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Verona

Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona
Racconta una leggenda metropolitana che verso la fine degli anni Novanta un giovane leghista passeggiasse per Verona con un leone al guinzaglio, al motto: “El leon magna el teron”.
Quel ragazzotto ora ha 40 anni e di mestiere fa il sindaco della città scaligera, eletto con un plebiscito, oltre il 60 per cento dei voti. “Ma no, non ho mai detto quella cosa lì. E poi non era un leone ma una tigre, anzi un tigrotto” puntualizza Flavio Tosi. Leggi l’intervista

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Al Centro si sta meglio. No, non è una dichiarazione politica. Piuttosto, una condizione geografica: quella dello star bene o, secondo la classifica redatta dal Sole 24 Ore, insieme al Centro studi Sintesi, tenendo conto degli otto indicatori previsti dal “Bil”, cioè “Benessere interno lordo” (rispetto al Pil pro-capite) dell’economista Joseph Stiglitz a cui anche il presidente francese Nicholas Sarkozy ha dato l’incarico della ricerca del “benessere pluridimensionale”. Continua
Abusi su bambini e ragazzini, da parte di coetanei o di adulti. Da Taranto, a Verona, fino a Palermo storie diverse tra loro, ma con un denominatore comune: le vittime indifese. Le violenze avvenute in Puglia sono maturate nel contesto familiare. Due uomini conviventi, di 39 e 58 anni, di Taranto, il primo dei quali è lo zio delle vittime, avrebbero narcotizzato e costretto per oltre dieci anni quattro minorenni a subire abusi sessuali. Per questo sono stati arrestati dai carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale jonico Patrizia Todisco su richiesta del pm Filomena Di Tursi.
Il trentanovenne è stato arrestato questa mattina, all’altro indagato il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere dove l’uomo sconta una pena di due anni e sei mesi per abusi sessuali compiuti nei confronti del figlio. Le vittime dei nuovi abusi sono un ragazzo di 21 anni, una ragazza di 19 anni, e due gemelli (maschio e femmina) di 16 anni. L’inchiesta è stata avviata nel novembre del 2008 dopo la denuncia da parte della madre delle vittime, che poi hanno confermato le accuse nel corso di un incidente probatorio. Le violenze - secondo l’accusa - si sarebbero protratte da quando i due gemelli avevano cinque anni e fino al 2007. Le vittime vivono in una casa famiglia, ma per più di dieci anni hanno trascorso i fine settimana con il padre ed il suo convivente. Le violenze si sarebbero consumate in una casa di campagna e nell’abitazione del trentanovenne.
La moglie dell’uomo di 58 anni cui è stata notificata in carcere l’ordinanza di custodia cautelare per abusi sessuali si suicidò nel 1991 dopo aver scoperto che suo marito aveva violentato il loro figlio minorenne. Il cinquantottenne è tornato in carcere nel febbraio scorso dopo che la sentenza di condanna alla pena di due anni e sei mesi di reclusione per la violenza sessuale ai danni del figlio era diventata definitiva.
“Mettevano qualcosa nel latte o nel succo di frutta e poi ci costringevano a bere. Dopo qualche minuto non capivamo più niente”: è una delle dichiarazioni rilasciate dai minorenni nel corso dell’incidente probatorio durante il quale la magistratura tarantina ha ritenuto di aver raccolto prove a carico dei due uomini accusati di aver narcotizzato e violentato per circa dieci anni quattro ragazzi. L’uomo di 39 anni aveva in affidamento i nipoti nel fine settimana poiché i genitori dei piccoli non si occupavano dei figli da quando questi alloggiavano in una casa famiglia.
La vittime delle violenze sessuali di Verona invece è una ragazzina che all’epoca dei fatti aveva 12 anni o oggi ne ha 13. Tre minorenni tra i 14 e i 16 anni sono stati arrestati dalla squadra mobile. I provvedimenti sono stati emessi dal tribunale dei minori di Venezia. L’indagine, coordinata dal procuratore capo del tribunale dei minori Gaspare Larosa, è iniziata alcuni mesi fa, dopo la segnalazione alla polizia da parte di un’insegnante, che aveva notato un cambiamento nel comportamento della ragazza, rispetto ad un anno prima.
La docente è riuscita a scoprire che nell’estate 2008 l’adolescente, mentre stava andando ad un campo scolastico, è stata accerchiata e trascinata in una stradina dai tre coetanei, che le hanno poi usato violenza sessuale. La sezione specializzata tutela minori della squadra mobile scaligera è riuscita ad accertare le reponsabilità dei tre ragazzi, il più grande dei quali è già noto alle forze dell’ordine per essere il capo di una baby gang. Per tutti l’accusa è di violenza sessuale di gruppo.
Quella condotta dalla mobile di Verona è stata un’indagine difficile anche per l’omertà degli amici dei tre minori poi arrestati. Gli investigatori non escludono che l’atteggiamento tenuto dagli amici possa essere dovuto alla paura per la possibile reazione del più grande dei tre, ritenuto il capetto di una baby gang, più volte denunciato e al centro di varie indagini su episodi di bullismo. I tre indagati sono di origine albanese, integrati e ben inseriti anche a scuola.
La violenza, come accertato dalle indagini, è avvenuta un pomeriggio di un giorno d’estate 2008. La ragazzina stava andando al campo estivo quando ha incontrato i tre che conosceva di vista. Una volta avvicinata i tre l’hanno portata in una stradina e stuprata. Da quel momento la vita della ragazza, allora dodicenne, non è stata più la stessa e del suo cambiamento si sono accorti sia i genitori sia un’insegnate. I primi si sono affidati ad una psicologa, la seconda invece ha avviato un rapporto fiduciario con la piccola che è proseguito e approfondito con personale specializzato del Tribunale dei minori di Venezia. Sulla base degli accertamenti svolti il pm dei minori Rossella Salvati ha chiesto e ottenuto dal gip Marina Ventura gli arresti per i tre: il sedicenne è finito nel carcere minorile di Treviso, gli altri due invece in una comunità di collocamento.
Sono accusati di violenza sessuale di gruppo, oltre che di detenzione e trasmissione di materiale pedopornografico, tre minorenni che avrebbero fatto sesso con una 13enne e poi avrebbero ripreso i fatti col telefonino per inviare le immagini da un cellulare all’altro. I protagonisti sono due studenti e una studentessa di una scuola media ed uno che frequenta un liceo del centro di Palermo, tutti di età compresa tra i 13 ed i 15 anni. A scoprire il sesso di gruppo è stato un professore che ha denunciato il caso. Un’inchiesta è stata aperta dalla Procura del tribunale dei minorenni che ha indagato i tre studenti. Le indagini, condotte nel massimo riserbo, come scrive oggi il Giornale di Sicilia, sono coordinate dal pm Maria Grazia Puliatti.
L’ambiente è quello della scuola media, frequentata da tre dei quattro protagonisti. Gli atti sessuali sarebbero stati compiuti da due ragazzi insieme ad una loro coetanea. Le immagini sarebbero state riprese con il telefonino da un’altra ragazza. La polizia ha effettuato perquisizioni e sequestrato alcuni cellulari e computer alla ricerca di prove e del video incriminato.
È stato arrestato dai carabinieri Stefano Arrighetti, progettista dei sistemi di rilevazione delle infrazioni semaforiche T-Red, nell’ambito dell’inchiesta di Verona sui semafori truccati che vede indagate, oltre all’imprenditore lombardo, altre 108 persone. I militari di San Bonifacio, in provincia di Verona, sono intervenuti per sequestrare gli apparecchi in numerosi comuni di oltre 20 province. Arrighetti è accusato di non aver chiesto e di conseguenza non aver mai ottenuto dal ministero dei Trasporti l’omologazione dell’hardware dell’apparecchiatura, che sfruttando una durata del “giallo” estremamente breve, segnalava un numero elevato di infrazioni.
Come confermato dai carabinieri di San Bonifacio, tra i 109 indagati ci sarebbero 63 comandanti di polizia municipale e 39 amministratori pubblici. I Carabinieri di San Bonifacio hanno provveduto al sequestro preventivo dei T-red in 64 comuni di 24 province, ma il numero crescerà nei prossimi giorni. Le indagini, iniziate nel dicembre 2007, erano state avviate per accertare la conformità alla normativa vigente del sistema automatico di rilevamento delle infrazioni alla luce semaforica rossa installato presso gli incroci del veronese.
A gennaio 2008, i carabinieri di Tregnago, Illasi e Colognola ai Colli, incaricati delle indagini, denunciarono un amministratore comunale, due comandanti di Polizia Locale e gli amministratori unici di Ci.ti.esse di Rovellasca, Maggioli di Santarcangelo di Romagna, Traffic Tecnology di Marostica e Open Software di Mirano per truffa aggravata e falsità materiale. A giugno le indagini furono estese anche ad altri 64 comuni dopo aver accertato che il T-red era difforme da quello omologato dal Ministero dei Trasporti di Roma dove Arrighetti aveva chiesto ed ottenuto l’omologazione solo per le telecamere dei T-red e non per le apparecchiature (come i relé, le spire ed altro chiamato tecnicamente hardware) contenute in un armadio di vetroresina posto nelle vicinanze delle telecamere.

Allontanate dalle strade, le prostitute di Verona ora rischiano di dover chiudere anche le attività negli appartamenti privati. La lotta alla prostituzione si arricchisce di un nuovo capitolo. È già pronta ed entrerà in vigore a breve un’ordinanza del sindaco Flavio Tosi, contro le squillo che esercitano in casa.
Nel giugno del 2007 fu Padova a assumere, prima in Veneto, provvedimenti anti-prostituzione varando le multe per i clienti. Ma è stata Verona, poche settimane dopo, a trasformare quelle prime ordinanze in un’autentica battaglia anti racket e anti lucciole.
Tosi lo aveva promesso in campagna elettorale e ne ha fatto un punto d’orgoglio. Da due anni a Verona la lotta alla prostituzione non conosce soluzione di continuità grazie anche a nuove sentenze della Cassazione e dai provvedimenti governativi che hanno permesso ai sindaci di dotarsi di strumenti particolarmente incisivi. “Il Decreto Sicurezza del ministro Maroni” aveva gioito Tosi dopo il varo “è una norma importante, introdotta dal ministro proprio su nostra richiesta, perchè amplia il potere dei sindaci in materia di sicurezza urbana, consentendo di emanare provvedimenti più incisivi ed efficaci rispetto al fenomeno da contrastare”.
In pochi mesi nel Comune scaligero sono spuntate le sanzioni per intralcio al traffico destinate agli automobilisti che premono sul freno per contrattare una prestazione, le aree off-limits, le limitazioni orarie alla circolazione degli autoveicoli e l’aumento delle multe ai clienti passate dall’agosto scorso da 47 a 500 euro. Tutte misure che, secondo Tosi, hanno praticamente cancellato il fenomeno. “A Verona” ha detto “con le contravvenzioni da 500 euro ai clienti, la prostituzione di strada dopo qualche decina di multe è praticamente scomparsa”.
Ora inizia la seconda parte del piano. Quella che nei piani del sindaco colpirà la parte “meno visibile” del fenomeno “ma che provoca ancora problemi” soprattutto a causa del “degrado” e della “mancanza di controlli sanitari”. Infine, è il pensiero del primo cittadino leghista, “c’è da considerare l’aspetto fiscale, perché la prostituzione è un’ attività che produce un reddito molto alto senza tassazione alcuna. Esiste inoltre il concreto pericolo che la prostituzione d’appartamento, se non verrà regolamentata, possa esser controllata da racket di malavitosi”. Dice Tosi: “Dopo averle allontanate dalla strada ora vogliamo colpire anche le prostitute, e sono molte, che esercitano in casa”.
L’ordinanza, precisa, andrà a sanzionare chi crea disturbo nei condomini. Per Tosi la strada delle ordinanze comunali è quella che per ora permette maggiore autonomia ai Comuni. Già qualche settimana fa lo stesso esponente del Carroccio aveva ricordato che “finché non ci sarà una norma nazionale che regola il fenomeno della prostituzione, le amministrazioni comunali non potranno fare altro che tentare di arginare il problema utilizzando i pochi strumenti a loro disposizione. Sono interventi-tampone che non risolvono certo il problema della prostituzione e del degrado connesso ma sono provvedimenti che ci auguriamo servano a rendere il fenomeno della prostituzione meno gravoso sulla cittadinanza”.
Il VIDEO servizio:
Un commercialista di 43 anni ha ucciso a colpi di pistola la moglie, i tre figli maschi di 3, 6 e 9 anni, e poi si è suicidato. La tragedia, scoperta stamane, è avvenuta ieri sera in una casa di San Felice Extra, alle porte di Verona. L’uomo, Alessandro Mariacci, era un commercialista, la moglie, Maria Riccarda Carrara Bottagisio, un avvocato.
I cinque corpi sono stati trovati dalla donna delle pulizie: la donna ed il bambino più piccolo erano riversi sul pavimento della taverna della casa, nella camera matrimoniale c’erano i cadaveri di altri due bambini e sul letto il corpo dell’uomo, che si è ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Accanto al cadavere c’erano due pistole semiautomatiche, una delle quali con il cane alzato. Per la polizia, che sta conducendo le indagini, non è escluso che l’omicida-suicida le abbia usate entrambe.
La famiglia viveva in una porzione di una casa colonica, ristrutturata, con una corte privata. Un bella abitazione, perfettamente ordinata. Nella casa non è stato trovato finora alcun biglietto che possa aiutare a comprendere le ragioni della strage. Secondo le prime ipotesi della polizia, la tragedia potrebbe essere avvenuta tra le 22.30 e le 23 di ieri. Alcuni vicini avrebbero detto di aver sentito intorno a quell’ora dei colpi secchi, ma non di averci fatto particolarmente caso. Le vittime erano tutte vestite con abiti da casa: i tre bambini in pigiama, la donna indossava una tuta da ginnastica.
“Era una famiglia per bene”, ha detto il parroco di San Felice, don Federico, “è un dramma inspiegabile. È un momento in cui trovare le parole è difficile. È un tempo in cui dobbiamo chiedere aiuto al Signore per le nostre speranze”, ha continuato il parroco dopo aver benedetto le cinque salme. Il sacerdote, che questa mattina è stato tra i primi ad arrivare sul luogo dell’omicidio-suicidio, ha raccontato di come erano “solari e giocosi i tre bambini”. Don Federico ha aggiunto che Mariacci e la moglie apparivano come “persone serene” e che frequentavano la chiesa con continuità . Nessun commento dal pm che coordina le indagini, Pietro Pascucci, il quale si è limitato a riferire che l’attenzione degli investigatori “è rivolta a più aspetti”.
“La tragedia di Verona deve sollecitare l’attenzione del ministro dell’Interno sull’esigenza di dare una svolta concreta sulla politica delle armi fino ad oggi praticata”. Lo afferma il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp) Enzo Marco Letizia sottolineando che “la priorità è rivedere normative e circolari che hanno consentito il proliferare delle persone in possesso di armi sul territorio”.
Allo stesso tempo, inoltre, bisogna intervenire sulla “sostanziale inefficacia delle visite mediche” cui devono essere sottoposti periodicamente i possessori di armi, “svolte”, dice Letizia, “secondo i criteri dell’autocertificazione e della mancanza di qualsiasi effettiva assunzione di responsabilità . Basta dunque con le chiacchiere”, conclude, “serve una presa di coscienza della necessità di un cambiamento radicale tornando a considerare la circolazione e la detenzione delle armi con la serietà che la materia richiede”.
La Questura di Verona ha confermato che la strage di San Felice Extra è un caso di omicidio-suicidio. Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori, Alessandro Mariacci, il presunto autore della strage, ha avuto la freddezza di prendere una delle due pistole semiautomatiche di grosso calibro che deteneva regolarmente ed ha proceduto nel suo piano criminale. Tutte le sue vittime presentavano un colpo alla fronte, la moglie anche uno ad un braccio. La donna è stata colpita mentre stava guardando la televisione insieme al figlio più piccolo, Jacopo, 3 anni. Gli altri due figli, Filippo (9) e Nicolò (6) sono stati uccisi nel sonno, nella loro cameretta. L’omicida si è poi recato nella camera matrimoniale, puntandosi la pistola contro la tempia e togliendosi la vita.
Una famiglia modello e apparentemente senza problemi, perlomeno economici: questa la descrizione che amici e parenti hanno dato della famiglia Mariacci. Marito e moglie, in base alle prime testimonianze raccolte dalla polizia, non avrebbero mai dato esteriormente segnali di crisi nel loro rapporto.
Gli agenti della squadra mobile hanno ascoltato la donna di servizio, una signora dell’Est Europa che aveva lasciato l’abitazione dei Mariacci verso le 18.30 di ieri, quando - avrebbe detto - nulla faceva presagire la tragedia. La donna ha scoperto i cinque corpi verso le 8 del mattino, entrando in casa per iniziare il lavoro. Gli investigatori sperano di ottenere elementi utili alle indagini dall’esame autoptico sul corpo del professionista: al medico legale il magistrato chiederà di verificare anche l’eventuale presenza di sostanze stupefacenti.
Mariacci era uno stimato tributarista, lavorava in uno studio associato a Verona, occupandosi in particolare di diritto fallimentare. La famiglia di Mariacci sarebbe molto nota nel capoluogo scaligero. La moglie era stata un avvocato civilista, ma da tempo non esercitava la professione legale perché la famiglia la teneva occupava a tempo pieno. Marito e moglie non lavoravano comunque insieme.
Un collega di Alessandro Mariacci lo descrive come un uomo “di grande equilibrio, solare. Nessuno”, aggiunge il collega, che vuole mantenere l’anonimato, “si sarebbe mai potuto immaginare, conoscendolo, una cosa del genere”. Il collega formula un’ipotesi: che “qualcosa possa aver sconvolto Mariacci e che per questo lui abbia ‘temuto’ per la sua famiglia”.
Secondo gli investigatori, il professionista non avrebbe avuto problemi evidenti di salute, nè fisici nè psichici. Sembra esclusa, per ora, l’ipotesi passionale. Dai colleghi del commercialista gli investigatori stanno cercando di capire se le ragioni della strage possano essere riconducibile ad un eventuale dissesto finanziario.
Il piccolo Jacopo, 3 anni, stava giocando con dei soldatini, quando è stato raggiunto dal colpo di pistola del padre. Il bambino era in taverna, dietro al divano sul quale stava seduta la mamma, che invece stava guardando la tv. Aveva indosso il suo pigiamino, pronto per andare a letto. Questo uno dei primi particolari emersi dalla ricostruzione della tragedia.
“Una tragedia, inspiegabile, sono molto scosso”. Queste le parole del questore di Verona, Vincenzo Stingone, all’uscita della casa di San Felice Extra. “Davanti all’immagine di tre bambini uccisi in quel modo”, ha aggiunto, “sfido chiunque a restare impassibile. Sono cose che ti distruggono umanamente. C’è solo una parola che si può usare: tragedia, ammesso che renda l’idea di quanto è successo; non si può che parlare di follia. Ora dobbiamo lasciare agli agenti e alla scientifica il tempo di lavorare e poi vedremo di capire meglio quello che è accaduto”. Il questore ha confermato che al momento non è stato trovato nulla, uno scritto, o altri tipi di messaggi magari al computer, lasciati dall’uomo, Alessandro Mariacci, per spiegare i motivi del raptus omicida.

Gli “Ultras Italia” sono ben noti ai nostri investigatori. Il loro orientamento è di estrema destra e la maggior parte di loro proviene dal Nord Est, da Verona a Padova, da Trieste a Udine, dalla Puglia, dalla Campania e dal Lazio. È facile trovarli su Internet. Su Youtube sono decine i filmati che riprendono l’inno di Mameli cantato a squarciagola da ragazzi con il braccio teso.
Altri video immortalano i tour degli Ultras Italia e l’esposizione delle loro “pezze” tricolori (con sopra il nome della città di provenienza scritta in stile fascista o gotico), come quello dei ragazzi di Agri al seguito degli Azzurri già dalla trasferta di Stoccarda del 2003.
Anche se il merchandising è ancora agli albori, su alcuni siti si può acquistare il kit dell’ultrà azzurro: dai video con gli scontri ai libri, dalle felpe alle cinture, tutte con tricolori, aquile e celtiche in bella mostra.
Per capire di cosa si tratti basta dare un’occhiata a una vetrina online, (gestita da vecchi militanti della curva dell’Hellas Verona e del neofascismo scaligero). Gli Ultras Italia hanno anche forum e community, in cui si scambiano informazioni. Su uno di questi vivereultras.forumcommunity.net, il cui motto è “i colori ci dividono, la mentalità ci unisce”) Panorama.it ha scoperto come questi violenti abbiano preparato la trasferta di Sofia, con l’obiettivo di andare a caccia di scontri.
Nel forum “Nazionale e seguito azzurro” ci sono 170 post sull’argomento. Il 16 giugno “zio Pietro” informa gli amici che “da oggi sono prenotabili sul sito www.wizzair.com i voli per Sofia, dove quasi sicuramente si svolgerà la partita”. “Zio Pietro” svela anche il motivo di un interesse così anticipato: “Penso che sia la trasferta più tosta a livello ambientale del girone di qualificazione mondiale e visti i prezzi abbordabili ci potrebbe essere un buon seguito”.
Insomma vale la pena di andare perché il clima sarà bollente e i costi modesti. Il veneto “Panoramix” (un soprannome molto celtico accompagnato dal logo del Leone di San Marco) è dello stesso parere: “Concordo con zio Pietro, anche a me sembra la trasferta più interessante… speriamo di far su un po’ di gente!”.
Alla fine saranno 144. Ma il gruppo si forma con qualche contrattempo. “Terrorista” di Tivoli (sotto il suo nome una foto di un ultrà fermato da poliziotti inglesi e il motto: “Sempre le stesse facce, sempre la stessa gente, sempre la stessa strada …Per ogni maledetta domenica”) è uno dei più attivi nell’organizzazione. Il 18 giugno il pugliese “Barium” fa un appello: “Cerchiamo di essere compatti in quelle terre”. “Contro le spie” chiosa: “Terre di guerra quelle bulgare…”. C’è chi cita Braveheart e chi dà i prezzi degli aerei. “Utinum et patria” fa sapere che da Udine sono già pronti in quattro. Gli ultrà preparano le valigie anche in molte altre città , da Siena ai Castelli romani, da Fidene a Latina. Il 23 luglio “Terrorista” scalda l’ambiente: “Ok a 2 mesi dall’evento possiamo fare le presentazioni!!!”. Al suo messaggio ha allegato un video di Youtube con immagini di scontri degli hooligans del Cska, tifoseria bulgara di sinistra. Il 24 luglio l’utente «Banda Venezia Giulia» pregusta: “D.. cane che botte…”. “Terrorista” sogghigna: “Tranquilli eh?!”. “Casualgenova” nota: “La polizia sembra farsi i ca..i propri….”. “Terrorista” precisa: “Sembra?!!!… si fanno i caxxi propri…”. “Ribelle di provincia”, viste le immagini, è “tentatissimo”. Un collega di curva lo zittisce: “Paga e tasi”. Occhi indiscreti potrebbero leggere.
Nel sito si inneggia a caduti e prigionieri (incarcerati dalle forze dell’ordine). “Do prdele” è perplesso: “Scusate, toglietemi un dubbio, tutto questo confermarsi la presenza, l’acquisto dei biglietti, in un sito iper controllato (dalle Digos, ndr), viene fatto consapevolmente?”. Inizia un dibattito sul tema e uno dei membri manda un post: “Tacete anche le mura hanno orecchie”. Inizia la conta definitiva delle presenze. Verso la fine di settembre gli Ultras Italia vanno in fibrillazione e iniziano a preoccuparsi per i biglietti.
Qualcuno ipotizza che potrebbero venderli ai botteghini “come a Cipro”. “Nucleo 98″ non è d’accordo, visto il rischio incidenti: “Cipro e Bulgaria non mi sento di metterle sullo stesso piano a livello ‘ambientale’…”.
L’1 ottobre “Panoramix” inserisce il link del sito della Federcalcio che ha messo in vendita i biglietti. Nel gruppo la sorpresa è grande: costano meno di 4 euro. Sorge il problema delle diffide: “‘fanculo, tanto a noi non ce li danno. Come per gli Europei tutti senza, lo compriamo là e andiamo in gradinata….” fa sapere “CasualTrieste”.
Iniziano i pagamenti via bonifico. Il 7 ottobre Frodo lancia l’allarme: “Attenzione, stanno rigettando le richieste biglietti con dentro persone che in passato hanno subito il daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive, ndr), esattamente come agli Europei!!!”. “Nucleo 98″ risponde: “Allora stiamo a posto…noi su 7 siamo 4 ex daspati!”. Da Udine informano: “Anche noi stesso problema… biglietti, ma non per tutti… arrivate le mail in cui c’è parere negativo da parte del ministero degli Interni…”. Maxnkud si sfoga: “Che schifo colpito uno dei nostri !! Per adesso !! Aspettiamo e vediamo che succede!!!”.
Ma forse c’è un escamotage che dà speranza a tutti: “Ragazzi attualmente in Bulgaria sono andati allo stadio per acquistare i tickets e hanno trovato un cartello con scritto che la vendita agli italiani si aprirà il giorno della partita alle 19,30, al prezzo di 8 latv (4 euro)” e aggiorna un’altra buona notizia: “Ragazzi come al solito non ci stanno capendo un caxxo: stanno dando l’ok ad attuali daspati e il no a ex diffidati… Cmq se vi servono biglietti contattatemi in messaggio privato!!”. Il 9, “Castefranco veneto” si offre di aiutare i colleghi in difficoltà : “Se a qualcuno manca il biglietto ci sentiamo in hotel e ne parliamo”. Probabilmente ha una buona scorta di tagliandi. Si parte per la guerra. L’11 ottobre “Ale Ud” mette sul sito la notizia degli incidenti. “Maxnkud” è in contatto con chi partecipa agli scontri: “Li ho sentiti e l’aria non è proprio delle migliori !! Poi c’è qualcos’altro, ma aspettiamo che finisca la partita, va’!!”.
Che cosa sia quel “qualcos’altro” non è dato sapere. Sul sito c’è soddisfazione: “Onore agli Ultras Italia”; “Tanto di cappello a chi c’era”; “Grandi ragazzi”. Alle 15 e 23 di domenica 12 ottobre, “Maxnonmollo” avverte: “Ragazzi già se ne parla troppo in tele e sui giornali, chiudo per un po’”.
Il forum abbassa la serranda, mentre un’altra si alza per preparare la partita di mercoledì prossimo a Lecce, con il Montenegro.
Era ubriaco e senza assicurazione l’uomo polacco che questa mattina, per sfuggire alla polizia, ha travolto e ucciso un’anziana di 75 anni nel Veronese. L’incidente mortale lungo la strada provinciale che collega Villafranca a Valeggio sul Mincio. La vittima è Giuliana Vecchietti, residente a Verona. L’uomo non ha obbedito all’alt intimato dagli agenti della Polizia municipale e, nel darsi alla fuga, l’ha investita. L’anziana, che è morta sul colpo, era in sella ad un ciclomotore quando è stata centrata da una Fiat Tipo guidata da un polacco di 49 anni, residente a Sommacampagna. È stato inseguito dai Carabinieri di Peschiera, che lo hanno bloccato.
Miroslaw Watkowski aveva nel sangue un tasso alcolico quasi tre volte superiore al massimo consentito dalla legge. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per aver collezionato in passato quattro denunce per ubriachezza, è stato arrestato per omicidio colposo e resistenza. Lavorava come operaio per una azienda di Valeggio sul Mincio.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo stava percorrendo a bordo di una Fiat Tipo la provinciale Villafranca-Valeggio quando è stato notato da una pattuglia della Polizia municipale di Castelnuovo del Garda che gli ha imposto l’alt. Per tutta risposta l’uomo ha saltato il posto di blocco e si è dato alla fuga a forte velocità . Al suo inseguimento si è posta l’auto dei vigili - che stava effettuando un servizio di pattugliamento nell’ambito del rafforzamento dei controlli nell’area gardesana - e quattro dei carabinieri. Per evitare che il polacco accelerasse ulteriormente, mettendo a rischio l’incolumità degli altri automobilisti, le pattuglie lo hanno seguito mantenendo una certa distanza.
A 500 metri dalla fine della provinciale, dove le forze dell’ordine attendevano l’uomo per bloccarlo, è accaduto l’incidente. Il polacco ha travolto l’anziana in motociclo, uccidendola all’istante. L’impatto è stato talmente violento che il motoveicolo, completamente accartocciato, si è piegato in due. Sceso dall’auto, il conducente ha tentato di scappare nonostante una vistosa ferita alla testa, ma è stato bloccato dai militari.
L’auto di Miroslaw Watkowski era priva di assicurazione, era stata prelevata dal cortile di un contadino, conoscente dell’uomo, senza che il proprietario lo sapesse. A insospettire la pattuglia dei vigili urbani, racconta il comandante Walter Ambrosi, era stata la presenza della vettura, con la targa parzialmente piegata e lo sportello aperto, parcheggiata di traverso davanti a un minimarket di Oliosi, una frazione di Castelnuovo. Per sfuggire alle pattuglie della Polizia municipale e dei carabinieri di Peschiera del Garda, il polacco, in Italia da 4 anni, non ha esitato a correre per alcuni tratti contromano a oltre 150 chilometri l’ora e a superare varie vetture in coda ad un incrocio. Dopo un lungo inseguimento, l’uomo ha perso il controllo della vettura, che prima ha travolto l’anziana e poi ha divelto un muretto e un cancello. Inutile l’arrivo sul luogo dell’incidente di un elicottero del Suem: il medico a bordo non ha potuto che constatare il decesso della donna. Nell’incidente è rimasto ferito lo stesso investitore, al quale è stata applicata una ventina di punti di sutura per vari tagli alla testa.