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Recentemente lo si è visto con l’elmetto da pompiere tra gli sfollati dell’Abruzzo o con il berretto da capotreno all’inaugurazione dell’Alta Velocità Milano Roma. E prima ancora, Silvio Berlusconi era apparso con la bandana, il cappello da cowboy, il colbacco russo. E in futuro? Essendo tipo da grandi sorprese, bisogna solo stare ad aspettare.
Eppure c’è qualcuno che, per il 2010, la sorpresa vorrebbe farla a lui. Immaginandolo, metaforicamente, con in testa l’alloro del Nobel. Per la Pace.
Sul web è infatti nato un gruppo che candida il Cav. al prestigioso riconoscimento “per il suo impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale”, si legge nel sito del comitato, costituito il 30 aprile scorso e guidato dall’avvocato Emanuele Verghini, da Giammario Battaglia, che del Comitato è il portavoce, e da Valerio Cianciulli, tutti e tre provenienti dal Movimento dei Popolari-liberali di Carlo Giovanardi.
Il comitato, il prossimo 1 febbraio 2010 sarà inviata al comitato Nobel norvegese la proposta di candidare il premier all’ambito riconoscimento internazionale. Mentre il 26 maggio prossimo, davanti a palazzo Chigi o in Piazza del Popolo (la “location” è ancora da stabilire), partirà la campagna di adesione all’iniziativa. Intanto però, entro la fine di questa settimana “sarà spedita una lettera a tutti i parlamentari di maggioranza e opposizione, a tutti i candidati alle prossime europee ed ai consiglieri regionali e provinciali del Lazio e ai consiglieri capitolini”.
Che le polemiche degli ultimi giorni, per l’annunciato divorzio tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, non avessero intaccato la popolarità del premier si sapeva. In un sondaggio di Panorama, della scorsa settimana (propio a ridosso della vicenda), due terzi (67 per cento) degli italiani dichiaravano di essere rimasti indifferenti alla questione (giudicata di carattere personale), mentre l’84% degli intervistati giuravano che l’affaire non ha cambiato la loro opinione rigurado al presidente del Consiglio.
Che, soprattutto in rete, sta spopolando: a sotegno del Cavaliere e dell’azione del suo governo ecco Forzasilvio.it: nato, grazie a Marco Camisani Calzolari, blogger e imprenditore multimediale: “a seguito del successo di Obama”, si legge sul sito “correlato all’uso corretto di internet e delle sue potenzialità, il Presidente ha affidato a Speakage l’incarico di produrre un network altrettanto moderno e performante”.
Tornando al premio, le motivazioni che giustificano tale iniziativa riguardano alcune controversie che Berlusconi con il suo intervento avrebbe contribuito a risolvere in maniera determinante: la risoluzione del conflitto tra Russia e Georgia quando Berlusconi grazie ai suoi buoni rapporti con Vladimir Putin si è adoperato per fermare lo scontro in campo aperto trai due eserciti, ottenendo il riconoscimento del successo di tale operazione dallo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy. Non meno importante è stata la positiva mediazione tra Usa e Libia per la ripresa dei rapporti diplomatici anche grazie al riconoscimento da parte del premier dei danni morali e fisici causati alla Libia quando era ancora colonia italiana con la storica firma del trattato di amicizia e cooperazione tra i due Stati oltre al ritrovato spirito di amicizia che è riuscito a ricreare con i nuovi rapporti con la Turchia e con Erdogan che hanno permesso a Berlusconi di avere un ruolo decisivo nella nomina di Anders Fogh Rasmussen a segretario generale della Nato.
Tra le altre motivazioni sono elencati gli intervinti del premier durante il suo atuale governo come quando si è adoperato e ha risolto il problema dei rifiuti di Napoli che il precedente esecutivo non era riuscito a risolvere, fino al deciso intervento che ha coinsentito di ripare il disastroumanitario causato dal terremoto in Abruzzo.
Il comitato che vuole candidare Silvio Berlusconi al Nobel per la pace è dotato di un proprio statuto che in 12 articoli riassume l’organizzazione dell’iniziativa che si avvale, oltre che di un sito internet, anche di un gruppo ben nutrito di sostenitori su Facebook.
Dopo poco più di cento anni dalla conquista del premio Nobel per la pace da parte di un italiano (era il 1907 quando il giornalista Ernesto Teodoro Moneta ricevette il premio) chissà che non sia giunta l’ora di far tornare in patria l’illustre riconoscimento umanitario.
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Supera a malapena il metro e 60 e non indossa mai la gonna. È carina, certo, ma a prima vista colpisce di più il suo aspetto risoluto. Licia Ronzulli, quasi 34 anni, insieme con Lara Comi e Barbara Matera, è una delle tre giovani nuove candidate dal Pdl alle elezioni per il Parlamento europeo. Non lavora nel mondo dello spettacolo né, come qualcuno ha azzardato, ha mai fatto la massaggiatrice. È una dirigente sanitaria che ha iniziato come infermiera.
Intorno alla definizione delle liste ci sono state molte polemiche, soprattutto riguardanti le presenze femminili. Qualcuno vi ha definito “veline”, Veronica Berlusconi ha addirittura parlato di “ciarpame”…
Tutto quello che si è detto prima della presentazione delle candidature era frutto di supposizioni. Certi nomi non credo siano mai stati considerati, anche se a qualcuno ha fatto comodo sbandierarli. La sensazione è che si sia fatta pulizia per non assecondare le chiacchiere. È così?
Sono tutte malignità. I candidati che il Pdl ha scelto sono la conseguenza di un’attenta selezione effettuata su mandato del comitato di presidenza del Popolo della libertà ai tre coordinatori nazionali e che nulla ha a che fare con la lettera della signora Berlusconi. Io, comunque, non mi sono mai sentita coinvolta dalle polemiche. Continua

Di Mariella Boerci
Nessun atto formale è stato ancora depositato. Ma non perché la celebre (ex) coppia si prepari a una ricomposizione dei rapporti, anzi. Andato in frantumi un matrimonio che è stato sicuramente d’amore (”Io le voglio ancora un bene dell’anima” ha dichiarato il premier a Porta a porta), i legali preparano una separazione essenzialmente d’interesse. Una partita che vale più o meno una decina di miliardi di euro, se si considerano le sole società. Proprietà immobiliari e liquidità sono infatti a parte. La cifra oversize dà anche la misura della battaglia legale che si preannuncia. Una battaglia che “dipende dalla volontà dei protagonisti ma, in gran parte, dagli avvocati a cui si sono rivolti. Che non devono gettare benzina sul fuoco” raccomanda Gian Ettore Gussani, presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani.
In realtà, l’avvocato scelto da Veronica Lario per sancire il suo addio al marito è Maria Cristina Morelli, che nell’ambiente passa per una professionista che va sempre alla guerra, una dura, poco propensa alla mediazione (molti ricordano la brutta rottura con Laura Hoesch, matrimonialista di fama di cui è stata allieva e collaboratrice prima di aprire il suo studio).
La partita fra i coniugi Berlusconi è iniziata con un mossa di Veronica giudicata sbagliata: la sua allusione alla “minorenne” che il Cavaliere avrebbe frequentato. E malgrado l’avvocato Morelli assicuri che “il ciarpame” resterà fuori dalla porta del suo studio, né il premier né il suo entourage possono dichiararsi sereni. Tanto che proprio da lì sono filtrate voci di una possibile “querela per diffamazione”, peraltro nemmeno presa in considerazione, si dice, “dall’inquilino di Palazzo Chigi”, il quale si preoccupa, semmai, di “riportare al più presto la vicenda dentro le mura domestiche” per risparmiare “un disastro” ai figli. Unico punto sul quale concordano oggi i due coniugi.
Di certo, Veronica, per quanto “imprevedibile” e “amareggiata”, come raccontano le amiche, è attenta a non aggiungere altro dolore al dolore che, inevitabilmente, patiranno i figli.
“Qualunque sia la forma scelta dai coniugi Berlusconi per la separazione, Veronica si vedrà comunque garantita da un assegno di mantenimento correlato al tenore di vita coniugale e al patrimonio” afferma Federica Vuoli, matrimonialista che ha firmato la fine di molte unioni di noti imprenditori. E il patrimonio personale di Berlusconi constiste, secondo stime, di 752 milioni di euro in liquidità, oltre alle partecipazioni azionarie e alle proprietà immobiliari.
In più, da Veronica ai figli, tutti dispongono già di tesori personali più o meno cospicui (vedere il grafico qui sopra e lo schema nella pagina precedente).
Quanto all’eventualità dell’addebito, ricorda Vuoli, “non bastano comunque il sentito dire, la foto, o l’illazione di un giornale. Occorre il rigore supremo della prova. Il cui onere spetta, come si sa, al coniuge che ne fa richiesta”.
Alla fine di tutto, poi, non è detto che “l’infedeltà, anche se provata, venga sanzionata con l’addebito” ricorda Gussani. “Non accade, per esempio, nel caso in cui il tradimento risulti conseguenza di una crisi coniugale già in atto, come ha stabilito la Suprema corte di cassazione”. Il territorio è minato ed esporre in pubblico i panni sporchi è rischioso e non sempre porta vantaggi dal punto di vista processuale.
Diverso l’aspetto politico. Maretta Scoca, matrimonialista fra le più stimate del foro romano nonché ex sottosegretario alla Giustizia del governo D’Alema, auspica che “una privatissima querelle coniugale rimanga tale e non si trasformi in un grande processo pubblico a carico del presidente del Consiglio”.
La posta in palio è multiforme, si dice. Più di case o denaro, a Veronica, secondo le voci, starebbero a cuore gli assetti aziendali: i giovani Berlusconi crescono e lei vorrebbe per loro posti e funzioni di primo piano nelle società di famiglia, come già Marina (presidente della Fininvest e della Mondadori, casa editrice anche di Panorama) e Pier Silvio (vicepresidente della Mediaset). Ma, addebito o meno, i giudici della separazione non entreranno mai negli assetti societari: “Se non altro perché non c’è ancora un de cuius ma un padre vivo” continua Scoca. Mentre Vuoli rifiuta l’idea di un genitore che “divida i figli tra serie A e serie B”.
In questo caso, insomma, Veronica (che al momento della successione a divorzio avvenuto perderà la sua quota di legittima pari al 25 per cento del patrimonio) potrebbe ventilare l’addebito solo come deterrente per aumentare le garanzie a favore dei figli. “Non c’è legge, infatti, che possa imporre di far entrare in azienda i figli o dare loro determinate quote di controllo societario” sottolinea Gussani. “Sono scelte che dipendono dal padre titolare e non coinvolgono gli affetti”.

Un impero non solo televisivo
La mappa delle società di Silvio Berlusconi. Al centro, la Fininvest. A controllare tutto, una serie di holding in cui hanno quote anche i cinque figli.

“Il potere logora chi non ce l’ha”, motto del divo Giulio (Andreotti) che in tempi di soap politica si può declinare in un più pop “il divorzio logora chi non ce l’ha”. Silvio e Veronica è un format che replica altri programmi di crac familiare già andati in onda sugli schermi della politica. Sciolti i patti e rotti i piatti, pagati gli avvocati, dissolti i matrimoni e divisi i patrimoni, i leader continuano a fare politica meglio di prima e con più consenso di prima.
Silvio e Veronica sono la versione “reloaded” di altre saghe, crisi coniugali vicine e lontane. Pier Ferdinando e Roberta, Gianfranco e Daniela in Italia, Bill e Hillary in America, Nicolas e Cécilia in Francia, Gerhard e altre quattro frau impalmate e poi lasciate in Germania. Una lunga teoria di amori e dissapori, marce nuziali e cerimonie degli addii.
Se dunque Silvio Berlusconi e Veronica Lario rompono, se eruttano le divisioni, il pubblico è preparato, l’elettore vaccinato. Pier Ferdinando Casini è diventato presidente della Camera con un amore alle spalle sbocciato nel 1982 con Roberta Lubich, figlia del cardiologo Turno Lubich, ex moglie dell’industriale del caffè Francesco Segafredo. Un matrimonio in chiesa alle spalle e un altro in comune con Azzurra, figlia di Francesco Gaetano Caltagirone, tycoon dell’immobiliare e dell’editoria.
Le fortune politiche del leader dell’Udc, per saggezza italiana, non sono mai state una faccenda di cuore, la sua carriera è proseguita con due famiglie e quattro figli: Maria Carolina e Benedetta, Caterina e Francesco. Casini è un politico cattolico e un padre di famiglia liberal, i manifesti della sua campagna per le elezioni europee ne sono un esempio. Pier Ferdinando in compagnia dei figli nati dal suo matrimonio con Azzurra e uno slogan che riporta alla normalità della vita perfino le saette che s’incrociano in queste ore fra Arcore e Macherio: “Un divorziato cattolico”.
Passato e presente di Casini si fanno rivendicazione politica in quello slogan, ricordano che il divorzio è una dimensione a tratti ultra ma col tempo assolutamente terrena dell’esperienza di un uomo e una donna, è il gioco delle coppie che può durare per sempre o spezzarsi. Come Gianfranco Fini e Daniela Di Sotto, 25 anni insieme, icone della destra italiana, storia d’amore e politica: si conobbero nel 1971 in una sezione del Msi (”La prima cosa che mi ha colpito di lui è stato il lungo e brutto cappottone di pelle, e il suo strano modo di parlare. Lo chiamavano Tortellino, era appena arrivato da Bologna”) e sembravano inossidabili. Poi la loro traiettoria si è divisa e l’avvocato Giulia Bongiorno il 16 giugno 2007 comunicò che “percorsi di vita differenti hanno determinato un progressivo allontanamento che, se non ha minimamente intaccato i sentimenti di stima e affetto reciproci, rende tuttavia impossibile continuare il rapporto coniugale con la serenità e lo spirito di condivisione necessari”. Fine dell’unione a destra, comparsa sulla scena pochi mesi dopo di un’altra lei, Elisabetta Tulliani, un po’ showgirl, un po’ avvocato, bella donna.
Il 2 dicembre 2007 Fini diventa padre per la seconda volta, nasce Carolina e gli italiani scoprono che il leader di An “è un papà moderno” che aiuta la sua nuova compagna. I due vengono paparazzati e gossippati, Fini bellamente e giustamente se ne infischia, tira dritto, cambia pannolini di notte e fa il presidente della Camera dei deputati di giorno.
Sullo scranno più alto di Montecitorio la storia è un ciclo dell’eterno ritorno. Il presidente Iotti era agli occhi degli italiani di destra e di sinistra “la Nilde” e basta, non l’ex amante di Palmiro Togliatti. La chiesa del Pci non parlava mai di quella relazione (fu un colpo di fulmine in un ascensore di Montecitorio) chiusa a tripla mandata dal partito al sesto piano di Botteghe oscure: venne allo scoperto dopo l’attentato al Migliore, nel 1948, quando il leader era già sposato. Il servizio d’ordine del Pci fermò Iotti in ospedale, lei voleva stare vicino all’amato, un’umiliazione. Fu Luigi Longo a urlare: “Ma è la compagna di Togliatti!”.
Il destino si diverte, perché fu proprio Longo a lasciare, con un comunicato all’Unità, l’irascibilissima moglie Teresa Noce, la quale voleva addirittura discutere della loro separazione nella direzione del partito. Anni di realismo socialista applicato agli affari di cuore.
Anni invece esuberanti gli Ottanta. Gli italiani non giudicarono mai Bettino Craxi per le sue non poche sortite fra le lenzuola, semmai c’era chi si sintonizzava sul canale della tv privata Gbr per vedere chi fosse quella Anja Pieroni che per Bettino aveva rotto il fidanzamento con Roberto Gancia.
Le parabole dei leader politici, quelli di razza, “bucano” i nuvoloni creati dalle amanti improvvise e improvvisate. Il divorzio, la crisi matrimoniale li rendono più umani. Prendete Bill Clinton, un grande presidente degli Stati Uniti, un uomo tutto sax e non poco sex. Nello Studio Ovale passava per caso una di nome Monica Lewinsky, lasciò qualche traccia.
Una vecchia gloria del giornalismo americano, l’ex inviato di Newsweek Arnaud de Borchgrave, tempo fa raccontò a chi scrive: “Mai e poi mai avrei pensato di vedere dei colleghi andare a caccia di tracce di sperma sulla giacca del presidente degli Stati Uniti”. Bill superò la prova dei reporter americani in versione Csi e ci riuscì grazie anche alla tempra della moglie Hillary, sempre al suo fianco. Il resto è storia dei giorni nostri: Clinton è un’icona democratica per sempre e guadagna milioni di dollari facendo il conferenziere, la signora Rodham è segretario di Stato Usa. Scoppiano, ma di successo.
Direte che quelle sono americanate, eppur si muove qualcosa di simile nella politica europea. Gerhard Schröder ha continuato la sua carriera di sciupafemmine in quattro puntate (Eva, Anne, Hiltrud e ora Doris) e tra un matrimonio e un divorzio ha trovato il tempo di fare il cancelliere tedesco e il leader di partito guadagnandosi due nomignoli: “Audi Man” (quattro cerchi) e “Signore degli anelli”.
L’asse franco-tedesco si conferma anche nel settore tempestoso degli amori. Nicolas Sarkozy e Cécilia María Sara Isabel Ciganer-Albéniz Lei con un nome che è già un’ouverture, un matrimonio cancellato all’ultimo momento, un altro celebrato dal sindaco di Neuilly (tal Nicolas Sarkozy: a volte ritornano); lui il presidente incrocio della razionalità francese e dell’imprevedibilità ungherese già reduce da un divorzio… Come poteva finire? Scappatelle, fughe, riconciliazioni, libertinaggio e volantinaggio insieme in campagna elettorale, viaggio negli Stati Uniti e lei, altera e austera, che diserta il pranzo nella tenuta del presidente americano George W. Bush nel Maine. Patatrac. Il 18 ottobre 2007 si lasciano per sempre. Lei sposa a New York il businessman Richard Attias, lui va a una festa del pubblicitario Jacques Séguéla e trova amore e consolazione in Carla Bruni, oggi il tocco essenziale di glamour della diplomazia sarkoziana.
Robetta rispetto a quel “vorrei essere il tuo Tampax” rivolto da Carlo d’Inghilterra a Camilla Parker-Bowles quando il principe era ancora sposato con Diana Spencer. Cose regali.
Scorrono i titoli di coda, il Cav a Porta a porta ha fatto il record di ascolti, uno spettatore su tre incollato al video, nei sondaggi non si sposta un voto. Perché se il divorzio diventa un reality, se il sistema dei media si lecca i baffi, se il buco della serratura è la dimensione epica del dibattito, se il voyeurismo impera, lo spettatore fa zapping, sorride sornione come il Groucho Marx che diceva “il matrimonio è la causa principale del divorzio”, ma alla fine vota senza telecomando e ben lontano dal mediatico di dietro, davanti, sopra, sotto e sottosopra della politica.
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E certo che non ha gradito Silvio Berlusconi, la puntata di Annozero - titolata Il complotto - dedicata all’affaire Veronia Lario, giudicandola, in alcune conversazioni telefoniche con parlamentari della maggioranza, non una trasmissione giornalistica ma una puntata a tesi contro di lui. Tanto che, riferisce chi ha potuto ascoltare i suoi commenti, il presidente del Consiglio si è chiesto se questo sia il modo di spendere i soldi pubblici.
Il Cavaliere ha seguito in diretta - come altri cinque milioni di spettatori, per la precisione 4.838.000 con share del 19.32% (ottimo risultato ma non un record per Santoro &C. che in questa stagione ha fatto registrare, il 16 aprile scorso, nella seconda puntata dedicata al terremoto in Abruzzo (dopo quella delle polemiche), uno share del 20.84% con 5.277.000 spettatori) la trasmissione dal salotto della sua residenza romana di Palazzo Grazioli con alcuni suoi stretti collaboratori. Ha seguito passo passo l’evolversi della serata facendo critiche a più riprese e sottolineando in successive conversazioni come quello che vedeva fosse lontano da un corretto modo di fare giornalismo.
Ma pur essendo pronto ad intervenire personalmente alla trasmissione recandosi negli studi di Annozero, il premier alla fine non ha ritenuto di farlo. Anche perché, a inizio puntata, il padrone di casa, Santoro aveva “intimato”: “Stasera, non accetterò telefonate. Tutto quello che vedrete non è spiato dal buco della serratura. Il materiale che proporremo è tutto pubblico. Ognuno potrà farsi la propria idea”.
Poi spazio, come al solito, Marco Travaglio, che smentisce il presunto complotto delle g”azzette di sinistra”, citando gli articoli de Il Giornale e Libero sulla vicenda. Inizio d’effetto, al quale seguono altri colpi di scena. Già, perché la trasmissione è stata costruita attorno al caso della diciottenne napoletana Noemi Letizia e della sua frequentazione con Berlusconi: rapporto di cui lei stessa ha parlato in più occasioni.
Gli inviati di Santoro la inseguono (fuori dalla scuola, fuori casa), tentando di farle dire qualcosa. E lei in effetti qualcosa dice: “Non ho niente da nascondere”. La ragazza, al centro della vicenda che domina le prime pagine, è apparsa tesa dietro grandi occhiali scuri. “Non ho fatto niente di male. Vado a testa alta e non ho nulla da nascondere”. La famiglia Letizia si è chiusa a riccio e anche il padre Elio, raggiunto telefonicamente da Sandro Ruotolo, ha eluso ogni domanda del giornalista che gli chiedeva informazioni riguardo a un presunto soggiorno della ragazza e del papà nella villa in Sardegna del presidente Berlusconi.
Fra intermezzi di Monica Guerritore che (struccata, con le occhiaie, ripresa in chiaro scuro) interpreta le parole di Veronica Lario, pubblicate nei giorni scorsi, in studio corrono fiumi di sdegno da Emma Bonino, Concita De Gregorio (direttore dell’Unità), Candida Morvillo (direttore di Novella 2000), Alexander Stille (giornalista e scrittore), Barbara Palombelli.
Solo, nel contraddittorio Niccolò Ghedini, deputato del Pdl, nonché avvocato del premier, che ha definito “orrendo” e “esempio di brutto giornalismo” il servizio mandato in onda della trasmissione sul caso di Noemi. E ancora: “Quando il preside intervistato dice che Noemi è una ragazza perbene e l’intervistatrice dice ‘però sono uscite delle foto… la ragazza ha fatto un book’, come se questo volesse dire che è una poco di buono, questo è un bruttissimo modo di fare giornalismo”.
Perché, argomenta l’avocato e parlamentare del Pdl: “Se una ragazza di 15 anni sogna il mondo dello spettacolo non vuol dire che non è perbene. Il vostro metodo è elitario, snobistico” ha detto Ghedini rivolto a Santoro “il contrario di quello di Berlusconi che è sempre in contatto con la gente; a lui la gente piace ed è diventato quello che è rimanendo per la strada, e proprio per questo Berlusconi vincerà sempre le elezioni”.
Segue battibecco con Emma Bonino. Che — con tanto di stella gialla contro “il sessantennio partitocratico” — attacca: “Berlusconi ha un problema. Si rivolge al mondo femminile in modo ossessivo, unidirezionale, con riferimenti sessuali, doppi e tripli sensi. Uno dei drammi veri per cui la democrazia in Italia è in stato comatoso”. Poi l’esponente radicale si è lamentata del comportamento “imbarazzante” che il premier ha negli incontri internazionali (”gli italiani hanno il diritto di avere un premier che non li mette in imbarazzo, un premier che sia all’altezza del suo ruolo istituzionale”).
E giù l’elenco delle “gaffe” di Berlusconi, tra cui il cucù alla Merkel. Ghedini ha ribattuto sottolineando che proprio in quei summit Berlusconi “riscuote sempre grande successo” e definendo la sinistra “snob”: “Voi continuate a fare questa politica di elite e perderete sempre”, ha replicato.
Il VIDEO con l’introduzione di Santoro e Travaglio
Il VIDEO con le parole di Veronica interpretate da Guerritore:
Il VIDEO con la lite Ghedini-Bonino:
LEGGI ANCHE: Lario-Berlusconi: due terzi degli italiani indifferenti al divorzio del premier: il SONDAGGIO di Panorama

Due terzi (67 per cento) degli italiani dichiarano di essere rimasti indifferenti all’annuncio di divorzio di Veronica Lario. Il 16 per cento si dice colpito.
Sono i dati di un sondaggio commissionato da Panorama, che lo pubblica nel numero in edicola da venerdì 8 maggio, alla Simulation Intelligence.
Secondo la maggioranza (58 per cento) degli intervistati, per Berlusconi l’intenzione della moglie di divorziare sarà solo una questione personale o una complicazione (8 per cento). Per il 26% invece l’affaire potrebbe procurare un danno d’immagine al Cavaliere.
Che, lasciato dalla moglie via media, deve comunque gestire una situazione delicata, a un mese dalle elezioni (europee e amministrative). Della sicurezza di aver con sé l’opinione pubblica, Berlusconi ha parlato prima a Porta a Porta, di Bruno vespa (martedì sera) e poi nel Tg di France 2 (mercoledì alle 20.00).
E i dati citati dal premier (”Tre italiani su quattro sono co me”, pari cioè al 75% del gredimento) sono confermati: la vicenda non ha cambiato l’opinione su Berlusconi all’84 per cento del campione.
Guarda i dati del SONDAGGIO commissionato da Panorama alla Simulation Intelligence - Il VIDEO da Youtube dell’intervista a France 2
Soggetto realizzatore: Simulation Intelligence. Committente: Panorama. Rilevazione del 4-5.5.2009, 800 interviste telematiche effettive su campione casuale, rappresentativo
dell’universo dei cittadini italiani dai 18 anni in su. Fiducia: 95,5%, margine di errore sui dati Universo: compreso tra + e – 3,5%. Documentazione completa: www.agcom.it.
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Che non temesse strascichi elettorali con i cattolici, causa annunciato divorzio con la signora Lario, lo aveva detto già martedì nel salotto di Bruno Vespa. Che dall’affaire Veronica possa derivarne un aumento di popolarità, il Cavaliere lo dice in un’intervista alla televisione francese France 2. La separazione? “L’ho gestita con una certa classe”. E per questo motivo “gli ultimi sondaggi, al contrario di quello che si può pensare, dicono che c’è stato un aumento di popolarità”.
Silvio Berlusconi si concede al tg serale della tv d’Oltralpe e si promuove per l’equilibrio mostrato dopo la tempestosa richiesta di divorzio da parte della moglie Veronica Lario. “Silvio Berlusconi s’explique”, si spiega, titola la tv francese nel servizio trasmesso, subito dopo quello dedicato al secondo compleanno di Nicolas Sarkozy all’Eliseo.
E se l’altro ieri, sulla poltroncina bianca del salotto di Bruno Vespa, il premier era apparso teso ed addolorato, mercoledì sera l’immagine che arriva dalla tv francese è quella di un uomo sollevato.
“L’ammirazione degli italiani è importante” dice il premier. “Tre italiani su quattro sono con me. Ed ho una popolarità del 75%. Non male…”.
Il premier, visto l’ampio spazio dedicato dai media stranieri alla fine del suo matrimonio, ribadisce la sua versione dei fatti: “Il divorzio è qualcosa di doloroso, sempre. E penso che dovrebbe essere un fatto privato, sul quale nessuno dovrebbe avere il diritto di intervenire”, recrimina. “Sempre la stampa e la tv sono contro chi è al potere” aggiunge. “E in Italia, contrariamente a quello che si pensa all’estero, lo sono il 90% della stampa e tutte le televisioni, comprese le mie. Tutti vogliono dimostrare di essere indipendenti. E tutti i giorni le tv, anche le mie, dicono qualcosa contro di me”.
Ma a confortare il Cavaliere restano i sondaggi, che dissipano il suo timore di pesanti ripercussioni politiche, dopo la dolorosa vicenda familiare. Anche l’Istituto Ipr Marketing - in un sondaggio commissionato da Repubblica.it all’indomani della puntata di Porta a Porta - registra che il premier è riuscito a “convincere” gli italiani. Un sostegno totale e convinto da parte degli elettori del Pdl (l’89%), robusto da parte degli italiani in genere (il 57%) e vicino alla maggioranza assoluta anche per i cattolici praticanti (il 49%). Al 53% degli italiani Berlusconi ha ispirato fiducia, al 51% è apparso sincero (percentuali che salgono all’88 ed all’86% tra i simpatizzanti del Pdl).
Interrogato sulla vicenda della ragazza di Casoria, Noemi (qui le IMMAGINI), Silvio Berlusconi, davanti alle telecamere di France 2, ha detto di averla vista “tre o quattro volte, sempre con i genitori”. “La ragazza” ha detto Berlusconi nell’intervista, parlando sempre in francese “non ha mai avuto modo di frequentarmi da solo. È venuta a trovarmi tre o quattro volte, mi dicono. Io veramente ne ricordo tre. È venuta sempre con sua madre o suo padre, che fa parte del mio partito”.
L’intervistatore ha poi chiesto al Cavaliere se si sia pentito di avere definito “abbronzato” il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. “Assolutamente no” è stata la risposta del presidente del Consiglio, “perchè era un complimento. Io vorrei essere abbronzato, avere il tempo di espormi al sole. Lui ha capito, assolutamente”.
Il VIDEO da Youtube dell’intervista di Berlusconi a France 2:
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Prima una tiratina d’orecchi: “Veronica è caduta nella trappola della sinistra e della sua stampa, deve ammettere l’errore”, poi la blandisce “le ho voluto bene e le voglio ancora un mare di bene”, quindi - parlando del nipotino Alessandro - conclude con una ‘proposta’ per invecchiare insieme: “Quanto sarebbe bello fare il nonno insieme a lei…”.
Ecco il Silvio Berlusconi che si è presentato martedì 5 a Porta a Porta. Nel salotto di Bruno Vespa il Cavaliere ha affrontato subito la questione legata al divorzio con la “signora Lario”. Insomma il Cavaliere è passato al contrattacco. Conferma di volere “un mare di bene” alla moglie, da cui esige però delle scuse per essere “caduta in errore” per esempio sul caso di Noemi Letizia. “È una menzogna”, si inalbera il premier, la storia delle relazioni con minorenni. Berlusconi “francamente” non si aspettava “questa tempesta” sulla stampa.
Quanto all’annuncio di divorzio dato dalla Lario, “alla base della reazione di mia moglie ci sono due falsità che riguardano le veline e la diciottenne”, è la ricostruzione del Cavaliere. A Ferruccio De Bortoli, il direttore del Corriere della Sera, che lo ha “bacchettato” sul fatto che un presidente del Consiglio non si deve recare alle feste di compleanno, Berlusconi ha risposto: “Non sono d’accordo su rinunciare a feste o matrimoni perché rinuncerei a essere me stesso e a stare con la gente. Nei ristoranti, poi, faccio sempre incontri con le persone che ci lavorano e ho grandissimo rispetto per le persone più umili”.
A Veronica, Berlusconi dice di volere “un mare di bene”. Ma il premier non riesce a “capacitarsi” del motivo per cui la signora Lario e’ “incorsa in questi errori”: evidentemente, “è successo qualcosa di non totalmente razionale”.
Berlusconi continua “a ritenere doveroso non parlare del fatto con mia moglie, che deve restare nel privato e che e’ stato provocato da due situazioni assolutamente false, contrarie al vero”. Poi smentisce inoltre con fermezza la “menzogna” della frequentazione di ragazze minorenni. Il premier si sofferma sul caso dell’amicizia con Noemi Letizia accusando la Repubblica di aver fatto “un titolo in cui si sottintendeva una mia frequentazione con una ragazza che compiva quel giorno 18 anni e quindi, fino a quel momento, era minorenne. E sulla questione minorenni il premier si fa netto definendola una ‘menzogna’: “Sarebbe da pazzi frequentare minorenni e poi farsi notare in pubblico in un luogo frequentatissimo e fotografatissimo se ci fosse un rapporto non pulito tra me e la ragazza”. E quanto all’ipotesi che le fotografie sulla festa di Noemi Letizia a Casoria passate al settimanale Chi possano essere ritoccate, il Cavaliere attacca: “Colpa della pervicacia delle gazzette della sinistra”.
Da Vespa si parla anche di eurocandidature e vere o presunte”veline”. “Chi è inserito in lista per le Europee” spiega Berlusconi che ha escluso di aver fatto lui le liste “non è automaticamente eletto ci sono le preferenze e bisogna essere scelti: al Pdl sono arrivate migliaia di domande, ridotte a 500 schede e sono state scelte 72 candidature e su queste si è scelto di seguire la strada indicata dal nostro congresso e cioè candidati giovani. Abbiamo in lista personalità femminili assolutamente valide e non sono d’accordo sull’uso del termine ‘veline’, che tra l’altro non sono in lista”, ha ribadito il Cavaliere.
Poi il capo del governo insiste su un punto: “Sulle donne non ho mai usato termini sgradevoli e non ho mai raccontato storielle. Le donne sono più brave a scuola e al lavoro, più rigorose e più serie”, dice rispondendo alle critiche che gli aveva indirizzato in tal senso Piero Sansonetti, direttore de L’altro (quotidiano prossimo all’uscita). E chiudendo la questione Veronica e veline controbatte all’Avvenire che aveva criticato raccomandando maggiore sobrietà: “Non perderò le simpatie dei cattolici, perchè quando tutti conosceranno la realtà non potranno che prendere atto che non c’è stata nessuna attività negativa del Pdl e che poi, nell’altro caso” sostiene “c’è stato un atto di amicizia che non aveva nulla di scandaloso”. Anzi, il premier è certo che “ci sarà un aumento della considerazione, già grande, e un miglioramento dei rapporti con il Vaticano che non ha mai avuto delle relazioni così con un governo italiano”.
Poi il premier parla dei numeri della ricostruzione in Abruzzo e sul dossier rifiuti in Campania, rimarcando che “ad Acerra il termovalorizzatore funziona benissimo”. Quanto al sisma in Abruzzo rassicura: “Nessuno dovrà pagare doppi mutui (sulle casa distrutta e su quella da ricostruire) e consegnerò le case il 29 settembre a L’Aquila. Proprio nel giorno del mio compleanno”. Quanto al G8 ha ricordato che tutto si svolgerà nella “caserma della Guardia di Finanza di Coppito a L’Aquila dove gli Usa ci hanno detto che la situazione della sicurezza è più tranquilla rispetto a La Maddalena. Abbelliremo la caserma che oggi è un po’ spartana” ha auspicato il Cavaliere “con gli oggetti del design italiano”. Quindi la crisi economica e la questione banche: “Le banche sono in una situazione su cui il Governo ha i fari accesi” ha commentato. “Credo che gli istituti bancari stiano facendo utili molto elevati perfino eccessivi, per questo devono continuare a sostenere le imprese”. Infine un affondo al segretario del Pd, Dario Franceschini: “Un mio amico mi ha detto: ‘ci va benissimo Franceschini, con una o più bugie al giorno ci leva i democratici di torno…”.
Le IMMAGINI: Il Cavaliere a Porta a Porta - Guarda la GALLERY: Berlusconi alla festa di Noemi. LEGGI ANCHE: Ma quanto paga Berlusconi, in termini di consenso, per l’affaire Veronica? - Lario-Berlusconi, i vescovi all’attacco: “Più sobrietà”