Leggi tutte le notizie su:


vigilanza

Rai: faccia a faccia tra Villari e Veltroni: “Resto fino a soluzione condivisa”

L'entrata della sede delll'entrata dellaa Rai
“C’è stata qualche divergenza ma con il segretario ci siamo parlati con grande franchezza e io ho spiegato che mi dimetterò se al più presto si trova una candidatura condivisa”. Così il senatore democratico Riccardo Villari spiega i termini del faccia a faccia con il leader del Pd Walter Veltroni sulla presidenza della Vigilanza, a cui è stato eletto con i voti della maggioranza e solo due dell’opposizione.
Al termine dell’incontro con i vertici del Pd, Villari ha spiegato: “Se, come mi auguro, si realizza al più presto una candidatura condivisa, sarò ben lieto di dimettermi, ma finché questo non accade ho il dovere istituzionale di andare avanti”. Villari ha tenuto a precisare che, da parte sua, “c’è una disponibilità piena e totale alle dimissioni” ma non fino a quando “non sarà garantito il funzionamento delle istituzioni. Il mio è un atteggiamento corretto che coniuga la posizione politica a quella istituzionale”. A chi gli chiede se non speri nella possibilità di restare alla guida della Vigilanza, l’esponente del Pd risponde: “Ho messo da parte le fantasie, non faccio ipotesi, vorrei solo assolvere con dignità a questa funzione”, quindi ammette che nel colloquio con i vertici del Pd “c’è stata qualche divergenza, ci siamo parlati con franchezza”, perché “in questi giorni sono stato presentato come quello che pensa di restare alla Vigilanza”.
Riccardo Villari esclude la sua espulsione dal partito: “Il Pd è casa mia, non me ne vado”.
Villari ha quindi spiegato che consulterà gli uffici della commissione di Vigilanza per renderla immediatamente operativa: “La Commissione deve funzionare - ha detto a chi gli chiedeva se la convocherà - ci sono degli adempimenti che devo verificare con gli uffici, vedremo”.
L’esponente del Pd ha anche tenuto a precisare che la sua richiesta di un incontro con i presidenti delle Camere era motivata da “cortesia e attenzione per restituire quella che i vertici istituzionali hanno mostrato nei confronti dello stallo in vigilanza. Mi sono rivolto a loro per una forma di attenzione alle istituzioni, non voleva essere in alcun modo un tentativo di tirarli per la giacca”.

Sicurezza: pacchetto, pacco e contropacco. E i poliziotti si infuriano

Il Gen. Gianfrancesco Siazzu comandante generale dell'Arma e Antonio Manganelli capo della Polizia
I vertici delle forze dell’ordine si sono quasi messi le mani nei capelli. Sia Antonio Manganelli, capo della polizia, sia Gianfrancesco Siazzu, comandante generale dei carabinieri, sono convinti che il pacchetto sicurezza, così come sta venendo fuori dalle mediazioni della maggioranza, non servirà praticamente a nulla mentre porterà parecchi guai. Perplessità fatte trapelare finora in maniera più che diplomatica, ma se si scende ai piani più bassi affiora la protesta e perfino la rabbia.
I motivi: il pacchetto è del tutto privo di copertura finanziaria. Non solo: cade proprio mentre il governo introduce tagli alle forze di polizia che vanno ad aggiungersi a quelli, cospicui, del 2007. In totale mancavano all’appello, prima del varo del pacchetto, circa due miliardi di euro. Figuriamoci adesso. Secondo motivo: il governo affida ai prefetti la responsabilità dell’espulsione di cittadini comunitari se si verificano tre condizioni: motivi di sicurezza pubblica, mancanza di risorse economiche per il soggiorno e “quando un cittadino dell’Unione europea o un suo familiare abbia tenuto comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona, ovvero l’incolumità pubblica rendendo la sua permanenza incompatibile con l’ordinaria convivenza”.
Una formulazione omnibus che può voler dire tutto o niente (infatti l’estrema sinistra la interpreta in maniera selettiva, mentre il Pd sostiene che basterà a tenere alla larga vaste schiere di malintenzionati), ma soprattutto che fa a botte con il diritto. Nessuna delle tre tipologie è prevista dal codice penale: “Così” ragiona Achille Serra, ex prefetto di Roma “si creano i presupposti per sfilze di interminabili ricorsi”.
Ovviamente anche l’aspetto economico influisce sul malessere delle forze dell’ordine. “Come si fa a varare misure di polizia così vaste senza dotarci dei mezzi adeguati?” sostiene un dirigente dei carabinieri. Per esempio, il solo “accompagnamento coatto”, insomma l’espulsione, tra spese di istruzione della pratica, scorta dei delinquenti e biglietto aereo costerebbe qualche migliaio di euro a caso. Più il costo dell’indagine.
Antonio Manganelli con Giuliano Amato
Il paradosso è che nei mesi scorsi, quando la Romania è entrata nell’Ue, il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha ammesso di aver compiuto un errore tecnico, attribuendo a se stesso e non alle prefetture la responsabilità di proporre le espulsioni. Il che non solo ha privato le forze sul campo della libertà di operare, ma ha creato una serie di conflitti di competenza con la magistratura: quale giudice deve convalidare le espulsioni, con che giurisdizione?
Secondo polizia e carabinieri sarebbe stato molto meglio ampliare i delitti punibili penalmente (per esempio la prostituzione per strada o l’accattonaggio) e perseguibili d’ufficio: un po’ come si è fatto per la violenza negli stadi. O istituire la banca dati delle impronte digitali o del Dna. Ma soprattutto tirar fuori fondi e mezzi che il governo Prodi, finora, ha sempre negato.

Emergenza sicurezza: ecco il pacchetto, ma è quasi vuoto

Un tabaccaio è stato ucciso a colpi di pistola in provincia di Napoli, nel corso di una rapina.
All’ennesimo morto ammazzato - il tabaccaio Francesco Gaito di Sant’Antimo, Napoli - ecco materializzarsi da parte del governo il “pacchetto sicurezza”. Il termine “pacchetto” già non promette bene: è sinonimo di misure spezzettate, nessuna delle quali realmente incisiva. Studiate più per non scontentare nessuna delle parti in causa che per risolvere i problemi. I precedenti, pacchetto casa, pacchetto previdenza, pacchetto welfare, pacchetto tasse, sono lì a dimostrarlo.

Il pacchetto sicurezza è infatti un compromesso tra governo e sindaci. Questi ultimi da mesi sono protagonisti di misure sull’ordine pubblico che hanno guadagnato le prime pagine: dai lavavetri di Firenze agli zingarelli di Livorno, tutti finiti nel mirino di primi cittadini di sinistra. Un tempo la sicurezza, strettamente connessa con l’immigrazione, era un cavallo di battaglia del centrodestra. Contestatissimo: basta pensare ai cosiddetti sindaci-sceriffi di Treviso e Verona. Ora la sinistra ha scoperto che la sicurezza è un argomento sensibile, che magari rende in termini di consenso. E dunque ci si è gettata a capofitto, ma in ordine sparso.
Si moltiplicano anche le ricette per la prostituzione e la droga, tra stanze del buco (qui il FORUM) e parchi dell’amore, telecamere e avvisi a casa. Nessun sindaco, però, ha voluto accettare i poteri di polizia, sia pure limitati all’ordine pubblico: troppe responsabilità, troppi rischi di impopolarità.
Il presidente dell'Anci, Leonardo Domenici  con il sindaco di Bologna e presidente ANCI dell'Emilia Romagna, Sergio Cofferati e il ministro dell'Interno Giuliano Amato
Da qui il compromesso. E infatti nel pacchetto c’è di tutto: rafforzamento di misure cautelari, giro di vite sui beni confiscati, potenziamento degli uffici giudiziari, procedimenti d’ufficio contro i graffitari, test antidroga, delega ai sindaci di “firmare ordinanze” (ma non ce l’hanno già?), potere ai prefetti di espellere extracomunitari pericolosi, rinforzi per il personale di polizia “recuperando agenti negli uffici”.
Trovate qualcosa di strano? Sì, si tratta di misure già note, già annunciate mille e mille volte. Insomma, un accordo al ribasso tra il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e l’Anci, l’associazione dei comuni d’Italia. A parte la cronica mancanza di fondi e personale - per esempio negli uffici giudiziari - e l’improbabile annuncio di “soldi da trovare nella Finanziaria”, c’è un punto che mina alla base la credibilità del pacchetto: sarà un disegno di legge che dovrà prima ottenere l’ok del Consiglio dei ministri, poi quello della Conferenza Stato-regioni, infine del Parlamento. Con la situazione attuale nella maggioranza e in Senato, un itinerario che definire irrealistico è dir poco.
Se siamo di fronte a un’emergenza, allora bisognava agire per decreto. Lo si fece per gli stadi, non si è trovato modo di farlo per i morti nelle strade. Ma oggi chi ha la forza di imporre un decreto?

Il VIDEO servizio:

A Lainate debuttano le ronde padane. Ed è scontro

Il debutto è fissato per la sera del 23 marzo. A Lainate sarà l’europarlamentare della Lega Mario Borghezio a presentare le neonate Rac (Ronde anti crimine) padane: una dozzina di volontari verdi che con una Fiat 500 gialla (”Perché di notte si vede meglio e poi le finanze non permettevano di più” commenta al Corsera Andrea Mario Pilati, unico consigliere leghista in Comune), percorreranno le strade del paesone a nord di Milano per ripulirlo dagli spacciatori. “Qui criminalità e traffico di droga sono in continuo aumento e noi cittadini non siamo tutelati” dice Pilati. “I vigili sono impegnati a fare multe, la polizia non c’è e i carabinieri mancano”.
Il Carroccio a Lainate sta all’opposizione, il comune è in mano alla sinistra. Il progetto delle ronde non è per niente isolato: il desiderio dei cittadini di tutelarsi da soli è sempre più diffuso, da est a ovest, in parecchi comuni del nord d’Italia, al di là del colore di chi governa. Eppure dicono che il sindaco, il diessino Bussini Mario, non veda di buon occhio i difensori volontari dell’ordine pubblico.
Soprattutto dopo che due quarentenni hanno pensato di anticipare l’inaugurazione delle Rac, venendo alle mani con uno spacciatore maghrebino. Risultato? L’immigrato li ha fatti pestare da una decina di suoi amici: uno è finito al pronto soccorso, l’altro denunciato dalle forze dell’ordine, chiamate proprio per proteggere le ronde.

Sicurezza fai da te, al nord le ronde bipartisan

(Credits: Izzard by Flickr)
In Veneto la parola ronda è di destra, le sue declinazioni (”volontari della sicurezza” o “accompagnatori sociali”) sono di sinistra. Ma su una cosa sono tutti d’accordo: sono cosa buona e giusta. Per questo dall’inizio del 2007 sono ripartite in pompa magna.
Il vicepresidente della Regione, il leghista Luca Zaia, cita la Gran Bretagna: “Là il cosiddetto controllo del vicino è assolutamente legittimo e qui da noi le ronde vanno alla grande, anche se non si devono sostituire allo Stato”. In provincia di Treviso il gruppo Veneto sicuro, secondo Zaia, sta coinvolgendo 500-600 cittadini. Chi non scende in strada, dà comunque il suo contributo, come l’autoconcessionario che ha messo a disposizione cinque macchine.
A sinistra la parola ronda non piace, ma, per esempio a Padova, gli anziani che vogliono andare a ritirare la pensione senza correre rischi vengono scortati dal Comune: “Con l’aiuto di cooperative e associazioni offriamo un servizio di accompagnamento sociale” spiega il vicesindaco Claudio Sinigaglia. A Rovigo il Comune, da marzo, ha messo in campo i “volontari della sicurezza”: sono 22, lavorano sei ore al giorno e percepiscono 260 euro al mese. L’assessore Nadia Romeo, 34 anni, dei Socialisti di Bobo Craxi, avverte: “Sono molto diversi dal fai-da-te, visto che sono stati formati dalla polizia municipale a cui devono dare sostegno”. Le ronde spopolano in Friuli Venezia Giulia, da Trieste a Pordenone a Udine, magari dietro sigle apolitiche come i “gruppi spontanei per il controllo del territorio”. In Lombardia, dopo anni di torpore, la Lega Nord le preannuncia per l’estate, anche se in alcuni paesi sono attive piccole avanguardie (da Lainate a Settimo Milanese). A Torino nel 1998 è nato il Coordinamento dei comitati spontanei torinesi che oggi conta centinaia di simpatizzanti. “Vigiliamo su 7-8 zone a rischio” spiega il presidente Carlo Verra, commerciante a Porta Palazzo. “Scendiamo in strada in gruppi di 12-20 persone e siamo in tutto 150-200. Le nostre uniche armi sono i fischietti”. I comitati sono un movimento trasversale che coinvolge anche numerosi colletti bianchi. Per esempio Roberto Zenga, quadro Fiat e consigliere di zona della Lega: “È un’iniziativa che piace anche a sinistra. Alcuni militanti si offrono di lavorare con noi. Tra i promotori più attivi del coordinamento c’è l’eurodeputato leghista Mario Borghezio che dice: “Siamo assediati dalla voglia di ronde. Si tratta di volontariato genuino, senza colore politico”. Non mancano gli incidenti di percorso: in città un gruppo che sorvegliava il cosiddetto Tossic park è finito nei guai per aver sprangato un giovane drogato.
Bernardo Moscariello, 60 anni, disoccupato, leader del comitato sotto accusa, avverte: “Bisogna stare attenti alle infiltrazioni e ai giovani troppo esuberanti”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101