fare chiarezza sulla linea politica. Mentre il partito perde pezzi, quando lui gira l’Italia riempie i teatri e riesce a unire i cuori giovani con quelli vecchi del partito. Vorrà pur dire qualcosa.
Invece quelle di Ignazio La Russa, il suo ex mentore, come sono? Lui la critica pesantemente, si dice che le abbia tolto il saluto.
Non è vero, ci ho parlato anche mezz’ora fa. Ignazio resta un amico. E io gli amici li rispetto.
Dopo le minacce che lei ha ricevuto dagli estremisti islamici, il Corriere della sera ha scritto che se fosse stata di sinistra sarebbe già diventata un’icona femminile.
Quell’articolo mi ha fatto pensare. Soprattutto da Barbara Pollastrini e dal Vaticano ho ricevuto una solidarietà non di facciata.
Quasi quasi meglio abbandonare questa destra di “senza palle” e passare al Partito democratico…
Bella prospettiva: 8 donne su 2 mila delegati. La verità è che le donne autonome e controcorrente danno fastidio a destra come a sinistra. Solo che di là nessuna ha il coraggio di ribellarsi apertamente. Io ballo da sola e l’ho dimostrato pagando in prima persona i diktat del mio capo ma resto dove sono.
E il suo arcinemico al Viminale? Giuliano Amato è l’ispiratore della nuova politica sull’immigrazione che supera la Bossi-Fini e punta sul coinvolgimento della Consulta islamica.
A tutt’oggi chi predica odio non viene espulso, e le scuole clandestine proliferano. I bilanci delle associazioni musulmane non sono trasparenti, ma non si svolgono le inchieste per paura di turbare gli “amici islamici”. Il Dottor Sottile deve ricordarsi che è anche ministro di polizia e quindi deve fare rispettare la legge.

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