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Più chiaro di così: “La nostra posizione è quella di chi ritiene inaccettabile una tassa che è meglio definire balzello”.
A esprimersi sul discusso contributo proposto dalla Lega, che chiede un contributo agli immigrati per il rinnovo del permesso di soggiorno, è don Gianromano Gnesotto, responsabile migranti e profughi della Fondazione Migrantes della Cei nel corso della presentazione del messaggio per la Giornata mondiale delle migrazioni che si celebra domenica prossima. “Fantasie di questo genere” ha aggiunto don Gnesotto “che penalizzano ulteriormente gli immigrati ci sembrano una caduta e un passo indietro rispetto a politiche di integrazione che devono invece avere una mentalità aperta e intelligente in grado di mettere in atto politiche adeguate”.
E comunque, il ddl sicurezza (nel quale è contenuto il provvedimento sul contributo per il permesso di soggiorno) approda in Senato ma si aggiorna di un altro capitolo pieno di polemiche. Dopo la querelle fra Lega e maggioranza e la decisione di confermare il “contributo”, di importo variabile tra 10 e 400 euro, arriva lo stop dei vescovi.
“Ci rendiamo conto che nell’attuale congiuntura economica critica ci sarà una flessione di immigrati in Italia” ha detto don Gnesotto durante la conferenza stampa di presentazione della Giornata mondiale delle Migrazioni 2009, “ma di immigrati l’Italia ha bisogno, ne ha avuto bisogno e avrà ancora bisogno per il futuro”. Secondo Gnesotto le conseguenze della crisi vanno “correttamente lette con il fatto che gli immigrati coprono quei settori che restano di fatto scoperti dagli italiani”. “Non trovando infatti italiani volenterosi che si accollano fino a 24 ore di lavoro giornaliere nell’assistenza alle famiglie, o lavori come nelle acciaierie o altri gravemente penalizzanti la salute” ha aggiunto Gnesotto “di questi immigrati l’Italia ha bisogno e avrà ancora bisogno per il futuro”. L’Italia, prosegue Migrantes, si allontana dalla propria tradizione cristiana di accoglienza: “si registra fra le due ultime leggi sull’immigrazione, quella del 1998 e del 2002, un brusco passaggio, che fa scivolare verso posizioni ispirate al principio della indesiderabilità”. “Non si vuole chiudere gli occhi su quanto di scabroso comporta l’attuale convulso fenomeno migratorio” ha spiegato poi ai giornalisti “tanto meno su comportamenti incivili o criminosi di alcuni migranti, ma è aberrante mettere tutto questo e solo questo in primo piano, metterlo tanto a fuoco e con lenti di ingrandimento, da non lasciar vedere il resto della realtà migratoria, e da alimentare giudizi e pregiudizi, umori e malumori, minacce e prese di posizione che sono in stridente contrasto col Vangelo”.
Gnesotto è stato anche critico nei confronti di alcuni indirizzi di governo, come quello che imporrebbe ai medici di denunciare alle autorità gli immigrati clandestini. “No ai medici gendarmi, al personale medico non compete la delazione” perchè non si può negare l’accesso alla salute degli immigrati, ha detto Gnesotto. “L’accesso alla salute dell’immigrato” ha continuato il prete “non può essere limitato da alcun tipo di segnalazione alle autorità, il diritto alla salute va garantito a tutti senza preclusioni o invenzioni. Al personale sanitario non compete la delazione”. “Questo possibile emendamento” ha aggiunto don Gnesotto in riferimento alla proposta della Lega nord “che ci auguriamo non passi assolutamente confligge con l’art. 32 della Costituzione nel quale si parla della tutela della salute della collettività”.
Anche la Cisl si mette sulla linea tenuta dai vescovi. “L’Italia avrebbe bisogno di riconoscere i diritti civili elementari delle persone che partecipano alla costruzione del reddito del paese” commenta il leader Raffaele Bonanni. “Sono persone che pagano le tasse danno il logo contributo di lavoratori è un segnale contrario mentre invece dovremo garantirgli i diritti civili. Noi insisteremo nella battaglia per rendere questi cittadini uguali agli italiani”.
Intanto una delegazione di tecnici italiani si recherà nei prossimi giorni in Libia per concordare e predisporre con i colleghi di Tripoli un programma attuativo per il pattugliamento congiunto contro l’immigrazione clandestina, come stabilito dal trattato bilaterale firmato il 30 agosto. A copmunicarlo è un comunicato dell’ambasciata libica, diffuso dopo che l’ambasciatore libico Hafed Gaddur ha incontrato il ministro dell’Interno Roberto Maroni.
Che dalla sua replica così alle dure critiche dei vescovi: “Sono francamente meravigliato da queste polemiche, perchè noi abbiamo fatto né più né meno di quanto fanno tutti i paesi europei”. E assicura che: “queste reazioni non ci toccano minimamente” dal momento che il governo sta “facendo né più né meno di quanto hanno fatto da tempo altri paesi europei”. E spiega: “In Olanda c’è una tassa di 800 euro sui permessi di soggiorno, c’è in Inghilterra, c’è in Germania c’è in quasi tutti i paesi europei non capisco perchè ciò che si fa in quei paesi va bene, se lo facciamo in Italia diventa una misura intollerabile”.
FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”
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I vescovi sono preoccupati per la situazione di povertà che investe la società, soprattutto le famiglie. Ma anche per la violenza nei confronti degli immigrati e per alcune tendenze distruttive che si affermano tra i giovani. A farsi portavoce di questo sentimento è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Un discorso fitto di giudizi sull’operato del governo (positivi su fronti quali il federalismo e la scuola, scettici sugli interventi nel sociale) e anche di ricette, tutte in linea con quanto la Chiesa cattolica ripete da tempo sui temi più scottanti.
Come ha affermato a Cagliari il Papa il 7 settembre scorso, serve all’Italia una nuova generazione di politici cattolici che siano “ragione di vita e di speranza per l’intera società”, dice il cardinale Bagnasco il quale ha ricordato che sullo sfondo dalle sfide in favore della famiglia, dei problemi sociali, della scuola, della giustizia, dell’economia e in generale della costruzione di una comunità nazionale quindi sulla “capacità ‘di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica’ che il Papa ha sollecitato il sorgere ‘di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile’, e che siano per ciò stesso ragione di vita e di speranza per l’intera società”.
La Chiesa italiana guarda poi con attenzione positiva alla proposta federalista ma la poggia su due cardini importanti: il principio di solidarietà che non deve venire meno e un cambiamento nei metodi di spesa “che saranno presto insostenibili”. “Si sta procedendo, pare con maggiore serenità” ha detto il cardinale “verso un sistema più federalista, che faccia perno su processi decisionali piu’ autonomi e responsabilizzanti”. “A nessuno sfugge la rilevanza anche culturale di questo passaggio - ha aggiunto - che richiede una elevata capacità di previsione circa il congegnarsi efficace di meccanismi anche delicati. Non ci sono tuttavia toccasana prodigiosi: se si vuole che il nuovo assetto si riveli effettivamente un passo avanti, è necessario che ciascun ente si interroghi su come fare un passo indietro rispetto a metodi di spesa che saranno presto insostenibili”.
Ma nonostante le preoccupazioni dei vescovi, l’Italia non è il Paese da incubo descritto da analisti e pubblicisti. È piuttosto un Paese che conosce ciclicamente “gli spasmi di un travaglio incompiuto”, dove però non mancano i punti di forza e i “segmenti luminosi”, e soprattutto non mancano gli sforzi quotidiani di milioni di cittadini, ed è esigenza avvertita da tutti “uscire dalle convulsioni di un certo ritardo sulla via della modernizzazione”. L’analisi dello stato del Paese offerta dal cardinale Bagnasco è severa e al tempo stesso fiduciosa sulla possibilità di un futuro migliore anche perché “un Paese non si spezza all’improvviso, come non si costruisce dalla sera al mattino”.
Il cardinale ha criticato i pedagoghi della catastrofe senza tuttavia offrire una visone trionfalistica delle condizioni dell’Italia ma rilevando che processi storici di lunga durata richiedono analisi accurate. Allo stesso tempo ha bacchettato quegli analisti cattolici che non osservano con verità e realismo alla situazione nazionale. Parole che sembrano dirette alle ultime uscite del settimanale dei Paolini Famiglia cristiana.
I gravi e ripetuti episodi di violenza riportati dalle cronache preoccupano i vescovi e la Chiesa e se pure sono necessarie misure sanzionatorie adeguate è pur vero che tali situazioni nascono da un più generale vuoto di valori e dell’anima. “Come pastori” ha detto l’arcivescovo di Genova “non possiamo tacere una forte preoccupazione di fronte ai frequenti episodi di violenza e di spregio della vita umana, che vedono spesso protagonisti dei giovani, perfino minorenni”. Gli immigrati irregolari che sbarcano sulle nostre coste a rischio della vita sono nostri fratelli e interrogano la nostra coscienza. La questione immigrazione va dunque inquadrata nel suo “contesto epocale all’interno di una visione umanistica” avviando, in un contesto europeo, una collaborazione con i Paesi di provenienza per portare alla legalità situazioni irregolari, favorendo i ricongiungimenti familiari e richiamando tutte le parti interessate al fenomeno a senso di responsabilità.
Bagnasco inoltre apre a una legge sul “fine vita”, cioè sul testamento biologico, purché vi siano regole certe e confini etici precisi a regolamentarla, e in particolare purché non venga meno il rapporto fra medico e paziente e che venga esclusa dal provvedimento l’interruzione di idratazione e alimentazione, al contrario sono comprese le terapie sanitarie. Le dichiarazioni rese dai pazienti “devono avere valore legale inequivocabile” mentre il medico dovrà decidere “in scienza e coscienza”.
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“Non possiamo tacere” la nostra “preoccupazione se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per una sentenza”. Lo ha detto il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco interpellato sul caso Eluana durante una conferenza stampa a Sydney nell’ambito della Giornata mondiale della gioventù. “Da una parte” ha osservato il cardinale “sono doverosi sentimenti di partecipazione al dolore, di rispetto per una situazione di grandissima sofferenza. Ma non possiamo tacere che si tratta di un momento delicato, difficile, drammatico: se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per sentenza. Togliere idratazione e nutrimento nel caso specifico è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno di noi”. Si tratta, ha concluso di un “momento di forte preoccupazione, che deve far preoccupare e riflettere seriamente tutti noi e tutte le persone di buona volonta”.
Parole che non fermano il papà-tutore di Eluana, Beppino Englaro che ribadisce l’intenzione di andare sino in fondo con in mano il provvedimento che consente di staccare il sondino della nutrizione alla donna, da 16 anni in stato vegetativo. La risposta ai vescovi arriva, nel primo pomeriggio dal papà di Eluana: “Qui non si tratta di una consumazione di una vita, ma di fare in modo che la natura riprenda il suo corso che è stato interrotto”. Beppino Englaro, precisando di non voler entrare in polemica con la Chiesa, spiega che “il corso della natura è stato interrotto dai protocolli rianimativi che hanno portato Eluana allo stato vegetativo permanente. Questa è una condizione innaturale”, ha aggiunto, ricordando ancora una volta la volontà che sua figlia aveva espresso ben prima del grave incidente di 16 anni fa. “Io non voglio insegnare niente a Bagnasco - ha precisato papà Beppino - perchè come tutte le persone ha il diritto di esprimere la propria posizione che, in questo caso, ricalca il magistero della Chiesa. Ci mancherebbe altro”. Il padre ha già chiesto il ricovero della donna all’hospice Il Nespolo di Airuno, (in provincia di Lecco, gestito dall’Associazione Fabio Sassi che accudisce i malati terminali che non possono essere curati a domicilio), dove dovrebbe passare i suoi ultimi giorni una volta staccato il sondino per la nutrizione. In un comunicato, l’hospice ha detto di aver ricevuto da Beppino Englaro la richiesta di ricovero per Eluana e di aver deciso di accoglierla, a condizione che le sia tolto prima dell’arrivo il sondino nasogastrico con cui viene nutrita, che in tal modo diventi una “morente”. E il professor Carlo Alberto Defanti, ex primario di neurologia al Niguarda, ha confermato la disponibilità a togliere il sondino alla donna.
Ieri la Procura generale di Milano ha fatto sapere che entro la metà della settimana prossima deciderà se impugnare o meno la decisione della Corte d’Appello. In una nota Gianfranco Montera, procuratore generale facente funzione, ha sottolineato il bisogno di “un adeguato approfondimento delle complesse problematiche giuridiche” nella convinzione che “da parte di tutti i protagonisti di così dolorosa e problematica vicenda ci si ispiri alla massima cautela e ponderazione”.
Queste osservazioni, però, non sembrano preoccupare la famiglia. Il legale Vittorio Angiolini ha liquidato la nota dicendo che “è un atto che non ha alcun effetto giuridico e non cambia nulla”. Anzi ha aggiunto di “non capire cosa potrebbero scrivere nel ricorso” visto che la vicenda di Eluana “è passata per otto gradi di giudizio tra cui ben due volte in Cassazione e che quest’ultima lo scorso ottobre ha tracciato in maniera vincolante la strada”.
Ieri sera nel suo studio c’è stato un incontro, a cui hanno partecipato il papà di Eluana, Beppino Englaro, il medico Carlo Alberto Defanti e la curatrice speciale Franca Alessio, per definire le ultime decisioni. “Sui modi e sui tempi preferiamo non dire nulla” ha spiegato Alessio “mentre confermiamo che si procede”. Ed è ormai questione a breve.
L’hospice Il Nespolo di Airuno, in provincia di Lecco, che il papà di Eluana ha visitato due giorni fa, ha confermato la disponibilità ad ospitare i suoi ultimi giorni, una volta che le è stato staccato il sondino. Anzi,
Intanto la vicenda di Eluana continua ad essere al centro dell’attenzione. Ieri in 1.100 parrocchie ambrosiane si è pregato per lei. Nel numero di questa settimana di Famiglia Cristiana, il direttore don Antonio Sciortino, definisce “un via libera all’eutanasia” la decisione della Corte. E ieri sera erano una sessantina le bottiglie d’acqua (alcune corredate da messaggi) posate sul sagrato del Duomo di Milano, come aveva chiesto di fare il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara come protesta per la fine della nutrizione e dell’idratazione alla donna.
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Immigrazione, sicurezza, salari, rifiuti e digitale: questi alcuni dei temi affrontati dal cardinale Angelo Bagnasco nella prolusione (qui il testo integrale) alla 58esima assemblea generale della Cei. Un intervento a 360 radi, nel quale il presidente dei vescovi italiani - e Arcivescovo di Genova - facendo riferimento ai nodi immigrazione e sicurezza ha chiesto un “patto di cittadinanza che mettendo in chiaro diritti e doveri non ricerchi scorciatoie illusorie”, dicendo “no” a ipotesi di “enclave” e a soluzioni di emergenza che diventano “ghetti intollerabili”. E chiedendo ai “pubblici poteri” di “dare risposte calibrate ed efficaci” sul “crescente bisogno di sicurezza” dei cittadini. L’invito di Bagnasco è dunque quello di non trascurare la “incoercibile” esigenza di sicurezza delle persone e delle famiglie italiane, consapevoli che “una risposta disattesa o differita potrebbe in questo caso moltiplicare i problemi, anziché attenuarli”.
Nel richiamare le parole recentemente pronunciate dal Papa negli Stati Uniti sul rapporto tra Chiesa e Stato, Bagnasco nella sua prolusione, che cade all’indomani di un intervento sulla laicità dell’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ha affermato: “La Chiesa non vuole imporre a nessuno una morale “religiosa”: infatti essa enuncia da sempre - insieme a principi tipicamente religiosi - i valori fondamentali che definiscono la persona, cuore della società”.
Ma l’intervento del numero uno dei vescovi è stato a tutto campo. “Vorremmo per un istante, e in nome della nostra specifica responsabilità” ha proseguito “insistere sul fattore tempo, che anche moralmente è un elemento decisivo in ordine ad una politica buona: ci sono lungaggini e palleggiamenti che, oltre ad essere irrazionali e autolesionistici, offendono i cittadini, che attendono risposta in ordine ai beni che sono essenziali alla vita e alla dignità umana”.
Quindi il cardinale si è soffermato sui nodi principali che attendono di essere sciolti a cominciare dalla questione dei rifiuti in Campania: “Oltre al problema gravissimo e urgente dei rifiuti urbani della Campania - ha detto Bagnasco - per la cui soluzione all’intervento delle pubbliche autorità deve corrispondere la responsabile collaborazione delle popolazioni, una serie di attese si apposta sul fronte degli stipendi e delle pensioni, per una difesa reale del potere d’acquisto, un’altra serie riguarda la famiglia: dall’emergenza abitativa alle iniziative di sostegno della maternità”.
Bagnasco ha espresso tutte le preoccupazioni della Chiesa sul tema della sicurezza. Secondo il presidente della Cei, occorre “evitare, per questi nuovi venuti e le loro famiglie, il formarsi di enclave a loro destinate che, se in un primo momento potrebbero apparire una soluzione emergenziale, diventano presto dei ghetti non tollerabili. A chi vuole stabilirsi in Italia - spiega - si deve arrivare a proporre un patto di cittadinanza che, mettendo in chiaro diritti e doveri, non ricerchi scorciatoie illusorie”.
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Clamorosa svolta nelle indagini su Tommaso Stenico (questo il suo blog), l’alto funzionario della curia vaticana che avrebbe adescato un gay su internet per un incontro a luci rosse tra le mura dei sacri palazzi. Il filmato trasmesso da La7 nel corso del programma Exit sarebbe “taroccato”. Nessuna trappola ai danni dell’alto prelato e nessuna telecamera nascosta. Secondo le autorità vaticane, Stenico era d’accordo con gli autori di Exit e nella stanza c’era un terzo uomo che filmava l’incontro.
A insospettire gli inquirenti è stata la qualità delle immagini. Il video è stato esaminato dai tecnici del Centro televisivo vaticano. Numerosi gli elementi che, secondo gli esperti, portano a escludere che le immagini siano state registrate con una telecamera nascosta: i ripetuti cambi di angolazione nelle riprese, le inquadrature che si stringono e si allargano, ma soprattutto gli spezzoni che mostrano “l’inviato” della 7 che arriva nello studio del prelato posando in terra lo zaino (dove presumibilmente doveva essere nascosta la telecamera) e poi lo raccoglie al momento di lasciare la stanza. Immagini che potevano essere riprese solo da un terzo operatore presente alla scena.
Partendo da queste osservazioni le autorità vaticane hanno aperto due filoni di indagini. Il primo affidato al cardinale Cláudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, il secondo a Domenico Giani, capo della Gendarmeria vaticana. Entrambi riferiranno al Papa e al cardinale Julián Herranz, presidente della commissione disciplinare della Curia romana.
Questa la prima, parziale ricostruzione dei fatti che filtra dal palazzo apostolico. Durante l’estate Stenico sarebbe entrato in contatto con gli autori di Exit che stavano preparando una puntata sui preti gay. Secondo il progetto iniziale, il monsignore avrebbe dovuto rilasciare un’intervista, con il volto coperto e la voce contraffatta, denunciando il proliferare dell’omosessualità nella Curia vaticana. Successivamente, per ottenere un maggiore impatto emotivo, si è scelta la soluzione del finto reality a sfondo omosessuale.
Il prelato si è procurato una copia della chiave dell’ascensore di servizio che consente di accedere direttamente agli uffici della Congregazione per il clero, passando da un garage sotterraneo. Quindi avrebbe combinato l’appuntamento con l’inviato e l’operatore della 7 fuori dell’orario di ufficio.
La Gendarmeria vaticana sta cercando di scoprire chi ha fornito a Stenico copia della chiave dell’ascensore e, soprattutto, sta interrogando alcuni testimoni che avrebbero visto uscire dalla Congregazione due uomini, che potevano essere l’inviato della 7 con il suo operatore.
Convinto di non essere riconosciuto nelle immagini, il prelato puntava a far scoppiare in maniera clamorosa lo scandalo dei preti omosessuali in Vaticano. A questo scopo aveva già redatto un dettagliato dossier con un elenco di nomi e di circostanze che chiamerebbero in causa un certo numero di sacerdoti e persino alcuni vescovi impegnati in Curia. Un’autentica schedatura che Stenico avrebbe curato nel corso degli anni approfittando del ruolo di capoufficio della Congregazione per il clero e di psicologo presso il Centro di assistenza sanitaria (Fas) della Città del Vaticano. Per un certo periodo di tempo il monsignore aveva anche aperto uno studio per l’assistenza psicologica ai sacerdoti in difficoltà.
Nei giorni scorsi Stenico ha inviato al cardinale Hummes una memoria difensiva. Poco più di due pagine dattiloscritte, che Panorama ha potuto leggere in esclusiva. Lungi dal cercare giustificazioni, il prelato attacca con forza il degrado morale e dei costumi che, a suo dire, si è progressivamente diffuso nella Curia vaticana.
Nella memoria difensiva il monsignore tace sui suoi reali rapporti con La7, ma sostiene di aver organizzato l’incontro con il giovane omosessuale per avere materiale destinato alla sua documentazione. Insomma da imputato a testimone: questo l’obiettivo di Stenico che con il suo dossier potrebbe far tremare i sacri palazzi.

Le autorità vaticane lo ascolteranno, ma difficilmente le informazioni che fornirà gli eviteranno la radiazione dal Vaticano. Solo se fornirà una dettagliata descrizione dell’accaduto Stenico potrà forse evitare il massimo della pena, cioè la riduzione allo stato laicale.
Finisce così, in maniera ingloriosa, la carriera del monsignore che tutti conoscevano per la sua ambizione a diventare vescovo. Amico di prelati importanti e giornalisti influenti, Stenico non passava inosservato con il suo grande cappello a tesa larga e la Bmw bianca. Trascorreva le estati a Passoscuro, vicino a Fregene, frequentando lo stabilimento del Vaticano dove fanno i bagni i prelati più in vista della Curia.
Infaticabile nello scrivere libri (una quarantina di titoli, spesso con la prefazione del cardinale Angelo Sodano) e nel condurre trasmissioni su Telepace. Ma tutto questo non è bastato per fargli ottenere la promozione episcopale. Ironia della sorte: la sua candidatura sarebbe stata bloccata perché il monsignore è stato accusato di aver avuto avventure galanti con alcune giovani donne.
I fatti risalirebbero a 30 anni fa, quando il giovane e attraente sacerdote si era trasferito dalla provincia di Trento a Bracciano al seguito del vescovo di Civita Castellana, Marcello Rosina, di cui era segretario.
Dopo violenti contrasti con il successore di Rosina, Divo Zadi, Stenico chiede di essere assunto in Vaticano, dove fa tutta la carriera: da addetto di segreteria a capufficio. Fino all’ultima delusione: la nomina dell’arcivescovo Mauro Piacenza a segretario della Congregazione per il clero, carica a cui Stenico aspirava. Poi la decisione di denunciare in modo clamoroso l’omosessualità in Curia. Che si è rivelata un autogol.
INTERVENTO DELLA REDAZIONE:
In riferimento all’articolo pubblicato il 25 ottobre 2007 su Panorama, quale difensore di Monsignor Tommaso Stenico, smentisco categoricamente gli eventi attribuiti al mio assistito perché destituiti di ogni fondamento, nonché il contenuto della cosiddetta memoria difensiva a lui attribuita, nonché ogni altra affermazione priva di qualsiasi riscontro. Respingo ogni insinuazione e/o accusa del tutto fantasiosa.
Avv. Michele Morenghi
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In latino si chiama “actus defectionis” e per la Chiesa è un nuovo problema: è l’atto con il quale si chiede di essere “sbattezzati”.
Solo in Italia si contano già 3 mila “sbattesimi”. “In realtà il numero è superiore, ma una statistica è impossibile perché tanti chiedono al parroco di essere sbattezzati ma non ci informano” sostiene Federico Sora, fondatore negli anni 80 dell’Associazione per lo sbattezzo, con sede a Fano nelle Marche. I moduli si possono scaricare su internet dal sito dell’Associazione per lo sbattezzo.
Per far fronte alle richieste anche la Cei ha predisposto moduli con i quali vescovi e parroci rispondono ai richiedenti invitandoli a considerare le conseguenze di questa decisione, che comporta la più grave delle pene canoniche, cioè la scomunica.
E nei giorni scorsi sono state pubblicate sul sito internet del Vaticano (www.vatican.va) le norme. Lo “sbattezzo”, spiega il cardinale Julián Herranz, già presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, “non ha solo un carattere giuridico amministrativo ma si configura come una separazione dalla vita della Chiesa: suppone quindi un atto di apostasia, eresia o scisma”.
Per questo all’inizio vescovi e parroci convocavano quanti chiedevano di essere sbattezzati. Ma il garante per la protezione dei dati personali ha deciso che non è lecita la richiesta a recarsi personalmente in parrocchia per chiedere di essere cancellati dai registri. Anche per lo sbattezzo è stato introdotto così il “rito abbreviato”.
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Attenzione: a minacciare la vita di ognuno e delle società, non ci sono solo i kamikaze, ma anche: “Il cosiddetto terrorismo dal volto umano”, insidioso perché propagandato dai mezzi di comunicazione, manipolando ad arte il linguaggio con espressioni che nascondono la tragica realtà dei fatti, come quando l’aborto viene chiamato interruzione volontaria della gravidanza e non uccisione di un essere umano indifeso o quando l’eutanasia viene chiamata più blandamente morte con dignità”.
Pronuncia parole durissime monsignor Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, nel suo intervento al Convegno delle Cappellanie dell’Aviazione Civile riuniti a Roma su iniziativa del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
La Congregazione per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio) è il “dicastero” più importante in Vaticano, perché deve custodire e garantire l’ortodossia; non a caso fino a Pio XII il Papa stesso ne era il prefetto. Monsignor Amato, salesiano, teologo autorevole, ha lavorato per vari anni con l’allora Prefetto Joseph Ratzinger (fino all’elezione al soglio di Pietro), dopo la promozione a cardinale di Genova dell’attuale segretario di Stato Tarcisio Bertone, anche lui salesiano. Per questo il suo intervento assume un rilievo del tutto particolare.
“Il male oggi” ha affermato l’arcivescovo salesiano “non è solo azione di singoli o di gruppi ben individuabili, ma proviene da centrali oscure, da laboratori di opinioni false, da potenze anonime che martellano le nostre menti con messaggi falsi, giudicando ridicolo e retrogrado un comportamento conforme al Vangelo”.
Le parole di monsignor Amato sono state riportate dal Sir (Servizio Informazione Religiosa), l’agenzia vicina ai vescovi italiani. Nel mirino dell’arcivescovo, quindi, le cliniche abortiste, “autentici mattatoi di esseri umani in boccio”; i laboratori dove si “fabbrica ad esempio la Ru 486, o dove si manipolano gli embrioni umani: i parlamenti dove si promulgano leggi contrarie all’essere umano”. Tutto, messo sullo stesso piano delle sette sataniche che praticano “un vero e proprio culto sacrilego del male”.
“Leggendo i giornali, o utilizzando internet o la tv o la radio, ogni giorno” denuncia infine mons. Amato, al quale era stato affidato nel Convegno aperto dal cardinale Raffaele Martino il tema più delicato Il problema del male. Riflessioni filosofiche e teologiche “assistiamo a un film perverso sul male, che viene girato in ogni parte del mondo con sceneggiature sempre nuove e crudeli”.
Non potendo però, chiude monsignor Amato “chiudere le biblioteche del male né distruggere le sue cineteche che si riproducono come virus letali” l’unica soluzione per i cattolici è chiedere “a Dio di rafforzarci, mediante la formazione di una retta coscienza che cerca e ama il vero e il bene ed evita il male”.

Tutti in strada, appassionatamente.
Come succedeva (e ancora succede) per le gite dell’oratorio, il prossimo 12 maggio, quando dalle parrocchie d’Italia partiranno verso Roma i pullman di cattolici (gay compresi), in piazza ci saranno anche i parroci. Una visita non tanto di piacere, quanto pastorale. La missione? Sostenere il Family day. A dare il via libera al clero di base e chiudere invece la strada a vescovi e monsignori graduati, è stato il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori: “La parrocchia - ha spiegato - non è una realtà privata del clero, la loro partecipazione al Family Day dipende da come si organizzeranno al loro interno, certo alcuni parroci vorranno esserci”. L’iniziativa gode ovviamente, come ha ricordato Betori, dell’appoggio della Conferenza episcopale italiana, che a sua volta poggia sul consenso pontificio. Il segretario della Cei è anche tornato anche sulle polemiche suscitate dalle parole del presidente Angelo Bagnasco contro il disegno di legge sulle coppie di fatto, paragonate a pedofilia e incesto. “Monsignor Bagnasco - ha spiegato Betori - è stato compreso male, anche a causa dei titoli scelti da agenzie di stampa. Ma il suo richiamo ai fondamenti dell’etica resta valido, al di là degli esempi fatti, che non intendevano mettere sullo stesso piano cose che sono diverse”. E per allargare le considerazioni del presidente e il raggio dell’azione ecclesiastica, Betori ha voluto mettere nel mirino anche la legge per l’istituzione del testamento biologico. “La Chiesa è preoccupata - ha spiegato Betori - se un eventuale disegno di legge dovesse aprire a una eutanasia di fatto”. Da qui, il segretario della Cei ha avanzato una richiesta specifica ai legislatori: “La volontà del paziente non si può imporre al medico, pena il venir meno della sua stessa funzione. Eventuali disegni di legge dovrebbero essere ‘chiusi’ in questa direzione”. Su questi temi, ha voluto ricordare monsignor Betori, la Chiesa è oggi compatta, dalla Santa Sede alla Conferenza Episcopale: che siano coppie omo o eutanasia, è la loro istituzione di fatto a far paura.