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Auto giù dal viadotto, dopo la discoteca. Il giovane alla guida indagato per omicidio colposo

auto giu dal viadotto

Un volo di 25 metri a 100 chilometri l’ora. Quattro ragazzi morti, un quinto in gravi condizioni. È l’ennesima strage del sabato sera quella avvenuta sulla statale 675, la bretella che collega il porto di Civitavecchia alla via Aurelia. Quando la Nissan Micra guidata da Yuri Capparella, 19 anni, sfonda il guard rail è appena l’alba. L’auto salta giù per la cunetta che sorregge il ponticello sorvolando letteralmente la stradina sottostante e si capovolge.
Un volo nel vuoto per colpa dell’asfalto bagnato, dell’eccessiva velocità e della droga. Sono morti per questi motivi i quattro ragazzi usciti di strada con l’auto sulla quale viaggiavano a Civitavecchia, in provincia di Roma. È sopravvissuto solo il giovane che guidava, il 19enne Juri Capparella. Sottoposto al narcotest è risultato positivo ed è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo.
La procura di Civitavecchia ha infatti aperto un’inchiesta per accertare quale sia stata l’esatta dinamica dell’incidente dove hanno perso la vita Daniele Mercuri, di 16 anni e suo cugino Indro Mercuri, della stessa età, Giovanni Siena di 21 e Giancarlo Cocciolone, 20 anni. La magistratura ha disposto l’autopsia per cercare tracce di droga anche per loro.
Yuri Capparella, ferito gravemente e con diverse fratture, è stato trasferito con l’eliambulanza a Roma dopo l’intervento chirurgico all’ospedale di Civitavecchia per asportargli la milza. “Mio figlio è un ragazzo d’oro” ha detto al quotidiano La Repubblica Andrea Capparella, il padre di Yuri “lavora insieme a me, nella mia ditta. Da qualche tempo si era anche fidanzato e purtroppo uno dei quattro amici morti nell’incidente era il fratello della sua ragazza”.
Sarà invece l’autopsia delle vittime, disposta dal magistrato e prevista per oggi, a chiarire se anche gli altri giovani - due cugini minorenni Daniele e Indro Mercuri, di 16 anni, Giovanni Siena, di 21 anni e Giancarlo Cocciolone di 19 anni, tutti di Civitavecchia - avevano assunto stupefacenti.
I cinque rientravano a casa dopo aver trascorso la serata in una discoteca, in provincia di Viterbo. Secondo la ricostruzione della polizia stradale l’auto viaggiava a forte velocità su fondo bagnato. Nessun segno di frenata sull’asfalto in un tratto di strada rettilineo e di recente realizzazione. La dinamica è chiara: sull’asfalto non ci sono segni di frenata e la velocità dell’auto, essendo un’utilitaria, non poteva essere elevatissima. “Riteniamo sui 100 km all’ora”, ha detto uno degli investigatori. Yuri, l’unico sopravvissuto, era anche il solo a indossare la cintura di sicurezza, ma il cocktail di droghe gli ha fatto perdere il controllo del veicolo.
Sconcerto, alla diffusione della notizia, in tutta la cittadina tirrenica. Davanti al pronto soccorso e alla camera mortuaria un via vai continuo di parenti e conoscenti delle vittime. Oltre che di decine di altri genitori che, non trovando i propri figli in casa, alla diffusione della notizia dell’incidente si sono precipitatiall’ospedale, foto alla mano e cuore in gola, per sapere se quei ragazziall’obitorio fossero i loro ragazzi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Carlo Giovanardi, ha lanciato un appello per una forte azione di controllo e di contrasto alle situazioni di rischio. “Davanti” ha detto l’esponente della maggioranza “all’ennesima tragedia del sabato sera, questa volta complice la cocaina rivolgiamo un nuovo appello ai responsabili locali perché non si perda altro tempo per un’efficace azione di controllo e di contrasto delle situazioni a rischio”.

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