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Politici banditi anche dai talk show delle private: cosa vedremo in tv?

Michele Santoro, conduttore di Annozero, con Marco Travaglio

Michele Santoro, conduttore di Annozero, con Marco Travaglio

La decisione dell’AgCom di estendere alle tv private il polemico regolamento Rai imposto dalla Commissione di Vigilanza ai talk show di approfondimento politico è un favore alla tv di Stato. Né Porta a Porta né Matrix né Sky né Tetris.. I politici dovranno rinunciare alle telecamere o adattarsi ai minicomizi delle tribune politiche, sino alle regionali. Continua

Rai, il Pd insiste su Petruccioli. Il Pdl: “Più nomi”

Cavallo Rai

Il Partito Democratico ha proposto la candidatura di Claudio Petruccioli a presidente Rai ma il governo, tramite il sottosegretario Gianni Letta, gli ha detto no.
Questa, a fine serata, la nota diramata dal Pd: “Il contrasto è stridente con le parole del presidente del Consiglio, che poche ore fa aveva detto di attendere dall’opposizione l’indicazione di un nome. Il no a Petruccioli e le parole di Berlusconi rendono ancora più difficile l’individuazione di un nome condiviso, previsto dalla legge”.
E il capogruppo del Pd alla Vigilanza Rai, Fabrizio Morri, insiste: “Vogliamo Petruccioli. Il veto del governo è inaccettabile. Noi diamo un giudizio buono della presidenza Petruccioli, equilibrata e piena di passione e competenza. Non è in alcun modo accettabile che il Partito Democratico possa digerire questo come se nulla fosse. Chiediamo quindi che il veto venga rimosso e per quanto ci riguarda non ci sono assolutamente altri nomi”.
Diversa la ricostruzione dei fatti della maggioranza. Al Teatro Capranica sono riuniti i gruppi parlamentari del Pdl per un incontro in vista del congresso fondativo del nuovo soggetto politico e, prima dell’inizio degli interventi c’è l’occasione per una battuta sulla vicenda Rai. Il presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto chiede “una rosa di nomi”. “Ci aspettiamo una rosa di nomi per chiudere il più rapidamente possibile la vicenda”. Un nome, sottolinea, che sia espressione dell’opposizione ma che sia gradito alla maggioranza. In sintonia il presidente dei senatori Maurizio Gasparri il quale auspica che “la partita si chiuda presto” ricordando inoltre che “la norma dei due terzi per l’elezione del presidente fu concepita a garanzia delle minoranze”. Infine, anche il vicepresidente dei deputati Pdl Italo Bocchino ribadisce quella che è l’aspettativa del centrodestra: “Ora” dice “ci attendiamo un nome all’interno di una rosa di nomi presentata dalle opposizioni”.
Questo l’epilogo di una giornata di colloqui, protagonisti Franceschini e Letta, seguiti alla rinuncia di Ferruccio De Bortoli alla poltrona di presidente della Rai. Un ripensamento che ha riportato in alto mare una trattativa che, dopo sei mesi, sembrava essere arrivata in porto con un’intesa bipartisan. “Ora il nome del nuovo candidato ce lo devono dare i signori della sinistra”, tagliava corto il premier Silvio Berlusconi lanciando la palla in campo avversario, ma lasciando a Gianni Letta il mandato di trattare con il segretario del Pd Dario Franceschini, che ora, prima di tirare fuori dal cilindro nomi nuovi (girano quelli del giurista Francesco Paolo Casavola, del giornalista Fabiano Fabiani, di Andrea Manzella, Paolo Ruffini, dell’editorialista del Sole Stefano Folli e di Marcello Sorgi, ex direttore del Tg1 e della Stampa), puntava sulla riconferma dell’attuale presidente Claudio Petruccioli.
Ed invece la giornata è stata per Franceschini un susseguirsi di contatti e di incontri in una sorta di corsa contro il tempo per cercare di indicare il candidato per l’assemblea degli azionisti Rai, convocata per domani pomeriggio, e per la commissione di Vigilanza di mercoledì sera. Anche il clima di dialogo che si era riaperto nei giorni scorsi tra maggioranza e opposizione su De Bortoli è sembrato svanire con la sua candidatura. “La legge impone la ricerca faticosa di un nome condiviso, ma se Berlusconi intende dire che accetterà qualsiasi nome dall’opposizione, ho molte idee in proposito”, replica al premier il leader del Pd, lasciando intendere che è ora che Berlusconi dica con chiarezza se su Petruccioli c’è un veto oppure no.

Rai, ecco i sette membri del nuovo Cda: due conferme e cinque new entry

Sergio Zavoli

Con qualche mese di ritardo, dopo il “reset” seguito al caso di Riccardo Villari, la commissione di Vigilanza Rai si è messa al lavoro e in tempi brevi ha nominato i sette membri del nuovo Cda:
Per la maggioranza sono Giovanna Bianchi Clerici (confermata dal precedente Cda), in quota Lega, Alessio Gorla, Guglielmo Rositani e Antonio Verro in quota Pdl; per l’opposizione Nino Rizzo Nervo (Pd-Margherita, anch’egli confermato), Giorgio Van Straten (Pd-Ds) e Rodolfo De Laurentiis (per l’Udc). Tutti i membri indicati dalla Vigilanza hanno ottenuto cinque voti, tranne Rositani che ne ha avuti sei. Hanno votato 36 su 40 componenti della commissione, tranne Marco Beltrandi che era presente ma non ha votato per protesta contro la scelta dei candidati. Mancavano i due componenti dell’Italia dei Valori, Belisario e Donadi, che però avevano già annunciato la loro assenza fino a dopo la nomina del cda. Assente anche Maurizio Lupi (Pdl), in missione all’estero.
”Il Parlamento si è riappropriato dei propri diritti ed ha dato alla Rai gli strumenti per riprendere in mano l’Azienda”. Così il presidente della Vigilanza Sergio Zavoli ha commentato l’elezione dei sette consiglieri del Cda Rai portata a termine stasera dalla bicamerale.
Zavoli, al termine della votazione ha risposto anche alle accuse del radicale Marco Beltrandi per il quale si è fatto strumento della lottizzazione. ”La politica è in grave difficoltà, come dimostrano anche i fatti di oggi - ha detto Zavoli - e ne abbiamo risentito a nostro modo ma prendo l’impegno perché il nostro lavoro sia sempre nel rispetto delle regole, delle persone e dei tempi stabiliti”. Rispetto dei tempi che il presidente sottolinea anche per la nomina di questo Cda, mentre mercoledì 25 alle 14 toccherà all’ufficio di presidenza che convocherà la prossima riunione probabilmente dedicata alla ratifica del futuro presidente della Rai che deve essere indicato dal ministero del Tesoro.

Vigilanza Rai: commissione sciolta, Fini e Schifani revocano le nomine

Riccardo Villari

Villari a fine corsa.
Dalle Giunte per il regolamento parlamentare è arrivato il parere favorevole a che i presidenti delle Camere procedano al “rinnovo integrale” della commissione di Vigilanza Rai. E così Gianfranco Fini e Renato Schifani hanno revocato il mandato al senatore già espulso dal Pd (ora nel Gruppo Misto) e disconosciuto dal Pdl che lo ha eletto, ma che resta ancorato alla seggiola da presidente della commissione.
Nel parere espresso si legge infatti che “nella straordinaria ed eccezionale situazione” determinatasi con le dimissioni di 37 commissari su 40 e con la decisione dei gruppi parlamentari di non procedere alla loro sostituzione, deve “riconoscersi esclusivamente ai presidenti delle Camere, d’intesa fra loro, il potere di procedere al rinnovo integrale dell’organo, da esercitarsi tempestivamente, attraverso la revoca di tutti i suoi componenti, la nomina dei nuovi membri e la ricostituzione della commissione stessa”. Tutti i commissari saranno quindi revocati, in modo da superare l’impasse determinata dalla vicenda Villari.
Quindi, i presidenti di Senato e Camera, preso atto dei pareri delle giunte, hanno proceduto “ai conseguenti adempimenti”: “Il Presidente del Senato, Renato Schifani, e il Presidente della Camera, Gianfranco Fini” si legge in un comunicato congiunto “preso atto dell’esito infruttuoso di tutti i tentativi posti in essere per giungere a una soluzione politica della vicenda, hanno sottoposto oggi alle due Giunte per il Regolamento la situazione, straordinaria ed eccezionale”. Nella Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi si sono dimessi 37 dei 40 componenti e i capigruppo hanno dichiarato di non voler procedere alla designazione di altri parlamentari in sostituzione dei dimissionari.
“Le Giunte hanno deliberato due pareri di analogo contenuto” prosegue la nota “con i quali riconoscono esclusivamente ai Presidenti delle Camere, d’intesa fra loro, al fine di garantire le condizioni di funzionamento della Commissione di vigilanza, il potere di procedere al rinnovo integrale di tale organo, da esercitare tempestivamente”.
Come si usa dire dopo una “sentenza”, Riccardo Villari ha commentato: “Sono sereno, aspetto le motivazioni”. Poi, dopo la decisione dei presidenti, il senatore ex Pd con una nota ufficiale convoca una riunione della commissione di Vigilanza Rai per le ore 13.30 di venerdì con all’ordine del giorno “comunicazioni del presidente”.

Rai, “Vina-Villari” al capolinea: salta la commissione e prepara le dimissioni

Riccardo Villari

Ultime ore da presidente della Commissione di Vigilanza Rai per Riccardo Villari. “Mi voglio godere fino all’ultimo questo spettacolino” ha dichiarato il senatore ex-Pd in un’intervista. Nessun ripensamento né dimissioni dell’ultim’ora, anche di fronte all’evidenza. Ma se di spettacolo si tratta, il protagonista, da domani, non dovrebbe essere più lui, destinato all’uscita di scena “forzata”.
Oggi Villari ha sconvocato la riunione della Commissione che lui stesso aveva indetto ”a causa della concomitante convocazione della seduta di Assemblea presso la Camera dei Deputati, con votazioni”. Ha così evitato di trovarsi di fronte all’evidenza della paralisi, con gli unici due parlamentari rimasti (il radicale Marco Beltrandi e Luciano Sardelli dell’Mpa) dopo la dimissione formale e bipartisan degli altri 37.
Intanto è stato annunciato che le giunte per il regolamento di Camera e Senato si riuniranno contemporaneamente domani per esaminare il caso. Le convocazioni a Montecitorio e a Palazzo Madama sono stati infatti fissate dai presidenti Fini e Schifani per le 9 del mattino. A meno di sorprese dell’ultim’ora, i parlamentari prenderanno atto dell’impossibilità di lavoro per la Commissione e ne decreteranno lo scioglimento e la designazione dei nuovi commissari. Si potrà quindi eleggere Sergio Zavoli, nome sul quale è stato trovato a dicembre l’accordo tra Pd e Pdl. Si chiuderà così una vicenda con aspetti grotteschi cominciata lo scorso 13 novembre, quando Villari, senatore Pd, fu eletto dai membri della Commissione del Pdl (più due dell’opposizione), dopo mesi di scontro sul nome di Leoluca Orlando. Berlusconi stesso ha mostrato di essersi stancato dell’impasse e oggi ha dichiarato “E’ competenza del Parlamento. Spero però che si risolva presto” e ha aggiunto “penso che la Rai sia un’azienda che ha bisogno di essere ripresa in mano e legittimata dal Parlamento”.

LEGGI ANCHE: Rai, le condizioni di Villari: “Lascio dopo la nomina del Cda Rai”

Vigilanza, il pressing di Fini e Schifani: “Villari si dimetta”

 Riccardo Villari

Il caso Villari torna al centro della ribalta politica. I presidenti delle Camere Renato Schifani e Gianfranco Fini scrivono a Riccardo Villari e tornano a chiedergli, dopo che alla riunione della commissione di Vigilanza si sono presentati oltre a lui solo due deputati su 40, di rinunciare all’incarico. “Ci rimettiamo alla sua sensibilità istituzionale”, scrivono Schifani e Fini. E Villari risponde riconvocando la commissione per il 20 gennaio.
Questo il testo della lettera dei presidenti di Camera e Senato allìonorevole Villari con l’invito (pressante) a dimettersi:
“Onorevole Presidente, abbiamo preso atto con viva preoccupazione del fatto che alla odierna riunione della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, da Lei convocata per le ore 14 con all’ordine del giorno, fra l’altro, la questione dei componenti del Consiglio di Amministrazione della Rai, siano risultati presenti, oltre al Presidente, solo due parlamentari su quaranta. Ciò fa seguito a pubbliche dichiarazioni rese da esponenti di Gruppi di maggioranza e di opposizione che preannunciavano una loro astensione dai lavori della Commissione fino al momento in cui non si fosse addivenuti ad un cambiamento nella Presidenza della Commissione stessa. Intenzione, questa, confermata oggi nei fatti.
Senza voler entrare nel merito di valutazioni di ordine giuridico, che sono attualmente all’attenzione di altri Organi delle Camere, non possiamo non ribadire la nostra più forte preoccupazione per una situazione che vede in uno stato di oggettiva paralisi uno degli organismi di garanzia più rilevanti del nostro sistema istituzionale, il cui mancato funzionamento impedisce di dar corso ad adempimenti significativi che incidono in maniera profonda sul delicato nodo della informazione pubblica e della comunicazione in generale.
A cominciare da quello, sopra ricordato, relativo all’elezione del Consiglio di Amministrazione della Rai, ma che non può non estendersi anche agli atti di ordinaria amministrazione. Ci rimettiamo pertanto alla Sua sensibilità istituzionale affinchè voglia valutare con serenità la situazione che si è determinata e, mettendo a disposizione il Suo incarico, consentire un avvicendamento nella Presidenza che permetta alla Commissione di proseguire nella sua attività”.

“Una lettera delle più alte cariche istituzionali merita il massimo rispetto e nessun commento da parte mia”: è la risposta di Villari al cronista che gli chiede di commentare il nuovo appello alle sue dimissioni.
Di fatto, però, Villari non si ferma e in una nota rilasciata poco prima dell’invio della lettera, considera “l’urgenza dei provvedimenti da assumere per la campagna elettorale per le elezioni regionali in Sardegna, la delicata situazione in cui versa la Rai, chiamata in queste ore a decisioni strategiche sul proprio futuro, con un Consiglio di amministrazione in prorogatio da oltre sette mesi, le attività di indirizzo e di vigilanza proprie della Commissione sono tutti obblighi da ottemperare”. Per questo, continua: “nel rispetto di ciascuna posizione politica, avendo ben presenti i miei obblighi istituzionali, ho convocato la Commissione per oggi e riconvocata per martedì prossimo 20 gennaio alle 14,00 con il medesimo ordine del giorno”.

La Rai vede “rosso”: perdite vicine ai 35 milioni di euro

La Rai a viale Mazzini a Roma

Perdite vicine ai 35 milioni di euro nel bilancio 2008 della Rai. È questa l’ultima previsione per l’esercizio in corso, formulata dal direttore generale Claudio Cappon, durante l’audizione davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, quella presieduta dal contestatissimo senatore Riccardo Villari. E sulle nomine Claudio Petruccioli, presidente Rai, ha fatto sapere che, qualora dovesse continuare la fase di stallo, sono pronti a fare le nomine da sé.
Cappon ha sottolineato che le ultime previsioni per raccolta pubblicitaria indicano un mancato introito di 40-50 milioni causa la crisi economica e i minori investimenti in spot delle aziende. “La prevsione di perdite per 35 milioni” ha spiegato il dg al termine dell’audizione “che abbiamo presentato ieri al cda, sconta la situazione peggiore e cioè una minor raccolta pubblicitaria per 50 milioni” lasciando intendere che quindi se a dicembre le cose andassero meglio la perdita di bilancio potrebbe essere inferiore. “Quello che voglio sottolineare” ha aggiunto Cappon “è la particolarità della Rai: abbiamo una posizione finanziaria positiva (potrebbe esserci a fine anno una ‘cassa’ attiva per 10 milioni) e niente debiti, e questo da ben 5 anni”. Il dg ha sottolineato come l’azienda abbia reagito immediatamente alla crisi finanziaria generale: “Già dal 7 ottobre ci siamo mossi per mettere a punto interventi capacita di far fronte alla nuova realta”.
Il piano di ’savings’ ammonterà a circa 110 milioni e svolgerà i suoi effetti in gran parte nel 2009, ma già i risparmi attuati in questi ultimi mesi “hanno permesso di assorbire i 3/4 dell’effetto dei mancati introiti da pubblicità”, ha sottolineato il dg. I tagli hanno toccato anche i contratti dei “big” televisivi con risparmi tra il 20-30% sui compensi ai grandi artisti. Ma la Rai ha risparmiato anche sui diritti televisivi, con tagli che hanno raggiunto anche il 50% rispetto agli anni passati per diritti sportivi e di altri manifestazioni e programmi.
“Sarebbe molto grave se non si procedesse neppure quest’anno all’deguamento del canone. Dico ‘neppure’ perché negli anni del nostro mandato l’adeguamento c’è stato solo nel 2007. Ricordo che nella legge l’adeguamento non è facoltativo ma obbligatorio”, ha sottolineato invece il presidente Claudio Petruccioli spiegando che “vale anche per la Rai ciò che vale, nella crisi, per tuttele aziende”. “È universale richiesta di sostengo e il governo ha dichiarato un impegno deciso ‘a favore di famiglie e imprese’. Il momento è tale per cui si giustificherebbero perfino agevolazioni particolari. Aggiungere alle difficoltà di mercato” ha concluso Petruccioli “una ulteriore contrazione delle entrate di qualche decina di euro di milioni di euro per mancato adeguamento del canone, potrebbe costituire per la Rai il colpo di grazia”. All’audizione erano presenti una decina di deputati e senatori della maggioranza che, a causa del voto in aula, si sono anche alternati. Mancava completamente l’opposizione (che non partecipa ai lavori da quando a presiedere la commissionè è il senatore Villari), eccetto il radicale Marco Beltrandi. “La nostra convocazione è stata decisa dall’ufficio di presidenza integrato dai rappresentati dei gruppi e noi non potevamo certo non venire”, ha aggiunto Petruccioli. “Avevamo detto che si poteva aspettare qualche mese, ma se la situazione di incertezza fosse proseguita non avremmo potuto sottrarci al dovere di fare quello che è negli interessi della Rai. E poiché questa situazione di stallo persiste, non escludo che possiamo procedere alle nomine”.
E a proposito di nomine e della questione Villari, al termine della riunione, il presidente della commissione ha reso noto che se sarà espulso dal gruppo dei senatori del Partito democratico “vorrà dire che mi sentirò un senatore del Pd in esilio”. Anche per questo Villari tiene duro: ha già convocato per mercoledì prossimo la commissione per il dibattito su quanto detto da Petruccioli e Cappon.

Vigilanza Rai, si dimettono Orlando e Pardi (Idv)

Cavallo Rai
Gli esponenti dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando e Francesco Pardi, hanno annunciato nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio le loro dimissioni dalla commissione di Vigilanza sulla Rai. “Nonostante il distacco manifestato dal presidente del Consiglio egli ha pubblicamente pronunciato un veto verso di me e gli altri esponenti del mio partito. Rassegno le mie dimissioni dalla Vigilanza” ha detto Orlando “come contributo alla denuncia di una inaccettabile mortificazione del Parlamento e della commissione di Vigilanza”.
“La nostra fuoriuscita dalla Vigilanza è fatta con un senso di responsabilità. Ora deleghiamo al segretario Veltroni il compito di individuare con le altre opposizioni una soluzione condivisa, sempre se Villari si dimette. Noi non interferiremo nella scelta” ha detto il il leader dell’Idv Antonio di Pietro. “Ovviamente” dice ancora “il nome non potrà essere dell’Idv perché noi non ci saremo”. Con le dimissioni di Leoluca Orlando e Pancho Pardi, L’Italia dei Valori resta senza rappresentanti nella commissione di Vigilanza Rai. Il partito di Antonio di Pietro non designerà nessun componente.
E nel frattempo per la questione Rai c’è maretta anche in casa Pd. Se Villari insiste a voler rimanere alla guida della Vigilanza, le sanzioni saranno inevitabili, ha detto oggi Walter Vitali, senatore del Pd. “È indubbio - aggiunge Vitali - che se Riccardo Villari non si dimette, nonostante i vari momenti di confronto democratico interno che l’hanno coinvolto, egli si rende strumento proprio di quella violazione delle regole. A quel punto le sanzioni previste dal Regolamento del gruppo sono a mio parere inevitabili”. Nel pomeriggio sarebbe stata raggiunta un’intesa tra Pd e Pdl su un nuovo nome per la presidenza della commissione di Vigilanza Rai: il candidato sarebbe il senatore democratico Sergio Zavoli.

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