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Viminale

Intervista esclusiva all’altro Saviano: “La lotta alla mafia non ha colore”

Lo scrittore antimafia Roberto Saviano

Lo scrittore antimafia Roberto Saviano

Perfino la bomba. Una stupida bomba anarchica, fortunatamente non esplosa, all’Università Bocconi. E un clima che volge al peggio. Con un premier sporcato dal sangue, un matto in mezzo e l’Italia che ancora una volta si divide: i “cattivi ” al potere e i “buoni” nella malinconia narcisistaPanorama incontra un Roberto Saviano sinceramente scosso di averle tutte le ragioni per raddrizzare le gambe ai cani, ma di non poterlo fare. per tutto quello che accade in questo finale d’anno intinto nell’odio. Leggi l’intervista

Sul web Maroni cambia strada. E i provider lo seguono: “La qualità della Rete dipende dai gestori”

Il vertice tra operatori web e il ministro Maroni al Viminale (ansa)

Il vertice tra operatori web e il ministro Maroni al Viminale | (Ansa)

Niente legge per aumentare la sicurezza dei social network, ma un “codice di autoregolamentazione” tra i provider e i gestori di social network, per cercare di prevenire i reati online. Questa la linea scelta dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, alla fine dell’incontro al Viminale con i principali gestori di internet e social network. Continua

L’autunno dei superlatitanti: arresti e sequestri, numeri da record

L'arrivo in questura a Palermo di Gianni Nicchi, arrestato il 5 dicembre 2009

L'arrivo in questura a Palermo di Gianni Nicchi, arrestato il 5 dicembre 2009

Chi si ricorda il mazzo di carte con i “cattivi” del regime iracheno ideato dalla propaganda dell’esercito statunitense nel 2003? Visto com’è andata la guerra (anche se l’asso di picche Saddam Hussein è stato preso), non è proprio un’idea di grande successo. Ma se oggi il ministero dell’Interno si inventasse qualcosa di simile con i superlatitanti di mafia, camorra e ‘ndrangheta avrebbe già messo da parte qualche poker e quasi completato una scala reale. Continua

A Napoli è allarme tubercolosi per gli agenti degli uffici immigrazione

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La tubercolosi torna a far paura. Soprattutto tra gli italiani in divisa.
A Napoli, Grosseto e Taranto in pochi mesi sono stati segnalati circa una decina di casi. A essere risultati positivi alle analisi per la tubercolina sono gli agenti della scientifica della Polizia di Stato in servizio presso gli uffici immigrazione.
Continua

Via alla sanatoria per le badanti. Ecco le nuove regole per l’assunzione

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Dal primo settembre sarà possibile presentare le domande per la regolarizzazione di colf, badanti e più in generale delle persone addette al lavoro domestico. Se dal 21 agosto si può versare il contributo forfait di 500 euro, necessario per iniziare la procedura, fino a fine mese tocca alle domande di emersione vere e proprie. All’una del pomeriggio di oggi erano già 7.846 i moduli richiesti, mentre le domande effettivamente trasmesse erano già 3.135.

Nessun assalto al sito del Viminale
Al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno ricordano che la procedura on line rimarrà attiva fino al 30 settembre. E infatti non c’è stato assalto, nessuna valanga di domande, stavolta: le domande non sono collegate né a graduatorie a tempo, né a quote di ingresso. Le domande inviate finora riguardano soprattutto cittadini ucraini, le richieste più numerose provengono dalla provincia di Milano.

La “sanatoria” riguarda una platea di circa un milione di lavoratori italiani, comunitari ed extra-Ue. Di questi, il 46% è rappresentato da extracomunitari, il 31% da lavoratori comunitari e il 23% da italiani, secondo i dati della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, categoria impegnata al fianco delle istituzioni nell’operazione per l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari e pronta a chiarire i dubbi interpretativi in merito alla procedura.
Dubbi che già lunedì 31 agosto, lo stesso ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in occasione della firma con l’Anci per la regolarizzazione del lavoro domestico, aveva fugato: oltre a colf e badanti, il Governo non ha intenzione di estendere la regolarizzazione ad altre categorie di lavoratori irregolari.

Le cose da sapere
Sono tre le tappe da seguire: 21 agosto, primo settembre, primo ottobre. Dal 21 agosto si è cominciato a pagare l’una tantum di 500 euro (da versare in contanti, con assegni bancari o postali, con assegni circolari, con vaglia cambiari, con bancomat o postamat e postpay, con addebito sul conto corrente bancario o postale). Per pagare deve essere utilizzato il modello “F24-versamenti con elementi identificativi” reperibile sui siti internet www.agenziaentrate.gov.it, del ministero dell’Interno, del Welfare, dell’Insp. La somma copre i contributi per il periodo 1 aprile-30 giugno 2009.
L’unico vincolo per presentare la domanda è che le persone da regolarizzare, lavoratori italiani, comunitari o extracomunitari irregolari che lavorano come colf o badanti, siano alle dipendenze del datore che presenta la domanda da almeno tre mesi a partire dal 30 marzo 2009. Con questa sanatoria sarà possibile non solo regolarizzare il rapporto di lavoro “in nero”, ma anche legalizzare la presenza irregolare dei lavoratori clandestini. In sostanza, chi concluderà l’iter avrà da subito il permesso di soggiorno.
Chi presenta la domanda
La presentazione della domanda spetta ai datori di lavoro (italiani, comunitari o extracomunitari in possesso di titolo di soggiorno), purché il rapporto di lavoro esista da almeno 3 mesi prima del 30 giugno.
La domanda rappresenta un’autocertificazione in tal senso. Il numero massimo di regolarizzabili per ciascun nucleo familiare è pari a tre (di cui 1 colf e 2 badanti) se si tratta di cittadini extra UE, mentre non c’è alcun limite nel caso di cittadini italiani o della UE.

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Reddito minimo, orario minimo
Il reddito imponibile 2008 per richiedere l’assunzione del lavoratore non deve essere inferiore a 20 mila euro per le famiglie monoreddito, e non inferiore a 25 mila euro per i nuclei familiari con più percettori di reddito. Quanto al lavoratore, deve effettuare un orario di lavoro minimo di almeno 20 ore settimanali.
Le domande
Il secondo passo è la presentazione della domanda, dal primo settembre al 30 settembre. Lo si può fare solo via internet attraverso il sito del Ministero dell’Interno, registrandosi, scaricando un apposito software, compilando il relativo modulo e inviandolo per via telematica. Gli uffici dei Comuni offriranno assistenza ai cittadini in queste procedure.
La convocazione
Dal primo ottobre, le domande andranno allo Sportello Unico per l’Immigrazione che, dopo le verifiche delle Questure, convocherà datore di lavoro e lavoratore. A quest’appuntamento serviranno la ricevuta di pagamento dei 500 euro, dichiarazione dei redditi, certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale che attesti la non autosufficienza di persone assistite da badanti, un documento di riconoscimento e due marche da bollo da 14,62 euro. Le domande con documentazione priva dei requisiti di legge saranno rigettate e il contributo di 500 euro non verrà restituito.
Il contratto di soggiorno
Successivamente si procederà alla stipula del contratto di soggiorno, che si firmerà nelle prefetture. Si rischia la revoca del permesso se la dichiarazione di emersione contenesse dati falsi.
Le previsioni del governo
Il Viminale si attende oltre 500mila domande: questo significa che già con il pagamento del forfait di 500 euro, lo Stato dovrebbe incassare entro un mese tra i 300 e i 450 milioni. Ma bisogna tener conto anche degli 80 euro pagati dallo straniero per il rilascio del permesso di soggiorno. In base alle prime stime, la sanatoria di colf e badanti potrebbe far entrare nelle casse dello Stato da 1,2 a 1,6 miliardi di euro.

Lotta alla mafia. Se Maroni scioglie il paese di La Russa

Volo ad alta quota per Maroni e La Russa

di Carlo Puca e Domenico Calabrò

Eccolo lì profilarsi veloce sul ring mediatico l’ennesimo cruento round del match permanente tra Roberto Maroni e Ignazio La Russa. Un pasticciaccio brutto: lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, più che possibile, del consiglio comunale di Paternò.
Cittadina catanese abitata da circa 50 mila persone, Paternò è insieme con Milano la patria politica del titolare della Difesa. Qui Ignazio La Russa è nato. Qui è nato il fratello, l’europarlamentare Romano. E qui ancora (rim)piangono il patriarca, Antonino, segretario fascista nel 1942, fondatore della prima sezione del Msi in Sicilia e senatore per un altro ventennio, quello che va dal 1972 al 1992. Lì vicino, poi, il ministro trascorre le vacanze. Per la precisione a Ragalna, sull’Etna, dove nel giugno 2003, ad amicizia ancora intatta, favorì la nomina ad assessore di Daniela Santanchè, passata alla cronaca paesana per un unico evento mondano: il “Paese delle stelle”.
Insomma, proprio nel paese dei La Russa, dove Ignazio è leader indiscusso, amato e lodato pure dagli sconosciuti, Maroni potrebbe far detonare una piccola bomba atomica. A indagare sulla presunta infiltrazione mafiosa di Paternò furono dapprima i carabinieri. I benemeriti riferiscono in un’aula di tribunale già il 3 settembre 2007, ai tempi del governo Prodi, cioè quando La Russa non era ancora alla Difesa e dunque ministro delegato all’Arma.

Secondo i carabinieri a Paternò si registra “il superamento della tradizionale figura del politico o dell’imprenditore colluso, ma allo stesso tempo estraneo”. Per loro, invece, “col chiaro scopo di superare ogni compiacente mediazione, la mafia aveva occupato direttamente una poltrona“. Il 28 novembre 2008, insieme con altre 23 persone, viene arrestato l’assessore ai Servizi sociali Carmelo Frisenna, il candidato più votato al consiglio comunale nelle elezioni del maggio 2007. Di conseguenza arriva in municipio la cosiddetta commissione d’accesso interforze, incaricata dal ministero dell’Interno di accertare (su richiesta dell’ormai ex prefetto di Catania Giovanni Finazzo) i termini della infiltrazione mafiosa. La commissione ha prodotto una relazione, letta da Panorama, che è stata trasmessa dalla prefettura a Maroni nella prima settimana di agosto, dopo quattro mesi di verifica degli atti. I commissari sono partiti dall’arresto di Frisenna, indicato nella relazione come elemento organico alla cosca Santapaola-Ercolano, per giungere alle insistenti “raccomandazioni” che per conto del clan sarebbero state rivolte ai vari uffici e allo stesso sindaco. Fino a citare ulteriori episodi: dalle famiglie mafiose che ricevono contributi dal comune all’ex vigile urbano sospeso, reintegrato e infine condannato per mafia, che per premio (si fa per dire) ottiene il trasferimento ai servizi sociali. Con ruolo di dirigente. Nell’ordinanza che conferma l’arresto di Frisenna, allegata alla relazione della commissione d’accesso, il giudice per le indagini preliminari di Catania Antonino Fallone scrive: “Non possono non rilevarsi le inquietanti ombre circa la sussistenza di una ‘intesa’ tra gli amministratori del Comune di Paternò e gli esponenti della mafia locale, che perdura tuttora”.
Sussistono, aggiunge, “condizionamenti tali da prendere in seria considerazione lo scioglimento del consiglio comunale conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso”.

Il gip registra “la totale infedeltà del Frisenna, stabilmente inserito nell’associazione mafiosa”, così da svolgere “la preminente mansione di tutelare gli interessi della “famiglia” all’interno del consiglio comunale di Paternò, gettando inevitabilmente pesanti ombre circa l’operato dell’intera amministrazione, con particolare riferimento al sindaco Giuseppe Failla (pronto anche a battaglie eclatatnti, la scorsa estate si fece riprendere in mutande per protestare contro l’emergenza rifiuti, qui il VIDEO) e agli assessori “Antonino Cosentino e Salvatore Torrisi, successivamente diventato assessore provinciale”. Sono tutti uomini del Pdl. E tutti si onorano, pubblicamente e a vario titolo, dell’amicizia di Ignazio La Russa. Non ricambiati, in verità, perché il ministro della Difesa vuol tenersi comprensibilmente alla larga da loro. Un’intercettazione, in particolare, appare emblematica.
Cosa nostra punta al controllo dello smaltimento dei rifiuti e Francesco Amantea, interlocutore dei clan di Paternò, spiega a un imprenditore considerato colluso, Rosario Sinatra, ciò che ha intenzione di dire agli amministratori locali: “Carmelino Frisullo deve essere il nostro portavoce, il mio orecchio e i miei occhi. Voi siete padroni a casa vostra. Ma tutto quello che fate a livello politico e di cui discutete deve passare da me. Perché a Paternò non vi faccio camminare più. Vi potete candidare centomila volte!”.

L’assoluta estraneità personale di La Russa è scontata. Ma la vicenda resta fastidiosa. A cominciare dal fatto che il nullaosta definitivo allo scioglimento del comune dovrebbe arrivare dal Consiglio dei ministri, in cui La Russa ha peso personale, oltre che per la rilevanza del suo ministero. D’altra parte il Viminale sembra deciso.
Negli uffici del ministero dell’Interno sottolineano che la lotta alla mafia si fa anche con severe misure sulle amministrazioni locali. Di destra come di sinistra. In teoria Paternò non potrebbe essere salvata nemmeno dalla nuova legge sulla sicurezza pubblica, datata 15 luglio 2009, che riduce i parametri della “mafiosità” ravvisabile. La stessa legge cui ha fatto seguito il “lodo Fondi”, il comune laziale al quale è stato per ora risparmiato lo scioglimento poiché, secondo la spiegazione di Silvio Berlusconi, “diversi ministri hanno fatto notare come nessun componente della giunta o del consiglio comunale sia stato toccato da un avviso di garanzia“.
Invece a Paternò v’è l’indagato, anzi l’arrestato. E pure tutto il resto.

Come ti sano la badante. Le cose da sapere, le tappe da seguire

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Avevano rischiato grosso le 750 mila badanti (quelle che in termini sindacali si chiamano assistenti familiari) irregolari presenti in Italia. Secondo il decreto del pacchetto sicurezza, essendo per la quasi totalità extracomunitarie in Italia senza permesso di soggiorno, avrebbero rischiato l’espulsione.
E i loro datori di lavoro avrebbero rischiato di perdere questo esercito della salvezza di casa, anziani e disabili (che supplisce alle carenze della sanità pubblica, piace a destra come a sinistra e raccoglie gli elogi del governo, Lega compresa).
E invece, tutti tirano un sospiro di sollievo: da oggi parte la sanatoria. In base alla quale i datori di lavoro potranno avviare la procedura di emersione dal lavoro irregolare, versando (fino al 30 settembre)  in banca, alla posta oppure on line nel sito dell’Agenzia delle Entrate, il contributo di 500 euro previsto, per mettere una pietra tombale sul passato.

Le cose da sapere
Sono tre le tappe da seguire: 21 agosto, primo settembre, primo ottobre. Dal 21 agosto si può iniziare a pagare (in banca, alle poste o presso gli agenti di riscossione) l’una tantum di 500 euro (da versare in contanti, con assegni bancari o postali, con assegni circolari, con vaglia cambiari, con bancomat o postamat e postpay, con addebito sul conto corrente bancario o postale). Per pagare deve essere utilizzato il modello “F24-versamenti con elementi identificativi” reperibile sui siti internet www.agenziaentrate.gov.it, del ministero dell’Interno, del Welfare, dell’Insp.
Vanno indicati i codici fiscali del datore di lavoro, del lavoratore (in mancanza, va bene anche il numero del documento di identità), il numero di passaporto. E il codice “Rint” per colf e badanti italiane e comunitarie, “Rext” per le extracomunitarie.
Va inoltre ricordato che potrà essere regolarizzata solo una colf per nucleo familiare e solo se il reddito familiare è di almeno 20mila euro nel caso vi sia un solo apportatore di reddito, o di almeno 25mila euro se i percettori di reddito sono più di uno. Sono invece al massimo due le badanti che possono essere regolarizzate, purché vi sia una certificazione medica che comprovi la presenza nel nucleo familiare di una persona non autosufficiente.

Dal 1 al 30 settembre, la domanda vera e propria
Dopo aver sanato il sommerso con i 500 euro, si potrà presentare la vera e propria domanda di regolarizzazione (che dovrà indicare inoltre gli estremi del pagamento già effettuato), a partire dall’1 settembre e fino al 30 settembre, seguendo modalità diverse a seconda della nazionalità del lavoratore. Dal Viminale spiegano che non vi è un tetto di accoglimento delle domande: saranno accolte tutte quelle con i corretti requisiti. Non è quindi necessario “correre” e appostarsi (gorno e notte, come successo in passato) agli sportelli per assicurarsi i primi posti in ordine cronologico. La ricevuta sarà disponibile sul sito del Viminale entro 72 ore e si potrà scaricare inserendo apposita ID e password.
Per colf e badanti italiane, comunitarie ed extracomunitarie con permesso di soggiorno regolare bisogna rivolgersi agli sportelli dell’Inps, compilando uno specifico modulo (’Ld-Em2009.Ue’) in via telematica o inviandolo o ancora consegnandolo. Nel modulo si dovranno indicare nuovamente tutti gli estremi per l’identificazione sia del datore di lavoro sia del lavoratore. Di quest’ultimo deve essere indicata la qualifica, ovvero ‘colf’ o ‘badante’, la data di inizio del rapporto di lavoro, la paga oraria o mensile.
Nel caso di lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno valido la domanda dovrà essere presentata solo per via informatica, seguendo le indicazioni riportate sul sito www.interno.it, allo Sportello Unico per l’immigrazione. A Roma e nelle altre grandi città saranno aperti presso le sedi Inps sportelli aggiuntivi.

Badante e datore allo Sportello
Il primo ottobre scatta infine l’ultimo passaggio della trafila: chi ha pagato e presentato domanda verrà chiamato dallo Sportello Unico per la verifica che la domanda sia regolare in ogni sua parte e per la firma del contratto di soggiorno. Con quest’ultimo documento il datore di lavoro si impegna, fra l’altro a remunerare il lavorato con una paga non inferiore ai minimi contattuali ed a garantirne l’impiego per almeno 20 ore la settimana. Da ricordare che bisognerà presentarsi allo sportello con la marca da bollo, del valore di 14,62 euro. Ultimissimi atti: entro 24 ore la comunicazione, a cura del datore di lavoro, della regolarizzazione avvenuta all’Inps che iscriverà il lavoratore e fornirà i bollettini trimestrali per pagare i contributi, e, a cura del lavoratore, il ritiro del permesso di soggiorno agli sportelli postali.

Quanto incassa lo Stato
Secondo il Censis, per il 10 per cento delle famiglie italiane colf e badanti sono indispensabili. Dal 2001 ad oggi il loro numero è aumentato del 37 per cento. In totale sono circa 1 milione e mezzo (di cui il 71,6 per cento è di origine immigrata) e sono ormai 2 milioni 451 mila le famiglie che ricorrono a un collaboratore domestico o all’assistenza per un anziano o un disabile, ovvero il 10,5% delle famiglie italiane. Un terzo delle badanti straniere sono cittadine di un Paese membro dell’Unione europea, hanno preso la cittadinanza italiana o hanno ottenuto la carta di soggiorno, ma il resto deve confrontarsi con il periodico rinnovo del permesso di soggiorno o si trova in condizione di irregolarità.
La sanatoria è risultata indispensabile visti, appunto, questi numeri. Tanto che secondo una stima del Viminale arriveranno tra le 500 e le 750mila domande.  Questo significa che con il pagamento del forfait di 500 euro che sana i tre mesi di lavoro clandestino da aprile a giugno, lo Stato incasserà entro un mese tra i 300 e i 450 milioni. Ma la regolamentazione per lo Stato avrà anche ripercussione positive dal punto di vista economico: può valere da 1,2 a 1,6 miliardi di euro. Ai 500 euro versati dal datore di lavoro,  vanno aggiunti gli 80 euro pagati dallo straniero per il rilascio del permesso di soggiorno.

Il referendum secondo Romano: “Un’istituzione malata, regole da cambiare”

Un elettore al voto

Referendum, la GALLERY: chi piange e chi esulta

I dati del Viminale non lasciano dubbi: si tratta di un minimo storico nell’affluenza a un referendum abrogativo in Italia. Nel 1974 l’87% degli aventi diritto votò sul divorzio. Adesso alle urne è andato solo un italiano su cinque. Il perché lo abbiamo chiesto all’ambasciatore Sergio Romano, storico ed editorialista di Panorama e del Corriere della Sera.

Visti i risultati, si può parlare di fine del referendum?
Sì, credo si possa dire che è un’istituzione malata. Le cause sono molte: se ne è fatto un uso troppo esteso in passato, i temi sono complicati e si fatica a capire quale sarà l’effetto del voto. Si tratta di una sorta di microchirurgia applicata alle leggi che sconcerta gli elettori che non si trovano davanti a una scelta ben definita. Finché si trattava di scegliere sul divorzio o sull’aborto era più semplice decidere e mobilitare. Poi ci sono delle cause che rientrano nella natura stessa del referendum abrogativo.

Il quorum, ad esempio. Perché non è più stato raggiunto dal 1995?
Il quorum al 50% è motivato da una considerazione dei costituenti: per abrogare una legge approvata dal Parlamento ci vuole una chiara manifestazione di volontà degli elettori. Però la Costituzione è del 1948 e si riferisce a un contesto in cui alle urne andava il 90% degli italiani, adesso la situazione è cambiata. C’è una crescita dell’area degli “agnostici” o semplicemente dei disinteressati che si avvicina ad altri paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna.

Secondo lei è corretto fare campagna per l’astensione?
No, non è giusto: chi fa campagna per l’astensione somma il numero dei disinteressati a quello di chi riesce a convincere, con il deliberato scopo di fare fallire la consultazione.

Può essere una soluzione la proposta di abbassare il quorum e aumentare il numero di firme necessario?
Bisognerebbe abbassare il quorum perché aumenta l’area di chi non va a votare. Ma dall’altro lato è giusto aumentare il numero di firme da raccogliere perché la popolazione dell’Italia è aumentata dal 1948. Un’altra ipotesi è quella del referendum abrogativo il cui risultato è condizionato dal raggiungimento di una maggioranza ponderata di favorevoli, maggiore del 50%, ma senza un quorum di votanti.
L'ambasciatore Sergio Romano

Perché nel ‘93 si registrò ancora un’affluenza molto alta (il 77%) pur su temi abbastanza complicati e poi è andata calando in modo così netto?
Nel ‘93 così come nel ‘95 c’era ancora una forte partecipazione alla politica. Dalla seconda metà dei ‘90 è aumentato lo scetticismo, non escludo che tra le cause ci sia anche il bipolarismo, perché riduce le opzioni. Ma io non escludo che se si votasse domani su un tema molto sentito non tornerebbe ad avere successo. Certo, 15 anni di fila senza ottenere risultati sono un problema, rischiamo di giocarci uno strumento importante di democrazia diretta.

Tra le cause dello scetticismo c’è anche il fatto che in alcuni casi le indicazioni date dagli elettori sono state disattese…
Sì, ma questo è dovuto anche alla natura del referendum, che non può proporre una legge ma solo abrogarla. Spesso i quesiti sono scritti per passare il vaglio della Corte Costituzionale, che non approverebbe un referendum che bloccasse il funzionamento di un’istituzione. Per questo si agisce con una sorta di “microchirurgia”: ad esempio i quesiti del 1987 sul nucleare non erano così netti: non si chiedeva ai cittadini “volete abolire il nucleare?” Ma si agiva su delle disposizioni normative che facilitavano l’energia atomica. E se adesso, come accade, il governo vuole tornare al nucleare non ci si può opporre ricordando quel voto.

Nel caso di oggi del referendum sulla legge elettorale secondo lei cosa non ha funzionato?
La formulazione era poco chiara e non si poteva formulare un’alternativa al sistema attuale. C’era molta insoddisfazione per il “porcellum”, ma ad esempio molti lettori che scrivono alla mia rubrica sul “Corriere” erano interessati a reintrodurre le preferenze e una volta che hanno capito che non era questo lo scopo della consultazione hanno detto “non è ciò che mi interessa”.

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