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Vigili-del-Fuoco

EROI. Il 2009 del coraggio


EROI. Il 2009 del coraggio

I vigili del fuoco a Viareggio. Lo stormo aereo di Ciampino, che ogni notte salva la vita a chi aspetta un trapianto. Ma anche il rugbista aquilano che ha giocato contro il terremoto, il milanese che combatte l’usura, l’immigrato clandestino che ha fermato un suicida… Così, in un anno difficile, alcune persone del tutto normali sono state capaci di gesti straordinari. Continua

Caccia in rete al pellet radioattivo. La preoccupazione (e i consigli) dei consumatori

pellets

Per fortuna, giugno non è il periodo di massima attività per le stufe. Ma il caso del pellet radioattivo sequestrato in 29 province in tutta Italia mette in allarme i tanti consumatori di questo particolare tipo di combustibile ricavato dalle biomasse. La contaminazione al Cesio 137 è stata scoperta sabato da un valdostano che ha notato come il materiale bruciava in modo molto anomalo. Dalle analisi dei vigili del fuoco è emersa la radioattività. Il combustibile, di marca Naturkraft, proviene dalla Lituania ed è stato importato in Italia da una ditta di Varese che lo ha poi distribuito, dall’ottobre 2008, su tutto il territorio nazionale.
Non sono ancora chiare le effettive pericolosità dei fumi, mentre è probabile che le stufe che risultino contaminate dovranno essere distrutte.

Lo spettro di Chernobyl
La notizia ha presto fatto il giro della penisola, allertando i consumatori. La Protezione civile consiglia di non utilizzare il combustibile della mara Natur Kraft e di contattare Vigili del fuoco e Questura per provvedere allo smaltimento. La pericolosità sembra comunque molto ridotta se il materiale non viene bruciato. Sui blog dedicati all’ecosostenibilità (il pellet è considerato molto più sostenibile rispetto alle tradizionali forme di riscaldamento) e nei forum dei consumatori la preoccupazione si fa sentire: “Se la contaminazione è ancora da mettersi in relazione con l’incidente di Cernobyl del 1986 (il peggiore mai avvenuto nella storia del nucleare ad uso civile) non è riportato da nessuna agenzia, anche se la provenienza del pellet e il tipo di radioattivo che lo ha contaminato, farebbero pensare che non si tratti di una strana coincidenza” scrive Faber su l’alternativa-isaia. Per questo (anche se Chernobyl è in Ucraina, ndr) Tuttisostenibili rilancia l’appello della Coldiretti che invita a “privilegiare le biomasse locali” per avere maggiori garanzie di tracciabilità.

I consigli dalla rete
Su “pellets blog” invece scrivono in molti per chiedere consigli su come comportarsi con le scorte di pellets: c’è chi chiede se una determinata marca possa considerarsi sicura, “Ho fatto montare la scorsa settimana una stufa a pellet e la dittà l’ha collaudata con un sacco di pellet della NATURKARFT. Adesso scopro che la procura di Aosta l’ha messo sotto sequestro, dove posso farlo analizzare? E per le ceneri?” chiede un utente.

A dare le risposte sono gli altri utenti: “Cercando informazioni su “pellets radioattivi” ho visto che c’è una ditta di Milano che fa verifiche sulla salubrità delle case e che verifica anche la radioattività dei pellets” scrive A.G. Carsana, mentre Ludo consiglia “Un laboratorio di analisi ambientali” che “può effettuare la spettrometria gamma dei materiali cui si sospetti una qualche contaminazione radioattiva“.

E c’è anche chi non è preoccupato per averlo bruciato: “Sono altamente agitata. Ho preso un solo sacco di quel pellet a castorama qui a genova verso dicembre gennaio..nn m ricordo..lo uso nn per le stufe ma come lettiera igienica per il mio animaletto…è capitato che ne ingerisse rosicchiandolo..sono davvero preoccupata..fatemi sapere qualcosa…” scrive Valentina.

Abruzzo, il bilancio delle vittime sale. Nuove scosse. Oggi c’è Napolitano

i soccorsi dell'unità cinofila

Sono stati recuperati nella notte dai Vigili del Fuoco anche i corpi degli altri due ragazzi che risultavano dispersi nel crollo della Casa dello studente all’Aquila. Si tratta dei cadaveri di un ragazzo e di una ragazza, gli ultimi che mancavano all’appello dopo il ritrovamento, ieri sera, poco dopo la mezzanotte, di due corpi. I Vigili del Fuoco continueranno comunque a scavare poiché al momento non può essere esclusa la presenza di altri corpi sotto le macerie. Sale così a 279 il numero delle vittime del terremoto (8 delle quali ancora da identificare) che ha colpito l’Aquila e provincia quattro giorni fa.
Questa notte ci sono state altre scosse di assestamento. Per i circa 18mila senza tetto ospitati nelle 31 tendopoli allestite all’Aquila e provincia, pare non esserci tregua.

Tre le scosse più forti, avvertite anche in gran parte del centro Italia, da Roma a Napoli. Alle 0,55 la prima, di magnitudo 4.3; alle 2,52 quella più forte, di 5.2; alle 5.14 la terza, di magnitudo 4.6. Il fronte del terremoto, e ciò preoccupa i sismologi, si sta spostando sulla direttrice più a nord L’Aquila-Pizzoli-Barete. Le nuove scosse hanno causato nuovi crolli nel centro dell’Aquila e nelle zone già colpite, ma fortunatamente senza coinvolgere persone.
Intanto i cittadini si organizzano in ronde contro gli sciacalli in alcune frazioni dell’Aquilano colpite dal sisma, dove gli abitanti - tutti sfollati - temono di essere derubati degli oggetti di qualche valore abbandonati nelle loro case incustodite. L’allarme-sciacalli è ormai molto diffuso e, nonostante il capillare controllo delle forze di polizia, c’è chi pensa che sia necessaria una vigilanza ulteriore e continua, con la formazione spontanea di ronde, in alcuni casi nate dopo episodi specifici che hanno fatto crescere la paura, l’ultimo dei quali nel paese di Poggio Picenze, dove è stato segnalato ai carabinieri il furto - o comunque la sparizione - di due pettorine con una non meglio precisata dicitura “Protezione civile”. La preoccupazione della gente è stata subito che, indossandole, i ladri possano entrare nelle case ed agire indisturbati.

Sono 29mila le persone rimaste senza casa in seguito al terremoto Il bilancio è stato fatto dal presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi. Dei 29mila sfollati, 19mila circa sono ospitati nelle tendopoli allestite all’Aquila e in una ventina di comuni colpiti, in circa 3mila tende. Sono 10mila, invece, gli aquilani che si sono trasferiti sulla costa abruzzese. Al momento, ha spiegato il presidente, sono 170 gli alberghi che sono stati occupati per dare alloggio alla popolazione.
Questa mattina è in arrivo tra gli sfollati, nelle zone colpite dal sisma, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre per domani mattina sono confermati i funerali di Stato per le vittime. La cerimonia si svolgerà nel piazzale della caserma della Scuola della Guardia di Finanza all’Aquila.

LEGGI ANCHE: Reportage da L’Aquila - Il Cavaliere conforta i superstiti per le strade de L’Aquila - Lo SPECIALE di Panorama.it

Berlusconi nelle strade dell’Aquila conforta i superstiti

Il premier Silvio Berlusconi a L'Aquila

Per il terzo giorno consecutivo il premier è andato a L’Aquila nelle zone colpite dal terremoto. Lo ritiene un suo dovere di capo del governo: “Devo far vedere che lo Stato c’è”, ripete a tutti come un mantra. E dopo la visita alla tendopoli fuori città di ieri, oggi è stata la volta del sopralluogo nel centro de L’Aquila. Che lo stesso Silvio Berlusconi non esita a definire “città fantasma”. Indossando un caschetto protettivo rosso dei Vigli del fuoco, il Cavaliere è salito su un pulmino della Guardia di finanza ed ha voluto visitare il centro storico, la parte più danneggiata dal sisma di lunedì scorso.
Accompagnato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, è andato prima in via XX settembre. In quest’arteria che parte di fronte al Tribunale ha percorso un tratto a piedi fino alla Casa dello Studente, la struttura interamente crollata dove tanti giovani hanno perso la vita. Nonostante la strada sia transennata e gli abitanti tutti evacuati una signora anziana riesce ad avvicinare il premier. “Silvio, aiutaci. Aiutaci. Non ho più nulla”. Lo prega la signora. “Nemmeno i denti c’ho più”. Il premier, visibilmente emozionato le prende le mani, interrompe il sopralluogo e la rincuora: “Facciamo il possibile, dai che l’Italia risponde. Cominci ad andare in un albergo. Vedrà che non lasciamo indietro nessuno”.

Poi l’arrivo davanti dopo pochi metri l’arrivo in via XX settembre davanti ad uno dei luoghi simbolo del sisma aquilano, la Casa dello Studente dove fino all’ultimo si è cercato di estrarre dei superstiti. “Presidente, ieri sera qui abbiamo estratto una ragazza viva dopo 42 ore, Eleonora di 23 anni” ha ricordato il direttore centrale dell’emergenza Vigili del fuoco della Regione Abruzzo Sergio Basti che accompagnava Berlusconi. E il premier ha domandato premuroso “Si salverà la ragazza?”.

Ma la parte più difficile della lunga camminata aquilana è arrivata in piazza Duomo. “Ero stato qui in campagna elettorale” ricorda Berlusconi prima di avviarsi tra le macerie dei palazzi che delimitano Corso Vittorio Emanuele. “Questa è una città non solo ferita” ha sottolineato “ma è veramente in condizioni drammatiche. Ci sono tanti edifici di grande pregio che sono stato lesionati e che in alcuni casi andranno abbattuti per ricostruirli magari con l’architettura, la forma e i progetti originali. Però si tratterà di un lavoro davvero improbo su cui non si è in grado di fare nessuna previsione”. Infine il premier ha sottolineato che lui da padre non lascerebbe che i suoi figli restassero o rientrassero in case del genere. Insomma nella case “si potrà tornare soltanto” ha puntualizzato “in situazioni che siano antisismiche al 100 per cento. Quello che è rimasto non può essere medicato e bisognerebbe intervenire e rifare tutto da capo, un lavoro immane e quindi sui tempi nessuno può avanzare ipotesi”.

La Befana porta il gelo sull’Italia. Bertolaso: “Anticipare il rientro”

Neve e gelo in Italia

Neve e gelo funesteranno il rientro degli italiani dalle vacanze nel ponte dell’Epifania. Record di freddo ieri in Veneto: a Piana di Marcesina, nel Vicentino, si sono toccati i -25 gradi. Ma sono tante le regioni del Nord finite nella morsa del freddo con temperature polari e neve. Un fenomeno destinato a intensificarsi e ad estendersi anche alla Toscana con temperature massime che si attesteranno intorno allo zero, secondo le previsioni della Protezione civile. Insomma neve e gelo funesteranno il rientro degli italiani dalle vacanze nel ponte dell’Epifania.
Già ieri il gelo aveva provocato alcuni incidenti stradali mortali: a Lorenzana, in provincia di Pisa, uno scooterista di 31 anni, Francesco Profeti, è morto dopo essere scivolato con la sua Vespa su una lastra di ghiaccio. Nell’astigiano, invece, il fondo stradale reso scivoloso dalle basse temperature ha fatto finire fuori strada una Bmw, provocando la morte di due passeggeri (una donna macedone di 25 anni Biljana Smiljanska, incinta di sei mesi e un bulgaro di 24 anni) e il ferimento di altre due persone.

Per le regioni sud-orientali, il Dipartimento della Protezione civile ha emesso un avviso di avverse condizioni meteo, valido dalle prime ore di domani e per le successive 24 ore, che prevede temporali e forti venti da est, con mareggiate lungo le coste esposte. Alla luce delle previsioni, che confermano l’annunciato peggioramento del quadro meteorologico in coincidenza con il rientro dalle vacanze invernali, si raccomanda di informarsi preventivamente, attraverso i normali canali dedicati, sulle condizioni del percorso che si intende seguire - sia per quanto riguarda le condizioni del traffico, sia in merito alla percorribilità dell’itinerario programmato - valutando anche l’opportunità di differire la partenza per evitare eventuali disagi.

A quanti hanno comunque in programma spostamenti per i prossimi giorni, e in particolare per domani, nel Centro e nel Nord del Paese, la Protezione civile consiglia di verificare le buone condizioni generali del veicolo; munirsi di catene o pneumatici da neve; avere a bordo bevande calde o altro per rendere meno disagevole le eventuali code, soprattutto se si viaggia con bambini o anziani. Per mettersi in viaggio è inoltre preferibile scegliere le ore diurne: di notte e nelle prime ore del mattino, a causa delle temperature più basse, è maggiore la probabilità di incontrare tratti ghiacciati e formazioni di nebbia. Naturalmente è sempre bene usare la massima prudenza nella guida, moderando la velocità, evitando le frenate brusche, aumentando le distanze di sicurezza e usando le marce basse che possono aiutare ad affrontare salite o discese coperte da neve o ghiaccio. La Sala Situazione Italia del Dipartimento continuerà a seguire l’evolversi della situazione in contatto con le Prefetture, le Regioni e le locali strutture di protezione civile.
Il Dipartimento raccomanda di informarsi prima sulle condizioni del percorso che si intende seguire, valutando anche l’opportunità di spostare la partenza per evitare disagi. A quanti hanno comunque in programma spostamenti per i prossimi giorni, e in particolare per il 6 gennaio, nel Centro e nel Nord del Paese, la Protezione Civile consiglia, tra l’altro, di munirsi di catene o pneumatici da neve e di avere a bordo bevande calde o altro per rendere meno disagevole le eventuali code, soprattutto se si viaggia con bambini o anziani. Sono, inoltre, da privilegiare le ore diurne per mettersi in viaggio.

Roma: cronaca in diretta di una piena annunciata

Castel Sant'Angelo

Roma è in ansia. Si prepara alla piena del fiume Tevere, inizialmente prevista tra le 18 e le 20, ma che adesso, stando alle ultime rilevazioni della Protezione civile, potrebbe arrivare intorno alla mezzanotte. Una città flagellata da due giorni di intensa pioggia che questa mattina si è svegliata con il cielo carico di nuvole, intere zone allagate, uno sciopero generale con tre cortei che hanno attraversato la città, con il trasporto pubblico che non si è fermato per scelta della Cgil, molte scuole e uffici chiusi.
E con notizie che di ora in ora sono andate sempre peggiorando. Siamo in giro da qualche ora per verificare quale sia la situazione in loco. La piena del Tevere è, di fatto, già cominciata e sta facendo aumentare di due - tre centimetri all’ora il livello del fiume. Vuol dire che non ci sarà una piena “scenografica” ma molto lenta, dicono gli esperti. Il punto di riferimento per i tecnici è l’idrometro di Ripetta, nel centro della città, non lontano dall’Ara Pacis (guarda la MAPPA), dove alle 19:45, davanti a noi, il livello del fiume era di 12,49 metri: normalmente è di 6,50 metri.
Perché il Tevere esondi è necessario che il livello raggiunga i 17 metri: fatto che, al momento, sembra scongiurato. Il capo della Protezione civile e sottosegretario alla presidenza del Consiglio Guido Bertolaso ha detto poco fa che “a Ripetta abbiamo superato quota 12 metri. Nel corso dell’ultima situazione critica, registrata nel 2005 arrivammo a 11,40 metri. Abbiamo largamente superato quell’ultima situazione e ci stiamo purtroppo avviando verso una crescita del livello del fiume Tevere che seppur lenta è comunque costante”. Quindi “è una situazione complessa, dove la piena arriverà è passera nel corso della notte in modo controllato”, anzi “l’onda di piena poi si protrarrà probabilmente per tutta la giornata di domani”.

E comunque. Dal punto di rilevazione a Ripetta ci spostiamo verso Ponte Sant’Angelo, considerato al momento uno dei punti più critici per l’arrivo della piena. Nonostante il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, abbia più volte invitato i romani a tornare a casa e lasciare libere le strade, il lungotevere è invaso da macchine, come se fosse un giorno di traffico normale. Sotto le arcate del ponte, che si trova davanti Castel Sant’Angelo, si sono incastrati due barconi ed una motonave di circa 30 metri utilizzata per le escursioni sul Tevere insieme al suo ormeggio. L’area è completamente transennata e presidiata da poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco. E infatti Bertolaso ha puntato il dito con vigore contro “gli imbecilli” che non hanno messo in sicurezza gli ormeggi dei barconi lungo il Tevere: “La grande criticità non è data da madre natura ma purtroppo da alcuni imbecilli che non hanno ormeggiato nel modo giusto i barconi lungo il Tevere nel centro della città”.

Il Tevere in piena a Roma
Ad osservare il ponte ostruito anche centinaia di passanti, molti dei quali temono che il blocco delle arcate possa fare innalzare ulteriormente il livello del fiume provocandone l’esondazione. Già stamani un barcone si era arenato sotto le arcate del ponte, a questi se ne sono aggiunti altri due nel pomeriggio. Altri tre barconi, fanno sapere i vigili del fuoco, stanno rompendo gli ormeggi non lontano da ponte Sant’Angelo.
La nostra passeggiata prosegue, in direzione nord, verso Ponte Milvio che sta riducendo minuto dopo minuto il margine che separa le arcate dal letto del fiume. Alle 19.30, l’ultima rilevazione dava il livello del Tevere intorno agli 11 metri. Anche in questo caso, dicono dalla Protezione civile, il rischio di esondazione “può verificarsi solo dai 15 metri in su”.
“Non è il caso di generare allarmismo perché è bene specificare che si tratta di una esondazione, tra l’altro ancora probabile, e non di una piena” sottolinea a Panorama.it Giovanni Menduni, direttore dell’ufficio rischio naturali della protezione civile. “Se si trattasse di una piena, il fiume romperebbe gli argini e non è questo il caso”.
Intanto, a Ponte Milvio, dove si sta radunando una folla sempre più consistente alla ricerca di una fotografia o di un filmato ricordo, è arrivato anche il sindaco Alemanno. Dice di voler rimanere sul posto per tutta la notte, facendo la spola tra il ponte noto per “i lucchetti dell’amore” e Ripetta.
La città intanto aspetta, con un misto di paura e rassegnazione. E guarda il “biondo” Tevere, con il fiato sospeso: si prospetta un’altra lunga notte, sperando che la piena passi in fretta.

Guarda la GALLERY

Maltempo: Roma in ansia per la piena del Tevere

Il fiume Tevere ingrossato

Fa ugualmente paura, anche se è più lenta del previsto, l’ondata di piena del Tevere nella Capitale. Attesa per la tarda mattinata, “dovrebbe slittare di qualche ora, al pomeriggio” spiegano i tecnici della Protezione Civile riuniti dalle 15 di ieri nel Comitato operativo permanente in Via Vitorchiano, quartier generale del Dipartimento, “ma lo scenario potrebbe subire qualche ulteriore, piccola variazione”.
Il piano d’emergenza in vista dell’arrivo della piena è comunque scattato nella notte.
Le ore cruciali saranno quelle tra le 18 e le 20. Il livello del fiume ha raggiunto gli 11,82 metri a Ripetta con una portata di 1.480 metri cubi al secondo: nelle ultime ore si sono avute alcune esondazioni nella zona di Orte e di Magliano Sabina, dove sono al lavoro i vigili del fuoco e personale dei rispettivi comuni e dove si sta valutando l’opportunità di eventuali “evacuazioni preventive”.

Al momento, comunque, non si segnalano criticità particolari per gli abitanti. In campo tutte le risorse materiali e umane disponibili, dai vigili del fuoco alle forze dell’ordine, ai militari, ai volontari.
Le zone interessate dalla piena saranno quelle nella zona nord della capitale (Prima Porta, Flaminio, Villaggio Olimpico, Ponte Milvio, Ponte Galeria, Magliana e Fiumicino) e, per offrire un ulteriore supporto ai residenti, è stato istituito un numero di assistenza dedicato esclusivamente alle persone disabili (06/67109200). È stato effettuato anche dai carabinieri per tutta la notte un servizio di controllo a tutela delle abitazioni lasciate vuote ieri dalle persone evacuate nelle zone di Tivoli e Albuccione.

Ma il maltempo sta mettendo in difficoltà anche il resto della Penisola.
Le otto persone disperse sono boy scout che quattro giorni fa, con condizioni meteorologiche favorevoli, avevano iniziato una escursione sul vulcano, e che, a causa di un peggioramento del tempo degli ultimi due giorni, sono rimasti bloccati nel rifugio Timpa Rossa, a quota 2093 metri, sul versante nord del vulcano. I giovani, che hanno esaurito i viveri hanno lanciato stamani la richiesta di soccorso. Gli specialisti del soccorso alpino e la guardia di finanza di Nicolosi stanno cercando di raggiungere i boy scout anche con l’ausilio di motoslitte. Alle operazioni di soccorso collabora il corpo forestale.
Del resto, in Italia, una situazione particolarmente delicata è quella che riguarda la zona di Gioia Tauro, dove l’esondazione di un corso d’acqua ha infiltrato alcuni corsi d’acqua potabile: attualmente, sono senz’acqua 40mila persone nelle aree di Gioia Tauro e di Palmi ed è stato approntato un servizio sostitutivo di autobotti. Ripristinata la linea ferroviaria Roma-Villa San Giovanni nel tratto interrotto da una frana. Al momento, dicono dalla sala meteo della Protezione Civile: “piove su gran parte del Centro Sud con particolare intensità sul versante tirrenico. I venti sono molto forti, con mareggiate lungo le coste della Sicilia e della Sardegna”. Particolarmente difficili i collegamenti con le isole minori.
I modelli di previsione autorizzano a sperare in una lieve attenuazione dei fenomeni per il pomeriggio di oggi ma “già da domenica è da mettere in preventivo un ulteriore peggioramento a causa dell’arrivo di una nuova perturbazione”, questa volta da Nord Ovest.

Il VIDEO servizio: Roma sott’acqua

Il pizzo non parla solo siciliano. Ecco chi lo chiede e chi lo paga a Milano

[i](Credits: Ansa)[/i]
È l’ora dell’aperitivo. Lo struscio dei ragazzini alla moda è appena cominciato. Seduti al tavolino di un bar all’aperto ci sono un uomo sui quarant’anni, grande e grosso, e il proprietario di un paio di locali della strada più fashion della città, che ha partecipazioni in una trentina di altre ben avviate attività commerciali. Non vuole problemi. E paga. Mette sul tavolo una busta bianca, dentro ci sono 10 mila euro in banconote da 500. Non siamo a Catania, ma in corso Como a Milano, il cuore della movida meneghina. Non è la mafia a riscuotere il racket. Il taglieggiatore stavolta è tunisino.

I 10 mila euro sono la prima tranche di un pagamento più consistente. Jalel Titouhi ne pretende 90 mila. Ha preso di mira il commerciante, vuole che gli ceda gratuitamente uno dei suoi locali. Poi decide di accontentarsi del denaro e cominciano le telefonate minatorie al titolare, ai suoi soci e ai suoi familiari. Inizialmente la vittima cerca di uscirne pagando, ma quando capisce di essere finito nelle mani di un criminale davvero pericoloso ha paura e chiede aiuto ai carabinieri. Questa storia dello scorso novembre è a lieto fine: dopo pedinamenti e intercettazioni gli investigatori del nucleo operativo di Milano arrestano il tunisino con ancora la busta bianca nella tasca della giacca. Ma non va sempre così bene.

Confindustria minaccia di espellere gli imprenditori che cedono al racket in Sicilia e sembra quasi che il pizzo sia una questione soltanto meridionale. Invece anche a Milano sono moltissimi i commercianti e i titolari di aziende vittime di estorsione. Secondo una ricerca di Confcommercio ed Eurisko, nel Nord-est il 15,6 per cento dei titolari di pubblici esercizi ritiene che le estorsioni siano aumentate negli ultimi tre anni, l’11,1 per cento la pensa così nel Nord-ovest. Le percentuali dei commercianti che conoscono un collega che ha ricevuto minacce o intimidazioni è superiore all’8 per cento, mentre quella degli esercenti che ammettono di averle ricevute personalmente è del 5 per cento.

Alcuni denunciano, la maggior parte paga e tace. Al Nord gli aguzzini raramente fanno parte di organizzazioni che controllano il territorio e le richieste di pizzo sono meno capillari che al Sud. Ma spesso i metodi sono altrettanto violenti.
[i](Credits: Ansa)[/i]
Il settore più colpito, in città e nell’hinterland, è quello dell’edilizia. I taglieggiatori usano una strategia ormai collaudata: collaborano con un piccolo imprenditore, da cui prendono in subappalto alcuni lavori. Lavori che non hanno nessuna intenzione di portare a termine, ma per cui pretendono di essere pagati ugualmente e con cifre altissime. La prima ritorsione è l’occupazione del cantiere e il blocco delle attività. La ditta di costruzioni si trova così con l’acqua alla gola. Ma il peggio deve ancora arrivare.

Lo sa bene il titolare di un’impresa di viale Certosa, periferia est del capoluogo, con cantieri sparsi in Brianza. L’incubo comincia con una gru che gli aguzzini si rifiutano di smontare e che blocca i lavori per un anno e mezzo. La richiesta è di 150 mila euro “e ogni giorno che passa, sono 1.000 in più”, incalzano. L’imprenditore arriva a pagarne 46 mila, ma le minacce, al telefono e via sms, non cessano. E dalle intimidazioni presto si passa ai fatti. Gli estorsori di origine calabrese si presentano sempre più spesso al cantiere, uno di loro grida: “Qui è tutto nostro, lo facciamo saltare in aria”, e ancora “ti sparo”. Il cantiere viene incendiato due volte in due giorni.

L’imprenditore edile subisce aggressioni, pestaggi, minacce con un martello e con un coltello puntato alla gola. Una mattina due dei suoi taglieggiatori tentano di caricarlo in macchina e di sequestrarlo. Lui si barrica dentro un bar e questa volta, ormai in preda del terrore, chiama i carabinieri. Alla fine delle indagini vengono arrestate cinque persone di origine calabrese ma residenti a Milano e dintorni, tutti con diversi precedenti penali.

E se il business al Nord scopre nuove frontiere, il racket delle estorsioni si adegua: tra le vittime è finito anche un imprenditore che commerciava integratori alimentari online. A pretendere il pizzo proprio l’uomo cui aveva affidato la gestione del sito di e-commerce. Che però, per minacciarlo, aveva a disposizione sicari tutt’altro che virtuali. Risultato: una jeep incendiata e un pizzo di 10 mila euro consegnato in una stazione di servizio sull’autostrada.

Per inquadrare il fenomeno basterebbero i dati dei vigili del fuoco del Comando provinciale di Milano. Nel 2006 gli incendi dolosi sono stati 254. Di questi, 128 appiccati ad auto, camion, moto o mezzi da cantiere, 67 ad attività commerciali e 37 ad abitazioni (il resto riguarda attività agricole e rifiuti accatastati). Al Comando spiegano che non tutti gli episodi sono ritorsioni o avvertimenti degli estorsori, ma di certo una buona parte. La Prefettura infine nel 2006 ha registrato 300 casi denunciati di estorsione.

LEGGI ANCHE: Confcommercio: aumentano le estorsioni ma denunciano solo 5 su cento

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