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Auto giù dal viadotto, dopo la discoteca. Il giovane alla guida indagato per omicidio colposo

auto giu dal viadotto

Un volo di 25 metri a 100 chilometri l’ora. Quattro ragazzi morti, un quinto in gravi condizioni. È l’ennesima strage del sabato sera quella avvenuta sulla statale 675, la bretella che collega il porto di Civitavecchia alla via Aurelia. Quando la Nissan Micra guidata da Yuri Capparella, 19 anni, sfonda il guard rail è appena l’alba. L’auto salta giù per la cunetta che sorregge il ponticello sorvolando letteralmente la stradina sottostante e si capovolge.
Un volo nel vuoto per colpa dell’asfalto bagnato, dell’eccessiva velocità e della droga. Sono morti per questi motivi i quattro ragazzi usciti di strada con l’auto sulla quale viaggiavano a Civitavecchia, in provincia di Roma. È sopravvissuto solo il giovane che guidava, il 19enne Juri Capparella. Sottoposto al narcotest è risultato positivo ed è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo.
La procura di Civitavecchia ha infatti aperto un’inchiesta per accertare quale sia stata l’esatta dinamica dell’incidente dove hanno perso la vita Daniele Mercuri, di 16 anni e suo cugino Indro Mercuri, della stessa età, Giovanni Siena di 21 e Giancarlo Cocciolone, 20 anni. La magistratura ha disposto l’autopsia per cercare tracce di droga anche per loro.
Yuri Capparella, ferito gravemente e con diverse fratture, è stato trasferito con l’eliambulanza a Roma dopo l’intervento chirurgico all’ospedale di Civitavecchia per asportargli la milza. “Mio figlio è un ragazzo d’oro” ha detto al quotidiano La Repubblica Andrea Capparella, il padre di Yuri “lavora insieme a me, nella mia ditta. Da qualche tempo si era anche fidanzato e purtroppo uno dei quattro amici morti nell’incidente era il fratello della sua ragazza”.
Sarà invece l’autopsia delle vittime, disposta dal magistrato e prevista per oggi, a chiarire se anche gli altri giovani - due cugini minorenni Daniele e Indro Mercuri, di 16 anni, Giovanni Siena, di 21 anni e Giancarlo Cocciolone di 19 anni, tutti di Civitavecchia - avevano assunto stupefacenti.
I cinque rientravano a casa dopo aver trascorso la serata in una discoteca, in provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione della polizia stradale l’auto viaggiava a forte velocità su fondo bagnato. Nessun segno di frenata sull’asfalto in un tratto di strada rettilineo e di recente realizzazione. La dinamica è chiara: sull’asfalto non ci sono segni di frenata e la velocità dell’auto, essendo un’utilitaria, non poteva essere elevatissima. “Riteniamo sui 100 km all’ora”, ha detto uno degli investigatori. Yuri, l’unico sopravvissuto, era anche il solo a indossare la cintura di sicurezza, ma il cocktail di droghe gli ha fatto perdere il controllo del veicolo.
Sconcerto, alla diffusione della notizia, in tutta la cittadina tirrenica. Davanti al pronto soccorso e alla camera mortuaria un via vai continuo di parenti e conoscenti delle vittime. Oltre che di decine di altri genitori che, non trovando i propri figli in casa, alla diffusione della notizia dell’incidente si sono precipitatiall’ospedale, foto alla mano e cuore in gola, per sapere se quei ragazziall’obitorio fossero i loro ragazzi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Carlo Giovanardi, ha lanciato un appello per una forte azione di controllo e di contrasto alle situazioni di rischio. “Davanti” ha detto l’esponente della maggioranza “all’ennesima tragedia del sabato sera, questa volta complice la cocaina rivolgiamo un nuovo appello ai responsabili locali perché non si perda altro tempo per un’efficace azione di controllo e di contrasto delle situazioni a rischio”.

Pirati da strada in aumento nel 2008. “Chi guida non deve bere”

Una vittima della strada

Sempre più pirati sulle strade e sempre più pedoni e ciclisti uccisi. In tutta la Penisola si registrano “ogni anno circa 500 casi” di automobilisti lanciati a tutta velocità, spesso sotto l’effetto di alcol, droga o mix di entrambi, che travolgono cittadini ignari e tirano dritto senza preoccuparsi di morti o feriti. Il bilancio di “un fenomeno sempre più allarmante”, tra gli oggetti del pacchetto sicurezza varato in estate dal Governo, arriva dal legale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus, Domenico Musicco.

Oggi all’ospedale Niguarda di Milano, a margine del convegno “Trauma update. Incidenti stradali: dalla prevenzione alla riabilitazione”, l’esperto rileva che “nei primi 6 mesi del 2008, rispetto al primo semestre 2007, i casi di ‘pirateria’ sulle strade nazionali hanno segnato un +74%”. Secondo Musicco, un trend di crescita sarebbe confermato anche dai numeri più recenti. “Episodi preoccupanti”, ribadisce, anche se “il 70% dei pirati successivamente viene identificato”. Sempre in base ai dati dell’onlus, “con circa 50 casi ogni anno la Lombardia è la regione più esposta a questo fenomeno”, precisa il legale. La maglia nera va alle “province di Bergamo e Brescia”.

Questo invece l’identikit del guidatore-tipo coinvolto in un incidente stradale, secondo un’indagine condotta a Milano dal Trauma team del Niguarda: maschio, quarantenne, “annebbiato” una volta su due da sostanze stupefacenti assunte da sole o in cocktail. Alcol e cocaina in primis. Nell’Aula magna della struttura meneghina esperti italiani e stranieri a confronto su un modello di assistenza integrata che nella Penisola riguarda oggi 5 Trauma center ospedalieri, ma che consente di azzerare le morti evitabili.
Il “peso” di alcol e droghe quali cause all’origine degli incidenti stradali, dalle cosiddette stragi del sabato sera agli schianti infrasettimanali, “ha un’importanza di gran lunga superiore a quanto si possa immaginare”, assicura il direttore del Trauma team di Niguarda, Osvaldo Chiara. “Da un lato servono interventi di educazione” sottolinea l’esperto “ma dall’altro occorre potenziare lo strumento dei controlli”.
Un appello al quale si unisce Domenico Musicco: “Nel nostro Paese si esegue ogni anno un milione di alcoltest, contro i 10 milioni della Francia” rileva “e il numero di narcotest è di gran lunga inferiore”. Risultato: “Fino a qualche tempo fa ogni guidatore aveva solo una probabilità ogni 127 anni di essere fermato per un controllo” calcola “mentre oggi siamo a una ogni 74 anni”.
Nell’indagine milanese, spiega Chiara, “tutti i conducenti che venivano ricoverati in seguito a un incidente stradale sono stati sottoposti ai test per valutare i livelli di alcolemia e l’eventuale assunzione di una o più droghe”. Circa “il 50% del campione è risultato positivo”, riassume lo specialista. In particolare, “il 20-22% aveva assunto soltanto alcol” puntualizza “il 20% solo droga (soprattutto cocaina) e il 15% alcol e droga in mix”. In generale, “il 70% dei guidatori analizzati era maschio e l’età media del campione era 39 anni”.

Gli ultimi casi, dopo l’incidente di Cesano Maderno, hinterland milanese (un morto e 27 feriti, investiti da una Bmw guidata da un 20enne che aveva bevuto) si sono verificati a Lecce e a Modena.
Nel capoluogo salentino, Omar Monaco, 21 anni, stava rientrando a casa in bicicletta quando è stato ucciso da un’auto che lo ha travolto senza fermarsi. A Modena, sempre domenica sera un uomo, Silvano Zanni, 50 anni, è morto e due persone sono rimaste ferite da una macchina che li ha colpiti mentre attraversavano sulle strisce.
Anche alla luce delgi ultimi due fatti, la politica ha deciso di intervenire.
Il presidente della commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci, a margine di un convegno in Campidoglio, ha confermato che sono allo studio in commissione modifiche del codice stradale che prevedono il progressivo inasprimento delle pene per chi guida dopo aver assunto alcol: in sostanza chi beve non guida, perché sarà sufficiente un tasso alcolemico anche dello 0,2% per vedersi ritirare la patente: “Ci saranno sanzioni molto pesanti”, ha spiegato Valducci, “per chi viene trovato anche con 0,2 milligrammi, quindi tolleranza zero che porterà a un inasprimento delle pene. Valuteremo poi se inserirle solo per una fascia di età o solo per i giovani, ma io sono per estenderle a tutti”.
La proposta di legge, ha aggiunto Valducci, “è del Pd e il relatore è Silvano Moffa (di An, ndr) per cui c’è assoluta convergenza bipartisan. Ne ho già parlato con i colleghi dell’opposizione” ha aggiunto “ci auguriamo che possa essere approvata entro fine gennaio, inizi febbraio, speriamo di farlo anche col consenso del Senato”.
Per quanto riguarda le pene, ha spiegato Valducci, “per chi verrà fermato la prima volta ci sarà la sospensione di 6 mesi della patente, con un inasprimento progressivo fino ad arrivare al ritiro”. L’altra norma presente nella proposta è quella che prevede di trattenere una quota inferiore al 50% delle multe, che è già destinata alla sicurezza stradale, da affidare a un ente che garantisca maggiori controlli.

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Discutine sul FORUM: Chi provoca un incidente mortale non deve più guidare?

Codice della strada, si cambia: stretta sui cellulari e multe più salate

Una pattuglia della polizia stradale

Velocità eccessiva, telefonino incollato all’orecchio, passeggeri senza cinture: il governo alza la guardia sul rispetto del codice della strada e, per arginare incidenti e morti stradali, annuncia maggiori controlli, sanzioni più severe, esami più difficili per patente e recupero punti.
Un deciso giro di vite insomma, a 6 anni di distanza dall’ introduzione della patente a punti, con la riforma del codice della strada - dice all’Ansa il sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino - che partirà da settembre sotto la guida del ministero delle Infrastrutture. A far scattare il campanello d’allarme, un rallentamento della curva di diminuzione degli incidenti e delle mortalità negli ultimi anni ma soprattutto, una recrudescenza della mortalità legata alle due ruote, in particolare nei week end, una curva in controtendenza rispetto al resto d’Europa: le morti tra i centauri sono arrivati a coprire il 40% del totale sulla strada dal venerdì alla domenica. E stavolta a snocciolare i dati è l’associazione sostenitori amici della polizia stradale (Asaps) non ha dubbi e snocciola dati che evidenziano un’emergenza tutta italiana: “Moto e motocicli rappresentano il 20% del parco veicoli in Italia con un indice di mortalità molto alto, pari al 26% lungo le strade della Penisola contro appena il 16% della media europea”, dice Giordano Biserni, presidente Asaps. Dati allarmanti “Soprattutto nel Centro Nord dove ci sono più moto in circolazione” spiega Biserni. “Rispetto al 2007, i primi otto mesi di quest’anno registrano 38 incidenti mortali in meno nei week end ma crediamo sia dovuto alla primavera particolarmente piovosa che ha determinato meno moto in circolazione”.
Tornando alla riforma annunciata da Giachino, anche la segnaletica cambierà, di notte nei punti critici i segnali stradali diverranno luminosi. “Tolleranza zero” per alcol o droghe al volante ma anche regole più stringenti per le “minicar” guidate dai minorenni senza bisogno di patente. Il governo accende poi i riflettori su velocità e abuso del telefonino alla guida, senza auricolare, che causa un pericoloso calo di attenzione. Maggiori controlli su tutta la rete è la parola d’ordine: ispezioni a sorpresa, e domani giornata straordinaria di controlli sulle strade. Dall’inasprimento delle pene, da metà giugno, per chi guida in stato alterato, “i veicoli sequestrati sono stati 800, evitando così di allungare la lista delle vittime” dice Giachino, che ha la delega alla sicurezza stradale e sarà il coordinatore del tavolo sulla revisione del codice.
Ma rischia grosso anche chi guida con il telefonino incollato all’orecchio: stop alla tolleranza, “la guida deve diventare responsabile e guai a chi sgarra - dice il sottosegretario - i cittadini dovranno avere questa netta percezionè.
Da settembre quindi, al via un’analisi attenta per rendere più stringenti ed efficaci le regole della strada, da parte un pool di tecnici ed esperti tra cui l’ex ministro Pietro Lunardi, “padre” della patente a punti, Regioni (chiamate a elaborare i piani regionali sicurezza stradale) ed enti locali. “Nonostante continui la flessione sia del numero degli incidenti che dei morti, assistiamo a un cambiamento del tipo di incidenti, legati soprattutto alla velocità eccessiva e alle due ruote” evidenzia Giachino. Dai 7.100 morti del 2001 si è passati a 5.500 nel 2007. Ma il gap rispetto all’Europa resta alto: la congestione infrastrutturale costa all’Italia quasi il 2% del Pil, contro lo 0,9% della Ue. E 30 miliardi di euro è il costo annuale ulteriore dell’incidentalità per famiglie e Stato.
Il bilancio pubblico incamera notevoli risorse dalla tassazione sui trasporti ma al settore ritorna una parte minima. Occorre invece - dice il sottosegretario - rilanciare le infrastrutture e spostare le merci dalla strada. I trasporti sono fattore di sviluppo”. “I morti sulle strade, soprattutto giovani, sono un costo sociale troppo alto che l’Italia non può permettersi. La gente - prosegue - deve capire che l’auto non è un proiettile e che si deve tornare a una guida responsabile”. “L’intervento del Santo Padre deve interpellare tutti” afferma Giachino “anche un governo e una maggioranza che pure nella legislatura 2001-2006 hanno portato avanti una politica complessiva e organica sulla sicurezza. Purtroppo l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sui temi della sicurezza stradale” continua il sottosegretario “è massima solo nei periodi di grande spostamento, intorno a Ferragosto“. In questi primi tre mesi, sottolinea il sottosegretario alle Infrastrutture, “il nuovo governo si è mosso coerentemente con tre provvedimenti importanti: sblocco degli investimenti autostradali; sequestro dei veicoli a chi assume alcol o droghe (e ad oggi sono circa 800 i veicoli sequestrati); accordo con gli autotrasportatori per la sicurezza stradale e il rinnovo del parco mezzi, 120 milioni di contributi nel triennio 2007-2009″.
Da settembre l’azione del ministero sarà quindi incentrata sulla prevenzione e si estenderà anche alle case automobilistiche: “Dobbiamo spiegare che è inutile puntare sulla velocità per i nuovi modelli, quando a causa delle strade congestionate non si può correre. Bisogna privilegiare invece le dotazioni di sicurezza”.
La stretta a tutto campo, riguarderà anche le revisioni degli automezzi (oltre 1 milione l’anno) e, annuncia Giachino, “sarà più difficile l’esame della patente ma anche riottenere i punti una volta persi. E per i rinnovi della patente sarà necessario seguire un corso. Il tutor verrà esteso a tutta la rete autostradale”.
E soprattutto controlli, più numerosi e a tappeto. Due milioni di multe l’anno elevate ai mezzi pesanti, un dato questo destinato ad aumentare e non solo per i tir.
Ma sulla pericolosità delle strade italiane si è alzata anche la denuncia di alcuni importanti quotidiani internazionali: meglio evitare di guidare sulle strade italiane se non si vuole andare incontro a incidenti anche mortali. L’allarme è unanime: secondo Les Echos ogni anno si registrano in Italia 5.669 decessi per incidenti stradali, contro i 3.279 del Regno Unito, i 4.709 della Francia e i 5.091 della Germania. Siamo, come evidenzia Peter Kiefer del New York Times, il Paese con le strade più pericolose e piene di cantieri, in assoluto. Polemici anche i toni de El Pais, che sottolinea come su un totale di 627 pedoni rimasti vittime di incidenti, ben 197 sono stati uccisi sulle strisce pedonali da guidatori distratti o sotto effetto dell’alcol.

Il VIDEO servizio:

A 300 all’ora sulla A7: da bulli su Internet a indagati per istigazione a delinquere

Un fermo immagine del video in cui un centauro sfrecciava a 300 km/h sul tratto Serravalle-Bolzaneto e ritorno sull'autostrada A/7,
Sono terminate le indagini preliminari sulle corse spericolate in moto sull’autostrada A/7, filmate e messe su Internet. Due gli indagati: un 25enne e un 39enne, entrambi abitanti ad Arquata Scrivia (Alessandria) ai quali vengono contestati i reati di attentato alla sicurezza dei trasporti, gareggiamento in velocità, istigazione per delinquere per avere messo in rete i filmati.
Le indagini della polizia stradale risalgono a novembre 2006 quando su Internet compaiono due video con la performance di un centauro che, sul tratto Serravalle-Bolzaneto e ritorno sull’autostrada A/7, sfreccia tra le auto sul filo dei 300 all’ora, sfiorando cantieri e muri. Dal riflesso del casco sul contachilometri e da altri particolari, gli investigatori risalgono al primo giovane: nel suo garage sono trovati una moto Honda Cbr 1000 smontata, giubbotto, webcam e staffa per applicarla al cruscotto, un hard disk.

Poi la polizia stradale viene in possesso di un terzo video di una corsa spericolata sull’A/7 compiuta da un rider in sella a una Aprilia Rsv 1000.
Per gli investigatori è l’altro uomo, filmato questa volta dal primo che lo seguiva sulla sua Honda.

Parte la stagione dei pendolari. Il treno per Milano, forse

[i](Credits: Francesco Z<p>edda)[/i]

Pochi giorni ancora e l’autunno dei pendolari lombardi entrerà nel vivo. Treni in ritardo e sovraffollati, carrozze sporche, interminabili attese alle stazioni. Perché nonostante le promesse di Regione Lombardia e Trenitalia, rispetto allo scorso anno la situazione non è cambiata di tanto: anzi. Le criticità sono sempre quelle e le soluzioni stentano ad arrivare. La linea Bergamo-Milano (55 chilometri in 55 minuti) si è meritata la medaglia di tratta più lenta d’Italia, e le cose non vanno meglio sulla Cremona-Milano né sulla Brescia-Milano.
Linee ferroviarie vecchie di oltre cent’anni che costringono i lavoratori, che ogni giorno devono raggiungere il capoluogo, a viaggi su convogli che non si sa se e come arriveranno a destinazione. E se sì, quando.
Dal gennaio al luglio di quest’anno, solo per fare un esempio, i treni partiti da Bergamo alle 7.25 che hanno accumulato ritardi variabili sono stati 124. E non è andata certo meglio nelle altre fasce orarie. La colpa, spiegano gli esperti, è della rete rotabile, che però negli ultimi mesi è stata potenziata. Il 2 luglio scorso il presidente della Regione Roberto Formigoni, il sindaco di Milano Letizia Moratti e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro hanno inaugurato il raddoppio delle linee da Treviglio al capoluogo: da due a quattro. Peccato però che i nuovi binari saranno percorsi solo dai treni a lunga percorrenza (Eurostar e Interregionali su tutti) e non anche da quelli usati dai pendolari. Che, fino a quando non sarà costruito il cavalcavia di congiungimento tra i vecchi e i nuovi binari (il cosiddetto “Salto di Montone”), dovranno attendere in coda il passaggio dei convogli ad alta velocità. E continueranno, quindi, ad accumulare ritardi. Qualche anno fa si è costituito un Comitato Pendolari Bergamaschi: ha ottenuto incontri con i vertici di Trenitalia e della Regione per spiegare ragioni e richieste dei viaggiatori, ma si sono rivelati inutili. L’ex numero uno di Trenitalia Elio Catania, l’aveva promesso: “Nel 2006 i treni arriveranno da Bergamo a Milano in mezz’ora”. Oggi, alle porte del 2008, ci impiegano ancora 55 minuti.

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Le voci dei pendolari sul web: Il portale - Pendolari in piazza - Comitato pendolari - Bologna - Venezia - Pendolari Piacenza - Chivasso-Ivrea-Aosta - Acqui Terme - Bra e Alba - Cassino-Roma - Coordinamento pendolari umbri - Pendolari ferrovie Roma nord

Assalto al treno dei pendolari tra zaini, stranieri e anziani con la badante

[i](Credits: Francesco Zedda)[/i]
L’altoparlante che rompe la monotonia delle 7.49 di un mattino come mille altri chiama a raccolta i pendolari assiepati sul binario numero 5 della stazione di Bergamo. Il treno diretto a Milano via Treviglio è in arrivo, e la corsa per accaparrarsi i posti a sedere, da queste parti, è tutt’altro che uno sport poco praticato. Perché se si vuole sopravvivere, su queste carrozze vecchie di vent’anni e che al più sono state rimodernate con nuovi sedili e nuovi finestrini, l’unica possibilità è sedersi. E correre, appunto. Così tutti corrono.
Corrono gli studenti con cartellette e zaini al seguito, corrono i professionisti, corrono gli impiegati e le segretarie, i muratori rumeni e quelli polacchi, gli anziani e le badanti. L’unico a non correre è il locomotore, che infatti impiegherà poco meno di un’ora per i 55 chilometri che separano la stazione orobica dal capoluogo lombardo. La meta di questi viaggiatori quotidiani che il treno lo prendono per forza, e non per turismo.
Fuori dai finestrini scorrono i campi coltivati a mais e le serre in cui crescono i cavolfiori. Dentro, invece, scorrono le lamentele. Di quelli, almeno, che non si sono ancora stancati di farle. “A viaggiare ogni giorno in questi vagoni se ne vedono di tutti i colori” spiega Simone Tiraboschi, ingegnere 27enne, “e alla fine sono tanti quelli che si rassegnano”. E sono tanti anche quelli che salgono alla stazione di Dalmine, pochi minuti dopo la partenza. A contarli, forse, sarebbero anche più dei bergamaschi, ma sarebbe come fare una guerra tra “poveri”. Poveri viaggiatori, s’intende. “I posti disponibili, a seconda dei giorni, sono già tutti occupati già dalla stazione d’origine, figurarsi all’arrivo”. E l’arrivo, che è appunto Milano, è ancora lontano. Prima ci sono le fermate di Melzo e Pioltello: sono quelle a cui non scende mai nessuno e dove tutti salgono. E si accalcano nei corridoi, si stringono in mezzo alle giunture tra i vagoni, si infilano anche nei bagni, quando le porte non sono chiuse a chiave.
Finalmente, dopo un’ora, si arriva a Milano. Prima c’è la stazione di Lambrate, poi la Centrale. Il convoglio partito da Bergamo ora è vuoto: ma per 59 minuti (sono stati solo quattro quelli di ritardo) è stato pieno come una scatola di sardine. Peccato fosse un treno regionale, uno di quelli che accompagnano ogni anno alcuni milioni di viaggiatori tra i due dei principali centri della ricca e moderna Lombardia.

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W le Ferrovie Nord

Pendolariato in Toscana

Biglietto amaro per gli anziani

LeNord, quadruplicano i binari per dimezzare i ritardi dei pendolari

I nuovi TSR (Treno per il servizio regionale) delle Ferrovie Nord
Otto anni di lavori senza sosta, oltre 123 milioni di euro spesi e una grande novità per i 150 mila pendolari che ogni giorno utilizzano i treni delle Ferrovie Nord per raggiungere Milano: da lunedì 10 settembre, infatti, i binari che collegano la stazione di Cadorna con quella di Bovisa si sono fatti in quattro (da due che erano). Poco più di due chilometri e mezzo di rotaie che però faranno risparmiare minuti preziosi a ogni convoglio e a centinaia di viaggiatori: prima del raddoppio, insomma, era quello il vero collo di bottiglia di tutta la rete delle Fnm.
Le nuove linee rotabili, che permetteranno a circa 500 treni quotidiani in arrivo da Como, dalla Brianza ma anche da Malpensa, Novara e Varese di evitare rallentamenti e ritardi e di guadagnare tre minuti per ogni tratta, sono state inaugurate domenica mattina dal presidente della Regione Roberto Formigoni e dal ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Che si sono detti certi dell’importanza dell’opera: grazie all’intervento (che a far di conto è costato 40 milioni di euro a chilometro, finanziati dal Governo e dalla Regione Lombardia) ogni giorno potranno transitare per le due stazioni 21 treni in più rispetto al passato, con importanti benefici per i pendolari.
Ma questa non è l’unica buona notizia per chi ogni giorno utilizza LeNord per recarsi al lavoro. Entro il 2009, ha annunciato in presidente delle Ferrovie Nord Norberto Achille, saranno ben 78 i nuovi treni in servizio sulla rete e 336 le carrozze. Un investimento importante che ha visto un finanziamento da parte del Pirellone per circa 700 milioni di euro. Da questo inizio di settembre e per due anni, hanno assicurato i vertici regionali, saranno messi in funzione quattro convogli ogni mese, che permetteranno di aggiungere 14 corse giornaliere dirette verso tutti i principali centri della Lombardia.

Sicurezza sulla strade: l’Aci fa la classifica di quelle più pericolose

Il soccorso stradale dell'ACI rimuove un'automobile coinvolta in un incidente

Nettunense, Romea, Via del Mare, Pontina, Jonica. Attenzione massima se passate di qui: queste sono le strade delle vacanze più pericolose d’Italia, con una media di incidenti 7 volte superiore rispetto al resto del Paese. Qui, stando alle statistiche Aci, si registrano infatti fino a 5 incidenti per chilometro, contro una media nazionale di 0,70.
Perché a differenza di quanto pensino in molti, il 17% degli incidenti avviene sulle strade extraurbane, il 77% in città, contro il 6% delle autostrade.
Stilando la triste classifica delle 10 strade statali che, durante il periodo estivo soprattutto, presentano i maggiori rischi per i viaggiatori, l’Aci non risparmia critiche alle infrastrutture italiane, soprattutto sul fronte della sicurezza: “quasi tutti gli incidenti mortali si concentra su appena il 3,2% della rete delle strade italiane” dichiara l’Aci “le cui condizioni rappresentano, oggi, un forte elemento di rischio”. A causa della scarsa manutenzione dell’asfalto e della segnaletica, in condizioni “critiche, preoccupanti ed estremamente pericolose”. La piaga degli incidenti, però, non si può imputare unicamente allo stato delle strade - prosegue l’Automobile club d’Italia - visto il ruolo fondamentale che rivestono gli automobilisti, e considerata l’azione di prevenzione, educazione e repressione dei comportamenti sbagliati a cui sono tenute tutte le forze dell’ordine. Per questo, associandosi al monito del Capo dello Stato che ha recentemente invitato gli automobilisti ad una guida più responsabile, l’Aci ha dato il via alla campagna: “Non versare sangue sulle strade delle vacanze” (qui l’immagine), in cui un volto di donna dolcissimo e sereno è rigato da due lacrime di sangue. Una foto choc che dovrebbe spingere il milione di soci Aci al rispetto del Codice della strada e con l’obiettivo, fissato dall’Unione Europea, di dimezzare entro i prossimi tre anni le vittime degli incidenti stradali.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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