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Tanta neve, mezza Italia in tilt: militari a Milano

Militari  al lavoro questa notte per le vie di Milano

Militari al lavoro questa notte per le vie di Milano (MILO/SCIAKY/ANSA/MAC)

C’è chi ha impiegato quasi un’ora per fare circa 1 km, lunedì sera, 21 dicembre.
Provava a tornare a casa, dopo il lavoro. Ma la nevicata, copiosa, e il gelo hanno reso le strade di Milano (ma è stato lo stesso in gran parte delle città del Nord) impraticabili: intasate dai veicoli e coperte da 15/20 cm di neve.
E allora tutti in fila, a passo d’uomo. Con pazienza o imprecando (sì, ma contro chi? La natura? Lo Stato? Il governo? La Protezione Civile? Il sindaco? I tanti, troppi, che hanno preso la macchina?), tutti in coda a (mal) sopportare i disagi sulle strade e le autostrade. O negli aeroporti. Continua

Un petto di pollo tra la biancheria. Quelle tonnellate di cibo proibito che viaggiano in valigia

Bagagli dei passeggeri in aeroporto

Bagagli dei passeggeri in aeroporto

Gli alimenti pericolosi viaggiano anche in valigia? Sì, eccome.
Le verdure contaminate o le carni tossiche non arrivano sul nostro territorio solamente all’interno dei container che sbarcano nei porti italiani, come ha dimostrato il viaggio di Panorama.it, ma anche negli scali aeroportuali. Continua

Vacanze nei paesi a rischio? I turisti irresponsabili “paghino di tasca propria”

Turisti nel deserto

Turista fai da te? No grazie. Viaggiare è sempre più facile ma il mondo è diventato più complicato. Il viaggio nei paesi definiti a rischio che piace al turista amante dell’avventura ha i suoi costi. Rapimenti, pirati, balordi. E se l’avventura finisce male sarà lui a dover pagare le spese dei soccorsi.
E la proposta porta la firma di Francesco Rutelli (Pd), in qualità di presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza, al ministro degli Esteri Franco Frattini.
Le prime reazioni sono positive. Ma se ne discuterà in maniera più approfondita a fine mese, il 28, in un’audizione del capo della Farnesina a Palazzo San Macuto.
In sostanza, il turista fai-da-te che sceglie il pericolo non può contare sul risarcimento della collettività. È questa l’idea che ha mosso Rutelli, oltre quella di ribadire che lo Stato non paga i riscatti: “Non far gravare sui contribuenti i costi derivanti da comportamenti irresponsabili”.

Molti i temi del pacchetto che potrebbe trasformarsi in legge: rendere obbligatorio per le agenzie il collegamento con il sito “Viaggiare sicuri” della Farnesina. Se lo “sconsiglio” viene disatteso, il turista verrà soccorso ma poi riceverà fatturazione a casa: “Le spese sostenute dallo stato italiano per garantire la necessaria assistenza dovranno essere rimborsate”. Un obbligo generale di assicurazione e la costituzione di un fondo per fronteggiare le spese in “situazioni impreviste”, come nel caso dei 1.200 turisti bloccati nell’aeroporto di Bangkok in Thailandia. “Ma si tratta” precisa Rutelli “di un’ipotesi che va necessariamente concordata con gli operatori turistici, poiché il fondo sarebbe da alimentare con una pur minima maggiorazione, anche solo di qualche decina di centesimi, dei titoli di viaggio; che in nessun modo deve essere confusa con una sorta di nuova tassa sui turisti”.

Gli operatori ci stanno ragionando da un po’. In Parlamento è già sotto esame una loro proposta: stornare 50 centesimi dalle tasse di imbarco aumentate di 2 euro per permettere ai turisti di tornare a casa se gli succede qualcosa e di rimborsarli in caso di fallimenti e truffe. Roberto Corbella, presidente di Astoi (L’Associazione Tour Operator Italiani): “Gli obiettivi: dissuadere l’estremismo di certi viaggi, educare a un turismo responsabile, proteggere i viaggiatori con un’assicurazione adeguata a loro carico”. Iniziativa non peregrina, quella di Rutelli, secondo Andrea Giannetti presidente di Assotravel: “Serve una legislazione per mettere un freno al viaggio con azzardo, anche se è difficile stabilire se un comportamento ha insidie oppure no”. Boccia il fondo ipotizzato dal Copasir il presidente Fiavet (Federazione Italiana delle Associazioni delle Imprese di Viaggi e Turismo), Giuseppe Cassarà: “Sarebbe l’ennesimo balzello a gravare sugli operatori e dunque sui consumatori”. Il direttore di Avventure nel Mondo, Paolo Nugari, si chiede: “Chi decide se un Paese è a rischio? Oggi le valutazioni della Farnesina sono difformi dai suoi omologhi inglesi e francesi. Servirebbe un giudizio condiviso con gli altri paesi Ue”.

Se la vacanza in un Paese a rischio finisce male sarà il turista a dover pagare le spese dei soccorsi. Lo propone Francesco Rutelli, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza. Voi siete d’accordo?

Sulla strada delle vacanze: dove i cantieri non vanno mai in ferie

Un cantiere sull'Autostrada

di Antonio Rossitto

Ormai lo chiamano mestamente “il chilometro 131″. Era il 1975: a Roma Benigno Zaccagnini veniva eletto segretario della Dc, a Londra nascevano i Sex Pistols e in Basilicata il Monte Sirino franava sulla Salerno-Reggio Calabria. La bretella provvisoria a doppia esse sta ancora lì, unico tratto dell’autostrada rimasto a una corsia.

Ma c’è ancora speranza. I lavori per risolvere l’inghippo sono partiti da qualche mese: 33 anni dopo. Nel mentre, al chilometro 131 si è visto di tutto: incidenti mortali, automobili ferme per giorni, lavori interminabili. Quanto è successo ai piedi del Sirino è l’esemplificazione di come possano diventare sciagurati i cantieri stradali in Italia. Appalti eterni, varianti fatte e rifatte, gallerie che si sbriciolano come biscotti. Così, da Nord a Sud, i disagi crescono: anno dopo anno, estate dopo estate. Per verificare, basta mettersi in macchina. E armarsi di pazienza.
Il viaggio parte da Milano, destinazione le spiagge liguri. L’intoppo arriva prima dell’uscita per Casei Gerola. Le corsie diventano due: a lato, da anni, si sta costruendo la terza. Venerdì sera, per attraversare questi 20 chilometri, ci vuole anche più di un’ora. Gli automobilisti si ritrovano in fila, imprecanti e iperagitati. Si voltano a destra, poi a sinistra: ruspe abbandonate, nessun operaio nei paraggi.
Una veduta diventata ormai abituale. Così come la domanda conseguente: perché in Italia servono tempi biblici per finire una corsia, perdipiù in pianura e in una zona poco abitata?

Sull’A7 (1) i lavori dovevano cominciare nel 2000. Sono partiti, invece, il 6 giugno del 2005. Il colossale ritardo si giustifica con il continuo ricambio dei vertici della Milano-Serravalle: ossequio ai furibondi scontri tra gli azionisti pubblici e il costruttore Marcellino Gavio. Sulla stessa autostrada, andando però verso il capoluogo lombardo, c’è il perenne inciampo di Bolzaneto: la galleria Montegalletto. Negli ultimi tre anni è rimasta chiusa a singhiozzo, prevalentemente di notte, causando disagi inenarrabili. Ora i lavori di consolidamento sono finiti. Ma partiranno quelli per aumentare l’altezza del tunnel. Un’odissea.
La stessa che sono costretti a patire gli automobilisti sull’Autosole (2). I guai cominciano dopo Bologna. Da Casalecchio a Sasso Marconi si prepara la terza corsia. Se ne parla da tempo immemore. Nel 1999 sembrava cosa fatta. Invece, approvato il progetto definitivo, è cominciato il calvario: 20 mesi per il parere del ministero dei Beni culturali, 11 per quello dell’Ambiente, 7 per il nuovo disegno, quasi tre anni per l’accordo tra Autostrade per l’Italia ed enti locali. Conclusione: i lavori sono partiti solo a maggio del 2006. “Purtroppo da noi le grandi opere hanno tempi lunghissimi” si giustifica Gennarino Tozzi, direttore dello Sviluppo rete per la società Autostrade. “I capricci di un comune minuscolo possono bloccare tutto per anni. E poi l’iter autorizzativo: estenuante…”. Simone Gamberini, sindaco di Casalecchio di Reno, obietta: “Per evitare lungaggini bastava prevedere le barriere antirumore fin dall’inizio”.
In Maremma ci si gingilla, invece, da vent’anni sulla Siena-Grosseto (3): la superstrada che dal Chianti porta, per dirne una, a Capalbio. Una vecchia strada a due corsie fu completata negli anni Settanta. Un percorso bizzarro. “Inizialmente si pensava a un tracciato lineare” racconta Sergio Bovicelli, assessore ai Trasporti della Provincia di Grosseto. “Poi il parroco di Civitella Marittima, stretto amico di Amintore Fanfani, ottenne che la superstrada passasse dal suo paesino. Servirono nuovi viadotti e gallerie e, ovviamente, un sacco di soldi in più”.
Poco tempo dopo l’inaugurazione ci si rese però conto che era già inadeguata: servivano due corsie per senso di marcia. I progettisti si rimisero all’opera. E gli anni passarono. “Solo che qui non ci sono stati ostacoli né da parte degli enti locali né dei privati” dice Bovicelli, un omone con baffi da zapatista e l’effigie di Che Guevara sul cellulare. L’Anas sostiene che, se lo Stato avesse elargito a dovere, la superstrada sarebbe finita da un pezzo. Sarà pure così, ma anche i lavori appaltati non è che procedano speditamente. Su 60 chilometri, ne restano da fare la metà. Per i primi 11 ci sono voluti quattro anni. A Roselle, nel 2004, venne trovata una villa romana. La sovrintendenza obbligò l’impresa a costruire un cavalcavia per tutelare il “bene prezioso”. Costò 10 milioni di euro. Utilità? Dubbia. “Più che una villa romana è un rudere di nessun pregio” schernisce Bovicelli.
Per i secondi 9 chilometri della superstrada sono serviti invece cinque anni: lo svincolo di Paganico costruito accanto a un fiumiciattolo. Al primo diluvio finì a catafascio: nuove planimetrie e altri soldi.

I cantieri al nord

Quanto però a lire ed euro volatilizzati il primato indiscusso è della Salerno-Reggio Calabria (4), i 443 chilometri più sventurati d’Italia. Salvo imprevisti, alla fine, costerà 9 miliardi di euro. La ristrutturazione è cominciata nel 1998. Per conoscere la data in cui terminerà non basterebbero le sibille cumane al completo, che pure qui intorno, vicino al Lago d’Averno, si trovavano per oracolare. L’Anas però giura e spergiura che l’incubo avrà fine nel 2012. Intanto, anche quest’estate, i disagi saranno enormi: 62,5 chilometri a unica corsia, il doppio dell’anno scorso, sono la metafora di un Paese in cui rammodernare un’autostrada può diventare disperante.
C’è dunque il famigerato chilometro 131. Il vecchio percorso è diventato uno sgangherato slargo pendente a sinistra in cui stazionano i controllori dell’Anas. Arrivano su una Panda bianca nel tardo pomeriggio. Uno è pelato e fuma il sigaro. L’altro è tarchiato, con i capelli grigi: “La domenica pomeriggio qua è una tragedia” racconta. Snocciola l’elenco degli incidenti mortali: l’impiegato del ministero, la famiglia siciliana, la coppietta in vacanza. Dopo la frana del 1975, l’Anas ha fatto e rifatto almeno tre progetti per questo tratto, lungo 800 metri. Il penultimo nel 2001. “I lavori sono cominciati nel 2004″ spiega Antonio Filardi, sindaco di Nemoli. “Ma si sono fermati poco dopo. Il tracciato era sbagliato: il rischio idrogeologico restava”. Ricapitolando: il tratto era stato costruito nuovamente sulla stessa frana. Ora i lavori sono ripartiti, su un altro progetto ovviamente, lo scorso marzo. “Ci vorranno almeno 4 anni” ammette Filardi. “Ma sembra un miracolo vedere operai per qualche mese di seguito”. Visione non proprio frequente sulla Salerno-Reggio Calabria. Non si ha l’impressione che i lavori fervano. Tra Tarsia e Altomonte, per esempio, si viaggia a corsia unica per più di 10 chilometri. A lato il cantiere è deserto.
Di certo, non è facile rifare le strade in Calabria. La commissione parlamentare Antimafia ha ricostruito tutte le infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti. Ne è venuta fuori la mappa della spartizione: una rigida suddivisione, cosca per cosca, di come la criminalità controlla ogni centimetro d’asfalto.
Così va anche dall’altra parte della costa. La 106 Ionica (6) è l’angusta strada statale che arriva a Taranto: 491 chilometri, di cui appena 65 rifatti. Molti cantieri sono fermi. Partendo dal capoluogo reggino, a una sessantina di chilometri una brusca deviazione segnala i lavori per la variante di Palizzi (6). È lunga 5 chilometri. Quattro gallerie sono scavate. Ma della prima ormai resta poco. È crollata lo scorso dicembre: ci sono mucchi di sabbia e pietre sotto il tunnel, una fioca luce appesa in alto, tubi di gomma, arnesi arrugginiti.
Le indagini della procura reggina hanno chiarito le cause del cedimento. Il cemento era pessimo: acqua e sabbia in abbondanza, ma pochissimo calcestruzzo. Per i magistrati i lavori erano diretti dalla ’ndrangheta, tramite due società. Entrambe, secondo le indagini, dipendevano dalla cosca di Africo Nuovo, capeggiata da Giuseppe Morabito, “’u tiradrittu”, in carcere da 20 anni. Il cantiere è sotto sequestro, sorvegliato da due carabinieri. “Bisogna ripartire al più presto. Non deve finire come a Bova Marina, dove per qualche chilometro ci hanno messo 20 anni” dice Giovanni Nocera, sindaco di Palizzi, mentre da una collina indica avvilito pilastri che sorreggono aria e gallerie che sbucano sul niente.
A 70 chilometri e due ore di viaggio da Palizzi c’è Roccella Ionica, sovrastata da un bel castello medioevale. La 106 taglia in due il paese. In estate ci vuole anche un’ora per fare qualche chilometro. Pure qui l’Anas stava realizzando una variante lunga più di 8 chilometri. Un’altra saga dai contorni epici. I lavori cominciano nel 1985. Dieci anni dopo, una frana fa cedere una galleria. Comincia uno scaricabarile tra l’Anas e l’impresa durato un decennio. Nel 2006 si ricomincia. Ma dopo alcuni attentati, la magistratura sequestra tutto. Il sindaco Sisinio Zito, ex sottosegretario socialista in epoca craxiana, spiega: “I mafiosi fanno intendere: o le cose si fanno alle nostre condizioni o niente. E tutto si blocca. Una sconfitta inaccettabile per lo Stato. La magistratura si deve muovere. E l’Anas trovare nuove soluzioni”.
Un immobilismo che, passato lo stretto, i siciliani conoscono alla perfezione. Per vedere completata la Palermo-Messina ci sono voluti quarant’anni. Ma c’è poco da festeggiare. Prima dello svincolo di Castelbuono (7), una deviazione aggira la galleria Langenia. Il passaggio, lungo un chilometro, è sbarrato dal 26 aprile 2006, giorno in cui un autocarro ha preso fuoco. “I danni sono stati ridicoli, ma è già chiusa da oltre due anni” dice Mario Cicero, sindaco di Castelbuono. “I lavori non sono mai cominciati. In compenso però tre operai sono rimasti per mesi davanti all’ingresso della galleria tutto il giorno”. Il tunnel è abbandonato.

Qualche decina di chilometri più avanti, tra Milazzo e Rometta, da sette anni sono inservibili due gallerie. Due agenti della stradale stazionano nei dintorni: usano lo spazio sgombro per piazzarci l’autovelox. “Mai visto un operaio” dice il più vecchio, un cinquantenne barbuto e laconico.
Non va meglio in Val di Noto, terra di palazzi color oro e spiagge bianche. I lavori dell’autostrada Siracusa-Gela (8) sono iniziati quarant’anni fa. Ma sono stati completati appena una trentina di chilometri. E solo fino a Noto. La continuazione per Rosolini (8) è pronta dal 2006. Eviterebbe file di turisti indemoniati. Manca però l’illuminazione e la segnaletica che, nel mentre, si è scolorita. L’autostrada è gestita dal Consorzio per le autostrade siciliano (Cas), rimasto commissariato per sette anni, fino al 2007. Il nuovo consiglio d’amministrazione, ovviamente, annuncia incisività e solerzia. Il tratto però è stato sequestrato dalla magistratura: dopo tutta l’attesa, c’erano avvallamenti, fenditure e cedimenti sull’asfalto. Ora i lavori sono ripresi sotto la guida dei periti della procura. Finiranno a settembre, assicura il Cas. Allora le cose miglioreranno. Fino a un certo punto, però. Il progetto non ha mai contemplato di raggiungere il lembo più a sud d’Italia. “Fu una barzelletta” ricorda Fernando Cammisuli, sindaco di Portopalo e fresco membro del cda del Cas. “Nel 2000 l’Anas, durante i lavori, si rese conto di aver dimenticato lo svincolo per Pachino”.

In Italia però un rimedio si trova sempre. E la Sicilia, quanto a varianti in corso d’opera, non è mai stata seconda a nessuno. Alla provinciale per Pachino si arriverà dunque con una bretella. Costerà 21,4 milioni di euro. Una sbadataggine, ci mancherebbe. Ma piuttosto cara.
I cantieri al sud

Ferragosto che divide: pioggia al Nord e contro esodo da sud

Auto in colonna

Dopo due fine weekend di agosto da “bollino nero” sulle strade delle vacanze, il prossimo - quello di Ferragosto - si annuncia più tranquillo. Ma domenica pomeriggio la prima tappa del controesodo potrebbe provocare rallentamenti verso le città. Ed al Nord il fine settimana sarà all’insegna del maltempo.
Per il weekend di ferragosto saranno circa 5 milioni i veicoli in viaggio sulla rete di Autostrade per l’Italia. Fascia critica - da bollino rosso - quella tra le 14 e le 22 di domenica 17. Ma il traffico sarà decisamente inferiore (si stima un calo del 10%) a quello delle prime due settimane di agosto. A fornire il quadro dei movimenti dei vacanzieri è Paolo Berti, responsabile Traffico della società. La maggior parte degli italiani, spiega Bertim all’Ansa, “ha ormai raggiunto la meta delle vacanze e quindi ci sarà meno movimento rispetto ai giorni da ‘bollino nerò della prima parte di agosto. Inoltre - aggiunge - il maltempo previsto al Centro-Nord ridurrà ulteriormente i volumi di traffico”.
Il traffico sarà comunque sostenuto (da “bollino giallo”) - è la previsione - il 14 verso le località di mare. Sarà invece da “bollino rosso” tra le 14 e le 22 di domenica 17, quando i rientri di fine ferie si sommeranno a quelli dei vacanzieri del fine settimana. In seguito, i rientri più consistenti sono previsti per i weekend del 24 e del 31 agosto. Quanto agli incidenti stradali, Berti rileva che sulla rete del gruppo quest’estate i tassi sono in linea con il periodo, mentre dei cantieri programmati soltanto nove sono attivi e comunque è sempre garantito un minimo di 2 corsie disponibili.
Consigli agli automobilisti: pianificare la partenza in modo adeguato, sentendo i gestori autostradali o il Cciss; verificare lo stato dell’auto, specie delle gomme, che con le elevate temperature estive possono dare problemi; viaggiare riposati; rispettare i limiti di velocità (più del 50% degli incidenti è causato dalla velocità eccessiva); allacciare le cinture di sicurezza davanti e dietro.
La Polstrada è impegnata ogni giorno con 1.500 pattuglie, di cui la metà in autostrada. A queste si aggiungono le pattuglie in borghese nelle aree di servizio e sosta per contrastare attività criminali ed assistere gli utenti. C’è inoltre un impiego coordinato dei reparti volo con aerei ed elicotteri a vigilare sui più importanti snodi autostradali. Stefanio Ferrara, vicequestore aggiunto del servizio Polizia stradale osserva che “nonostante i gravi incidenti registrati nei giorni scorsi, la tendenza è quella di un calo dei sinistri che speriamo possa proseguire. Sul versante della prevenzione” aggiunge “i controlli della Polstrada contro la guida in stato di ebbrezza sono stati intensificati”.
Sul fronte meteo, Italia spaccata in due a Ferragosto: maltempo al Nord, con piogge che potranno interessare anche parte delle regioni centrali, sole e caldo al Sud. Una perturbazione atlantica, secondo le previsioni degli esperti del Dipartimento della Protezione Civile, entrerà nella penisola proprio il 15, portando temporali localmente anche molto intensi su tutte le regioni settentrionali e piogge sparse su Toscana, Lazio e Umbria. Bel tempo invece su tutte le regioni meridionali, dove si registreranno anche temperature di poco sopra la media stagionale. Un miglioramento è previsto già per la giornata di sabato, con le piogge che dovrebbero interessare solo Nord-Est e alto Adriatico. Ma nella serata di domenica una nuova perturbazione si affaccerà sulle regioni del Nord-Ovest.

Inferno sulla A4, la tagedia immagine per immagine

Il video dell'incidente di Cessalto

Venerdì scorso l’ennesima strage in autostrada: 7 morti sull’A4, all’altezza di Cessalto (Treviso). Sul sito www.youreporter.it è stato pubblicato il video dell’incidente in cui si vede il tir che improvvisamente perde il controllo e invade la carreggiata opposta.
Il camion, come si vede nella sequenza filmata, salta da una carreggiata all’altra: erano le 15.15 quando il mezzo, che sembra fosse in ritardo sulla tabella di marcia visto che a breve sarebbe scattato lo stop ai tir in un week end da bollino nero, ha prima travolto una macchina nella sua corsia, e poi ha invaso la carreggiata opposta schiacciando altre automobili.
È chiaro che questo sarà il video decisivo nell’aiutare gli investigatori a far luce sull’esatta dinamica di quello che è accaduto. In questo montaggio, istante dopo istante, la tragedia. Il tir è sulla prima corsia. Non sta effettuando alcun sorpasso. Improvvisamente perde totalmente il controllo e invade la carreggiata opposta, non prima di sbattere contro un camper giallo di olandesi che sbanda fino a ribaltarsi: gli occupanti usciranno, fortunatamente illesi.

E mentre fanno il giro della rete le immagini dello schianto di venerdì, il Giornale pubblica un’angosciante analisi fatta dalla Cgia di Mestre, secondo la quale proviene dall’Est, dai Paesi fuori dell’Unione Europea, il 65% dei tir che fanno stragi in strada. Quelli che secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli dovrebbero sottostare a regole più rigide su ore di guida e controllo del mezzo.
Ecco i dati raccolti dall’associazione artigiani di Mestre: sul tratto Venezia-Trieste della A4, l’autostrada maledetta dove - come ha fatto notare il governatore del Veneto Giancarlo Galan - manca ancora la terza corsia, dal 2002 a oggi il 37% degli incidenti hanno visto coinvolti tir. Ma soprattutto il 65,5% di questi erano camion stranieri, “provenienti soprattutto dall’Est Europa”, scrive la Cgia nella sua relazione, svolta su analisi dei dati delle Autovie Venete, società che ha in concessione quel tratto di autostrada.
Sono numeri che fanno paura per la sicurezza di chi transita, ma che indicano anche un trend in crescita, nell’autotrasporto, di padroncini non italiani, al servizio di ditte straniere di Paesi extra Ue dove il gasolio, e i camionisti, costano meno: “Indipendentemente dalle responsabilità dell’autista polacco che ha provocato al strage di venerdì scorso” dice al Giornale Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre e assessore della giunta Cacciari a Venezia “sulla A4 è allarme autisti stranieri”. Che sono costretti a guidare in fretta, con poche soste (dieci, dodici ore di fila quando le regole europee prevedono un massimo di 4 ore e mezzo e poi 45 minuti di riposo) e metodi fuori legge: cronotachigrafi, gli strumenti che sui camion rilevano il numero di ore di moto, truccati. Vero anche che le piazzole per la sosta “mancano”, sottolinea anche la Cgia: “Occorre realizzare nuovi spazi attrezzati” sulla Venezia-Trieste. Ma le immagini dell’orrore sulla A4 sono davanti agli occhi di tutti: un camion che vira quasi a novanta gradi verso il guard rail, di colpo, causando una strage.

Il VIDEO da YouTube della strage

Un camion salta la carreggiata: strage sulla A4

L'incidente nei pressi di Treviso

Un venerdì di esodo estivo finito in tragedia sull’A4 Venezia-Trieste: sette persone hanno perso la vita in un incidente avvenuto nei pressi di Cessalto (Treviso) causato da un tir impazzito, che ha saltato la carreggiata e centrato i veicoli che marciavano in senso contrario. Causando una tragedi e il caos sulle arterie della viabilità.
L’incidente, secondo la ricostruzione della Polstrada di Padova, è avvenuto poco dopo le 15. A innescarlo, un Tir proveniente da Venezia che all’altezza dello svincolo di Cessalto, subito dopo la stazione di servizio ha compiuto un salto di carreggiata. Il drammatico volo è terminato contro un’auto che sorpassava un altro Tir italiano, carico di farina, e contro quest’ultimo mezzo pesante. La folle corsa del camion ha finito per travolgere anche una Bmw che seguiva i due mezzi. L’impatto ha provocato un violento incendio che ha coinvolto i mezzi pesanti e parte delle vetture.
L’auto che stava sorpassando il camion diretto verso Venezia è rimasta incastrata sotto il mezzo; della vettura non è riconoscibile né modello né targa. Spaventato dalla scena che gli appariva davanti il conducente austriaco di un camper che seguiva il Tir impazzito ha cercato di evitarlo: il suo mezzo si è rovesciato disintegrandosi. Nell’impatto l’uomo e la donna che viaggiava al suo fianco sono rimasti lievemente feriti. Il bilancio delle vittime è pesante: per ora i morti sarebbero sette, almeno due dei quali italiani. A perdere la vita anche il camionista che ha dato il via alla mortale carambola. Tutte le sette vittime - quattro italiani e tre stranieri, ancora da identificare - sono rimaste carbonizzate. Dell’auto finita sotto il camion, l’ultima ad essere estratta dai pompieri, completamente fusa, non era identificabile neppure il modello.

Il tragico scontro ha paralizzato per ore la circolazione verso Trieste. Una coda di circa 8 km si è formata sulla tangenziale di Mestre.
Dure le parole del presidente della Regione, Giancarlo Galan, sul nuovo disastro stradale in Veneto: “la tragedia accaduta oggi sull’A4 rende evidente che siamo di fronte ad un’emergenza che va risolta immediatamente”.

Ultimo weekend “nero” per le partenze: 9 milioni in viaggio

Strade trafficate

Sarà l’ultimo week-end di grandi partenze per le vacanze estive degli italiani. Autostrade per l’Italia prevede due giorni da “bollino nero” con traffico molto intenso in uscita dalle grandi città verso le località di villeggiatura, con 9 milioni di veicoli in circolazione sulla rete del Gruppo.

Gli spostamenti saranno di lunga percorrenza nella direttrice nord-sud, ma sono attesi anche i primi rientri in città di chi ha terminato le ferie. La circolazione sarà favorita dal blocco dei mezzi pesanti e dalla rimozione dei cantieri. Le prime partenze sono attese per venerdì 8, con traffico molto intenso già nelle ore pomeridiane, quando terminano le attività lavorative.
Le maggiori concentrazioni sono previste sabato mattina, dalle 6 alle 14 e circolazione sostenuta fino a tarda sera. I mezzi pesanti non potranno viaggiare domani (ore 16-24) e sabato 9 e domenica 10 agosto (ore 7-24). Il traffico sarà più intenso sull’A1 (da Milano a Napoli) e sull’A14 Adriatica (in direzione Ancona), i tratti liguri, verso le riviere di Ponente e Levante, l’A4 in direzione Venezia. Flussi elevati anche sull’A3 Napoli-Salerno e sull’A30 Caserta-Salerno verso la Calabria. Traffico intenso, infine, ai valichi di frontiera con Slovenia, Francia, Svizzera ed Austria, sia in uscita dall’Italia che in entrata per l’arrivo di numerosi turisti stranieri.
Ecco nel dettaglio i tratti autostradali con i flussi più elevati:
- A1 Milano-Napoli: in uscita da Milano, Piacenza-bivio A15, all’altezza del bivio per l’Autobrennero, Modena-Bologna (bivio A14), Casalecchio, Firenze, Roma-Cassino ;
- A14 Bologna-Taranto: Bologna-Cattolica, tratto marchigiano-abruzzese;
- A10 Genova-Savona: verso la riviera di Ponente e la Francia;
- A7 Milano-Genova: da Busalla verso Genova;
- A12 Genova-Sestri: dal bivio A7 fino a Rapallo;
- A6 Torino-Savona: da Mondovì fino a Savona;
- A26 dei Trafori: da Ovada a Genova Voltri;
- A4 Milano-Brescia: da Milano verso Venezia;
- A11 Firenze-Pisa nord: in direzione della Versilia;
- A12 Livorno-Rosignano: alla barriera di Rosignano;
- A12 Roma-Civitavecchia: verso la riviera laziale e toscana;
- A3 Napoli-Salerno: verso Salerno e la Calabria;
- A30 Caserta-Salerno: verso Salerno e la Calabria;
- A9 Lainate-Chiasso: alla dogana italo-svizzera e verso i laghi A23 Udine-Tarvisio: verso l’Austria e la Slovenia Traforo del Monte Bianco: in entrambe le direzioni;
- A27 Venezia-Belluno: in direzione delle località di montagna. In caso di congestione nel nodo bolognese dell’A14, chi proviene dall’A1 può anche utilizzare la Tangenziale di Bologna - uscendo a Borgo Panigale o immettendosi sul Raccordo di Casalecchio - con rientro in A14 a Bologna San Lazzaro.
In questi giorni di grandi spostamenti Autostrade consiglia di viaggiare ascoltando i notiziari del traffico Isoradio 103.3 Fm, Onda Verde Rai, Rtl 102.5. Per informazioni sul traffico è possibile chiamare il Call Center Viabilità al numero 840.04.2121 o il numero telefonico 1518 del Cciss.
Lungo i principali itinerari delle vacanze, sui pannelli a messaggio variabile verranno indicati anche i tempi di percorrenza, per agevolare la programmazione del viaggio e delle eventuali soste, che sono necessarie in caso di lunghi tragitti.
Numerose sono le iniziative che i milioni di automobilisti troveranno quest’estate nelle aree di servizio della rete Autostrade per l’Italia: campagna di sicurezza sull’uso dei seggiolini auto per i bimbi, con buoni sconto per l’acquisto; parcheggi rosa per le mamme; sconto del 50% sul prezzo del caffè nei week-end; contact Points con le informazioni in tempo reale sulla viabilità; sconti fino a 10 eurocent al litro sui carburanti Shell e Tamoil per chi ha il Telepass Premium.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
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