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L’agenda d’autunno di Silvio Berlusconi si apre di fatto con l’incontro fissato per domani all’Aquila con il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e con il viaggio del 30 a Tripoli, in occasione dell’anniversario del Trattato di amicizia italo-libico (mentre diserterà la festa per il quarantesimo anniversario, il 1 settembre, della rivoluzione che ha portato al potere il colonnello Gheddafi).
Le due vicende sono legate da un problema, quello dell’immigrazione: la Chiesa critica la politica del governo sui clandestini, in particolare l’istituzione del reato di clandestinità ; la Libia, con la sponda di Malta, non rispetta sempre gli impegni assunti con l’Italia al momento della firma del trattato di amicizia.
Gioco di matrioske
Ma, come in un gioco di matrioske, questi aspetti ne contengono altri ancora, potenzialmente assai più pericolosi per il Cavaliere e per il governo. La questione immigrati è stato uno dei due veri cavalli di battaglia cavalcati da Umberto Bossi in questo agosto; l’altro sono i salari differenziati tra Nord e Sud.
Il resto - la bandiera, l’inno di Mameli, il dialetto nelle scuole e in tv- fa parte del folklore. Sui clandestini, così come sugli stipendi ed in generale sulla “manica larga” dello Stato verso il Mezzogiorno, il capo della Lega sa invece di avere dalla sua parte gran parte degli elettori.
A cominciare da quelli di centrodestra. Una carta potenzialmente decisiva da giocare da qui alle Regionali del 2010, vero appuntamento strategico per il Pdl, per i suoi alleati e per Berlusconi stesso. Chiunque abbia seguito Bossi nei suoi spostamenti estivi ha notato che il leader del Carroccio ha concentrato la presenza in Veneto: Ferragosto a Calalzo, all’hotel Ferrovia, un posto da gitanti qualsiasi, con l’immancabile cena assieme a Calderoli e Tremonti. Passeggiate in manica di camicia in lungo e in largo per Pieve di Cadore e per altri paesi minori del bellunese e del trevigiano, trascurati dai vip ma fondamentali per conquistare una regione da 15 anni nelle mani del berlusconiano Giancarlo Galan.
Lega: il Veneto nel mirino
Assieme a Bossi si è mosso molto e fatto molto sentire anche Luca Zaia, ministro leghista dell’Agricoltura in rapidissima ascesa, che ha celebrato su tutte le tv locali la tragica morte dei quattro soccorritori del 118, caduti con l’elicottero a Cortina. Così, mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano approfittava della consegna ad Auronzo di Cadore della targa che riconosce le Dolomiti come patrimonio dell’Unesco per ripetere i suoi appelli all’unità nazionale, e mentre la nomenklatura andava come ogni estate a dibattere di fronte agli habituè milanesi e romani delle Tofane (specie la terrazza prendisole) e del Cristallo, gli esponenti della Lega parlavano a veneti “veri”, e da lì naturalmente a tutto il Nord-Est. Nonostante le strategie a tavolino del Pdl, che ufficialmente prevedono la candidatura leghista in Piemonte (cioè la regione più difficile da conquistare, dove è necessario l’appoggio dell’Udc), e la conferma di Galan e Formigoni a Venezia e Milano, tutti sanno che la Lega punta al Veneto o alla Lombardia.
Le carte del Cavaliere
E sarà molto difficile non accontentarla. Naturalmente Berlusconi ha molte altre carte da giocare. La più importante è la ripresa economica: se non si farà attendere troppo (il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, al meeting di Cl, l’ha prevista per il 2010), il governo potrà dire di avere “portato l’Italia fuori dalla crisi”, e senza eccessivi danni. Qui i tempi sono tutto: Tremonti spera in un segnale di inversione di tendenza del Pil già nel’ultimo trimestre 2009, che bilanci l’inevitabile calo dei posti di lavoro a settembre. Se l’operazione - che non dipende da noi ma dal risveglio delle economie americane e tedesche - avrà successo, il Cavaliere ed il Pdl ne trarranno vantaggi anche politici. Sicurezza e immigrazione sono per gli elettori una priorità , ma l’economia è tutto.
Partito democratico scomparso
E oltretutto su questo terreno il Partito democratico è letteralmente scomparso dalla scena. C’è chi prevede che una volta “risolta” la crisi, Berlusconi premi Tremonti con un ministero di maggior peso politico, quello degli Esteri, indicando una sorta di erede. Mentre un altro ministro, Claudio Scajola, andrebbe ad occuparsi dell’organizzazione del partito, specialità nella quale eccelle. Ma siamo ancora alle chiacchiere.
L’altra carta che Berlusconi intende giocare è il rispetto dei tempi nella consegna delle case agli sfollati d’Abruzzo. Se ci riuscirà , un punto a favore, e non da poco. La politica di palazzo però tornerà comunque a farsi sentire. Le Regionali richiedono accordi con l’Udc, non il massimo per la Lega. E inevitabilmente Casini alzerà il prezzo.
L’ombra di Fini
Fini è tornato a sua volta ad esercitare il ruolo di coscienza critica del centrodestra, ed anche di più. Si sta prefigurando uno scenario per il dopo-Cavaliere? In realtà il presidente della Camera sembra avere più consensi a sinistra che nel centrodestra (a differenza di Casini). Di sicuro costituirà una grana per Berlusconi. Soprattutto se, come molti prevedono o temono, la Corte Costituzionale giudicherà in tutto o in parte illegittimo il lodo Alfano. Altra questione segnata in rosso sull’agenda del premier.

Parole dure. Forti. Senza appello.
Dal gornale della Cei, Avvenire. E da monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni. Tema: “L’Occidente a occhi chiusi” non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei.
L’accusa di Avvenire
A paragonare l’indifferenza verso gli immigrati dispersi in mare con quella delle popolazioni al tempo della Shoah è Avvenire con un editoriale in prima pagina all’indomani della tragedia denunciata da migranti eritrei, ieri, a Lampedusa.
Un dramma con oltre 70 morti del quale, peraltro, non si ha al momento alcun riscontro: “Tutte le procedure”, ha detto all’Agi il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione “sono state attivate. La segnalazione è arrivata da Malta al Gruppo aeronavale della Guardia di Finanza di Messina che l’ha subito girata a Lampedusa. Immediatamente sono uscite le motovedette che hanno soccorso i cinque, che sono stati subito portati al molo Favaloro e sottoposti al triage sanitario. Sulla barca” ha detto ancora il prefetto “i finanzieri non hanno trovato tracce di altre persone. Poi hanno raccontato della traversata durata tre settimane e della morte degli altri compagni e di questo sie sta occupando l’autorità giudiziaria”.
E comunque, scrive Marina Corradi in un commento sulla prima del quotidiano dei vescovi, “almeno un equivoco in cui non è ammissibile cadere. Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufragi al suo destino. E questa legge ordina: in mare si soccorre. Poi, a terra, opereranno altre leggi: diritto d’asilo, accoglienza, respingimento. Poi. Ma le vite, si salvano”.
Invece quel barcone vuoto dice del farsi avanti della “nuova legge del non vedere”: “Come in un’abitudine, in un’assuefazione. Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei soto il nazismo” scrive Corradi “ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalistarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo. L’Occidente a occhi chiusi“. “Così è stata violata una legge antica” conclude “che minaccia le nostre stesse radici. Le fondamenta. L’idea di cos’è un uomo, e di quanto infinitamente vale”.
Lo sfogo di Monsignor Schettino
Amaro lo sfogo monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e arcivescovo di Capua, per il quale la morte di oltre 70 immigrati che cercavano di raggiungere la Sicilia rappresenta una “grave offesa all’umanità e al senso cristiano della vita”. Si percepisce, ha aggiunto monsignor Schettino “un senso di povertà dell’umanità , non c’è attenzione verso l’altro, verso gente che è in fuga dalla guerra, dalla miseria, dalla povertà in cerca di serenità e di pace”.
“E’ una morte assurda” ha aggiunto “donne bambini innocenti gettati in mare, è il senso dell’uomo che decade, urge l’impegno dei cristiani di attivarsi concretamente verso coloro che soffrono, il problema è umano prima che politico”. Rispetto al problema dell’immigrazione così come esso si presenta oggi nel nostro Paese “come educatori di umanità e di umanesimo” afferma monsignor Schettino “dobbiamo essere propositivi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, nel senso di una vera accoglienza verso i poveri. Davanti al povero bisogna inchinarsi. Il tema dell’accoglienza riguarda cristiani e non cristiani, l’umano è sempre umano”.
“Dobbiamo superare le distinzioni di parte” ha aggiunto l’arcivescovo “e affrontare il problema nella sua globalità il primato dell’uomo serve a costruire un’umanità rinnovata. Io per esperienza personale mi prodigo molto in favore degli immigrati, non abbiamo bisogno di declamazioni di principi ma di esperienze concrete forti”.
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Irlanda: 30 mila casi di abusi sessuali e pedofilia denunciati a carico di 800 tra sacerdoti, religiosi e suore.
Stati Uniti: 4.392 sacerdoti denunciati per molestie su minorenni.
Brasile: 1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga a danno di bambini piccoli. Italia: 17 condanne e 22 incriminazioni per abusi su minorenni a carico di sacerdoti e religiosi. E ancora Australia, Gran Bretagna, Francia, Croazia, Polonia, Austria… Si allunga la lista degli scandali.
Nei giorni scorsi, al termine di un’ispezione del Vaticano (in gergo visita apostolica), è stato rimosso l’abate della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Ufficialmente la motivazione è “abusi liturgici”, ma si parla di rapporti omosessuali all’interno del monastero.
Un’altra ispezione è partita a carico della congregazione dei Legionari di Cristo, che contano 800 sacerdoti e 2.500 seminaristi in 30 paesi. Il fondatore padre Marcial Maciel Degollado, deceduto un anno fa, è accusato non solo di avere compiuto abusi sessuali sui seminaristi ma di avere avuto anche un’amante e una figlia.
Casi di oncubinato, omosessualità , malversazioni economiche
E ancora: decine di casi di concubinato nel clero della diocesi di Linz in Austria. Accuse di omosessualità per sacerdoti anche all’interno delle Mura vaticane, e di malversazioni economiche e finanziarie. E ancora: abbandoni e suicidi, come quello di monsignor Silvano Caccia, per dieci anni responsabile dell’ufficio famiglia della curia di Milano, che nel marzo scorso si è tolto la vita dopo essere stato rimosso dall’incarico.
È proprio Benedetto XVI a lanciare l’allarme e a indire un anno speciale dedicato ai sacerdoti, che si concluderà il 19 giugno 2010 in piazza San Pietro con un grande incontro dei preti di tutto il mondo. Quella del Papa suona insomma come una chiamata alle armi per fare fronte sia agli scandali sia alla drammatica diminuzione delle vocazioni al sacerdozio, soprattutto in Europa (meno 6,8 per cento) e in America del Nord, solo in parte compensata dalla crescita in Africa e in Asia. In totale i sacerdoti nel mondo oggi sono 408 mila (dei quali circa 272.500 diocesani e 135.500 religiosi), ma almeno 700 di essi ogni anno abbandonano ufficialmente l’abito talare e forse altrettanti lasciano di fatto il ministero senza neppure comunicarlo al vescovo.
Il sociologo Luca Diotallevi è reciso: nel 2023 in Italia i sacerdoti diocesani potrebbero essere un quarto meno di oggi (da 33 mila a 24 mila) mentre i sacerdoti stranieri nel Paese raddoppieranno (dal 5 al 10 per cento del totale). “È sbagliato tuttavia ridurre il problema del clero a un problema di quantità . Al contrario è anzitutto una questione di qualità dei sacerdoti: come vengono selezionati, quali sono le loro motivazioni, chi li accompagna nel loro percorso” avverte Diotallevi.
Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, è ancora più severo nella diagnosi: “Molti preti non pregano più, in molti seminari la formazione è frammentaria e superficiale, ci sono carrierismo, sottomissione alle logiche del mondo, difficoltà di aprirsi alla collaborazione con i laici. Questo ha svuotato la vita di molti preti e ha smesso di renderli testimoni credibili. Da qui occorre partire per ridare slancio all’esperienza sacerdotale. Mancano inoltre, almeno per ora, nella Chiesa luoghi in cui rileggere assieme le difficoltà che vive la formazione e la vita sacerdotale” osserva Camisasca.
Clero con logiche da casta
Invece di mettersi in discussione il clero ha reagito con la logica della casta: “Si è arroccato in difesa dei propri privilegi e delle proprie sicurezze” sintetizza Diotallevi.
Per il Papa è il momento di ricordare chi sono gli eredi degli apostoli. Ha varato nuove norme, semplificate, che faciliteranno la riduzione allo stato laicale per i sacerdoti che si macchiano di una “condotta di vita irregolare e scandalosa” e ne ha affidato l’applicazione alla Congregazione per il clero. Presto sarà poi pubblicato un “Direttorio per i confessori e direttori spirituali” insieme con una raccolta di testi di Joseph Ratzinger sulla missione del prete oggi.
Per realizzare questo programma Benedetto XVI si è circondato di una squadra composta da uomini di fiducia: i segretari delle congregazioni per il clero e per l’educazione cattolica, Mauro Piacenza e Jean-Louis Brugués, il prefetto del clero, cardinale Claudio Hummes, il vicario per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini. Ma secondo il vaticanista Marco Politi (autore del recente saggio La Chiesa del no, Mondadori) tutto questo non basterà per fare fronte alla crisi: “Non c’è stata, fino a questo momento, una strategia complessiva per affrontare il problema del clero”.
Celibato dei preti, sacerdozio e omosessualità , valorizzazione del ruolo dei laici e delle donne: questi sono i temi che la Chiesa, secondo Politi, è chiamata oggi a mettere sul tavolo. Un coraggio che, fino a questo momento, sembra essere mancato.

L’immigrazione divide i vescovi italiani. Nel corso della recente assemblea della Cei, svoltasi in Vaticano a porte chiuse, è stata battaglia all’ultimo voto per l’elezione del presidente della Commissione episcopale per le migrazioni.
Due i presuli in lizza, secondo quanto appreso da Panorama: Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone, già rettore della Pontificia università urbaniana, vicino alla Comunità di Sant’Egidio, decisamente favorevole a una politica di accoglienza verso gli immigrati; e Bruno Schettino, arcivescovo di Capua, meno noto ma vigorosamente sostenuto dai vescovi meridionali, particolarmente preoccupati da ordine pubblico e tutela della legalità .
Dopo una prima votazione favorevole a Spreafico, al ballottaggio ha avuto la meglio Schettino, mettendo in luce le diverse sensibilità dell’episcopato in tema di immigrazione. Vivace anche il dibattito seguito alla relazione del presidente, Angelo Bagnasco. Diversi presuli sono intervenuti a proposito di respingimenti di clandestini e politiche migratorie. Il vescovo di San Marino, Luigi Negri, vicino a Comunione e liberazione, ha chiesto con forza di tener conto delle ragioni della legalità .
A difesa di un’intelligente apertura verso l’immigrazione si è espresso invece il vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, fondatore della Comunità di Sant’Egidio.
Un fatto è certo, a due anni dalla fine dell’era Ruini, anche nella Cei si affacciano le “correnti”.
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Amareggiato ed indignato per l’annuncio di sua moglie di voler divorziare, Silvio Berlusconi deve fare i conti con i risvolti politici della vicenda con Veronica.
Già lunedì, il leader del Pd Dario Franceschini affondava il suo commento: “Berlusconi la smetta subito di dire questa cosa patetica che ci sarebbe stato un complotto e chi lo ha sobillato e preparato sarebbe la sinistra. Noi ci siamo comportati da persone serie. Lui eviti di dire cose patetiche solo per coprire il merito e depistare l’attenzione degli italiani”. “Qui di patetico c’è solo Franceschini, perché pensa che gli italiani credono alle chiacchiere dei giornali e non a ciò che di concreto fanno Berlusconi ed il governo”, controreplica il portavoce del premier Paolo Bonaiuti.
Passano 24 ore ma il caso non si sgonfia. E non tanto per la “battuta” di Tom Hanks all’Auditorium di Roma per l’anteprima mondiale di Angeli e demoni “Vedo dei posti liberi lì in sala. Mister e Mrs. Berlusconi si dovevano sedere là . Che facciamo li aspettiamo per cominciare la proiezione?”. Frase accolta da una grande risata e un applauso del pubblico.
Ma tra moglie e marito ci mette (anzi, punta) il dito anche la Cei. Con un duro attacco al premier dalle colonne della prima pagina del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire: “Sappiamo che un uomo di governo va giudicato per ciò che realizza, per i suoi programmi e la qualità delle leggi che contribuisce a creare. Ma la stoffa umana di un leader, il suo stile e i valori di cui riempie concretamente la sua vita non sono indifferenti. Non possono esserlo. Per questo noi continuiamo a coltivare la richiesta di un presidente che con sobrietà sappia essere specchio, il meno deforme, all’anima del Paese”.
Scrive così il quotidiano dei vescovi, esplicitando una certa preoccupazione perché “la politica e lo spettacolo, in un abbraccio mortifero, hanno dato nell’occasione il peggio di sé”. Premettendo che “a nessuno è lecito usare i disastri altrui come arma politica e a nessuno dovrebbe essere concesso di sguazzare là dove sono in gioco i sentimenti delle persone e la vita di una famiglia”, l’Avvenire puntualizza che “ciò che farebbe ridere in una puntata del Bagaglino non può non preoccupare i cittadini che di tanto ciarpame alla fin fine farebbero volentieri a meno”.
Nell’editoriale il quotidiano non risparmia nemmeno la first lady per essersi rivolta prima “alla maggiore agenzia giornalistica per commentare le discutibilissime scelte del marito-premier” e poi a due tra i più grandi giornali italiani “per metterlo idealmente alla porta”. Ma le critiche più sferzanti sono per il premier, “Il presidente esuberante, con un debole dichiarato per la gioventù delle attrici in fiore” che “pur avendo scelto la guasconeria come arte del consenso ora scopre di colpo il basso profilo e la privacy”.
E ancora: “Non ci è piaciuto quel clima da scambio di ‘favorini’ veri, falsi o presunti tra amici e amiche. E ci ha inquietato lo spargersi, tra alzatine di spalle e sorrisetti irridenti o ammiccanti, di un’altra manciata di sospetti sulle gesta del presidente del Consiglio. Il sospetto per chi gestisce la cosa pubblica può essere persino peggiore della verità più scomoda. E comunque prima o poi, arriva il momento del conto”.
Guarda la GALLERY: Berlusconi alla festa di Noemi
Il VIDEO servizio:

La Cei contrattacca. Nonostante Ratzinger avesse detto, all’inizio del suo viaggio in Africa, di non sentirsi solo, ecco uscire un un duro documento letto dal Cardinale Angelo Bagnasco proprio in difesa del Papa “irriso e offeso”. Nel suo discorso di apertura al Consiglio permanente della Conferenza episcopale il cardinale e arcivescovo di Genova invita i vescovi italiani a fare muro intorno al pontefice.
Le critiche piovute su Ratzinger prima per la riabilitazione dei Lefebvriani e il caso Williamson e poi per le frasi dette in Africa sui preservativi hanno convinto il successore di Ruini a difendere il suo superiore. “Si è prolungato oltre ogni buon senso” ha detto “un pesante lavorio di critica, dall’Italia e soprattutto dall’estero, nei riguardi del nostro amatissimo Papa” in occasione dell’imbarazzo intorno alle frasi del reverendo Williamson. “Polemiche proseguite” dice Bagnasco “in maniera pretestuosa, fino a configurare un vero e proprio disagio”. Espresso da Benedetto XVI nella lettera ai vescovi di qualche giorno fa in cui diceva “nella chiesa ci si divora”.
E poi la polemica sui preservativi, che, secondo il capo dei vescovi italiani “ha sovrastato nell’attenzione degli occidentali il pellegrinaggio in Africa, un viaggio impegnativo e ricco di speranza”. Insomma, la gerarchia della Chiesa non ha gradito affatto tutta l’attenzione su quella singola frase detta dal Papa, “francamente la polemica non aveva ragione di essere e si è arrivati” prosegue Bagnasco, “ad un ostracismo che esula dagli stessi canoni laici”.
Per la Cei si è esagerato, nei media ma non solo: Bagnasco parla anche di “organismi sovranazionali”, come l’Unione Europea ed “esponenti politici europei”. L’uscita di papa Ratzinger è stata poco commentata in Italia (sia Berlusconi che Franceschini hanno rilasciato nei giorni seguenti dichiarazioni molto concilianti nei confronti della Chiesa) ma nel resto d’Europa ha scatenato critiche poco sommesse. “Invitiamo i nostri interlocutori” continua Bagnasco, “a non abbandonare il rispetto che è indice di civiltà e vorremmo dire, sommessamente ma con energia, che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso”.
Ma il discorso del presidente della Cei ha toccato molti temi che guardano da vicino la politica italiana. Sul caso Englaro, ad esempio, “ha rappresentato un’operazione tesa ad affermare un diritto di libertà inedito quanto raccapricciante” e cioè ”il diritto a morire”: ”darsi e dare la morte in talune situazioni da definire”. Motivo per cui la Chiesa chiede che si arrivi presto a una legge sul fine vita (è prevista per martedì 24 la discussione in Senato, ndr): “Spetta alla politica agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che - in seguito al pronunciamento della Cassazione - preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo”. L’intervento di Bagnasco ha affrontato su scala più ampia il tema dello scontro di civiltà “Non esiste uno scontro di civiltà derivante da diverse matrici religiose” secondo il capo dei vescovi, invece ‘’si fronteggiano sostanzialmente due culture riferibili all’uso della ragione”.
Da una parte, Bagnasco vede ”la cultura che considera l’uomo come una realtà che si differenzia dal resto della natura in forza di qualcosa di irriducibile rispetto alla materia”. Dall’altra, ”una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo”. Un frutto, quindi, del darwinismo, la cui ”interpretazione esasperata e unilaterale” può portare ad un ”nichilismo gaio e trionfante” che ”induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia e alla violenza”.
Il presidente della Cei ha parlato anche della crisi economica: ”Nessuno è in grado di dire con certezza a che punto si è della perigliosa attraversata” ma ‘’si rivela sempre più urgente e necessario affermare in modo chiaro e forte e riscoprire a livello concreto, l’anima etica della finanza e dell’economia”. Parallelamente, la Cei ha annunciato, in seguito all’ultimo consiglio permanente, “l’istituzione di un fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà , che nascerà da una colletta comune da farsi nei modi che decideremo”.

Nella stagione di Facebook, Twitter e Youtube il Vaticano prepara un documento sui “social network”. Nella sua lettera sui lefebvriani, Benedetto XVI ha sottolineato la necessità di “prestare più attenzione” a internet per non commettere più le disattenzioni all’origine del caso Williamson. Ma la Chiesa punta anche a evangelizzare i nuovi spazi di comunicazione virtuale.
Riuniti in Vaticano su iniziativa del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, guidato da Claudio Maria Celli, i vescovi di tutto il mondo hanno cominciato a discutere i contenuti del nuovo testo sulla cultura digitale. E potrebbe nascere persino il Facebook cattolico: “Ero a Dallas poco tempo fa” ha annunciato Celli “dove c’è un gruppo di persone che cerca di promuovere un social network cattolico per difendere le giovani generazioni”.

Un chiarimento definitivo su come e perché il Papa abbia deciso, nel gennaio scorso, di revocarela scomunica ai quattro vescovi della lefebvriana Fraternità Sacerdotale San Pio X, tra cui il negazionista monsignor Richard Williamson. Questo è il contenuto della lettera che Benedetto XVI ha inviato a tutti i vescovi del mondo, rievocando le tappe della polemica seguita alla riabilitazione del vescovi lefebvriani, tra cui quel Richard Williamson, di recente allontanato dal suo incarico in Argentina. Nelle parole di Papa Ratzinger - che dovrebbero essere diffuse giovedì 12 e sono state anticipate da Il Giornale e Il Foglio - emerge tutto il dolore che questa strumentalizzazione ha provocato nel Pontefice, dato che proprio la riconciliazione tra cristiani ed ebrei “fin dall’inizio era stato un obbiettivo del mio personale lavoro teologico”.
Benedetto XVI ha insomma preso carta e penna per scrivere a tutti i vescovi della Chiesa Cattolica. E nel testo (”Articolato, bello, umile e allo stesso tempo forte”, lo definisce il vaticanista del Giornale Andrea Tornielli) lungo ben sette pagine papa Ratzinger ammette in primo luogo gli errori che hanno accompagnato la revoca: il non essersi accorti, in Curia, delle dichiarazioni negazioniste di mons. Williamson, già ampiamente disponibili su internet, e il non aver spiegato in modo “sufficientemente chiaro” le ragioni e il contenuto del gesto di “misericordia” del pontefice. La revoca, scrive infatti il pontefice, “ha suscitato all’interno e fuori della Chiesa cattolica una discussione di tale veemenza quale da molto tempo non si era più sperimentata” e ha scatenato una “valanga di proteste” per quello che è stato percepito come un passo indietro deciso rispetto al Concilio Vaticano II.
“Una disavventura” prosegue la lettera, secondo le anticipazioni “per me imprevedibile è stato il fatto che il caso Williamson si è sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, è apparso all’improvviso come una cosa totalmente diversa: come una smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di ciò che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino della Chiesa”.
Il secondo “errore” è nella gestione della vicenda è stato quello di un modo “non sufficientemente chiaro” di illustrare la remissione della scomunica. Benedetto XVI spiega che la revoca della scomunica è personale, riguarda i quattro vescovi, e non implica il riconoscimento canonico della Fraternità San Pio X che potrà avvenire solo dopo un suo riallineamento dottrinale, con tanto di accettazione del Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi.
I quattro vescovi, dal punto di vista del diritto canonico, ancora non sottostanno all’autorità della Chiesa Cattolica, anche se, nella lettera del loro superiore, datata 15 dicembre 2008, avevano riconosciuto, in linea di principio, “il Papa e la sua autorità di pastore”. E proprio a causa di questo “sbaglio”, la commissione Ecclesia Dei, l’organismo vaticano che ha curato il caso lefebvriani, pare - a quanto riportano le agenzie di stampa - stia per essere ridimensionato nel suo ruolo, o quantomeno non potrà più operare da sola: verrà infatti collocato sotto la Congregazione per la dottrina della fede che garantirà una più stretta collaborazione con gli altri dicasteri vaticani su tutte le questioni relative alla Fraternità di San Pio X.
Infine Papa Ratzinger, secondo quanto riferito dal Foglio, esprime una “parola chiarificatrice” per “contribuire in questo modo alla pace della chiesa” e spiega come sia necessario cercare di reintegrare, prevenire ulteriori radicalizzazioni, impegnarsi per sciogliere irrigidimenti e dar spazio a ciò che vi è di positivo. “Può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa?”.
Ammette Benedetto XVI che dalla Fraternità San Pio X da molto tempo sono venute “molte cose stonate: superbia, saccenteria, unilateralismi”. Ma “Per amore di verità ” aggiunge il Papa “devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze commoventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un’apertura dei cuori”.
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