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Viminale

Il referendum secondo Romano: “Un’istituzione malata, regole da cambiare”

Un elettore al voto

Referendum, la GALLERY: chi piange e chi esulta

I dati del Viminale non lasciano dubbi: si tratta di un minimo storico nell’affluenza a un referendum abrogativo in Italia. Nel 1974 l’87% degli aventi diritto votò sul divorzio. Adesso alle urne è andato solo un italiano su cinque. Il perché lo abbiamo chiesto all’ambasciatore Sergio Romano, storico ed editorialista di Panorama e del Corriere della Sera.

Visti i risultati, si può parlare di fine del referendum?
Sì, credo si possa dire che è un’istituzione malata. Le cause sono molte: se ne è fatto un uso troppo esteso in passato, i temi sono complicati e si fatica a capire quale sarà l’effetto del voto. Si tratta di una sorta di microchirurgia applicata alle leggi che sconcerta gli elettori che non si trovano davanti a una scelta ben definita. Finché si trattava di scegliere sul divorzio o sull’aborto era più semplice decidere e mobilitare. Poi ci sono delle cause che rientrano nella natura stessa del referendum abrogativo.

Il quorum, ad esempio. Perché non è più stato raggiunto dal 1995?
Il quorum al 50% è motivato da una considerazione dei costituenti: per abrogare una legge approvata dal Parlamento ci vuole una chiara manifestazione di volontà degli elettori. Però la Costituzione è del 1948 e si riferisce a un contesto in cui alle urne andava il 90% degli italiani, adesso la situazione è cambiata. C’è una crescita dell’area degli “agnostici” o semplicemente dei disinteressati che si avvicina ad altri paesi come gli Stati Uniti o la Gran Bretagna.

Secondo lei è corretto fare campagna per l’astensione?
No, non è giusto: chi fa campagna per l’astensione somma il numero dei disinteressati a quello di chi riesce a convincere, con il deliberato scopo di fare fallire la consultazione.

Può essere una soluzione la proposta di abbassare il quorum e aumentare il numero di firme necessario?
Bisognerebbe abbassare il quorum perché aumenta l’area di chi non va a votare. Ma dall’altro lato è giusto aumentare il numero di firme da raccogliere perché la popolazione dell’Italia è aumentata dal 1948. Un’altra ipotesi è quella del referendum abrogativo il cui risultato è condizionato dal raggiungimento di una maggioranza ponderata di favorevoli, maggiore del 50%, ma senza un quorum di votanti.
L'ambasciatore Sergio Romano

Perché nel ‘93 si registrò ancora un’affluenza molto alta (il 77%) pur su temi abbastanza complicati e poi è andata calando in modo così netto?
Nel ‘93 così come nel ‘95 c’era ancora una forte partecipazione alla politica. Dalla seconda metà dei ‘90 è aumentato lo scetticismo, non escludo che tra le cause ci sia anche il bipolarismo, perché riduce le opzioni. Ma io non escludo che se si votasse domani su un tema molto sentito non tornerebbe ad avere successo. Certo, 15 anni di fila senza ottenere risultati sono un problema, rischiamo di giocarci uno strumento importante di democrazia diretta.

Tra le cause dello scetticismo c’è anche il fatto che in alcuni casi le indicazioni date dagli elettori sono state disattese…
Sì, ma questo è dovuto anche alla natura del referendum, che non può proporre una legge ma solo abrogarla. Spesso i quesiti sono scritti per passare il vaglio della Corte Costituzionale, che non approverebbe un referendum che bloccasse il funzionamento di un’istituzione. Per questo si agisce con una sorta di “microchirurgia”: ad esempio i quesiti del 1987 sul nucleare non erano così netti: non si chiedeva ai cittadini “volete abolire il nucleare?” Ma si agiva su delle disposizioni normative che facilitavano l’energia atomica. E se adesso, come accade, il governo vuole tornare al nucleare non ci si può opporre ricordando quel voto.

Nel caso di oggi del referendum sulla legge elettorale secondo lei cosa non ha funzionato?
La formulazione era poco chiara e non si poteva formulare un’alternativa al sistema attuale. C’era molta insoddisfazione per il “porcellum”, ma ad esempio molti lettori che scrivono alla mia rubrica sul “Corriere” erano interessati a reintrodurre le preferenze e una volta che hanno capito che non era questo lo scopo della consultazione hanno detto “non è ciò che mi interessa”.

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Il vero risultato delle elezioni: l’Europa non piace agli italiani

Un gruppo di manifestanti bruciano la bandiera dell'Unione Europea
Il 65,1%: è questa la quota di italiani che lo scorso week-end si è presentata alle urne. Più del 7 percento in meno rispetto alle elezioni europee del 2004 (con un’affluenza del 72,8%), e oltre il 15% in meno rispetto a quelle politiche del 2008 (80,5%). E con picchi negativi come quelli della Sicilia (49,17%) ma soprattutto della Sardegna, che non raggiunge neanche il 41% dei votanti alle urne (quasi il 35% in meno rispetto al 2004).

Qual è insomma il vero risultato di questa tornata elettorale? Agli italiani l’Europa non interessa. Anche secondo molti blogger: vediamo perché.

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I cittadini non guardano all’Europa…

“Di Europa non c’è stato veramente nulla in queste elezioni. [...] Tutti hanno votato sulla base di tormentoni ben definiti: in Germania sul dilemma Opel, in Gran Bretagna sulle spese pazze dei ministri di Brown, in Spagna sulle sfide alla morale cattolica troppo rischiose di Zapatero (l’ultima quella della pillola per le sedicenni)”.

il Paroliere » L’Europa dei tormentoni vota per i “coraggiosi” cavalcatori di paura

…e neanche i politici lo fanno

“Non si è trattato di un’elezione europea ma di ventisette elezioni nazionali, una per paese. Innanzitutto la posta in gioco non era né chiara né europea. O meglio, la crisi economica [...] ha certo dominato la scena. Ma mai con una prospettiva europea. Sempre trattandola come se fosse un problema nazionale e non continentale, per non dire globale. Non solo. Il confronto tra leader europei non è avvenuto. Ma cosa c’entrano Sarkozy e Aubry, Zapatero e Rajoy, Berlusconi e Franceschini in una campagna elettorale europea?”

Cafebabel » Astensione record alle europee? Nessuno (o quasi) le ha europeizzate

I soldi chi li mette?

“Forse gli elettori si stanno rendendo conto che quello di Bruxelles è un baraccone buono solo per ospitare (e purtroppo STIPENDIARE) gli elementi trombati nelle elezioni politiche dei vari stati?”

Pollice opponibile » Mi è calata l’affluenza

Colpa dell’allargamento a nuovi stati

“Ma un’astensione così alta deve imporre una riflessione seria sui gravi deficit accumulati nel percorso di integrazione ed in particolare nella fase frettolosa e scarsamente meditata dell’allargamento.”

Pourparler » L’Europa è fatta, gli europei no

Ma resterà sempre un parlamento con la p minuscola…

“Sono sicuro che questa Europa straziata e spezzettata non fosse assolutamente nelle menti dei padri fondatori. Sognavano una potenza saggia in grado di stare tra i cuginastri e i demoni sovietici (ora demoni cinesi poco importa) e invece ecco l’armata brancaleone di cui la gente non si fida, un Parlamento con la p maiuscola che agisce con la p minuscola e che conta pure poco con le sue solite beghe pseudopolitiche e pseudoreligiose [...] come se l’obiettivo fosse solo quello di infinocchiare i cittadini che hanno votato dei [...] turisti della democrazia”.

Podcastoro » Hanno vinto tutti, ha perso Lei

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Week end elettorale: i partiti in corsa, tra Strasburgo e le amministrative

elezioni

Per Silvio Berlusconi il voto del 6 e 7 giugno (sabato e domenica: qui quando, come e per cosa si vota) da una parte “non cambierà nulla perché noi governeremo altri 4 anni”, dall’altra bisogna “votare Pdl perché il nostro gruppo all’Europarlamento sarà l’unico in grado di difendere gli interessi italiani in Europa, visto che il Pd con meno di una ventina di deputati conterà zero”.
Invece per Dario Franceschini “il voto alle europee al Pd sarà fondamentale per avere un’opposizione forte e non consegnare il Paese ad un padrone assoluto” e determinante sarà “la distanza che gli italiani decideranno nelle urne tra Pd e Pdl”.

Campagna elettorale dura
Insomma, lo scontro tra le due formazioni maggiori e i due leader è duro. E d’altra parte è stata dura - come ha rilevato, definendola “incarognita”, anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - e senza sconti la campagna elettorale. Che si è giocata più sulle vicende personali di Berlusconi e della ragazza di Casoria, che analizzando i programmi. Anzi, di programmi per il Parlamento di Strasburgo gli elettori italiani non ne hanno visti proprio.

Partiti in corsa
Ma ecco le formazioni maggiori che troveremo sulla scheda sabato dalle ore 15 alle 22 di sabato e dalle ore 7 alle 22 di domenica. Nel fine settimana su tutto il territorio italiano si voterà per le elezioni europee e per il primo turno di elezioni amministrative (per 62 province, per 4281 sindaci e consigli comunali, di cui 30 capoluoghi di provincia). Secondo i dati forniti dal Viminale le elezioni dei 72 membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia interesseranno un corpo elettorale al momento quantificabile in 50.664.596 unità, di cui 24.432.720 elettori e 26.231.876 elettrici. Le sezioni elettorali complessive saranno 61.225. Le elezioni in sessantadue province interesseranno 29.940.151 elettori, 14.442.636 maschi e 15.497.515 femmine; 36.451, le sezioni. Le elezioni in 4.281 comuni interesseranno 18.419.204 elettori, 8.918.298 maschi e 9.500.906 femmine; 22.965, le sezioni. Considerando una volta sola gli enti interessati contemporaneamente a più tipi di consultazioni, il numero complessivo di elettori sarà di 34.673.113, di cui 16.741.282 maschi e 17.931.831 femmine, e di sezioni sarà di 42.257.

berlupdlPopolo della Libertà: la neonata (dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale ) formazione politica è guidata indiscutibilmente da Silvio Berlusconi. Alle precedenti elezioni si è attestata al 37,4. Stando agli ultimi sondaggi – di prima che scattasse la violazione a diffonderli – il Cavaliere ha detto che potrebbe approdare sopra quota 40%. Sarebbe un successo netto per il partito e per il governo del Cavaliere.

Dario Franceschini
Partito Democratico: dopo le dimissioni di Walter Veltroni nel febbraio scorso il nuovo segretario, Dario Franceschini, si propone di limitare i danni (rispetto al 33,2% del 2008) e provare a guidare l’opposizione, guardando soprattutto a non perdere voti sul versante sinistro. Il Pd rischia infatti di venire rosicchiato dall’Idv di Di Pietro e dalle due liste di sinistra.

Il leader della Lega, Umberto Bossi
Lega Nord: arriva al voto sulla scorta dei successi elettorali del 2008 e dell’approvazione del federalismo fiscale. Il Carroccio di Umberto Bossi sembra essere il partito con più vento in poppa. Nelle mire proveranno a superare il Pdl al Nord.

Di Pietro attacca Napolitano
Italia dei Valori: se la Lega gongola anche Tonino se la ride. In questo anno ha vellicato gli elettori anti-berlusconiani e nelle varie consultazioni ha strappato molti voti agli ex alleati del Pd. Conscio che avrà un buon successo e una discreta messe di voti Di Pietro è pronto a mettere in discussione il nome sul suo simbolo e la sua leadership. Per vederla probabilmente confermata più forte di prima.

Pierferdinando CasiniUdc: lo slogan di campagna elettorale che campeggia sui muri è fin troppo chiaro. “Tra sinistra e destra – dicono i 6×3 appesi per strada di Pier Ferdinando Casini – scegli l’Italia e vota Udc”. Il centrista che Dagospia chiama Pierfurby insiste ancora sulla terza via.

Emma Bonino con Marco Pannell
Lista Bonino-Pannella: il partito del “vecchio” Marco Pannella arriva affamato e assetato alle urne. Emma Bonino e lo storico leader radicale accusano il “regime partitocratico” di farli fuori e per questo nelle ultime settimane hanno inscenato numerose proteste (loro le chiamano lotte non violente) e scioperi della fame e della sete per avere maggiore visibilità sui media. Obiettivo 4%.

Il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto
Lista Comunista: la lista in verità si chiama Lista comunista e anticapitalista. Che solo per scriverla uno rischia di non capire per chi vota. In realtà comprende il Pdci di Oliviero Diliberto, Rifondazione Comunista (manco tutta perché una parte si è scissa) di Paolo Ferrero, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e i Consumatori Uniti di Bruno De Vita. Lottano per superare il 4%. E secondo le previsioni dovrebbero andare meglio dei ‘cugini’ di Sinistra e Libertà.

Nichi Vendola e Fausto Bertinotti
Sinistra e Libertà: nati dalla scissione con Rifondazione Comunista portata avanti da Nichi Vendola e appoggiata da Fausto Bertinotti. Hanno imbarcato anche i Verdi di Grazia Francescato, il Partito Socialista di Riccardo Nencini e Sinistra Democratica di Fabio Mussi e Claudio Fava.

Francesco Storace
L’Autonomia: è la lista più composita di questa tornata elettorale. Comprende il Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, La Destra di Francesco Storace, i Pensionati di Carlo Fatuzzo (europarlamentare uscente) e l’Alleanza di Centro di Francesco Pionati. Tutti centristi meno Storace che guardano all’Europa delle regioni e delle autonomie. Sommando quanto preso da queste sigle nelle passate consultazioni politiche dovrebbero superare lo sbarramento del 4%, ma in politica 2 più 2 non fa sempre 4…

Queste dunque le formazioni “maggiori”. Ma i simboli che si contenderanno il voto europeo sono tantissimi: ben 79. Dalle liste Civiche di Beppe Grillo ai Liberaldemocratici dell’ex sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi, Daniela Melchiorre, dall’Alleanza alpina del Galletto alla lista Recupero Maltolto, passando per il movimento delle Pari Opportunità Maschili e il Movimento Autonomo degli Autotrasportatori.
Quanto alle liste locali per le amministrative c’è solo da aprire la fantasia e andare a vedere.

Una linea verde per i minori scomparsi. Nel 2008 sono stati 1.330

Numero unico europeo 116-000

In crescita costante, dagli anni ‘90 ad oggi, il numero dei minori scomparsi. A certificarlo, i dati del ministero dell’Interno: 1.330 (332 dei quali italiani) nel 2008. In grande aumento rispetto ai 510 del 2007. L’ultimo caso, fortunatamente sventato, è datato proprio 24/25maggio. Quando cinque nigeriani, tre uomini e due donne hanno tentato di sequestrare una bambina napoletana di 11 anni, forse oggetto del desiderio di un piccolo boss locale della comunità immigrata. I cinque sono stati arrestati a Napoli dagli agenti dell’Ufficio prevenzione generale della Questura di Napoli. Bloccati dai familiari della bambina, hanno rischiato il linciaggio della folla prima di essere portati via dalle forze dell’ordine.
Un aiuto per rintracciarli da oggi arriverà anche tramite il numero unico europeo 116-000, la linea verde dedicata ai bambini scomparsi. L’iniziativa (qui il protocollo d’intesa) è stata presentata oggi al Viminale dal ministro Roberto Maroni e da Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, l’Associazione che gestirà la linea telefonica grazie a un protocollo d’intesa siglato oggi con il ministro. “L’iniziativa di oggi” ha spiegato Maroni “conferma il grande impegno del ministero e del governo a tutela dei minori, accendendo un faro sui cosiddetti bambini ombra, quelli che scompaiono”. Si tratta di un fenomeno, ha proseguito il ministro, “che nasconde spesso l’odioso crimine dello sfruttamento dei minori”.
L’incremento senza sosta del numeri dei piccoli spariti è riconducibile ai mutamenti socio economici degli ultimi anni e, in particolare ai flussi migratori: i minori scomparsi, e ancora da rintracciare, dal 1974 al 30 settembre 2008, in Italia sono 9.802, di cui 1.722 italiani e 8.080 stranieri.
Il numero verde 116.000 - di cui Telecom Italia ha fornito la tecnologia - viene avviato simultaneamente oggi, oltre che in Italia, in altri nove Paesi europei. Il lancio della linea sarà accompagnato da una campagna di comunicazione per informare genitori e bambini sull’esistenza del servizio. La campagna, ha sottolineato Maroni, “partirà dopo le elezioni, perchè le normative ci impediscono di farlo prima, ma fosse dipeso da me sarebbe partita subito”. Il ministro ha anche ricordato che “nel ddl sicurezza che verrà approvato nelle prossime settimane sono contenute alcune norme a tutela dei bambini, come l’introduzione del reato di sottrazione e trattenimento del minore all’estero e pene severe per chi sfrutta i minori nell’accattonaggio”.
Il numero verde è attivo 24 ore su 24; risponderanno alle chiamate operatori adeguatamente formati per gestire queste segnalazioni. Il servizio è organizzato in una centrale operativa collocata presso la sede di Palermo di Telefono Azzurro. Il 116.000 ha detto il presidente dell’Associazione, “non è soltanto intervento in emergenza, ma è anche prevenzione. Sul sito che da oggi è attivo in Italia, www.116-000.it, i genitori, i bambini e gli adolescenti possono trovare informazioni utili a comprendere questo fenomeno e, cosa ancora più importante, suggerimenti utili a prevenire il verificarsi di queste drammatiche situazioni”. Ma perchè il numero sia veramente efficace, ha aggiunto Caffo, “c’è bisogna di una comunità attenta, solidale e sensibile ai diritti dei bambini e degli adolescenti; c’è bisogno di rompere il muro dell’indifferenza e il timore di esporsi. L’auspicio è dunque che i cittadini italiani siano opportunamente sensibilizzati e siano pronti a cogliere tutti quegli elementi che possono essere utili a ritrovare un bambini, segnalandoli a questo servizio”.

Immigrati soccorsi e rispediti in Libia, Maroni esulta: “Un risultato storico”

clandestini
Pensavano di avercela fatta. Invece sono stati riaccompagnati in Libia, da dove erano partiti. I 227 migranti soccorsi ieri, su tre diverse imbarcazioni, da tre motovedette della Guardia Costiera italiana, sono stati riaccompagnati al porto di Tripoli.
Esulta il ministro dell’Interno Maroni: “Un risultato storico” dice, “a cui abbiamo lavorato per un anno e nei prossimi giorni partirà anche il pattugliamento congiunto tra Italia e Libia”. Se l’operazione fatta oggi, ha aggiunto, ”continuerà, il problema del contrasto tra Italia e Malta sull’accoglimento dei clandestini sarà risolto perché in qualunque acqua si trovino i barconi saranno rispediti in Libia da dove sono partiti”.
Ieri i barconi in panne avevano lanciato l’Sos a poche miglia di distanza da Lampedusa, ma in acque di competenza territoriale maltese. Si era quindi aperto l’ennesimo contenzioso su chi dovesse farsi carico dell’emergenza, con il premier maltese che aveva espresso “disgusto per l’intransigenza dell’Italia nei confronti di vite umane. È inaccettabile” ha detto Lawrence Gonzi “il mancato soccorso di immigrati a pochi passi dalla costa di Lampedusa”. “Abbiamo fatto più di 600 interventi che non erano di nostra competenza” gli aveva risposto Maroni. Polemiche smorzate in seguito all’accordo per il trasferimento in Libia. Il governo maltese ha accolto ”con soddisfazione” la notizia del trasferimento dei 227 immigrati soccorsi dalle motovedette italiane. Della vicenda hanno parlato questa mattina, in un colloquio telefonico, Maroni ed il suo omologo maltese Carmelo Mifsud Bonnici.
Una linea, quella del rimpatrio immediato, condivisa dai due ministri, dopo i recenti scontri diplomatici.

Di parere opposto il Commissario Onu per i diritti dei rifugiati Laura Boldrini: “la situazione ci preoccupa enormemente” dice a Panorama.it, “A queste persone non è stata data possibilità di fare domanda d’asilo. La Libia non è un paese democratico e non ha ratificato la convenzione di Ginevra. La sua applicazione del diritto d’asilo è quantomai insufficiente, mentre il 50% dei richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa l’anno scorso  ha ottenuto protezione dall’Italia”. Secondo Boldrini “questo non può essere il modello da utilizzare per risolvere le controversie tra paesi Ue”.
In quanto a Lampedusa, “Il ministro ci aveva dato rassicurazioni che sarebbe stato ripristinato quanto prima il modello del centro d’accoglienza a Lampedusa, poi trasformato in Cie. Mi sembra che questa decisione vada nella direzione opposta”.

Finita l’odissea Pinar, resta l’allarme. E Maroni denuncia Malta all’Ue

I migranti nigeriani sulla Pinar

Ora che gli oltre 140 immigrati della nave turca Pinar sono in salvo in territorio italiano, la Commissione Ue ringrazia Roma, non entra nel rimpallo delle responsabilità, ma considera la vicenda tutt’altro che chiusa, tanto che in questi gorni il caso Italia-Malta sarà sul tavolo dei commissari riuniti a Strasburgo. E in quella sede sarà esaminato il dossier che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, invierà perché la Commissione che lo esamini assieme a quello steso dalle autorità maltesi.
Ad accompagnare le pagine del responsabile del Viminale, ci sono però accuse pesanti: “Malta prende contributi come tutti i Paesi per fare interventi che dobbiamo fare noi”, ha detto il ministro Maroni. Il dossier preparato dal ministero dell’Interno, secondo quanto riportato da Il Giornale, parla di 600 “mancati interventi” da parte di Malta. Una “negligenza” che ha costretto il nostro Paese a soccorrere circa 40mila persone in mare aperto.
Insomma, nel duro braccio di ferro fra Italia e Malta, Roma chiede a gran voce l’intervento della Ue: “Ragioni di carattere umanitario ci hanno indotto ad accogliere questi immigrati”, ha chiarito Maroni. “Ora”, però, “pretendiamo che la Commissione Europea intervenga per far rispettare le regole a tutti”.
E infatti, la risposta (sia pur neutra) dell’Ue arriva subito: “Per il cargo turco si è arrivati ad una soluzione ma il problema resta ancora irrisolto, perché altri drammi rischiano di avvenire in futuro”, ha detto il commissario Ue alla Giustizia, Jacques Barrot, che ha ringraziato l’Italia per l’accoglienza e l’aiuto agli africani, da giorni in attesa di una soluzione. “L’Unione Europea deve esprimere una solidarietà più concreta ed efficace, per questo riprenderò la discussione sull’emergenza immigrazione durante il prossimo Consiglio dei ministri”, ha spiegato.
In particolare, il commissario ha auspicato che dai 27 venga il sostegno unanime alla politica di cooperazione con Paesi di transito come Egitto, Libia e Tunisia. Inoltre, gli Stati membri non esposti ai flussi - ha spiegato Barrot - potrebbero assumersi parte del fardello, almeno degli immigrati che sono stati già dichiarati rifugiati.
Al momento l’intervento di Bruxelles è solo “di mediazione tra Malta e Italia” - come ha ricordato Barrot - ma sono esclusi interventi legislativi per fare ordine nel traffico Mediterraneo. “Non c’è allo studio nessuna direttiva specifica”, ha detto oggi il portavoce del commissario, spiegando che la politica marittima resta regolata dal diritto marittimo internazionale.
E Bruxelles prende atto, senza puntare il dito contro nessuno, che “il diritto marittimo internazionale non è semplice da interpretare”, ha detto Barrot. Per il commissario non è quindi facile accertare le responsabilità nella vicenda Pinar: “Il diritto stabilisce che bisogna portare le persone a rischio di naufragio nel porto più vicino, ma dove le condizioni di accoglienza sono accettabili”. Ma su questo, ha aggiunto, “evidentemente Malta e l’Italia avevano entrambe le loro obiezioni”.
Il commissario europeo alla Giustizia non ha voluto criticare le autorità maltesi per avere rifiutato di accogliere i migranti. “Il diritto internazionale” ha affermato “non è di facile interpretazione. Esso prevede che chi viene soccorso in mare sia portato nel porto più vicino, ma laddove le condizioni di accoglienza siano più convenienti. Ora” ha proseguito il commissario “il porto più vicino era Lampedusa, ma le autorità hanno detto che il centro di accoglienza era pieno, lo stesso hanno fatto le autorità maltesi”. D’altro canto, ha detto ancora Barrot, “sono stato a Malta e sono obbligato a riconoscere che è un’isola che conta 400mila abitanti ed ha un territorio molto limitato. Come possono accogliere ancora più immigrati?”.
Dal canto suo il ministro degli Esteri Franco Frattini sottolinea che con Malta “non c’è stato nessuno scaricabarile, ci sono state regole europee che non sono state rispettate”.
“L’Italia è stato il primo e solo paese a fornire, fin da subito, pasti caldi, acqua e team medici”, ha detto il ministro. “E abbiamo fatto questo perchè l’assistenza umanitaria è stata garantita, ma dovevano essere garantite anche le regole. Quando abbiamo visto che le regole non sarebbero state garantite, abbiamo fatto prevalere l’assistenza umanitaria”. Per il capo della diplomazia italiana quindi l’assistenza umanitaria è stata “garantitissima”.
“Abbiamo mandato i team medici italiani, ci saremmo aspettati che qualche altra cosa succedesse, non solo che l’Italia portasse acqua, pasti caldi e medici”, ha ripetuto ancora Frattini, “le finalità umanitarie hanno prevalso come era giusto che fosse” ha concluso il ministro “noi siamo orgogliosi che l’Italia ancora una volta abbia salvato persone in difficoltà”.

Europee, parte la corsa dei simboli: 93 quelli depositati al Viminale

I contrassegni delle liste per le europee

Con nomi e simboli depositati, è ufficialmente partita la corsa verso le Europee. E mentre i partiti sono impegnati nel riempire le caselle con i nomi dei candidati, almeno i loghi delle formazioni ci sono già. Aperti domenica 19 aprile i termini per presentare i contrassegni delle liste, si sono chiusi lunedì 20 alle 16.
A presentare il simbolo sono state 93 liste. Meno delle 181 che c’erano ai nastri di partenza per le Politiche del 2008, ma sono comunque un buon numero.
Naturalmente ci sono il Pd, che figura al 17/mo posto e il Pdl (58/mo), l’Idv e l’Udc, ma anche molti altri partiti rimasti fuori dal Parlamento, lo scorso aprile.
A ben guardare il tabellone del Viminale, anche questa volta, si presenta come un puzzle piuttosto bizzarro. Loghi possibili, altri improbabili, almeno fino a quando la commissione elettorale provvederà alla verifica delle firme necessarie per la presentazione alla corsa per Straburgo. Ma adesso sono tutti lì, a far bella mostra di sé nei corridoi del mnistero dell’Interno.
Ci sono le falci e i martelli dei comunisti, mentre di socialisti ce ne sono tre e di democrazie cristiane una moltitudine. C’è poi un’orda di richiami a Lega: i simboli che si rieccheggiano il Carroccio sono numerosi: c’è la Lega per l’autonomia lombarda, la Lega alleanza lombarda, la Lega Nord-Bossi, la Liga veneta, Indipendenza veneta ed anche una lista dei Grilli parlanti-Lega nord-No euro.
La sinistra è richiamata in numerosi simboli: ci sono Sinistra e Libertà, il Partito comunista dei lavoratori e quindi Rifondazione comunista, Sinistra democratica e così via.
Non mancano poi i contrassegni legati ai centristi (uno ha anche il nome di Pier Ferdinando Casini sul logo) e alla Democrazia Cristiana. Colpisce uno in particolare: il Terzo Polo di centro con uno scudo crociato. Bisogna vedere se sarà ammesso perché l’unico detentore dello storico simbolo è Giuseppe Pizza, attuale sottosegretario all’Università e ricerca.
Ma siccome negli apparati romani, si calcola che molti voti vengano dati, soprattutto dagli elettori più anziani - per confusione o semplice sbaglio - al simbolo dei partiti che non ci sono più, gli strateghi del Partito democratico hanno presentato anche il vecchio simbolo della Margherita e della Quercia diessina. Così come è stata tutelata Forza Italia, oggi Popolo della libertà.

Non corre questo pericolo il promotore di cinque liste, Giuseppe Cirillo. Sessuologo, autore di libri sulla seduzione, il Dr. Cirillo ha presentato: Italia dei Malori; Italiani poca cosa…?; Donne insoddisfatte e incomprese; Preservativi gratis; Partito impotenti esistenziali.
Salernitano, 45 anni, con il partito Preservativi gratis si era già presentato 4 volte a consultazioni elettorali. Depositò il contrassegno degli Impotenti esistenziali anche alle scorse politiche del 2008 e il nome della lista è diventato anche il titolo di un film, in cui Cirillo interpreta uno psicologo specializzato in sessuologia e recita assieme a Tinto Brass nei panni del regista erotico, cioè di se stesso.
Un’altra habituée della corsa alla presentazione del simbolo elettorale è Mirella Cece, leader del Sacro Romano Impero Liberale Cattolico: lo sta presentando da anni. E anche in questo caso deve aver fatto la posta fuori dal ministero diversi giorni per essere la prima a depositare il logo e poter sperare almeno nel miglior posto sulla scheda (in alto a sinistra, in basso a destra). Ma si è dovuta accontentare del secondo posto: il primato le è stato soffiato dai Liberal democratici Movimento associativo italiani all’estero.
Di altra ispirazione la lista Spirito del Tempo, con il simbolo in campo verde su cui spicca la scritta Zeitgeist (spirito del tempo, appunto), espressione cara alla filosofia otto-novecentesca. In 68/a posizione sul tabellone del Viminale, spicca il logo arancione del Movimento giovani poeti d’azione, guidato da Alessandro D’Agostini. “Siamo una lista di artisti” spiega lui stesso. “Vogliamo portare l’arte all’attenzione della politica. Il mio poeta preferito? Montale”.
C’è la lista Non serve, non voto, con lo slogan programmatico: Amo l’Italia non voto le Province. C’è la Lega federale del Sud, dove un orso marsicano divide il simbolo con uomo che beve avidamente e lancia l’appello: Arsura del Sud. E c’è anche la lista Parlamentare Indipendente che si riassume in una sola persona: “Lamberto Roberti, la lista sono io”, sintetizza il promotore, che viene da Pesaro-Urbino. “Nel 2001 mi ero candidato al Senato” racconta “ma mi hanno impedito di fare pubblicità in tv. Ho fatto una serie di ricorsi: li ho persi tutti. Allora me ne sono andato un paio d’anni in esilio in Ucraina”. Ora ritenta la carta della politica con le europee.
Le liste del Dr.Cirillo per le europee

Guarda alla Rivoluzione francese Liberté egalité fratenité, nel simbolo un salvadanaio con impressa la frase “recupero del maltolto” e sotto un mini-programma: chiudiamo le province, acqua bene comune, no amnistie. Di sapore asburgico la Destra libertaria, con aquila bifronte, corona e cavaliere con lancia in resta. Diversi i simboli autonomisti, non solo per il Nord, ma anche per il Sud. Come La discussione la forza del Sud o la Lega per il Meridione, entrambe con lo Stivale dimezzato.
Ma tra il termine Lega (anche nella variante Liga) e quello Italia è praticamente testa-a-testa: compaiono pressoché lo stesso numero di volte. Ci sono così le liste Gente d’Italia, La mia Italia protagonista democratica popolare, Terre d’Italia, Nuova Italia, La Rosa d’Italia. Resta sempre curioso - ma fedele all’originale, quello fondato dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini nel ‘44 - il Fronte dell’Uomo qualunque (UQ), con il tradizionale cittadino stritolato nelle fauci di una pressa.
Invoca e si (ri)chiama “L’Autonomia” la lista che raccoglie l’Mpa, La Destra, l’Alleanza di Centro e il partito dei Pensionati. Un alleanza, spiega Francesco Pionati (Adc) che “non è solo un cartello elettorale” e che mira a “reagire ad una legge elettorale con lo sbarramento al 4% volto solo ad escludere dal Parlamento europeo autonomie e territori, garantendo loro la rappresentanza che meritano”. Le liste dell’Autonomia, spiega il leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, “nascono per dimostrare che siamo leali e conseguenti rispetto a quanto abbiamo promesso contrastando la nuova legge elettorale, che è assurda ed iniqua. Andiamo da soli, senza inseguire la certezza di seggi e di rimborsi elettorali” ribadisce il governatore della Sicilia, che ha scelto di candidarsi: “Sono incompatibile in quanto presidente della Regione” spiega “ma non ineleggibile. Per questo darò il mio contributo”.Scopo del cartello elettorale è superare lo sbarramento del 4%.
Con lo stesso simbolo si presentano infatti Prc-Pdci-Socialismo 2000-Consumatori uniti.
Altri piccoli partiti hanno invece scelto di presentarsi soli come Udeur, Azione sociale con Alessandra Mussolini, Nuovo Psi, Italiani nel mondo De Gregorio e Pri: ma tutti questi partiti sono comunque nell’area del Pdl e il leader dell’Udeur, Clemente Mastella, sarà candidato con il Cavaliere.
Si è conquistato l’ultima posizione il comitato delle Pari opportunità maschili, con un guerriero greco che campeggia nel logo: i promotori sono stati gli ultimi, in ordine di tempo, a effettuare l’operazione di deposito. Ora, chiuse le operazioni di deposito, scatta la fase due, quella dei controlli: 48 ore durante le quali il Viminale, filtrerà eventuali irregolarità. Successivamente gli interessati avranno 48 ore di tempo per modificare i simboli. In caso di ricusazione del contrassegno, i promotori potranno presentare opposizione all’Ufficio elettorale nazionale presso la Cassazione. Al termine di questo iter, si avrà la lista definitiva dei relativi simboli ammessi alle elezioni europee del 6 e 7 giugno.

Il VIDEO servizio:

A Lampedusa altri 300 clandestini: centro al collasso. Il sindaco: “Avevamo ragione”

Centro accoglienza di Lampedusa

Nuovo maxi sbarco di immigrati clandestini sull’isola di Lampedusa, dove sono approdati complessivamente 171 extracomunitari, tra cui 26 donne e un neonato. I clandestini sono arrivati direttamente in porto riuscendo ad eludere i controlli. Non si sa ancora se gli immigrati verranno trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione.
È il secondo sbarco in poche ore a Lampedusa. La notte scorsa sono arrivati altri 84 clandestini, portati al Cie prima del rimpatrio, mentre gli altri 34 immigrati, tra i quali tre donne, di cui due in stato di gravidanza, stanno facendo rotta verso Porto Empedocle sulla nave della Marina militare. In questo momento il Cie è al collasso, soprattutto perché la struttura è stata notevolmente “ridimensionata” dall’incendio dei giorni scorsi, in cui sono andati distrutti tre edifici.
Una situazione che fa riesplodere le polemiche sull’isola. A parlare è proprio il sindaco Dino De Rubeis: “Il fenomeno epocale dell’immigrazione clandestina non si arresta. I barconi continuano ad arrivare, come ci aspettavamo, perché questa è la strada più breve. La linea decisa dal governo di trasferire a Porto Empedocle gli immigrati, invece di portarli a Lampedusa, funziona solo quando il mare non è in tempesta”.
Poi De Rubeis ribadisce la sua netta contrarietà all’istituzione di un Centro di identificazione ed espulsione sull’isola, dopo gli ultimi “arrivi” che fanno registrare nuovamente il “tutto esaurito” nel Centro di contrada Imbriacola. Sul molo del porto si trovano ancora i 171 migranti, tra i quali 26 donne e un neonato, che non sanno ancora dove saranno trasferiti. Con ogni probabilità nella ex base Loran di Capo Ponente, che tuttavia è ancora in fase di ristrutturazione.
“Quanto sta accadendo” spiega il sindaco “è la conferma di quello che avevamo previsto: bisogna ritornare al ‘modello Lampedusa’, un Centro di prima accoglienza e soccorso per l’ospitalità immediata sull’isola, mentre i Cie devono essere realizzati sulla terra ferma. Lo ripeterò anche oggi, in occasione del sopralluogo del vice capo della polizia Izzo, del capo del dipartimento immigrazione del Viminale, il prefetto Morcone, e della vice responsabile dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, la signora Feller”.
L’atteggiamento dell’esecutivo comunque non cambia: martedì 3 marzo il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha confermato la linea dura anche di fronte alla Commissione diritti umani: l’Italia, ha detto, “non è un luogo dove si può arrivare nel disprezzo delle regole con la prospettiva di rimanerci”. Dunque, per chi cerca una vita diversa nel nostro Paese, secondo Mantovano, non c’è altra soluzione che “tornare a casa”

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