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Il presidente del Consiglio, Sivio Berlsuconi | AP Photo/Gregorio Borgia
Povero Silvio? Stavolta non è il tormentone di Antonio Cornacchione, ma un’ipotesi, almeno secondo alcuni, neppure troppo remota. E non ci si riferisce (solo) al continuo logoramento a cui il premier si sente sottoposto: i quotidiani distinguo di Gianfranco Fini o gli attacchi di alcuni pm (a entrambe, il premier, durante l’ufficio di presidenza del Pdl di giovedì 26 ha risposto con fermezza: “Sul processo breve si ava avanti” e “Il partito decide su tutto a maggioranza, chi non si adegua è fuori“). Continua
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Poche righe, ci stanno tutte in una pagina. La prima, per la precisione, del Corriere della Sera. In alto, a destra: nella “spalla”, per dirla in gergo.
Poche righe, quelle di Veronica Lario, moglie del premier Silvio Berlusconi, in queste settimane al centro delle polemiche per il caso Noemi. Torna a parlare, la signora, del suo matrimonio, del rapporto con il Cavaliere e della sofferenza che ne è scaturita.
Lo fa inviando una brevissima dichiarazione al Corriere: “In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale”.
Poi in quella manciata di parole, incisive e graffianti, fatte pervenire al quotidiano di via Solferino, Veronica rivendica il proprio stare in disparte e il diritto alla verità : “Certo è” aggiunge “che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui”.
“Certo è” conclude la moglie del premier “che l’ho sempre amato e ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia”.
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Guai a chiamarlo complotto, la sola parola evoca ombre inafferrabili, mentre in questa storia le tessere del mosaico sono visibili.
Il Cavaliere, Noemi, La Repubblica: sembrava un incastro perfetto fino a quando nelle rotative del giornale-partito non è rimasto impigliato un ex fidanzato molto loquace e un po’ condannato. Anno 2005, due anni e sei mesi per rapina, con la condizionale. Un fastidioso granello di sabbia è finito negli ingranaggi di una macchina collaudata che come fine ha l’abbattimento di Silvio Berlusconi e usa il gossip come nuovo mezzo di conduzione di una guerra che va avanti dal 1994, continuerà dopo le elezioni europee, punta al fallimento del G8 all’Aquila, spera nel gelo precoce in Abruzzo e prepara un autunno caldo per il governo.
Flashback.
Il metodo, più che collaudato, in passato ha avuto anche un discreto successo.
Primo episodio: l’avviso di garanzia recapitato dalle colonne del Corriere della sera nel novembre 1994 a un Berlusconi impegnato a presiedere a Napoli un summit dell’Onu sulla criminalità . L’inchiesta per corruzione della Guardia di finanza finì nel 2001 con l’assoluzione in Cassazione del Cavaliere. Ma nel frattempo il governo era caduto e la Lega uscendo dal Polo aveva favorito il ribaltone. Secondo episodio: metà marzo del 1996, a 40 giorni dalle elezioni politiche che dovevano ribaltare il ribaltone, compare in edicola una copertina dell’Espresso, titolo “Il Polo delle vanità “, foto di Veronica Lario, Silvio Berlusconi, Cesare e Silvana Previti, Vittorio Dotti e Stefania Ariosto a bordo del veliero Barbarossa, di proprietà dell’avvocato romano. Cover profetica: sembrerebbe un attacco moralistico alla società dei ricchi e volgari, in pieno stile via Po, ma in realtà è la comparsa in scena di lì a pochi giorni del “teste Omega”, Stefania Ariosto, compagna di Dotti che, si saprà dopo, già da un anno è una fonte coperta della procura di Milano. Sulle sue rivelazioni si imbastisce il processo Sme.
Ariosto racconta di serate nei circoli romani, in particolare al Canottieri Lazio di cui Previti era presidente, con mazzette di banconote che passano da un tavolo all’altro o vengono lasciate nelle toilette. Denaro che sarebbe servito a corrompere alcuni magistrati romani. Ariosto diventa l’eroina della Repubblica, la testimonial del malaffare imprenditoriale ed etico del berlusconismo. Sarà la prima a raccontare come alla corte di Silvio le donne siano “trattate come oggetti”. Risultato: le elezioni del 1996 vengono vinte da Romano Prodi, Berlusconi viene prosciolto nel 2007 dalla Corte d’appello di Milano per non avere commesso il fatto. Quanto alla mirabile teste Omega, la magistratura la dichiarerà inattendibile e i fatti dimostreranno che era lei, vittima del demone del gioco, ad avere seri problemi finanziari.
Ritorno al futuro.
Il metodo è lo stesso di allora. Cambia il mezzo: non più la via giudiziaria alla battaglia politica, ma lo screditamento privato, il gossip applicato alla demolizione dell’avversario. Anche qui, in realtà , la storia di Noemi ha un preludio e sempre lo stesso protagonista: La Repubblica, che un’estate fa, appena formato il governo dopo le elezioni del 13-14 aprile 2008, rispolvera il cosiddetto patto di Raiset, presunta combine imprenditoriale fra i manager della tv di stato e quelli della Mediaset. Ma il vero bersaglio è sempre il Cav e stavolta anziché di soldi si parla di veline, vallette e ministre. Nel tritacarne finisce Agostino Saccà , direttore della Rai Fiction, amico di Berlusconi. Saccà è imputato nell’inchiesta della procura di Napoli, le sue chiacchierate al telefono con il presidente del Consiglio vengono pubblicate dai giornali, La Repubblica in testa. Il Cav cerca di raccomandare qualche attrice, Saccà dice sì al telefono e poi se ne infischia. Niente di penalmente rilevante, un trattato antropologico dell’Italia (che può piacere o meno) ma l’estate si trasforma in una fornace: si vocifera dell’imminente arrivo di un’intercettazione bomba, l’arma finale, in cui perfino le ministre comparirebbero nella veste di donne oggetto. Tutto avrebbe dovuto portare alla caduta prematura del governo più forte del dopoguerra. Risultato: Saccà viene prosciolto, l’inchiesta archiviata, le intercettazioni devono essere distrutte e la bomba a orologeria smette di ticchettare. Ma solo per un po’.
Campagna sporca.
Il tic tac esce nuovamente dal Vesuvio poco meno di un anno dopo. A far ripartire l’ingranaggio stavolta è il combinato disposto La Repubblica-Veronica Lario. Berlusconi il 26 aprile va a una festa privata (si fa per dire) di compleanno a Casoria (Napoli), la festeggiata è la 18enne Noemi Letizia.
Martedì 28 compare un articolo di cronaca sulla Repubblica (firmato da Conchita Sannino, la cronista che poi scoverà Gino Flaminio, ex fidanzato di Noemi) e sul Corriere del Mezzogiorno Noemi racconta la sua amicizia con Berlusconi e lo chiama “Papi”. Passa la mattina e anche la sera. Ma alle 22.31 la signora Lario rompe il ghiaccio e parla con l’agenzia Ansa, La Repubblica riprende e amplia con la penna di Dario Cresto-Dina. Ritorno alla guerra di Arcore. Da quell’istante s’apre un’indagine pubblica sulla famiglia Letizia e comincia il tam-tam su Berlusconi e il suo rapporto con Noemi. La caccia alla volpe è guidata dalla Repubblica che impegna le sue migliori risorse per coronare l’impresa.
Quella del 28 aprile è una data da ricordare perché segna uno spartiacque nel costume politico italiano. Per la prima volta una campagna elettorale (elezioni europee il 6 e 7 giugno) assume le sembianze di una vera e propria “dirty campaign ” (campagna sporca) all’americana dove entra in scena il “lato b” della politica, il letto e il potere. L’apparato di sicurezza che dovrebbe proteggere il presidente del Consiglio (privacy compresa) si mostra debole e perforabile. Con Berlusconi non è facile, l’uomo è imprevedibile e i suoi spostamenti totalmente fuori protocollo.
Nel governo c’è chi fa notare che la cosa non funziona. Un democristiano di lungo corso come il ministro Gianfranco Rotondi non ci gira intorno: “Formulo il legittimo sospetto che vi sia stato un gruppo di intelligenza che si è dato l’obiettivo di indirizzare al premier un’accusa infamante e di fare in modo che a formularla fosse la moglie” dice Rotondi. “Nei casi Montesi-Piccioni, Cossiga-Donat Cattin e Leone-Cederna si è saputo che giornali e giornalisti erano solo strumenti incolpevoli e inconsapevoli. La regia di quest’operazione è nell’ombra e non riguarda né La Repubblica né la sinistra italiana”.
Spectre o no, il Cav è sotto un fuoco pesante che punta a renderlo impresentabile, a ridicolizzarlo, a renderlo vulnerabile agli occhi della comunità internazionale che non legge la stampa italiana ma ne conosce gli echi attraverso il network di giornali che da sempre partecipa al cenacolo del gruppo Espresso (articolo a pagina 37). L’agenda politica influenza tutta la vicenda: il Pd prima con il segretario Dario Franceschini dice “tra moglie e marito non mettere il dito”, poi però legge i drammatici sondaggi per il suo partito e come in un romanzo kafkiano c’è la metamorfosi e dichiara “fareste educare i vostri figli da quest’uomo?”. È un punto di non ritorno i cui esiti sono imprevedibili.
Maurizio Gasparri chiosa: “Franceschini è disperato e si attacca al gossip. È un contrattista a progetto la cui collaborazione scadrà dopo il voto delle europee”. Nonostante l’impressionante volume di fuoco, i sondaggi per ora danno il Pdl e la Lega al 50 per cento e il Pd sotto la soglia di sopravvivenza del 27.
Franceschini si gioca tutto e va in scia alla campagna della Repubblica. Ma il vero obiettivo non è menomare il voto per Strasburgo. Ci sono altre scadenze, il G8 e l’emergenza terremoto in Abruzzo dove a settembre comincerà a far freddo e la sistemazione di migliaia di persone dovrà compiersi a tempo di record. Per ora il bersaglio grosso più ravvicinato è il G8 di luglio all’Aquila. Il presidente del Consiglio presiederà un vertice nel pieno di una tempesta perfetta. Basta leggere i siti web dell’antagonismo per capire che si prepara un evento ad alto voltaggio. Berlusconi è presentato dai media alla comunità internazionale come il capo di un sultanato, il tamtam in rete dei no global è fitto e le condizioni logistiche non sono le migliori.
È una zona terremotata, giustamente ipersensibile, il terreno ideale per chi cerca il caos e chi vuole raccoglierne un dividendo politico. Fu al forum internazionale di Napoli che cadde il primo governo Berlusconi. La governance mondiale oggi si regge soprattutto sull’immagine, ecco perché 15 anni dopo le lancette dell’orologio tornano indietro al 1994: la trappola è tesa, si tenta il bis.

Meglio ribadire il concetto. E allora: “Credo che si sia toccato il fondo, soprattutto in campagna elettorale. La sinistra e i suoi giornali si comportano come possiamo vedere… Sono stati i giornali della sinistra che hanno riempito il vuoto dei programmi della sinistra con una calunnia e una menzogna”.
Parole del premier Silvio Berlusconi, ospite a 28 minuti, la trasmisione radiofonica su Radio 2 di Barbara Palombelli, spiegando che ormai la “carta dei valori della sinistra è diventata Novella 2000“. Ma, assicura il Cavaliere, la “campagna di invidia e odio sarà un boomerang per la sinistra”.
E rimarca: “Ho già chiarito tutto: le veline non vero, minorenni assolutamente non vero, Mills assolutamente non vero. Calunnie pure che si ritorceranno contro chi le ha agitate”, ribadisce il capo del governo.
Berlusconi spiega che anche la moglie Veronica Lario è “caduta nella trappola tesa da giornali della sinistra, me ne dispiaccio molto”. Quando Barbara Palombelli gli chiede dei figli, il Cavaliere dice stop: “Vorrei non parlare di queste cose, faccio il presidente del Consiglio vorrei rispondere a domande sulla situazione politica, sulle prossime elezioni…”.
Le parole di Roberto Maroni (qualcuno vuole il premier morto) è “un modo di dire colorito per dire quello che è vero: io ho 4 anni di governo davanti, un’alleanza che è fortissima con la Lega. C’è qualcuno che si dispera perché vede che noi stiamo lavorando bene”. Il premier poi ricorda che il suo consenso è a “livelli elevati” e “dopo essere arrivato al 75%, adesso sono al 73% di consenso”.
Quindi, commentando il durissimo articolo pubblicato dalTimes, dal titolo “Cala la maschera del clown”, il presidente del Consiglio taglia corto: “I giornali stranieri sono in collegamento diretto con i giornali della sinistra italiana, che fanno un’azione di spinta per ottenere attenzione alle nostre vicende viste dalla lorto parte. Sono vicende ispirate, insufflate dai giornali della sinistra”.
A gettare altro discredito sul premier è toccato questa volta al Times: il foglio londinese, di propietà di Rupert Murdoch, sale ancora una volta in cattedra per bacchettare la politica italiana. “L’aspetto più di cattivo gusto del comportamento di Silvio Berlusconi non è che egli sia un buffone sciovinista” scrive il quotidiano. “Nè che egli si accompagni con donne che hanno 50 anni meno di lui, abusando della sua posizione per offrire loro lavori come modelle, assistenti personali o persino, assurdamente, candidate per l’Europarlamento. La cosa più scioccante è l’assoluto disprezzo con cui tratta gli italiani”.
“L’anziano libertino (Lothario, nel testo) può trovare divertente, o anche temerario, fare la parte del playboy, vantandosi delle sue conquiste, umiliando sua moglie, o facendo commenti che per molte donne sono inappropriati in maniera grottesca. Non è il primo o il solo il cui comportamento privo di dignità sia inappropriato per la sua carica. Ma quando vengono poste domande legittime su rapporti che toccano lo scandaloso e i quotidiani lo invitano a spiegare delle associazioni che, nella migliore delle ipotesi, lasciano perplessi, la maschera del clown cade. Minaccia quei quotidiani, e televisioni che egli controlla, invoca la legge affinchè protegga la sua privacy, rilascia dichiarazioni elusive e contraddittorie e poi promette melodrammaticamente di dimettersi se verrà scoperto a mentire”.
“La vita privata di Berlusconi è, ovviamente, privata” prosegue l’editoriale. “Ma come ha scoperto il presidente Clinton, lo scandalo non va d’accordo con un’alta carica. Ai suoi critici, Berlusconi risponde che egli ha ancora alti indici di popolarità , che controlla fermamente il suo governo e che non verrà intimidito da quelli che chiama tentativi dell’ opposizione di infangarlo. Molti possono anche dire che l’Italia non è l’America: che l’etica puritana che pervade gli standard negli Usa non ha mai dominato la vita pubblica italiana, e che pochi italiani sono scioccati dai donnaioli. Ma questa è una sciocchezza detta con senso di superiorità ”.
Il Times infine nega che quello che sta succedendo in Italia non sia importante e riguardi solo questo paese. “Gli elettori italiani, alla vigilia del voto europeo” avverte “dovrebbero riflettere su come viene gestito il loro governo, sui candidati che vengono giudicati adatti a Strasburgo e sul livello di sincerità del primo ministro in tempi di subbuglio politico ed economico. Ma riguarda anche gli altri. L’Italia quest’anno ospita il vertice del G8. In quel forum si tengono importanti discussioni dove i governi occidentali chiedono maggior cooperazione nella lotta al terrorismo e al crimine internazionale”.

di Matteo Spina
Dal servizio fotografico a Villa Certosa sperava di intascare 1 milione e mezzo di euro, invece si è beccato una denuncia per interferenze illecite nella vita privata da parte di Silvio Berlusconi. I suoi presunti scatti bollenti non hanno suscitato l’interesse sperato. È successo al fotogiornalista sardo Antonello Zappadu, già noto per essere l’autore di alcune immagini prese illecitamente al presidente del Consiglio nell’estate del 2007.
In contatto, per altre ragioni professionali, con un cronista della redazione di Panorama, Zappadu, nel dicembre 2008, si era rivolto al collega per proporre all’attenzione del giornale una serie di foto rubate dell’interno di Villa Certosa, residenza sarda del premier. Nessuno se ne interessò fino allo scorso 26 maggio. In quella data, infatti, vista l’attenzione dei media nei confronti della vita privata di Berlusconi, Zappadu è rientrato in contatto con il collega offrendo di vendere al giornale parte delle sue 700 immagini.
Si tratta di foto scattate fra il maggio 2008, in occasione della visita dell’allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek (giunto in Sardegna con la famiglia e lo staff), e il dicembre 2008, quando il presidente del Consiglio era a Villa Certosa per le vacanze di Natale. In una foto si riconosce Topolanek intento a tuffarsi, nudo e solo, nella piscina antistante una stanza. In altre si vedono ragazze che prendono il sole o fanno la doccia vicino alla piscina, in altre ancora gruppi di donne, vestite, sotto una tettoia all’aperto.
Il presidente del Consiglio è pressoché assente da quel repertorio. Quando compare, è in abiti da lavoro mentre sbarca dall’aereo o a passeggio nel suo giardino.
Per tutto questo il fotografo chiedeva 1 milione e mezzo di euro, parlando di un già raggiunto accordo con il direttore del settimanale Gente, Monica Mosca. Secondo la sua versione, Mosca, insieme con il gruppo editoriale Hachette-Rusconi, sarebbe stata disposta a pagare quella cifra per divulgare le immagini sul settimanale italiano, oltre che sul francese Paris Match. Quella somma, forse, non era sufficiente. O forse del tutto fasulla, visto che la stessa Mosca, interpellata da Niccolò Ghedini, legale del premier, specifica di aver da subito mostrato il suo disinteresse nei confronti di quel materiale.
Dopo l’ultimo tentativo di vendere il servizio la direzione di Panorama ha avvisato i legali di Berlusconi. L’avvocato Niccolò Ghedini non solo ha deciso di non far sborsare 1 euro per bloccare la possibile pubblicazione del materiale, ma ha consigliato al presidente del Consiglio di adire le vie legali.
Il 27 maggio Silvio Berlusconi ha denunciato il fotografo e ha scritto alla procura della Repubblica di Roma e al garante per la protezione dei dati personali affinché procedano al sequestro del materiale illecitamente prodotto.
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“Debbo constatare con amarezza che la mia vita privata viene continuamente strumentalizzata ed utilizzata mediaticamente a fini politici”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è costretto a intervenire di nuovo, nella tarda serata di ieri, per parlare delle sue vicende familiari. E lo fa a pochi minuti di distanza dall’appello del figlio Luigi che, tramite l’Ansa, chiede anch’egli di non essere strumentalizzato e non essere coinvolto da giornali e politica in queste vicende. “Sono intervenuto per l’attacco a Silvio Berlusconi nel suo ruolo di padre” spiega Luigi “e non per schierarmi contro mia madre, non voglio prendere le parti nè dell’uno nè dell’altra”, dice ancora, seguito dal padre che definisce “irrilevanti ed inaccettabili” le “illazioni e insinuazioni” apparse oggi sulla stampa”.
“I miei tre figli più giovani” commenta il Cavaliere, in conferenza stampa a Bari: “non hanno in alcun modo preso posizione rispetto alla separazione dei genitori e d’altronde io non desidero che lo facciano. Credo che l’amore e l’educazione che hanno ricevuto dalla loro madre e da me abbiano consentito loro di crescere bene e di munirsi di quella dose supplementare di equilibrio richiesta in una condizione di particolare visibilità familiare. Credo altresì” conclude “che nessuno debba permettersi di interpretare arbitrariamente il loro apprezzabile riserbo”.
Nel pomeriggio di ieri Berlusconi era già intervenuto, sempre da Bari, per commentare una lunga intervista rilasciata da Daniela Santanchè a Libero. L’ex di An aveva attaccato Veronica Lario dicendo di essere a conoscenza del fatto che la moglie del presidente del Consiglio ha un compagno. “Sono spiaciuto che si portino sulle prime pagine dei giornali situazioni che dovrebbero attenere esclusivamente alla vita di una famiglia. Tutto qui”, ha detto il premier. Nessuna smentita e nessuna conferma.
Solo, una difesa a spada tratta della sua privacy, su un fatto che, in ogni caso, ha puntualizzato, riguarda esclusivamente la vita della sua famiglia. Punto e basta. Ma è un fatto che per la seconda volta il presidente del Consiglio, nei giorni in cui sulle pagine dei giornali si infittiscono interviste, retroscena e foto sul caso Noemi e sulle presunte invitate alle feste di Villa Certosa: “Con questa intromissione nella vita privata di una persona si è toccato il fondo: nessuno può accettare che da fuori casa tua un fotografo possa scattare delle immagini. Del resto io quelle foto le ho viste, sono inutili e secondo la valutazione di un giornale della Mondadori non valevano nemmeno diecimila euro”.
Berlusconi, nella veste di presidente del Consiglio, quasi commenta la vicenda in terza persona. Prova a farne una questione di privacy che riguarda un po’ tutti i cittadini. Perché “di pettegolezzi”, dice il portavoce Bonaiuti, “la gente ne ha le tasche piene”.
E allora meglio concentrarsi su altro (ricostruzione Abruzzo, piano casa, misure anti crisi da discutere iniseme a Obama a metà giugno). Il resto della giornata pugliese è un lungo bagno di folla per le vie del centro. C’è una contestazione organizzata, ma neanche in campagna elettorale si era vista tanta gente. È tutto uno stringere mani e un applaudire, con il Cavaliere praticamente assediato dai sostenitori. “Diecimila”, giura Raffaele Fitto. Indicandolo, mentre gli era a fianco durante la conferenza stampa, il premier sottolinea: “Ho una squadra di governo di ragazzi e ragazze, non minorennni, di cui dovremmo essere orgogliosi”. Quando vado in Cdm” aggiunge “trovo gente giovane, non come prima, piena di entusiasmo. Una squadra con spirito positivo”.

In una campagna elettorale che sarà ricordata perché pubblico e privato si mescolano nello scontro politico, entrano ora anche i figli del presidente del Consiglio, sia Pier Silvio e Marina, avuti dal primo matrimonio, sia l’ultimogenito Luigi, nato dalla relazione con Veronica Lario. “Fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”, è la provocazione lanciata ad Albenga dal segretario del Pd Dario Franceschini che scatena la reazione indignata di tre dei figli del capo del governo che, con orgoglio, difendono il padre e l’educazione ricevuta. Rabbia che porta il leader Pd alle scuse e alla precisazione di non aver espresso giudizi sulla “famiglia” ma sull’”uomo pubblico”.
A dieci giorni dal voto, Franceschini non commenta le critiche al premier dei giornali stranieri, dopo aver deciso di tener fuori dal Parlamento il caso Noemi. Ma nelle piazze il leader Pd picchia duro: “Fareste educare i vostri figli a un uomo come Silvio Berlusconi? E’ un uomo di successo, ricco e potente, ma un uomo che guida un Paese deve saper trasmettere valori forti e chiari”, è l’uscita del segretario democratico che, spiegheranno prima della bufera nel suo entourage, non è dal sen fuggita. Troppo per i figli di Berlusconi, in genere poco inclini a prendere posizioni pubbliche sull’attività politica del premier. Ma pronti a difendere Berlusconi come padre e l’educazione ricevuta.
“Ma come si permette?”, si inalbera il primogenito Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, per il quale “i valori di Berlusconi sono i miei: amore per il lavoro, generosità , tenacia e quel rispetto per gli altri che Franceschini dimostra di non conoscere”. Una reazione che porta subito il leader del Pd a precisare: “Non ho mai espresso, né mai lo farò, alcun giudizio su Pier Silvio e la sua famiglia. Ho parlato di valori che un uomo pubblico deve trasmettere al paese”.
Una rettifica con tanto di scuse personali che non frena la rabbia della secondogenita Marina e, contemporaneamente, del figlio più piccolo Luigi. La presidente di Fininvest chiede a Franceschini di “vergognarsi”: “Chi gli dà il diritto di giudicare Berlusconi come padre? Con le sue parole offende anche me come figlia. Una figlia profondamente orgogliosa del padre”. Orgoglioso “dell’educazione e dei valori trasmessi dalla famiglia” anche Luigi Berlusconi che si chiede “come la politica si permetta di giudicare Berlusconi come padre” aggiungendo che “i due piani non dovrebbero mai essere sovrapposti”.
All’indignazione dei figli del presidente del Consiglio si associa la levata di scudi del centrodestra, accompagnata dalla richiesta di “scuse” al premier. Attacchi che Massimo D’Alema si incarica di respingere, esprimendo “solidarietà e apprezzamento” al leader del Pd: “La destra reagisce così per rispondere ad una campagna elettorale nella quale, in modo assai efficace, Franceschini ha ridato slancio all’azione del Pd”.

Prosegue il braccio di ferro tra Silvio Berlusconi e parte della stampa italiana.
“Invidia e odio nei confronti di un Presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che La Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il Presidente Berlusconi”.
Ecco il duro comunicato dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi contro il quotidiano diretto da Ezio Mauro, che oggi ha rivolto al premier “le dieci domande mai poste”, tornando ancora una volta sulla storia del compleanno di Noemi Letizia. Ma intanto il Pd difende a spada tratta il giornale diretto da Ezio Mauro: “Palazzo Chigi vuole abolire il diritto di critica”.
“Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative” prosegue la nota “confermano non solo l’assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica”.
Il quotidiano romano, per la firma di Giuseppe D’Avanzo, dedica le pagine 8 e 9 (con un richiamo di spalla in prima) per rivolgere “dieci domande mai poste al Cavaliere”. Domande riguardanti quelle che il quotidiano definisce “le incoerenze di un caso politico” a proposito del contrasto tra Veronica Lario e Berlusconi all’indomani della partecipazione del presidente del Consiglio alla festa di compleanno della giovan napoletana.
D’Avanzo evidenzia le presunte “incoerenze” della vicenda mettendo a confronto le dichiarazioni dei vari protagonisti e traendone alcune conclusioni. Al termine di questa disamina rivolge al premier “dieci domande”, a partire da quelle sulle circostanze in cui nacque e poi si sedimentò la sua amicizia prima col padre di Noemi e poi con la ragazza. Fino alla decima domanda che, viste le parole della signora Lario, chiede: “Quali sono le condizioni di salute” del premier?
A difesa di D’Avanzo, Mauro e Repubblica scende in campo allora il Pd: “Non si comprende come l’articolo di D’Avanzo, che ricostruisce esclusivamente, alla luce delle dichiarazioni del premier, della signora Lario e dei signori Letizia, una vicenda che lo stesso presidente del Consiglio ha voluto rendere pienamente pubblica, possa rappresentare una strategia mediatica diffamatoria dettata nientemeno che da invidia e odio. È molto grave che la Presidenza del consiglio dei ministri risponda con un comunicato, e di quel tenore. A meno che a Palazzo Chigi abbiano deciso di abolire il diritto di critica da parte dell’opinione pubblica”.
Parla così, a proposito del comunicato di Palazzo Chigi, la capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro. “Sarebbe stato molto meglio” aggiunge Finocchiaro “che, come accade altrove, il presidente Berlusconi rispondesse alle domande fatte da D’Avanzo. E sarebbe meglio che la si smettesse con questa storia dell’odio e dell’invidia. Io, che sono la sua avversaria politica, posso assicurare che non sono mossa da odio né, mi si perdoni la presunzione, da invidia”.
E le reazioni del quotidiano romano? Sono attese per domani, venerdì 15, quando il direttore Ezio Mauro, risponderà alla nota odierna di palazzo Chigi. Il braccio di ferro continua…