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vertice

Papà Umberto e Bossi Jr: il lato debole del celodurista

Umberto Bossi, 68 anni, con il figlio Renzo, 21

Umberto Bossi, 68 anni, con il figlio Renzo, 21

Ve lo immaginate Massimo D’Alema presentarsi a un vertice del Pd con il figlio Francesco, o Gianfranco Fini a una riunione alla Camera con la primogenita Giuliana? E Silvio Berlusconi arrivare con il figlio Luigi a un summit del Pdl? Fantapolitica.
L’accusa più tenera sarebbe di familismo. Ma c’è un’eccezione: “re Umberto di Padania”. Come un monarca d’altri tempi che si tiene sempre accanto il delfino, Umberto Bossi riesce a piazzare il secondogenito Renzo nei momenti cruciali. Continua

Berlusconi tra legittimi impedimenti, sicurezza e l’agenda dei pm

Il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

Il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi torna a Roma. E torna, dopo le due notti trascorse nell’appartamento di Palazzo Chigi, a risiedere nella sua amata residenza-ufficio di Palazzo Grazioli. Il presidente del Consiglio è arrivato nella sua dimora capitolina intorno alle 20 e ad attenderlo c’era uno schieramento di forze dell’ordine maggiore del consueto. Da lunedì per il Cavaliere si profilano una serie di impegni pubblici, seppur in ambienti strettamente sorvegliati, tutti legati al vertice Fao: l’inaugurazione in mattinata e poi gli incontri a pranzo con Lula e a cena con Gheddafi. Continua

Governo, tensione su Tremonti. Berlusconi non cede, ma prepara la pace

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il premier Silvio Berlsuconi

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il premier Silvio Berlsuconi

Non si sciolgono i nodi del confronto tra Pdl e Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia non arretra, confermando la necessità di blindare le linee della politica economica. E non rinuncerebbe alla richiesta di essere nominato vicepremier, ricevendo di nuovo l’appoggio di Umberto Bossi: “Sì” dice il Senatur alla proposta “lui ha i contatti che servono in Europa”. Continua

Caos immondizia a Palermo. E la città invoca Bertolaso

rifiuti

Per affrontare l’emergenza rifiuti a Palermo, da giorni invasa da cumuli di spazzatura che non viene ritirata per un’agitazione dei netturbini, Comune, Prefettura e Regione hanno chiesto l’intervento di Esercito e Protezione civile.
Quindi in città, ecco arrivare Guido Berolaso, 59enne sottosegratario per l’emergenza rifiuti in Campania e, di fatto, per tutte le altre emergenze nazionali. Per adesso, il nuovo vertice alla presenza del sottosegretario terrà “un esame congiunto della situazione determinata dalla mancata raccolta dei rifiuti e l’individuazione degli interventi necessari a fronteggiare l’emergenza”.
Emergenza che sta montando di volume per le strade del capoluogo sicilano: i roghi di cassonetti hanno bruciato per tutta la notte, impegnando i vigili del fuoco in più di 50 interventi per domare gli incendi dei cumuli di pattume che invadono la città da venerdì scorso. Due giovani sono stati arrestati dai carabinieri nel quartiere Pallavicino, mentre buttavano il contenuto di bottiglia piena di liquido infiammabile su un grosso cumulo di rifiuti accatastati all’interno e nei pressi dei raccoglitori della spazzatura.

La raccolta dei rifiuti non avviene regolarmente da circa un settimana; da quando cioè i lavoratori dell’Amia si sono messi in agitazione: temono, dicono i sindacati, per il pagamento degli stipendi ma anche per il loro futuro. L’azienda municipale dell’igiene ambientale è, infatti, in grave crisi finanziaria e presenta un deficit di 150 milioni di euro benchè l’anno scorso l’amministrazione comunale guidata dal sindaco del Pdl Diego Cammarata abbia raddoppiato la Tarsu. In consiglio comunale il dibattito è quasi finito in rissa, con le opposizioni decisamente contrarie ad un ulteriore rincaro Tarsu del 35%. Alla fine il centrodestra ha dovuto arrendersi all´ostruzionismo dell’opposizione che aveva presentato 1.200 emendamenti.

Cosa potrà fare, in questa ingarbugliata situazione, Bertolaso, si vedrà; intanto i sindacati del gruppo Amia hanno confermato lo sciopero bianco del personale che rispetta in maniera rigorosa il regolamento che prevede la dotazione di particolari dispositivi di sicurezza. Secondo i sindacati al momento questi dispositivi non sarebbero garantiti per tutte le maestranze, per cui chi non è nelle condizioni di lavorare rimane a disposizione dell’azienda senza però espletare il servizio. Sono 2.700 i lavoratori del gruppo (1.800 Amia e 900 Amia Essemme), tra operatori ecologici, addetti alla raccolta dei rifiuti, autisti e personale in servizio nei mezzi di movimento nella discarica di Bellolampo.
Mentre Cammarata giudica “indecente” la situazione (”Credo che la cosa che dovrebbe preoccuparci tutti”, dice il sindaco “è la situazione igienica della città che continua a essere invasa, in modo intollerabile e indecente, dai rifiuti. E invece assisto da parte dei sindacati e dei lavoratori alla scelta di astenersi dal lavoro assumendo una posizione di grave irresponsabilità, e da parte delle opposizioni alla strumentalizzazione di una crisi economica e gestionale di Amia e di altre realtà del sistema delle partecipate del Comune le cui ragioni, legate a un eccessivo peso del costo del personale, sono da tempo a tutti ben chiare e note”), i sindacati confermano che solo chi sarà nelle condizioni di operare, e la verifica sarà fatta giorno per giorno, svolgerà le mansioni previste; gli altri rimarranno a disposizione in azienda. Dunque non è in programma nessuno sciopero né il blocco degli straordinari, ma solo il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza che prevedono la dotazione di scarpe, tute, guanti, scope, mezzi meccanici e vari dispositivi a tutela degli operatori; ma l’azienda, secondo i sindacati Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Fiadel, Ugl e Confisal, non sarebbe nelle condizioni di garantire il materiale. Il rispetto rigoroso del regolamento sta causando rallentamenti nel servizio di raccolta e di pulizia, con la conseguenza che in ogni angolo di strada ci sono cumuli di spazzatura. In molte zone della città i cassonetti sono stracolmi di rifiuti, con sacchetti e materiale di scarto che viene lasciato sui marciapiedi.

Ma l’emergenza rifiuti a Palermo sta acuendo anche l’attrito tra il presidente della Regione Sicilia e il Pdl. Per Raffaele Lombardo “A Palermo c’è una situazione delle aziende, comepresa quella che si occupa della raccolta dei rifiuti, che è totalmente insostenibile. Non so quante centinaia di assunzioni ha fatto quell’amministrazione alla vigilia di varie elezioni. Credo che ci sia un eccesso di personale, ma posso sbagliarmi”. Quindi, dice il governatore “se non si riforma il sistema della raccolta di rifiuti, rischiamo grosso. Sei mesi fa il governo” ha aggiunto Lombardo “ha consegnato all’Assemblea regionale siciliana un disegno di legge che aspetta di essere approvato. Mi auguro che, anche a seguito di questa emergenza palermitana, il primo punto da trattare in assemblea, piuttosto che giochicchiare con le mozioni di censura nei confronti delle persone che lavorano sodo e che non vanno a giocare a poker, sia quello di approvare il disegno di legge”.

Allarme Fao: “Alimentari alle stelle, gli affamati aumentano: 925 milioni”

Bambini sudanesi denutriti
“Il numero delle persone sottoalimentate prima dell’impennata dei prezzi del 2007-2008
ammontava a 850 milioni. Solamente nel 2007 tale numero è aumentato di 75 milioni raggiungendo quota 925 milioni”. Lo ha detto il direttore generale della Fao, Jaques Diouf nel corso di un’audizione al Senato, alla presenza delle Commissioni congiunte Affari Esteri e Agricoltura dei due rami del Parlamento.
La sfida che attende la comunitàinternazionale nei prossimi anni per rispondere alla domanda alimentare globale è “di grandi proporzioni”, occorre “raccogliere 30 miliardi di dollari all’anno per raddoppiare la produzione alimentare utile a sfamare i 9 miliardi di abitanti del pianeta”. è la stima del direttore generale della Fao, Jaques Diouf, che oggi ha parlato alle commissioni parlamentari congiunte Affari Esteri e Agricoltura della Camera e del Senato.
L’audizione rientra nell’ambito di un’indagine conoscitiva voluta dal Parlamento, per verificare gli esiti del vertice internazionale organizzato dalla Fao a Roma sull’emergenza cibo. “Si tratta di una “cifra assai modesta - ha detto Diouf - se messa in rapporto con il sostegno che i Paesi Ocse danno al proprio settore agricolo, che ammonta a 376 miliardi di dollari, e con le spese per gli armamenti che hanno raggiunto, nel 2006, i 1204 miliardi di dollari”.
La Commissione europea ha oggi proposto di portare da 300 a 500 milioni di euro l’aiuto europeo per distribuire gratuitamente prodotti alimentari agli indigenti in Europa. Nell’Ue infatti, sebbene i livelli di vita siano in media tra i più alti del mondo, la Commissione europea stima “che 43 milioni di persone siano a rischio di povertà alimentare: in media non possono permettersi un pasto con carne, pollo o pesce ogni due giorni”. Circa 19 Stati membri
partecipano attualmente al programma alimentare. L’Italia è uno dei paesi più attivi e quest’anno è la prima beneficiaria, con il 23% dei finanziamenti europei.
Di fronte all’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità che mette a dura prova il reddito di milioni di cittadini nell’Ue, gli Stati membri potranno venire in aiuto a famiglie in difficoltà, anziani con mezzi insufficienti, bambini a rischio nutrizionale, lavoratori scarsamente retribuiti, ma anche senzatetto, lavoratori emigranti e richiedenti asilo.

Il VIDEO servizio:

A Roma, tra polemiche e zone rosse, i leader mondiali discutono di cibo e ambiente

Misure di sicurezza all'aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino

L’agricoltura e la deforestazione causano direttamente circa un terzo delle emissioni di gas serra nell’atmosfera dovuti alle attività umane, e specificamente il 25% dell’anidride carbonica, il 50% del metano e il 75% dei nitrati. L’80% di queste emissioni viene generato nei Paesi più poveri nei quali i piccoli produttori, i pescatori e le comunità rurali, tuttavia, risultano tra le popolazioni più a rischio per gli impatti dei cambiamenti climatici.
Per questo si apre oggi a Roma presso la Fao - il fondo delle Nazioni Unite per le politiche agricole e alimentari - un vertice tra quaranta tra capi di Stato all’interno del quale verrà discusso un documento di 31 pagine per garantire la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha creato una task force per l’emergenza con una dotazione di circa 15 miliardi di dollari da investire in aiuti per i piccoli agricoltori, che secondo il direttore generale della Fao Jacques Diouf dovrebbero raggiungere un importo di almeno 30 miliardi di dollari l’anno.
Posizioni contrapposte sulle ricette anti-crisi vedono il ministro Usa all’Agricoltura, Ed Schafer e il presidente del Brasile Lula da Silva fronteggiare Fao ed Onu che chiedono maggiore cautela sui biocarburanti, accusati di aver contribuito all’impennata dei prezzi alimentari.

Ma oltre alle questioni poste sul tavolo del summit in Viale delle Terme di Caracalla, è tutto il contesto intorno alla Capitale a dare preoccupazione. Dal punto di vista della logistica e sicurezza: la città vive una delle sue giornate più tese. E non solo per proteggere la quarantina di capi di stato e di governo che si incontrano da oggi in una capitale super-blindata. Ma anche per il fatto che tra partecipanti ci sono anche due personaggi alquanto scomodi, il presidente iraniano Ahmadinejad e l’uomo forte dello Zimbawe, Robert Mugabe, presente alla Fao solo in quanto sede extraterritoriale.
Contro il capo del governo di Teheran, che lunedì era tornato ad attaccare Israele annunciando che sarà presto cancellato dalle cartine geografiche, sono state promosse manifestazioni e proteste. In serata ci sarà anche il presidio Free Iran lanciato dal quotidiano Il Riformista, che ha scatenato una dura reazione iraniana, secondo cui le pressioni del giornale avrebbero indotto sia Berlusconi sia Papa Benedetto XVI a rifiutare incontri e udienze private con lo stesso Ahmadinejad. Incontri che gli addetti al protocollo di Palazzo Chigi e del Vaticano avevano comunque già fatto sapere non ci sarebebro stati.
Ahmadinejad prima della partenza da Teheran ha fatto sapere che a margine del summit Fao avrà anche incontri “con i capi di altri Stati presenti al vertice”, ma non ha specificato quali. “L’Iran” ha sottolineato il presidente, citato dall’agenzia Irna “ha soluzioni chiare per la produzione equa e la distribuzione delle derrate alimentari nel mondo”. Un altro impegno di cui si era parlato nei giorni scorsi, al di fuori del vertice, è un incontro con aziende italiane, che dovrebbe svolgersi all’Hotel Hilton. In precedenza, alle 16:00 è prevista una conferenza stampa del presidente iraniano nel palazzo della Fao che in ogni caso si tratterrà a Roma un solo giorno.
Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, figura politica ormai ingombrante per l’Occidente - tanto che l’Unione europea gli ha vietato l’ingresso nei Paesi membri - partecipa invece al vertice giacché si svolge in una sede extraterritoriale, a dispetto dell’indignazione espressa dal premier britannico, Gordon Brown, e dal ministro degli Esteri australiano, Stephen Smith.
Per garantire l’incolumità dei partecipanti al summit sono state disposte misure di sicurezza eccezionali, con tiratori scelti piazzati nei due aeroporti e nelle zone circostanti e un’intera area della capitale, tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, completamente preclusa al transito veicolare. Tutte le auto che non hanno rispettato il divieto di sosta sono state rimosse forzatamente e in tutta la zona sono dislocati uomini di polizia, carabinieri e forze speciali. I cortei delle delegazioni sono super scortati e seguono percorsi blindatissimi.

Dialogo Berlusconi Veltroni. Al loft in tanti ora studiano diplomazia

Il leader del Partito Democratico Walter Veltroni con Goffredo Bettini | Ansa
di Stefano Vespa

E ora si scoprono le carte. Se ci limitassimo alle dichiarazioni del prima e del dopo voto, sarebbe legittimo un minimo di ottimismo sulla possibilità che si arrivi presto alle riforme istituzionali. La larga vittoria del Pdl e gli impegni confermati da Silvio Berlusconi a favore di un dialogo con il Pd costringono il partito di Walter Veltroni ad assumersi una responsabilità più difficile del previsto, perché la sconfitta è stata più netta di quanto si pensasse. Sconfitta che ha fatto riemergere le diverse anime del Partito democratico, interne agli ex Ds e alla cattolica Margherita.
Può apparire strano, ma la maggiore disponibilità al dialogo potrebbe arrivare dagli ex diessini. Conosciuto ormai anche dal grande pubblico, Goffredo Bettini, coordinatore del Pd e braccio destro di Veltroni, sembra destinato a rivestire ufficialmente i panni dell’alter ego (a sinistra) di Gianni Letta.

Non a caso Berlusconi già martedì 15, a Radio anch’io, gli ha confermato l’appuntamento preso “tramite un comune amico”, Gianni Letta appunto. Bettini ha il mandato di Veltroni, che fin dalla sera di lunedì 14 aveva confermato la disponibilità al confronto. Ma nel Pd chi rema a favore e chi contro? Tra i primi rispunta, inevitabile, la figura di Massimo D’Alema, primo interlocutore del Cavaliere fin dai tempi della Bicamerale.
Un importante ruolo da ufficiale di collegamento potrebbe dunque averlo il fido dalemiano Nicola Latorre, rieletto senatore. In questo contesto potrebbe essere importante anche Mauro Masi, alto funzionario dello Stato dalle esperienze e amicizie bipartisan, capo di gabinetto del vicepremier uscente D’Alema, ma nel 2005 nominato da Berlusconi segretario generale di Palazzo Chigi, casella che potrebbe ricoprire nuovamente. Dopo il voto il sottosegretario uscente alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto il riserbo, ma si sa come la pensa. Il 5 aprile, al Workshop Ambrosetti di Cernobbio, l’esponente della ex Margherita lanciò un patto sulle riforme a prescindere da chi avrebbe vinto: legge elettorale, fine del bicameralismo perfetto, riforma delle autorità indipendenti e della Costituzione nella parte in cui vanno riportate allo Stato centrale alcune competenze.
Sul piano tecnico da tempo gli esperti del Pdl, come Gaetano Quagliariello, si confrontano con i costituzionalisti dell’opposizione Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti. Quest’ultimo, sull’Unità del 15 aprile, ha ribadito che il Pd deve “trovare le necessarie intese per stabilizzare il sistema istituzionale, andando a vedere i possibili veti della Lega”. La disponibilità di altri sembra inferiore. Arturo Parisi, prodiano della prima ora, rinfaccia a Berlusconi i mancati accordi degli anni Novanta. Né recentemente Dario Franceschini ha parlato di dialogo, mentre è Enzo Bianco a insistere su una nuova legge elettorale. Sono giorni di analisi e anche di scelte: il Pd non ha molto tempo per lanciare segnali veri.

Veltroni-Berlusconi: incontro segreto? Smentite chiare

La parola d’ordine è: non ci risulta. Gli stati maggiori del Pd e del Pdl si sono affrettati a smentire la notizia trapelata mercoledì sera di un incontro segreto tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni per concordare una linea condivisa su alcune questioni di interesse nazionale.

Un rendez-vous vero e proprio, sotto forma di faccia a faccia tra i due leader, potrebbe non esserci stato, tuttavia è molto accreditata l’ipotesi che tra i due un colloquio su temi impellenti, quali il futuro di Alitalia o la nomina del commissario italiano nella Ue, vi sia comunque stato. Via telefono o attraverso i contatti tra le rispettive “diplomazie”.
La nota dell’ufficio stampa del Pd precisa in ogni caso che nessun incontro o colloquio è in programma tra il segretrio del partito e il leader del Pdl. Secondo gli addetti alla comunicazione del Loft, le voci riportate dai giornali “sono prive di fondamento”. Anche il braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, prende le distanze e, parlando con Maurizio Belpietro a Panorama del giorno, su Canale 5, spiega che “di solito Walter mi informa se avvengono questi incontri, io non ne so nulla e quindi presuppongo che l’incontro non ci sia stato”. “Nel futuro potrebbe esserci certamente” ha però aggiunto Bettini, “non credo che sia una cosa didsdicevole che il capo dell’opposizione incontri il capo del governo, credo accada in tutti i Paesi democratici. Non starei tanto appresso agli incontri, ma alla sostanza delle posizioni”.
Sul fronte opposto tocca a Paolo Bonaiuti, portavoce del futuro premier, smentire che l’incontro si sia effettivamente svolto. “Ma quale incontro, ma quando, ma dove?”, ha detto al telefono Bonaiuti. “Non c’è stato nessun incontro e non riesco a capire neanche come sia nata questa voce”. Nonostante la smentita del portavoce e l’impossibilità di verificare l’indiscrezione con le fonti ufficiali del Pd, in alcuni ambienti parlamentari - riporta l’Ansa - si è insistito sul fatto che i due leader si siano effettivamente incontrati. Il faccia a faccia, sempre secondo gli stessi ambienti, sarebbe avvenuto la sera di martedì, dopo la conferenza stampa tenuta da Berlusconi all’auditorium della tecnica, all’Eur.

Sempre secondo le voci raccolte l’incontro sarebbe avvenuto a casa di Gianni Letta, e vi avrebbe partecipato anche lo stesso Bettini.
Al centro del colloquio ci sono stati infatti anche altri temi: dal “caso Alitalia”, che passa nelle mani del prossimo governo, fino al sostituto di Frattini alla Commissione europea, nomina che invece Prodi rivendica e non vuol lasciare a Berlusconi.
“Casa Letta” evoca la stagione della Bicamerale, del “patto della crostata” e dei rapporti “normali” tra il Cavaliere e D’Alema sulle riforme istituzionali. Ma il segno del presunto colloquio dell’altro ieri tra Berlusconi e Veltroni è assai diverso rispetto a quello di qualche anno fa, anche perché il tema della legge elettorale, ad esempio, sarebbe stato per ora accantonato.

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