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Vibo-Valentia

Maltempo, frana montagna nel vibonese: evacuato Maierato - Le foto

La frana

(Foto Ansa/BELCASTRO ANTONIETTA)

L’evacuazione in massa di tutti gli abitanti di Maierato, paese di 2.300 persone in provincia di Vibo Valentia, è in corso da stamani, dopo che ieri un intero costone della montagna che si trova a ridosso del centro è franato mettendo in pericolo numerose abitazioni. LE FOTO

Vibo, sigilli a tre reparti dell’ospedale e 33 indagati

Ospedale di Vibo Valentia

Carabinieri in corsia a Vibo Valentia per procedere al sequestro di tre reparti dell’Ospedale civile Jazzolino.
L’operazione è partita lunedì mattina ed è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, del Noe di Reggio Calabria e dei Nas di Catanzaro. Ortopedia, Immunoematologia e Pronto soccorso i reparti sequestrati in base al provvedimento di urgenza emesso dalla Procura vibonese. I 33 avvisi di garanzia sono stati emanati a causa del mancato rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e igieniche impartite dall’autorità giudiziaria in seguito alle ispezioni effettuate nel 2007. In quell’occasione furono sequestrati alcuni reparti e aperte indagini, oggi sfociate nei provvedimenti.
I reati contestati vanno dall’abuso d’ufficio, all’illecito smaltimento di rifiuti speciali, al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. In sostanza, gli inquirenti, nell’ambito dei controlli effettuati nel nosocomio vibonese in seguito alla morte di Eva Russo, hanno riscontrato inerzia o ritardi da parte dei responsabili dell’azienda sanitaria nell’attuare gli interventi necessari per rendere più sicura la struttura. “Durante le indagini sono emerse gravissime e reiterate carenze che creano gravi pericoli per l’incolumità pubblica” ha detto il procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, circa il sequestro dei reparti dell’ospedale. “Il sequestro predisposto” ha aggiunto “è un importante intervento deciso dai sostituti del pool creato per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Speriamo di acquisire ulteriori elementi di indagine che ci consentiranno di chiarire la situazione”.
“Dalle indagini” ha proseguito Spagnuolo “i carabinieri hanno riscontrato delle situazioni gravi dal punto di vista igienico-sanitario. Il sequestro non incide dal punto di vista della cura dei pazienti perché le attività proseguiranno normalmente. Il commissario dell’azienda sanitaria, inoltre, entro 30 giorni dovrà provvedere all’adeguamento delle strutture”.
Già a gennaio scorso i Nas di Catanzaro, dopo un controllo straordinario disposto dal ministero della Salute, riscontrarono nell’ospedale di Vibo Valentia circa 800 infrazioni. In quell’occasione i carabinieri denunciarono in stato di libertà 30 persone tra dirigenti e medici della struttura ospedaliera accusati a vario titolo di inosservanza delle norme tese a garantire la sicurezza e la salubrità nei luoghi di ricovero e di lavoro. Durante i controlli fu rilevata la presenza di impianti elettrici non a norma; l’omessa custodia di rifiuti sanitari a rischio infettivo; la mancanza di requisiti igienico-sanitari e strutturali; umidità e scarsa pulizia negli ambienti di lavoro; l’impraticabilità delle vie di fuga perchè ostruite; la mancanza dei cartelli segnaletici di sicurezza; la non corretta tenuta dei registri di entrata ed uscita dei farmaci ad azione stupefacente.

Sanità horror: il risultato delle ispezioni dei Nas a Vibo Valentia

L'ingresso del nosocomio calabrese
Un girone dantesco quello che descritto nel rapporto dei carabinieri del Nas al termine dell’ispezione compiuta nell’ospedale di Vibo Valentia dopo la morte di Eva Ruscio, la sedicenne deceduta durante un intervento di tracheotomia dopo essere stata ricoverata per un ascesso alle tonsille. Nella struttura sanitaria i carabinieri, che hanno denunciato 30 persone tra medici e dirigenti, hanno riscontrato 800 infrazioni.
Nel corso delle verifiche sono state riscontrate una serie di problematiche che vanno dagli impianti elettrici non a norma all’omessa custodia di rifiuti sanitari a rischio infettivo. E’ stata riscontrata anche la mancanza di requisiti igienico-sanitari e strutturali; umidità e scarsa pulizia negli ambienti di lavoro; l’impraticabilità delle vie di fuga perché ostruite; la mancanza dei cartelli segnaletici di sicurezza; la non corretta tenuta dei registri di entrata ed uscita dei farmaci ad azione stupefacente. E per le persone denunciate l’ipotesi di reato è quella dell’inosservanza delle norme tese a garantire la sicurezza e la salubrità nei luoghi di ricovero e di lavoro.
A Vibo Valentia, in attesa della costruzione del nuovo ospedale che sarà realizzazione con una ordinanza di protezione civile, l’assessorato regionale alla sanità ha avviato una serie di lavori che consentiranno di superare le difficoltà evidenziate dai Nas. Ma ancor prima dei lavori, e subito dopo la morte di Eva Ruscio, il presidente della Regione, Agazio Loiero, aveva adottato anche una serie di provvedimenti tra cui anche la chiusura di alcuni reparti dell’ospedale.
”Conoscevamo i pre-risultati - ha detto l’assessore regionale alla sanità della Calabria, Vincenzo Spaziante - di questa indagine ed abbiamo avviato degli interventi per superare tutte quelle difficoltà messe in luce dai Nas e dalla commissione ispettiva del Ministero della Salute. Molti di quei lavori sono stati completati ed ora partiremo immediatamente con una seconda fase di lavori. All’interno dell’ospedale ci sono una serie di problematiche strutturali come ad esempio gli impianti elettrici che non sono a norma ed anche le misure di sicurezza anticendio”.
L’attenzione della Regione verso la struttura sanitaria di Vibo non trascura anche il ruolo dei medici perché, secondo l’assessore Spaziante, in questo momento ”non ci si può abbandonare in uno stato di pessimismo. Partiamo da una situazione che è pesantissima e stiamo cercando di portare l’ospedale a norma. Per fare ciò c’è bisogno del sostegno dei medici e non la loro presa di distanza”.

Un cartello di cosche per gli appalti dell’A3, l’autostrada mai finita

Il cartello dell'autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria
Era del 3% la cosiddetta tassa “sicurezza cantiere” versata dalle imprese appaltatrici dei lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel tratto tra gli svincoli di Serre, in provincia di Vibo Valentia e Rosarno, in provincia di Reggio Calabria.
Questo è emerso, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, dall’inchiesta coordinata dalla Dia di Reggio Calabria e condotta dalla squadra mobile reggina che stamani ha portato all’arresto di 15 persone.
Si trattava di una sorta di cedolare secca, oltre le forniture di beni e servizi, che finiva con il sistema della sovrafatturazione direttamente nelle tasche dei boss di prima grandezza della ‘ndrangheta, come i Pesce-Bellocco, i Bonarrigo, i Mancuso, i Tassone. A pagare, la Condotte spa, la Coop costruttori, la Gepco salc, la Baldassini-Tognozzi, l’associazione temporanea di impresa composta da Sicilsonde, Italgeo, Caramazza, Rindone, “il tutto con violenza e minacce - scrivono i magistrati della Dda - costituite dagli attentati subiti dalle ditte e dalla condizione di assoggettamento ed omertà che deriva dall’appartenenza all’associazione a delinquere di stampo mafioso”.
Le indagini, in corso da alcuni anni, sono state condotte dalla squadra mobile di Reggio Calabria, e coordinate dal pm distrettuale Roberto Placido Di Palma, anche se l’intera ordinanza è stata cofirmata dal coordinatore della Dda, Salvatore Boemi, e dal pm Nicola Gratteri.
Ogni intervento sui cantieri, secondo le indagini, era stato spezzettato: ai Mancuso, spettava la competenza nel tratto Pizzo Calabro-Serra San Bruno; ai Pesce, il tratto tra Serre e Rosarno, infine, tra Rosarno e Gioia Tauro, ai Piromalli.
Nell’elenco degli indagati per i quali il Gip Angela Bandiera non ha ritenuto di accogliere la richiesta della custodia cautelare in carcere, risulta il “patriarca” della famiglia gioiese, Gioacchino Piromalli, di 73 anni, ritenuto dagli inquirenti l’elemento storico di cerniera tra gli anni ‘70 e il 2000 per tutti i lavori pubblici, dal costruendo Centro siderurgico, mai realizzato, ai lavori portuali e, oggi, ai lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria.

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