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Incendi, la Corte dei conti getta benzina sul fuoco: i pompieri sono a secco

Uomini della Protezione Civile intenti a spegnere un incendio alle porte di Cosenza. La Calabria continua a bruciare. Anche stamani la situazione incendi - complice il gran caldo che fa registrare punte di oltre 40 gradi - è gravissima, con dieci roghi di grandi dimensioni attivi nelle province di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, alcuni dei quali minacciano anche le abitazioni, e altrettante richieste di intervento aereo.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]<br />

Ora ci pensa la Corte dei conti a gettare benzina sul fuoco. Proprio nei giorni in cui i vigili del fuoco sono impegnati sul fronte degli incendi che hanno colpito il Sud Italia e nelle ore in cui arriva la notizia di un altro morto in un rogo, questa volta a Cosenza, ecco la denuncia: i pompieri sono sommersi dai debiti, non hanno neppure i fondi per fare il pieno alle autocisterne. Una carenza di mezzi che potrebbe riflettersi sulla sicurezza e sulla capacità del corpo di intervenire in caso di emergenza.

I vigili del fuoco avevano già protestato, con manifestazioni di piazza e comunicati sindacali, per il precariato diffuso, le carenze d’organico e le ristrettezze economiche. Numeri alla mano, i giudici contabili confermano le difficoltà. Il bilancio, riportato nel rendiconto generale dello Stato, è disastroso. Alla fine del 2006 il debito del corpo ammontava a 83 milioni di euro.

I Vigili del fuoco protestano in mutande contro le carenze di fondi davanti alla sede della Regione Lombardia |foto Ansa

Il prezzo della benzina ha continuato a salire, rileva la Corte, mentre gli stanziamenti ai vigili sono rimasti fermi. Ma i problemi economici riguardano tutte le voci di bilancio. Per gli affitti delle caserme servirebbero 35 milioni l’anno, ma ce ne sono disponibili solo 19,3, per le forniture di acqua ed energia elettrica i debiti arrivano a 27,6 milioni.

I costi per la gestione dei mezzi operativi e l’attività di soccorso ordinario e speciale sono di 87 milioni, lo stanziamento si ferma a 35,8, “con un ammontare di oneri già formati pari a 12 milioni”, si legge nella relazione. Mancano i fondi anche per le visite mediche obbligatorie per i vigili, i debiti accumulati in questo settore in due anni sono di 4,7 milioni, mentre quelli per le pulizie ammontano a 7 milioni.

E una delle ragioni del disastro economico è proprio, come spiega la Corte dei conti, “il mancato rimborso da parte del Dipartimento della protezione civile dei costi sostenuti dai vigili del fuoco per interventi richiesti in situazioni di particolare emergenza. Complessivamente devono essere rimborsati circa 2,5 milioni, per eventi verificatisi nel 2002″.

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Inferno Italia: il Sud brucia, si contano le vittime

Un pattino in mare a largo di Peschici, con il cielo coperto dal fumo degli incendi.<br />
La GALLERY con le immagini degli incendi in tutta Italia

Sono arrivate le vittime. Dopo che gli incendi nei giorni scorsi hanno devastato la Calabria e le Marche, dopo che ieri è morto il pilota del Canadair precipitato vicino ad Acciano, in provincia dell’Aquila, oggi 2 morti (a lungo si è pensato fossero addirittura 4) si contano in Puglia, anche se l’emergenza è grave in molte regioni d’Italia, dalla Calabria, alla Sardegna, al Lazio, all’Abruzzo.

Due anziani sono morti, oltre 4 mila persone sfollate tra residenti e turisti tra Peschici e Vieste, sul Gargano. Le fiamme infatto hanno bloccato migliaia di persone in diverse spiagge della zona e hanno costretto le autorità ad evacuare alcuni complessi turistici.
Chi è riuscito a fuggire, feriti inclusi, lo ha fatto via mare raggiungendo più a Sud Manfredonia o le Isole Tremiti.
[i]24 luglio 2007[/i] - Il fumo degli incendi sull'abitato di Peschici. Sono 450 le persone evacuate con mezzi delle Capitanerie di porto (4 unità più imbarcazioni private) dalle spiagge di Peschici a causa degli incendi.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
La prefettura ha istituito un’unità di crisi, il presidente della regione Nichi Vendola ha espresso cordoglio alle famiglie delle vittime e dei feriti e ha chiesto lo stato di calamità naturale per i gravi danni provocati nella zona colpita dalle fiamme. “I roghi stanno provocando gravissimi danni ad abitazioni, alle infrastrutture turistiche e più in generale all’intera economia a bellezze naturali irripetibili, nelle zone più incontaminate del Gargano e soprattutto mettendo a rischio la vita di numerose persone”, ha detto Vendola in una nota. Il ministro dell’Interno Giuliano Amato, d’intesa con il presidente del Consiglio, ha dato indicazione “per un uso pianificato e coordinato” a livello centrale di tutte le risorse a disposizione dei Vigili del Fuoco, della Protezione civile e della Forestale, “in modo da garantire la massima copertura con uomini e mezzi in ogni Regione interessata dall’emergenza” si legge in una nota del Viminale. Tutte le Prefetture sono state mobilitate per dare il proprio contributo.
In Puglia è giunto il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, che assieme ad alcuni funzionari sta organizzando e gestendo l’assistenza agli abitanti della zona, dove in estate la popolazione arriva a oltre 2.000 persone.
Come fosse un terremoto, o uno tsunami, un funzionario del Dipartimento della Protezione civile ha dichiarato: “Ora la cosa più difficile è sapere quante persone sono state messe in salvo e ricongiungere le famiglie”. Attivato un call center - al numero 0884-962802 - da chiamare per avere notizie e informazioni.

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Qui il VIDEO servizio:

I vigili del fuoco: siamo pochi ma sappiamo come ridurre le morti bianche

L'incendio alla De Longhi di Treviso
La maledizione di fuoco su Treviso è stata domata. Ieri lo stabilimento De Longhi in fiamme. Oggi una fabbrica di cuscini di Cordignano. I lavoratori fortunatamente salvi. Mentre sempre ieri, da Grosseto, è giunta l’ennesima morte bianca: un operaio schiacciato da una ruspa. Argomento ricorrente: la sicurezza sul lavoro.

E proprio dal Sindacato di base dei Vigili del Fuoco, protagonisti in questi giorni nel trevigiano, arriva una proposta per affrontare il problema. Puntando sulla prevenzione. “Potremmo effettuare ispezioni sui luoghi di lavoro, contando sulla più grande “azienda” di laureati (2.800 ingegneri), diplomati e tecnici professionalmente preparati, uniformemente distribuiti sul territorio” dice Antonio Jiritano, coordinatore nazionale del Sindacato. “Oltre agli interventi di soccorso, ci occupiamo di formazione del personale di ditte private o di enti pubblici. Ma ci manca l’attività di ispezione: non possiamo poi verificare che le norme antincendio e di sicurezza siano effettivamente adeguate a causa di un’evidente carenza di organico”. Per questo motivo anche l’attività di formazione spesso è praticata al di fuori degli orari di lavoro.

Il corpo dei Vigili del Fuoco è costituito da 30.000 unità (contro le 505 dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro), distribuite su 4 turni, garantendo ogni giorno in servizio, nelle 24 ore circa 4.000 unità. Ogni provincia ha un comando, a cui si aggiungono 230 distaccamenti nei comuni più piccoli. Secondo il Sindacato il corpo necessiterebbe di altre 25.000 unità: “Ora c’è un vigile ogni 2.800 abitanti, mentre secondo le normative europee dovrebbe essere uno ogni mille. E ogni centro dovrebbe essere raggiungibile in massimo 20 minuti, cosa spesso irrealizzabile” spiega Jiritano.

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