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Otto milioni di italiani a rischio alcol. Sballo del sabato sera, boom tra i minorenni

bicchieredisco

Consumi giornalieri non moderati, “binge drinking” (più di sei bevande alcoliche in un’unica occasione), bevute fuori pasto. Sono quasi otto milioni e mezzo gli italiani a rischio alcol, che bevono più di tre unità alcoliche al giorno (per gli uomini) e più di due (per le donne), secondo il rapporto Istat 2008 su Uso e abuso di Alcol in Italia. Ed è allarme giovani: oltre il 17% degli under 15 ha consumato almeno una bevanda alcolica nel 2008, in particolare il 19,7% dei maschi e il 15,3 delle femmine, mentre già a partire dai 18-19enni i valori di consumo sono prossimi alla media della popolazione, cioè il 74,7% dei maschi e il 58% delle donne.
E proprio loro, i giovani, attraverso la presentazione dei risultati dell’indagine “Il Pilota”, saranno al centro di “Alcohol Prevention Day” in programma domani a Roma, nell’Aula Pocchiari dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Una giornata dedicata alla prevenzione nella popolazione italiana dell’abuso di bevande alcoliche e dei danni legati all’alcol. Il rapporto, effettuato nel febbraio 2008 con interviste a 49.000 persone, riferisce che 36 milioni di italiani dagli 11 anni in su bevono bevande alcoliche, una quota che si è mantenuta stabile, intorno al 70%, dal 1998 al 2008.
Cambiano però le abitudini: diminuisce il consumo quotidiano, mentre aumentano le bevute fuori pasto e occasionali: “Non si può trascurare che si stiano consolidando, soprattutto nei giovani e nei giovani adulti, comportamenti più vicini ad un modello di consumo di tipo nord europeo, basato principalmente su occasioni di consumo al di fuori dei pasti”, scrive l’Istat.
E infatti i ragazzi bevono in media 4 bicchieri di alcol, 3 le ragazze. Gli under 18 fanno registrare addirittura un record in questa cattiva abitudine: 4 bicchieri e mezzo i maschi, inaspettatamente 6 le femmine. Aumentano di pari passo i “policonsumatori”, coloro cioè che in una sola serata bevono birra, whisky, gin e tequila, insomma bevande ad alta gradazione. Senza disdegnare il vino, che torna di moda nello sballo del sabato sera, scelto soprattutto dalle giovanissime. Colpa per l’Iss dell’accresciuta disponibilità e accessibilità delle bevande alcoliche da parte dei giovani, complici l’abbassamento dei prezzi nelle occasioni di happy hours, la pubblicità e le strategie di marketing.
Una percentuale che impressiona “Mai così tanti i giovani sedotti dall’alcol”, afferma Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga, del Centro Oms per la ricerca sull’alcol e presidente della Società italiana di alcologia: “L’86% dei ragazzi e delle ragazze che frequenta i luoghi di aggregazione giovanile come discoteche e pub consuma bevande alcoliche in maniera pressoché esclusiva il sabato sera alla ricerca di un senso di ebbrezza, di ubriachezza. E non lo fa certo per caso, ma dietro pressione della società e, soprattutto, davanti ad un’irresistibile seduzione pubblicitaria. Un mix strategico che contribuisce a creare un bisogno, a trasformarlo in un valore e - conclude Scafato - a rendere più accessibile e conveniente ai giovanissimi acquistare prodotti meno cari, facendoli apparire accattivanti e seducenti”.
Tra chi predilige i superalcolici, il 27% dei giovani, la media più elevata di bicchieri si registra tra i minorenni di entrambi i sessi: un bicchiere per i maschi, uno e mezzo per le ragazze. Al contrario di quanto osservato nel 2006 e nel 2007, anche il vino è entrato nella ritualità dello sballo del fine settimana, rappresentando la bevanda prescelta, a volte dominante, dalle giovanissime, le ragazze under 18, in costante abbinamento a tutte le altre bevande alcoliche. Per tutti una spiccata tendenza al “policonsumo” che attribuisce ai consumatori di superalcolici la quota massima di individui che, quando beve il sabato sera, cumula tutte le bevande alcoliche: il 64% circa di amanti dei whisky, gin, tequila e liquori ad alta gradazione dichiara di consumare tutte le bevande in una serata media confermando un profilo di risk taking individuale che aumenta gradualmente con il crescere del tenore alcolico della bevanda di riferimento. Al contrario, le prevalenze di “policonsumatori” sono minime (21%) per chi consuma bevande a bassa gradazione.

Il VIDEO servizio:

Tasso alcolemico: abbassarlo per legge è un deterrente?

Una ragazza fotografata con un bevanda alcolica

“È inutile abbassare il tasso alcolemico allo 0,2 per cento. Per ridurre gli incidenti mortali è necessaria una politica seria di educazione al bere rivolta ai più giovani”. Federvini, commenta così la proposta di legge in esame alla Camera sulla riduzione del tasso alcolico massimo consentito nel sangue da 0,5 per cento al 0,2 per cento (espresso in grammi di alcol ogni cento millilitri di sangue). “L’abbassamento del limite consentito non sarà un deterrente per chi è abituato a bere senza nessun tipo di moderazione e senza controllo” spiega Lamberto Vallarino Gancia, presidente di Federvini “ma penalizzerà ulteriormente quella classe moderata composta da famiglie e giovani che desiderano trascorrere una serata a cena fuori senza eccessi”. La proposta di legge rilanciata da Mario Valducci, presidente della Commissione Trasporti della Camera e che dovrebbe essere varata a fine gennaio è destinata a sollevare polemiche.
L’onorevole Isidoro Gottardo (Pdl) si è espresso subito contrario definendola sbagliata e soprattutto inaccettabile nei confronti di chi con responsabilità già rispetta è osserva un limite equo imposto in Italia e non a caso anche nel resto d’Europa. “È necessario conoscere il vino e gli alcolici per poterli bere apprezzandone il prodotto e farne un uso responsabile” prosegue il presidente Gancia “per questo motivo che stiamo promuovendo a livello europeo il programma ‘vino con moderazione’”.
Wine in moderation
è un’iniziativa del settore europeo del vino nata per prevenire il consumo eccessivo e scorretto delle sostanze alcoliche. Critiche alla proposta di Valducci arrivano anche dall’Accademia delle grappe e acquaviti.

“Le grappe come i vini fanno parte integrante della cultura e della alimentazione mediterranea ormai apprezzata in tutto il mondo” spiega Roberto Castagner , presidente dell’Accademia e distillatore veneto “ridurre il tasso alcolico sotto al limite fisiologico che è quello attuale dello 0,5 per cento significa penalizzare una parte della nostra cultura che invece deve essere apprezzata e difesa”. E proprio da Roberto Castagner arriva una proposta alternativa: “Invece di abbassare il tasso allo 0,2 per cento, il Governo dovrebbe rendere obbligatorio tra i clienti l’alcool test prima di uscire dai locali. Solo in questo modo si può impedire ai giovani che abbiano superato il limite consentito di raggiungere le auto e di mettersi alla guida”.

Novello 2007: pronte da stappare 16 milioni di bottiglie

Bottiglie di novello italiano pronte per la vendita, in una immagine d'archivio. Dalla mezzanotte ed un minuto del 6 novembre sarà possibile stappare la produzione di 16 milioni di bottiglie di novello 2007. Vino che potrà essere consumato entro i prossimi sei mesi, termine ultimo consigliato affinché mantenga inalterate le proprie caratteristiche
Si stappa alla mezzanotte di oggi, ma non è lo spumante per il brindisi del nuovo anno. Si tratta piuttosto delle 16 milioni di bottiglie di vino novello, annata 2007, che potrà essere consumato entro i prossimi sei mesi, termine ultimo consigliato affinché mantenga inalterate le proprie caratteristiche.
Il consiglio viene dalla Coldiretti, che ha stimato una riduzione del 10% nella quantità rispetto al 2006, frutto di una vendemmia di buona qualità ma “avara”, con una produzione di poco superiore ai 40 milioni di ettolitri. Il novello Made in Italy, ricorda la Coldiretti, arriva sul mercato, secondo quanto previsto da un decreto ministeriale, con ben due settimane di anticipo rispetto al concorrente beaujolais nouveau francese, che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì di novembre, il 20.
I prezzi del novello Made in Italy in vendita variano su valori compresi tra i tre e i sette euro a bottiglia, con una media di circa 5 euro.
Il “vino da bere giovane” è nato negli anni ‘50 in Francia nella regione Beaujolais e le sue caratteristiche sono determinate dal metodo di vinificazione utilizzato che è stato messo a punto dal ricercatore francese Flanzy ed è profondamente diverso da quello tradizionale: le uve del novello, infatti, non vengono pigiate e successivamente fermentate come nel caso dei vini tradizionali, ma viene invece effettuata la fermentazione direttamente con gli acini interi in modo che solo una piccola parte degli zuccheri presenti si trasformi in alcool, conferendo al vino il caratteristico gusto amabile e fruttato. Ormai da molti anni il novello è divenuto anche in Italia un fenomeno di mercato e di costume con le sue caratteristiche di leggerezza, bassa gradazione (11 gradi), bouquet aromatico, trasparenza del colore rosso rubino.
L’abbinamento consigliato è con i prodotti autunnali, dalle caldarroste ai prodotti tipici del territorio come salumi, verdure in pinzimonio e formaggi piccanti a pasta molle.
Il fatturato del vino novello, stima la Coldiretti, si aggira attorniagli 80 milioni di euro ed è realizzato da meno di quattrocento aziende con oltre un terzo del totale delle bottiglie che esce dalle cantine del Veneto che insieme alla Toscana copre quasi la metà della produzione nazionale. La produzione italiana si caratterizza sopratutto con novelli monovitigno con l’utilizzazione di un’ampia gamma di vitigni autoctoni (Teroldelgo, Ciliegiolo, Nero d’Avola) anche se quelli più utilizzati sono nell’ordine Merlot, Sangiovese, Cabernet, Montepulciano e Barbera.

Il VIDEO servizio:

Dannoso, menzognero e incline alla frode: il vino è finito sotto processo

Al Tribunale penale di Bergamo, l’8 ottobre, nell’ambito di Bergamo Scienza, esperti del settore, medici, avvocati, sommelier e studenti, nella veste di giurati, decideranno, tra il serio e il faceto, se assolvere o condannare una bevanda sotto l’occhio del ciclone |Foto tratta da Flickr by kloogheem
Il nettare degli dei è finito sotto processo, accusato di falsa testimonianza. Al Tribunale penale di Bergamo, l’8 ottobre, nell’ambito di Bergamo Scienza, esperti del settore, medici, avvocati, sommelier e studenti, nella veste di giurati, decideranno, tra il serio e il faceto, se assolvere o condannare una bevanda sotto l’occhio del ciclone.
Amato come non mai negli ultimi tempi (vedi i numeri), oggi è conteso da salutisti e amanti del gusto. Ecco i capi d’imputazione: danni alla salute pubblica (se si abusa di alcol, di cui il vino è il conduttore più a buon mercato, si incorre a gravi danni per la salute: ci si fa male o si fa del male agli altri), falsa testimonianza (secondo l’antico detto “in vino veritas” è da stabilire se davvero il vino distrugge ogni inibizione), frode o sofisticazione (tanti i casi di contraffazione, prezzi esagerati, per non parlare del vecchio incubo “metanolo”).
Ad organizzare l’evento è il Cesvi (un’organizzazione umanitaria che presenta, per l’occasione, anche un importante progetto realizzato in Albania per il sostegno ai produttori nel settore di viticoltura e zootecnia) in collaborazione con Slow Food e Veronelli Editore. Lo scopo è indagare gli aspetti sociali, culturali ed economici del mondo enologico, analizzando in modo critico e ironico tutti i risvolti del vino sulla società.

Lo strumento? Interrogatori e contro-interrogatori, deposizioni di testimoni ed esperti, prove, studi ed esperienze a favore e contro i capi di imputazione. Al Presidente del Tribunale (Ettore Tibaldi, zoologo e vicepresidente Cesvi) spetterà la pronuncia della sentenza finale di innocenza o colpevolezza.
Un sistema, quello del processo all’americana, già positivamente sperimentato dal Cesvi sul cacao (processato e assolto circa un anno fa). Perché favorisce la partecipazione pubblica e stimola nei più giovani il giudizio critico più di qualsiasi noioso convegno.
Indipendentemente dal verdetto, comunque, l’imputato sarà a disposizione del pubblico, alla fine del processo, per le degustazioni di rito.

I numeri, buoni e pereicolosi, del vino. In Italia è allarme adolescenti

Nel mondo si producono, prendendo come anno di riferimento il 2005, circa 277 milioni di ettolitri di vino. L'Europa che è l'area produttrice più importante al mondo ne produce 185,6 milioni e l’Italia, che rappresenta uno dei maggiori produttori, 49,6 milioni (ne esporta 19,41 milioni) | Foto da Flickr by Heydrienne
Nel mondo si producono, prendendo come anno di riferimento il 2005, circa 277 milioni di ettolitri di vino. L’Europa che è l’area produttrice più importante al mondo ne produce 185,6 milioni e l’Italia, che rappresenta uno dei maggiori produttori, 49,6 milioni (ne esporta 19,41 milioni). L’Italia è anche un Paese a forte consumo di vino, con i suoi 27,6 milioni di ettolitri annui. Il 67 per cento degli adulti sono, infatti, consumatori regolari di alcolici, cioè consumano uno o più tipi di bevande alcoliche almeno una volta la settimana.
In Italia, sono stati individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sacche di consumo per minori di 14 anni, giungendo a individuare bambini di 11 anni che fanno abitualmente uso di bevande alcoliche. Nel 2003, i giovani nel medesimo arco di età che consumano abitualmente alcolici sono stati stimati in 770 mila solo in Italia. Numeri da spavento, tanto che il ministro della Salute, Livia Turco, all’indomani della sentenza di Ascoli (contro un rumeno che nell’aprile scorso, ubriaco alla guida, investì e uccise quattro giovani di Appignano del Tronto), partecipando a Domenica In è tornata sull’argomento e ha annunciato di voler alzare il divieto di bere alcolici dagli attuali 16 ai 18 anni, “perché è anche l’età simbolica della maturità”.

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CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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