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violenza

CIRO FUSCO / ANSA / KLD/DIB
D’accordo, a Roma non si ammazza di più che in altre capitali europee. Sembra brutto dirlo quando si parla di vite spezzate, ma siamo assolutamente nella media. Tra l’altro Paolo Marcoccia, il pregiudicato di 48 anni, gestore di una sala giochi in via della Scrofa, ferito da tre proiettili qualche sera fa in piazza Nicosia, non è nemmeno morto.
Ma qui non è tanto la quantità a fare impressione, quanto la qualità dei fatti di sangue che si stanno ripetendo nella Capitale. Continua


Dopo la grande battaglia nel centro di Roma, la sera del 14 dicembre, i presunti studenti si sono ritirati compatti risalendo il Muro torto. Un serpentone di reduci eccitati dall’odore dei fumogeni e dagli scontri appena conclusi. I «bravi ragazzi» impugnano ancora pietre e bastoni. Uno urla al telefonino come un militare al fronte: «Stiamo contando le teste rotte». Un altro s’illumina: «È stata una meravigliosa giornata di guerriglia». Un ragazzino con la faccia da liceale è sicuro: «Era tanto che non mi divertivo così». Continua


di Stefano Zecchi
Ci chiediamo il perché di un gesto violento, e quando siamo in grado di darci una risposta ragionevole ci sentiamo rassicurati. Trovata la causa, si può correre ai ripari: come con una malattia. E, proprio come una malattia, prendiamo in considerazione dall’alto della nostra razionalità la violenza. L’organismo sociale avrà pure i suoi difetti – così ci consoliamo – ma comunque risponde alle esigenze della convivenza civile, e quando qualcosa non funziona a dovere abbiamo sempre trovato gli strumenti adatti per riparare l’organismo. Continua

Una performance artistica contro la violenza di genere - Roberto Monaldo/Lapresse
Dallo stalker della porta accanto allo sconosciuto molestatore per strada. Ma il pericolo più grande rimane quello che è già in casa (o ne è stato cacciato). Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (qui il blog di Donna Moderna). Continua

È maschio, italiano, lontano dall’essere un criminale incallito o un malato mentale: l’identikit dello stalker somiglia molto a quello di una persona comune, senza problemi evidenti. “Sulla base delle denunce e degli arresti abbiamo notato che si tratta nella maggioranza dei casi di uomini di nazionalità italiana” spiega il vice questore aggiunto Chiara Giacomantonio, del Servizio centrale operativo della polizia. Continua

È un caso, Luca Bianchini. Forse un caso chiuso, per gli investigatori che lo hanno indicato (e arrestato) come il presunto stupratore che per settimane ha terrorizzato Roma (oggi negli uffici della Squadra Mobile di Roma, altre due donne vittime di stupri, lo hanno riconosciuto in foto come l’autore delle violenze).
Di certo, è stato una questione per il Pd, quando il “terzo uomo” candidato alla segreteria, il cardiochirurgo Ignazio Marino, prima di dare il benvenuto alla candidatura di Beppe Grillo, si è chiesto come fosse possibile che un uomo “che già 13 anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd” (il 33enne ragioniere, ex Margherita, gestiva infatti il circolo democratico del Torrino fino al momento dell’arresto, quando è stato espulso dal partito).
Commentando la vicenda del presunto violentatore seriale della capitale, Marino non ha perso l’occasione - nella guerra di tutti contro tutti nel Pd in vista del congresso di ottobre - per sventolare la “questione morale”. Ricevendo dure critiche dagli altri sfidanti: Dario Franceschini e Pierluigi Bersani hanno liquidato la dichiarazione sostenendo che un attacco simile non avrebbe dovuto essere lanciato nemmeno dal loro peggior nemico.
Fin qui, i tormenti dei Democratici, poi piombati nella bufera per il ciclone Grillo.
Ma ora è tutta la sinistra italiana a dover fare i conti con “il caso Bianchini”. Almeno così argomenta Il Secolo d’Italia (organo di partito di Alleanza Nazionale), per il quale il caso appunto “rovescia i cliché sullo ’stupro nero”. “Quanto avvenuto” scrive il quotidiano di via della Scrofa “si presta ottimamente a una riflessione importante: l’epoca della demonizzazione di una parte politica sfruttando i ‘vizi’ e i reati dei singoli è definitivamente tramontata, ed è bene non risuscitarla”.
Secondo il quotidiano diretto da Flavia Perina, è la cronaca a rovesciare gli stereotipi. “Questa è la lezione più importante, più significativa e più profonda che non solo il Pd ma la politica tutta intera deve trarre dal dramma romano. Un brutto fatto di cronaca che rovescia stereotipi che per decenni si sono abbattuti sulla destra dopo lo sciagurato eccidio del Circeo, il massacro in cui perì Rosaria Lopez e si salvò per miracolo Donatella Colasanti. Gli autori del misfatto, Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido divennero il simbolo allucinato della violenza neofascista”.
Bianchini oggi come il Circeo 34 anni fa? Sì, per il Secolo d’Italia il parellelo non solo è possibile, ma anche è utile per capire dove può portare la strumentalizzazione politica della cronaca. Fu proprio “quell’atroce delitto a sfondo sessuale” del 1975 che dette via al cliché dello “strupro nero”. E il massacro, scrive ancora il quotidiano, “venne con grande superficialità associato ai desiderata ideologici della sinistra, sulla pelle di due sfortunate ragazze venne confezionato un cliché duro a morire che impedì a lungo di separare la follia del singolo dall’ambiente politico di riferimento, spesso scelto come cornice ‘teatrale’ per dare sfogo a forme di esibizionismo malato. Un parallelo tra il caso Izzo e quello di Bianchini, nonostante il contesto dei reati consumati sia diverso, risulta utile proprio come messaggio alla politica: evitare le strumentalizzazioni da ogni parte ma soprattutto” conclude il quotidiano aennino, “per evitare, da parte della sinistra, di cucire addosso all’avversario forme di devianza che nulla hanno a che fare con le tendenze politiche”.
Ma prima ancora del quotidiano, a porsi il problema di cosa sarebbe accaduto a parti invertite, nell’ipotetico caso cioè che il presunto “stupratore seriale” fosse stato coordinatore di un circolo Pdl, è stata Casapound Italia.
Sull’Ideodromo, il “laboratorio di idee ad alta velocità ” dell’associazione di destra che fa capo a Gianluca Iannone. In un articolo intitolato “Lo stupro della verità ”, Adriano Scianca scrive: “Succede anche nelle migliori famiglie. Sì, anche in quelle ‘buone’ (in realtà soprattutto in quelle buone…). Ebbene sì” prosegue Scianca “lo stupratore seriale di Roma è del buonissimo, kennedyano, disneyano, dolcissimo Pd. Beninteso: nel momento in cui scrivo l’accusato si dichiara innocente e la presunzione di innocenza vale per tutti”. Ma, continua Scianca, “Non è di questo che vogliamo parlare. Vogliamo parlare, invece, dei riflessi condizionati. Della sociologia a buon mercato. Degli sguardi strabici, e per questo colpevoli, sulla realtà ”.
E a immaginarsi, chiosa Scianca “come imposterebbe la sua prima pagina un qualche quotidiano espressione dei poteri forti”, ne verrebbe fuori una cosa del genere: “C’è certo una differenza di grado tra i festini consumati nelle ville in Sardegna e le orribili violenze perpetrate con la forza nei garage bui della periferia romana. C’è però un inquietante filo rosso basato sul machismo, sul disprezzo della donna, sulla sua visione come oggetto sessuale, sul potere virile che non accetta rifiuti. […]. Perché è chiaro: 2+2 può fare 4, ma se ci gira talvolta anche 5. Due indizi fanno qui una prova, persino una tendenza; lì, invece, una casualità , un gioco del destino baro”.
La GALLERY sul materiale sequestrato in casa Bianchini
Dopo il clamore sucitato dal caso del violentatore dei garage, s’infiamma il dibattito politico sulla castrazione chimica per chi si macchia del reato di stupro. Voi siete d’accordo?
- Tags: armi, bamboline, bottigliette, esoterici, Luca-Bianchini, pozioni, riti, Roma, sequestro, stupro, violenza, woodoo
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La GALLERY con il materiale sequestrato
Bamboline di cera rossa alle quali erano stati applicati aghi e chiodi; piccole bottiglie di vetro contenenti pozioni per ottenere amore e salute; guide per compiere riti esoterici. E ancora: dvd pornografici (aventi per oggetto violenze sessuali dai titoli eloquenti come “Stupri gallery” o “Realmente stuprate”); fascette di plastica nera, simili a quelle utilizzate per immobilizzare le vittime, un coltellino a serramanico e un taglierino.
Questi alcuni degli oggetti sequestrati nella casa di Luca Bianchini, l’uomo arrestato con l’accusa di essere uno stupratore seriale che ha terrorizzato Roma.
Il materiale è stato mostrato dalla polizia di Roma e ben descrive, secondo gli inquirenti, la psicologia dell’uomo ritenuto il presunto autore degli stupri della Bufalotta e dell’Ardeatino.
Ma Bianchini ribadisce la sua estraneità ai fatti: “Sono innocente, vi state sbagliando, voglio rifare il test del Dna alla presenza di un mio perito di fiducia”, ha risposto durante l’interrogatorio di garanzia alla presenza del gip Roberto Amorosi e del pm Antonella Nespola nel carcere di Regina Coeli.
Tranquillo e lucido, durante l’interrogatorio, durato circa un’ora e mezza, Bianchini ha aggiunto: “Mi stanno rovinando la vita e la carriera politica. Sono innocente, dimostrerò la mia estraneità a tutti i fatti dei quali sono accusato. Se non mi crederanno mi ucciderò”.
Viste le condizioni psicologiche del detenuto oltre all’isolamento è stata disposta anche la sorveglianza 24 ore su 24.
Dopo il clamore sucitato dal caso del violentatore dei garage, s’infiamma il dibattito politico sulla castrazione chimica per chi si macchia del reato di stupro. Voi siete d’accordo?
- Tags: 007, anarchici, black-bloc, G8, guerriglia, LAquila, movimento, Onda, Polizia, rettori, scontri, studenti, Torino, violenza
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Dal G8 di Genova a quello dell’Aquila sono trascorsi 8 anni (il 20 luglio è l’anniversario di quello in Liguria), ma per no global e forze dell’ordine sembrano trascorsi decenni.
I primi, colpiti da indagini e arresti, numericamente non sono più quella marea nera che incendiò Genova (nonostante gli episodi di guerriglia di questi giorni e in attesa della manifestazione nazionale anti G8 dell’Aquila del 10 luglio); le seconde hanno imparato a rispondere in modo chirurgico dopo gli errori e le violenze del passato (vedere il riquadro a pagina 26). Panorama ha ricostruito la nuova mappa degli antagonisti.
Cattivi maestri
A Genova la guerriglia era guidata dagli anarcoinsurrezionalisti del Nord Europa, i black bloc originali. A Roma, Vicenza e Torino, per citare alcuni degli ultimi scontri, gli stranieri erano meno e male organizzati (sono stati fermati, tra gli altri, spagnoli, svedesi, francesi, argentini e polacchi). Dalle piazze sono sparite eterodiretti da vecchi arnesi dell’Autonomia.
Il confronto fra i Black bloc a Genova nel 2001 e i manifestanti di Torino. pure le tifoserie, anch’esse protagoniste negli scontri del 2001 e da due anni sempre meno impegnate politicamente. Adesso il testimone della protesta violenta è passato agli studenti universitari dell’Onda, eterodiretti da vecchie conoscenze dell’Autonomia e della disobbedienza veneta. Nella capitale Panorama, il 7 luglio, ha ascoltato l’arringa nell’Università La Sapienza di Paolo, capelli brizzolati, 45 anni, leader dei Blocchi precari metropolitani (i Bpm, presenti anche a Vicenza negli scontri): annunciava violazioni di zone rosse, in un clima già surriscaldato (davanti al rettorato ragazzi di due diversi centri sociali sono venuti alle mani). Gli studenti romani sono stati blanditi, dopo il fermo di 36 di loro e 10 arresti, anche dai rappresentanti dei Sindacati di base, decisamente agée per la platea.
A Vicenza e Torino a guidare gli studenti sono stati invece personaggi come Max Gallob, 36 anni, uno dei leader dei Disobbedienti del Nord-Est, arrestato lunedì 6 per gli incidenti del maggio torinese. Gli attivisti più radicali (anarchici e marxisti) sono 150 a Milano, altrettanti a Torino, un centinaio a Roma e nel Nord-Est, da Vicenza a Trieste, 50 a Genova.
Guerra telegenica
Nel capoluogo ligure il numero dei violenti che parteciparono agli scontri era di gran lunga superiore a quello dei giovani che scendono in piazza oggi. Un rapporto di 1 a 10 (circa 3 mila a Genova, non più di 300 a Torino). Allora i black bloc fecero impazzire le forze dell’ordine con attacchi mordi e fuggi e le tute bianche di Luca Casarini provarono a sfondare la zona rossa con caschi, scudi di plexiglas e protezioni. Oggi bianchi e neri (forse per esigenze numeriche) non sono distinguibili nei cortei, anche perché i veri black bloc stanno disertando le piazze. I Disobbedienti (o No logo), invece, non abdicano e insieme con gli studenti dell’Onda hanno sviluppato con tocco scenografico il loro wargame, come hanno dimostrato a Torino e Vicenza: gli scudi hanno immagini di Barack Obama, gli striscioni sono stati rinforzati e dotati di feritoie all’altezza degli occhi. Cercano il confronto con le divise (oltre alle telecamere) e studiano fino a dove possono spingersi. Le armi sono fumogeni ed estintori, ma le forze di polizia hanno sequestrato anche centinaia di biglie di metallo (per le fionde), mazzette, pietre e bottiglie. Le tute bianche sono state sostituite da giacche a vento nere in serie (deve esserci un merchandising anche per quelle).
Negli zaini maschere antigas, limoni, acqua e un farmaco per lenire il fastidio causato dai lacrimogeni. Rispetto al passato sono sempre più numerose le ragazze impegnate in prima linea. Per esempio Cecilia, la ventitreenne arrestata per gli scontri di Torino e fotografata mentre assalta senza timore la polizia.
Rivoluzionario di professione
I giovani antagonisti al posto della generica lotta alla globalizzazione oggi preferiscono concentrarsi su battaglie più concrete: la scuola, la repressione e le carceri, l’antifascismo, gli immigrati e il pacchetto sicurezza. Fioriscono le campagne sociali sul territorio (contro l’alta velocità o la base militare di Vicenza). A Milano sta fermentando la protesta contro l’Expo e la “cementificazione “. Le azioni diffuse (magari contemporaneamente in più città ) hanno sostituito le manifestazioni oceaniche. L’ideologia prevalente di chi scende in piazza è quella legata all’autonomia di classe e alla “disobbedienza” e al rispetto delle sole regole condivise. Idee che animano il movimento studentesco dell’Onda e i Cua (Collettivi universitari autonomi).
I luoghi di ritrovo sono facoltà e centri sociali come l’Askatasuna nel capoluogo piemontese, il Crash di Bologna, il Pedro di Padova, il Vittoria di Milano, l’Insurgencia di Napoli, l’Esc, l’Horus e l’Acrobax di Roma, i centri della riviera adriatica. Questo arcipelago ha trasformato la disobbedienza e la lotta in un marchio, come dimostra lo Sherwood festival, kermesse padovana dove suonano gruppi di richiamo come i Subsonica o gli Afterhours (che si sono esibiti a Sanremo) e gli stand da festa dell’Unità sono stati sostituiti dalle insegne “lounge bar” con luci soffuse. Sugli scaffali si trova in vendita persino “il caffè del rebelde”, che trasforma in affare i legami con il Chiapas messicano. Intorno ai centri sociali del Nord-Est sono cresciute realtà cooperative come Città invisibile o Caracol. Presidente di quest’ultimo è uno dei fondatori del Pedro.
Molti dei centri sociali in auge nel 2001 si sono trasformati in “concertifici”, dall’Officina 99 di Napoli al Leoncavallo di Milano. Però non tutte le realtà sono sedotte dal business. Alcune prediligono la militanza dura, come il Gramigna di Padova, la Fucina o la Panetteria Okkupata di Milano. Diversi estremisti del Partito comunista politico militare (la sigla eversiva attiva sull’asse Torino-Milano-Padova) condannati a giugno per terrorismo cercavano di fare proselitismo in questi centri. A Roma la situazione è più compartimentata: l’eversione è meno movimentista e preferisce operare nell’ombra, in stile vecchie br. Come ha confermato l’arresto di giugno del presunto terrorista Luigi Fallico insieme con altri quattro. Insomma, disarticolato il Pcpm, per gli esperti non c’è un rischio serio di saldatura tra piazza e lotta armata.
Anarcoinsurrezionalisti
I grandi assenti nelle ultime proteste di piazza sono stati gli anarcoinsurrezionalisti.
Dal 2001 i loro rapporti con la galassia marxista-leninista sono peggiorati e a Bologna i due gruppi si sono scambiati persino raid squadristici. Inoltre le tute nere doc sono state colpite da arresti e denunce in tutta Italia, anche se la struttura informale e fluida dell’organizzazione ha scongiurato le retate (riuscita solo nel caso delle Cellule di offensiva rivoluzionaria pisane). Per questo si sono quasi inabissati e la loro area resta la più imperscrutabile. Ora gli investigatori per il G8 temono nuove campagne (legate soprattutto ai temi della sicurezza, dalle ronde ai centri di permanenza) e l’invio di pacchi bomba come a Genova. Ultimi veri attentati riconducibili agli anarcoinsurrezionalisti sono i tre ordigni esplosi a Torino nel marzo 2007. Da tempo sono sotto osservazione alcuni centri di documentazione, in particolare nelle loro capitali, Bologna (Fuoriluogo) e Torino (Porfido).
In Lombardia la situazione è in movimento, visto che sta crescendo una nuova rete intorno a Radio Cane e alla rivista Nonostante Milano. Se Roma è una realtà meno organizzata, attrae anarchici di altre città , da Viterbo a Lecce, a Teramo. A Genova l’Inmensa (intorno a cui si raccolse la protesta più dura del G8) ha chiuso ed è stato soppiantata da un paio di centri di documentazione: il Gagarin (ex Borgo rosso: uno degli animatori è stato arrestato recentemente con l’accusa di terrorismo), d’impronta marxista-leninista, e il Doppio fondo, di matrice anarchica. Neppure i genovesi sembravano intenzionati a trasferirsi in massa all’Aquila per il 10 luglio. Preferiscono agire in città , perché dal 2001 sono passati 8 anni ma sembra un secolo.