
Il patriarca di Venezia Angelo Scola con Papa Ratzinger a Venezia - ANSA
Tutto come previsto: Joseph Ratzinger ha nominato Angelo Scola quale nuovo arcivescovo di Milano. L’ex patriarca di Venezia succede al cardinale Luigi Tettamanzi che rimarrà «amministratore apostolico» della diocesi fino a settembre, dopo la festa di Maria Nascente (8 settembre), quando ci sarà il formale passaggio di consegne tra il nuovo e il vecchio arcivescovo. Dopo due arcivescovi (Martini e Tettamanzi) molto impegnati sul fronte della difesa dei diritti sociali delle minoranze e del dialogo inter-religioso, arriva a Milano, una delle arcidiocesi più influenti di tutta l’Italia, un uomo di chiesa di forte spessore intellettuale, formatosi alla scuola di Don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione, il movimento ecclesiale neoconservatore che già esprime il governatore della Regione. Continua


L'ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari
Massimo Cacciari, filosofo, professore di Estetica, più volte sindaco di Venezia, deputato col Pci, sostenitore di Prodi, vicino alla Margherita e ora al Pd, è persona che ama andare controcorrente. Soprattutto se la corrente è quella degli amici (o ex compagni). Continua
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La GALLERY: i volti dei vincitori dei principali ballottaggi
Il centrodestra conquista le province di Milano e Venezia, oltre ad una nutrita serie di comuni, tra i quali ex roccaforti rosse come Prato e Orvieto. E Silvio Berlusconi si dichiara vincitore: “Abbiamo inflitto all’opposizione una sonora sconfitta. Siamo passati dall’amministrare sul territorio 5 milioni di persone a 21 milioni”. E ribattendo all’opposizione ironizza: “Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”. Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”.
Ma il centrosinistra tiene la provincia di Torino e prevale con largo margine a Bologna, Firenze e Bari, riesce a difendere Padova più altri capoluoghi al centro e al sud fortemente pericolanti. E dunque anche Dario Franceschini canta vittoria: “I democratici reggono in mezzo a un’ondata di destra che investe tutta Europa. Mentre per Berlusconi è iniziato il declino”.
Perfino il capo dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, diffonde il proprio personale bollettino: “Tenendoci le mani libere in fatto di alleanze siamo stati determinanti. Ed il fallimento del referendum ci dà ragione due volte”.
Insomma, chi ha vinto? Chi ha perso? In sintesi: la maggioranza di governo arrotonda in questi ballottaggi il bottino di province e comuni già strappati alla sinistra al primo turno. Ma non trionfa e, soprattutto il Popolo della Libertà , non sfonda. Le sue vittorie non sono più per ko come fino a poco tempo fa, ma ai punti. Qualche sconfitta lascia il segno. Al contrario, il Pd incassa vari pugni, eppure riesce a tenersi in piedi. Questo è il dato politico. Al quale va aggiunto, per entrambi gli schieramenti, un diffuso astensionismo che segnala il malessere degli elettori per come la campagna è stata condotta da svariate settimane a questa parte.
Se si fa un calcolo numerico, il bollettino è pesante per il centrosinistra. In queste due settimane si è votato per 62 amministrazioni provinciali: il centrodestra ne aveva 9 ed è riuscito a mantenerle tutte, strappandone all’avversario, tra primo e secondo turno, altre 23, oltre a due di nuova costituzione. Le conquiste: Milano, Venezia, Napoli, Bari, Savona, Biella, Novara, Verbania, Lecco, Lodi, Piacenza, Cremona, Belluno, Frosinone, Ascoli Piceno, Macerata, Teramo, Pescara, Chieti, Avellino, Salerno, Lecce e Crotone; più Monza e Barletta. Il centrosinistra governava in 50 province, ne ha mantenute 27, non ne ha strappata nessuna e ha vinto a Fermo, di nuova costituzione. Bilancio iniziale, 50 province a 9 per il centrosinistra; bilancio finale, 34 province a 28 per il centrodestra, comprese le nuove.
Quanto ai comuni principali, passano da sinistra a destra i capoluoghi Biella, Verbania, Bergamo, Cremona, Pavia, Prato, Ascoli Piceno, Pescara, Campobasso, Caltanissetta, oltre a storiche cittadelle rosse come Orvieto, Bastia Umbra, Gualdo Tadino. Nessuna migrazione, invece, da destra a sinistra. Il bilancio iniziale era di 4 comuni capoluogo governati dal centrodestra e 26 dal centrosinistra; oggi è di 14 a 16.
Si tratta di cifre rilevanti. Anche perché comuni e province controllano potere vero, dalle aziende municipalizzate all’influenza sulle casse di risparmio e sulle camere di commercio. Ma su questi calcoli prevarrà appunto il fattore politico. Che segnala indubbiamente un Berlusconi che sembra rallentare nella propria spinta propulsiva, vittima anche delle vicende personali che tanto hanno deliziato la campagna elettorale. Il Cavaliere dovrà comunque vedersela con un Bossi in forma come non mai. E non potrà farlo che rilanciando l’azione di governo.
Nel campo avverso, Franceschini può dire di aver arginato il premier se non sul Piave, almeno sul Po. E dunque il segretario, sponsorizzato da Walter Veltroni, pare destinato a giocare la battaglia in congresso. Ma si troverà di fronte un Massimo D’Alema, sponsor di Pier Luigi Bersani (qui la GALLERY: il chi sta con chi nel Pd), anche lui rafforzato nei propri feudi del Sud, nonché tre sindaci che non rispondono ai vertici romani, ma a se stessi: Zanonato a Padova ha vinto su una linea di fermezza contro l’immigrazione (come sostenne con un certo orgoglio, intervistato da Panorama.it), il contrario di ciò che predica Franceschini; Matteo Renzi a Firenze e Flavio Delbono a Bologna sono usciti dalle primarie come outsider. Soprattutto, il Partito democratico perde, ad eccezione di Zanonato, un’intera classe dirigente di amministratori cresciuti sotto la falce e il martello, con il Pci ed i Ds. Pur nel rischio scampato di estinzione, un regolamento dei conti ci sta tutto.
La GALLERY: i volti dei vincitori dei principali ballottaggi
Qui (dal sito del Viminale) tutti i risultati delle comunali
Qui (dal sito del Viminale) tutti i risultati delle provinciali

Venezia sponsorizzata dalla Coca Cola? No: il matrimonio “non s’ha da fare”. Il comune lagunare ha deciso di fare marcia indietro e indire, a partire da oggi, una gara pubblica per la collocazione di nuovi distributori automatici nel centro storico. La decisione è stata presa alla luce delle polemiche per le quali l’azienda americana, attraverso il distributore italiano Coca-Cola Hbc (Hellenic bottled company), avrebbe pagato due milioni e mezzo di euro più le provvigioni sulle vendite. “Ho dato indicazioni affinché, sulla base delle collocazioni individuate per i distributori e con tutti i vincoli e le prescrizioni della Soprintendenza per gli stessi, sia predisposto un avviso pubblico per la ricerca del miglior offerente”, conferma il sindaco Massimo Cacciari. “In tal modo tutti coloro i quali hanno pubblicamente dichiarato che alle stesse condizioni dell’accordo con Coca-Cola Hbc avrebbero volentieri fatto offerte più vantaggiose, avranno modo di farsi avanti e concorrere”.
La vicenda è nota: qualche settimana fa Coca Cola aveva avuto il via libera dal comune di Venezia per installare in città 60 distributori di bibite, panini e snack in cambio di 2 milioni e 500 mila euro in 5 anni. La notizia era stata data dal quotidiano “La Stampa” ed era subito scoppiata la polemica. Oltre a chi inorridiva all’idea di frigoriferi che deturpano un patrimonio dell’umanità come Venezia, baristi ed esercenti temevano per i loro affari. Immediata la risposta per bocca del sindaco: “Venezia non è stata venduta a Coca Cola ma si tratta di una strategia finanziaria indispensabile per la salvaguardia del nostro patrimonio monumentale e artistico”. Singolari alcune clausole del contratto che, secondo i bene informati, si sarebbe dovuto firmare proprio oggi. Coca-Cola, per la cifra pattuita, si portava a casa anche la possibilità di allestire due cene di gala aziendali all’anno, una nelle Sale Apollinee della Fenice, l’altra al piano nobile di Cà Vendramin Calergi, sede del Casinò. Inoltre la società americana avrebbe avuto a disposizione venti posti sul palco della regata storica e sul galleggiante del Redentore per i suoi ospiti. Il ramo italiano dell’azienda sarebbe poi figurato ufficialmente tra gli “Amici di Venezia”.
La notizia aveva fatto il giro del mondo, tanto che anche il quotidiano spagnolo El Pais ne aveva dato ampio risalto in un articolo intitolato “Venezia sta sprofondando nelle acque di … Coca Cola“. Ora la retromarcia di Cacciari e la decisione di una gara pubblica. Una scelta non del tutto condivisa da chi al comune si occupa di marketing e che, interpellato da Panorama.it, dice a chiare lettere: “Quella con la Coca Cola era la scelta migliore. Quando abbiamo chiesto contributi ai commercianti, ci hanno risposto facendo spallucce. L’unico modo per non chiudere la città è quello di puntare su sponsorizzazioni con i privati”. Dal 2006 al 2011 l’ufficio marketing dell’amministrazione comunale ha chiuso contratti per circa 12.500.00 euro. “Senza contare le royalties che saranno maturate da qui al 2011″, insistono dal comune.
Il sindaco Cacciari si è detto “stupefatto delle polemiche scatenate sul progetto di partnership che segue perfettamente il metodo già adottato per altre e altrettanto prestigiose collaborazioni, per il restauro di Palazzo Ducale, per la Biblioteca Marciana, per la Scala d’Oro”. Restauri, appunto, come a Roma per le fontane gemelle di Piazza Farnese, grazie a Laura Biagiotti e Procter & Gamble. Oppure a Firenze dove il restauro di palazzo Pitti, costato oltre 2 milioni di euro, fu merito della Deloitte, ma senza affissione diretta del marchio E poi ancora Milano: dal 2003 gli interventi di conservazione, consolidamento e pittura della facciata del Duomo, i primi così ampi dal suo completamento nel 1814, sono costati circa 10 milioni di euro, ripagati in buona parte con gli sponsor locali. Per le sponsorizzazioni dirette servono le gare di appalto, che devono essere pubbliche. Come avvenuto, ad esempio, al comune di Milano che, pochi mesi fa, ha promosso “avviso pubblico di selezione per la ricerca di sponsor per il sostegno alla realizzazione di “progetti artistici d illuminazione natalizia della città di Milano per dicembre 2008 - gennaio 2009“.
Secondo Italgrob, la federazione italiana distributori di bevande, “dopo l’attivazione di una rete di distribuzione diretta dei propri prodotti in tutti i pubblici esercizi del centro nord Italia, Venezia compresa, e l’acquisizione della Eurmatik, società italiana di distribuzione automatica, Coca Cola Hbc Italia si appresterebbe a compiere un nuovo passo avanti nella sua strategia di invasione di nuovi canali. E tutto questo a pochi mesi dal tanto contestato accordo con la Federazione italiana tabaccai, che ha permesso la commercializzazione e la rivendita dei prodotti Coca Cola presso le tabaccherie di tutta Italia. La sezione italiana della multinazionale statunitense si dichiara “favorevole alla procedura di evidenza pubblica tra le società di distributori automatici, annunciata dal sindaco Cacciari“. Risposta diplomatica, in attesa della gara. E della nuova campagna pubblicitaria che si chiamerà “Stappa la felicità ” e che nasce da una ricerca secondo cui, nei momenti di crisi, Coca-Cola in Europa è tra le prime 3 marche che viene associata ai momenti di felicità . In tutta Europa, ma per ora, non a Venezia.