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Venezia

Le preghiere premonitrici di Zaher

sale il bilancio delle vittime del terremoto

In tasca aveva quattro piccoli animali in plastica. Un alce, una giraffa, una rondine e un leone. I suoi compagni di viaggio sono stati ritrovati insieme alle spiegazioni su come agganciarsi sotto ai camion e a un taccuino di pensieri e poesie. Parole che Zaher Rezai, 13 o forse 17 anni (la radiografia dello scheletro lascia un margine di incertezza), si era portato con sé dall’Afghanistan per affrontare il suo viaggio della speranza.

Cercava una vita migliore, ma in Italia ha trovato la morte sotto le ruote di un tir al quale si era attaccato per sfuggire ai controlli nel porto di Venezia. E ora, che Zaher non c’è più, sono le sue parole a raccontare la tragedia di un bambino che scappava dalla guerra e dalla povertà: “Non so ancora quale suono mi riserverà il destino, ma promettimi, Dio, che non lascerai si spenga questa mia primavera”, i suoi timori Zaher li esorcizzava scrivendo le frasi degli antichi poeti del suo Paese. “La storia di Zaher può essere eletta a icona del migrante afghano” spiega Francesca Grisot, mediatrice culturale che ha tradotto i versi. “Rappresenta la storia di una diaspora silenziosa, alla quale Zaher dà finalmente una voce. Una voce dolcissima”. Secondo le prime ricostruzioni, Zaher aveva lasciato la sua città Mazar-i Sharif per andare in Iran, dove per un anno aveva lavorato come saldatore. Da qui, dopo aver guadagnato qualche soldo, era ripartito alla ricerca di un futuro migliore. “Ogni anno sono oltre 260 i minori che arrivano a Venezia” racconta Rosanna Marcato, responsabile del Servizio pronto intervento sociale per minori non residenti del Comune di Venezia “il 60 per cento sono afghani, che dall’Iran attraversano la Turchia e la Grecia. Qui poi si imbarcano verso l’Italia sui traghetti della speranza”.

Un viaggio che può durare anni, come quello di Zaher. Il suo taccuino è scritto in una calligrafia che rivela un grado di istruzione molto basso, segnale che Zaher non ha mai avuto la possibilità di studiare. “Gli afghani usano la poesia come consolazione, tutti, anche quelli poco istruiti, conoscono i poeti antichi, li citano e usano le loro metafore per esprimere i propri sentimenti” spiega Marcato. In questo caso le parole che Zaher scriveva sono state premonitrici: “Se un giorno in esilio la morte deciderà di prendersi il mio corpo, chi si occuperà della mia sepoltura? In un luogo alto sia deposta la mia bara, così che il vento restituisca alla mia patria il mio profumo”. Per ora il corpo di Zaher giace in uno dei dodici frigoriferi del cimitero di Mestre e il desiderio di essere sepolto in patria sembra difficile da realizzare. Hamed Mohamad Karim è il mediatore che ha avuto il compito di telefonare ai familiari di Zaher in Afghanistan. “Dopo essermi presentato il padre mi ha chiesto se e come sapevo che Zaher si trovava in Italia. Gli ho raccontato della sua morte e il padre ha immediatamente riattaccato la cornetta. Il giorno dopo mi ha ricontattato, mi ha chiesto di descrivergli il ragazzo in modo da essere certo che fosse proprio lui. Ci siamo risentiti e mi ha chiesto se poteva riavere il corpo. Gli ho detto che servivano molti soldi, circa 8-10mila euro, e gli ho promesso che mi sarei attivato. Mi ha detto “fa quel che puoi, senza perdere la dignità, cioè senza elemosinare a nessuno”.

Per riportare il corpo di Zaher in patria, il Comune di Venezia ha lanciato un appello a tutti i cittadini per contribuire con una colletta. “Dobbiamo pensare a Zaher e a questi ragazzi sfortunati come se fossero nostri figli” dice Luana Zanella, assessore comunale al Centro Pace di Venezia. Chi volesse aderire si può rivolgere al Comune, Direzione politiche sociali, partecipative e dell’accoglienza (tel. 041.2747463). Inoltre le associazioni veneziane impegnate nell’ambito dell’immigrazione si sono riunite nel coordinamento “Tutti i diritti umani per tutti”, promuovendo un presidio che inizierà oggi, sabato 20 dicembre, alle ore 10,30 al Porto.

Venezia con l’acqua alla gola e Cacciari è messo sotto accusa

La marea a Venezia

Tutte le sere alle 5, prima di prepararsi a chiudere la loro bottega, Rosa e Rita, le sorelle paralumaie, fanno la stessa sofferta telefonata: chiamano il Centro maree per sapere se quella notte il loro cestino pieno di mollette di legno potrà rimanere sul pavimento o dovrà essere messo al sicuro sulla mensola in alto. “Dobbiamo tenerci tutto stretto, anche gli attrezzi del mestiere, che qui da noi costano di più” spiegano in veneziano le due artigiane. “Con l’ultima acqua alta di dicembre, per la prima volta in 48 anni, abbiamo avuto paura: i tempi, a Venezia, sono cambiati e noi dobbiamo riuscire a pagare l’affitto”.
Nello sguardo quasi infantile delle signorine Greco si legge un po’ della malinconia che si respira nella città bagnata e segnata dall’ultima acqua alta del 1° dicembre. Per più di una ragione, la Serenissima sembra essere in crisi. E non è solo questione di centimetri. Esasperati dall’ultima inondazione e dalle polemiche intorno all’incerto risarcimento dei danni (calcolati intorno ai 10 milioni di euro), i veneziani chiedono attenzione, risvegliandosi forse da quel torpore di cui, già negli anni Sessanta, Indro Montanelli li accusò prevedendo la futura decadenza della città. Continua

Venezia: dall’acqua alta viene a galla il racket dei taxi

Venezia sommersa dall'alta marea

di Gianluca Amadori

Finti parcheggiatori e personale di accoglienza abusivo, i cosiddetti intromettitori, appostati tutto il giorno per catturare i turisti, dirottandoli con l’inganno su costosi motoscafi privati per arrivare a San Marco. Minacce e violenze per imporre il controllo del territorio e tenere lontani i tassisti regolari. Danneggiamenti per poter utilizzare pontili e approdi in concessione ad altre società.

Benvenuti al Tronchetto, una delle principali porte d’accesso a Venezia, da anni considerato una specie di Far West dove i vigili urbani si vedono di rado e ogni tentativo di aprire una postazione fissa delle forze dell’ordine si è sempre rivelato vano.
A delineare l’esistenza di un racket per la gestione dei flussi turistici in arrivo nella Serenissima è stata un’inchiesta del Ros dei carabinieri: mesi di appostamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, controlli fotografici e videoriprese, tra il 2005 e il 2006. Alla fine 20 imbarcazioni sono finite sotto sequestro e ad altrettanti motoscafisti e intromettitori è stato imposto il divieto di dimora nelle aree in cui operavano per accaparrarsi la clientela. Il sostituto procuratore Stefano Ancilotto li accusa di concorrenza illecita con metodi mafiosi, il processo si è aperto da poco di fronte al tribunale presieduto da Barbara Lancieri.

La difesa è agguerrita e respinge ogni addebito, negando che gli imputati abbiano mai commesso illeciti o utilizzato metodi violenti. Anzi, sostiene che l’amministrazione comunale ha sempre saputo, chiudendo un occhio per motivi di quieto vivere e di consensi elettorali.
Nel corso delle prime udienze pubbliche, ospitate nell’aula bunker di Mestre, è uscito un quadro che ha dell’incredibile per una delle città considerate tra le più tranquille al mondo. Alcuni turisti hanno denunciato la presenza di energumeni all’interno dei garage e riferito di offese e ingiurie per essersi rifiutati di salire sui motoscafi degli abusivi. Un autista di pullman di linea ha raccontato in aula delle minacce ricevute solo per aver consigliato ai viaggiatori in arrivo di utilizzare i vaporetti dell’Actv, il servizio pubblico. Tassisti regolari, che nel corso delle indagini avevano riferito ai carabinieri episodi di intimidazioni e violenze (negli anni vi sono stati anche motoscafi bruciati nella notte), davanti ai giudici hanno ritrattato, sostenendo che al Tronchetto non si spingevano perché c’era poca clientela e dunque non era conveniente. Alcuni di loro sono stati denunciati per reticenza. Ma non basta: durante il processo due imputati si sono spinti fino al punto di minacciare un maresciallo del Ros che stava deponendo in merito ai risultati delle indagini e sono stati allontanati a forza. Dalle intercettazioni telefoniche emergono anche contatti continui fra gli abusivi ed esponenti politici locali, tra richieste e promesse di regolarizzazione della loro posizione.

Il Comune di Venezia si è costituito parte civile contro i 20 imputati per chiedere il risarcimento dei danni all’immagine patiti dalla città, assieme alla Interparking, la società di gestione del garage assediato dai finti parcheggiatori, e all’Actv, il cui ex presidente, Valter Vanni, fu il primo a denunciare l’anomala situazione. In aula ha raccontato ai giudici che dei 4 milioni di turisti che ogni anno entrano in città dal Tronchetto soltanto il 6 per cento si serve dei mezzi pubblici, benché i motoscafi dei privati siano più costosi.
Dopo l’inchiesta la situazione al Tronchetto sembra essersi fatta più tranquilla, ma alcuni testimoni hanno riferito che pian piano il racket sta tentando di riprendere il controllo dell’isola.

Maltempo: neve, pioggia e gravi disagi in tutta Italia

Uno spalaneve in funzione

Da ieri sera la neve cade abbondante sulla A6 Torino-Savona, sulla A26 Genova Voltri-Gravellona Toce e sulla A7 Genova Serravalle. Deboli nevicate si registrano anche sulla A5 Aosta-Morgeux e sulla A23 Palmanova Tarvisio.
Cinquecento addetti con mezzi spargisale e spazzaneve del gruppo Autostrade per l’Italia stanno operando in stretto raccordo con le pattuglie della Polizia Stradale e con il volontariato di Protezione Civile.
Autostrade per l’Italia sottolinea che è stato attuato con efficacia il protocollo operativo di fermo temporaneo dei mezzi pesanti: al momento è disposto sulla A7 da Genova-Bolzaneto a Serravalle-Scrivia.
Le perturbazioni a carattere nevoso o temporalesco interesseranno l’Italia settentrionale per tutta la giornata di oggi. Autostrade per l’Italia in questi giorni di maltempo raccomanda agli automobilisti ed autotrasportatori di mantenersi informati sulle condizioni meteo e di traffico. Consigliano, fra l’altro, di controllare le condizioni di manutenzione del proprio veicolo (come i liquidi di raffreddamento e dei tergicristalli e l’usura pneumatici); di munirsi delle catene da neve o di provvedere al montaggio di pneumatici invernali; di regolare la velocita’ in funzione delle condizioni meteorologiche e del buon senso: con strada bagnata il limite max di velocita’ per gli autoveicoli è imposto a 110 chilometri orari. Per informazioni in tempo reale è possibile chiamare il Centro Multimediale di Autostrade per l’Italia al numero 840.04.21.21, oppure consultare il sito internet o chiamare il numero verde del CCISS 1518.

Sono riprese stamattina le ricerche del giovane che viaggiava sull’auto che ieri nei pressi di Ovada (Alessandria), a causa del maltempo è sbandata precipitando in un torrente in piena. L’amico che era con lui è stato trovato morto ieri sera, ma lui, Enzo Pronestì, 21 anni, risulta ancora disperso, anche se le probabilità di trovarlo in vita sono praticamente nulle.

Il maltempo continua a provocare danni anche nella capitale. Dopo gli allagamenti causati dalla forte pioggia nel fine settimana, un albero si è abbattuto questa notte, a causa del forte vento, sulle linee elettrice della rete tramviaria. I mezzi della linea 8, avverte l’Atac, la municipalizzata dei trasporti pubblici, sono stati sostituiti da bus lungo l’intero percorso Casaletto-largo di Torre Argentina. Spostamenti difficili anche a Milano per lo sciopero indetto da Cobas e Cub, per il rinnovo del contratto di lavoro, e per la pioggia (e neve dai 600 metri in su) che dalla notte cade su tutta la Lombardia. Lo sciopero per i mezzi di superficie, autobus e tram, e’ cominciato alle 8.45 e durera’ fino alle 15, per poi riprendere alle 18 fino a fine servizio. Regolari, secondo quanto riferito da Atm, le tre linee della metropolitana.Proprio in considerazione dello sciopero, il Comune ha deciso di sospendere l’Ecopass, cioe’ il biglietto di ingresso in centro città per le auto più inquinanti e anche la Regione ha tolto il divieto di circolazione dalle 7.30 alle 19.30 per i mezzi non catalitici e euro 1 diesel.

Una violenta bufera si è abbattuta la notte scorsa sulle città di Alghero e Sassari, nella Sardegna nord-occidentale. Il vento ha provocato gravi danni in particolare nella città catalana, dove decine di alberi sono stati sradicati nella riviera del Corallo, un fatto che ha creato gravi disagi alla circolazione stradale. Rovesciati numerosi cassonetti della nettezza urbana e diverse automobili.
La furia del vento non ha risparmiato cartelloni e recinzioni metalliche. Un tettoia in legno di un attico nella centrale via Giovanni XXIII è stata divelta dal vento e le travi sono precipitate su quattro auto in sosta, distruggendole. La mareggiata che si abbattuta sulla costa ha colpito la spiaggia della Speranza, sulla litoranea per Bosa, letteralmente cancellata dalla furia della acque.
Chiuso anche l`aeroporto di Fertilia, dove i voli in arrivo la notte scorsa sono stati dirottati su altri scali sardo. A Sassari, sono stati sette cipressi secolari del cimitero monumentale a fare le spese della bufera: le piante si sono rovesciate sulle tombe. I Vigili del fuoco, i cui centralini sono stati presi d`assalto dalle chiamate dei cittadini, hanno lavorato tutta la notte per svuotare dall`acqua cantine allagate e mettere in sicurezza strade e marciapiedi.

Maltempo: prima neve a Milano e a Venezia

Milano

Prima spruzzata di neve a Milano che stamattina si è svegliata sotto un sottile manto nevoso sul tetto e sui vetri delle auto. Bagnate, ma non scivolose le strade cittadine e fuori città, dove non si segnalano situazioni di traffico fuori dalla norma.
Il passaggio di aria gelida d’origine polare, che ha portato l’inverno, ha fatto scendere le temperature in picchiata. Il Veneto si è svegliato sotto una tempesta di neve che sta interessando la regione anche a bassa quota. La neve che sta cadendo copiosa anche nelle città provoca disagi alla circolazione stradale. Sono già in azione gli spargisale per consentire il transito. Lo spettacolo più suggestivo è quello di Venezia. La città lagunare si è imbiancata, e subito l’attrazione fatale è scattata per i turisti che stanno fotografando piazza San Marco. Nel pomeriggio dovrebbe registrarsi qualche miglioramento, anche se al momento la neve continua a cadere fitta.
Nevicate intense fino a bassa quota si sono registrate per tutta la notte, con una forte intensificazione nelle primissime ore di questa mattina, su oltre 300 chilometri della rete gestita da Autostrade per l’Italia. Il settore più interessato dalla perturbazione è quello della A1 da Milano a Firenze con la neve che sta cadendo copiosa sul tratto compreso tra Parma e Reggio Emilia e sul tratto appenninico tra Bologna e Firenze. L’intervento dei mezzi di Autostrade per l’Italia e della Polizia Stradale cerca di contenere i disagi per la circolazione.
Perturbazioni stanno interessando anche l’A23 ma senza alcun disagio per il traffico. Per oggi è previsto che le perturbazioni nevose continuino nella mattinata per poi ridursi di intensità e cessare nel pomeriggio. Autostrade, in questi giorni di maltempo invita gli automobilisti a mantenersi costantemente informati sulle condizioni meteo e di viabilità, prima di mettersi in viaggio.Per informazioni in tempo reale è possibile chiamare il Centro Multimediale di Autostrade per l’Italia al numero 840.04.21.21, oppure consultare il sito internet o chiamare il numero verde CCISS 1518. Durante il viaggio aggiornamenti continui vengono diramati dai notiziari radiofonici : Isoradio 103.3 FM, Onda Verde RAI, Viaradio RTL 102.5.

Venezia e lo “scivoloso” Ponte della Costituzione

Il quarto ponte sul Canal grande a Venezia

Per paura delle contestazioni dei vari comitati, il 435mo ponte di Venezia (il quarto ponte sul Canal Grande), detto della Costituzione, è stato inaugurato alle 23:44 del 11 settembre.
Niente tagli di nastro, ma tanti bambini e tanta gente per l’apertura a sorpresa dell’opera del genio spagnolo Santiago Calatrava. Una “meraviglia” disse il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo visitò accompagnato dal sindaco-filosofo Massimo Cacciari.
Indispensabile (collega piazzale Roma alla ferrovia: una media di 15mila passaggi al giorno), costosa (”Non è certo mia intenzione nascondere i problemi e il fatto che è costato molto di più di quanto era stato previsto” ammetteva l’assessore Mara Rumiz, cioè 11.276.794 euro) e imponente (è lungo 94 metri, realizzato con 156 tasselli in pietra d’Istria, ognuno diverso dall’altro, a rivestire le basi del ponte, 90 pannelli del parapetti in vetro, 200 lampade per l’illuminazione degli archi inferiori e 420 tonnellate di struttura d’acciaio, fatte di costole anch’esse una diversa dall’altra), l’opera d’arte da un paio di settimane fa barcollare i turisti che la percorrono.

Anzi, li fa proprio scivolare, provocando ruzzoloni a volontà. Se sia per la bellezza dell’opera non è dato sapere. Quel che è certo è che in tanti sono finiti lunghi distesi passando su quei 300 gradini in vetro.
E allora meglio correre ai ripari: il ponte oltre a essere bello dev’essere percorribile. In attesa dell’incontro, fissato per la prossima settimana, tra i tecnici del Comune di Venezia e quelli dell’architetto spagnolo, Calatrava stesso ha diffuso una nota per comunicare che il 23 settembre scorso il suo studio ha ufficialmente informato i tecnici del Comune di Venezia circa i modi più opportuni per risolvere il problema: “Come noto” spiega Calatrava “alcuni gradini hanno larghezza doppia rispetto a quelli che precedono e a quelli che seguono. I doppi gradini marcano appunto il cambio di larghezza delle pedate, il pavimento del ponte è diviso in tre corsie: ai lati vetro opaco antiscivolo, al centro pietra. Secondo il direttore dei lavori, ingegner Salvatore Vento, i più distratti e/o le persone con problemi alla vista possono non percepire immediatamente il cambio di ritmo della pedata e rischiano dunque di cadere. Abbiamo subito proposto la soluzione più adeguata: sostituire le 32 pedate di vetro interessate con analoghe pedate di pietra”. “È un lavoro” da poco, sottolinea l’architetto spagnolo “per niente complicato o costoso. Smontaggio e montaggio sono possibili in una sola notte, due al massimo se si vuole tenere il ponte sempre aperto. La decisione spetta unicamente alla direzione dei lavori. Inoltre, lo studio Calatrava ha avanzato una doppia proposta circa il ventilato pericolo per gli ipovedenti rappresentato dalle 4 estremità dei parapetti del ponte che presentano delle sporgenze: alzare di 3 centimetri il pavimento davanti ai parapetti per una superficie di 60 cm quadrati o installare sul pavimento dei marcatori di acciaio o di gomma del tipo normalmente utilizzato per i non vedenti”.
Roba da nulla, insomma.

Ma il Comune, nonostante questo lasciapassare rilasciato dal maestro Calatrava, non se la sente proprio di sconfessare la filosofia del ponte più all’avanguardia della città. E così, attraverso le dichiarazioni dell’assessore Rumiz, assicura un rimedio alternativo e ugualmente, a suo dire, efficace: “Lavoreremo di più sulla segnaletica” spiega l’assessore “e faremo in modo che tutti abbiano la percezione del cambio di larghezza della pedata”.
Se poi qualcuno dovesse cadere comunque, pazienza. D’altronde, sempre secondo Rumiz, le cadute sui ponti a Venezia “sono naturali”, ovvero ogni settimana vengono segnalati diversi casi di questo tipo. Per quanto riguarda il ponte di Calatrava “sono meno di dieci le persone cadute in 20 giorni e che si sono rivolte al pronto soccorso”.

L’immigrazione cambia rotta: un’altra Lampedusa in Laguna

Immigrati fermati dalla polizia italiana

Mentre a campo San Polo sfilavano i divi della prima serata della 65ª Mostra del cinema di Venezia, sulle banchine del porto sbarcavano i clandestini nascosti all’interno di rimorchi provenienti dalla Grecia: afghani, iracheni, siriani e curdi, stanchi, disidratati e malati. Alcuni affetti da tubercolosi. È l’altra faccia di Venezia, diventata ormai lo snodo della “rotta migratoria orientale”.
In meno di 8 mesi sono arrivati a bordo di motonavi e traghetti oltre 500 clandestini. Si imbarcano a Patrasso e Corinto, in Grecia, dopo aver attraversato la Turchia. Un percorso obbligato quello in terra turca, non solo geograficamente.
Sono i gruppi terroristici, a vocazione politica, etnica e religiosa, collegati alla criminalità organizzata turca che gestiscono il traffico dei clandestini asiatici verso l’Europa. Li guidano nelle aree balcaniche passando per Atene e li scortano fino agli imbarchi. Spesso li traghettano sull’isola di Aghatonisi o nel porto di Igoumenitza in attesa della nave per Venezia. Alle organizzazioni criminali i parenti dei clandestini rimasti nel paese d’origine pagano il “biglietto” per raggiungere la Laguna. Da dove spesso ripartono per il Nord Europa.
Il trasferimento fino in Grecia costa anche 4.500 euro. Poi altri 2.600 dollari per lasciare la penisola ellenica e raggiungere la destinazione. Due terzi dei clandestini sono afghani. In tasca hanno pezzi di carta con cifre e parole in arabo che vengono scritte dai trafficanti anche sui muri del porto, per aiutarli a uscire dallo scalo.
Ma a Venezia, sorta di Lampedusa del Nord Italia, c’è un’altra immigrazione che viene monitorata con particolare attenzione dai servizi segreti di svariati paesi europei e dagli Stati Uniti. È il flusso di clandestini arabi con passaporto falso che sbarcano sulle banchine del porto turistico nell’area doganale riservata ai paesi Ue. Arrivano a bordo di auto imbarcate su navi passeggeri, travestiti da turisti, e si comportano come turisti. Un fenomeno allo studio anche del Comitato parlamentare di controllo per i servizi di informazione e sicurezza. Risultano falsificati i visti e i permessi di soggiorno dei paesi Schengen, mentre tra i passaporti, anch’essi falsi, compare spesso la nazionalità egiziana.
Nel panorama vasto e sfaccettato delle tecniche di arrivo dei clandestini esiste anche un altro traffico difficilmente controllabile per le forze dell’ordine. Uno o due alla volta, gli irregolari vengono fatti scendere da panfili su piccole barche con documenti falsi; i barchini attraccano nei porti turistici del litorale tra Trieste e Venezia. Di solito i clandestini entrano in Italia carichi di denaro.
Ma perché Venezia? “La città ha una realtà economica e sociale complessa, da analizzare sia per la posizione geografica sia per la presenza di numerosi immigrati” suggerisce Ranieri Razzante, docente universitario ed esperto di antiterrorismo e antiriciclaggio. “Inoltre, figura tra le città con tasso di ripulitura del denaro tra i più alti in Italia. E vi è una presenza massiccia di intermediari finanziari che eludono completamente le leggi per prevenire riciclaggio e terrorismo. Le agenzie di money transfer accettano documenti anche palesemente falsi e le cosiddette crew card per compiere trasferimenti di contante”.
Le crew card sono attestati sostitutivi rilasciati dal comandante del traghetto in luogo del passaporto, documenti la cui validità non è riconosciuta dall’ordinamento italiano ma utilizzati dagli equipaggi delle navi. “Non è escluso che il denaro trasmesso in questo modo” continua Razzante “possa essere utilizzato per finanziare cellule terroristiche”.

E dall’avvocato da settembre si paga a rate

 Toghe di magistrati

Gli avvocati difendono i propri clienti, a partire dal portafoglio. Dal prossimo autunno sarà infatti possibile pagare la parcella del proprio legale con rate a tassi agevolati. Ma solo a Venezia.

Per gravare di meno sulle tasche dei clienti, il Consiglio dell’ordine di Venezia, primo in Italia, ha infatti ottenuto il via libera dalla Banca d’Italia sulla possibilità di stipulare convenzioni con gli istituti di credito e consentire così ai cittadini che si rivolgono a un legale di accedere a finanziamenti bancari a condizioni di favore. Sarà così più facile pagare il conto dell’avvocato.
“Abbiamo inteso intervenire sul malessere esistente tra professionista ed utente nel momento in cui si affronta l’aspetto economico del rapporto” spiega il presidente dell’Ordine Daniele Grasso. “Malessere legato alla contrazione economica generale e al fatto che spesso la pretesa dell’avvocato viene messa in discussione dal cliente”.

L’ordine, che agisce in difesa dei clienti e dei suoi iscritti, intende ottenere dalle banche le migliori condizioni: “In autunno metteremo gli istituti in concorrenza tra loro per ottenere il miglior risultato possibile”, sottolinea Grasso.
L’iniziativa oltre che agevolare i clienti, che spesso scoraggiati dalle spese eccessive, rinunciano a chiedere che sia fatta giustizia, tutelano anche i professionisti: “La nostra iniziativa non è pensata solo per far incassare i soldi agli avvocati ma introduce anche un’altra importante novità” spiega Grasso “il Consiglio dell’Ordine infatti darà un parere sia sulla congruità della parcella, sia sulla regolarità fiscale del rapporto cliente-avvocato”. Per evitare quindi che il cittadino paghi troppo per ottenere giustizia, e che alcuni avvocati senza scrupoli alzino le tariffe, il Consiglio garantisce un controllo sull’equità delle parcelle.

In tal modo, con la parcella rateizzata, l’utente non dovrà chiedere un rinvio del pagamento e l’avvocato non si troverà nella sgradevole situazione di attendere la retribuzione per il proprio lavoro.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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